Come diventare consulente

Il mondo del lavoro e quello di internet offrono un ventaglio infinito di possibilità per emergere e trovare la propria strada. Il segreto principale per avere successo è quello di coltivare i propri interessi in modo continuo e amare ciò che si fa. Un vecchio proverbio diceva: Impara l’arte e mettila a parte.

Molte persone hanno intrapreso la loro attività casualmente, e nel tempo la passione per qualcosa le ha portate a diventare punti di riferimento per altri, Guru, Influencer, Influcer o semplicemente (per dirla alla vecchia maniera) consulenti.

Di cosa possiamo diventare consulenti, se non di quello che ci appassiona e che amiamo; d’altra parte vi abbiamo dedicato gran parte del nostro tempo. Un argomento che ci piace, per il quale nutriamo un certo interesse, senza volerlo può diventare il nostro lavoro, possiamo diventare consulenti, sfruttando il nostro Know how. Molto spesso abbiamo delle competenze specifiche e non sappiamo nemmeno di averle, fino a quando non ne prendiamo consapevolezza. Quello è il momento di sfruttarle.

Il campo d’azione: come agire?

Quando si delinea il nostro campo d’azione, cioè il nostro interesse per un determinato settore non resta altro che mettere a punto un piano marketing, come per qualsiasi altra attività commerciale. Qualsiasi sia la nostra passione, senza rendercene conto abbiamo letto quell’argomento su internet oppure acquistando qualche libro. Il nostro interesse è diventato conoscenza quando abbiamo effettuato delle azioni, quando ci siamo confrontati con altri che condividono la nostra stessa passione. Senza volerlo e soprattutto senza saperlo abbiamo sviluppato un Know how, che oggi ci permetterà di diventare consulenti. Uno dei principali segreti è quello di studiare sempre.

Internet offre tante possibilità; bisognerà individuare gli strumenti adatti per poter dispensare consigli e diventare in breve punto di riferimento per quella competenza. Gli strumenti più comuni per diffondere il nostro sapere possono essere un blog, una pagina social e altri canali, anche di direct marketing (radio, giornali, Tv).

In quest’ultimo caso possiamo chiedere di intervenire in qualche trasmissione radio o in Tv, gestire una rubrica su un giornale cartaceo o anche on line.

Per diventare consulenti, bisogna stare sempre sul pezzo, cioè essere sempre aggiornati sulle novità, inoltre studiare, per cui leggere molto e infine seguire anche qualche corso (ne esistono tanti anche on line, che prevedono il rilascio di attestazioni e metodi di insegnamento interattivi di assoluta efficacia) – Piattaforma corsi on line

 

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Cosa possiamo diventare?  Le idee non mancano

Vi sono persone che hanno una forte attitudine con tutto ciò che riguarda internet e i social, per cui si possono dare consigli su come aprire una pagina social oppure su come registrarsi su Amazon e e-bay. Molte persone esperte dei marketplace sono diventati assistenti e-bay o alle vendite. Tale skill può trovare molta richiesta sia fra le aziende sia fra i privati, infatti molti e-commerce da tanto tempo rivolgono la loro attenzione ai marketplace come Amazon, e-bay e siti di annunci in generale e sono alla continua ricerca di consulenti che sappiano gestire con successo le vendite e gli annunci su questi portali.

Fra la schiera di consulenti vi sono persone che aiutano gli altri con gli acquisti on line, a gestire i social, nell’utilizzo del computer (programmi, configurazioni ecc.).

Qualsiasi attitudine è buona per sviluppare un vero e proprio programma di consulenza; basti pensare a chi ama arredare la casa, alla riorganizzazione domestica (cambi stagione, gestione lavanderia, catalogazione documenti e scadenze). Sembra strano ma gestire una casa e una famiglia acquisisce in breve tempo un pacchetto di conoscenze enorme, che vanno dalla gestione di piccole pratiche fiscali, di incombenze riguardanti rapporti con controlli medici e agevolazioni che si possono ottenere in merito a diverse condizioni familiari. La gestione familiare comprende la conoscenza dei mutui bancari (della loro rinegoziazione), di incombenze riguardanti i numerosi bonus che si possono ottenere relativamente alla composizione della famiglia e al reddito, il risparmio per le bollette e di tutte le faccende che riguardano i consumatori.

Per diventare un consulente a tutti gli effetti, bisogna però completare ed attuare un piccolo Marketing plan (seguendo quattro semplici step: obiettivi, strategie, strumenti, risultati). Inoltre, conseguire qualche certificazione alla fine di un percorso di studi (università, in aula oppure on line).

Curiosità e voglia di sapere

L’esperienza e la passione per qualcosa sono sempre il motore che accende la nostra curiosità e la voglia di sapere. L’obiettivo di diventare consulenti dovrà essere perseguito adottando una buona strategia, per prima cosa quindi acquisteremo qualche testo e lo studieremo; tanto materiale è presente anche su internet, ma nella maggior parte dei casi si tratta di informazioni note e spesso scontate. Se vogliamo differenziarci, possiamo acquistare qualche corso on line, ve ne sono diversi, alcuni anche gratuiti, monitorare e valutare il nostro grado di conoscenza giusto per iniziare e molti non costano tanto (variano dai 20 euro fino ad arrivare e superare i 1000 euro). E’ importante per poter scegliere sia un testo da studiare sia un corso da seguire, altrimenti l’obiettivo sarà o troppo alto o troppo basso e finiremo per abbandonare tutto il progetto.

Prendere appunti

Un buon metodo è quello di trascrivere su carta tutti gli step da compiere e procedere per gradi, senza strafare e senza affrettarsi o affannarsi; nello studio e nell’apprendimento in particolare è necessario fare tutto con calma, se si vuole assimilare e digerire bene concetti e nozioni. Non serve, infatti la confusione quando dobbiamo imparare qualcosa, ma solo tempo, costanza e molta pazienza.

Per monitorare i nostri risultati è possibile trovare test gratuiti on line, oppure affidarsi a qualche conoscente o esperto con il quale confrontarsi per poter avere un’idea del grado della nostra preparazione.

La conoscenza, lo studio e l’esperienza acquisita possono trovare diverse strade avere una giusta collocazione, e anche diverse insieme. Inoltre non va sottovalutata la reputazione da creare attorno alla nostra consulenza.

Ecco i punti da sviluppare

  • Profilo social e pagina dedicata;
  • Curare una o più rubriche inerenti l’argomento di nostra competenza (cucina, computer, economia, marketplace ecc. ) da ospiti su un giornale o in radio o tv;
  • Scrivere guide (gratuite o a pagamento);
  • Preparare corsi on line (Vi sono piattaforme di formazione che permettono ai consulenti di proporre i propri corsi);
  • Mettere a punto un listino prezzi dei nostri servizi (consulenze specifiche per realizzare qualcosa, come fare a… oppure curare e organizzare qualcosa per conto del cliente, es. consulenze vendite on line: registrazione sui portali, inserimento dei prodotti su siti di annunci, gestione di Amazon, e-bay ecc.)

Verso gli Stati Uniti d’Europa: considerazioni e speranze di un corrispondente del New York Herald Tribune Syndicate nel 1962

Dobbiamo costruire una specie di Stati Uniti di Europa – Winston Churchill

L’Italia è la terza economia in Europa, settima nel mondo, seconda nel manifatturiero; negli ultimi anni l’export è cresciuto da 31 a 89 miliardi di euro. A fronte di questa realtà, ve ne è un’altra più dura: il nostro paese è penultimo per debito pubblico e per gli interessi che paga su di esso (dopo di noi solo la Grecia). Tale quadro indica solo una cosa, ovvero che tutti gli sforzi degli italiani, la loro bravura, le eccellenze e l’ineguagliabile Made in Italy vengono divorati da numeri come quelli dello spread, dei tassi di interessi e del debito pubblico che continua a salire.

Qual è la risposta a tutto questo?

È l’unica e la sola possibile: la politica. Purtroppo la nostra vita dipende da come e da chi siamo governati, da quali leggi si applicano, in che modo si gestisce la sanità, l’istruzione, il lavoro e così via. Nessuno può affermare di essere estraneo alla politica o di non interessarsi a chi ci governa. Non dimentichiamo che in Italia sono presenti risparmi e patrimoni personali di grande valore.

Selezione dal Reader’s Digest è stata una rivista fondata nel 1948, come versione italiana di quella americana Reader’s Digest. Nel primi anni la rivista italiana si limitava a tradurre articoli apparsi sul giornale statunitense, in seguito, a partire dagli anni Settanta gli articoli prodotti in Italia aumentarono notevolmente, spostando l’attenzione su una diversa area geopolitica.

Ho trovato un interessante articolo, vecchi solo di 57 anni; sulla copertina il prezzo è di 150 lire, mentre la grafica è affidata ad un acquerello di Birney Lettick.

La rivista più letta al mondo: oltre 20 milioni di copie comprate mensilmente in 13 lingue.

L’articolo in questione, scritto da un giornalista corrispondente da Washington offre un punto di vista da una prospettiva di più ampio respiro e considerando il valore e la centralità della Gran Bretagna. All’interno dello steso articolo vi è un’attenta disamina della posizione dell’Italia di Libero Lenti, Ordinario di Ecomonia Politica nell’Università di Pavia

Cosa pensavano giornalisti e opinionisti nel 1962 dell’Europa?

Ecco l’articolo apparso sul numero di febbraio 1962 della rivista Selezione dal Reader’s Digest di Roscoe Drummond – Corrispondente da Washington del New York Tribune Syndicate

Passo passo, le nazioni dell’Europa Occidentale stanno creando una forza che i comunisti non possono fermare: il formidabile potere dell’unità economica

Mentre il quadro del prossimo avvenire non è ancora perfettamente a fuoco l’Occidente sta per condurre in porto una vasta e galvanizzante iniziativa capace di mutare il volto stesso della guerra fredda. Non alludo a una nuova alleanza militare destinata a vincere la guerra. Alludo a una nuova alleanza economica e politica capace di vincere la pace.

Oso predire che entro questo decennio assisteremo alla nascita degli Stati Uniti d’Europa come una comunità coerente e funzionante, il cui reddito nazionale lordo sarà probabilmente superiore a quello degli Stati Uniti.

Insieme con gli Stati Uniti la nuova alleanza dimostrerà tanto chiaramente il vigore dell’iniziativa privata, del libero mercato, dell’economia a favore del consumatore che il comunismo apparirà a un numero sempre maggiore di persone una cosa superata.

E’ questo un pio desiderio? Non credo. C’è una solida realtà di fatto a confortare questo giudizio. Ci siamo fissati talmente sulle crisi create dai comunisti – dal Vietnam a Berlino – che non abbiamo seguito l’andamento positivo degli avvenimenti svoltisi sotto i nostri occhi. Il fatto è che il fiorente Mercato Comune Europeo porta sempre più vicina l’unificazione politica d’Europa. Questa zona di scambi internazionali – che abbraccia l’Italia, la Francia, la Germania Occidentale, l’Olanda, il Belgio e il Lussemburgo in un’unione economica con 170 milioni di consumatori – si è dimostrata un successo economico che ha superato tutte le speranze dei suoi fondatori. L’autunno scorso il governo inglese, con una decisione rivoluzionaria, ha chiesto d’unirsi ai sei Paesi del MEC, benché ciò obblighi l’Inghilterra a modificare i suoi vincoli con il Commonwealth, ad abbandonare il suo storico isolamento dal continente, e a menomare parte della sua sovranità. La Norvegia, la Danimarca e l’Irlanda, ne seguiranno quasi certamente l’esempio. Nascerà così una Federazione Economica Europea di dieci nazioni con 250 milioni d’abitanti i cui prodotti industriali e agricoli e la cui mano d’opera potranno presto circolare liberamente tra un Paese e l’altro, proprio come negli Stati Uniti possono circolare liberamente tra uno Stato e l’altro.

Questi fatti possono cambiare volto alla guerra fredda. Con la partecipazione inglese il MEC può condividere con gli Stati Uniti la leadership del Mondo libero. Una tale associazione può costituire un concentramento di forze politiche ed economiche che i comunisti non possono eguagliare in questo secolo…e forse mai.

Sia gl’Inglesi sia gli uomini del Cremlino sanno bene che si sta per giungere a una svolta memorabile. Il Primo Ministro Harold MacMilan lo disse implicitamente quando lo scorso luglio dette l’annunzio alla Camera dei Comuni. Alla vigilia dei necessari negoziati, non volle suscitare inutili controversie o premature speranze. Ma Desmond Donnelly, uno dei maggiori intellettuali del Partito Laburista, non esitò a esprimere con queste parole il più vasto significato dell’avvenimento: <<La dichiarazione del Primo Ministro indica chiaramente che la frontiera dell’Inghilterra non è a Dover, ma alla Porta di Brandeburgo>>.

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Anche Kruscev lo sapeva. Immediatamente egli bollò la decisione presa dall’Inghilterra come una <<capitolazione>> alle avide forze economiche della <<city>>, sperando in tal modo di dividere l’opinione pubblica inglese e di suscitare in Parlamento un’opposizione sufficiente a far annullare la decisione del governo.

Il capo sovietico si rende conto che quanto un Mercato Comune di dieci nazioni potrà fare nell’interesse reciproco, sarà una remora  molto maggiore alle mire sovietiche di qualsiasi cosa che queste o altre nazioni potrebbero fare contro l’Unione Sovietica. Ecco perché il Mercato Comune è un’arma così potente nella guerra fredda. Non è un’alleanza militare e quindi non può essere combattuto con efficacia: proprio come il Piano Marshall non poté essere combattuto efficacemente dai Sovietici. Kruscev ne è infuriato e allarmato perché vede il Mercato Comune fare passi da gigante, mentre egli non può far nulla per opporvisi.

Quali sono i risultati positivi conseguiti dal MEC da quando, nel 1958, le sei nazioni lo istituirono?

In questi quattro brevi anni, tutti i Paesi che ne fanno parte hanno raggiunto un sostenuto ritmo di sviluppo economico come non si era mai sperimentato nella storia d’Europa. Lavoratori e imprenditori, industria e maestranze, consumatori e produttori partecipano a una ripresa economica e a una prosperità più rapida e più continua che in qualsiasi altra parte del mondo.

Nel 1960 il reddito nazionale lordo della Comunità Europea è salito del sette per cento rispetto al 1959, in termini reali, e del cinque per cento nel 1961. La produzione industriale è aumentata del 12 per cento nel 1960 e del 25 per cento in tre anni.

Grazie a questo dinamico sviluppo, il MEC ha potuto ridurre molto più rapidamente di quanto era stato stabilito le tariffe doganali e le altre barriere commerciali nell’ambito delle sei nazioni. Alla fine del 1961 tutti i contingentamenti sugli scambi dei prodotti industriali tra i sei Paesi sono stati aboliti: otto anni prima del previsto. L’aver aperto le frontiere alla concorrenza ha apportato benefici molto maggiori di quanto i più ardenti sostenitori del piano credessero possibile. Da principio, i dirigenti industriali dell’Europa Occidentale erano per lo più ostili o scettici riguardo al MEC. Ma ora gli Europei dalla mentalità monopolistica hanno capovolto quasi del tutto il loro atteggiamento. Si accorgono che i vantaggi di produrre per un mercato competitivo di 170.000.000 di consumatori sono molto maggiori di quelli  di cui abbiano mai goduto negli anni prebellici. Lo dimostra il fatto che gl’imprenditori tendono sempre più a predisporre lo sviluppo produttivo e le reti di distribuzione sul piano d’un Mercato Comune in piena attuazione.

Negli ultimi cinque anni l’Inghilterra che deve vendere all’estero per poter comprare all’estero, ha visto la sua quota delle esportazioni mondiali scendere del quattro per cento mentre la quota dei Paesi del MEC saliva del 20 per cento. Ecco perché il governo inglese ha ora preso la penosa ma memorabile decisione di entrare a far parte del MEC.

Winston Churchill, nel suo famoso discorso pronunciato a Zurigo nel settembre 1946, quando soltanto pochissimi riuscivano a vedere oltre le rovine e l’impoverimento della guerra, disse:

<<Su vasti territori, una moltitudine tremante di creature umane tormentate, affamate, sgomente e logorate dalle sofferenze, guardano a bocca aperta le loro città e le loro case in rovina, e scrutano il fosco orizzonte temendo di scorgervi l’avvicinarsi d’un nuovo pericolo. Tra i vincitori c’è una babele di voci discordi, tra i vinti l’ostile silenzio della disperazione. Eppure ci sarebbe un rimedio che trasformerebbe come per miracolo tutta la scena. Si tratta di ricreare la famiglia europea, o quanto di essa potremo ricreare, e di darle una struttura che le permetta di vivere in pace, nella sicurezza e nella libertà. Dobbiamo costruire una specie di Stati Uniti di Europa.>>

E’ quello che ora si sta facendo. Anche oggi c’è un punto in cui la crescente Comunità Europea può svolgere immediatamente un’azione decisiva per mettere un fermo alle ambizioni sovietiche. Il punto è la Germania. La mira di Kruscev non è soltanto di neutralizzare Berlino. La sua mira più vasta è di staccare tutta la Germania dall’Occidente e di ridurre all’impotenza la NATO. Annettendo Berlino Est alla Germania Orientale e annettendo la Germania Orientale al suo impero satellite, il Cremlino ha precluso tutte le speranze di unificazione tedesca. Kruscev adesso può dire a Bonn: <<Avete riposto male la vostra fiducia negli alleati occidentali: non possono darvi una nazione unita. Soltanto noi possiamo darvi una Germania unita.>>

Un’Europa Occidentale economicamente e politicamente disunita farebbe venire senza dubbio a molti Tedeschi la tentazione di abboccare all’amo sovietico, con conseguenze gravissime per l’intera posizione dell’Occidente. Un’Europa Occidentale economicamente e politicamente unita, come sta ora diventando, farebbe apparire l’offerta di Kruscev una cosa squallida e senza attrattiva.

Ma c’è dell’altro da fare. La domanda pressante è: e poi?

Gli Stati Uniti non mancheranno certo di fare la loro parte per favorire l’enorme impulso della crescente Comunità Europea. Si servono già della nuova organizzazione economica atlantica, l’Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione economica, di cui ora fanno parte unitamente al Canadà e alle nazioni europee. Questo dimostra che sono consapevoli dell’interdipendenza tra Europa e Nord America.

Quel che adesso occorre è che gli Stati Uniti facciano ogni sforzo perché la Comunità Europea-Britannica diventi una Comunità Atlantica. (Brexit!!!!!!!)

E’ ora che si preparino a fare questo passo.

Il padre dell’odierna Europa unita, Jean Monnet, ora presidente del comitato d’Azione per gli Stati Uniti d’Europa, ha detto in proposito: <<Come nei primi tempi gli Stati Uniti giudicarono necessario unirsi, nello stesso modo in cui l?Europa si va oggi unendo, così l’Occidente deve andare verso un concerto atlantico di nazioni. Ciò non è fine a se stesso. E’ un incamminarsi sulla via di quel mondo più ordinato che dobbiamo creare per salvarci dalla distruzione.>>

Nella sua fase attuale di sviluppo, la Comunità Europea-Britannica potrà arrestare il corso sfavorevole della guerra fredda. Una Comunità Atlantica che abbracci l’Europa, gli Stati Uniti e il Canadà potrà invertire quel corso sfavorevole, creando un predominio compatto e permanente, una forza dinamica che per altre nazioni sarebbe irresistibile.

Dropshipping: cos’è e come funziona

Dropshipping : cos’è e come funziona

Il dropshipping è un sistema di vendita on-line che si svolge in tre fasi principali:
1. un sito di e-commerce vende prodotti che non ha e acquista da un altro fornitore / produttore,
2. una volta che l’ ordine del cliente arriva, il venditore a sua volta richiede il prodotto al proprio fornitore,
3. il fornitore invia la merce direttamente al cliente apponendo al prodotto l’ etichetta del venditore.

Il rivenditore svolge unicamente il ruolo di intermediario tra cliente e fornitore: paga l’acquisto del prodotto al fornitore e una commissione per la gestione del magazzino e della logistica. E’ l’e-venditore a determinare e scegliere il prezzo di vendita e i propri margini di guadagno che nel dropshipping variano in media tra il 20 e il 50%.

Dropshipping : quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi

I principianti dell’e-commerce sono agevolati, il dropshipping è il modo perfetto per iniziare la propria attività senza dover acquistare in anticipo la merce. Il modello di vendita è vantaggioso per mancanza di investimenti e di necessità di finanziamento ed eccelle per la rapidità: per avviare una nuova attività sono spesso sufficienti pochi giorni.

Il dropshipping semplifica il business, non ci si dovrà, infatti occupare di inventario, imballaggio, smistamento o consegna, tutto è a carico dei fornitori che mettono a disposizione anche un ricco catalogo di prodotti a prezzi convenienti.

Una volta che il sito web è funzionale, l’e-marketing e la gestione degli ordini saranno le uniche attività da svolgere. Come affermato in precedenza, per qualsiasi attività, compreso il dropshipping, sarà di fondamentale importanza redigere un piano marketing, con un’attenta analisi di mercato e fissando bene gli obiettivi da raggiungere nel breve-medio termine. L’avvio stesso del dropshipping, restituisce utili informazioni, infatti il venditore attraverso la gestione degli ordini potrà avere le idee più chiare.
Ciò consente di testare facilmente diversi prodotti per scoprire quali soddisfano i requisiti del mercato attuale e di modificare, variare e diversificare rapidamente il proprio catalogo di vendita.

Notevoli i vantaggi del dropshipping, ma quali sono gli handicap da tenere sott’occhio?

E’ difficile distinguersi dalla concorrenza: non essendoci spese di avvio attività sono molti a entrare nel dropshipping e alcuni settori sono saturi, per questo succede che si inneschi una guerra al ribasso del prezzo su un prodotto con conseguente perdita di guadagno.

Il venditore non ha controllo sul processo di elaborazione degli ordini, si deve affidare interamente allo spedizioniere per eseguire le attività in modo responsabile e mantenere standard qualitativi costantemente elevati. E’ infatti sempre il fornitore che si occupa della logistica e degli articoli da consegnare al cliente, sottraendo in buona parte anche il rapporto diretto col cliente. Quest’ultimo, però se un prodotto non rispetta l’ordine inoltra reclamo al venditore, non al fornitore, che deve essere prontamente in grado di gestire direttamente il rimborso o la sostituzione.  Per questo motivo è importante scegliere con cura fornitori seri e affidabili. Uno stratagemma efficace da applicare per ovviare a tali inconvenienti, è quello di tenere aperti e costantemente aggiornati i canali per interfacciarsi con il cliente: chat, e-mail, social, messenger, whatsapp. In questo modo, oltre ad avere un rapporto diretto con il cliente, si potrà avviare quel rapporto di fiducia, per cui “fidelizzare”.

Esperienza e prova giocano a favore

Quando si commercializzano prodotti particolari, sarà bene conoscerli, provarli per dispensare consigli utili e rispondere in modo chiaro e tempestivo alle domande dei clienti. L’elemento “fattore umano” è di importanza vitale ed oggi è ciò che maggiormente differenzia, in qualsiasi settore. Il cliente vuole essere “coccolato”, ascoltato, vuole ricevere consigli e quando comprende che dall’altra parte c’è chi si interessa a lui e alle sue esigenze, ritornerà sempre nello stesso posto per i prossimi acquisti.

D’altro canto, gli spedizionieri, per la maggior parte, appongono ai prodotti etichette personalizzate per garantire il marchio del venditore, ma raramente consentono l’imballaggio personalizzato, il pacco regalo o di aggiungere articoli promozionali agli ordini, tutti elementi che entrano in gioco negativamente nella fidelizzazione del cliente. Ma anche per questi aspetti negativi, si possono studiare soluzioni personalizzate, che saranno frutto di tempo ed esperienza sul campo. Ovviamente, resta inteso che è preferibile commercializzare prodotti che si conoscono bene, verso i quali si ha una forte propensione (o passione); il Know How è sempre un ottimo investimento. Nella fase di scelta dei prodotti da vendere attraverso la formula del dropshipping, bisognerà valutare attentamente quegli articoli che vengono utilizzati direttamente o indirettamente da anni.

Dropshipping : quali sono gli step da compiere e quali prodotti conviene vendere

In realtà a questa domanda abbiamo già risposto ampiamente nel paragrafo precedente, ma fissiamo alcuni punti fondamentali sui vari passaggi.

  1. Scegliere la giusta nicchia di mercato
    La scelta di ciò che si vende è uno dei fattori più critici, la chiave vincente è trovare prodotti o servizi innovativi. Per trovare la nicchia perfetta è necessario porsi la domanda: a chi vendere? Si deve scegliere un pubblico di destinazione e studiarlo per trovare il bisogno da soddisfare. Un buon prodotto ha poca competizione, consente un buon margine di guadagno e crea l’effetto “wow”, di sorpresa con immagini e video di presentazione.
  2. Strumenti online di ricerca prodotti
    Google Trends, JungleScout, SEOtesteronline sono tra gli strumenti più utili a reperire e scegliere prodotti ad alto potenziale nel dropshipping, consentendo di risparmiare tempo e di massimizzare le possibilità di successo. Per chi non è esperto vi sono alcuni corsi molto validi che insegnano tutto in modo semplice e funzionale.
  3. Il miglior fornitore di dropshipping
    È poi necessario effettuare una buona ricerca per essere in grado di scegliere un fornitore di fiducia, che deve soddisfare una serie di requisiti, come avere un’ampia varietà di prodotti che dispongano delle certificazioni richieste, garantire un’ adeguata disponibilità di pezzi in magazzino, oltre ad avere una buona logistica per eseguire spedizioni rapide e nei tempi richiesti. Un’altra caratteristica importante è valutare se il fornitore sia in grado di spedire in tutti i continenti, nel caso si decida in futuro di espandere il proprio mercato. In questo caso, sarà utile provare per primi i prodotti che si vorranno inserire nel proprio e-commerce, testando in questo modo anche la personalizzazione, la spedizione, i tempi e la qualità. Chi può conoscere tutte le caratteristiche (per cui consigliare), meglio di chi ha provato quel prodotto?
  4. La piattaforma di e-commerce
    Prima di creare un negozio online si deve selezionare attentamente la piattaforma da utilizzare. Ci sono grossisti dropshipping che offrono soluzioni complete, con le quali ci si deve solo preoccupare di pubblicizzare il proprio negozio online e di vendere una volta che lo si è lanciato. I più conosciuti sono Amazon, Ebay, Shopify.
  5. I mezzi di pagamento
    E’ essenziale offrire ai propri potenziali clienti i mezzi di pagamento più utilizzati: carta di credito, bonifico bancario o PayPal. Proponendo più mezzi di pagamento, si sarà in grado sia di raggiungere un maggior numero di utenti che di aumentare le possibilità di vendita.
  6. Posizionamento SEO
    Una volta creato il negozio online, è il momento di lavorare per consentire agli utenti di internet di trovare il nuovo negozio dropshipping. Il posizionamento SEO è uno degli strumenti più utili: focalizzando il contenuto del negozio sulle parole chiave si può apparire più facilmente e in miglior posizione nei principali motori di ricerca, infine ottenere traffico di qualità e iniziare a vendere. E’ un’ottima scelta affidarsi a consulenti esperti per la costruzione del sito, che curino in modo attento l’inserimento di parole chiave, come anche la scelta del nome del sito, tutti elementi di vitale importanza se si vuole essere trovati sul web. Anche in questo settore sarà possibile, se si mastica abbastanza di web, internet, google adv seguire un paio di corsi, attraverso i quali in modo graduale poter acquisire dimestichezza con tutte le azioni da compiere per essere competitivi sul web.
  7. Recensioni dei clienti
    La stragrande maggioranza degli utenti cerca il consiglio di altri utenti prima di acquistare. Il negozio online deve essere predisposto in modo che gli utenti che acquistano diventino i migliori ambasciatori del prodotto, quindi è importante utilizzare piattaforme affidabili con le quali sia facile chiedere l’opinione dei clienti dopo l’acquisto e inserire le loro recensioni, verificandole.
  8. Investimento in pubblicità
    Per iniziare un’attività di dropshipping online, è importante investire in pubblicità e già prima di iniziare a costruire un e-commerce si deve riservare una parte del budget per la pubblicità online: gli annunci su Google Ads e i social network come Facebook, Instagram o Twitter sono le chiavi per farsi conoscere dagli utenti.
    È difficile raggiungere il pubblico di destinazione quando si parte da zero, motivo per cui si consiglia di sfruttare diverse opzioni per promuovere il proprio sito web. Inoltre è impensabile non spendere qualche soldo in pubblicità; in caso contrario si resterà anonimi, pur avendo speso tante energie e lavoro.
  9. Perseveranza
    Intraprendere un’ attività di dropshipping (come tante altre) non è sempre facile, è bene essere consapevoli che prima di iniziare ad avere traffico sufficiente e a farsi conoscere possono servire anche più settimane, ma non ci si deve arrendere: la perseveranza è uno dei migliori strumenti per avere successo. Non è necessario strafare e volere tutto e subito. I risultati non sono immediati e non arriveranno mai senza fatica, per cui è importante concentrarsi su quello che si fa, e ogni giorno compiere piccoli passi, con determinazione, studio e dedizione, confidando nel proprio lavoro e nei propri sacrifici. Il metodo principale per chiarirsi le idee e riuscire ad intraprendere un’attività di successo è lo studio; in rete vi sono molte piattaforme di corsi on line, che rilasciano certificazioni riconosciute a fronte di un metodo di studio molto efficace: Ecco il link di alcuni corsi on line. 

Come reagire alla perdita del posto di lavoro

Un’amica di vecchia data mi ha chiesto di fare un articolo sulla sua azienda, illustrando le diverse attività e l’importanza che quest’ultima riveste sul territorio, intervistando lei. Lei è donna lavoratrice al meridione, e forse ciò potrebbe bastare, non ci sarebbe bisogno di altre parole, ma lei ha voluto spiegare in qualche modo la scelta di apparire in prima persona.

Ecco, la parola giusta, la chiave di tutto venuta fuori quasi casualmente Prima persona”emersa come le poche e brevi frasi che la mia amica mi ha quasi sussurrato: <<Parliamoci chiaro, qui lavori tanto e dai molto, poi tentano di offuscarti e di non farti emergere. Ciò che faccio di buono serve anche ad altri (questa si chiama collaborazione, fondamentale in qualsiasi lavoro), nel senso che è utile per raggiungere dei risultati, che in genere non sono mai merito di singoli, ma di un lavoro di tante persone. Quello che vorrei far comprendere è che se altri emergono, dietro c’è sempre altro e quindi anche il mio impegno. Non mi è mai interessato sminuire gli altri, ma vorrei puntare su me stessa e dare valore a quello che faccio per me e per gli altri>>.

Riflettendo ho capito una cosa, forse grazie anche al grande (spesso ingombrante) senso critico che segna il mio percorso di vita; sintetizzando dopo un’attenta analisi di quelle parole, credo che la mia amica abbia voluto comunicarmi una cosa importante, segno distintivo della società in cui viviamo: Tu lavori e gli altri sono bravi. 

In un articolo apparso, pochi giorni fa sul sito dell’Ansa si parla della perdita del lavoro e di come questo per molti rappresenti un trauma dal quale bisogna salvarsi assolutamente. Una percentuale abbastanza consistente di uomini e donne pensa che la perdita del lavoro sia più dolorosa della fine di una relazione. A questo proposito, gli esperti consigliano di reagire il più presto possibile, stilando una lista delle proprie competenze e raccomandano di non farsi sopraffare dalla depressione, molto frequente in questi casi. Libri di testo e siti web spiegano come trovare lavoro, ma la ricollocazione è un percorso abbastanza tortuoso. Come reagire alla perdita di lavoro? Indubbiamente, bisognerà esternare la propria rabbia e mai reprimerla, rispettare i propri tempi di recupero, acquisire consapevolezza e più di ogni altra cosa trovare motivazioni. Rialzarsi da un brutto colpo e recuperare la fiducia in se stessi è un’impresa molto ardua, che solo chi ci è passato può capire. Di motivi per reagire ce ne sono, si possono, anzi si devono trovare, inventarseli, se necessario, cercarli per far leva su di essi. Molti esperti consigliano di trovare nuovi stimoli, se necessario frequentando nuovi corsi professionali o di aggiornamento per reinserirsi nel mondo del lavoro, magari con nuove competenze.

Una considerazione, però  va fatta anche sulle diverse correnti di pensiero che vi sono non solo all’estero, ma anche in Italia, che caratterizzano il rapporto fra imprenditori e lavoratori. Negli ultimi tempi (ma anche no, se si va indietro nel tempo si trovano tanti esempi), le aziende stanno puntando su quello che si chiama fattore umano, perché hanno finalmente compreso che il benessere del lavoratore è al centro del successo di un’azienda, del risultato, dei profitti. Oltre agli asili nido nei luoghi di lavoro, per permettere alle madri lavoratrici di poter stare accanto ai figli, trovano spazio momenti ricreativi, palestre, centri di counseling, volti alla risoluzione dei conflitti interpersonali e per aumentare il benessere generale dei lavoratori. Ciò accadeva anche tanti anni fa, sintomo che il progresso non è mai un’occasione che tutti prendono al volo.

Alcune imprese preparano un pacchetto di servizi, per migliorare la vita privata dei dipendenti, introducendo orari flessibili o anticipando bisogni e necessità, che chi svolge un lavoro a tempo pieno non potrebbe soddisfare. Vi sono figure, all’interno dell’azienda che aiutano le persone a occuparsi di assistenza medica o pratiche burocratiche e così via. 

Altre statistiche mostrano come una percentuale alta, circa il 70 – 80% di lavoratori si senta demotivato sul posto di lavoro. Per contrastare questo sentimento molto diffuso, vi sarebbero il riconoscimento del lavoro, i premi di produzione e l’ apprezzamento per le attività svolte che servirebbero a rendere il lavoratore più motivato e produttivo. (Alcuni di questi rimedi sono addirittura a costo zero, come i complimenti). L’autostima è qualcosa alla quale non è possibile rinunciare, il lavoro non serve per generare profitti o per ottenere uno stipendio alla fine del mese, ma rende l’individuo indipendente e soddisfatto di se stesso, lo fa sentire utile; e questa è una sensazione vitale per tutti, è uno status irrinunciabile.

Molte aziende si preoccupano di come il lavoratore debba raggiungere il luogo di lavoro, e per questo attivano car sharing, promozioni sull’acquisto di bici e permettendo a rotazione il lavoro da casa. Qualcuno ha pensato all’alimentazione dei suoi dipendenti, a una dieta sana introducendo prodotti genuini nelle mense o con la concessione di buoni pasto. Infine, imprenditori lungimiranti hanno pensato bene di introdurre la convivialità nei luoghi di lavoro, organizzando feste legate a obiettivi raggiunti, cene o semplici incontri settimanali, per migliorare le relazioni personali e rafforzare lo spirito di gruppo. La cultura e i libri, la cucina e tanti altri aspetti della vita non sono lasciati fuori dall’occupazione principale, perché si inseriscono bene in un percorso, che appartiene al lavoratore, in quanto essere umano. 

La fotografia che esce dalle statistiche citate, dai fatti e dalla percezione della realtà lavorativa maggiormente diffusa negli ambienti sociali, assume più le sembianze di un quadro con diverse sfumature e tante verità.

Qual è il punto allora? Dov’è il problema? Ho deciso di lasciare fuori dal quadro, altre realtà troppo dure da affrontare, legate allo sfruttamento più totale e alla disintegrazione della dignità umana, come quelle esistenti soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

Allora? Perché il quadro che stiamo guardando ha tanti colori, mostra tratti offuscati e diversi scenari, panorami che si aprono e si chiudono? Preoccuparsi per gli altri non entra in nessuna voce di un bilancio, chiedere se qualcuno ha bisogno di qualcosa o offrirgli un caffè non fa parte del Business Plan; è uno stile di vita, una forma mentis. La gentilezza e il sorriso sono l’espressione più alta che un essere umano possa raggiungere, e stare bene se stanno bene gli altri è un concetto che solo poche persone comprendono veramente.

Un imprenditore che non riconosce e non apprezza un suo dipendente che problema ha mi chiederete? Crediamo davvero, che tutto il discorso legato ai complimenti, alle gratifiche, al riconoscimento e al rispetto sia semplicemente e banalmente un fattore soldi? Assolutamente no. 

Il lavoro è un solo un aspetto della vita e l’avarizia è in questi casi, la cosa più lontana dal denaro. Vi sono individui che sentono il bisogno di denigrare gli altri, per sentirsi importanti; “se l’altro è il peggio, io sono il migliore” è il loro mantra.

Essere avari di complimenti, di piccole concessioni, cercare campi di competizione insignificanti, solo per prevalere sull’altro denota una ristretta mentalità e problemi ben più gravi. Si può offendere sottilmente, pesantemente o addirittura minacciare, ma il concetto è semplice e offre una massima sintetizzata, nella frase affiorata dai ragionamenti della mia amica, la quale ha rappresentato, senza volerlo e con parole sue: Tu lavori e gli altri sono bravi. 

Per tutto il resto, la vita è qualcosa che si può sempre inventare o dipingere (o ammirare), come un quadro, in fondo nessuno è nato Picasso… ma ci possiamo impegnare!

 

 

Amazon annuncia l’apertura di un nuovo deposito di smistamento ad Arzano (NA)

Il nuovo sito aiuterà Amazon a rafforzare il servizio di consegna per clienti e venditori e creerà circa 170 posti di lavoro a tempo indeterminato nei prossimi anni.

Amazon ha annunciato oggi l’apertura di un nuovo deposito di smistamento ad Arzano, in provincia di Napoli. La nuova struttura sarà operativa nei prossimi mesi e lavorerà con diversi fornitori locali di servizi di consegna, continuando a investire nella sua rete di trasporti e in altre innovative soluzioni per espandere la propria capacità di consegna e velocizzare le spedizioni per i clienti.

Amazon Logistics sta aiutando i fornitori locali di servizi di consegna a far crescere il proprio giro di affari e aggiunge capacità e flessibilità alla rete di consegna di Amazon per soddisfare la crescente domanda dei clienti.

Nel deposito di smistamento da 13.000 mq. di Arzano, Amazon creerà circa 30 posti di lavoro a tempo indeterminato. Inoltre, i fornitori di servizi di consegna assumeranno più di 150 autisti a tempo indeterminato, che ritireranno i pacchi dal deposito di smistamento e li consegneranno ai clienti di Amazon in Campania.

Gabriele Sigismondi, responsabile di Amazon Logistics in Italia, ha dichiarato: “Siamo entusiasti di aprire un nuovo deposito di smistamento vicino Napoli, dove grazie agli oltre 20 anni di esperienza nel settore, ai progressi tecnologici e agli investimenti nelle infrastrutture saremo in grado di garantire ai nostri clienti servizi innovativi e consegne più veloci che mai”.

“Questo è il primo investimento nel Sud Italia da parte di Amazon e sono contento che sia stata scelta la Campania per la creazione di nuovi posti di lavoro. Amazon ha già una presenza importante in Italia e la sfida che ci poniamo come Governo è di rendere attrattive quelle aree del Paese che fino ad oggi sono state poco coinvolte nel processo di trasformazione digitale in atto. L’auspicio è che aziende come Amazon utilizzino le risorse del nostro Paese sia come piattaforma logistica, ma anche e soprattutto valorizzando le idee e il talento dei nostri giovani”, ha commentato così il Ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio.

L’Assessore alle attività produttive e alla ricerca scientifica della regione Campania, Antonio Marchiello, ha dichiarato: “L’Amministrazione regionale è vicina a tutte le aziende che come Amazon  stanno  prevedendo nuovi insediamenti in Campania. L’ingresso di Amazon in Campania significa nuovi posti di lavoro per i nostri giovani sia a tempo indeterminato che determinato con collaborazioni stagionali nei periodi di maggiore picco per l’azienda. E’ evidente che la scelta di Amazon, azienda primaria del settore, di individuare Arzano come nuovo deposito di smistamento è anche un riconoscimento alla Regione Campania che sta crescendo costantemente e continua ad attrarre investimenti”

Investimenti in Italia

Amazon ha investito 1 miliardo e 600 milioni di euro e creato più di 5.500 nuovi posti di lavoro in Italia dal suo arrivo nel Paese nel 2010. Il centro di distribuzione Castel San Giovanni, primo sito logistico di Amazon in Italia, è stato inaugurato nel 2011. Nel novembre 2015 Amazon ha aperto il suo centro di distribuzione urbano a Milano per servire i clienti Amazon Prime Now. Nel 2017 i centri di distribuzione di Passo Corese (RI) e Vercelli sono entrati in attività: l’azienda ha investito per i due stabilimenti rispettivamente €150 milioni e €65 milioni, con la creazione di 1.200 posti di lavoro a Passo Corese e 600 a Vercelli entro tre anni dal lancio per supportare ulteriormente il costante incremento della domanda dei clienti e gestire la rapida crescita dei prodotti disponibili sul catalogo Amazon. Nel corso degli ultimi due anni, Amazon ha inoltre aperto i centri di smistamento a Castel San Giovanni e Casirate d’Adda (BG), i depositi di smistamento situati a Brandizzo (TO), Origgio (VA), Rogoredo e Buccinasco (MI), Burago di Molgora (MB), Crespellano (BO), Calenzano (FI), Vigonza (PD), Pomezia (RI), Fiano Romano e Roma Magliana (RM).

Oltre a questi investimenti nello sviluppo della propria rete logistica in Italia, nel 2012 Amazon ha aperto il proprio centro di assistenza clienti a Cagliari e gli uffici corporate a Milano. Nel novembre del 2017 l’azienda ha spostato i propri uffici corporate in un edificio di 17.500 metri quadri nel quartiere emergente di Porta Nuova. La nuova sede corporate ospita gli attuali 400 dipendenti e fornirà all’azienda spazio sufficiente per accogliere oltre 1.100 persone. Amazon ha inoltre aperto a Torino un centro di sviluppo per la ricerca sul riconoscimento vocale e la comprensione del linguaggio naturale che supporterà la tecnologia già utilizzata per l’assistente vocale Alexa.

Amazon

Amazon è guidata da quattro principi: ossessione per il cliente piuttosto che attenzione alla concorrenza, passione per l’innovazione, impegno per un’eccellenza operativa e visione a lungo termine. Le recensioni dei clienti, lo shopping 1-Click, le raccomandazioni personalizzate, Prime, Logistica di Amazon, AWS, Kindle Direct Publishing, Kindle, i tablet Fire, Fire TV, Amazon Echo e Alexa sono alcuni dei prodotti e dei servizi introdotti da Amazon. Per ulteriori informazioni: www.amazon.com/about

Fonte: Comunciato Stampa 03/04/2019 Amazon Newsroom

Il lusso non conosce crisi economica

La crisi economica non tocca i settori si lusso, infatti chi è ricco resta ricco, anzi con la crisi economica diventa ancora più ricco.

Alta moda, gioielli, occhiali, borse di lusso e scarpe sia nei negozi fisici sia on line trovano sempre acquirenti, disposti a sborsare anche somme ingenti. Il lusso si estende anche alle barche, alle auto e a tutti gli articoli che hanno un costo spropositato, o almeno non accessibile alla classe medio bassa.

La domanda dei beni di lusso, nonostante la crescita economica mondiale abbia avuto una battuta d’arresto, continua a salire e non accenna a fermarsi. Probabilmente i beni di lusso poco obbediscono alle leggi dell’economia. Infatti, basta vendere un paio di scarpe o un gioiello molto costoso per rientrare con le spese di un intero mese o anche più.  Il commercio, in particolar modo quello di lusso è molto fruttuoso. Basti pensare, che in generale sulla rivendita degli articoli vi è un margine di guadagno di che va dal 40-50-60%, e in alcuni casi anche oltre. Secondo alcune statistiche, aziende di lusso riescono, facilmente ad incrementare il fatturato anche superando il 20%. Niente male se si pensa che il giro d’affari del lusso ha parecchi zeri. 

Una spesa media presso uno Store di lusso

Ho provato a fare shopping on line, in modalità virtuale, ovviamente. Una giacca piumino con particolare attenzione allo stile, con nuovissimo tessuto di ultima generazione ho speso 850 euro. Un maglione girocollo, perfetto per una passeggiata in montagna (frequento poco la montagna negli ultimi tempi), multicolore, tessuto base 100% cotone, 66% viscosa, 34% fibra metallizzata ho pagato 300 euro. Sotto ad una maglia multicolore, un pantalone perfetto per la vita in città (quindi non posso indossarlo in montagna?), linea moderna, comodo, stile essenziale non come il prezzo, l’ho pagato 595 euro. Fra le scarpe ho ampia scelta di modelli e di prezzi, che si aggirano fra i 345 euro e i 595 euro. Infine, una borsa rossa, sportiva ma femminile, con logo ricamato l’ho pagata 645 euro.

Finito lo shopping, tirando le somme si è speso la modica cifra di 2090 euro, a dispetto dei minimalisti, che pensano che la vita debba essere ricca di emozioni e non di cose.

Riguardo allo shopping e allo spendere o buttar via soldi, vi sono tante correnti di pensiero. Fior fior di articoli e inchieste giornalistiche hanno affrontato il problema della produzione tessile in paesi sottosviluppati, dove il lavoro è sottopagato e al di fuori di ogni regola. Nello stato del Tamil, lavorano in condizioni pessime bambine operaie, senza contratto per più di 72 ore settimanali.  Il lusso ha un costo molto alto e incide negativamente sulla crisi economica. Il settore tessile vale tanto per l’economia mondiale, per cui molti sono i terreni coltivati a cotone, con la conseguenza che vi è uno spreco immane di acqua e impiego massiccio di pesticidi e insetticidi. Le imprese che operano nel campo dell’abbigliamento, nella maggior parte dei casi non forniscono informazioni sulla filiera produttiva e allo stesso tempo non vi sono leggi che lo impongono.

Oggi, rispetto al passato vi è una sensibilità maggiore riguardo ai temi ambientali, basti pensare allo scalpore e alle divisioni nell’opinione pubblica che sta provocando la vicenda di Greta Thunberg, la sedicenne che ha fatto del suo impegno per l’ambiente una vera battaglia.

Non è necessario, però chiamarsi Greta per scambiare o regalare vestiti ancora utilizzabili, per scegliere il baratto e il riciclo. Molto interessante è il sito ecocose, all’interno del quale vi sono molte idee su come e dove acquistare in modo etico, fra marchi che rilasciano tutte le informazioni riguardo alla produzione e alla filiera. Molte iniziative che partono dal basso, spesso sono positive per la crescita economica e servono a combattere la crisi che l’economia sta attraversando in tutto il mondo. Ecco che all’improvviso molte aziende, captando la tendenza al green e allo stile ecosostenibile corrono ai ripari e cambiano pelle. Sembra che il settore della cosmesi bio valga circa 950 milioni di euro. Nascono, inoltre materiali ecologici e biologici, che rispettano l’ambiente, fibre organiche, lana riciclata. Insomma, molte aziende che prima hanno devastato l’ambiente, sfruttato risorse e lavoro, ora cambiano e diventano Eco-Age, eco-friendly, scommettono sul riuso e sul  riciclo. Sempre le stesse aziende promuovono interessi culturali, con particolare interesse alla bellezza, alla poesia, ai valori, al benessere delle persone. Bisognerà fidarsi di questo improvviso innato e disinteressato stile? Staremo a vedere! Intanto come ogni nuova tendenza ha già cifre da capogiro,  con un numero imprecisato di zeri, e dove ci sono gli zeri, si sente odore di bruciato; in fondo tutto inizia da zero. 

 

 

Mercato filatelico

Il mercato filatelico ha subito numerosi mutamenti negli ultimi tempi, per diverse ragioni; vi sono ragioni legate alla enorme quantità di materiale presente, dall’offerta e dalla domanda e infine dalla crisi e da numerosi micro fattori, non ultimo la politica delle emissioni che fa Poste Italiane. Vi sono numerosi manuali su come comprendere il mercato filatelico.

Collezionare francobolli

Vi sono tuttavia alcuni settori che reggono ancora come ASI (Antichi Stati Italiani), le rarità e antichità.

sardblu

Effige di Vittorio Emanuele II – 1 gennaio 1851

Il collezionista può decidere di orientarsi verso più settori e collezionare scegliendo quantità e anche qualità delle sue raccolte. Vi sono negozi filatelici che offrono materiale di lusso per investimenti di lunga durata e con una margine alto di guadagno. Infine vi sono piccoli risparmiatori, piccoli investitori e venditori o acquirenti al dettaglio. Inoltre, chi decide di iniziare una collezione ha davanti a sé un’infinità di varianti e non solo di francobolli. Vediamone alcune:

da Collezione Amazon 

Interi postali   (oggetti postali con valore incorporato): Le cartoline

Gli interi postali sono tutti gli oggetti postali  sui quali non è necessario apporre il francobollo,  poiché già vi è stampato.

La definizione di interi postali della FIP (Federazione Internazionale di Filatelia) è la seguente: Gli Interi Postali comprendono oggetti che recano prestampato un francobollo od un simbolo od una dicitura, ufficialmente autorizzati, indicanti il prepagamento di uno specifico valore facciale corrispondente ad una tassa postale o al relativo servizio.

La Marcofilia

La Marcofilia è lo studio e la raccolta degli annulli postali. Esistono anche  annulli speciali e targhette pubblicitarie, che riproducono il tema di un evento o di una manifestazione.  Tali servizi sono pubblicizzati mediante l’affissione nei negozi filatelici e negli uffici postali  di comunicati nei quali viene inserita la data di emissione, le sedi e gli orari dei servizi con annullo giorno di emissione, inoltre  per oggetti filatelici allestiti per l’occasione come per esempio, cartoline dedicate, bollettini illustrativi, tessere filateliche eccetera è possibile  ottenere l’annullo,  recandosi  alla sede della manifestazione  oppure per posta  mediante richiesta da effettuare  entro sessanta giorni dalla data del comunicato.

Le Amministrazioni dello Stato, le Regioni, i Comuni, le Province, le associazioni economiche, culturali, umanitarie e sportive possono chiedere l’annullo speciale e la targhetta pubblicitaria, direttamente al Servizio Commerciale alle agenzie   di Poste Italiane, competenti per territorio.

La  Scripofilia 

Nel 1975 circa si sviluppa una nuova forma di collezionismo: la scripofilia, la quale consiste nella raccolta di documenti finanziari, quali bond, certificati azionari, banconote, manoscritti, obbligazioni  e altro.

La raccolta  di tali documenti, permette di ricostruire la storia di importanti società e di conseguenza di determinare l’andamento dei mercati nelle epoche passate.

Spesso i documenti finanziari, oltre all’interesse storico, avevano anche un interesse decorativo grazie alla singolare grafica.

Già verso l’Ottocento un collezionista di nome Eseltine  raccoglieva  bonds  (Confederate States Bonds, che avevano finanziato la guerra di secessione in America), per poi rivenderli.

Ma la diffusione vera e propria della scripofilia è partita  inizialmente in Europa dopo il 1975,  quando venivano raccolti solo azioni e obbligazioni.

La Erinnofilia 

La Erinnofilia  è una forma di collezionismo che si occupa delle etichette e dei chiudilettera commemorativi.  I chiudilettera sono chiamati anche cinderellavignette.

In passato le lettere venivano chiuse in  diversi modi, il più antico con la ceralacca sulla quale veniva stampato l’indirizzo del mittente. Questo sistema veniva usato per rendere la corrispondenza sicura.

Successivamente il chiudilettera  si caratterizzò sempre di più come simbolo di personalizzazione della missiva.

Oggi, la diffusione dei chiudilettera è circoscritta al mondo del collezionismo.

Le tematiche  erano diverse ma la più diffusa fu la tematica religiosa.

Il collezionista dei chiudilettera è  in genere un amante del passato e della storia antica fino alla più recente (almeno un ventennio fa).

Europa C.E.P.T.

La sigla C.E.P.T. sta ad indicare la Conferenza Europea delle poste e Telecomunicazioni, nata nel 1959 dopo numerosi tentativi di creare accordi internazionali postali che potessero avere tariffe comuni a tutti i paesi aderenti.

Nel 1956 Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Repubblica Federale di Germania e Olanda, in una conferenza tenutasi a Parigi, decisero di dare vita a una Europa unita anche attraverso l’emissione di un francobollo comune che potesse suggellare tale intento.

Da allora ogni paese aderente ogni anno emette una serie di francobolli, con la scritta Europa C.E.P.T.

Inizialmente  l’immagine sulla vignetta  era  un edificio in costruzione  da un’idea  di Gonzague.

Europa C.E.P.T. è diventata attraverso gli anni una delle collezioni tematiche più diffuse e prestigiose, poiché è una tematica comune a tantissimi paesi.

 Nel corso degli anni sono aumentati i paesi aderenti al programma di emissioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Iliad: la nuova frontiera, tariffe telefoniche a confronto

Il mondo della telefonia è molto complicato, almeno fino ad oggi; è infatti sempre più difficile districarsi fra le varie offerte di telefonia mobile, fissa e internet. Campagne pubblicitarie promettono super offerte con tanti Giga e minuti illimitati per parlare con chiunque e ovunque.

S è vero che le compagnie telefoniche si fanno una concorrenza sfrenata, sarà anche vero che in qualche modo ci marciano e si tratta di un  giro d’affari milionario, anche se nel settore vi sono tanti aspetti, come ad esempio il lavoro, spesso sotto pagato dei Call Center, da non sottovalutare.

E’ vero che oggi nei campi dell’energia, delle assicurazioni e di altri servizi è importante essere attenti alle tariffe, spesso truccate e gonfiate. Nella telefonia mobile oltre che alle offerte, siamo stati abituati a costi nascosti, come il “Chi ti ha chiamato”, “la segreteria” e tanti altri servizi che spesso si attivavano senza alcuna richiesta da parte dell’utente. Purtroppo i contratti telefonici contengono numerosi punti e sono scritti con caratteri molto piccoli.  Sarà un caso? No. Si tratta di strategie per tenere il Cliente legato il più possibile e per guadagnare sempre di più.

Cosa ha fatto l’utente telefonico fino ad adesso?  Vi sono persone che non hanno tempo per verificare e scegliere le tariffe telefoniche e aderiscono ad un piano qualsiasi, altre che ascoltano le opinioni e cercano l’offerta più conveniente ed altri ancora che studiano accuratamente le tariffe per scegliere la più economica. Tempo, è su questo che molti gestori e non solo loro giocano. La differenza c’è e si vede. Infatti per mancanza di tempo si possono buttare dalla finestra anche centinaia di euro, che accumulati  in mesi e in anni diventano migliaia di euro. Un consumatore dovrebbe avere nozioni e competenze fiscali, legali, conoscere cavilli e trucchetti, saper gestire le emergenze, capire come funziona la caldaia, il forno elettrico e la lavatrice. Infine conoscere le regole condominiali, come funziona il servizio sanitario nazionale e come comportarsi in caso di influenza, infarto e dolori articolari. Insomma un Consumatore medio dovrebbe essere una sorta si Super Eroe. Possibile che per vivere è necessario sapere tutte queste cose? è così difficile la vita? Beh, non è sempre così, o almeno le cose possono essere fatte con gradi, certo ogni giorno non è necessario affrontare mille problemi e tutti insieme. Il tema, però dei costi dei servizi, come la telefonia è un tema molto importante, perché se è gestito nel modo giusto può farci risparmiare davvero tanto.

La musica è cambiata?

Da alcuni mesi è arrivata in Italia una nuova compagnia telefonica francese, che offre prezzi davvero molto bassi;si tratta del Low cost della telefonia: Iliad. 

Conviene passare a Iliad?

Da un’attenta analisi, dalle opinioni e dalla soddisfazione di chi è già cliente la risposta è Si, vale la pena passare a Iliad. Gli svantaggi sono davvero pochi e superabili. I punti vendita non sono molti per il momento ma l’assistenza telefonica funziona, anche se non brilla. In più Iliad ha introdotto le Simbox, le quali secondo me, anticipano un po’ il futuro; sarebbero gli erogatori di schede Sim. Si tratta di macchinette simili ai bancomat, con un display molto intuitivo. Come funzionano?

Si appoggia un documento di riconoscimento su un’apposita area, dopo aver completato il procedimento richiesto. Dal sito Iliad è possibile visualizzare gli Iliad Store. L’alternativa alla Simbox  è il sito internet (modalità forse più complicata, almeno per il momento).  Il Riconoscimento dell’identità attraverso il sito può avvenire girando un breve video on line oppure può essere fatto dal corriere espresso.

Molti potrebbero pensare che dietro le tariffe basse (le più basse in questo momento), per cui altamente competitive si nasconda qualche trucco. La verità, invece, è che le tariffe sono chiare, l’assistenza che risponde al numero 177 abbastanza efficiente, con personale che risponde dall’Italia, una buona copertura su tutto il territorio nazionale.

Alcune tariffe a confronto

Senza approfondire servizi aggiuntivi e quant’altro (d’altra parte i servizi più utilizzati sono voce, internet, avviso di chiamata e il chi è)  abbiamo fatto una piccola panoramica sui costi telefonici in Italia attualmente, senza nemmeno elencare tutti i gestori, giusto per un’idea.

Tim Fibra  offerte da  30/35€ /mese

Vodafone  € 24,90€/mese circa 

Iliad   7,99€/mese – 50 Giga, minuti e sms illimitati in Europa

Inoltre l’offerta Iliad comprende Segreteria telefonica, Mi richiami, Scatto alla risposta, Controllo credito residuo, disattivazione servizi a sovrapprezzo, Segreteria visiva, controllo consumi, Avviso di chiamata, Filtro chiamate, inoltro verso Segreteria telefonica all’estero.

Come fare disdetta del vecchio gestore e passaggio a Iliad

Il problema che ci si pone è come passare a Iliad, se già abbiamo un contratto con un altro gestore. La questione “disdetta” è abbastanza complicata, ma basta tenere presente alcuni punti fondamentali  come ad esempio le Condizioni generali di contratto che prevedono la durata di  24 mesi. Se si consultano le tariffe telefoniche di due compagnie e si decide di cambiare per convenienza, perché non farlo? L’utente può valutare anche se conviene pagare una penale, che poi recupererà nel corso dei mesi con un risparmio sulle tariffe telefoniche applicate dal nuovo gestore.

Disdetta e cambio gestore: si può decidere di agire in diversi modi

  • Si può aspettare la naturale scadenza del contratto (24 mesi) e fare disdetta 30 giorni prima, seguendo alla lettera le indicazioni di ciascun gestore, non incorrendo in questo modo in nessun tipo di penale;
  • Sarà possibile fare disdetta prima della scadenza, con il rischio di dover pagare una penale per il recesso anticipato dal contratto (le penali variano da gestore a gestore) – Secondo l’AGCOM ( Autorità garante delle comunicazioni) la penale per il recesso anticipato dovrebbe essere minore quanto più ci si avvicina alla scadenza del contratto

Bisogna tener presente che i dispositivi (Modem o apparecchi telefonici) vanno restituiti alla compagnia (Vi sono dei centri di raccolta oppure si possono spedire con pacco ordinario)- Per quanto riguarda le penali, in realtà sarebbero illegali, in base alla legge Bersani, solo che le compagnie telefoniche le hanno chiamate con un altro nome, raggirando la norma, almeno in sostanza.

Attenzione quindi agli escamotage; a volte nei contratti non si parla di penali ma di costi di attivazione, disattivazione servizio costi per recesso. Fra questi nuovi nomi si potrebbe arrivare intorno ai 100€ o più. Bisogna tener presente che, volendo ci si può rivolgere anche ad un legale o ad un’Associazione dei consumatori per essere assistiti, difendendo in questo modo i propri diritti. Nella giurisprudenza recente vi sono casi nei quali molte istanze di utenti telefonici sono state accolte, condannando le compagnie telefoniche al pagamento delle spese, anche per disdetta anticipata da parte del cliente. Ovviamente l’utente prima di agire e chiedere assistenza, verificherà se vi sono le condizioni, ossia norme contenute nel contratto, se è prevista una penale per il recesso anticipato e così via. In fondo è un diritto dell’utente scegliere tariffe telefoniche più convenienti, nonostante ciò, non bisogna accettare sempre tutto a priori (comprese le penali), nella maggior parte dei casi la legge è dalla parte del più debole, o almeno così dovrebbe essere. In fondo non si dice che il “Cliente ha sempre ragione?” 

Economia in carcere: un progetto di utilità sociale

Storie dal carcere 

Le numerose attività che si svolgono nelle carceri italiane possono contribuire a rafforzare l’economia del paese – L’economia carceraria ha un alto valore sociale, è pulita, crea business ed infine  è solidale.  

 La riforma delle carceri è stata sul tavolo di tanti governi, ma non si è mai conclusa del tutto. Si tratta di una vera e propria emergenza, non è più possibile rimandare. I dati raccolti sull’affollamento e sui suicidi che avvengono fra i detenuti sono un campanello d’allarme. Un altro dato su cui riflettere è che una percentuale sempre più alta di reclusi , dopo la scarcerazione ritorna in carcere. Diciassette suicidi nel 2018 è l’altro dato a cui pensare. Una fotografia non esaltante, se si pensa che si affrontano problemi meno urgenti e vengono emanate leggi su argomenti che potrebbero aspettare. E’ anche vero che vi sono alcuni delinquenti che per la loro crudeltà non meriterebbero una seconda possibilità, ma non spetta a noi giudicare né condannare. Una larga percentuale di detenuti, invece ha diritto a un riscatto.

Un grido è arrivato anche dall’associazione dei  Magistrati, che attraverso il segretario Alcide Maritati ha auspicato  “la rapida definizione dell’iter della riforma penitenziaria, che purtroppo è appesa a un filo e rischia di naufragare – le prospettive politiche, con il contratto di governo di cui abbiamo letto, lasciano immaginare che questa riforma non si farà”.

Come accade sempre però, l’esempio o meglio il buon esempio arriva sempre dal basso. Spesso, infatti, ci si annoia ad aspettare un cambiamento, una legge che migliori, una politica che faccia politica, ragion per cui ci si organizza alla meglio. Le idee non mancano nemmeno nelle carceri e per fortuna vi sono tanti esempi  belli che mostrano come all’interno delle carceri ci si possa formare, si possa creare economia.

Nel carcere, spesso si creano opportunità di sviluppo che potrebbero essere la chiave di svolta dell’intero paese; alcuni contesti e realtà venutasi a creare nelle case circondariali potrebbero dare una mano all’economia del paese.

Attualmente la riforma del sistema penitenziario soggiorna all’interno delle mura del Parlamento, ma guardiamo cosa accade nelle carceri.

Il Festival dell’Economia Carceraria 

Semi di Libertà Onlus a Roma è l’associazione promotrice del Festival, durante il quale ha trovato posto un laboratorio di idee e progetti per dare un segnale forte, perché dalla detenzione possano nascere occasioni di riscatto e le persone siano spinte (nonostante le loro vicende e il loro passato di errori) a contribuire all’economia del paese, ma soprattutto ad appartenere a diversi contesti sociali. L’economia carceraria ha un alto valore, è pulita, crea business ed è solidale.

Quali sono le principali iniziative nelle carceri italiane? 

Un interessante laboratorio chiamato “Cotti in Fragranza” , gestito dalla cooperativa sociale Rigenerazioni Onlus si occupa di prodotti da forno. La cooperativa è impegnata a creare percorsi professionali e goverance partecipata.  L’esperimento nasce in una realtà difficile come quella di Palermo, il carcere minorile è il Malaspina  e l’obiettivo è quello di far diventare i giovani lavoratori specializzati, capaci di trovarsi un lavoro anche fuori.  All’interno di questo istituto, vi è una felice sinergia fra educatori, detenuti, Polizia penitenziaria, assistenti sociali e volontari. Altre attività sono commedie teatrali, corsi di chitarra, piscina olimpionica, un campo di calcio oltre a corsi scolastici.

L’altra storia riguarda una donna di legge diventata donna di camorra

 Rosa Amato è una studentessa in legge, la cui vita viene sconvolta dalla tragica scomparsa del fratello Carlo. E’ il 19 marzo del 1999 quando Carlo, ventunenne viene ucciso a Santa Maria Capua Vetere, durante una rissa in discoteca.

Tanta omertà sull’accaduto, nessun testimone; sembra che quella sera all’interno della discoteca ci fosse anche “Sandokan”, figlio di Francesco Schiavone, il capo dei casalesi. Nessuna giustizia per la famiglia Amato, a meno che non si decida, accecati dall’odio e dal dolore far nascere il clan Amato. Rosa Amato diventa così una camorrista. Una carriera in salita, fino a quando nel 2009 viene arrestato il padre, poi lei e sua madre. Nel carcere Rosa inizia un nuovo percorso; allontanata dalla figlia ancora piccola, ha modo di riflettere e di capire che la violenza genera violenza, la criminalità altra criminalità come un circolo vizioso e decide di collaborare con la giustizia. Rosa è trasferita da un carcere all’altro e dimostra come la vita di qualsiasi persona possa cambiare da un giorno all’altro, da una scintilla che può illuminare o al contrario far morire in noi la speranza.

Il progetto filatelia nelle carceri 

Il progetto pilota della “Filatelia nelle carceri” è partito nel 2010 dal carcere di Bollate; da quel momento la filatelia è diventata per i detenuti molto di più di un hobby. Lo studio e la passione per i francobolli, si sa che introduce le persone alla conoscenza di eventi storici e culturali di grande valore. L’esempio è stato seguito anche da altre carceri; nel carcere di Bollate i reclusi organizzarono un circolo filatelico e grazie alle donazioni di appassionati collezionisti da tutta italia sono riusciti in più occasioni ad allestire mostre filateliche di grande interesse.

Porta la data del 13 febbraio 2013 il Protocollo d’intesa per la promozione e lo sviluppo di un progetto formativo di carattere sociale denominato “Filatelia nelle carceri”, nel quale l’art.1 recita quanto segue:

 

Art.1

Il Ministero della Giustizia si impegna a favorire l’inserimento della Filatelia negli istituti di detenzione attraverso lo sviluppo “Filatelia nelle Carceri”, mediante interventi di supporto e di sensibilizzazione delle proprie strutture territoriali.

Protocollo d’Intesa

Ministero della Giustizia – Testo integrale

 

Immagini fonte: ragazzidentro.it – Antigone

 

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