L’Economia italiana viaggia con le eccellenze

Molto difficile fare previsioni sull’andamento dell’economia italiana e su una sua probabile ripresa. La pandemia ha attaccato duramente molti settori dalla ristorazione ai piccoli negozi, ai servizi. Il blocco parziale di voli ha compromesso perfino l’export di prodotti trainanti per l’Italia.

Nonostante il fatto che lo scenario sia ancora da definirsi nei prossimi mesi, alcuni segnali fanno ben sperare e arrivano come sempre dal settore produttivo, che ha, al di là delle esportazioni anche un mercato interno, che potrebbe fare la differenza. Negli ultimi anni molti giovani hanno deciso di rivolgersi alla produzione tradizionale italiana, dando prova di grande passione e resistenza sul territorio. L’Enogastronomia italiana offre migliaia di opportunità, e così, continuano a nascere in Italia numerose aziende agricole e produttori di specialità tipicamente nostrane.

Oltre al vino, a salumi e formaggi, prodotti dolciari, l’Italia è il secondo produttore di olio extravergine dopo la Spagna. L’olio di alta qualità arriva da regioni come la Toscana, Lazio, Sicilia, ma a farla da padrone è l’oro di Puglia, in questo modo, infatti, è chiamato l’olio prodotto nell’area pugliese che va dal Salento al Gargano. In questa zona, grazie agli ulivi secolari sono raccolte ogni anno tonnellate di olive di un’eccellente qualità, che vengono trasformate in un prodotto unico al mondo: l’olio extravergine.

L’importanza delle eccellenze Made in Italy per l’economia

La produzione di olio anche in queste zone ogni anno, subisce variazioni dovute alle condizioni climatiche, per questo motivo vi è una continua alternanza fra abbondante produzione e scarsa. Nonostante le evidenti difficoltà, ci sono ancora aziende giovani che investono sul territorio e sulla tradizione, come Agrisafrapuglia, una giovane azienda che tratta prodotti tipici del Gargano, sapientemente selezionati. Oltre a prodotti locali, Agrisafrapuglia eccelle per la produzione di olio extravergine d’oliva biologico e certificato, che proprio a San Giovanni Rotondo ha una qualità fine e pregiata.

L’azienda pugliese si trova all’entrata di San Giovanni Rotondo e raggruppa nel negozio fisico come nell’e-commerce on line tutte le eccellenze enogastronomiche del Gargano. I visitatori che spesso si recano al vicino Santuario o alla scoperta delle bellezze pugliesi, amano fare tappa proprio da Agrisafrapuglia per degustare e acquistare i prodotti locali.

La giovane azienda immersa nella splendida terra del Gargano, abbraccia passione e tradizione, e allo stesso tempo ha saputo aprirsi al mondo, investendo sull’e-commerce, grazie al quale chiunque può ordinare le eccellenze originali e di alta qualità prodotte nel territorio, seguendo l’antica tradizione.

Una sfida vinta, quella di Agrisafrapuglia, come quella di tante piccole realtà che sopravvivono su tutto il territorio nazionale, grazie alla determinazione e alla passione, ma soprattutto alla qualità dei prodotti, merce rara, che non passa mai di moda.

piatto antibatterico garantito al 99,9%

Piatto in ceramica realizzato da una cooperativa dipendenti che hanno rilevato azienda di Città di Castello. Crisi è ripartenza per gli operai di Ceramiche Noi.

Spesso, ma non sempre accade che intere aziende vengano rilevate dai dipendenti. Molte, infatti, sono le storie che trasmettono speranza nel futuro. Non è la prima volta che una grande impresa si trasferisce in paesi nei quali avvierà una produzione con costi inferiori.

Oggi l’ennesimo esempio di positività arriva da una cooperativa di Città di Castello, la Ceramiche Noi, che ha inventato un piatto garantito – assicurano – antibatterico al 99,9 per cento, per il quale è stato già depositato il brevetto presso il Ministero dello Sviluppo economico.
L’azienda spiega che prodotti similari fino ad ora erano sviluppati “a freddo” sui piatti che nel tempo perdono la loro efficacia, ma “è la prima volta” che si testa una marchiatura a caldo che trasmette alla stoviglia la particolarità “a vita”.


 La cooperativa è composta da 11 operai di Ex-Ceramisia di Città di Castello che uniti nella nuova realtà imprenditoriale e grazie al supporto di Legacoop Umbria hanno fondato Ceramiche Noi.  

Il deposito di questo brevetto – dice Lorenzo, responsabile commerciale dell’azienda – è per Noi motivo di grande orgoglio, non è solo un traguardo ma un nuovo punto di partenza.
 E’ davvero una notizia straordinaria di resilienza – ha affermato Luciano Bacchetta, sindaco di Città di Castello – speranza e grande ingegno.  Agli operai di Ceramisia di Città di Castello era stata comunicata la delocalizzazione in Armenia ad agosto 2019. Dopo i primi attimi di sconforto, messi di fronte alla possibilità di perdere il lavoro, i dipendenti hanno però deciso di investire nel futuro proprio e del territorio. Si sono quindi uniti in cooperativa ed hanno fondato Ceramica Noi, acquistando i macchinari utilizzati dalla vecchia proprietà e affittando il capannone. “Tutti per uno un sogno per tutti ” recita lo slogan impresso sulla pelle con un tatuaggio dei dipendenti. E così hanno riacquistati i vecchi clienti, per il 90% negli Stati Uniti, riuscendo a non fermare la produzione e ripartendo con la produzione.

Fonte: (ANSA)
   

La difficoltà aguzza l’ingegno: Da Ristoratore a creatore di magliette

Ristorante chiuso? Stampa magliette con le frasi di Conte. Stefano Sinibaldi si definisce un ristoratore disperato per causa Dpcm Covid, e così si inventa maglietta con le scritte dei Dpcm.

Non sono un giornalista, ribadisce Stefano Sinibaldi e lancia il suo Comunicato Stampa:

Salve. Sono Stefano Sinibaldi, un imprenditore (ristoratore) di Piombino, provincia di Livorno. In questo periodo di crisi economico e sociale, piu volte mi sono chiesto cosa potevo fare per non rimanere inerte sul divano di casa mia ad aspettare la fine di tutto, sperando nell’aiuto caritatevole  di uno  stato che vedo non all’altezza, che arranca senza rendersi conto di quanta sofferenza ha provocato l’incompetenza, un governo che mi dice che non posso lavorare e mi chiede comunque di pagare le tasse, addirittura mi chiede l’anticipo sulle tasse dell’anno prossimo, ah già, ma posso rimandare e pagare tutto ad aprile, vabbe’ lasciamo stare queste polemiche inutili, torno sul tema… 

Mi toglie il respiro pensare che la  tranquillita economica mia e della mia famiglia dipenda dalle elemosine di un governo che non stimo  più  e non mi rappresenta, ma saprottutto non posso  accontentarmi di quelle elemosoea che non solo non bastano per mangiare, ma non mi bastano nemmeno per  pagare i debiti accumulati a causa della chiusura e  non mi bastano nemmeno a pagare le tasse. Così  mi sono dato da fare, mosso dallo spirito di noi italiani che cerchiamo sempre di tenerci a galla. Certo non é facile, pensi e ripensi a cosa inventare, in questo periodo la testa é satura di informazioni negative…. il covid, i malati, i morti, gli anziani …  tutto é tragico…. poi però …ogni tanto sorridi… sorridi di fronte a quelle situazioni tragicomiche… come alcune frasi di Conte che senti in TV… e da qui un fiore che sboccia in un terreno bruciato dal peggiore dei fuochi….

I decreti, quelle frasi  spesso fuori dal mondo demenziali e patetiche, mi  ispirano,  cosi chiamo un’amica e insieme decidiamo di stampare quelle frasi sulle magliette, in un giorno e mezzo, Sara Parra,  così si chiama la mia amica crea un design accattivante, apre un profilo, una mail dedicata (acCONTEntiamoci@gmail.com) e mettiamo in commercio la nostra idea. Ma questo non basta, non posso rimettermi sul divano ed aspettare di nuovo che succeda il meglio, il meglio ce lo dobbiamo creare, abbiamo bisogno di far conoscere la nostra idea, ed è per questo che vi scriviamo, perché  le belle idee possano prendere il volo e perché questo nostro voler fare  possa essere di ispirazione ad altri  che come noi vorrebbero riprendere a volare, ma si accontenterebbero anche di camminare con i piedi per terra ma con dignità ….. e con la speranza sempre viva di poter migliorare comunque la propria qualità di vita.

Un caro abbraccio  Stefano

Fonte: Notiziabile –

Stefano Sinibaldi

Stefanosinibaldi69@gmail.com

La nuova forma dei centri storici in tempo di Covid

Quartieri e centri storici sono cambiati dopo la Pandemia, e sembra che la tendenza sia destinata a restare immutata ancora per molto. Secondo alcune ricerche, città come Milano e Londra non ritorneranno ad essere centri pieni di studenti, lavoratori e turisti. Lo Smart working e il South Working ha mischiato le carte.

Molti lavoratori emigrati dal Sud Italia, adesso si sono di nuovo trasferiti nelle loro città d’origine e lavorano in modalità Smart Working. Già da tempo nei centri storici delle grandi città sono sparite diverse categorie di persone, e non solo turisti, appunto studenti e lavoratori. Lavoro e Università si sono trasferiti sul web: lezioni, videoconferenze, lezioni e le Aziende sono sempre più propense ad assumere lo Smart working come modello per il futuro.

Nell’ultimo Report di Expat, la più grande rete per chi vive all’estero, l’Italia è agli ultimi posti come attrattiva. A città come Roma e Milano vengono preferite Valencia, Lisbona, Panama, Madrid, Singapore. Fra gli ultimi posti anche Parigi e Dublino, chi l’avrebbe detto?

I fattori che determinano la qualità della vita di una città sono il costo della vita e i trasporti. Magari gli italiani che lavorano al Nord preferiscono trasferirsi nel Sud Italia o in località fra collina, mare o montagna, ma chi già lavora all’estero, difficilmente deciderà di rientrare in Italia.

Non bisogna dimenticare che le distanze e il distanziamento diventeranno regole di vita, che bisognerà rispettare ancora per molto tempo. Fattori come il Recovery fund e il vaccino determineranno un cambiamento, ma sicuramente non uno stravolgimento in uno stile di vita ormai consolidatosi in più strati della vita sociale.

La libertà di stampa in Italia

Nel 2016 l’Italia si trovava al Settantasettesimo posto nella classifica stilata da Reporters sans Frontiers. Nel 2020 l’Italia guadagna il quarantunesimo posto, ma c’è poco da rallegrarsi.

Paesi come Ghana, Sud Africa, Burkina Faso, Botswana godono di una maggiore libertà di stampa rispetto all’Italia. 

Il livello di violenza e di minacce contro i giornalisti cresce soprattutto a Roma e nelle regioni del Sud. In Campania il direttore di Campanianotizie.com, Mario De Michele, ha rischiato di morire in un agguato di stampo camorristico a novembre 2019 a seguito di un’inchiesta giornalistica. Si segnalano casi di violenza fisica e verbale nei confronti di giornalisti da parte di gruppi appartenenti all’ala neofascista. Sono circa 20 i giornalisti che vivono sotto protezione – è quanto si legge in una nota di Reporters senza frontiere, l’associazione internazionale, che difende i giornalisti di tutto il mondo.

Il rapporto sulla libertà di stampa nel mondo, ci suggerisce che i prossimi anni saranno decisivi per il giornalismo e il diritto a essere informati. Sono molti i fattori che hanno creato caos nel mondo dell’informazione. In primo luogo, l’assenza di una normativa che faccia ordine nel digitale, dove vi è un’enorme confusione di notizie e fake news. Divulgazione e pubblicità si confondono con un giornalismo, che a causa della crisi economica spesso si vende per pochi euro, a svantaggio dell’informazione di qualità. Nel mondo le dittature non fanno bene al giornalismo, perché minacciano e aggrediscono proprio ciò che sta alla base di esso,appunto la libertà. Infine, la crisi sanitaria che sta attanagliando i paesi del mondo è un’ulteriore occasione per limitare la libertà di informazione, infatti, molte notizie sono censurate e tenute nascoste, basti pensare a ciò che ha fatto la Cina. I governi usano l’informazione per imporre nuove misure e disorientare l’opinione pubblica. Non parliamo del mondo islamico, dove ci si nascondo dietro al velo, dove l’analfabetismo raggiunge i massimi livelli e le notizie arrivano sotto forma di vignette, disegnate da qualche giornale occidentale. Secondo Rsf, circa il 9% della popolazione vive in Paesi in cui la libertà di stampa è davvero riconosciuta o quasi

Libertà di stampa: gli ultimi e i primi della lista

I paesi in cui la libertà d’informazione soffre sono Cina (177° posto su 180), Russia, (149° posto), Brasile (150° posto), Arabia Saudita (172° posto), Egitto (163° posto), Libia (162° posto), Iran (170° posto), Messico (144° posto), India (140° posto), Corea del Nord (179° posto) e Turkmenistan (180° posto, l’ultimo al mondo).

La libertà di stampa è più garantita in paesi come Norvegia, Finlandia, Svezia, Paesi Bassi, Danimarca, Svizzera, Nuova Zelanda, Giamaica, Belgio e Costa Rica, Germania, Canada.

Nel sud Italia è sempre più difficile fare informazione, gruppi criminali minacciano continuamente i giornalisti, grazie anche al silenzio delle forze dell’ordine e delle istituzioni.

In Europa è sempre più difficile fare informazione libera. A Malta, ad esempio, diventata centro dei traffici della Mafia, la giornalista Daphne Caruana Galizia fu uccisa con un’autobomba, per aver scoperto il sistema di riciclaggio. Di giornalisti uccisi, purtroppo ce ne sono centinaia in tutto il mondo. Accanto al giornalismo censurato e imbavagliato, esiste il giornalismo degli avvoltoi, assoggettati al potere e la fabbrica della disinformazione continua a tessere la sua rete. La cattiva informazione è lo strumento più potente in mano ai governanti.

Le scuole chiuse e le ore passate su internet non aiutano affatto a far crescere bene una generazione, che ha il gravoso compito di ricostruire e cambiare il mondo attuale.

Gli strumenti a disposizione per diagnosticare il Covid, tamponi molecolari, sierologici e test antigienici : il punto dell’Istituto superiore della Sanità

Quali tamponi scegliere per diagnosticare il Covid-19

L’Istituto superiore della Sanità pubblica le indicazioni relative ai tamponi da effettuare per identificare il Covid-19 nei differenti contesti. La strategia del testing ha obiettivi ben precisi, se ben organizzata su tutto il territorio nazionale.

Tamponi molecolari, test rapidi antigenici, test sierologici: sono questi al momento, secondo le evidenze a disposizione, gli strumenti per identificare l’infezione da SARS-CoV-2. Con un nuovo documento appena pubblicato le istituzioni nazionali coinvolte riassumono le informazioni disponibili e indica il test da utilizzare nei differenti contesti. Infatti, l’elevata sensibilità e specificità dei test non possono rappresentare l’unico criterio nella scelta del tipo di test da utilizzare nell’ambito di una strategia che prevede non solo la diagnosi clinica in un preciso momento ma anche la ripetizione del test all’interno di una attività di sorveglianza che sia sostenibile e in grado di rilevare i soggetti positivi nel loro reale periodo di contagiosità. La scelta di questi strumenti tiene in considerazione diversi parametri come ad esempio i tempi di esecuzione del test, la facilità d’uso e le caratteristiche di sensibilità e specificità, l’organizzazione regionale, la situazione epidemiologica, la necessità di interventi rapidi di controllo.

Gli obiettivi del testing per l’European Centre of Disease Prevention and Control:

  • controllare la trasmissione;
  • monitorare l’incidenza, l’andamento e valutare la gravità nel tempo;
  • mitigare l’impatto del COVID-19 nelle strutture sanitarie e socioassistenziali;
  • rilevare cluster o focolai in contesti specifici;
  • prevenire la (re) introduzione nelle aree che hanno raggiunto un controllo sostenuto del virus

Tale strategia andrebbe implementata per quanto possibile e organizzata in modo omogeneo sul territorio nazionale.

Il tampone molecolare è la prima scelta ad esempio in caso di caso sospetto sintomatico, in caso di contatto stretto di caso confermato che manifesta sintomi, negli screening degli operatori sanitari, nei soggetti a contatto con persone fragili o per l’ingresso in comunità chiuse. In altri contesti è indicato ricorrere ai test antigenici rapidi che, oltre essere meno laboriosi e costosi, possono fornire i risultati in meno di mezz’ora e sono eseguibili anche in modo delocalizzato consentendo di accelerare le misure previste. Nei casi in cui il test rapido dovesse risultare positivo può essere necessario averne la conferma tramite il tampone molecolare specialmente in assenza di un link epidemiologico.

I test antigenici rapidi salivari, attualmente in fase di sperimentazione, andranno considerati come alternativa ai test antigenici rapidi su tampone oro-naso faringeo o nasali se le validazioni e le esperienze pilota oggi in corso in Italia, daranno risultati che ne indicano un uso anche nella routine di sanità pubblica. Si sottolinea che i sistemi di raccolta della saliva tipo “Salivette” non appaiono al momento adeguati, per modalità di svolgimento, per i soggetti non collaboranti a causa del rischio di ingestione del dispositivo di raccolta.

Nei casi sospetti e casi positivi:

Il test è mirato alla ricerca del virus nel contesto delle indagini cliniche ed epidemiologiche di soggetti con sintomatologia compatibile con una infezione da SARS-CoV-2, inclusi i contatti stretti sintomatici, e ai test effettuati per definire la guarigione dei casi positivi.

Nei contatti stretti asintomatici:

I test dovrebbero essere limitati solo ai contatti stretti di un caso confermato sia che il test sia prescritto all’inizio che alla fine della quarantena.

Non è raccomandato prescrivere test diagnostici a contatti stretti a loro volta contatti stretti di caso confermato; qualora essi vengano richiesti in autonomia, i soggetti non devono essere considerati sospetti né essere sottoposti ad alcuna misura di quarantena né comunicati al Dipartimento di Prevenzione, tranne i positivi che vanno sempre comunicati.

L’esecuzione dei test diagnostici, anche in ambito scolastico, per i contatti stretti, deve essere sempre accompagnata dalla segnalazione al Dipartimento di Prevenzione di competenza. Allo stesso tempo deve essere raccomandato al soggetto di rispettare l’isolamento domiciliare in attesa del risultato del test.

fonte: ISS

Librerie, servizio essenziale anche nelle zone rosse, lo dice il nuovo DPCM

Nei giorni precedenti all’uscita del nuovo DPCM del presidente del Consiglio, in molti erano accorsi ad ingrossare le file fuori alle librerie. Editori e librai avevano più volte lanciato appelli al governo affiché le librerie restassero aperte. L’appello è stato accolto, le librerie resteranno aperte anche nelle zone rosse, permettendo alle persone di poter accedere ad un servizio che il governo, finalmente, ha dichiarato necessario.

La decisione di tenere le librerie aperte ha ricevuto commenti favorevoli da più parti. “I libri sono beni essenziali e, soprattutto in un momento come questo, aiutano gli italiani a superare la solitudine e le difficoltà legate alle limitazioni della libera circolazione e della socialità: ringraziamo il Governo per aver tenuto conto dei nostri appelli, consentendo l’apertura delle librerie anche nelle zone rosse, e in particolare il ministro Dario Franceschini sempre attento alle esigenze del mondo del libro”, dichiarano il presidente dei librai (ALI Confcommercio) Paolo Ambrosini e il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levinel giorno in cui il governo vara il nuovo Dpcm per la lotta al Coronavirus. “Ogni libreria si impegnerà per garantire la massima sicurezza all’interno degli esercizi, così come è avvenuto nei mesi scorsi, perché la salute rimane la prima cosa da tutelare: controllo degli accessi, igienizzazione degli scaffali, uso dei mezzi di protezione personale rimangono essenziali”.

Finalmente abbiamo compreso che la cultura è indispensabile e che rappresenta il motore per la ripartenza del paese.

Con il nuovo DPCM l’Italia si uniforma agli altri paesi europei, ad eccezione della Francia. L’allegato 23 del nuovo Dpcm di Conte considera essenziali, oltre alle librerie, anche negozi di elettronica, ferramenta, centri per il giardinaggio, farmacie e negozi di ottica, oltre a edicole, cartolerie, negozi di biancheria, calzature, cosmetici e giocattoli. Ovviamente i generi alimentari e supermercati.

La Francia in questo secondo Lockdown non ha considerato l’importanza dei libri e della cultura, come cibo per l’anima e mente. L’emergenza sanitaria non può fermare le idee e la voglia di sognare, e in questo i libri sono maestri assoluti.

Le statistiche aumentano incertezza e caos: Come distinguere una statistica onesta da una falsità

A cosa servono le statistiche? A molti sarà venuto questo dubbio. Gli aspetti da valutare sono tantissimi. Le statistiche sono uno strumento molto delicato, e spesso sono usate per gonfiare dati, per manipolare e confezionare falsità.

L’informazione è fondamentale in una democrazia, ma lo è anche la nostra capacità di valutarla e interpretarla. Le statistiche sono nate per fornire una comprensione globale della popolazione, per poter agire politicamente. Da qualche tempo, sembra che sondaggi e numeri siano al servizio del potere.

In un articolo apparso su TheGuardian si parla proprio di questo

– Di cosa parlano le statistiche che le rendono una manna dal cielo per le persone intente a reinventare la realtà? Arrivano con una patina di esattezza scientifica – e più sono esatti, maggiore è la loro apparente accuratezza. Meglio ancora, trasmettono un’aria di certezza e ci danno qualcosa a cui aggrapparci in un mondo turbolento. Pochi di noi sono inclini a guardare più in profondità. Ma se lo facciamo, troveremo spesso un mix di bugie grossolane e giochi di prestigio: definizioni sfuggenti, percentuali manipolate, confronti selezionati o stime approssimative presentate come certezze.

– Statistiche competenti e oneste possono chiarire verità essenziali. Possono rivelare disuguaglianze sociali, indicare dove dovrebbero essere dirette le risorse o la legislazione, evidenziare pericoli o aiutarci a valutare le prestazioni di un governo. Ma i numeri fittizi sminuiscono quelli che informano. Figure scioccanti catturano la nostra attenzione, mentre aneddoti colorati eclissano l’informazione vera. Se lo scetticismo ci porta a rifiutare tutte le statistiche che si dirigono verso di noi, anche i numeri veritieri vengono filtrati, lasciandoci aggrappati al buio. Anche le statistiche affidabili raramente trasmettono tutta la verità. Le stime hanno margini di errore; le medie non riflettono la diversità tra gli individui e misure diverse possono raccontare storie diverse.

Difendersi dalle statistiche false

Consultare statistiche che si avvicinano alla realtà aiuta a nutrirsi di un’informazione più sana, essenziale in tempi di incertezze. Ovviamente una statistica prende in esame un campione della popolazione, per cui presenta grandi limiti. In queste settimane ci vengono forniti moltissimi dati, soprattutto numeri, e anche qui sono stati fatti (e ancora oggi) molti errori di valutazione. Parliamo del Covid e dei numeri relativi ai ricoveri, ai decessi e ai guariti: è una perenne polemica sulle operazioni di sottrazione ecc.

La prima cosa che possiamo fare è quella di usare il senso critico. Alcune statistiche, dati e numeri non hanno alcun senso, perché non dimostrano e non spiegano proprio nulla. Partiamo dal presupposto che uno studio, un’indagine o un sondaggio devono servire a rafforzare un quadro che abbiamo della realtà. Chiediamoci chi è che viene intervistato, ad esempio, che età ha, in che parte del paese vive, qual è la sua condizione sociale e così via. Molti politici utilizzano i numeri per raccontare cose non vere, per cui sondaggi e statistiche sono un’arma a doppio taglio, e bisogna stare molto attenti. In secondo luogo, bisogna interrogarsi anche su chi promuove uno studio o un sondaggio, chi lo finanzia. Un’industria farmaceutica, una fabbrica di armi, una parte politica con interessi in un settore piuttosto che in un altro?

Oggi, la nostra attenzione deve essere massima, specie per i numeri del Covid, che possono anche destabilizzare il nostro equilibrio emotivo.

HG Wells ha affermato che il pensiero statistico un giorno sarà necessario per una cittadinanza efficiente quanto la capacità di leggere e scrivere

Smart working nei borghi: Borgo in Toscana disponibile come Smart working Village

Se si pensa alla Toscana, vengono in mente colline verdi, montagne, natura e cultura. Poi, passeggiate in bici, escursioni. Il Monte Amiata domina la Val D’Orcia, è un antico vulcano spento, qui è sempre tempo di vacanza, in inverno per le piste da sci, nelle altre stagioni, per le acque termali di Saturnia. Il borgo medievale Santa Fiora è accogliente e immerso nella natura. Famosa è la Sagra del fungo amiatino, che si svolge nel mese di ottobre. La Pandemia Covid ha messo in discussione lo stile di vita di tanti italiani quanto il modo di approcciarsi al lavoro e al tempo libero. La Toscana è una delle regioni italiane più interessanti dove vivere o trascorrere vacanze e periodi lunghi. Grazie all’enorme numero di borghi e aree ricoperte da sentieri, verde e colline, soluzioni abitative di vario genere, ville e immobili sono sempre molto ricercati anche da stranieri.

Santa Fiora diventa Smart working Village

Santa Fiora si trova fra il Monte Amiata e le colline toscane, ed è uno dei borghi più belli d’Italia. Come sta accadendo a tanti borghi e posti incantevoli e dimenticati, anche il comune in provincia di Grosseto si trasforma in Smart village per i lavoratori agili, i quali grazie alla banda ultra larga e sconti sugli affitti, possono trasferirsi nel paesino facendo domanda entro il 31 dicembre prossimo. Ormai sono sempre di più i borghi smart working.

Questo territorio è ricco di parchi e riserve naturali popolate da cervi, daini, camosci, lupi e caprioli, sul monte Amiata esistono sei percorsi, che passano attraverso il bosco verso la vetta. All’interno di questi percorsi è possibile ammirare bellissimi paesaggi, là dove la vegetazione si apre.

Santa Fiora: i punti di interesse sono tanti, qui si trovano parchi, chiese e siti di grande interesse storico. Attraverso il percorso urbano è possibile avviare una visita virtuale di tutti i luoghi.

Smart working Village: A chi si rivolge?

Il bando si rivolge a chi non ama il caos delle città o è stanco delle metropoli piene di smog e traffico. Chiunque abbia voglia di immergersi nella natura della montagna. Possono fare richiesta professionisti, freelance, ma anche dipendenti pubblici e privati che vogliano lavorare, anche solo per un periodo in un incantevole borgo. L’obiettivo principale del sindaco Federico Balocchi è quello di attrarre le persone ma anche le famiglie, con la speranza che si stabiliscano in modo permanente a Santa Flora, ripopolando di vita il borgo.

Smart working nei borghi: Gli incentivi per l’affitto

Il bando prevede la copertura del 50% delle spese di affitto, fino a 200 euro al mese per sei mesi prorogabili. Lo Smart working in questo periodo si è diffuso a macchia d’olio, e molti hanno deciso di lavorare da altri luoghi, anche dalla casa al mare o in montagna, per chi ne ha la possibilità. Questa nuova forma di lavoro ha i suoi pro e i suoi contro, indubbiamente permette al lavoratore di organizzare meglio il lavoro e ottimizzare il tempo. Buona parte del tempo prima era impiegato per recarsi al lavoro, nelle auto o autobus e metropolitana. Lo Smart working ha la pretesa di rendere le persone più felici e appagate. Le ultime limitazioni fanno pensare che lo Smart working si consoliderà maggiormente. Certo, non deve essere limitante, nel senso che non bisogna chiudersi dentro ad una stanza o in una casa piccola e lavorare solo, escludendo il resto del mondo. Ecco perché diventa importante una casa grande, con terrazzi, balconi o giardini e il vantaggio di trasferirsi anche se per poco in borghi immersi nella natura o vicino al mare, che ad ogni modo hanno un enorme potenziale di sviluppo, soprattutto dal punto di vista della socialità. Nei piccoli borghi, la vita è più gestibile, rispetto alle grandi metropoli, più concentrata e meno caotica. Questo particolare può diventare un punto di forza nell’arginare e combattere la diffusione del Covid.

Ecco dove scaricare il bando Santa Fiora Smart working Village

Terza economia, traino fondamentale per la ripresa economica

La logica dei profitti ha fallito, l’economia dei capitali fa acqua da tutte le parti, eppure c’è ancora chi la persegue: multinazionali, industrie farmaceutiche, aziende che licenziano e trasferiscono la produzione dove la manodopera costa meno, infischiandosene del capitale umano, che resta senza lavoro. Di esempi ce ne sono a centinaia, ma la storia c’insegna che i cambiamenti passano attraverso l’economia e la lotta dal basso, da gruppi di persone che si uniscono per cambiare le cose. Nel mondo imprenditoriale da molti anni ormai è in atto un mutamento di pelle, molte imprese, anche multinazionali si muovono verso il green e la produzione ecosostenibile, questo per il benessere dei cittadini, per salvaguardare l’ambiente e le risorse. Molti cittadini, dall’altro lato hanno imparato a boicottare le multinazionali, che non seguono standard qualitativi, che non rispettano l’ambiente e i lavoratori, hanno imparato a leggere le etichette di prodotti, sono diventati consumatori consapevoli.

Il sistema economico attuale crea diseguaglianze, c’è bisogno di più un’economia sociale.

Ha parlato di terza economia in alcune trasmissioni e sulle pagine di Avvenire, Steni Di Piazza, Sottosegretario di Stato al Lavoro e alle Politiche sociali.

L’Italia, specialmente negli ultimi vent’anni, ha il merito di aver introdotto nel dibattito politico ed economico nuovi approcci e nuove visioni. Si parla di bene comune e di centralità della persona come elementi essenziali e imprescindibili. Una naturale prosecuzione di un pensiero che ebbe in Olivetti il miglior esponente. Un uomo che appare oggi di assoluta modernità, richiamato ogni volta che il dibattito mette a fondamenta il welfare aziendale e la responsabilità sociale di impresa. Siamo, di fatto, nel cammino verso una Terza Economia che, generata dalla necessità di garantire i diritti di ciascuna persona, si lancia adesso in sfide richiamate da tutti i territori della Terra – Ha detto il Sottosegretario.

La terza economia rappresenta la terza colonna, la prima è quella tradizionale dei capitali, mentre la seconda è l’economia dello Stato. Oggi, c’è bisogno di un modello che porti a una crescita di valore umano e sociale, oltre che economico. Il cammino è lungo, anche se è iniziato con l’economia circolare, la green economy, la sharing mobility, la produzione che rispetta l’ambiente, le associazioni e le imprese che producono valore nel sociale, tenendo conto del benessere dei cittadini.

Il paradosso dell’economia italiana

L’Italia è il paese del paradosso, è la terza maggior economia dell’Unione europea. È la seconda manifatturiera del Continente, è uno dei più grandi esportatori al mondo, con un avanzo commerciale cresciuto da 31 miliardi del 2010 a 89 miliardi del 2018, ha una ricchezza privata enorme, ma gli alti tassi d’interesse assorbono la grande quantità di  denaro pubblico, che potrebbe essere speso a vantaggio di imprese e famiglie.

Oggi l’economia etica è più conveniente rispetto a prima. Tante multinazionali che in passato hanno distrutto l’ambiente, oggi cambiano rotta e questo fa molto riflettere. Infatti, c’è da chiedersi se sia un cambiamento sincero oppure una strategia di marketing, visto che sempre più persone sono attente all’ecosostenibilità. Di esempi ce ne sono tanti, alcuni talmente paradossali, che viene quasi da sorridere, come ad esempio, multinazionali che producono petrolio, come Eni, che ha fatto danni ambientali devastanti sia in Italia sia nel resto del mondo, dove ha anche subito denunce. Oggi, segue un percorso green e in alcuni territori devastati dalle scorie e rifiuti tossici che ha prodotto, si propone addirittura di bonificare.  

Il sottosegretario Di Piazza ha dichiarato di aver siglato il patto della terza economia; si tratta dell’iniziativa di un gruppo di imprenditori virtuosi e associazioni che si sono riuniti, per chiedere alla politica interventi più incisivi per quella parte dell’economia di cui si parla poco. Lo Stato dovrebbe intervenire con una serie di norme, concedendo beni confiscati alla camorra per fare impresa sociale, e creare condizioni più favorevoli affinché chi lavora per il benessere della collettività, e non solo per il profitto sia premiato.

Per questi imprenditori illuminati si fa molto poco, alcune imprese che operano nella terza economia sono addirittura multinazionali con fatturati di milioni di euro. La terza economia sa essere il traino principale in tempo di crisi, sa dialogare con il mercato dei capitali e con lo Stato; nei mesi della pandemia si sono viste associazioni e imprese che hanno lottato per i più deboli, anche senza aiuti dall’alto.

Il Sottosegretario Stenio Di Piazza continua –

L’Agenda 2030 rappresenta un manifesto e una guida per un’economia etica e sostenibile. L’Italia può diventare assoluta protagonista di questa trasformazione, avendo manifestato nella sua storia la vocazione di porre al centro persone e comunità, oltre le logiche spietate della ricchezza per pochi. Contrastare le derive ingiuste del capitalismo non dovrà significare la negazione del valore della cultura imprenditoriale. Più che di modelli inscatolati nelle norme del diritto si dovrà legiferare dando respiro all’avvio di processi. L’art. 41 della Carta costituzionale definisce l’iniziativa economica come uno strumento necessario alla realizzazione del bene comune, senza ledere quelli che sono i valori fondamentali della persona.

La Terza Economia intende l’impresa come parte integrante della società, non come un’entità avulsa. In cui i bisogni dei cittadini e delle comunità pesano quanto le richieste degli azionisti. In cui l’imprenditore indirizza la mission (priva da pensieri di mera filantropia), non soltanto verso il raggiungimento degli obiettivi di profitto, ma al welfare di comunità.

Blog su WordPress.com.

Su ↑