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Verso gli Stati Uniti d’Europa: considerazioni e speranze di un corrispondente del New York Herald Tribune Syndicate nel 1962

Dobbiamo costruire una specie di Stati Uniti di Europa – Winston Churchill

L’Italia è la terza economia in Europa, settima nel mondo, seconda nel manifatturiero; negli ultimi anni l’export è cresciuto da 31 a 89 miliardi di euro. A fronte di questa realtà, ve ne è un’altra più dura: il nostro paese è penultimo per debito pubblico e per gli interessi che paga su di esso (dopo di noi solo la Grecia). Tale quadro indica solo una cosa, ovvero che tutti gli sforzi degli italiani, la loro bravura, le eccellenze e l’ineguagliabile Made in Italy vengono divorati da numeri come quelli dello spread, dei tassi di interessi e del debito pubblico che continua a salire.

Qual è la risposta a tutto questo?

È l’unica e la sola possibile: la politica. Purtroppo la nostra vita dipende da come e da chi siamo governati, da quali leggi si applicano, in che modo si gestisce la sanità, l’istruzione, il lavoro e così via. Nessuno può affermare di essere estraneo alla politica o di non interessarsi a chi ci governa. Non dimentichiamo che in Italia sono presenti risparmi e patrimoni personali di grande valore.

Selezione dal Reader’s Digest è stata una rivista fondata nel 1948, come versione italiana di quella americana Reader’s Digest. Nel primi anni la rivista italiana si limitava a tradurre articoli apparsi sul giornale statunitense, in seguito, a partire dagli anni Settanta gli articoli prodotti in Italia aumentarono notevolmente, spostando l’attenzione su una diversa area geopolitica.

Ho trovato un interessante articolo, vecchi solo di 57 anni; sulla copertina il prezzo è di 150 lire, mentre la grafica è affidata ad un acquerello di Birney Lettick.

La rivista più letta al mondo: oltre 20 milioni di copie comprate mensilmente in 13 lingue.

L’articolo in questione, scritto da un giornalista corrispondente da Washington offre un punto di vista da una prospettiva di più ampio respiro e considerando il valore e la centralità della Gran Bretagna. All’interno dello steso articolo vi è un’attenta disamina della posizione dell’Italia di Libero Lenti, Ordinario di Ecomonia Politica nell’Università di Pavia

Cosa pensavano giornalisti e opinionisti nel 1962 dell’Europa?

Ecco l’articolo apparso sul numero di febbraio 1962 della rivista Selezione dal Reader’s Digest di Roscoe Drummond – Corrispondente da Washington del New York Tribune Syndicate

Passo passo, le nazioni dell’Europa Occidentale stanno creando una forza che i comunisti non possono fermare: il formidabile potere dell’unità economica

Mentre il quadro del prossimo avvenire non è ancora perfettamente a fuoco l’Occidente sta per condurre in porto una vasta e galvanizzante iniziativa capace di mutare il volto stesso della guerra fredda. Non alludo a una nuova alleanza militare destinata a vincere la guerra. Alludo a una nuova alleanza economica e politica capace di vincere la pace.

Oso predire che entro questo decennio assisteremo alla nascita degli Stati Uniti d’Europa come una comunità coerente e funzionante, il cui reddito nazionale lordo sarà probabilmente superiore a quello degli Stati Uniti.

Insieme con gli Stati Uniti la nuova alleanza dimostrerà tanto chiaramente il vigore dell’iniziativa privata, del libero mercato, dell’economia a favore del consumatore che il comunismo apparirà a un numero sempre maggiore di persone una cosa superata.

E’ questo un pio desiderio? Non credo. C’è una solida realtà di fatto a confortare questo giudizio. Ci siamo fissati talmente sulle crisi create dai comunisti – dal Vietnam a Berlino – che non abbiamo seguito l’andamento positivo degli avvenimenti svoltisi sotto i nostri occhi. Il fatto è che il fiorente Mercato Comune Europeo porta sempre più vicina l’unificazione politica d’Europa. Questa zona di scambi internazionali – che abbraccia l’Italia, la Francia, la Germania Occidentale, l’Olanda, il Belgio e il Lussemburgo in un’unione economica con 170 milioni di consumatori – si è dimostrata un successo economico che ha superato tutte le speranze dei suoi fondatori. L’autunno scorso il governo inglese, con una decisione rivoluzionaria, ha chiesto d’unirsi ai sei Paesi del MEC, benché ciò obblighi l’Inghilterra a modificare i suoi vincoli con il Commonwealth, ad abbandonare il suo storico isolamento dal continente, e a menomare parte della sua sovranità. La Norvegia, la Danimarca e l’Irlanda, ne seguiranno quasi certamente l’esempio. Nascerà così una Federazione Economica Europea di dieci nazioni con 250 milioni d’abitanti i cui prodotti industriali e agricoli e la cui mano d’opera potranno presto circolare liberamente tra un Paese e l’altro, proprio come negli Stati Uniti possono circolare liberamente tra uno Stato e l’altro.

Questi fatti possono cambiare volto alla guerra fredda. Con la partecipazione inglese il MEC può condividere con gli Stati Uniti la leadership del Mondo libero. Una tale associazione può costituire un concentramento di forze politiche ed economiche che i comunisti non possono eguagliare in questo secolo…e forse mai.

Sia gl’Inglesi sia gli uomini del Cremlino sanno bene che si sta per giungere a una svolta memorabile. Il Primo Ministro Harold MacMilan lo disse implicitamente quando lo scorso luglio dette l’annunzio alla Camera dei Comuni. Alla vigilia dei necessari negoziati, non volle suscitare inutili controversie o premature speranze. Ma Desmond Donnelly, uno dei maggiori intellettuali del Partito Laburista, non esitò a esprimere con queste parole il più vasto significato dell’avvenimento: <<La dichiarazione del Primo Ministro indica chiaramente che la frontiera dell’Inghilterra non è a Dover, ma alla Porta di Brandeburgo>>.

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Anche Kruscev lo sapeva. Immediatamente egli bollò la decisione presa dall’Inghilterra come una <<capitolazione>> alle avide forze economiche della <<city>>, sperando in tal modo di dividere l’opinione pubblica inglese e di suscitare in Parlamento un’opposizione sufficiente a far annullare la decisione del governo.

Il capo sovietico si rende conto che quanto un Mercato Comune di dieci nazioni potrà fare nell’interesse reciproco, sarà una remora  molto maggiore alle mire sovietiche di qualsiasi cosa che queste o altre nazioni potrebbero fare contro l’Unione Sovietica. Ecco perché il Mercato Comune è un’arma così potente nella guerra fredda. Non è un’alleanza militare e quindi non può essere combattuto con efficacia: proprio come il Piano Marshall non poté essere combattuto efficacemente dai Sovietici. Kruscev ne è infuriato e allarmato perché vede il Mercato Comune fare passi da gigante, mentre egli non può far nulla per opporvisi.

Quali sono i risultati positivi conseguiti dal MEC da quando, nel 1958, le sei nazioni lo istituirono?

In questi quattro brevi anni, tutti i Paesi che ne fanno parte hanno raggiunto un sostenuto ritmo di sviluppo economico come non si era mai sperimentato nella storia d’Europa. Lavoratori e imprenditori, industria e maestranze, consumatori e produttori partecipano a una ripresa economica e a una prosperità più rapida e più continua che in qualsiasi altra parte del mondo.

Nel 1960 il reddito nazionale lordo della Comunità Europea è salito del sette per cento rispetto al 1959, in termini reali, e del cinque per cento nel 1961. La produzione industriale è aumentata del 12 per cento nel 1960 e del 25 per cento in tre anni.

Grazie a questo dinamico sviluppo, il MEC ha potuto ridurre molto più rapidamente di quanto era stato stabilito le tariffe doganali e le altre barriere commerciali nell’ambito delle sei nazioni. Alla fine del 1961 tutti i contingentamenti sugli scambi dei prodotti industriali tra i sei Paesi sono stati aboliti: otto anni prima del previsto. L’aver aperto le frontiere alla concorrenza ha apportato benefici molto maggiori di quanto i più ardenti sostenitori del piano credessero possibile. Da principio, i dirigenti industriali dell’Europa Occidentale erano per lo più ostili o scettici riguardo al MEC. Ma ora gli Europei dalla mentalità monopolistica hanno capovolto quasi del tutto il loro atteggiamento. Si accorgono che i vantaggi di produrre per un mercato competitivo di 170.000.000 di consumatori sono molto maggiori di quelli  di cui abbiano mai goduto negli anni prebellici. Lo dimostra il fatto che gl’imprenditori tendono sempre più a predisporre lo sviluppo produttivo e le reti di distribuzione sul piano d’un Mercato Comune in piena attuazione.

Negli ultimi cinque anni l’Inghilterra che deve vendere all’estero per poter comprare all’estero, ha visto la sua quota delle esportazioni mondiali scendere del quattro per cento mentre la quota dei Paesi del MEC saliva del 20 per cento. Ecco perché il governo inglese ha ora preso la penosa ma memorabile decisione di entrare a far parte del MEC.

Winston Churchill, nel suo famoso discorso pronunciato a Zurigo nel settembre 1946, quando soltanto pochissimi riuscivano a vedere oltre le rovine e l’impoverimento della guerra, disse:

<<Su vasti territori, una moltitudine tremante di creature umane tormentate, affamate, sgomente e logorate dalle sofferenze, guardano a bocca aperta le loro città e le loro case in rovina, e scrutano il fosco orizzonte temendo di scorgervi l’avvicinarsi d’un nuovo pericolo. Tra i vincitori c’è una babele di voci discordi, tra i vinti l’ostile silenzio della disperazione. Eppure ci sarebbe un rimedio che trasformerebbe come per miracolo tutta la scena. Si tratta di ricreare la famiglia europea, o quanto di essa potremo ricreare, e di darle una struttura che le permetta di vivere in pace, nella sicurezza e nella libertà. Dobbiamo costruire una specie di Stati Uniti di Europa.>>

E’ quello che ora si sta facendo. Anche oggi c’è un punto in cui la crescente Comunità Europea può svolgere immediatamente un’azione decisiva per mettere un fermo alle ambizioni sovietiche. Il punto è la Germania. La mira di Kruscev non è soltanto di neutralizzare Berlino. La sua mira più vasta è di staccare tutta la Germania dall’Occidente e di ridurre all’impotenza la NATO. Annettendo Berlino Est alla Germania Orientale e annettendo la Germania Orientale al suo impero satellite, il Cremlino ha precluso tutte le speranze di unificazione tedesca. Kruscev adesso può dire a Bonn: <<Avete riposto male la vostra fiducia negli alleati occidentali: non possono darvi una nazione unita. Soltanto noi possiamo darvi una Germania unita.>>

Un’Europa Occidentale economicamente e politicamente disunita farebbe venire senza dubbio a molti Tedeschi la tentazione di abboccare all’amo sovietico, con conseguenze gravissime per l’intera posizione dell’Occidente. Un’Europa Occidentale economicamente e politicamente unita, come sta ora diventando, farebbe apparire l’offerta di Kruscev una cosa squallida e senza attrattiva.

Ma c’è dell’altro da fare. La domanda pressante è: e poi?

Gli Stati Uniti non mancheranno certo di fare la loro parte per favorire l’enorme impulso della crescente Comunità Europea. Si servono già della nuova organizzazione economica atlantica, l’Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione economica, di cui ora fanno parte unitamente al Canadà e alle nazioni europee. Questo dimostra che sono consapevoli dell’interdipendenza tra Europa e Nord America.

Quel che adesso occorre è che gli Stati Uniti facciano ogni sforzo perché la Comunità Europea-Britannica diventi una Comunità Atlantica. (Brexit!!!!!!!)

E’ ora che si preparino a fare questo passo.

Il padre dell’odierna Europa unita, Jean Monnet, ora presidente del comitato d’Azione per gli Stati Uniti d’Europa, ha detto in proposito: <<Come nei primi tempi gli Stati Uniti giudicarono necessario unirsi, nello stesso modo in cui l?Europa si va oggi unendo, così l’Occidente deve andare verso un concerto atlantico di nazioni. Ciò non è fine a se stesso. E’ un incamminarsi sulla via di quel mondo più ordinato che dobbiamo creare per salvarci dalla distruzione.>>

Nella sua fase attuale di sviluppo, la Comunità Europea-Britannica potrà arrestare il corso sfavorevole della guerra fredda. Una Comunità Atlantica che abbracci l’Europa, gli Stati Uniti e il Canadà potrà invertire quel corso sfavorevole, creando un predominio compatto e permanente, una forza dinamica che per altre nazioni sarebbe irresistibile.

Dropshipping: cos’è e come funziona

Dropshipping : cos’è e come funziona

Il dropshipping è un sistema di vendita on-line che si svolge in tre fasi principali:
1. un sito di e-commerce vende prodotti che non ha e acquista da un altro fornitore / produttore,
2. una volta che l’ ordine del cliente arriva, il venditore a sua volta richiede il prodotto al proprio fornitore,
3. il fornitore invia la merce direttamente al cliente apponendo al prodotto l’ etichetta del venditore.

Il rivenditore svolge unicamente il ruolo di intermediario tra cliente e fornitore: paga l’acquisto del prodotto al fornitore e una commissione per la gestione del magazzino e della logistica. E’ l’e-venditore a determinare e scegliere il prezzo di vendita e i propri margini di guadagno che nel dropshipping variano in media tra il 20 e il 50%.

Dropshipping : quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi

I principianti dell’e-commerce sono agevolati, il dropshipping è il modo perfetto per iniziare la propria attività senza dover acquistare in anticipo la merce. Il modello di vendita è vantaggioso per mancanza di investimenti e di necessità di finanziamento ed eccelle per la rapidità: per avviare una nuova attività sono spesso sufficienti pochi giorni.

Il dropshipping semplifica il business, non ci si dovrà, infatti occupare di inventario, imballaggio, smistamento o consegna, tutto è a carico dei fornitori che mettono a disposizione anche un ricco catalogo di prodotti a prezzi convenienti.

Una volta che il sito web è funzionale, l’e-marketing e la gestione degli ordini saranno le uniche attività da svolgere. Come affermato in precedenza, per qualsiasi attività, compreso il dropshipping, sarà di fondamentale importanza redigere un piano marketing, con un’attenta analisi di mercato e fissando bene gli obiettivi da raggiungere nel breve-medio termine. L’avvio stesso del dropshipping, restituisce utili informazioni, infatti il venditore attraverso la gestione degli ordini potrà avere le idee più chiare.
Ciò consente di testare facilmente diversi prodotti per scoprire quali soddisfano i requisiti del mercato attuale e di modificare, variare e diversificare rapidamente il proprio catalogo di vendita.

Notevoli i vantaggi del dropshipping, ma quali sono gli handicap da tenere sott’occhio?

E’ difficile distinguersi dalla concorrenza: non essendoci spese di avvio attività sono molti a entrare nel dropshipping e alcuni settori sono saturi, per questo succede che si inneschi una guerra al ribasso del prezzo su un prodotto con conseguente perdita di guadagno.

Il venditore non ha controllo sul processo di elaborazione degli ordini, si deve affidare interamente allo spedizioniere per eseguire le attività in modo responsabile e mantenere standard qualitativi costantemente elevati. E’ infatti sempre il fornitore che si occupa della logistica e degli articoli da consegnare al cliente, sottraendo in buona parte anche il rapporto diretto col cliente. Quest’ultimo, però se un prodotto non rispetta l’ordine inoltra reclamo al venditore, non al fornitore, che deve essere prontamente in grado di gestire direttamente il rimborso o la sostituzione.  Per questo motivo è importante scegliere con cura fornitori seri e affidabili. Uno stratagemma efficace da applicare per ovviare a tali inconvenienti, è quello di tenere aperti e costantemente aggiornati i canali per interfacciarsi con il cliente: chat, e-mail, social, messenger, whatsapp. In questo modo, oltre ad avere un rapporto diretto con il cliente, si potrà avviare quel rapporto di fiducia, per cui “fidelizzare”.

Esperienza e prova giocano a favore

Quando si commercializzano prodotti particolari, sarà bene conoscerli, provarli per dispensare consigli utili e rispondere in modo chiaro e tempestivo alle domande dei clienti. L’elemento “fattore umano” è di importanza vitale ed oggi è ciò che maggiormente differenzia, in qualsiasi settore. Il cliente vuole essere “coccolato”, ascoltato, vuole ricevere consigli e quando comprende che dall’altra parte c’è chi si interessa a lui e alle sue esigenze, ritornerà sempre nello stesso posto per i prossimi acquisti.

D’altro canto, gli spedizionieri, per la maggior parte, appongono ai prodotti etichette personalizzate per garantire il marchio del venditore, ma raramente consentono l’imballaggio personalizzato, il pacco regalo o di aggiungere articoli promozionali agli ordini, tutti elementi che entrano in gioco negativamente nella fidelizzazione del cliente. Ma anche per questi aspetti negativi, si possono studiare soluzioni personalizzate, che saranno frutto di tempo ed esperienza sul campo. Ovviamente, resta inteso che è preferibile commercializzare prodotti che si conoscono bene, verso i quali si ha una forte propensione (o passione); il Know How è sempre un ottimo investimento. Nella fase di scelta dei prodotti da vendere attraverso la formula del dropshipping, bisognerà valutare attentamente quegli articoli che vengono utilizzati direttamente o indirettamente da anni.

Dropshipping : quali sono gli step da compiere e quali prodotti conviene vendere

In realtà a questa domanda abbiamo già risposto ampiamente nel paragrafo precedente, ma fissiamo alcuni punti fondamentali sui vari passaggi.

  1. Scegliere la giusta nicchia di mercato
    La scelta di ciò che si vende è uno dei fattori più critici, la chiave vincente è trovare prodotti o servizi innovativi. Per trovare la nicchia perfetta è necessario porsi la domanda: a chi vendere? Si deve scegliere un pubblico di destinazione e studiarlo per trovare il bisogno da soddisfare. Un buon prodotto ha poca competizione, consente un buon margine di guadagno e crea l’effetto “wow”, di sorpresa con immagini e video di presentazione.
  2. Strumenti online di ricerca prodotti
    Google Trends, JungleScout, SEOtesteronline sono tra gli strumenti più utili a reperire e scegliere prodotti ad alto potenziale nel dropshipping, consentendo di risparmiare tempo e di massimizzare le possibilità di successo. Per chi non è esperto vi sono alcuni corsi molto validi che insegnano tutto in modo semplice e funzionale.
  3. Il miglior fornitore di dropshipping
    È poi necessario effettuare una buona ricerca per essere in grado di scegliere un fornitore di fiducia, che deve soddisfare una serie di requisiti, come avere un’ampia varietà di prodotti che dispongano delle certificazioni richieste, garantire un’ adeguata disponibilità di pezzi in magazzino, oltre ad avere una buona logistica per eseguire spedizioni rapide e nei tempi richiesti. Un’altra caratteristica importante è valutare se il fornitore sia in grado di spedire in tutti i continenti, nel caso si decida in futuro di espandere il proprio mercato. In questo caso, sarà utile provare per primi i prodotti che si vorranno inserire nel proprio e-commerce, testando in questo modo anche la personalizzazione, la spedizione, i tempi e la qualità. Chi può conoscere tutte le caratteristiche (per cui consigliare), meglio di chi ha provato quel prodotto?
  4. La piattaforma di e-commerce
    Prima di creare un negozio online si deve selezionare attentamente la piattaforma da utilizzare. Ci sono grossisti dropshipping che offrono soluzioni complete, con le quali ci si deve solo preoccupare di pubblicizzare il proprio negozio online e di vendere una volta che lo si è lanciato. I più conosciuti sono Amazon, Ebay, Shopify.
  5. I mezzi di pagamento
    E’ essenziale offrire ai propri potenziali clienti i mezzi di pagamento più utilizzati: carta di credito, bonifico bancario o PayPal. Proponendo più mezzi di pagamento, si sarà in grado sia di raggiungere un maggior numero di utenti che di aumentare le possibilità di vendita.
  6. Posizionamento SEO
    Una volta creato il negozio online, è il momento di lavorare per consentire agli utenti di internet di trovare il nuovo negozio dropshipping. Il posizionamento SEO è uno degli strumenti più utili: focalizzando il contenuto del negozio sulle parole chiave si può apparire più facilmente e in miglior posizione nei principali motori di ricerca, infine ottenere traffico di qualità e iniziare a vendere. E’ un’ottima scelta affidarsi a consulenti esperti per la costruzione del sito, che curino in modo attento l’inserimento di parole chiave, come anche la scelta del nome del sito, tutti elementi di vitale importanza se si vuole essere trovati sul web. Anche in questo settore sarà possibile, se si mastica abbastanza di web, internet, google adv seguire un paio di corsi, attraverso i quali in modo graduale poter acquisire dimestichezza con tutte le azioni da compiere per essere competitivi sul web.
  7. Recensioni dei clienti
    La stragrande maggioranza degli utenti cerca il consiglio di altri utenti prima di acquistare. Il negozio online deve essere predisposto in modo che gli utenti che acquistano diventino i migliori ambasciatori del prodotto, quindi è importante utilizzare piattaforme affidabili con le quali sia facile chiedere l’opinione dei clienti dopo l’acquisto e inserire le loro recensioni, verificandole.
  8. Investimento in pubblicità
    Per iniziare un’attività di dropshipping online, è importante investire in pubblicità e già prima di iniziare a costruire un e-commerce si deve riservare una parte del budget per la pubblicità online: gli annunci su Google Ads e i social network come Facebook, Instagram o Twitter sono le chiavi per farsi conoscere dagli utenti.
    È difficile raggiungere il pubblico di destinazione quando si parte da zero, motivo per cui si consiglia di sfruttare diverse opzioni per promuovere il proprio sito web. Inoltre è impensabile non spendere qualche soldo in pubblicità; in caso contrario si resterà anonimi, pur avendo speso tante energie e lavoro.
  9. Perseveranza
    Intraprendere un’ attività di dropshipping (come tante altre) non è sempre facile, è bene essere consapevoli che prima di iniziare ad avere traffico sufficiente e a farsi conoscere possono servire anche più settimane, ma non ci si deve arrendere: la perseveranza è uno dei migliori strumenti per avere successo. Non è necessario strafare e volere tutto e subito. I risultati non sono immediati e non arriveranno mai senza fatica, per cui è importante concentrarsi su quello che si fa, e ogni giorno compiere piccoli passi, con determinazione, studio e dedizione, confidando nel proprio lavoro e nei propri sacrifici. Il metodo principale per chiarirsi le idee e riuscire ad intraprendere un’attività di successo è lo studio; in rete vi sono molte piattaforme di corsi on line, che rilasciano certificazioni riconosciute a fronte di un metodo di studio molto efficace: Ecco il link di alcuni corsi on line. 

Come reagire alla perdita del posto di lavoro

Un’amica di vecchia data mi ha chiesto di fare un articolo sulla sua azienda, illustrando le diverse attività e l’importanza che quest’ultima riveste sul territorio, intervistando lei. Lei è donna lavoratrice al meridione, e forse ciò potrebbe bastare, non ci sarebbe bisogno di altre parole, ma lei ha voluto spiegare in qualche modo la scelta di apparire in prima persona.

Ecco, la parola giusta, la chiave di tutto venuta fuori quasi casualmente Prima persona”emersa come le poche e brevi frasi che la mia amica mi ha quasi sussurrato: <<Parliamoci chiaro, qui lavori tanto e dai molto, poi tentano di offuscarti e di non farti emergere. Ciò che faccio di buono serve anche ad altri (questa si chiama collaborazione, fondamentale in qualsiasi lavoro), nel senso che è utile per raggiungere dei risultati, che in genere non sono mai merito di singoli, ma di un lavoro di tante persone. Quello che vorrei far comprendere è che se altri emergono, dietro c’è sempre altro e quindi anche il mio impegno. Non mi è mai interessato sminuire gli altri, ma vorrei puntare su me stessa e dare valore a quello che faccio per me e per gli altri>>.

Riflettendo ho capito una cosa, forse grazie anche al grande (spesso ingombrante) senso critico che segna il mio percorso di vita; sintetizzando dopo un’attenta analisi di quelle parole, credo che la mia amica abbia voluto comunicarmi una cosa importante, segno distintivo della società in cui viviamo: Tu lavori e gli altri sono bravi. 

In un articolo apparso, pochi giorni fa sul sito dell’Ansa si parla della perdita del lavoro e di come questo per molti rappresenti un trauma dal quale bisogna salvarsi assolutamente. Una percentuale abbastanza consistente di uomini e donne pensa che la perdita del lavoro sia più dolorosa della fine di una relazione. A questo proposito, gli esperti consigliano di reagire il più presto possibile, stilando una lista delle proprie competenze e raccomandano di non farsi sopraffare dalla depressione, molto frequente in questi casi. Libri di testo e siti web spiegano come trovare lavoro, ma la ricollocazione è un percorso abbastanza tortuoso. Come reagire alla perdita di lavoro? Indubbiamente, bisognerà esternare la propria rabbia e mai reprimerla, rispettare i propri tempi di recupero, acquisire consapevolezza e più di ogni altra cosa trovare motivazioni. Rialzarsi da un brutto colpo e recuperare la fiducia in se stessi è un’impresa molto ardua, che solo chi ci è passato può capire. Di motivi per reagire ce ne sono, si possono, anzi si devono trovare, inventarseli, se necessario, cercarli per far leva su di essi. Molti esperti consigliano di trovare nuovi stimoli, se necessario frequentando nuovi corsi professionali o di aggiornamento per reinserirsi nel mondo del lavoro, magari con nuove competenze.

Una considerazione, però  va fatta anche sulle diverse correnti di pensiero che vi sono non solo all’estero, ma anche in Italia, che caratterizzano il rapporto fra imprenditori e lavoratori. Negli ultimi tempi (ma anche no, se si va indietro nel tempo si trovano tanti esempi), le aziende stanno puntando su quello che si chiama fattore umano, perché hanno finalmente compreso che il benessere del lavoratore è al centro del successo di un’azienda, del risultato, dei profitti. Oltre agli asili nido nei luoghi di lavoro, per permettere alle madri lavoratrici di poter stare accanto ai figli, trovano spazio momenti ricreativi, palestre, centri di counseling, volti alla risoluzione dei conflitti interpersonali e per aumentare il benessere generale dei lavoratori. Ciò accadeva anche tanti anni fa, sintomo che il progresso non è mai un’occasione che tutti prendono al volo.

Alcune imprese preparano un pacchetto di servizi, per migliorare la vita privata dei dipendenti, introducendo orari flessibili o anticipando bisogni e necessità, che chi svolge un lavoro a tempo pieno non potrebbe soddisfare. Vi sono figure, all’interno dell’azienda che aiutano le persone a occuparsi di assistenza medica o pratiche burocratiche e così via. 

Altre statistiche mostrano come una percentuale alta, circa il 70 – 80% di lavoratori si senta demotivato sul posto di lavoro. Per contrastare questo sentimento molto diffuso, vi sarebbero il riconoscimento del lavoro, i premi di produzione e l’ apprezzamento per le attività svolte che servirebbero a rendere il lavoratore più motivato e produttivo. (Alcuni di questi rimedi sono addirittura a costo zero, come i complimenti). L’autostima è qualcosa alla quale non è possibile rinunciare, il lavoro non serve per generare profitti o per ottenere uno stipendio alla fine del mese, ma rende l’individuo indipendente e soddisfatto di se stesso, lo fa sentire utile; e questa è una sensazione vitale per tutti, è uno status irrinunciabile.

Molte aziende si preoccupano di come il lavoratore debba raggiungere il luogo di lavoro, e per questo attivano car sharing, promozioni sull’acquisto di bici e permettendo a rotazione il lavoro da casa. Qualcuno ha pensato all’alimentazione dei suoi dipendenti, a una dieta sana introducendo prodotti genuini nelle mense o con la concessione di buoni pasto. Infine, imprenditori lungimiranti hanno pensato bene di introdurre la convivialità nei luoghi di lavoro, organizzando feste legate a obiettivi raggiunti, cene o semplici incontri settimanali, per migliorare le relazioni personali e rafforzare lo spirito di gruppo. La cultura e i libri, la cucina e tanti altri aspetti della vita non sono lasciati fuori dall’occupazione principale, perché si inseriscono bene in un percorso, che appartiene al lavoratore, in quanto essere umano. 

La fotografia che esce dalle statistiche citate, dai fatti e dalla percezione della realtà lavorativa maggiormente diffusa negli ambienti sociali, assume più le sembianze di un quadro con diverse sfumature e tante verità.

Qual è il punto allora? Dov’è il problema? Ho deciso di lasciare fuori dal quadro, altre realtà troppo dure da affrontare, legate allo sfruttamento più totale e alla disintegrazione della dignità umana, come quelle esistenti soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

Allora? Perché il quadro che stiamo guardando ha tanti colori, mostra tratti offuscati e diversi scenari, panorami che si aprono e si chiudono? Preoccuparsi per gli altri non entra in nessuna voce di un bilancio, chiedere se qualcuno ha bisogno di qualcosa o offrirgli un caffè non fa parte del Business Plan; è uno stile di vita, una forma mentis. La gentilezza e il sorriso sono l’espressione più alta che un essere umano possa raggiungere, e stare bene se stanno bene gli altri è un concetto che solo poche persone comprendono veramente.

Un imprenditore che non riconosce e non apprezza un suo dipendente che problema ha mi chiederete? Crediamo davvero, che tutto il discorso legato ai complimenti, alle gratifiche, al riconoscimento e al rispetto sia semplicemente e banalmente un fattore soldi? Assolutamente no. 

Il lavoro è un solo un aspetto della vita e l’avarizia è in questi casi, la cosa più lontana dal denaro. Vi sono individui che sentono il bisogno di denigrare gli altri, per sentirsi importanti; “se l’altro è il peggio, io sono il migliore” è il loro mantra.

Essere avari di complimenti, di piccole concessioni, cercare campi di competizione insignificanti, solo per prevalere sull’altro denota una ristretta mentalità e problemi ben più gravi. Si può offendere sottilmente, pesantemente o addirittura minacciare, ma il concetto è semplice e offre una massima sintetizzata, nella frase affiorata dai ragionamenti della mia amica, la quale ha rappresentato, senza volerlo e con parole sue: Tu lavori e gli altri sono bravi. 

Per tutto il resto, la vita è qualcosa che si può sempre inventare o dipingere (o ammirare), come un quadro, in fondo nessuno è nato Picasso… ma ci possiamo impegnare!

 

 

Amazon annuncia l’apertura di un nuovo deposito di smistamento ad Arzano (NA)

Il nuovo sito aiuterà Amazon a rafforzare il servizio di consegna per clienti e venditori e creerà circa 170 posti di lavoro a tempo indeterminato nei prossimi anni.

Amazon ha annunciato oggi l’apertura di un nuovo deposito di smistamento ad Arzano, in provincia di Napoli. La nuova struttura sarà operativa nei prossimi mesi e lavorerà con diversi fornitori locali di servizi di consegna, continuando a investire nella sua rete di trasporti e in altre innovative soluzioni per espandere la propria capacità di consegna e velocizzare le spedizioni per i clienti.

Amazon Logistics sta aiutando i fornitori locali di servizi di consegna a far crescere il proprio giro di affari e aggiunge capacità e flessibilità alla rete di consegna di Amazon per soddisfare la crescente domanda dei clienti.

Nel deposito di smistamento da 13.000 mq. di Arzano, Amazon creerà circa 30 posti di lavoro a tempo indeterminato. Inoltre, i fornitori di servizi di consegna assumeranno più di 150 autisti a tempo indeterminato, che ritireranno i pacchi dal deposito di smistamento e li consegneranno ai clienti di Amazon in Campania.

Gabriele Sigismondi, responsabile di Amazon Logistics in Italia, ha dichiarato: “Siamo entusiasti di aprire un nuovo deposito di smistamento vicino Napoli, dove grazie agli oltre 20 anni di esperienza nel settore, ai progressi tecnologici e agli investimenti nelle infrastrutture saremo in grado di garantire ai nostri clienti servizi innovativi e consegne più veloci che mai”.

“Questo è il primo investimento nel Sud Italia da parte di Amazon e sono contento che sia stata scelta la Campania per la creazione di nuovi posti di lavoro. Amazon ha già una presenza importante in Italia e la sfida che ci poniamo come Governo è di rendere attrattive quelle aree del Paese che fino ad oggi sono state poco coinvolte nel processo di trasformazione digitale in atto. L’auspicio è che aziende come Amazon utilizzino le risorse del nostro Paese sia come piattaforma logistica, ma anche e soprattutto valorizzando le idee e il talento dei nostri giovani”, ha commentato così il Ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio.

L’Assessore alle attività produttive e alla ricerca scientifica della regione Campania, Antonio Marchiello, ha dichiarato: “L’Amministrazione regionale è vicina a tutte le aziende che come Amazon  stanno  prevedendo nuovi insediamenti in Campania. L’ingresso di Amazon in Campania significa nuovi posti di lavoro per i nostri giovani sia a tempo indeterminato che determinato con collaborazioni stagionali nei periodi di maggiore picco per l’azienda. E’ evidente che la scelta di Amazon, azienda primaria del settore, di individuare Arzano come nuovo deposito di smistamento è anche un riconoscimento alla Regione Campania che sta crescendo costantemente e continua ad attrarre investimenti”

Investimenti in Italia

Amazon ha investito 1 miliardo e 600 milioni di euro e creato più di 5.500 nuovi posti di lavoro in Italia dal suo arrivo nel Paese nel 2010. Il centro di distribuzione Castel San Giovanni, primo sito logistico di Amazon in Italia, è stato inaugurato nel 2011. Nel novembre 2015 Amazon ha aperto il suo centro di distribuzione urbano a Milano per servire i clienti Amazon Prime Now. Nel 2017 i centri di distribuzione di Passo Corese (RI) e Vercelli sono entrati in attività: l’azienda ha investito per i due stabilimenti rispettivamente €150 milioni e €65 milioni, con la creazione di 1.200 posti di lavoro a Passo Corese e 600 a Vercelli entro tre anni dal lancio per supportare ulteriormente il costante incremento della domanda dei clienti e gestire la rapida crescita dei prodotti disponibili sul catalogo Amazon. Nel corso degli ultimi due anni, Amazon ha inoltre aperto i centri di smistamento a Castel San Giovanni e Casirate d’Adda (BG), i depositi di smistamento situati a Brandizzo (TO), Origgio (VA), Rogoredo e Buccinasco (MI), Burago di Molgora (MB), Crespellano (BO), Calenzano (FI), Vigonza (PD), Pomezia (RI), Fiano Romano e Roma Magliana (RM).

Oltre a questi investimenti nello sviluppo della propria rete logistica in Italia, nel 2012 Amazon ha aperto il proprio centro di assistenza clienti a Cagliari e gli uffici corporate a Milano. Nel novembre del 2017 l’azienda ha spostato i propri uffici corporate in un edificio di 17.500 metri quadri nel quartiere emergente di Porta Nuova. La nuova sede corporate ospita gli attuali 400 dipendenti e fornirà all’azienda spazio sufficiente per accogliere oltre 1.100 persone. Amazon ha inoltre aperto a Torino un centro di sviluppo per la ricerca sul riconoscimento vocale e la comprensione del linguaggio naturale che supporterà la tecnologia già utilizzata per l’assistente vocale Alexa.

Amazon

Amazon è guidata da quattro principi: ossessione per il cliente piuttosto che attenzione alla concorrenza, passione per l’innovazione, impegno per un’eccellenza operativa e visione a lungo termine. Le recensioni dei clienti, lo shopping 1-Click, le raccomandazioni personalizzate, Prime, Logistica di Amazon, AWS, Kindle Direct Publishing, Kindle, i tablet Fire, Fire TV, Amazon Echo e Alexa sono alcuni dei prodotti e dei servizi introdotti da Amazon. Per ulteriori informazioni: www.amazon.com/about

Fonte: Comunciato Stampa 03/04/2019 Amazon Newsroom

Il Sindaco Pucci: “Prendo le distanze dal cambio di nome e gestione della Pagina Facebook dell’Ufficio Stampa, poiché il ‘like’ sui social ad una istituzione pubblica non deve diventare strumento politico”

Rocca Priora – “Ieri sera, come la maggior parte dei cittadini ha purtroppo notato, la pagina social ufficiale dell’Ufficio stampa del comune di Rocca Priora ha cambiato aspetto, nome, titolare e forma. E da questo sento fortemente di dover prendere le distanze, stigmatizzando questo grave comportamento. Per mantenere saldo il rapporto di fiducia con i cittadini, che come Sindaco ho costruito in questi 10 anni di amministrazione, riaprirò entro oggi una nuova pagina Facebook dell’Ufficio Stampa del comune, ufficiale, terza e trasparente”, dichiara il Sindaco Damiano Pucci.

Con un “colpo di mano” la Pagina Facebook dell’Ufficio stampa è  stata  rinominata  in  “Viva  Rocca Priora”, che fa riferimento al nome della lista vincente nelle ultime elezioni amministrative. È stato rimosso lo stemma comunale e ora al suo posto vi è un’immagine di un narciso, uno dei simboli della città e, come riportato nel post pubblicato, viene gestita da Daniele Pacini, David De Righi, Massimo Fedeli, Laura Buglia, Federica Lavalle e Alessandro Pucci, che si autodefiniscono “i consiglieri Comunali di Viva Rocca Priora, quelli cioè che sono rimasti coerenti con gli impegni presi con gli elettori in occasione delle Amministrative del 2014 e che restano nel gruppo civico Viva Rocca Priora” e ora vicini al candidato a sindaco dell’area di centro destra Mario Vinci.

“Si può approfittare della fiducia di chi, cittadino o sostenitore, aveva messo un like su una pagina e ora invece se ne trova una e per di più politica e non più istituzionale? – commenta il Sindaco Pucci – Si può ‘sfruttare’ un nome, una vittoria frutto del sudore e dell’impegno di tutti come quella del 2014 come base per far avanzare solo qualcuno? Si può togliere ad un ente pubblico, una pagina che è sempre stata amministrata nell’interesse di tutta la comunità per farla diventare espressione della volontà e della scelta solo di alcuni? Oggettivamente è scorretto, grave ed ingiusto. Specialmente nel momento storico attuale, quello dell’inizio della campagna elettorale”.

La comunicazione della Pubblica Amministrazione ha il dovere di essere terza e trasparente, trattando e diffondendo argomenti d’interesse pubblico e sociale e non deve essere organo d’informazione di una sola parte politica, perché il suo fine è quello di “illustrare le attività delle istituzioni e il loro funzionamento; favorire l’accesso ai servizi pubblici, promuovendone la conoscenza”, come recita il comma 5 della legge 150/2000 relativa alla comunicazione delle PA. E fino a ieri la pagina Facebook dell’Ufficio Stampa del Comune di Rocca Priora lo è stata, informando tutti i cittadini su nuove iniziative e interventi pubblici tesi a migliorare la nostra città, dialogando con loro nel rispetto della citizen care e del miglioramento della soddisfazione dei cittadini tutti.

“I cittadini non devono essere confusi – conclude il Sindaco – ma le loro idee vanno chiarite. Gli elettori non vanno presi in giro, ma ascoltati. Le persone vanno tutelate non prese in giro. Ecco perché io in qualità di Sindaco e con me l’amministrazione comunale, prendiamo le distanze da questo comportamento e confermandoci estranei da tutto questo. La fiducia va conquistata personalmente e con impegno, non solo sui social, ma tra la gente, mettendoci la faccia e sulla base del proprio  operato.  È  questo  il  vero  ‘inciucio’ che tanto declamano contro chi si è distaccato dal loro progetto, non certo una coalizione pulita e limpida fatta sotto gli occhi di tutti e che già è al lavoro per presentare i propri obiettivi alla comunità!”

Fonte: Comunicato Stampa del 26/03/2019 Sito web Comune di Rocca Priora Sindaco Dott. Damiano PUCCI

Il lusso non conosce crisi economica

La crisi economica non tocca i settori si lusso, infatti chi è ricco resta ricco, anzi con la crisi economica diventa ancora più ricco.

Alta moda, gioielli, occhiali, borse di lusso e scarpe sia nei negozi fisici sia on line trovano sempre acquirenti, disposti a sborsare anche somme ingenti. Il lusso si estende anche alle barche, alle auto e a tutti gli articoli che hanno un costo spropositato, o almeno non accessibile alla classe medio bassa.

La domanda dei beni di lusso, nonostante la crescita economica mondiale abbia avuto una battuta d’arresto, continua a salire e non accenna a fermarsi. Probabilmente i beni di lusso poco obbediscono alle leggi dell’economia. Infatti, basta vendere un paio di scarpe o un gioiello molto costoso per rientrare con le spese di un intero mese o anche più.  Il commercio, in particolar modo quello di lusso è molto fruttuoso. Basti pensare, che in generale sulla rivendita degli articoli vi è un margine di guadagno di che va dal 40-50-60%, e in alcuni casi anche oltre. Secondo alcune statistiche, aziende di lusso riescono, facilmente ad incrementare il fatturato anche superando il 20%. Niente male se si pensa che il giro d’affari del lusso ha parecchi zeri. 

Una spesa media presso uno Store di lusso

Ho provato a fare shopping on line, in modalità virtuale, ovviamente. Una giacca piumino con particolare attenzione allo stile, con nuovissimo tessuto di ultima generazione ho speso 850 euro. Un maglione girocollo, perfetto per una passeggiata in montagna (frequento poco la montagna negli ultimi tempi), multicolore, tessuto base 100% cotone, 66% viscosa, 34% fibra metallizzata ho pagato 300 euro. Sotto ad una maglia multicolore, un pantalone perfetto per la vita in città (quindi non posso indossarlo in montagna?), linea moderna, comodo, stile essenziale non come il prezzo, l’ho pagato 595 euro. Fra le scarpe ho ampia scelta di modelli e di prezzi, che si aggirano fra i 345 euro e i 595 euro. Infine, una borsa rossa, sportiva ma femminile, con logo ricamato l’ho pagata 645 euro.

Finito lo shopping, tirando le somme si è speso la modica cifra di 2090 euro, a dispetto dei minimalisti, che pensano che la vita debba essere ricca di emozioni e non di cose.

Riguardo allo shopping e allo spendere o buttar via soldi, vi sono tante correnti di pensiero. Fior fior di articoli e inchieste giornalistiche hanno affrontato il problema della produzione tessile in paesi sottosviluppati, dove il lavoro è sottopagato e al di fuori di ogni regola. Nello stato del Tamil, lavorano in condizioni pessime bambine operaie, senza contratto per più di 72 ore settimanali.  Il lusso ha un costo molto alto e incide negativamente sulla crisi economica. Il settore tessile vale tanto per l’economia mondiale, per cui molti sono i terreni coltivati a cotone, con la conseguenza che vi è uno spreco immane di acqua e impiego massiccio di pesticidi e insetticidi. Le imprese che operano nel campo dell’abbigliamento, nella maggior parte dei casi non forniscono informazioni sulla filiera produttiva e allo stesso tempo non vi sono leggi che lo impongono.

Oggi, rispetto al passato vi è una sensibilità maggiore riguardo ai temi ambientali, basti pensare allo scalpore e alle divisioni nell’opinione pubblica che sta provocando la vicenda di Greta Thunberg, la sedicenne che ha fatto del suo impegno per l’ambiente una vera battaglia.

Non è necessario, però chiamarsi Greta per scambiare o regalare vestiti ancora utilizzabili, per scegliere il baratto e il riciclo. Molto interessante è il sito ecocose, all’interno del quale vi sono molte idee su come e dove acquistare in modo etico, fra marchi che rilasciano tutte le informazioni riguardo alla produzione e alla filiera. Molte iniziative che partono dal basso, spesso sono positive per la crescita economica e servono a combattere la crisi che l’economia sta attraversando in tutto il mondo. Ecco che all’improvviso molte aziende, captando la tendenza al green e allo stile ecosostenibile corrono ai ripari e cambiano pelle. Sembra che il settore della cosmesi bio valga circa 950 milioni di euro. Nascono, inoltre materiali ecologici e biologici, che rispettano l’ambiente, fibre organiche, lana riciclata. Insomma, molte aziende che prima hanno devastato l’ambiente, sfruttato risorse e lavoro, ora cambiano e diventano Eco-Age, eco-friendly, scommettono sul riuso e sul  riciclo. Sempre le stesse aziende promuovono interessi culturali, con particolare interesse alla bellezza, alla poesia, ai valori, al benessere delle persone. Bisognerà fidarsi di questo improvviso innato e disinteressato stile? Staremo a vedere! Intanto come ogni nuova tendenza ha già cifre da capogiro,  con un numero imprecisato di zeri, e dove ci sono gli zeri, si sente odore di bruciato; in fondo tutto inizia da zero. 

 

 

Volete avere successo? Raddoppiate i fallimenti

Per consolarsi ci si attacca davvero a tutto, ai proverbi e alle storie di altra gente, sembra però che vi sia  un metodo scientifico che dimostri come i fallimenti siano una grande scuola. Questo è l’argomento apparso sul sito dell’Ansa pochi giorni fa, intitolato: Collezionare fallimenti fa bene. Come sbagliare ed essere felici. 

Come il fallimento porti alla vittoria e alla realizzazione di sé è una storia a parte; si potrebbero citare numerosi testi come Il magico potere del fallimento –  edito da Garzanti anno 2017 di Charles Pépin, per non parlare di personaggi noti che prima di raggiungere l’apice  hanno collezionato una serie di grandi insuccessi. Fra questi Henry Ford e Steve Jobs, ma ce ne sono molti altri ancora.

Ci deve essere un motivo per il quale filosofi e scrittori hanno ritenuto opportuno parlare del fallimento, credo che ci sia un’ottima ragione se nel 2017  l’autrice ed economista Francesca Corrado abbia fondato la prima Scuola di fallimento a Modena. Questa scuola subito ha avuto grande successo e seminari e corsi sono numerosi.

Cosa si teorizza?

In realtà le teorie portate avanti da alcuni esperti e dalla stessa prima Scuola del fallimento nascondono qualcosa di vero, nel senso che l’errore può diventare un punto di forza. E’ anche vero che molti errori si ripetono, ma se si analizzano, con consapevolezza e magari con un’autocritica costruttiva sarà possibile fare un passo in avanti per non ripeterli.

Chi non ha mai fallito? Chi non ha mai provato quel senso di inadeguatezza che piano piano distrugge? Chiedersi perché facciamo sempre lo stesso errore può portare ad una maggiore consapevolezza, che è sì un traguardo importante, ma non è abbastanza. A volte situazioni e condizioni particolari fanno perdere la fiducia e soprattutto l’autostima; molte persone (familiari, amici, datori di lavoro)  spesso e in modo subdolo e sistematico tirano picconate alla nostra autostima. Oltre al fatto di prendere consapevolezza dei propri errori, bisognerebbe (in base alle suddette teorie) lavorarci sopra, in modo costruttivo e non è facile, non lo è mai, ricostruire partendo dalle macerie e da un grande dolore, perché è questo che provoca un fallimento.

Sono necessari un’alta dose di coraggio e forza d’animo, che non si improvvisano, ma che bisogna trovare da qualche parte e in qualche modo. Un errore potrebbe essere interpretato come la necessità di cambiare strada e cambiare registro: quella non era semplicemente la nostra strada. Io paragono un errore allo sbandare di un’auto; ci porta fuori strada, ovvero su un’altra strada, nuova. Le teorie del guardarsi dentro e studiarsi, forse perdono di vista (essendo scientifiche) il lato umano. Farà anche bene guardarsi in modo diverso, costruirsi un’immagine mentale di sé più positiva, sarà utile anche ridere dei proprie errori?

Non è da ieri che vengono pubblicati libri su Come essere felice, oppure come essere questo o quello, o come riuscire a fare questo e quell’altro. Cosa può dirci un libro o un corso che non sappiamo di noi stessi? Di domande dovremmo farcene e anche tante, su noi, su quello che la società si aspetta da noi, sull’immagine falsa che gli altri hanno di noi. Lo scopriamo ogni giorno, di essere fragili e umani, ma chiediamoci anche cos’è il successo e rispondiamo anche (è fare soldi? è essere più bravi, più belli e più intelligenti? capaci?).

La verità è che la nostra vita possiamo viverla solo noi, con i fallimenti e le teorie, con la paura e il coraggio di essere noi stessi fino in fondo.

 

Life Learning: la piattaforma leader di corsi on line

Life Learning è una piattaforma di corsi on line; nel 2014 Rodrigo Di Lauro e Federica Marrone, due formatori decidono di investire sulla conoscenza, perché si accorgono che le aziende chiedono competenze e formazione costanti, in un mondo del lavoro in continua evoluzione. L’impresa nasce e opera nei primi tempi a Pescara, dove il progetto non ha molto successo. 

Dall’analisi dei risultati, i due ideatori decidono di sbarcare on line, in questo modo nasce Life Learning, la quale riceve da un venture capital un finanziamento e inizia a crescere e a specializzarsi sempre di più. Da allora attraverso il sito è possibile ottenere certificazioni on line riconosciute.

Quali sono le competenze più richieste nel mondo del lavoro?

Le competenze più richieste dal mercato del lavoro non sono un mistero: in particolar modo quelle relative al web e alle vendite. L’offerta però piano piano si allarga anche ad altri settori come il marketing, la cucina, il benessere. I fondatori di Life Learning si accorgono ben presto che le persone in rete richiedono di allargare costantemente le proprie competenze in tutti i campi. La conoscenza diventa business.

Oggi Life Learning punta molto anche sulle certificazioni: corsi per ordini professionali, aziendali obbligatori, tanto che sono molte le aziende e le PMI che si rivolgono alla piattaforma per formare i propri dipendenti. Life Learning ha attualmente oltre 2500 corsi on line e il metodo di studio è fra i più avanzati e semplici. Acquistando un corso sarà possibile accedere al materiale didattico per sempre, inoltre vi è un tutor on line per qualsiasi domanda dovesse sorgere al corsista. I corsi sono strutturati con una introduzione, una parte scritta e dei video tutorial, per facilitare l’apprendimento. Le lezioni possono essere seguite e ripetute un’infinità di volte. Inoltre lo studente potrà fare delle esercitazioni ed infine un test finale (che potrà ripetere se non dovesse superarlo) che gli farà ottenere un attestato riconosciuto in 160 paesi e trovare più facilmente lavoro.

Metodo di studio on line con tutor a disposizione

Gli insegnanti che realizzano i corsi on line sono Manager ed esperti conosciuti e molto accreditati nel loro campo. Alcuni corsi raggiungono un numero di iscritti davvero impressionante, anche grazie al sistema di commenti e recensioni che ciascun iscritto al corso può rilasciare, direttamente sulla piattaforma.

Oggi, lo si sa benissimo, oltre l’80% delle persone che acquistano su internet lo fa basandosi molto sulle recensioni, cioè sulle opinioni di chi già ha provato quel prodotto; i corsi on line non fanno eccezione. Coloro che frequentano corsi on line, molto spesso amano parlare della loro esperienza, di quanto il corso è stato utile per la loro formazione professionale e nella ricerca di un lavoro. 

I tutor che sono molto esperti nella loro materia, riescono anche attraverso il web e tutti gli strumenti messi a disposizione da Life Learning a trasmettere allo studente la passione e la conoscenza in un modo molto naturale e semplice. I corsi possono essere seguiti dallo Smartphone e dal tablet tranquillamente anche quando ci si trova fuori casa o fuori ufficio, e questo è uno degli aspetti più importanti perché rende l’apprendimento facilitato anche dal fatto che è possibile ripetere più volte una lezione e anche a distanza di tempo. 

Inoltre le Aziende possono ottenere dei Bonus a fondo perduto  sulla formazione. Infine per chi volesse testare i corsi, vi sono molti mini corsi offerti dagli autori gratuitamente. Ovviamente si tratta di corsi in parte limitati a singole nozioni, che non sono paragonabili ai master a pagamento. 

 

 

 

 

 

Congresso delle famiglie: sia fatta la mia volontà

Le famiglie e l’amore: Cosa pensano i filosofi, cosa dicono i libri e cosa cantano i sognatori?

Diventa sempre più dura assistere, anche se in tv a manifestazioni e a contro manifestazioni, a convegni e a contro convegni. Per chiunque abbia un’idea, ce ne sono altri che si oppongono e che sentono il bisogno di manifestare, di protestare, di alzare i toni, di dire con la loro presenza in una piazza come la pensano. In tutto il mondo e in tutte le epoche c’è chi ha un pensiero e chi invece concepisce diversamente quel pensiero; benvenuti nel mondo della diversità, dove questa parola ha una bellezza impressionante e non come al contrario alcuni  potrebbero pensare.

Di certo, noi contemporanei, come dice la parola stessa non abbiamo vissuto in epoche passate, ma viviamo in questa, dove sembra che sia una necessità, comunicare a tutti i costi il proprio pensiero attaccando quello di altri, di usare le parole come frecce, come pietre definitive, tombali e senza diritto di replica.

Cosa rappresenta e cosa ha rappresentato il convegno sulle famiglie svoltosi a Verona? In quei giorni vi è stata una manifestazione di chi pensa il contrario di ciò che hanno pensato al convegno sulle famiglie. La confusione è normale, anch’io non ho compreso bene questo scontro di idee, anche se accanto alla parola diversità continuo ad amarne altre, come ad esempio incontro, dialogo e confronto. Non ho la minima idea di cosa sia successo nel ‘400 e nemmeno nel ‘600, ma vi assicuro che nel 2019 non se ne può più; non se ne può più di pronunciare una parola come un’altra ed essere etichettati, non se ne può più di esprimere la propria idea ed essere attaccati e denigrati, con rabbia e violenza anche solo nelle parole.

famiglie

Veniamo alle famiglie; cosa si è voluto ribadire con il convegno e con il contro convegno? Che un figlio lo partorisce una donna con l’utero? Che io, tu, egli, quasi tutti abbiamo avuto un papà e una mamma? Questi sono concetti nuovi o antichi? Non mi sembrano né l’uno, né l’altro.

Sarebbe opportuno, allora, prima di lanciare la prima o la seconda pietra, farsi un attento esame di coscienza e pensare da dove nascano le idee e perché. Sarebbe saggio individuare (se ne abbiamo) una fede, un credo nella nostra vita, una filosofia che governa i nostri pensieri e il nostro agire. Un dio, credo che basti, anche se di onnipotenti sulla terra ce ne sono e anche tanti. Se seguiamo un’ideologia, se crediamo in quello che facciamo, se professiamo una fede allora dovremmo agire in base a quella (la possiamo chiamare anche filosofia o stile di vita, o modo di pensare, forma mentis). Credo che almeno chi recita il Padre Nostro debba  riflettere su due parole in particolare: Sia fatta la tua volontà.

La storia ci ha parlato di Cristo, della sua filosofia e dei suoi insegnamenti tanto che chiunque non crede che lui sia figlio di dio, dovrà purtroppo convenire che è stato un grande filosofo, forse il più grande di tutti.

Sia fatta la tua volontà, non è una frase semplice da pronunciare, merita tutto il nostro impegno; bisogna spogliarsi dell’egoismo e di quella presunta onnipotenza che spesso non ci fa vedere le cose così come sono. Cristo, il filosofo disse Sia fatta la tua volontà, non la mia, ma la tua!

Cristo, il figlio di dio, disse Se puoi, allontana da me questo calice. Cristo, figlio di dio, filosofo, maestro, uomo si fidò della volontà di qualcun altro, senza timori e completamente. Vivere la vita rispettandoci si può fare, se si vuole (Condividendo il mondo, vivendo la vita in pace con fratellanza come diceva John Lennon). Credente o non credente, uomo o donna, etero e gay, tutti abbiamo nell’animo una croce, lo dice la storia (anche quella personale); non la vogliamo?

Tutti i più grandi padri spirituali sostengono che qualunque cosa ci accada nella vita (anche brutta), dobbiamo sfruttarla a nostro favore, farcela amica, non rifiutarla, ma accettandola.

Due uomini si possono amare come anche due donne, magari adottare un bambino, ma non credo che fabbricarlo sia la volontà di dio.

In molti casi, tanti uomini e donne nel corso dei secoli hanno detto e dicono: Sia fatta la mia volontà, segno a mio parere di prepotenza e di egoismo, di onnipotenza.

Si può amare in tanti modi e con mille declinazioni diverse; probabilmente alcuni limiti e ostacoli sono lì, proprio per farci scoprire questo: l’amore. Quell’amore che non è egoismo, ma volere il bene di qualcuno, prendersi cura, qualunque cosa accada e senza aspettarsi nulla in cambio, come diceva il Piccolo Principe.

Basterebbe accettarci, accettare gli altri e le loro idee, le loro scelte, e semplicemente amarci per essere felici. Basterebbe avere la consapevolezza di ciò che siamo (la verità vi renderà liberi).

La verità è che  siamo nati per espanderci, per allargarci non per vivere dentro piccoli spazi e soprattutto per guardare oltre i limiti.

 

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