I lati buoni del 2020

Il 31 di dicembre 2020 è stata una data importante; in molti volevano scacciare via a pedate questo anno appena trascorso, ma perché dobbiamo ricordarlo solo per le cose brutte?

Il 2020 se ne va con tanta tristezza e dolore, la pandemia ha fatto una vera strage nella vita sociale e nell’economia, e soprattutto ha destabilizzato l’intero sistema in cui viviamo, sotto tutti i punti di vista. Molte famiglie hanno subito lutti indicibili, nuovi poveri sono nati, migliaia di aziende hanno chiuso le serrande, tanti lavoratori hanno perso il posto di lavoro, ma nonostante tutto, qualcosa di buono c’è.

Ecco alcune delle cose buone che sono successe nel 2020

Inquinamento

L’industria del carbone ha attraversato una durissima crisi, e per questo molti sono stati costretti a rivolgersi alle fonti rinnovabili, più sicure ed economiche. Si spera che sia solo una partenza e che l’energia verde venga utilizzata nel 100% dei casi.

Condivisione dei saperi

La crisi sanitaria scatenata dal Covid-19 ha creato una forte sinergia fra gli scienziati di tutto il mondo, si sono sperimentate nuove cure, ancora in fase di approvazione, fino ad arrivare, con un grande sforzo comune mai visto e a tempi record ad un vaccino contro il Coronavirus.

Un mondo più pulito

Le misure restrittive anti-Covid hanno reso le strade deserte, ma anche l’aria più pulita e meno contaminata, i mari meno inquinati. Le emissioni globali giornaliere di carbonio, in aprile, hanno registrato una diminuzione del 17%, a livelli che non si registravano dal 2016. Una tendenza repentinamente cambiata con la riapertura. Si spera in una maggiore consapevolezza dei governi e delle persone.

Civiltà

L’Argentina ha legalizzato l’aborto.

Giustizia

Nel 2020 sono stati incastrati i killer del fiume Sarno, il fiume dei veleni. I controlli hanno rilevato 41 scarichi abusivi e portato al sequestro di ben 36 aziende

Diritti

Nell’anno appena trascorso è arrivato l’ok del Governo Thailandese alle unioni omosessuali. Sarebbe il primo paese del sud- est asiatico a farlo.

In Sierra Leone quest’anno il governo ha abolito un decreto che vietava alle ragazze incinte di frequentare le lezioni scolastiche e gli esami

In Colorado è stata abolita la pena di morte.

In Sierra Leone quest’anno il governo ha abolito un decreto che vietava alle ragazze incinte di frequentare le lezioni scolastiche e gli esami

Israele nel 2020 ha proibito la vendita di pellicce di animali, si aspettano gli altri governi.

Ecosistema

In Usa Biden, e anche se non sapremo come governerà, il neo Presidente ha assicurato che l’America rientrerà nel patto di Parigi per la riduzione delle emissioni (Trump ne era clamorosamente uscito). Inoltre il nuovo Presidente sembra essere più attento alla lotto al Covid e alla somministrazione dei vaccini.

La Corte di Giustizia americana ha respinto la proposta di trivellazione nell’Artico di Trump. Ne beneficeranno gli orsi e e il clima, finalmente!

Un giudice ha stabilito l’interruzione dell’oledotto Dakota Access Pipeline (DAPL), voluto da Trump, affinché il governo proceda con un’analisi di impatto ambientale approfondita in grado di valutare i rischi per la tribù Sioux che vive nell’area

Solidarietà

La Pandemia ha insegnato alle persone la solidarietà, c’è stata, infatti, una notevole crescita di attività e iniziative solidali come non se ne erano mai viste negli ultimi cinquant’anni. Anche molti grandi hanno donato di più, come molti stilisti, Francesco Totti ha donato 15 macchinari all’ospedale Spallazani, per fare uno dei tanti esempi. Dagli esempi più grandi ai piccoli: libro sospeso, pizza sospesa, spesa sospesa, artista dipinge acquari negli ospedali e così via. Impossibile elencare tutto.

Cultura

Le persone hanno letto più libri, si sono informate di più, hanno approfondito alcuni temi. Sono nate nuove iniziative sul web per condividere la conoscenza e l’arte, la musica e il teatro. Molte persone hanno potuto visitare virtualmente musei e opere d’arte.

Salute

La Commissione europea ha proibito il mancozeb, principio attivo presente in molti pesticidi e causa di interferenze endocrine. I vari Stati dovranno revocare tutte le autorizzazioni entro giugno 2021

Gli Indios dell’Ecuador sono riusciti a convincere il Governo del paese a proteggere le proprie comunità, che stanno rischiando l’estinzione fisica e culturale. Una sentenza del tribunale ha infatti imposto al Ministero della Salute di coordinarsi con la leadership Waorani per condurre test Covid-19 in undici comunità, garantendo forniture mediche adeguate.

Un pensiero va a chi ha perso i propri cari, a chi è morto, e allo stesso tempo alla vita, alle nuove vite che si sono affacciate al mondo. Sarà un segno di speranza?

Librerie, servizio essenziale anche nelle zone rosse, lo dice il nuovo DPCM

Nei giorni precedenti all’uscita del nuovo DPCM del presidente del Consiglio, in molti erano accorsi ad ingrossare le file fuori alle librerie. Editori e librai avevano più volte lanciato appelli al governo affiché le librerie restassero aperte. L’appello è stato accolto, le librerie resteranno aperte anche nelle zone rosse, permettendo alle persone di poter accedere ad un servizio che il governo, finalmente, ha dichiarato necessario.

La decisione di tenere le librerie aperte ha ricevuto commenti favorevoli da più parti. “I libri sono beni essenziali e, soprattutto in un momento come questo, aiutano gli italiani a superare la solitudine e le difficoltà legate alle limitazioni della libera circolazione e della socialità: ringraziamo il Governo per aver tenuto conto dei nostri appelli, consentendo l’apertura delle librerie anche nelle zone rosse, e in particolare il ministro Dario Franceschini sempre attento alle esigenze del mondo del libro”, dichiarano il presidente dei librai (ALI Confcommercio) Paolo Ambrosini e il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levinel giorno in cui il governo vara il nuovo Dpcm per la lotta al Coronavirus. “Ogni libreria si impegnerà per garantire la massima sicurezza all’interno degli esercizi, così come è avvenuto nei mesi scorsi, perché la salute rimane la prima cosa da tutelare: controllo degli accessi, igienizzazione degli scaffali, uso dei mezzi di protezione personale rimangono essenziali”.

Finalmente abbiamo compreso che la cultura è indispensabile e che rappresenta il motore per la ripartenza del paese.

Con il nuovo DPCM l’Italia si uniforma agli altri paesi europei, ad eccezione della Francia. L’allegato 23 del nuovo Dpcm di Conte considera essenziali, oltre alle librerie, anche negozi di elettronica, ferramenta, centri per il giardinaggio, farmacie e negozi di ottica, oltre a edicole, cartolerie, negozi di biancheria, calzature, cosmetici e giocattoli. Ovviamente i generi alimentari e supermercati.

La Francia in questo secondo Lockdown non ha considerato l’importanza dei libri e della cultura, come cibo per l’anima e mente. L’emergenza sanitaria non può fermare le idee e la voglia di sognare, e in questo i libri sono maestri assoluti.

Terza economia, traino fondamentale per la ripresa economica

La logica dei profitti ha fallito, l’economia dei capitali fa acqua da tutte le parti, eppure c’è ancora chi la persegue: multinazionali, industrie farmaceutiche, aziende che licenziano e trasferiscono la produzione dove la manodopera costa meno, infischiandosene del capitale umano, che resta senza lavoro. Di esempi ce ne sono a centinaia, ma la storia c’insegna che i cambiamenti passano attraverso l’economia e la lotta dal basso, da gruppi di persone che si uniscono per cambiare le cose. Nel mondo imprenditoriale da molti anni ormai è in atto un mutamento di pelle, molte imprese, anche multinazionali si muovono verso il green e la produzione ecosostenibile, questo per il benessere dei cittadini, per salvaguardare l’ambiente e le risorse. Molti cittadini, dall’altro lato hanno imparato a boicottare le multinazionali, che non seguono standard qualitativi, che non rispettano l’ambiente e i lavoratori, hanno imparato a leggere le etichette di prodotti, sono diventati consumatori consapevoli.

Il sistema economico attuale crea diseguaglianze, c’è bisogno di più un’economia sociale.

Ha parlato di terza economia in alcune trasmissioni e sulle pagine di Avvenire, Steni Di Piazza, Sottosegretario di Stato al Lavoro e alle Politiche sociali.

L’Italia, specialmente negli ultimi vent’anni, ha il merito di aver introdotto nel dibattito politico ed economico nuovi approcci e nuove visioni. Si parla di bene comune e di centralità della persona come elementi essenziali e imprescindibili. Una naturale prosecuzione di un pensiero che ebbe in Olivetti il miglior esponente. Un uomo che appare oggi di assoluta modernità, richiamato ogni volta che il dibattito mette a fondamenta il welfare aziendale e la responsabilità sociale di impresa. Siamo, di fatto, nel cammino verso una Terza Economia che, generata dalla necessità di garantire i diritti di ciascuna persona, si lancia adesso in sfide richiamate da tutti i territori della Terra – Ha detto il Sottosegretario.

La terza economia rappresenta la terza colonna, la prima è quella tradizionale dei capitali, mentre la seconda è l’economia dello Stato. Oggi, c’è bisogno di un modello che porti a una crescita di valore umano e sociale, oltre che economico. Il cammino è lungo, anche se è iniziato con l’economia circolare, la green economy, la sharing mobility, la produzione che rispetta l’ambiente, le associazioni e le imprese che producono valore nel sociale, tenendo conto del benessere dei cittadini.

Il paradosso dell’economia italiana

L’Italia è il paese del paradosso, è la terza maggior economia dell’Unione europea. È la seconda manifatturiera del Continente, è uno dei più grandi esportatori al mondo, con un avanzo commerciale cresciuto da 31 miliardi del 2010 a 89 miliardi del 2018, ha una ricchezza privata enorme, ma gli alti tassi d’interesse assorbono la grande quantità di  denaro pubblico, che potrebbe essere speso a vantaggio di imprese e famiglie.

Oggi l’economia etica è più conveniente rispetto a prima. Tante multinazionali che in passato hanno distrutto l’ambiente, oggi cambiano rotta e questo fa molto riflettere. Infatti, c’è da chiedersi se sia un cambiamento sincero oppure una strategia di marketing, visto che sempre più persone sono attente all’ecosostenibilità. Di esempi ce ne sono tanti, alcuni talmente paradossali, che viene quasi da sorridere, come ad esempio, multinazionali che producono petrolio, come Eni, che ha fatto danni ambientali devastanti sia in Italia sia nel resto del mondo, dove ha anche subito denunce. Oggi, segue un percorso green e in alcuni territori devastati dalle scorie e rifiuti tossici che ha prodotto, si propone addirittura di bonificare.  

Il sottosegretario Di Piazza ha dichiarato di aver siglato il patto della terza economia; si tratta dell’iniziativa di un gruppo di imprenditori virtuosi e associazioni che si sono riuniti, per chiedere alla politica interventi più incisivi per quella parte dell’economia di cui si parla poco. Lo Stato dovrebbe intervenire con una serie di norme, concedendo beni confiscati alla camorra per fare impresa sociale, e creare condizioni più favorevoli affinché chi lavora per il benessere della collettività, e non solo per il profitto sia premiato.

Per questi imprenditori illuminati si fa molto poco, alcune imprese che operano nella terza economia sono addirittura multinazionali con fatturati di milioni di euro. La terza economia sa essere il traino principale in tempo di crisi, sa dialogare con il mercato dei capitali e con lo Stato; nei mesi della pandemia si sono viste associazioni e imprese che hanno lottato per i più deboli, anche senza aiuti dall’alto.

Il Sottosegretario Stenio Di Piazza continua –

L’Agenda 2030 rappresenta un manifesto e una guida per un’economia etica e sostenibile. L’Italia può diventare assoluta protagonista di questa trasformazione, avendo manifestato nella sua storia la vocazione di porre al centro persone e comunità, oltre le logiche spietate della ricchezza per pochi. Contrastare le derive ingiuste del capitalismo non dovrà significare la negazione del valore della cultura imprenditoriale. Più che di modelli inscatolati nelle norme del diritto si dovrà legiferare dando respiro all’avvio di processi. L’art. 41 della Carta costituzionale definisce l’iniziativa economica come uno strumento necessario alla realizzazione del bene comune, senza ledere quelli che sono i valori fondamentali della persona.

La Terza Economia intende l’impresa come parte integrante della società, non come un’entità avulsa. In cui i bisogni dei cittadini e delle comunità pesano quanto le richieste degli azionisti. In cui l’imprenditore indirizza la mission (priva da pensieri di mera filantropia), non soltanto verso il raggiungimento degli obiettivi di profitto, ma al welfare di comunità.

Creare valore aggiunto e valore immobiliare

Stiamo vivendo in un’epoca che difficilmente sarà dimenticata, e questo vale anche per il settore immobiliare. La pandemia ha fatto tremare tutto, in particolar modo l’economia, causando il crollo di molti mercati, e ha creato un’instabilità generalizzata. Il mercato immobiliare non è rimasto fuori da questa crisi.

Per il bene del Paese bisognerà lavorare proprio sull’economia, e in particolare creare valore immobiliare può generare un grande impatto positivo sia dal punto di vista economico che sociale. In un periodo di crisi, vi sono tante opportunità per aggiungere valore al proprio patrimonio sia a quello finanziario sia immobiliare.

Come creare valore aggiunto in tempo di crisi

La sfida per manager e imprenditori è ambiziosa, ma la storia ci insegna come la tenacia e la competenza ripaghino ogni sforzo fatto, anche quando tutto sembra disperdersi.

Ogni azione finalizzata a creare un impatto positivo nel settore economico, in quello sociale e nella brand awareness (grado di conoscenza di un marchio da parte dei consumatori; indica inoltre la capacità di ricordarlo e collegarlo ai suoi prodotti o servizi.) è un ottimo motivo per valorizzare l’intero comparto real estate.

Tutti i progetti in ambito retail, residenziale e logistico sono destinati a essere utilizzati dall’uomo che deve essere posto al centro di questa sfida.

Un’idea per accrescere il valore immobiliare potrebbe riguardare ad esempio l’installazione di strumenti domotici nelle abitazioni (creando valore dal punto di vista sociale per una questione di risparmio di tempo). Oppure l’installazione di pannelli fotovoltaici e solari per una creazione di valore a livello economico (per il risparmio del consumo di energia), sociale e ambientale (perché si tratta di un prodotto eco-sostenibile). Molti imprenditori o semplici proprietari di casa, stanno approfittando proprio adesso del bonus ristrutturazione 110% messo in campo dal governo, per modernizzare le proprie abitazioni e aggiungere valore agli immobili. Un’occasione da non perdere.

Ci sono tantissimi altri modi per creare valore immobiliare ed è utile rivolgersi soprattutto alla qualità di vita che un bene immobiliare è in grado di offrire. Non dimentichiamo che con la pandemia sono cambiate le esigenze legate al modo di vivere le abitazioni. Si cercano, infatti, immobili con più spazi da destinare al lavoro e allo studio, case più accoglienti e con buone classi di efficienza energetica.

Lo Smart Working, inoltre ha visto intere categorie lavorative adeguarsi a nuove esigenze. Infatti, il fenomeno della fuga nei borghi o in località più tranquille per lavorare è una tendenza, che cambierà radicalmente lo stile di vita di ciascuno. Per questo e per tanti altri motivi, il settore immobiliare è destinato a mutare, e oggi vince solo, chi è lungimirante. Le opportunità sono oltre che abitative, anche di investimento, infatti, acquistare un immobile che si presta a diverse esigenze potrebbe rivelarsi un ottimo affare nel futuro. Per fare un esempio, esistono alcune soluzioni nei borghi, che offrono buoni rendimenti, oppure alcune località in Toscana, dove si trovano ville di lusso con tutti i comfort. Acquistare ville in Toscana, ad esempio, offre grosse potenzialità. Molto spesso le ville sono prese in affitto anche settimanalmente da gruppi di persone anche con otto o dieci componenti, per cui non è difficile trovare qualcuno che sia disponibile per una vacanza o per periodi più lunghi. Sul web la tendenza è evidente, molti siti sono pieni di annunci di chi intende affittare e anche vendere ville in Toscana o in altre parti d’Italia. Zone come la Maremma o la Versilia godono di un clima mite, grazie alla vicinanza con il mare e la vegetazione, la natura offre condizioni vantaggiose già in fatto di risparmio energetico, tanto che interventi in questo senso, su queste zone, potranno essere pochi o praticamente nulli.

Il valore si crea in ogni tipologia di mercato e non solo in quello immobiliare ed è importante che la sua creazione non si basi solo sull’incremento del capitale (e quindi solo sull’aspetto economico), ma che costituisca un valore che cresca nel tempo. L’investitore oculato, infatti, è colui che è lungimirante e vede opportunità nel medio-lungo termine.

Andamento del mercato immobiliare

Il mercato immobiliare è un settore molto delicato, che subisce l’influenza di diversi fattori. A settembre 2020 gli immobili residenziali avevano registrato un aumento dello 0,32. L’impatto della pandemia sul settore immobiliare è ancora in fase di valutazione da parte degli esperti. Le tendenze verso il green, gli spostamenti, lo smart living e la sostenibilità influenzeranno non poco il mercato immobiliare.

Il valore dell’immobile deve soprattutto essere in grado di fornire un servizio che offre dei vantaggi all’utilizzatore e più in generale alla comunità. L’economia e il sociale sono due settori che sotto questo punto di vista devono andare avanti in egual modo, che oggi si integrano e si compensano. L’economia del capitale e del profitto sta cedendo il passo a un’economia alternativa, dove al centro si pone il cittadino, con le sue problematiche e le sue esigenze.

Per capire come creare valore immobiliare, immaginiamo un progetto dove l’uomo è l’attore principale e tutto deve essere realizzato a sua misura per migliorarne la qualità di vita: la realizzazione degli immobili residenziali, commerciali, logistici e alberghieri dovrà mirare alla creazione di comfort e all’abbattimento di qualsiasi tipo di barriera e ostacolo.

Gli strumenti domotici permettono a un immobile di diventare Smart. Grazie agli elettrodomestici connessi, alle tv e luci da impostare in remoto, ad allarmi intelligenti ecc. il valore immobiliare va a coincidere con il valore sociale. In una Smart casa i tempi dei lavori domestici sono programmati e semplificati, con risparmio di energia e tempi.

Trasformare un immobile in una Smart casa non è l’unico modo per creare valore immobiliare, dal punto di vista economico, invece, sarà utile rimettere in sesto unità e edifici abbandonati. Ristrutturando vecchi immobili e destinandoli a un uso collettivo o per servizi utili ai cittadini, si potrà accrescere il valore di una città.  

Nel real estate aumentando il valore economico automaticamente aumenta anche il valore sociale: da qui si capisce che i due settori sono due rette parallele che avanzano in contemporanea.

Per concludere ripetiamo come sia importante fornire servizi e riqualificare aree abbandonate per creare valore immobiliare, quest’ultimo è la ricchezza economica e sociale che migliora la qualità di vita delle persone.

a cura di Domenico Amicuzi Professionista Immobiliare

Commercio equo solidale: spendere bene con le settimane Fairtrade

Fairtrade lancia una nuova iniziativa: Le settimane Fairtrade. Per ogni prodotto acquistato tante persone avranno condizioni di vita dignitose. E riceveranno un compenso adeguato per il loro lavoro. E intere comunità potranno continuare a vivere.

Hai mai pensato a cosa si nasconde dietro il “sottocosto”? Secondo te, chi paga quella differenza che non viene messa in conto sullo scontrino?

Sarà qualcun altro, probabilmente: l’agricoltore, costretto a vendere i frutti del proprio lavoro a un prezzo inferiore ai costi di produzione e a ridursi in povertà.

O la pagheremo tutti noi, prima o poi, sotto forma di effetti sull’ambiente, di aumento delle migrazioni o di ingiustizia sociale.

Per aderire al gioco basta cliccare su le settimane fairtrade scegliendo i prodotti che si vorrebbe acquistare e poi lasciare nel “checkout” la e-mail in modo che a ottobre  si possa essere avvisati quando i prodotti saranno in promozione nei supermercati che aderiscono alle Settimane Fairtrade.

A ottobre infatti, grazie alla collaborazione con CarrefourCoopLIDL Mercatòtroverai centinaia di prodotti certificati Fairtrade in sconto.

Il gioco potrebbe diventare Social condividendolo…

fonte:Fairtrade

Che fine ha fatto Brexit? Si avvicina la scadenza dei negoziati

Chi si ricorda della Brexit? Negli scorsi mesi, con il mondo sotto il gioco della pandemia e della recessione, il negoziato per il divorzio del Regno Unito dall’Unione Europea è passato comprensibilmente in secondo piano.

Ci eravamo lasciati a gennaio con le prospettive di una trattativa che avevamo preannunciato molto difficile, con le parti in causa che partivano da posizioni inconciliabili su temi chiave. Con l’avvento della pandemia l’attenzione è completamente scemata, come si può notare da questo grafico che paragona il numero delle news sul Covid (arancio) con quelle sulla Brexit (bianco).

Insomma l’attenzione dell’opinione pubblica e dei mercati è stata cannibalizzata da altri temi, ma ciò non vuol dire che il tema Brexit non sia più rilevante. Ricordiamo che le due parti hanno tempo fino a fine anno per trovare un accordo, in caso l’accordo non si trovasse il Regno Unito uscirebbe dall’Unione Europea in modo unilaterale senza garantirsi un accesso privilegiato al mercato unico.

Questa prospettiva, secondo gli analisti, sarebbe stata causa di un gran numero di conseguenze economiche e logistiche negative per moltissimi settori, vista anche la grande integrazione delle catene del valore sulle due sponde della Manica.

Ma, a poche settimane dalla fine dell’anno, siamo più vicini a un accordo? Difficile a dirsi. Le parti in causa da un lato si dicono fiduciose che dei progressi possano essere fatti, dall’altro, in un esercizio di realismo, cominciano a preparare l’opinione pubblica all’eventualità di un no deal e a mettere in piedi le infrastrutture necessarie per un’eventuale uscita senza accordo, senza risparmiare iniziative apertamente ostili.

Si vis pacem, para bellum

Il primo ministro britannico Boris Johnson ha infiammato la trattativa proponendo al parlamento una legge che revocherebbe unilateralmente parte dell’accordo siglato con l’Ue a ottobre. La modifica si riferisce alla questione dell’Irlanda del Nord, il tema più controverso della Brexit, ovvero come gestire il problema del confine terrestre del Regno Unito con l’Ue nell’isola d’Irlanda.

L’Ue ha risposto perentoriamente minacciando azioni legali e facendo uscire sui media l’indiscrezione che starebbe preparando un piano per impedire alle case di compensazione della City di Londra di gestire affari provenienti dall’Europa, questo attacco al cuore finanziario Uk potrebbe costare al Regno Unito tra i 50.000 e i 75.000 posti di lavoro.

La mossa di Johnson è probabilmente una tattica per rafforzare la propria posizione negoziale sottolineando la volontà della Gran Bretagna di uscire dalla fase di transizione anche senza un accordo, qualora ciò si rivelasse necessario. Ma quello che è certo è che l’azzardo è costato molto politicamente, sia per quanto riguarda la relazione con i negoziatori Ue – creando il precedente dello stralcio di accordi presi in precedenza -, sia sul fronte interno, con il governo costretto a scendere a compromessi con gruppi di parlamentari più moderati.

Ora nessuno può escludere che queste non siano delle tattiche di negoziazione – si vis pacem, para bellum (se vuoi ottenere la pace preparati alla guerra) -, ma raggiungere un accordo commerciale resta complesso. Il primo tema su cui esiste ancora una distanza è quello degli aiuti di stato, una delle maggiori impronte dell’approccio britannico al libero mercato presente nella legislazione europea. Oggi per assurdo è proprio Londra a volere maggiore libertà di intervenire nell’economia, senza dover sottoporre alle istituzioni Ue le loro decisioni di politica economica. C’è poi l’antica disputa sui diritto di pesca nella manica. Su entrambi questi punti le diplomazie, che lavorano senza proclami, stanno raggiungendo dei compromessi, ma il tempo stringe.

Nonostante tutte queste difficoltà, il risultato che riteniamo più probabile resta il raggiungimento un qualche tipo di accordo, in gran parte perché l’interesse economico di entrambe le parti punta in quella direzione. Ma questo modo di ragionare, fino a ora, non ha aiutato molto nel predire l’evolversi degli eventi.

Anche il risultato delle elezioni Usa si intreccia probabilmente con la trattativa, con Biden che ha annunciato che non firmerà un accordo commerciale con il Regno Unito se la Brexit creerà problemi per la pace in Irlanda del Nord. Insomma, in uno scenario aperto a molte soluzioni l’incertezza si esprime sulla volatilità implicita della Sterlina (l’asset maggiormente impattato dalla Brexit), in crescita da qui alla fine dell’anno e sugli stessi livelli dello scorso inverno, quando la Brexit era sulle prime pagine di tutti i giornali. Questo vuol dire che, nonostante l’opinione pubblica non presti attenzione, i mercati stanno riaccendendo i riflettori sul tema.

Conseguenze sui portafogli

Il nostro punto di vista è che un’eventuale uscita senza accordo rappresenterebbe principalmente un rischio specifico per gli asset britannici e, in uno scenario estremo, un rischio per la tenuta politica dell’Ue (che in tempi normali si sarebbe abbattuto sugli spread dei titoli di stato periferici dell’Eurozona).

Nel contesto attuale entrambi i rischi sono sfumati dalla recessione globale, che potrebbe diluire gli effetti specifici anche di una Brexit dura almeno nel breve. Tuttavia, non si può escludere che questo fattore guadagni rilevanza nelle prossime settimane tra le preoccupazioni degli operatori causando volatilità su alcune asset class. Per quanto riguarda i portafogli, restiamo rassicurati che il nostro approccio diversificato contribuirà a tenere sotto controllo questo fattore di rischio.

fonte: Moneyfarm

Economia e Finanza: le scelte intelligenti

Esistono diversi metodi e strategie per tenere sotto controllo le spese e attuare una politica di risparmio, che procurerà solo vantaggi e maggiori disponibilità finanziarie. L’imprenditore abile è colui che verifica, valuta e controlla i conti. Avere sempre a portata di mano un piccolo bilancio mensile, che ci racconta quanto spendiamo, in che modo e in che cosa è uno strumento di misurazione. Tale strumento serve per migliorare. L’importanza di vivere un’esistenza semplice è anche un valore che va perseguito ogni giorno. L’individuo che sa misurarsi in ogni situazione, che sa effettuare scelte importanti, anche se difficili, ha una marcia in più, più autonomia, intelligenza e ha sicuramente più personalità rispetto al solito banale “consumatore”.

In molti si chiedono come avere entrate extra o mettere da parte dei risparmi. In realtà esistono tantie piccole abitudini, che se seguite giorno per giorno, assicurano più di quanto potrebbe bastare.

Innanzitutto, è importante mantenere un buon equilibrio mentale e per raggiungerlo bisogna seguire poche regole basilari come, fare attività fisica, buon riposo, leggere e informarsi, meditare, evitate situazioni stressanti, dare spazio al Relax.

Per quanto riguarda il lato finanziario, gli acquisti possono essere effettuati mettendo a confronto varie offerte, per questo, vi sono molti siti nati proprio per questo. Al di là dei siti di comparazione, è possibile fare semplici ricerche e trovare lo stesso prodotto con prezzi differenti. Negli ultimi tempi sono nate carte Cashback come Blu American Express, Hype, N26, Revolut Metal, Satispay, Cashback card di Cashback World, che restituiscono una quota in soldi, in base ai soldi spesi.

Non è difficile evitare piccole spese, come il caffè al bar troppo spesso, le sigarette, i gratta e vinci, mangiare al ristorante. Queste spese sembrano piccole, e lo sono se si segue la regole del “Una Tantum”. Se invece diventano un’abitudine settimanale e quotidiana potrebbero rappresentare un’uscita di centinaia di euro.

Un’altra regola: il giusto acquisto. Molti guardano la griffe, altri la convenienza; entrambe le strategie sono sbagliate, perché non è necessario comprare un cappotto da 1000 euro e non serve acquistarne uno da 20 euro, perché dopo due mesi, bisognerebbe acquistarne uno nuovo. Il giusto acquisto è il buon rapporto prezzo-qualità.

Attenzione agli sconti, alle promozioni e ai coupon, servono solo per far spendere soldi, dando l’illusione che si sta risparmiando. Leggere un libro o e-book che parla di finanza o di come investire, risparmiare potrebbe essere un’ottima strategia per avere punti di riferimento e spunti su cui lavorare. Infine, sul web si parla tanto di entrate extra guadagni on line. In effetti, ci sono anche buone opportunità, basta sceglierne una, valida e alla nostra portata e perseguirla senza stress e senza fretta.

Covid: La Finlandia rilancia il lavoro

Il problema più grande che affligge le persone non è tanto il Coronavirus, ma gli effetti che potrebbe causare e che sta causando sull’economia. I negazionisti sono da sempre accusati di trattare l’emergenza sanitaria con leggerezza, ma un’analisi attenta del fenomeno ci racconta di un tasso basso di mortalità. Non necessariamente bisogna negare l’esistenza e la diffusione del virus, ma guardare la realtà in modo oggettivo può servire. Fin dall’inizio della pandemia, con la chiusura di molte attività, le persone erano preoccupato per lo stato occupazionale e per l’economia; senza un buon Welfare, senza attività commerciali e produzione non si va da nessuna parte e non si fanno progressi in nessun campo.

La giovane premier finlandese, Sanna Marin, sostiene il mantra lavorare meno lavorare tutti e propone una riduzione delle ore lavorative. La Finlamdia, dunque sotto la minaccia degli effetti della pandemia sull’economia e sull’occupazione in giro per il mondo, rilancia l’obiettivo di una riduzione dell’orario di lavoro in Finlandia, a parità di salario, dalle attuali 8 ore giornaliere fino a 6: si spera di compensare la riduzione con una maggiore produttività.

Il discorso che la premier finlandese ha tenuto è stato riportato dall’Helsinki Times e ripreso fra gli altri dai media del Regno Unito, in una stagione nella quale molti governi – persino quello conservatore britannico – sembrano aver riscoperto le virtù delle ricette keynesiane, del welfare, della sanità pubblica, dell’intervento economico dello Stato, dopo anni e anni di predominio della vulgata neoliberale.

Serve “una visione chiara e una roadmap concreta” per puntare a una giornata lavorativa più breve e a un miglioramento della qualità della vita dei lavoratori, ha affermato Sanna Marin. “Il traguardo di un accorciamento dell’orario di lavoro non va accantonato e non è in conflitto con quello di assicurare un tasso occupazionale elevato e la solidità dei conti pubblici”, ha aggiunto: a patto d’impegnarsi, “come società, come aziende e come dipendenti, a incrementare la produttività” secondo un percorso che, “in base ad alcuni studi”, la giornata di sei ore potrebbe addirittura stimolare.

“Ridurre gli orari e migliorare la condizioni di lavoro” è del resto “un modo per distribuire più equamente le ricchezze”, ha proseguito la neppure la 35enne premier Marin. La pandemia ha portato allo scoperto nuovi valori, che bisogna perseguire e un nuovo punto di vista, mettendo in primo piano le piccole cose, il benessere e la salute.

Oltre tutti i buoni propositi, che in politica non mancano mai, resta il fatto che la compagnia Finnair, bandiera finlandese, ha annunciato un piano di esubero per 1000 dipendenti. Il paese nordico è stato uno dei più restrittivi a limitare i voli e gli spostamenti, di fronte alla minaccia di una seconda ondata di Covid.

Crowdfundme: le nuove opportunità della raccolta fondi Crowdfunding

Crowdfundme è uno dei più grandi portali di investimento privato e raccolta fondi; permette di costruire un portafoglio diversificato. Sono tanti i progetti di successo e di campagne che superano l’obiettivo prefissato. La prima opportunità di questi giorni è nel mondo della birra artigianale, che sta registrando un trend in forte crescita.

Il mercato della birra cresce, soprattutto se artigianale

Le birre continuano a conquistare sempre più consumatori. A livello globale, secondo Allied Market Research, il mercato è visto in aumento a 685 miliardi di dollari nel 2025, con un CAGR dell’1,8% calcolato a partire dal 2017. In particolare, facendo un focus sulle artigianali, il tasso medio annuo di crescita sarà addirittura superiore (2,3%).

La crescita del mercato italiano

Guardando all’Italia, i dati più recenti (beverfood.com, dicembre 2018) indicano uno sviluppo continuo, negli ultimi anni, della produzione, del consumo (il livello pro-capite è pari a 33,6 litri ogni 12 mesi) e dell’esportazione di birra. Secondo Statista, il giro d’affari nazionale dell’intero settore è pari a 6,75 miliardi di euro.

La produzione totale annua, compresi i birrifici industriali, supera i 16 milioni di ettolitri all’anno, posizionando l’Italia come decimo produttore europeo. Lo stato di benessere del settore è legato soprattutto a tre fattori: il progressivo aumento della cultura birraia italiana, la destagionalizzazione del consumo e la riduzione delle accise.

Relativamente ai microbirrifici, quelli censiti a fine 2018 erano 750, con una produzione di circa 500.000 ettolitri anno. Si tratta di circa il 3% della produzione italiana, ma con un’incidenza in valore più che doppia, poiché la birra artigianale ha un costo mediamente superiore rispetto a quella industriale.

Il Birrificio 620 Passi

Tale contesto potrebbe favorire società come il Birrificio 620 Passi, una PMI innovativa nata in Friuli-Venezia Giulia e specializzata nelle birre artigianali che sfrutta, da un lato, le ricette tradizionali dei mastri della laguna di Marano, dall’altro, un sistema hi-tech a supporto della produzione. In particolare, possiede una tecnologia per il monitoraggio e l’analisi dei consumi energetici e delle materie prime che rende più efficiente il processo di lavorazione della birra. Per accelerare il proprio sviluppo, la società ha lanciato una campagna di Equity Crowdfunding.

La seconda opportunità Crowdfundme: Visual Note

Visual Note, la raccolta vola oltre 100.000 euro!

Gli investitori hanno sempre più fiducia nelle potenzialità di Visual Note, startup innovativa che ha sviluppato e brevettato un dispositivo hi-tech per l’apprendimento musicale a distanza, grazie al quale è possibile suonare la chitarra sin dal primo giorno. La società, infatti, ha già raccolto oltre 105.000 euro, pari al 71% della raccolta.

Il dispositivo di Visual Note rappresenta una soluzione di largo consumo. Basti pensare che, secondo la Fender Musical Instruments Corporation e il Music World Magazine, circa il 90% dei nuovi chitarristi abbandona lo strumento entro un anno poiché frustrato dai lunghi tempi di apprendimento. Con il suo sistema per suonare da subito, l’emittente è focalizzata proprio su questa ampia fetta di mercato.

Investire in Visual Note consente di beneficiare delle detrazioni fiscali previste dalla legge

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Risultati raggiunti

Il primo approccio al mercato, partito a dicembre 2019 inoltrato, ha generato risultati eccellenti: in poco più di 1 mese è stato venduto l’intero primo lotto di produzione (300 pezzi) e gli articoli sono stati inseriti nella rete vendita di 9 tra i più grandi e affermati negozi di musica italiani.

La società, inoltre, è stata inserita nel programma Amazon Launchpad dedicato alle startup innovative. I marketplace Web, come Amazon, sono infatti tra i punti principali della strategia di Visual Note, che mira a espandersi sui principali mercati internazionali tramite e-commerce. Un ruolo di primaria importanza sarà ricoperto anche dalle vendite online dirette, tramite il proprio sito.

fonte: Newsletter Crowdfundme

Il nuovo Piano Colao: i provvedimenti su efficienza energetica, bioedilizia e rinnovabili

Il Piano Colao è il piano studiato dalla task force guidata da Vittorio Colao, al fine di implementare una strategia efficace per la Fase 3 e per la ripresa dell’Italia dopo la crisi post Covid-19.

Tale piano ricopre 6 macro aspetti e obiettivi fra cui:

  1. Imprese e Lavoro
  2. Infrastrutture e Ambiente
  3. Turismo, Arte e Cultura
  4. Pubblica Amministrazione
  5. Istruzione, Ricerca e Competenze
  6. Individui e Famiglie

In “Infrastrutture e Ambiente“, il piano prevede una serie di provvedimenti relativi a:

  • Sblocco e accelerazione degli investimenti del settore energetico
  • Efficienza e transizione energetica e tecnologie energetiche innovative

Vediamo nel dettaglio cosa riguardano tali temi!

Transizione energetica, rinnovabili e bioedilizia 

L’arrivo del Covid-19 ha fatto emergere parecchie perplessità in materia di transizione energetica, dato l’effettivo rallentamento di tutti i progetti relativi a tale passaggio come:

  • Green Deal, con il suo piano decennale di investimenti pubblici e privati per circa 2.600 miliardi di euro
  • la recentissima EU Climate Law, per il raggiungimento nel 2050 della neutralità climatica e la riduzione delle emissioni di Co2 del 50-55% nel 2030
  • ed, infine, il Piano Nazionale Pniec, che prevede 180 miliardi di investimenti aggiuntivi al 2030
  • rinnovamento della Norma sui Certificati Bianchi fino al 2030

Questo rallentamento ha difatti esposto l’Italia ad un rischio non solo climatico ma anche competitivo sulle strategie di lungo termine.

Il Piano Colao prevede una strategia di focalizzazione degli investimenti su questi interventi di transizione energetica e l’accelerazione di tutti i processi di creazione delle infrastrutture energetiche e idriche per la salvaguardia del patrimonio ambientale.

Inoltre prevede un effettivo impegno per incentivare l’utilizzo di nuove energie rinnovabili come:

  • l’energia da moto ondoso
  • l’idrogeno verde
  • le soluzioni per stoccaggio della Co2

Anche per il settore della bioedilizia, il Piano Colao focalizza l’attenzione sulla promozione della transizione energetica per i privati. 

fonte: fornituralucegas

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