Life Learning: la piattaforma leader nella formazione on line

Life Learning è una piattaforma di corsi on line; nel 2014 Rodrigo Di Lauro e Federica Marrone, due formatori decidono di investire sulla conoscenza, perché si accorgono che le aziende chiedono competenze e formazione costanti, in un mondo del lavoro in continua evoluzione. L’impresa nasce e opera nei primi tempi a Pescara, dove il progetto non ha molto successo. 

Dall’analisi dei risultati, i due ideatori decidono di sbarcare on line, in questo modo nasce Life Learning, la quale riceve da un venture capital un finanziamento e inizia a crescere e a specializzarsi sempre di più.

Le competenze più richieste dal mercato del lavoro non sono un mistero: quelle relative al web e alle vendite. L’offerta però piano piano si allarga anche ad altri settori come il marketing, la cucina, il benessere. I fondatori di Life Learning si accorgono ben presto che le persone in rete richiedono di allargare costantemente le proprie competenze in tutti i campi. La conoscenza diventa business.

Oggi Life Learning punta molto anche sulle certificazioni: corsi per ordini professionali, aziendali obbligatori, tanto che sono molte le aziende e le PMI che si rivolgono alla piattaforma per formare i propri dipendenti. Life Learning ha attualmente oltre 2500 corsi on line e il metodo di studio è fra i più avanzati e semplici. Acquistando un corso sarà possibile accedere al materiale didattico per sempre, inoltre vi è un tutor on line per qualsiasi domanda dovesse sorgere al corsista. I corsi sono strutturati con una introduzione, una parte scritta e dei video tutorial, per facilitare l’apprendimento. Le lezioni possono essere seguite e ripetute un’infinità di volte. Inoltre lo studente potrà fare delle esercitazioni ed infine un test finale (che potrà ripetere se non dovesse superarlo) che gli farà ottenere un attestato riconosciuto in 160 paesi. 

Gli insegnanti che realizzano i corsi on line sono Manager ed esperti conosciuti e molto accreditati nel loro campo. Alcuni corsi raggiungono un numero di iscritti davvero impressionante, anche grazie al sistema di commenti e recensioni che ciascun iscritto al corso può rilasciare, direttamente sulla piattaforma.

Oggi, lo si sa benissimo, oltre l’80% delle persone che acquistano su internet lo fa basandosi molto sulle recensioni, cioè sulle opinioni di chi già ha provato quel prodotto; i corsi on line non fanno eccezione. 

I tutor che sono davvero esperti nella loro materia, riescono anche attraverso il web e tutti gli strumenti messi a disposizione da Life Learning a trasmettere allo studente la passione e la conoscenza in un modo molto naturale e semplice. I corsi possono essere seguiti dallo Smartphone e dal tablet tranquillamente anche quando ci si trova fuori casa o fuori ufficio, e questo è uno degli aspetti più importanti perché rende l’apprendimento facilitato anche dal fatto che è possibile ripetere più volte una lezione e anche a distanza di tempo. 

Inoltre le Aziende possono ottenere dei Bonus a fondo perduto  sulla formazione. Infine per chi volesse testare i corsi, vi sono molti mini corsi offerti dagli autori gratuitamente. Ovviamente si tratta di corsi in parte limitati a singole nozioni, che non sono paragonabili ai master a pagamento. 

 

 

 

 

 

Lavoro: Che aria tira? Ecco perché il Robot non sostituirà mai l’uomo

Il mondo del lavoro è cambiato già da una vita, lo dimostrano i nuovi lavori e le professioni freelance, le forme contrattuali neonate e l’infinito sottobosco di nuove skill, specie nel campo dei social, delle comunicazioni e della tecnologia in generale. Non dimentichiamo la new economy, la sharing economy e la green economy.

A differenza di come si possa pensare, i giovani di oggi, se hanno le idee chiare e la giusta preparazione riescono a trovare la loro strada molto più di quanto riuscissero a fare i loro genitori.

Un altro luogo comune da sfatare è che il futuro sia in mano ai robot. In base ad una ricerca effettuata dal gruppo Manpower, sembrerebbe che ben l’87% delle imprese abbia pianificato di aumentare i propri dipendenti. Lo studio ha inoltre evidenziato che vi è una tendenza dei datori di lavoro a favorire le nuove competenze, attraverso l’adozione di interventi mirati (corsi di formazione e non solo). Infatti, non si parla solo di conoscenze tecniche, ma soprattutto di quelle competenze che spesso non si insegnano in un’aula. Capacità comunicative e creative saranno da oggi in poi la chiave d’ingresso nel mondo del lavoro.

Gli imprenditori intervistati hanno dichiarato che hanno tutta l’intenzione di far emergere il talento dei propri dipendenti, identificando i punti di forza e i punti deboli, per costruire insieme al lavoratore un percorso professionale che inglobi anche competenze sociali ed emotive. Oggi vi sono delle piattaforme on line che offrono formazione continua e certificata, come Life Learning

Quello che cambia insieme alle competenze e al lavoro stesso è la ricerca delle risorse umane, e il metodo per individuare le caratteristiche, le attitudini, nonché le competenze e le capacità di ogni singola risorsa. Da questo studio emerge con forza che i lavoratori di oggi e quelli del futuro non dovranno mai sentirsi minacciati dai robot. La tendenza è quella di creare una forte sinergia fra il lavoro umano (insostituibile) e quello della macchina.

Le notizie che contrastano con questa teoria (non è una teoria ma si fonda su uno studio) e che i media trasmettono riguardano singoli casi, come ad esempio la perdita del lavoro a causa della riorganizzazione dell’azienda, riduzione dei costi e trasferimento dell’impresa in paesi nei quali il costo del lavoro è inferiore. I Robot prenderanno il posto dell’uomo? Sono anni che ci si interroga su questo fondamentale quesito, dimenticando molto spesso che vi sono alcune competenze che un robot non potrà mai avere, per primo il contatto umano.

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Molti sono gli economisti che hanno parlato di questo fenomeno, alcuni hanno perfino scritto molti testi e per queste loro valide disquisizioni meritano tutto il rispetto, ma bisogna guardare al mondo del lavoro, innanzitutto con rinnovata fiducia e infine analizzandolo in tutta la sua complessità. Quello che emerge da un’attenta analisi, senza approfondire tanto tematiche strettamente economiche e tecniche (troppe teorie a volte portano da un’altra parte) è che per molti lavori che si perdono a causa di una inevitabile evoluzione tecnologica, altri mestieri e professioni nascono, si sviluppano, avanzano in un’arrestabile ascesa attuando il “cambiamento” che fiumi di articoli e libri profetizzano da anni.

Il lavoro ripetitivo, quello di un operaio o di un cassiere, per il quale non sono necessarie altre competenze oltre a quelle di imbustare e spingere tasti sulla cassa,  ha sicuramente un alto rischio di essere sostituito da una macchina.

L’intelligenza umana, la creatività e la passione, il sentimento, la capacità di potersi relazionare con i clienti,invece sono tutte competenze irripetibili perfino per un robot. In qualsiasi tipo di impiego, anche il più noioso e ripetitivo è necessario ricercare il valore aggiunto e trovarlo ad ogni costo. Bisogna affiancare alle conoscenze pratiche e tecniche quel sapore di  naturale e creativo, di unico che può avere solo un essere umano.

Negli ultimi anni, molti imprenditori in particolar modo stranieri e con una forma mentis molto allargata e “visionaria” hanno attuato uno modello di lavoro basato sempre di più sul fattore umano, inteso come miglioramento delle condizioni all’interno dell’azienda dei lavoratori. Sono nati nei luoghi di lavoro asili nido per le neo mamme, palestre e ore di ricreazione e di socializzazione; sempre più attenzione è rivolta alle persone anche attraverso corsi o workshop che valorizzino il fattore umano, l’unica risorsa che ci farà vincere qualsiasi sfida. Non bisogna andare troppo lontano per trovare imprenditori che hanno questo tipo di mentalità, a volte nemmeno nel presente o nel futuro, anche in Italia vi sono stati imprenditori che hanno cercato di migliorare le condizioni di lavori dei propri dipendenti, in un passato nemmeno troppo recente e a dispetto dei tanti luoghi comuni e pregiudizi di cui la nostra società è piena zeppa.

 

L’unica piattaforma on line per noleggiare migliaia di oggetti

E’ la nuova frontiera della tecnologia, per avere prezzi scontati in caso di acquisto e noleggiare i prodotti direttamente dai brand. Una forma di sharing economy che permette di risparmiare ed evitare che prodotti costosi possano finire dimenticati nello sgabuzzino dopo pochi utilizzi.

Si chiama Paladin 2, la start up innovativa nata nel 2017 che ha fatto del noleggio di oggetti di medio valore un vero business. La società ha lanciato da poco una nuova raccolta fondi per il nuovo servizio Try&Buy.

Paladin 2 rappresenta un’opportunità per chi necessita di prodotti per un tempo limitato o per coloro che non possono permettersi di comprarli. Le opportunità vi sono anche per i piccoli risparmiatori e investitori che attraverso il Crowdfunding possono contare su un ottimo investimento che potrebbe superare il 6%, un ottimo risultato in tempi di crisi come quello attuale. Il tema degli investimenti è uno degli argomenti più ricercati sui motori di ricerca, perché in molti si chiedono in che cosa si può investire senza avere brutte sorprese.

Il Crowdfunding e la sharing economy oggi rappresentano le maggiori novità che in qualche modo rompono con gli schemi del passato, per creare qualcosa di nuovo.

Ecco in cosa consiste e come è possibile aderire al Crowdfunding

Dopo la scorsa campagna di equity crowdfunding, in cui sono stati raccolti oltre € 95.000 da 60 investitori, la società è pronta per proseguire il suo percorso di crescita. Inizialmente focalizzata sul noleggio tra privati, Paladin ha infatti lanciato di recente il nuovo servizio Try&Buy. In pratica l’utente può noleggiare e testare prodotti, ottenendoli direttamente dalle aziende, e poi decidere se acquistarli (con prezzi scontati) o meno.

La nuova formula sharing economy sta funzionando sempre di più in tutti i campi, basti pensare al mercato delle automobili; in questo settore sono numerose, infatti le forme di condivisione, che può andare dalla condivisione di un viaggio al noleggio delle vetture vero e proprio per brevi o lunghi periodi.

Dal punto di vista delle società, che oggi sono il core business della startup, il servizio fornisce un nuovo strumento di marketing esperienziale che non potrebbero altrimenti sviluppare internamente. Con Paladin le aziende possono mantenere il focus sulle loro attività principali, ma senza perdere l’occasione di far conoscere i loro prodotti con la formula del Try&Buy, necessaria per attrarre target attuali e futuri come i Millennials.

Grazie al nuovo servizio, dal momento del lancio (luglio 2018) fino a gennaio 2019, sono state chiuse più di 60 partnership con importanti realtà, tra le quali Sony, Garmin, Moulinex, Rowenta. Entro la fine dell’anno, Paladin punta ad avere 200 brand attivi.

I modelli di consumo stanno cambiando, e bisogna rimanere al passo con i tempi. Provare per credere: gli investitori riceveranno una GIFT CARD PALADIN del valore di 50 euro.

Perché investire

La validità del progetto è già stata “certificata”. Paladin è infatti incubata da Speed MI Up, l’acceleratore fondato da Università Bocconi e Camera di Commercio di Milano (con il supporto del Comune), ed è stata selezionata tra le migliori startup italiane da Digital Magics nel 2019 e da LUISS ENLABS nel 2018.
Con il nuovo modello Try&Buy viene creata una situazione win-win tra le parti in causa (utenti e aziende).

Il contesto di mercato è favorevole. Paladin arriva nel momento giusto anticipando le necessità di un pubblico tra i 18 e 45 anni:

  • La propensione al noleggio è in crescita in ogni settore merceologico. Solo per citare alcuni esempi: Ikea, Mercedes, BMW, e Samsung
  • Avendo saturato qualsiasi canale di marketing esistente con le loro offerte, le aziende cercano nuove modalità per vendere i prodotti
  • I consumatori, soprattutto il target di età più giovane, desiderano nuove modalità per avvicinarsi a prodotti o marchi

Il potenziale del business è elevato: il mercato italiano del noleggio e dell’acquisto dei prodotti hi-tech, secondo un report dell’Università di Pavia, crescerà fino a toccare i 25 miliardi di euro entro il 2025. Nel 2019, Paladin prevede un fatturato di almeno 250 mila euro.
Paladin, inoltre, presenta diverse opportunità di EXIT e può essere un target appetibile per aziende di diversi settori: GDO, catene di distribuzione specializzate nell’Hi-tech, siti E-Commerce, brand di prodotti elettronici.

Oggi Paladin ha più di 10.000 iscritti. Un risultato ottenuto testando diversi canali marketing online e offline, compresi programmi di ambassador e volantinaggio. La continua ottimizzazione del sito web ha permesso inoltre di aumentare il tasso di iscrizioni dei visitatori dallo 0.5% di settembre all’attuale 3%.

Attualmente il numero medio di noleggi mensili si attesta a quota 100. L’obiettivo è di arrivare a 400 noleggi mensili entro dicembre 2019.

Paladin ha attivato una collaborazione con BASE Milano, una delle migliori realtà cittadine per la realizzazione di eventi. Inoltre, la startup innovativa ha chiuso accordi con TNT e Reale Mutua per aumentare la sicurezza e la velocità del servizio.

Paladin ha l’obiettivo di raccogliere un massimo di € 300.000 con la campagna online su CrowdFundMe, alla quale seguirà una raccolta off-line fino ad un massimo di € 600.000 (diversi player europei, come Business Angel e Venture Capital, hanno già contattato la startup).

Ciò che gli esperti consigliano in tutte le situazioni e le congiunture economiche è sempre di diversificare gli investimenti e ricercare nuove forme per far fruttare i risparmi. Ne consegue che come ogni tipo di attività, come anche quelle imprenditoriali vi siano sempre margini di rischi che bisogna sempre mettere in conto. Il Crowdfunding negli ultimi tempi ha avuto un grande incremento per innumerevoli ordini di ragioni.  Infine il Crowdfunding abbinato alla sharing economy ha un grandissimo potenziale.

Il capitale raccolto verrà utilizzato per:

  • Attività di marketing, al fine di promuovere il servizio in Italia e all’estero (Spagna) con l’obiettivo di arrivare a 70.000 utenti entro la fine del 2019. Saranno inoltre implementati gli Ambassador Program
  • IT e Tecnologia, per migliorare l’attuale piattaforma su mobile
  • Attività commerciale, per la quale verrà strutturato un team ad hoc

 

fonte: crowdfundme.it

Conversational commerce: impatto sulle Aziende

Da molto tempo ormai  l’utente o cliente, come lo si voglia chiamare cerca in tutti i modi un contatto diretto, cerca opinioni e magari anche un incoraggiamento prima di fare un acquisto. Anche nell’era di internet e dell’e-commerce questa voglia non è affatto cambiata. Forse sarà la nostalgia dei tempi andati, ma paradossalmente chi acquista on line vorrebbe rompere quel vetro che lo separa dal virtuale e conoscere a 360 gradi ciò che è in procinto di acquistare.

Molti siti web, ad esempio oltre a inserire nei loro cataloghi le foto degli articoli, i dettagli, misure, colore e cosi via, dedicano già da molto tempo spazio alle opinioni di chi si è già servito al loro e-commerce. Un esempio lampante è Amazon, infatti nella scheda di ogni prodotto è possibile trovare le opinioni (positive o negative) di chi, prima di noi ha comprato quel prodotto.

Il cliente cerca sempre di più un coinvolgimento emotivo, vuole che il momento dell’acquisto diventi un momento emozionante, che al di là del valore materiale diventi un’esperienza indimenticabile, che possa in qualche modo migliorare la sua vita.

Il mondo di internet non è però come i negozi fisici; i social e le tendenze cambiano continuamente, le mutazioni sono fin da sempre nel dna del web, per cui bisogna stare al passo con i tempi.  In questo scenario a fare da padrone è il social, infatti, qui si trovano informazioni in modo più immediato e diretto, tanto è vero che le pagine social offrono un canale di messaggistica istantaneo;  è possibile, infatti, comunicare in modo veloce con gli amministratori stessi della pagina. Inoltre una serie di interazioni: like, commenti e recensioni già sono un biglietto da visita di quell’azienda o prodotto e il cliente proprio consultando questi dati ha una prima idea della qualità e della convenienza che ne deriverà se sceglierà di comprare.

Mentre prima ci si recava al negozio e si parlava con la commessa o il commesso e a quest’ultimo si chiedeva consiglio, oggi tutto ciò si è trasferito sul web.

L’e-commerce è diventato il nuovo modo di fare acquisti da tanto tempo, per questo è un settore in continuo movimento; ricordiamo siti che registrano milioni di vendite ogni giorno come Amazon e E-bay.

Cos’è il Conversational commerce

Il Conversational commerce si realizza attraverso linee chat o chatbot. L’utente viene coinvolto in vere e proprie conversazioni e le opzioni sono diverse: Personal assistant, smart speaker. Il progresso va avanti e non si ferma a dispetto dei più nostalgici, i quali ripensano ai tempi passati e ai contatti umani. Purtroppo bisogna conformarsi alle nuove tecnologie e alle esigenze dei clienti in un mondo globalizzato.

Nuove opportunità di lavoro

I lavori del futuro richiedono sempre di più competenze relative al web, ai social e a questo modo di comunicare sempre più veloce e tecnologico. Gli esperti attuali come quelli del futuro dovranno essere sempre sul pezzo, nel senso che quando si parla di digitale, il cambiamento avviene fra un giorno e l’altro o addirittura può essere questione di ore. Algoritmi, nuove tendenze, nuovi modi di dire fanno parte di un mondo immenso, nel quale vi è di tutto e per restarci bisogna stare su quelle onde, cavalcarle se serve. Ogni tanto però (e questo vale per i non addetti ai lavori, i quali purtroppo devono essere costantemente sul web) può essere utile una disintossicazione dal web, un esperimento che qualcuno (forse troppo pochi) fa: spegnere tutti i dispositivi per un giorno. Molto difficile pensarlo, però può essere un esperimento per controllare quanto siamo dipendenti da smartphone, tablet e computer. Un banco di prova che potrebbe servire per valutare la nostra connessione con il mondo reale (non perché quello virtuale non esista o non faccia già parte del nostro mondo), ma solo per dimostrare a noi stessi che siamo esseri autonomi, capaci di decidere senza dispositivi elettronici e che un giorno potremmo perfino sopravvivere su un’isola deserta, naufraghi per caso e senza alcuna connessione. Le opportunità di lavoro vanno inseguite anche studiando molto e puntando sulla formazione; per chi ha poco tempo, vi sono piattaforme che offrono corsi on line molto validi, una fra queste è Life Learning, i cui corsi sono riconosciuti in 160 paesi.

Infine, sarebbe bello non dimenticare i tempi della parola, de contatto fisico, delle chiacchiere al bar dove si passavano ore in compagnia, senza consultare almeno ogni dieci minuti lo smartphone e ritrovarsi per pochi secondi altrove.

Sarebbe bello raccontare ai nativi del web, a quelli che sono nati con il telefonico in mano, come era il mondo quando ci si trovava in un solo luogo navigando nelle proprie scarpe e sotto casa.

 

Mettersi in proprio: idee, agevolazioni e prestiti

“Mettersi in proprio”, un’idea balenata nella mente di tutti almeno una volta nella vita.  Il resto o è storia oppure è ancora da inventare. C’è chi è riuscito a mettersi in proprio, creando la proprio attività e la propria impresa, chi ha fallito o non ha nemmeno tentato e chi ci sta provando.

Innanzitutto è importante analizzare le tipologie di imprenditori e futuri, presunti imprenditori, di cui sopra. Le domande sono diverse: ci vuole un’idea vincente per mettersi in proprio? E’ questione di fortuna?  Solo chi risica rosica?

Che caratteristiche deve avere un Imprenditore?

Gli imprenditori di oggi hanno una sostanziale differenza con quelli del passato. negli anni scorsi, infatti, bastava essere un buon falegname, un buon elettricista o idraulico e un buon giro di conoscenti e amici che l’impresa era bell’e fatta. Oggi l’imprenditore deve avere altro. Prima di tutto è importante avere una laurea o almeno una cultura universitaria equivalente. L’imprenditore di oggi deve conoscere le dinamiche del Marketing e le sue strategie, deve seguire corsi di aggiornamento, essere presente sui social, attraverso cui oggi i clienti amano ricercare informazioni. Sarebbe opportuno per un imprenditore seguire corsi di Marketing e anche di Social media Manager, e corsi che insegnino a pianificare e progettare l’Impresa che si andrà a creare.

Pianificare un’attività ha tre punti base:  

1) Determinare obiettivi precisi e raggiungibili; 2) redigere un progetto per conseguire gli obiettivi prefissati; 3) Monitorare costantemente gli obiettivi e i risultati raggiunti

Vi sono degli esperti che studiano la psicologia e le caratteristiche degli imprenditori di successo, come vi sono diverse correnti di pensiero; in generale ciò che non deve mancare ad un imprenditore per avere successo  sono:

Passione per la propria attività; lavoriamo anche di notte o nei week end pur di conseguire un obiettivo. Non deve essere sempre così, perché la vita va anche vissuta, ma ciò indica che la passione spesso non ci fa sentire la fatica e i sacrifici.

Coraggio; in modo costante un imprenditore prende decisioni, cambia rotta se si accorge che quella di prima era fallimentare, sperimenta, cerca, si butta insommain giochi anche a volte rischiosi.

Intraprendenza; chi ha la stoffa dell’imprenditore non resta ad aspettare che le cose accadano o il posto fisso, ma prova a costruire, spesso anche dal nulla la sua attività.

Costanza; è importante provare, ma è fondamentale non mollare; quasi sempre il momento propizio arriva dopo un certo numero di fallimenti. Nulla insegna più di un fallimento, per cui non bisogna averne paura, né lasciarsi scoraggiare da un fiasco.

Sognare senza perdere il contatto con l realtà, immaginare cose realizzabili e alla nostra portata.

Pianificazione, gli obiettivi devono essere un punto fermo; bisogna averli ben in mente. E’ necessario decidere cosa si vuol raggiungere ed impegnarsi al massimo per quegli obiettivi, in caso contrario si gira a vuoto.

Open mind, avere la mente aperta, fermo restando i piedi a terra e nella realtà; sperimentare e provare con cautela non guasta.

Competenza non solo per l’attività che si svolge; non bisogna avere solo le semplici conoscenze tecniche, ma conoscere i mercati e soprattutto saper capire quando cambiano, cosa vogliono i clienti. In questo possono aiutarci i social, i quali sono un ottimo termometro delle mode e degli umori delle persone. Meglio affidarsi a consulenti che conoscono bene i sociali, che li studiano e che hanno molta influenza su un ampio pubblico.

Buon umore, svegliarsi sempre con l’ottimismo aiuta a realizzare molti sogni. Non perdersi mai, lavorare con tenacia.

L’ultimo consiglio è quello di studiare sempre e formarsi continuamente, anche attraverso valide piattaforme che offrono corsi on line in tutti i settori, come Life Learning, i cui corsi sono ben strutturati e sono riconosciuti in 160 paesi.

Quando la decisione è stata presa, ci si può rivolgere al SUAP – Sportello Unicoattività produttive, il quale offre assistenza all’imprenditore in tutti i processi amministrativi con la Pubblica Amministrazione. In seguito ci si potrà affidare ad un consulente fiscale per la gestione della pratica Iva e degli adempimenti fiscali che un’azienda dovrà compiere nel corso della sua esistenza.

Mettersi in proprio: Quanto conta la strategia?

Cos’è la Strategia? è un insieme di tante piccole cose: obiettivi, target clienti, concorrenza, preparazione, differenziarsi.

Nulla si fa senza avere una strategia bene definita. Strategia vuol dire avere obiettivi e studiare i modi per poterli raggiungere. Le modalità sono tante: è bene definire un target clienti, cioè a chi vogliamo rivolgerci, a chi si rivolge la nostra attività? Studiare la concorrenza, in che modo quest’ultima si muove ed agisce, quali azioni compie, come e quando? Lo studio e la preparazione sia dal punto di vista tecnico sia strategico e infine possiamo anche scegliere un’attività comune, ciò che ci porterà al successo sarà la differenza; qual è quella marcia in più, quel tocco di originalità che ci differenzia dagli altri.

Vi sono, ad esempio imprenditori di successo che vendono milioni di magliette (articoli comuni, nessuna innovazione), con un fatturato da capogiro, solo per aver individuato uno stemma o un logo originale, che si è diffuso in modo virale arrivando a migliaia di clienti.

Mettersi in proprio idee originali

Riviste e siti on line offrono mille idee per mettersi in proprio e avviare la propria impresa; ecco le più quotate e richieste:

  • Creare un oggetto innovativo e produrlo (venderlo con e-commerce o attraverso negozi rivenditori);
  • Agenzia “Amico in affitto” (utenti trovano compagnia per serate, cene ecc.);
  • Agenzia di Visite guidate;
  • Rivendita on line di prodotti acquistati in offerta;
  • Social media Manager;
  • coltivazione canapa;
  • Asilo nido;
  • Affittacamere;
  • Produzione e vendita prodotti biologici;
  • Insalateria;
  • Riviste on line;
  • Space cleaner (riordino casa, armadi a domicilio);
  • Web radio;
  • Web Tv;
  • Consulente arreda casa

Business in proprio

 

Come redigere un Business Plan

La realizzazione di un buon Business Plan efficiente è il punto di partenza giusto, per costruire l’impresa che abbiamo in mente. Dal Business Plan si comprenderà l’idea imprenditoriale, sotto ogni punto di vista. Finanziatori ma anche eventuali futuri soci attraverso la lettura del business plan avranno ben chiara la strategia, i punti forza, le eventuali problematiche e le prospettive dell’attività vera e propria.

Un buon business plan analizza e pianifica l’attività, è un valido strumenti di comunicazione con l’esterno (finanziamenti, clienti, fornitori, banche, agenzie di servizi)

Quali sono (o dovrebbero essere) i contenuti di un Business Plan?

  1. Presentazione della società
  2. Indice dei contenuti del Business Plan
  3. Analisi dei mercati
  4. Andamenti del settore
  5. Segmenti di mercato
  6. Struttura organizzativa (soci, collaboratori ecc.)
  7. La concorrenza
  8. I Clienti
  9. Marketing e vendite
  10. Strategia di Marketing
  11. Piano Vendite
  12. Prodotti
  13. Prodotti futuri
  14. Piano si sviluppo
  15. Piano economico- finanziario (risorse occorrenti ecc.)

 

Per semplificare ulteriormente un Business plan può essere diviso in:

  1. Introduzione
  2. Parte tecnico- operativa
  3. Parte finanziaria

Dopo aver stilato un business plan valido si è già a metà dell’opera.

 

 

 

 

 

Ecobonus e Sisma bonus: come ottenerli grazie a Naca

Riqualifichiamo Insieme Tour, a Sorrento un incontro incentrato sui focus sui finanziamenti ai condomini

La seconda giornata del Riqualifichiamo insieme tour by Naca, ospite il 7 luglio dell’Hotel Michelangelo di Sorrento, si concentrerà su come ottenere i finanziamenti statali messi a disposizione dalla Legge di stabilità per la ristrutturazione e riqualificazione dei condomini, in particolare si parlerà di Ecobonus e Sisma Bonus.
Il primo incentiva qualsiasi lavoro volto a creare risparmio energetico e minore dispersione di calore, mentre il secondo agevola tutte le spese necessarie alla valutazione e alla messa in sicurezza di immobili collocati in zone ad alto e medio rischio sismico.
“Parlare di finanziamenti ai condomini ed in particolare di Ecobonus e Sisma Bonus è fondamentale “ – dice Antonio Rocco, coordinatore nazionale Naca e responsabile della Formazione – “e lo è ancor di più in zone ad alto rischio sismico ed idrogeologico come la nostra penisola. Nell’incontro di Sorrento ci concentreremo appunto su questo: come coordinare la richiesta dei finanziamenti e la gestione dei lavori con le particolari normative urbanistico- paesaggistiche della zona sorrentina”.
L’ottenimento dei finanziamenti è un percorso talvolta lungo e farraginoso, per questo motivo Naca si è attivata per ottenere particolari convenzioni con l’Harley&Dickinson Finance s.r.l, che durante l’incontro saranno illustrate dalla Dott.ssa Raffaela dell’Acqua. “L’ HD è uno dei migliori arranger nel settore della riqualificazione e ristrutturazione edilizia”- ricorda Antronio Rocco- “e siamo molto orgogliosi di aver ottenuto per i nostri soci convenzioni e vantaggi particolari”.
fonte: Virginia Varsamis
amipress. Notiziabile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come fare soldi con un blog e l’affiliate marketing

Quella dei blog è una realtà che si è consolidata da molti anni e che consente a liberi professionisti di entrare nell’epoca “digitale”; sempre più spesso blog amatoriali, nati dalla passione per qualcosa diventano punto di riferimento per milioni di persone.

La reputazione sul web

Si parla tanto di influencer, di personaggi che grazie alla loro popolarità e affidabilità riescono ad avere un seguito di persone, che li prende ad esempio e ascolta i loro consigli. Internet da svariati anni ha stravolto il mondo della comunicazione e il nostro modo di pensare all’informazione. Sempre più persone, non necessariamente consumatori, desiderano conoscere e sapere, tanto che gli internauti sono diventati un po’ esperti di tutto. Come in tutte le cose però ci sono delle trappole e anche il web è pieno di rischi, si pensi alle fake news. Trovare siti o blog autorevoli è molto più difficile di quanto si pensi. Per questo motivo è anche difficile acquisire credibilità e fiducia. L’immagine è importante in tutti i settori ed oggi quest’ultima passa attraverso i social e la reputazione costruita sul web. Molti professionisti decidono di aprire pagine social o blog per comunicare con i propri clienti o assistiti, i quali trovano punti di riferimento in modo veloce e soluzioni a tempo di click.  Il blog dà la possibilità di comunicare in modo più dettagliato e preciso, tentando di dare soluzioni e approfondendo argomenti, che non potrebbero essere trattati meglio in altri contesti. Sul web per accreditarsi la fiducia degli utenti bisogna faticare e non va lasciato nulla al caso. La reputazione sul web si costruisce piano e con molta pazienza, la creazione di un blog è solo un passo, ma in base al tipo di attività che si svolge e ai risultati che si vogliono raggiungere la reputazione passa attraverso il seguito del profilo social, le interviste rilasciate e pubblicate su testate giornalistiche on line, articoli relativi a presentazioni o eventi.

Come analizzare la propria reputazione

I contenuti sono molto importanti, per cui gli articoli che scriviamo sul web, sul nostro blog,  gli interventi sui social e così via. Verificare se la reputazione gode di ottima salute basta digitare il nome e cognome nel motore di ricerca. Bisognerà, a questo punto, spulciare i risultati che il web restituisce. E’ importante visionare anche le altre pagine, perché qui si trovano notizie riportate anche da altri portali; se ad esempio abbiamo partecipato a qualche evento culturale, potremmo essere menzionati oppure si potrebbe trovare la recensione, opinione o critiche ad una nostra opera.

Avete mai provato a fare questo esperimento? fatelo e perdete almeno mezz’ora del vostro tempo, potreste avere tante sorprese. 

Cosa fa di un blog un blog di successo

Molti blogger famosi hanno aperto il loro blog quasi per gioco; e per gioco hanno iniziato a scrivere di argomenti che li appassionavano e a dare consigli utili e pratici. Vi sono molti elementi che fanno il successo di un blog. Di solito la maggior parte dei blog di successo offrono consigli utili, argomenti interessanti che possano coinvolgere i lettori. Inoltre, un blog crea una connessione, uno stato di fiducia permanente fra chi lo scrive e i suoi lettori.  Se si desidera aprire un blog è necessario scegliere un argomento che si conosce, raccogliere tante informazioni; insomma ci deve essere sempre più di un motivo per il quale qualcuno sceglie di seguirci. Il blog è un diario di bordo; in origine è questo il suo significato. Di recente molti siti web, anche gli e-commerce hanno al loro interno una sezione dedicata al blog, cioè ad articoli riguardanti argomenti inerenti i prodotti venduti dal sito. Le aziende, da tempo hanno compreso che essere su internet non è l’unica cosa importante, ciò che conta veramente è come esserci; per cui su internet si vedono sempre più siti web che diventano una sorta di blog che comunica sempre di più con il consumatore. Se si svolge una libera professione e si desidera aprire un blog è importante seguire una strategia per pubblicare i post, la periodicità, gli argomenti e così via.

Come funziona l’affiliate marketing?

Vi sono molti blogger che fanno fior fior di quattrini scrivendo sul loro blog. Quali sono le strade per guadagnare con un blog? Una risposta definitiva e sicura non esiste. In realtà è consigliabile in prima battuta iniziare a scrivere un blog periodicamente e in modo professionale senza dare troppo peso al guadagno. L’arte di scrivere è un’attività che va fatta con passione e anche competenza per offrire servizi di qualità; perché chi scrive un blog offre un servizio ai lettori. Si tratterà di conoscenza, curiosità, consigli e altro. Ciò che conta è puntare sull’originalità e sulla competenza, il resto verrà dopo.

Si può guadagnare con un blog nei seguenti modi:

  • Affiliazione Adsense;
  • Affiliazioni varie;
  • Vendita post;
  • Inserimento banner;
  • Infoprodotti;
  • Vendita servizi;
  • Diventando influencer marketing

Vediamo nello specifico come si può monetizzare scrivendo un blog. Il programma Adsense prevede l’inserimento automatico all’interno del blog di pubblicità (il blogger guadagna ogni volta che la pubblicità viene visualizzata oppure quando un utente clicca sul banner); con questo tipo di affiliazione è necessario che il blog abbia migliaia o milioni di visualizzazioni, perché queste ultime sono pagate a pochi centesimi. Inoltre, vi sono dei programmi di affiliazione (affiliate marketing) che prevedono l’inserimento di un banner all’interno del blog e una percentuale sulle vendite dagli accessi derivanti dal blog.  Molti blogger decidono di vendere infoprodotti, vale a dire e-book, vendere corsi on line. All’interno di un articolo si può decidere di inserire link che rimandano ad un sito e-commerce e guadagnare sulle vendite.

Chi conosce argomenti in modo molto approfondito, può realizzare infoprodotti (ebook, corsi on line, prodotti digitali) e venderli sul blog. Per questo servizio serve molta competenza ed esperienza

Quando un blog raggiunge un notevole successo e riesce a diventare un punto di riferimento per milioni di persone, molte aziende contattano direttamente il blogger per offrirgli un lavoro come influencer marketing; questa figura attraverso il suo blog influenza e dirige gli utenti verso l’acquisto di prodotti. In generale un blog vive e guadagna attraverso diverse azioni combinate fra loro; l’autorevolezza, la competenza e la professionalità possono generare collaborazioni con uno o più brand.

La vendita di post consiste nella redazione di articoli che parlano di un’azienda o di un prodotto, in modo da dare informazioni molto dettagliate (anche soluzioni pratiche) e allo stesso tempo eseguendo una quasi imparziale promozione. Molte aziende pagano per far scrivere e far pubblicare post che parlano della loro attività.

In tutti i campi, la formazione continua per accrescere le proprie competenze è fondamentale. Vi sono molte piattaforme che offrono corsi on line validi, una di queste è Life Learning

I corsi Life Learning sono accreditati e riconosciuti in 160 paesi; inoltre sono realizzati con un’ottima metodologia di apprendimento on line.

 

Autopubblicare un libro con Youcanprint come funziona

Autopubblicazione –  in alcuni casi ha generato grandi successi portando alla luce veri talenti. Vi sono moltissime piattaforme e modalità per autopubblicare un libro, oggi mettiamo sotto la lente di ingrandimento una delle più utilizzate dagli autori esordienti e no.

Il selfpublishing ossia l’autopubblicazione di un libro senza editore è una pratica molto diffusa negli ultimi tempi.  A dare una spinta in questo senso è stato sicuramente l’avvento di internet.

Tradizionalmente un autore che scrive un libro si affida ad un editore che cura la stampa, la diffusione, la promozione, la vendita e si occupa di tutte le funzioni che porteranno il libro al successo. Con l’autopubblicazione tutto cambia; l’autore diventa anche editore e si occupa in prima persona dell’impaginazione, dell’editing e della promozione del suo libro.

Come ogni fenomeno partorito dalla tecnologia e da internet l’autopubblicazione è un’opportunità; è l’occasione per poter emergere in un mondo, quello dell’editoria, sempre più irto di ostacoli. Pubblicando un libro si avrà l’occasione di farsi conoscere e far conoscere il proprio talento; ma c’è di più. Sono più numerosi i flop che i casi di successo. Troppo spesso personaggi noti che non hanno nulla a che fare con il mondo della letteratura scrivono un libro o meglio lo pubblicano. In buona parte dei casi (purtroppo) i libri di successo sono pubblicati da personaggi noti al pubblico; in quel caso il libro diventa un best seller, ma resta il dubbio se il successo sia stato generato dalla notorietà. Il mondo dell’editoria è talmente complesso che vi sono degli aspetti e lati spesso anche oscuri. Un altro fenomeno, ad esempio, è quello degli scrittori ombra, ossia Ghost writers, che scrivono per conto terzi: discorsi per politici, attori, articoli di giornale e anche libri. Alcuni bravi riescono anche a vivere e guadagnare bene per questa attività, ma sempre restando nell’ombra, senza gloria. Potrebbe trattarsi di uno stile di vita oppure considerare lo scrittore ombra un lavoro come un altro. Molti potrebbero criticare questa scelta di vita, perché idee, pensieri e frasi, in questo caso, non sono mai attribuibili al vero autore (un brutto gioco per certi versi), mentre magari quei concetti verrebbero ascritti a chi non riuscirebbe nemmeno lontanamente a concepire tali concetti. Apparenza?Fatto sta che potremmo trovarci a leggere pagine interessantissime, senza conoscere il vero volto di chi le ha scritte.

pubblica libro autonomamente

Passiamo a chi invece sgomita e suda per un posto nel mondo “dell’editoria”, a chi lotta per vedere un sogno realizzato, a chi non ha paura di dare voce e volto alle sue parole: il popolo dei selfpublisher o aspiranti autori.

Youcanprint

Youcanprint è nata nel 2007 e prevede varie forme di pubblicazione: cartaceo, digitale, audiolibro. La distribuzione dei libri arriva in tutto il mondo e attraverso la piattaforma è possibile usufruire di diversi servizi fra cui Print on Demand, ebook, Self-publishing, servizi editoriali aggiuntivi (lettura e analisi, correzione bozze, traduzione, impaginazione professionale), distribuzione, marketing.

Come pubblicare con Youcanprint

Attraverso la piattaforma è possibile calcolare gratuitamente un preventivo, successivamente allegare il file da stampare, firmare il contratto ed infine effettuare il pagamento. Vi è la possibilità di pubblicare anche solo acquistando una sola copia del libro, trattandosi di pubblicazione on demand: i libri, infatti, verranno stampati al momento della richiesta d’acquisto da parte dei lettori. Youcanprint è una piattaforma di autopubblicazione che offre anche altri tipi di servizi a pagamento: correzione bozze, editing ecc. Se un autore si affaccia sul mondo dell’editoria senza strumenti adeguati, rischia un flop, perché si tratta di un mondo spietato e dove ci è una grandissima concorrenza. Prima di pensare ad autopubblicare un libro è di fondamentale importanza valutare tante strade ed inoltre servirsi di correzione bozze ed editing professionale.

Youcanprint mette a disposizione diversi sistemi per promuovere un libro, come il Co-Marketing, cioè l’invio di volantini pubblicitari all’interno dei pacchi inviati ai clienti.

Un servizio simile è offerto da Amazon; infatti, il principale sito web del selfpublishing offre la possibilità di pubblicare e-book, che possono in seguito essere trasformati in libri cartacei.

Youcanprint: i guadagni per l’autore

L’autore guadagna il 30% sulla copia cartacea del suo libro e il 70% per il formato ebook venduti sullo store Youcanprint, mentre guadagnerà rispettivamente il 20% (cartaceo) e il 50% (ebook) sulle copie vendute nel network Youcanprint (librerie fisiche e store on line es. Amazon).

 

 

 

 

 

 

 

 

Home Restaurant Hotel lancia il franchising 4.0

Il cuoco-imprenditore Gaetano Campolo, forte delle esperienze realizzate fra Firenze e Reggio Calabria, ha ideato un corso di formazione per l’ultima frontiera della share economy. “Ma servirebbe una legge per sostenere il settore, che rappresenta un’opportunità per il turismo e per il Sud Italia”

Creare un vero e proprio ristorante in casa, sposando il concetto dell’home sharing con quello del social eating e trasformando quella che può essere un’attività saltuaria in una regolare. È questa l’idea su cui il cuoco calabrese Gaetano Campolo ha lavorato negli ultimi anni: ora, forte del successo e delle esperienze maturate fra Firenze e Reggio Calabria, la sua società, Home Restaurant Hotel, è pronta per un passo avanti, con il lancio di un sistema di franchising 4.0 che diffonda questo modello in tutta Italia.

“La nostra idea – spiega Campoloè di incentivare la nascita di nuove opportunità lavorative che permettano di sfruttare i principi della share economy. Con il franchising puntiamo a formare le persone perché possano inserirsi in un settore in fermento: il nostro è un paese con un patrimonio storico e turistico unico al mondo, ricco di biodiversità e di tantissime tradizioni regionali, anche culinarie, che spesso nemmeno noi italiani conosciamo. Far sviluppare il settore dell’ospitalità diffusa rappresenterebbe la possibilità di mettere a frutto questa ricchezza e di creare dei posti di lavoro anche nelle zone più in difficoltà da questo punto di vista, come il Sud Italia”.

Con il franchising, Home Restaurant Hotel offrirà, a 1.500 euro, 3 anni di abbonamento premium gratuito alla piattaforma e un corso in tre giorniin cui saranno spiegati tutti gli aspetti relativi al settore, dalla documentazione necessaria a come lavorare sul marchio per farlo rendere al meglio, creando una struttura di successo. “Gli home restaurant che ho creato a Firenze e Reggio Calabria hanno raccolto, e stanno continuando a raccogliere, il gradimento dei turisti di tutto il mondo, a partire da quelli italiani. È proprio partendo da queste case history che ho sviluppato l’idea del franchising, così da fornire a chi volesse seguire questa strada tutte le informazioni e le conoscenze che io ho dovuto scoprire in prima persona”, aggiunge Campolo.

“In Italia, purtroppo, c’è ancora una scarsa coscienza delle opportunità che la share economy può offrire e spesso il settore viene male identificato, anche dal ceto politico”, continua il cuoco-imprenditore calabrese. “C’è chi pensa si tratti di un fenomeno low cost o addirittura a costo zero, mentre in realtà si tratta di dare alle persone la possibilità di sfruttare risorse che già hanno a disposizione o che non vengono al momento utilizzate per creare qualcosa di nuovo e magari scoprire di avere il talento e la passione per lavori che nemmeno loro credevano di saper fare. In molte parti del nostro Paese, poi, l’offerta turistica non è all’altezza di quanto ambiente e storia avrebbero da offrire: chi meglio dei cittadini di quelle aree può diventare ambasciatore del suo territorio?”.

Il franchising, in ogni caso, non è l’unico modo di lavorare con Home Restaurant Hotel: rimarrà sempre possibile infatti sfruttare la piattaforma per pubblicare i propri annunci. “Con la nostra proposta, tuttavia, siamo convinti di riuscire a raggiungere persone di qualsiasi età e che adesso magari lavorano in altri settori, ma che cercano un modo per reinventarsi, sfruttando quelle che possono essere le loro passioni, come quella per la cucina, sempre più diffusa”. 

Purtroppo, ricorda Campolo, durante la scorsa legislatura il Parlamento“ha fatto di tutto per distruggere questa possibilità”, con un provvedimento che era stato votato alla Camera e che poneva diversi limiti allo sviluppo di queste attività.“Per fortuna, prima che il Senato potesse approvare definitivamente la legge, un intervento dell’Antitrust ha sollevato diversi punti a favore del mondo degli home restaurant”. L’aspettativa è che adesso i vari ministeri competenti, dallo Sviluppo Economico al Turismo, possano “lavorare in sinergia, confrontandosi con gli imprenditori che sono già in campo, per far crescere un comparto che può fare molto per turismo e Made in Italy”. Anche perché, rimarca il cuoco, altri Paesi europei stanno sostenendo le loro società che operano nel settore: un esempio è la francese Vizeat, che ha comprato l’americana EatWith.

“Con il consigliere regionale calabrese Alessandro Nicolò siamo lavorando per presentare una legge a livello regionale, dopo che lo scorso marzo Home Restaurant Hotel ha presentato al Consiglio regionale il primo vademecum operativo del settore. La speranza è che, una volta approvato questo provvedimento, possa essere d’ispirazione per una normativa nazionale che favorisca il settore, invece di penalizzarlo inutilmente”.

fonte: homerestauranthotel

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