La protesta contro lo smantellamento del SSN

Esponenti di sindacati e associazioni si sono mostrati con le mani legate al Maschio Angioino a Napoli contro lo smantellamento del servizio sanitario nazionale

il 15 giugno 2023 si sono presentati in conferenza stampa con le mani legate, alla Sala dei Baroni del Maschio Angioino a Napoli, i rappresentanti delle principali organizzazioni sindacali che complessivamente rappresentano in Campania oltre 120mila tra dirigenti medici, veterinari e sanitari dipendenti del Servizio sanitario nazionale.

Con loro, anche 15 associazioni di cittadini e pazienti. Insieme hanno chiesto alla politica un chiaro impegno in difesa del Servizio sanitario nazionale pubblico. La stessa protesta è andata in scena in quasi tutti gli ospedali campani, dando vita ad un flash mob che ha visto assieme, senza alcuna distinzione, camici bianchi e cittadini.

Nessuna rivendicazione sindacale, solo la giustificata preoccupazione nei confronti di una sanità pubblica ormai prossima al tracollo. Facciamo fronte comune – ha precisato Maurizio Cappiello, componente dell’Intersindacale – non solo con la rappresentanza dei medici, ma anche con la rappresentanza dei cittadini, perché stiamo combattendo contro un definanziamento del Sistema sanitario nazionale che di fatto sta spingendo verso il privato.

Questa è la prima di una serie di iniziative che porteremo avanti con il tempo per combattere contro la destrutturazione del SSN. Il nostro obiettivo è quello di non lasciare indietro nessuno. Noi combattiamo insieme ai cittadini affinché ciò possa essere un sistema di cura universalistico e per tutti. Il definanziamento determina un allungamento delle liste di attesa, dei tempi all’interno di un pronto soccorso, una carenza di personale e di fatto non riusciamo a fornire quella qualità e quella quantità di cure così come noi vorremmo.

Dopo la pandemia i pronto soccorso sono diventati delle vere giungle, i tempi di attesa si sono allungati in modo atroce e assurdo. Chi malauguratamente è costretto a farvi ricorso, non troverà né soccorso né pronto, ma ore di attesa (tranne i codici rossi).

Fra tagli e minori entrate il Servizio Sanitario Nazionale ha perso negli ultimi dieci anni € 37 miliardi di euro: è quanto emerge dal report dell’Osservatorio GIMBE – Il definanziamento 2010-2019 del Servizio Sanitario Nazionale. Il finanziamento pubblico è stato decurtato di oltre € 37 miliardi, di cui circa 25 miliardi nel 2010-2015 per tagli conseguenti a varie manovre finanziarie ed oltre 12 miliardi nel 2015-2019, quando alla Sanità sono state destinate meno risorse di quelle programmate per esigenze di finanza pubblica. In termini assoluti il finanziamento pubblico in 10 anni è aumentato di 8,8 miliardi, crescendo in media dello 0,9% annuo, tasso inferiore a quello dell’inflazione media annua (1,07%).

I dati OCSE aggiornati al luglio 2019 dimostrano che l’Italia si attesta sotto la media sia per la spesa sanitaria totale (3.428 dollari contro 3.980), sia per quella pubblica (2.545 contro 3.038), precedendo solo i Paesi dell’Europa orientale oltre a Spagna, Portogallo e Grecia. Nel periodo 2009-2018 l’incremento percentuale della spesa sanitaria pubblica si è attestato al 10%, rispetto a una media del 37%.

Si va verso la sanità privata – questo non è un mistero – Gli interessi sulla sanità riguardano la politica (Stato, Regioni e Province Autonome), aziende sanitarie pubbliche e private, manager, professionisti sanitari e cittadini, ma anche università, società scientifiche, ordini e collegi professionali, sindacati, associazioni di pazienti, industria farmaceutica e biomedicale.

A novembre 2022 il Sole24ore titolava un interessante articolo – La sanità dimenticata. Infatti, buona delle risorse messe a disposizione dalla legge di bilancio coprirà le spese per il caro energia degli ospedali mentre il resto dei fondi non coprirà nemmeno l’aumento dei costi dovuti all’inflazione.  per la Sanità del prossimo anno alle prese con il recupero delle cure dopo lo tsunami della pandemia resteranno le briciole – 600 milioni di euro – che non coprono nemmeno l’inflazione. Manca dunque almeno un rifinanziamento del piano per il recupero delle liste d’attesa.

La sanità, dunque, come denunciano da anni le associazioni di medici e pazienti resta fuori dalle priorità del governo. La pandemia avrebbe dovuto insegnarci proprio che il sistema sanitario pubblico andava rafforzato.

Non abbiamo dimenticato il Covid

Il Covid ha lasciato debiti economici, che sarà difficile ripagare, e buona parte dei morti è stata causata da posti letto insufficienti e da personale decimato anche dai contagi. Dimenticare quell’esperienza, significa non fare tesoro della lezione che ci ha lasciato.

Fonte: ANSA

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