Come reagire alla perdita del posto di lavoro

Un’amica di vecchia data mi ha chiesto di fare un articolo sulla sua azienda, illustrando le diverse attività e l’importanza che quest’ultima riveste sul territorio, intervistando lei. Lei è donna lavoratrice al meridione, e forse ciò potrebbe bastare, non ci sarebbe bisogno di altre parole, ma lei ha voluto spiegare in qualche modo la scelta di apparire in prima persona.

Ecco, la parola giusta, la chiave di tutto venuta fuori quasi casualmente Prima persona”emersa come le poche e brevi frasi che la mia amica mi ha quasi sussurrato: <<Parliamoci chiaro, qui lavori tanto e dai molto, poi tentano di offuscarti e di non farti emergere. Ciò che faccio di buono serve anche ad altri (questa si chiama collaborazione, fondamentale in qualsiasi lavoro), nel senso che è utile per raggiungere dei risultati, che in genere non sono mai merito di singoli, ma di un lavoro di tante persone. Quello che vorrei far comprendere è che se altri emergono, dietro c’è sempre altro e quindi anche il mio impegno. Non mi è mai interessato sminuire gli altri, ma vorrei puntare su me stessa e dare valore a quello che faccio per me e per gli altri>>.

Riflettendo ho capito una cosa, forse grazie anche al grande (spesso ingombrante) senso critico che segna il mio percorso di vita; sintetizzando dopo un’attenta analisi di quelle parole, credo che la mia amica abbia voluto comunicarmi una cosa importante, segno distintivo della società in cui viviamo: Tu lavori e gli altri sono bravi. 

In un articolo apparso, pochi giorni fa sul sito dell’Ansa si parla della perdita del lavoro e di come questo per molti rappresenti un trauma dal quale bisogna salvarsi assolutamente. Una percentuale abbastanza consistente di uomini e donne pensa che la perdita del lavoro sia più dolorosa della fine di una relazione. A questo proposito, gli esperti consigliano di reagire il più presto possibile, stilando una lista delle proprie competenze e raccomandano di non farsi sopraffare dalla depressione, molto frequente in questi casi. Libri di testo e siti web spiegano come trovare lavoro, ma la ricollocazione è un percorso abbastanza tortuoso. Come reagire alla perdita di lavoro? Indubbiamente, bisognerà esternare la propria rabbia e mai reprimerla, rispettare i propri tempi di recupero, acquisire consapevolezza e più di ogni altra cosa trovare motivazioni. Rialzarsi da un brutto colpo e recuperare la fiducia in se stessi è un’impresa molto ardua, che solo chi ci è passato può capire. Di motivi per reagire ce ne sono, si possono, anzi si devono trovare, inventarseli, se necessario, cercarli per far leva su di essi. Molti esperti consigliano di trovare nuovi stimoli, se necessario frequentando nuovi corsi professionali o di aggiornamento per reinserirsi nel mondo del lavoro, magari con nuove competenze.

Una considerazione, però  va fatta anche sulle diverse correnti di pensiero che vi sono non solo all’estero, ma anche in Italia, che caratterizzano il rapporto fra imprenditori e lavoratori. Negli ultimi tempi (ma anche no, se si va indietro nel tempo si trovano tanti esempi), le aziende stanno puntando su quello che si chiama fattore umano, perché hanno finalmente compreso che il benessere del lavoratore è al centro del successo di un’azienda, del risultato, dei profitti. Oltre agli asili nido nei luoghi di lavoro, per permettere alle madri lavoratrici di poter stare accanto ai figli, trovano spazio momenti ricreativi, palestre, centri di counseling, volti alla risoluzione dei conflitti interpersonali e per aumentare il benessere generale dei lavoratori. Ciò accadeva anche tanti anni fa, sintomo che il progresso non è mai un’occasione che tutti prendono al volo.

Alcune imprese preparano un pacchetto di servizi, per migliorare la vita privata dei dipendenti, introducendo orari flessibili o anticipando bisogni e necessità, che chi svolge un lavoro a tempo pieno non potrebbe soddisfare. Vi sono figure, all’interno dell’azienda che aiutano le persone a occuparsi di assistenza medica o pratiche burocratiche e così via. 

Altre statistiche mostrano come una percentuale alta, circa il 70 – 80% di lavoratori si senta demotivato sul posto di lavoro. Per contrastare questo sentimento molto diffuso, vi sarebbero il riconoscimento del lavoro, i premi di produzione e l’ apprezzamento per le attività svolte che servirebbero a rendere il lavoratore più motivato e produttivo. (Alcuni di questi rimedi sono addirittura a costo zero, come i complimenti). L’autostima è qualcosa alla quale non è possibile rinunciare, il lavoro non serve per generare profitti o per ottenere uno stipendio alla fine del mese, ma rende l’individuo indipendente e soddisfatto di se stesso, lo fa sentire utile; e questa è una sensazione vitale per tutti, è uno status irrinunciabile.

Molte aziende si preoccupano di come il lavoratore debba raggiungere il luogo di lavoro, e per questo attivano car sharing, promozioni sull’acquisto di bici e permettendo a rotazione il lavoro da casa. Qualcuno ha pensato all’alimentazione dei suoi dipendenti, a una dieta sana introducendo prodotti genuini nelle mense o con la concessione di buoni pasto. Infine, imprenditori lungimiranti hanno pensato bene di introdurre la convivialità nei luoghi di lavoro, organizzando feste legate a obiettivi raggiunti, cene o semplici incontri settimanali, per migliorare le relazioni personali e rafforzare lo spirito di gruppo. La cultura e i libri, la cucina e tanti altri aspetti della vita non sono lasciati fuori dall’occupazione principale, perché si inseriscono bene in un percorso, che appartiene al lavoratore, in quanto essere umano. 

La fotografia che esce dalle statistiche citate, dai fatti e dalla percezione della realtà lavorativa maggiormente diffusa negli ambienti sociali, assume più le sembianze di un quadro con diverse sfumature e tante verità.

Qual è il punto allora? Dov’è il problema? Ho deciso di lasciare fuori dal quadro, altre realtà troppo dure da affrontare, legate allo sfruttamento più totale e alla disintegrazione della dignità umana, come quelle esistenti soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

Allora? Perché il quadro che stiamo guardando ha tanti colori, mostra tratti offuscati e diversi scenari, panorami che si aprono e si chiudono? Preoccuparsi per gli altri non entra in nessuna voce di un bilancio, chiedere se qualcuno ha bisogno di qualcosa o offrirgli un caffè non fa parte del Business Plan; è uno stile di vita, una forma mentis. La gentilezza e il sorriso sono l’espressione più alta che un essere umano possa raggiungere, e stare bene se stanno bene gli altri è un concetto che solo poche persone comprendono veramente.

Un imprenditore che non riconosce e non apprezza un suo dipendente che problema ha mi chiederete? Crediamo davvero, che tutto il discorso legato ai complimenti, alle gratifiche, al riconoscimento e al rispetto sia semplicemente e banalmente un fattore soldi? Assolutamente no. 

Il lavoro è un solo un aspetto della vita e l’avarizia è in questi casi, la cosa più lontana dal denaro. Vi sono individui che sentono il bisogno di denigrare gli altri, per sentirsi importanti; “se l’altro è il peggio, io sono il migliore” è il loro mantra.

Essere avari di complimenti, di piccole concessioni, cercare campi di competizione insignificanti, solo per prevalere sull’altro denota una ristretta mentalità e problemi ben più gravi. Si può offendere sottilmente, pesantemente o addirittura minacciare, ma il concetto è semplice e offre una massima sintetizzata, nella frase affiorata dai ragionamenti della mia amica, la quale ha rappresentato, senza volerlo e con parole sue: Tu lavori e gli altri sono bravi. 

Per tutto il resto, la vita è qualcosa che si può sempre inventare o dipingere (o ammirare), come un quadro, in fondo nessuno è nato Picasso… ma ci possiamo impegnare!

 

 

Amazon annuncia l’apertura di un nuovo deposito di smistamento ad Arzano (NA)

Il nuovo sito aiuterà Amazon a rafforzare il servizio di consegna per clienti e venditori e creerà circa 170 posti di lavoro a tempo indeterminato nei prossimi anni.

Amazon ha annunciato oggi l’apertura di un nuovo deposito di smistamento ad Arzano, in provincia di Napoli. La nuova struttura sarà operativa nei prossimi mesi e lavorerà con diversi fornitori locali di servizi di consegna, continuando a investire nella sua rete di trasporti e in altre innovative soluzioni per espandere la propria capacità di consegna e velocizzare le spedizioni per i clienti.

Amazon Logistics sta aiutando i fornitori locali di servizi di consegna a far crescere il proprio giro di affari e aggiunge capacità e flessibilità alla rete di consegna di Amazon per soddisfare la crescente domanda dei clienti.

Nel deposito di smistamento da 13.000 mq. di Arzano, Amazon creerà circa 30 posti di lavoro a tempo indeterminato. Inoltre, i fornitori di servizi di consegna assumeranno più di 150 autisti a tempo indeterminato, che ritireranno i pacchi dal deposito di smistamento e li consegneranno ai clienti di Amazon in Campania.

Gabriele Sigismondi, responsabile di Amazon Logistics in Italia, ha dichiarato: “Siamo entusiasti di aprire un nuovo deposito di smistamento vicino Napoli, dove grazie agli oltre 20 anni di esperienza nel settore, ai progressi tecnologici e agli investimenti nelle infrastrutture saremo in grado di garantire ai nostri clienti servizi innovativi e consegne più veloci che mai”.

“Questo è il primo investimento nel Sud Italia da parte di Amazon e sono contento che sia stata scelta la Campania per la creazione di nuovi posti di lavoro. Amazon ha già una presenza importante in Italia e la sfida che ci poniamo come Governo è di rendere attrattive quelle aree del Paese che fino ad oggi sono state poco coinvolte nel processo di trasformazione digitale in atto. L’auspicio è che aziende come Amazon utilizzino le risorse del nostro Paese sia come piattaforma logistica, ma anche e soprattutto valorizzando le idee e il talento dei nostri giovani”, ha commentato così il Ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio.

L’Assessore alle attività produttive e alla ricerca scientifica della regione Campania, Antonio Marchiello, ha dichiarato: “L’Amministrazione regionale è vicina a tutte le aziende che come Amazon  stanno  prevedendo nuovi insediamenti in Campania. L’ingresso di Amazon in Campania significa nuovi posti di lavoro per i nostri giovani sia a tempo indeterminato che determinato con collaborazioni stagionali nei periodi di maggiore picco per l’azienda. E’ evidente che la scelta di Amazon, azienda primaria del settore, di individuare Arzano come nuovo deposito di smistamento è anche un riconoscimento alla Regione Campania che sta crescendo costantemente e continua ad attrarre investimenti”

Investimenti in Italia

Amazon ha investito 1 miliardo e 600 milioni di euro e creato più di 5.500 nuovi posti di lavoro in Italia dal suo arrivo nel Paese nel 2010. Il centro di distribuzione Castel San Giovanni, primo sito logistico di Amazon in Italia, è stato inaugurato nel 2011. Nel novembre 2015 Amazon ha aperto il suo centro di distribuzione urbano a Milano per servire i clienti Amazon Prime Now. Nel 2017 i centri di distribuzione di Passo Corese (RI) e Vercelli sono entrati in attività: l’azienda ha investito per i due stabilimenti rispettivamente €150 milioni e €65 milioni, con la creazione di 1.200 posti di lavoro a Passo Corese e 600 a Vercelli entro tre anni dal lancio per supportare ulteriormente il costante incremento della domanda dei clienti e gestire la rapida crescita dei prodotti disponibili sul catalogo Amazon. Nel corso degli ultimi due anni, Amazon ha inoltre aperto i centri di smistamento a Castel San Giovanni e Casirate d’Adda (BG), i depositi di smistamento situati a Brandizzo (TO), Origgio (VA), Rogoredo e Buccinasco (MI), Burago di Molgora (MB), Crespellano (BO), Calenzano (FI), Vigonza (PD), Pomezia (RI), Fiano Romano e Roma Magliana (RM).

Oltre a questi investimenti nello sviluppo della propria rete logistica in Italia, nel 2012 Amazon ha aperto il proprio centro di assistenza clienti a Cagliari e gli uffici corporate a Milano. Nel novembre del 2017 l’azienda ha spostato i propri uffici corporate in un edificio di 17.500 metri quadri nel quartiere emergente di Porta Nuova. La nuova sede corporate ospita gli attuali 400 dipendenti e fornirà all’azienda spazio sufficiente per accogliere oltre 1.100 persone. Amazon ha inoltre aperto a Torino un centro di sviluppo per la ricerca sul riconoscimento vocale e la comprensione del linguaggio naturale che supporterà la tecnologia già utilizzata per l’assistente vocale Alexa.

Amazon

Amazon è guidata da quattro principi: ossessione per il cliente piuttosto che attenzione alla concorrenza, passione per l’innovazione, impegno per un’eccellenza operativa e visione a lungo termine. Le recensioni dei clienti, lo shopping 1-Click, le raccomandazioni personalizzate, Prime, Logistica di Amazon, AWS, Kindle Direct Publishing, Kindle, i tablet Fire, Fire TV, Amazon Echo e Alexa sono alcuni dei prodotti e dei servizi introdotti da Amazon. Per ulteriori informazioni: www.amazon.com/about

Fonte: Comunciato Stampa 03/04/2019 Amazon Newsroom

Il Sindaco Pucci: “Prendo le distanze dal cambio di nome e gestione della Pagina Facebook dell’Ufficio Stampa, poiché il ‘like’ sui social ad una istituzione pubblica non deve diventare strumento politico”

Rocca Priora – “Ieri sera, come la maggior parte dei cittadini ha purtroppo notato, la pagina social ufficiale dell’Ufficio stampa del comune di Rocca Priora ha cambiato aspetto, nome, titolare e forma. E da questo sento fortemente di dover prendere le distanze, stigmatizzando questo grave comportamento. Per mantenere saldo il rapporto di fiducia con i cittadini, che come Sindaco ho costruito in questi 10 anni di amministrazione, riaprirò entro oggi una nuova pagina Facebook dell’Ufficio Stampa del comune, ufficiale, terza e trasparente”, dichiara il Sindaco Damiano Pucci.

Con un “colpo di mano” la Pagina Facebook dell’Ufficio stampa è  stata  rinominata  in  “Viva  Rocca Priora”, che fa riferimento al nome della lista vincente nelle ultime elezioni amministrative. È stato rimosso lo stemma comunale e ora al suo posto vi è un’immagine di un narciso, uno dei simboli della città e, come riportato nel post pubblicato, viene gestita da Daniele Pacini, David De Righi, Massimo Fedeli, Laura Buglia, Federica Lavalle e Alessandro Pucci, che si autodefiniscono “i consiglieri Comunali di Viva Rocca Priora, quelli cioè che sono rimasti coerenti con gli impegni presi con gli elettori in occasione delle Amministrative del 2014 e che restano nel gruppo civico Viva Rocca Priora” e ora vicini al candidato a sindaco dell’area di centro destra Mario Vinci.

“Si può approfittare della fiducia di chi, cittadino o sostenitore, aveva messo un like su una pagina e ora invece se ne trova una e per di più politica e non più istituzionale? – commenta il Sindaco Pucci – Si può ‘sfruttare’ un nome, una vittoria frutto del sudore e dell’impegno di tutti come quella del 2014 come base per far avanzare solo qualcuno? Si può togliere ad un ente pubblico, una pagina che è sempre stata amministrata nell’interesse di tutta la comunità per farla diventare espressione della volontà e della scelta solo di alcuni? Oggettivamente è scorretto, grave ed ingiusto. Specialmente nel momento storico attuale, quello dell’inizio della campagna elettorale”.

La comunicazione della Pubblica Amministrazione ha il dovere di essere terza e trasparente, trattando e diffondendo argomenti d’interesse pubblico e sociale e non deve essere organo d’informazione di una sola parte politica, perché il suo fine è quello di “illustrare le attività delle istituzioni e il loro funzionamento; favorire l’accesso ai servizi pubblici, promuovendone la conoscenza”, come recita il comma 5 della legge 150/2000 relativa alla comunicazione delle PA. E fino a ieri la pagina Facebook dell’Ufficio Stampa del Comune di Rocca Priora lo è stata, informando tutti i cittadini su nuove iniziative e interventi pubblici tesi a migliorare la nostra città, dialogando con loro nel rispetto della citizen care e del miglioramento della soddisfazione dei cittadini tutti.

“I cittadini non devono essere confusi – conclude il Sindaco – ma le loro idee vanno chiarite. Gli elettori non vanno presi in giro, ma ascoltati. Le persone vanno tutelate non prese in giro. Ecco perché io in qualità di Sindaco e con me l’amministrazione comunale, prendiamo le distanze da questo comportamento e confermandoci estranei da tutto questo. La fiducia va conquistata personalmente e con impegno, non solo sui social, ma tra la gente, mettendoci la faccia e sulla base del proprio  operato.  È  questo  il  vero  ‘inciucio’ che tanto declamano contro chi si è distaccato dal loro progetto, non certo una coalizione pulita e limpida fatta sotto gli occhi di tutti e che già è al lavoro per presentare i propri obiettivi alla comunità!”

Fonte: Comunicato Stampa del 26/03/2019 Sito web Comune di Rocca Priora Sindaco Dott. Damiano PUCCI

Il lusso non conosce crisi economica

La crisi economica non tocca i settori si lusso, infatti chi è ricco resta ricco, anzi con la crisi economica diventa ancora più ricco.

Alta moda, gioielli, occhiali, borse di lusso e scarpe sia nei negozi fisici sia on line trovano sempre acquirenti, disposti a sborsare anche somme ingenti. Il lusso si estende anche alle barche, alle auto e a tutti gli articoli che hanno un costo spropositato, o almeno non accessibile alla classe medio bassa.

La domanda dei beni di lusso, nonostante la crescita economica mondiale abbia avuto una battuta d’arresto, continua a salire e non accenna a fermarsi. Probabilmente i beni di lusso poco obbediscono alle leggi dell’economia. Infatti, basta vendere un paio di scarpe o un gioiello molto costoso per rientrare con le spese di un intero mese o anche più.  Il commercio, in particolar modo quello di lusso è molto fruttuoso. Basti pensare, che in generale sulla rivendita degli articoli vi è un margine di guadagno di che va dal 40-50-60%, e in alcuni casi anche oltre. Secondo alcune statistiche, aziende di lusso riescono, facilmente ad incrementare il fatturato anche superando il 20%. Niente male se si pensa che il giro d’affari del lusso ha parecchi zeri. 

Una spesa media presso uno Store di lusso

Ho provato a fare shopping on line, in modalità virtuale, ovviamente. Una giacca piumino con particolare attenzione allo stile, con nuovissimo tessuto di ultima generazione ho speso 850 euro. Un maglione girocollo, perfetto per una passeggiata in montagna (frequento poco la montagna negli ultimi tempi), multicolore, tessuto base 100% cotone, 66% viscosa, 34% fibra metallizzata ho pagato 300 euro. Sotto ad una maglia multicolore, un pantalone perfetto per la vita in città (quindi non posso indossarlo in montagna?), linea moderna, comodo, stile essenziale non come il prezzo, l’ho pagato 595 euro. Fra le scarpe ho ampia scelta di modelli e di prezzi, che si aggirano fra i 345 euro e i 595 euro. Infine, una borsa rossa, sportiva ma femminile, con logo ricamato l’ho pagata 645 euro.

Finito lo shopping, tirando le somme si è speso la modica cifra di 2090 euro, a dispetto dei minimalisti, che pensano che la vita debba essere ricca di emozioni e non di cose.

Riguardo allo shopping e allo spendere o buttar via soldi, vi sono tante correnti di pensiero. Fior fior di articoli e inchieste giornalistiche hanno affrontato il problema della produzione tessile in paesi sottosviluppati, dove il lavoro è sottopagato e al di fuori di ogni regola. Nello stato del Tamil, lavorano in condizioni pessime bambine operaie, senza contratto per più di 72 ore settimanali.  Il lusso ha un costo molto alto e incide negativamente sulla crisi economica. Il settore tessile vale tanto per l’economia mondiale, per cui molti sono i terreni coltivati a cotone, con la conseguenza che vi è uno spreco immane di acqua e impiego massiccio di pesticidi e insetticidi. Le imprese che operano nel campo dell’abbigliamento, nella maggior parte dei casi non forniscono informazioni sulla filiera produttiva e allo stesso tempo non vi sono leggi che lo impongono.

Oggi, rispetto al passato vi è una sensibilità maggiore riguardo ai temi ambientali, basti pensare allo scalpore e alle divisioni nell’opinione pubblica che sta provocando la vicenda di Greta Thunberg, la sedicenne che ha fatto del suo impegno per l’ambiente una vera battaglia.

Non è necessario, però chiamarsi Greta per scambiare o regalare vestiti ancora utilizzabili, per scegliere il baratto e il riciclo. Molto interessante è il sito ecocose, all’interno del quale vi sono molte idee su come e dove acquistare in modo etico, fra marchi che rilasciano tutte le informazioni riguardo alla produzione e alla filiera. Molte iniziative che partono dal basso, spesso sono positive per la crescita economica e servono a combattere la crisi che l’economia sta attraversando in tutto il mondo. Ecco che all’improvviso molte aziende, captando la tendenza al green e allo stile ecosostenibile corrono ai ripari e cambiano pelle. Sembra che il settore della cosmesi bio valga circa 950 milioni di euro. Nascono, inoltre materiali ecologici e biologici, che rispettano l’ambiente, fibre organiche, lana riciclata. Insomma, molte aziende che prima hanno devastato l’ambiente, sfruttato risorse e lavoro, ora cambiano e diventano Eco-Age, eco-friendly, scommettono sul riuso e sul  riciclo. Sempre le stesse aziende promuovono interessi culturali, con particolare interesse alla bellezza, alla poesia, ai valori, al benessere delle persone. Bisognerà fidarsi di questo improvviso innato e disinteressato stile? Staremo a vedere! Intanto come ogni nuova tendenza ha già cifre da capogiro,  con un numero imprecisato di zeri, e dove ci sono gli zeri, si sente odore di bruciato; in fondo tutto inizia da zero. 

 

 

Volete avere successo? Raddoppiate i fallimenti

Per consolarsi ci si attacca davvero a tutto, ai proverbi e alle storie di altra gente, sembra però che vi sia  un metodo scientifico che dimostri come i fallimenti siano una grande scuola. Questo è l’argomento apparso sul sito dell’Ansa pochi giorni fa, intitolato: Collezionare fallimenti fa bene. Come sbagliare ed essere felici. 

Come il fallimento porti alla vittoria e alla realizzazione di sé è una storia a parte; si potrebbero citare numerosi testi come Il magico potere del fallimento –  edito da Garzanti anno 2017 di Charles Pépin, per non parlare di personaggi noti che prima di raggiungere l’apice  hanno collezionato una serie di grandi insuccessi. Fra questi Henry Ford e Steve Jobs, ma ce ne sono molti altri ancora.

Ci deve essere un motivo per il quale filosofi e scrittori hanno ritenuto opportuno parlare del fallimento, credo che ci sia un’ottima ragione se nel 2017  l’autrice ed economista Francesca Corrado abbia fondato la prima Scuola di fallimento a Modena. Questa scuola subito ha avuto grande successo e seminari e corsi sono numerosi.

Cosa si teorizza?

In realtà le teorie portate avanti da alcuni esperti e dalla stessa prima Scuola del fallimento nascondono qualcosa di vero, nel senso che l’errore può diventare un punto di forza. E’ anche vero che molti errori si ripetono, ma se si analizzano, con consapevolezza e magari con un’autocritica costruttiva sarà possibile fare un passo in avanti per non ripeterli.

Chi non ha mai fallito? Chi non ha mai provato quel senso di inadeguatezza che piano piano distrugge? Chiedersi perché facciamo sempre lo stesso errore può portare ad una maggiore consapevolezza, che è sì un traguardo importante, ma non è abbastanza. A volte situazioni e condizioni particolari fanno perdere la fiducia e soprattutto l’autostima; molte persone (familiari, amici, datori di lavoro)  spesso e in modo subdolo e sistematico tirano picconate alla nostra autostima. Oltre al fatto di prendere consapevolezza dei propri errori, bisognerebbe (in base alle suddette teorie) lavorarci sopra, in modo costruttivo e non è facile, non lo è mai, ricostruire partendo dalle macerie e da un grande dolore, perché è questo che provoca un fallimento.

Sono necessari un’alta dose di coraggio e forza d’animo, che non si improvvisano, ma che bisogna trovare da qualche parte e in qualche modo. Un errore potrebbe essere interpretato come la necessità di cambiare strada e cambiare registro: quella non era semplicemente la nostra strada. Io paragono un errore allo sbandare di un’auto; ci porta fuori strada, ovvero su un’altra strada, nuova. Le teorie del guardarsi dentro e studiarsi, forse perdono di vista (essendo scientifiche) il lato umano. Farà anche bene guardarsi in modo diverso, costruirsi un’immagine mentale di sé più positiva, sarà utile anche ridere dei proprie errori?

Non è da ieri che vengono pubblicati libri su Come essere felice, oppure come essere questo o quello, o come riuscire a fare questo e quell’altro. Cosa può dirci un libro o un corso che non sappiamo di noi stessi? Di domande dovremmo farcene e anche tante, su noi, su quello che la società si aspetta da noi, sull’immagine falsa che gli altri hanno di noi. Lo scopriamo ogni giorno, di essere fragili e umani, ma chiediamoci anche cos’è il successo e rispondiamo anche (è fare soldi? è essere più bravi, più belli e più intelligenti? capaci?).

La verità è che la nostra vita possiamo viverla solo noi, con i fallimenti e le teorie, con la paura e il coraggio di essere noi stessi fino in fondo.

 

Life Learning: la piattaforma leader di corsi on line

Life Learning è una piattaforma di corsi on line; nel 2014 Rodrigo Di Lauro e Federica Marrone, due formatori decidono di investire sulla conoscenza, perché si accorgono che le aziende chiedono competenze e formazione costanti, in un mondo del lavoro in continua evoluzione. L’impresa nasce e opera nei primi tempi a Pescara, dove il progetto non ha molto successo. 

Dall’analisi dei risultati, i due ideatori decidono di sbarcare on line, in questo modo nasce Life Learning, la quale riceve da un venture capital un finanziamento e inizia a crescere e a specializzarsi sempre di più. Da allora attraverso il sito è possibile ottenere certificazioni on line riconosciute.

Quali sono le competenze più richieste nel mondo del lavoro?

Le competenze più richieste dal mercato del lavoro non sono un mistero: in particolar modo quelle relative al web e alle vendite. L’offerta però piano piano si allarga anche ad altri settori come il marketing, la cucina, il benessere. I fondatori di Life Learning si accorgono ben presto che le persone in rete richiedono di allargare costantemente le proprie competenze in tutti i campi. La conoscenza diventa business.

Oggi Life Learning punta molto anche sulle certificazioni: corsi per ordini professionali, aziendali obbligatori, tanto che sono molte le aziende e le PMI che si rivolgono alla piattaforma per formare i propri dipendenti. Life Learning ha attualmente oltre 2500 corsi on line e il metodo di studio è fra i più avanzati e semplici. Acquistando un corso sarà possibile accedere al materiale didattico per sempre, inoltre vi è un tutor on line per qualsiasi domanda dovesse sorgere al corsista. I corsi sono strutturati con una introduzione, una parte scritta e dei video tutorial, per facilitare l’apprendimento. Le lezioni possono essere seguite e ripetute un’infinità di volte. Inoltre lo studente potrà fare delle esercitazioni ed infine un test finale (che potrà ripetere se non dovesse superarlo) che gli farà ottenere un attestato riconosciuto in 160 paesi e trovare più facilmente lavoro.

Metodo di studio on line con tutor a disposizione

Gli insegnanti che realizzano i corsi on line sono Manager ed esperti conosciuti e molto accreditati nel loro campo. Alcuni corsi raggiungono un numero di iscritti davvero impressionante, anche grazie al sistema di commenti e recensioni che ciascun iscritto al corso può rilasciare, direttamente sulla piattaforma.

Oggi, lo si sa benissimo, oltre l’80% delle persone che acquistano su internet lo fa basandosi molto sulle recensioni, cioè sulle opinioni di chi già ha provato quel prodotto; i corsi on line non fanno eccezione. Coloro che frequentano corsi on line, molto spesso amano parlare della loro esperienza, di quanto il corso è stato utile per la loro formazione professionale e nella ricerca di un lavoro. 

I tutor che sono molto esperti nella loro materia, riescono anche attraverso il web e tutti gli strumenti messi a disposizione da Life Learning a trasmettere allo studente la passione e la conoscenza in un modo molto naturale e semplice. I corsi possono essere seguiti dallo Smartphone e dal tablet tranquillamente anche quando ci si trova fuori casa o fuori ufficio, e questo è uno degli aspetti più importanti perché rende l’apprendimento facilitato anche dal fatto che è possibile ripetere più volte una lezione e anche a distanza di tempo. 

Inoltre le Aziende possono ottenere dei Bonus a fondo perduto  sulla formazione. Infine per chi volesse testare i corsi, vi sono molti mini corsi offerti dagli autori gratuitamente. Ovviamente si tratta di corsi in parte limitati a singole nozioni, che non sono paragonabili ai master a pagamento. 

 

 

 

 

 

Congresso delle famiglie: sia fatta la mia volontà

Le famiglie e l’amore: Cosa pensano i filosofi, cosa dicono i libri e cosa cantano i sognatori?

Diventa sempre più dura assistere, anche se in tv a manifestazioni e a contro manifestazioni, a convegni e a contro convegni. Per chiunque abbia un’idea, ce ne sono altri che si oppongono e che sentono il bisogno di manifestare, di protestare, di alzare i toni, di dire con la loro presenza in una piazza come la pensano. In tutto il mondo e in tutte le epoche c’è chi ha un pensiero e chi invece concepisce diversamente quel pensiero; benvenuti nel mondo della diversità, dove questa parola ha una bellezza impressionante e non come al contrario alcuni  potrebbero pensare.

Di certo, noi contemporanei, come dice la parola stessa non abbiamo vissuto in epoche passate, ma viviamo in questa, dove sembra che sia una necessità, comunicare a tutti i costi il proprio pensiero attaccando quello di altri, di usare le parole come frecce, come pietre definitive, tombali e senza diritto di replica.

Cosa rappresenta e cosa ha rappresentato il convegno sulle famiglie svoltosi a Verona? In quei giorni vi è stata una manifestazione di chi pensa il contrario di ciò che hanno pensato al convegno sulle famiglie. La confusione è normale, anch’io non ho compreso bene questo scontro di idee, anche se accanto alla parola diversità continuo ad amarne altre, come ad esempio incontro, dialogo e confronto. Non ho la minima idea di cosa sia successo nel ‘400 e nemmeno nel ‘600, ma vi assicuro che nel 2019 non se ne può più; non se ne può più di pronunciare una parola come un’altra ed essere etichettati, non se ne può più di esprimere la propria idea ed essere attaccati e denigrati, con rabbia e violenza anche solo nelle parole.

famiglie

Veniamo alle famiglie; cosa si è voluto ribadire con il convegno e con il contro convegno? Che un figlio lo partorisce una donna con l’utero? Che io, tu, egli, quasi tutti abbiamo avuto un papà e una mamma? Questi sono concetti nuovi o antichi? Non mi sembrano né l’uno, né l’altro.

Sarebbe opportuno, allora, prima di lanciare la prima o la seconda pietra, farsi un attento esame di coscienza e pensare da dove nascano le idee e perché. Sarebbe saggio individuare (se ne abbiamo) una fede, un credo nella nostra vita, una filosofia che governa i nostri pensieri e il nostro agire. Un dio, credo che basti, anche se di onnipotenti sulla terra ce ne sono e anche tanti. Se seguiamo un’ideologia, se crediamo in quello che facciamo, se professiamo una fede allora dovremmo agire in base a quella (la possiamo chiamare anche filosofia o stile di vita, o modo di pensare, forma mentis). Credo che almeno chi recita il Padre Nostro debba  riflettere su due parole in particolare: Sia fatta la tua volontà.

La storia ci ha parlato di Cristo, della sua filosofia e dei suoi insegnamenti tanto che chiunque non crede che lui sia figlio di dio, dovrà purtroppo convenire che è stato un grande filosofo, forse il più grande di tutti.

Sia fatta la tua volontà, non è una frase semplice da pronunciare, merita tutto il nostro impegno; bisogna spogliarsi dell’egoismo e di quella presunta onnipotenza che spesso non ci fa vedere le cose così come sono. Cristo, il filosofo disse Sia fatta la tua volontà, non la mia, ma la tua!

Cristo, il figlio di dio, disse Se puoi, allontana da me questo calice. Cristo, figlio di dio, filosofo, maestro, uomo si fidò della volontà di qualcun altro, senza timori e completamente. Vivere la vita rispettandoci si può fare, se si vuole (Condividendo il mondo, vivendo la vita in pace con fratellanza come diceva John Lennon). Credente o non credente, uomo o donna, etero e gay, tutti abbiamo nell’animo una croce, lo dice la storia (anche quella personale); non la vogliamo?

Tutti i più grandi padri spirituali sostengono che qualunque cosa ci accada nella vita (anche brutta), dobbiamo sfruttarla a nostro favore, farcela amica, non rifiutarla, ma accettandola.

Due uomini si possono amare come anche due donne, magari adottare un bambino, ma non credo che fabbricarlo sia la volontà di dio.

In molti casi, tanti uomini e donne nel corso dei secoli hanno detto e dicono: Sia fatta la mia volontà, segno a mio parere di prepotenza e di egoismo, di onnipotenza.

Si può amare in tanti modi e con mille declinazioni diverse; probabilmente alcuni limiti e ostacoli sono lì, proprio per farci scoprire questo: l’amore. Quell’amore che non è egoismo, ma volere il bene di qualcuno, prendersi cura, qualunque cosa accada e senza aspettarsi nulla in cambio, come diceva il Piccolo Principe.

Basterebbe accettarci, accettare gli altri e le loro idee, le loro scelte, e semplicemente amarci per essere felici. Basterebbe avere la consapevolezza di ciò che siamo (la verità vi renderà liberi).

La verità è che  siamo nati per espanderci, per allargarci non per vivere dentro piccoli spazi e soprattutto per guardare oltre i limiti.

 

Lavoro: Che aria tira? Ecco perché il Robot non sostituirà mai l’uomo

Il mondo del lavoro è cambiato già da una vita, lo dimostrano i nuovi lavori e le professioni freelance, le forme contrattuali neonate e l’infinito sottobosco di nuove skill, specie nel campo dei social, delle comunicazioni e della tecnologia in generale. Non dimentichiamo la new economy, la sharing economy e la green economy.

A differenza di come si possa pensare, i giovani di oggi, se hanno le idee chiare e la giusta preparazione riescono a trovare la loro strada molto più di quanto riuscissero a fare i loro genitori.

Un altro luogo comune da sfatare è che il futuro sia in mano ai robot. In base ad una ricerca effettuata dal gruppo Manpower, sembrerebbe che ben l’87% delle imprese abbia pianificato di aumentare i propri dipendenti. Lo studio ha inoltre evidenziato che vi è una tendenza dei datori di lavoro a favorire le nuove competenze, attraverso l’adozione di interventi mirati (corsi di formazione e non solo). Infatti, non si parla solo di conoscenze tecniche, ma soprattutto di quelle competenze che spesso non si insegnano in un’aula. Capacità comunicative e creative saranno da oggi in poi la chiave d’ingresso nel mondo del lavoro.

Gli imprenditori intervistati hanno dichiarato che hanno tutta l’intenzione di far emergere il talento dei propri dipendenti, identificando i punti di forza e i punti deboli, per costruire insieme al lavoratore un percorso professionale che inglobi anche competenze sociali ed emotive. Oggi vi sono delle piattaforme on line che offrono formazione continua e certificata, come Life Learning

Quello che cambia insieme alle competenze e al lavoro stesso è la ricerca delle risorse umane, e il metodo per individuare le caratteristiche, le attitudini, nonché le competenze e le capacità di ogni singola risorsa. Da questo studio emerge con forza che i lavoratori di oggi e quelli del futuro non dovranno mai sentirsi minacciati dai robot. La tendenza è quella di creare una forte sinergia fra il lavoro umano (insostituibile) e quello della macchina.

Le notizie che contrastano con questa teoria (non è una teoria ma si fonda su uno studio) e che i media trasmettono riguardano singoli casi, come ad esempio la perdita del lavoro a causa della riorganizzazione dell’azienda, riduzione dei costi e trasferimento dell’impresa in paesi nei quali il costo del lavoro è inferiore. I Robot prenderanno il posto dell’uomo? Sono anni che ci si interroga su questo fondamentale quesito, dimenticando molto spesso che vi sono alcune competenze che un robot non potrà mai avere, per primo il contatto umano.

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Molti sono gli economisti che hanno parlato di questo fenomeno, alcuni hanno perfino scritto molti testi e per queste loro valide disquisizioni meritano tutto il rispetto, ma bisogna guardare al mondo del lavoro, innanzitutto con rinnovata fiducia e infine analizzandolo in tutta la sua complessità. Quello che emerge da un’attenta analisi, senza approfondire tanto tematiche strettamente economiche e tecniche (troppe teorie a volte portano da un’altra parte) è che per molti lavori che si perdono a causa di una inevitabile evoluzione tecnologica, altri mestieri e professioni nascono, si sviluppano, avanzano in un’arrestabile ascesa attuando il “cambiamento” che fiumi di articoli e libri profetizzano da anni.

Il lavoro ripetitivo, quello di un operaio o di un cassiere, per il quale non sono necessarie altre competenze oltre a quelle di imbustare e spingere tasti sulla cassa,  ha sicuramente un alto rischio di essere sostituito da una macchina.

L’intelligenza umana, la creatività e la passione, il sentimento, la capacità di potersi relazionare con i clienti,invece sono tutte competenze irripetibili perfino per un robot. In qualsiasi tipo di impiego, anche il più noioso e ripetitivo è necessario ricercare il valore aggiunto e trovarlo ad ogni costo. Bisogna affiancare alle conoscenze pratiche e tecniche quel sapore di  naturale e creativo, di unico che può avere solo un essere umano.

Negli ultimi anni, molti imprenditori in particolar modo stranieri e con una forma mentis molto allargata e “visionaria” hanno attuato uno modello di lavoro basato sempre di più sul fattore umano, inteso come miglioramento delle condizioni all’interno dell’azienda dei lavoratori. Sono nati nei luoghi di lavoro asili nido per le neo mamme, palestre e ore di ricreazione e di socializzazione; sempre più attenzione è rivolta alle persone anche attraverso corsi o workshop che valorizzino il fattore umano, l’unica risorsa che ci farà vincere qualsiasi sfida. Non bisogna andare troppo lontano per trovare imprenditori che hanno questo tipo di mentalità, a volte nemmeno nel presente o nel futuro, anche in Italia vi sono stati imprenditori che hanno cercato di migliorare le condizioni di lavori dei propri dipendenti, in un passato nemmeno troppo recente e a dispetto dei tanti luoghi comuni e pregiudizi di cui la nostra società è piena zeppa.

 

L’unica piattaforma on line per noleggiare migliaia di oggetti

E’ la nuova frontiera della tecnologia, per avere prezzi scontati in caso di acquisto e noleggiare i prodotti direttamente dai brand. Una forma di sharing economy che permette di risparmiare ed evitare che prodotti costosi possano finire dimenticati nello sgabuzzino dopo pochi utilizzi.

Si chiama Paladin 2, la start up innovativa nata nel 2017 che ha fatto del noleggio di oggetti di medio valore un vero business. La società ha lanciato da poco una nuova raccolta fondi per il nuovo servizio Try&Buy.

Paladin 2 rappresenta un’opportunità per chi necessita di prodotti per un tempo limitato o per coloro che non possono permettersi di comprarli. Le opportunità vi sono anche per i piccoli risparmiatori e investitori che attraverso il Crowdfunding possono contare su un ottimo investimento che potrebbe superare il 6%, un ottimo risultato in tempi di crisi come quello attuale. Il tema degli investimenti è uno degli argomenti più ricercati sui motori di ricerca, perché in molti si chiedono in che cosa si può investire senza avere brutte sorprese.

Il Crowdfunding e la sharing economy oggi rappresentano le maggiori novità che in qualche modo rompono con gli schemi del passato, per creare qualcosa di nuovo.

Ecco in cosa consiste e come è possibile aderire al Crowdfunding

Dopo la scorsa campagna di equity crowdfunding, in cui sono stati raccolti oltre € 95.000 da 60 investitori, la società è pronta per proseguire il suo percorso di crescita. Inizialmente focalizzata sul noleggio tra privati, Paladin ha infatti lanciato di recente il nuovo servizio Try&Buy. In pratica l’utente può noleggiare e testare prodotti, ottenendoli direttamente dalle aziende, e poi decidere se acquistarli (con prezzi scontati) o meno.

La nuova formula sharing economy sta funzionando sempre di più in tutti i campi, basti pensare al mercato delle automobili; in questo settore sono numerose, infatti le forme di condivisione, che può andare dalla condivisione di un viaggio al noleggio delle vetture vero e proprio per brevi o lunghi periodi.

Dal punto di vista delle società, che oggi sono il core business della startup, il servizio fornisce un nuovo strumento di marketing esperienziale che non potrebbero altrimenti sviluppare internamente. Con Paladin le aziende possono mantenere il focus sulle loro attività principali, ma senza perdere l’occasione di far conoscere i loro prodotti con la formula del Try&Buy, necessaria per attrarre target attuali e futuri come i Millennials.

Grazie al nuovo servizio, dal momento del lancio (luglio 2018) fino a gennaio 2019, sono state chiuse più di 60 partnership con importanti realtà, tra le quali Sony, Garmin, Moulinex, Rowenta. Entro la fine dell’anno, Paladin punta ad avere 200 brand attivi.

I modelli di consumo stanno cambiando, e bisogna rimanere al passo con i tempi. Provare per credere: gli investitori riceveranno una GIFT CARD PALADIN del valore di 50 euro.

Perché investire

La validità del progetto è già stata “certificata”. Paladin è infatti incubata da Speed MI Up, l’acceleratore fondato da Università Bocconi e Camera di Commercio di Milano (con il supporto del Comune), ed è stata selezionata tra le migliori startup italiane da Digital Magics nel 2019 e da LUISS ENLABS nel 2018.
Con il nuovo modello Try&Buy viene creata una situazione win-win tra le parti in causa (utenti e aziende).

Il contesto di mercato è favorevole. Paladin arriva nel momento giusto anticipando le necessità di un pubblico tra i 18 e 45 anni:

  • La propensione al noleggio è in crescita in ogni settore merceologico. Solo per citare alcuni esempi: Ikea, Mercedes, BMW, e Samsung
  • Avendo saturato qualsiasi canale di marketing esistente con le loro offerte, le aziende cercano nuove modalità per vendere i prodotti
  • I consumatori, soprattutto il target di età più giovane, desiderano nuove modalità per avvicinarsi a prodotti o marchi

Il potenziale del business è elevato: il mercato italiano del noleggio e dell’acquisto dei prodotti hi-tech, secondo un report dell’Università di Pavia, crescerà fino a toccare i 25 miliardi di euro entro il 2025. Nel 2019, Paladin prevede un fatturato di almeno 250 mila euro.
Paladin, inoltre, presenta diverse opportunità di EXIT e può essere un target appetibile per aziende di diversi settori: GDO, catene di distribuzione specializzate nell’Hi-tech, siti E-Commerce, brand di prodotti elettronici.

Oggi Paladin ha più di 10.000 iscritti. Un risultato ottenuto testando diversi canali marketing online e offline, compresi programmi di ambassador e volantinaggio. La continua ottimizzazione del sito web ha permesso inoltre di aumentare il tasso di iscrizioni dei visitatori dallo 0.5% di settembre all’attuale 3%.

Attualmente il numero medio di noleggi mensili si attesta a quota 100. L’obiettivo è di arrivare a 400 noleggi mensili entro dicembre 2019.

Paladin ha attivato una collaborazione con BASE Milano, una delle migliori realtà cittadine per la realizzazione di eventi. Inoltre, la startup innovativa ha chiuso accordi con TNT e Reale Mutua per aumentare la sicurezza e la velocità del servizio.

Paladin ha l’obiettivo di raccogliere un massimo di € 300.000 con la campagna online su CrowdFundMe, alla quale seguirà una raccolta off-line fino ad un massimo di € 600.000 (diversi player europei, come Business Angel e Venture Capital, hanno già contattato la startup).

Ciò che gli esperti consigliano in tutte le situazioni e le congiunture economiche è sempre di diversificare gli investimenti e ricercare nuove forme per far fruttare i risparmi. Ne consegue che come ogni tipo di attività, come anche quelle imprenditoriali vi siano sempre margini di rischi che bisogna sempre mettere in conto. Il Crowdfunding negli ultimi tempi ha avuto un grande incremento per innumerevoli ordini di ragioni.  Infine il Crowdfunding abbinato alla sharing economy ha un grandissimo potenziale.

Il capitale raccolto verrà utilizzato per:

  • Attività di marketing, al fine di promuovere il servizio in Italia e all’estero (Spagna) con l’obiettivo di arrivare a 70.000 utenti entro la fine del 2019. Saranno inoltre implementati gli Ambassador Program
  • IT e Tecnologia, per migliorare l’attuale piattaforma su mobile
  • Attività commerciale, per la quale verrà strutturato un team ad hoc

 

fonte: crowdfundme.it

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