Housers Green: investire nelle energie rinnovabili

Si chiama Smart Investment e anche con una piccola somma, partendo da 50€ si può diventare Investitori. Housers è fra i primi nel Crowdfunding immobiliare e ogni anni distribuisce migliaia di euro a chi investe nei progetti.

Housers lancia il  primo progetto Green, per finanziare l’acquisizione di 6 diritti equivalenti a 6 megawatt (Mw) per la successiva costruzione, gestione e vendita in Polonia.

Le energie rinnovabili sono diventate un veicolo essenziale per passare a consumi energetici diversi e ridurre le emissioni di CO2.

Cosa sono le energie rinnovabili?

Le energie rinnovabili sono quelle ottenute da fonti naturali che producono energia a tempo indeterminato e inesauribile perché si rigenerano naturalmente nel tempo.

Sono fonti energetiche pulite, inesauribili e competitive. A differenza dei combustibili fossili, che emettono enormi quantità di CO2 nell’atmosfera durante la combustione, principale causa del riscaldamento globale, le energie rinnovabili non sono inquinanti e rappresentano l’alternativa più pulita.

Lo sviluppo di energia pulita è essenziale per combattere il cambiamento climatico e limitarne gli effetti più devastanti.

Quali tipi di energia rinnovabile esistono?

Tra le energie rinnovabili o anche chiamate energie pulite troviamo:

  • Energia eolica: l’energia ottenuta dal vento
  • Energia solare: l’energia ottenuta dal sole. Le principali tecnologie sono il solare fotovoltaico (utilizza la luce solare) e il solare termico (utilizza il calore del sole).
  • Energia idraulica o idroelettrica: energia ottenuta da fiumi e corsi d’acqua dolce.
  • Biomassa e biogas: l’energia estratta dalla materia organica
  • Energia geotermica: l’energia termica contenuta all’interno della Terra
  • Energia delle maree: l’energia ottenuta dalle maree
  • Energia delle onde: l’energia ottenuta dalle onde.
  • Bioetanolo: carburante organico adatto all’industria automobilistica, ottenuto attraverso processi di fermentazione di prodotti vegetali.
  • Biodiesel: carburante organico per l’industria automobilistica, tra le altre applicazioni, ottenuto da oli vegetali.

Perché investire nelle energie rinnovabili?

Lotta contro il cambiamento climatico: il processo di produzione di energia da fonti rinnovabili è esente da emissioni di gas serra nei processi di produzione di energia, pertanto, sono la soluzione più pulita e più praticabile al degrado ambientale;

Sono inesauribili: la materia prima utilizzata è libera e inesauribile, a differenza delle fonti energetiche tradizionali come il carbone, il gas, il petrolio o l’energia nucleare, le cui riserve sono limitate e molto costose;

Con una grande crescita competitiva: le principali tecnologie rinnovabili hanno ridotto drasticamente i loro costi, rendendoli ancora più competitivi.

Energia solare fotovoltaica

Come rivela l’ONU Ambientale, la capacità delle energie rinnovabili a livello mondiale è quadruplicata dal 2009 al 2019 con un investimento globale vicino ai 2.6 trilioni di dollari (2.3 trilioni di euro), evidenziando la leadership dell’energia solare.

L’energia solare è prodotta dai raggi solari ed è anche conosciuta come fotovoltaico. Si distingue per essere rinnovabile e illimitato, non inquina ed è totalmente pulito.

Come funziona un impianto solare?

come funziona un impianto solare
impianto solare

Se anche tu vuoi unirti alla lotta contro il cambiamento climatico e investire nelle energie rinnovabili ora con Housers è possibile. Abbiamo appena lanciato il nostro primo progetto Green, per finanziare l’acquisizione di 6 diritti equivalenti a 6 megawatt (Mw) per la successiva costruzione, gestione e vendita in Polonia.

fonte: Housers 

Housers: Form di registrazione

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Top ten dei rincari durante il lockdown

Una fotografia dei consumi e dei rincari durante la chiusura delle attività; secondo la ricerca dell’Unione Nazionale Consumatori vi sono stati dei rincari, che hanno sfruttato l’esigenza delle persone di stare a casa, come la lettura e i dispositivi di comunicazione e di quelli per lo Smart working. Il Governo avrebbe dovuto vigilare sui rincari ingiustificati, visto che vi sono stati dei settori, che poiché considerati primari non si sono fermati, come la logistica e tutta la filiera che ha consentito la produzione di prima necessità.

La top ten dei rincari da febbraio a maggio: E-book download +30,4%, frutta fresca +12,8%, computer +12%.

L’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica dei prodotti e servizi più rincarati durante l’emergenza Covid, ossia da febbraio, mese dove non c’era ancora il lockdown, a maggio, scoprendo vere e proprie speculazioni dei prezzi.

Il record spetta alla voce E-book download, con un rialzo, in soli 3 mesi, del 30,4%. Un aumento a dir poco vergognoso, che ha sfruttato l’esigenza di trascorrere il tempo con una buona lettura mentre si era chiusi in casa.

Al secondo posto la frutta fresca, +12,8% e al terzo gli Apparecchi per il trattamento dell’informazione, ossia computer portatili e fissi, palmari, tablet, notebook con un incremento del 12%.

“In pratica, si è approfittato dello smart working e dell’obbligo degli studenti di seguire le lezioni a distanza, per fare rialzi a danno di lavoratori e famiglie” afferma l’avv. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Analoga sorte per gli Accessori per apparecchi per il trattamento dell’informazione, ossia monitor e stampanti, che si collocano al quarto posto di questa classifica, salendo dell’11,3%. Sfruttamento simile per la quinta voce, Apparecchi per la telefonia fissa, +7,7%.

“Evidentemente i telefoni fissi che si avevano non potevano bastare dal momento che tutta la famiglia era “reclusa” tra le quattro mura di casa e c’è chi ha pensato bene di cogliere questa necessità per guadagnarci. Insomma, a fronte di un indice generale aumentato da febbraio a maggio solo dello 0,1%, c’è chi ha approfittato dei beni che gli italiani hanno dovuto prendere o acquistare maggiormente per via dell’emergenza Coronavirus, per lucrare” commenta Dona.

E’ così che si spiega il sesto posto, vegetali surgelati (+4,8%), bene sostituto dei vegetali freschi, ed il settimo, le patate, ricercate per la loro caratteristica di conservarsi più a lungo (+4,4%) e, alla pari, Altri articoli di cancelleria, ossia evidenziatori, matite, penne e cartucce a getto d’inchiostro e toner, anche queste collegate allo smart working (+4,4%). In ottava posizione cacao e cioccolato in polvere, tipico comfort food, +4,3%, in nona posizione un ex aequo, Pasta e couscous (+4,2%) e Apparecchi per cottura cibi, come forni, forni a microonde, piani cottura (+4,2%). Chiude la top ten la farina (+3,8%). Insomma, la voglia di pizza e di dolci fatti in casa ha influito sulle ultime due voci della graduatoria.

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

 

Sindrome burnout: cos’è e come superarla

Si stima che ogni anno siano sempre più diffusi casi di medici in burnout, ossia, la condizione di esaurimento emotivo e senso di frustrazione che colpisce medici e operatori sanitari a fronte dell’eccessivo carico di lavoro.

Burnout, un problema sempre più comune, che nella maggior parte dei casi è conseguenza di processi inefficienti, condizioni critiche, o difettose, ed eccessiva domanda di salute, condizionata dal crescente invecchiamento della popolazione e dalla difficoltà da parte dei servizi territoriali di fornire l’assistenza necessaria.

Come ottimizzare la sindrome burnout e come prevenirla?

Una soluzione possibile per combattere e prevenire la sindrome da burnout è l’acquisizione di tecnologia adeguata, di una strategia organizzativa e di una maggiore attenzione alla formazione del personale, che permettono di alleggerire il carico di stress da lavoro e supportare concretamente medici e operatori sanitari nel loro quotidiano.

Identifichiamo allora alcuni dei possibili segnali da monitorare e le modalità con cui offrire sostegno al personale medico sanitario e ottimizzare l’efficienza delle organizzazioni sanitarie.

Sindrome burnout: i segnali da monitorare

  1. Esaurimento emotivo

L’esaurimento emotivo è il sintomo centrale del burnout e consiste nel sentirsi sfiniti sul piano emotivo, fisico e mentale. Le persone colpite da esaurimento emotivo si sentono svuotate, costantemente sovraesposte, annullate dal proprio lavoro e incapaci di guardare avanti.

  1. Depersonalizzazione

Medici e operatori sanitari affetti da burnout manifestano un atteggiamento di negativismo e/o cinismo sia verso il loro lavoro sia in relazione alle risorse coinvolte (pazienti, altri medici, superiori, etc) e soprattutto un distacco mentale dalle proprie mansioni con aumento dell’isolamento dal proprio lavoro.

  1. Ridotta efficacia professionale

La ridotta realizzazione personale, la percezione della propria inadeguatezza al lavoro, il sentimento di insuccesso si traducono inevitabilmente in un calo dell’efficienza. Medici e operatori si chiedono: ma il mio lavoro sta beneficiando i pazienti? Ho le competenze giuste per migliorare il mio lavoro e contribuire ad apportare successo alla mia pratica?

Sindrome burnout: le modalità per superarla

Un’organizzazione sanitaria, nel momento in cui riconosca nei suoi operatori la sindrome burnout, può apportare dei cambiamenti all’organizzazione stessa, creando un contesto medico-sanitario, che garantisca la professionalità e l’armonia all’interno del team di lavoro.

Le modalità attuabili, ad esempio, possono essere:

  1. Ottimizzazione del management e dell’organizzazione sanitaria
  2. Acquisizione della tecnologia e automatizzazione delle attività
  3. Più formazione e tempo libero

1.Ottimizzazione del management e dell’organizzazione sanitaria

In questo scenario il primo passo da compiere è strutturare un sistema organizzativo moderno, di qualità, in grado di promuovere la collaborazione tra i diversi livelli di responsabilità e realizzare un efficiente servizio medico-sanitario. Organizzare vorrà significare integrare in maniera fluida e diretta le diverse aree del processo sanitario (prenotazione, accettazione, amministrazione, refertazione, etc), prestare attenzione alle modalità di lavoro, assicurare che ogni addetto si focalizzi sulle proprie attività, aver oculatezza nel delegare e garantire un servizio ottimizzato, sinergico ed efficiente.

In questo modo aumenterà sia il livello qualitativo del singolo operatore sia dell’intero team, che si riconoscerà nella soddisfazione e nella gratitudine dei pazienti, e nel  risultato di un ottimale lavoro di squadra.

  1. Acquisizione della tecnologia ed automatizzazione delle attività

La tecnologia informatica è la risposta più adeguata alle nuove esigenze del mercato sanitario.

Occorre, dunque, integrarla senza esitazione per razionalizzare l’attività di medici e operatori, migliorare le loro performance ed accrescere la qualità dei servizi offerti, ottimizzando così la soddisfazione dei pazienti e raggiungendo una maggiore produttività.

Mediante l’informatica, si semplificano i processi gestionali e organizzativi e si procede verso un ridimensionamento dell’ automazione, la quale permette di snellire pratiche e procedure (dalla prenotazione alla consegna del referto al paziente), e semplificare le attività di ogni singolo operatore.

Basti pensare, ad esempio, alla possibilità di gestire la prenotazione del paziente su supporto informatico anziché su carta, alla velocità dell’accettazione mediante il lettore barcode, al promemoria degli appuntamenti per i pazienti, alla possibilità di acquisire i dati dei pazienti mediante una cartella clinica digitale, alla raccolta e all’analisi dei sondaggi sulla soddisfazione dei pazienti o ancora la possibilità di elaborare un referto anche se non si è in sede, inviandolo via mail al paziente. E in tal contesto, soluzioni software per la gestione della propria organizzazione sanitaria, come i software Doctor Manager, si rilevano i migliori supporti nell’ottimizzazione del processo medico-sanitario e nella semplificazione e velocizzazione delle attività di medici ed operatori.

  1. Più formazione e tempo libero

È importante estendere l’autoformazione e l’aggiornamento (con, ad esempio, corsi sul settore professionale della risorsa, corsi sulla gestione del team, corsi di comunicazione per gestire il rischio, corsi di comunicazione con i pazienti, etc) facendo di tutto per cogliere le potenzialità di ogni operatore, nonché, concedere loro un periodo di vacanza o di pausa forzato e organizzato. Questi due momenti, in cui l’operatore si focalizza su se stesso, sono l’incentivo migliore per acquisire le giuste energie e l’ottimale motivazione per riavvicinarsi al contesto lavorativo e valorizzare la propria professionalità. Il contesto lavorativo, diviene, così un ambiente favorevole, dove il paziente riconquista  un ruolo primario.

Queste pratiche rappresentano solo un punto di partenza, per migliorare il contesto lavorativo e supportare medici e operatori nel superare la sindrome burnout.

 

Fase 2 apertura parchi pubblici

Legambiente presenta indagine sulla percezione del verde pubblico in Campania

Otto intervistati su dieci frequenta più volte al mese parchi cittadini, ma ben l’84 % ritiene che la manutenzione sia assente o poco eseguita mentre il 68% ritiene insufficiente lo stato generale di pulizia, igiene, sicurezza

Solo il 6% degli intervistati ritengono che le Amministrazioni sia attenti alla tutela e alla valorizzazione del verde pubblico

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Una Campania dove i cittadini attribuiscono al verde urbano un ruolo essenziale per rendere la città più bella e più pulita ma dove scarseggia la manutenzione ed è insufficiente lo stato generale di pulizia e sicurezza nei parchi e delle aree verde di vario tipo. E nonostante una richiesta di più aree verdi e parchi pubblici per quelli esistenti le amministrazioni vengono rimandate senza appello per la loro insufficiente attenzione alla loro tutela e alla valorizzazione. Una fotografia, seppur parziale, sulla percezione del verde pubblico in Campania è stata scattata da Legambiente che ha presentato l’indagine #semprepiùverde in vista dell’avvio della fase 2 che prevede la riapertura dei Parchi pubblici nelle città.

Analizzando nel dettaglio le risposte, il 79% dei cittadini campani che hanno risposto al questionario attribuisce al verde urbano un ruolo essenziale nel rendere la città più piacevole mentre il 67% ne sottolinea l’importanza per la saluteVerde pubblico in città quindi necessario ma che è scarsamente presente per il 68% degli intervistati. Il 35% degli intervistati chiedono più parchi per sport e tempo libero, il 27%chiede più parchi per favorire la biodiversità nella città mentre il 14% maggiori giardini di quartiere.

parchi pubblici, luoghi in cui poter praticare attività sportiva e dove poter trascorrere del tempo libero sono frequentati più volte al mese da otto intervistati su dieci ma ben l’84 % ritiene che la manutenzione sia assente o poco eseguita mentre sei cittadini su dieci ritiene insufficiente lo stato generale di pulizia, igiene, sicurezza. Inoltre, solo il 6% degli intervistati ritiene l’amministrazione della propria città pienamente attenta alla tutela e valorizzazione del verde pubblico nel territorio cittadino, mentre il 49% considera che ciò avvenga a macchia di leopardo e che sia attuato solo in alcune zone della città o solo in alcuni periodi.

“Con questa indagine – spiega Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania – in prossimità dell’apertura prevista da lunedì vogliamo porre l’attenzione anche sui parchi urbani, luoghi da sempre frequentati da famiglie, cittadini, giovani e anziani. La loro riapertura deve rappresentare una priorità per le amministrazioni locali che ne devono garantire prima di tutto la manutenzione ordinaria. “Sanificare le città” non significa solo procedere a disinfestazioni, ma anche garantire la fruizione in sicurezza degli spazi verdi, ecosistemi importanti per il benessere e la salute dei cittadini. Le aree verdi pubbliche rendono da sempre servizi strategici alle nostre città per resistere all’aumento delle temperature, migliorare la qualità dell’aria, per le relazioni sociali. Allo stesso tempo risultano essere le cenerentole dei bilanci pubblici, mancano le risorse per la manutenzione, la gestione, la sicurezza e spesso sono abbandonate o chiuse. E’ tempo di invertire la rotta- conclude il presidente Legambiente Campania- in tema di verde urbano e di valutarne il ruolo fondamentale nella Fase 2: non aprire le aree verdi sarebbe un grave danno e vorrebbe dire ancora una volta non percepire il ruolo fondamentale nell’ecosistema urbano di luoghi che invece sono strategici per la ripartenza. “

L’indagine di Legambiente Campania #semprepiùverde presenta un focus sulla città di Napoli. Il 68% dei cittadini napoletani che hanno compilato il questionario ritengono poco presenti in città le aree verdi e parchi pubblici, il 66% ritiene poco eseguita la loro gestione e manutenzione. Nello specifico sei cittadini su dieci hanno risposto di frequentare alcune volte al mese i parchi ma il 68% ritengono insufficiente lo stato generale (pulizia, sicurezza, servizi informativi, servizi igienici, ecc.) dei diversi parchi presenti in città. Il 37% degli intervistati ritiene che l’amministrazione non è attenta alla tutela e valorizzazione del verde pubblico nel territorio cittadino, mentre il 48% considera che ciò avvenga a macchia di leopardo e che sia attuato solo in alcune zone della città o solo in alcuni periodi.

fonte: Legambiente Campania

Analfabetismo funzionale o analfabetismo di ritorno

Analfabetismo funzionale o analfabetismo di ritorno

Wikipedia dice: Il termine analfabetismo funzionale, o illetteratismo, indica l’incapacità di usare in modo efficace le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana – si traduce quindi in pratica nell’incapacità di comprendere, valutare e usare le informazioni incontrabili nell’attuale società.

L’UNESCO definisce dal 1984 l’analfabetismo funzionale come «la condizione di una persona incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità»

Gli analfabeti funzionali, in altre parole starebbero fra gli analfabeti totali o primari e fra chi invece riesce a leggere, scrivere e comprendere. Si tratta di un analfabetismo intermedio, di cui l’Italia, purtroppo è fra i primi.  In base ad una ricerca di Human Development Report che fa riferimento al periodo 1994-2003 i dati sono davvero allarmanti. Gli italiani si classificano al primo posto, con il 47% della popolazione composta da analfabeti funzionali. Nella ricerca, però, sono stati considerati solamente i “paesi sviluppati“, quei paesi che detengono di conseguenza un’alta percentuale di persone alfabetizzate.

Una ricerca condotta dall’OCSE del 2003-2004 denuncia che in Italia il 46,1% sono analfabeti funzionali di “livello inferiore”, il 35,1% si ferma ad un’alfabetizzazione basilare e solo il 18,8% può considerarsi effettivamente competente.

Il 47% della popolazione italiana è un dato molto alto per un paese industrializzato e sviluppato; è indice che lo sviluppo delle tecnologie, l’avanzamento della scienza non vanno di pari passo con un progresso umano e culturale, che dovrebbe essere bagaglio importante di ogni essere umano.

In questo periodo si sta parlando molto di scuola e di didattica a distanza, il dibattito è acceso fra intellettuali, giornalisti e politica. Una cosa appare certa, ed è che l’istruzione e la scuola sono esperienze di vita, con le quali si sviluppa la personalità e si gettano le basi del pensiero critico. Al di là delle tante definizioni di analfabetismo funzionale, esso è riassumendole tutte, incapacità a comprendere il mondo. Leggere e scrivere sono azioni che rendono un individuo in grado di comprendere un concetto, un’istruzione o un’idea. Gli analfabeti funzionali sono tanti perché si tratta di persone che già avendo un’istruzione di base, non leggono, non si documentano, per cui non evolvono nella conoscenza. La cultura va alimentata attraverso letture, ma anche esperienze, come visite guidate, partecipazione a convegni, congressi, dibattiti, presentazione di libri e tante altre attività culturali, che possano dare una visione d’insieme per capire il mondo.

 

 

La bellezza in Lockdown: cultura e arte all’aperto

Probabilmente molti si staranno chiedendo dove andare in vacanza, eppure noi italiani siamo sempre in Vacanza!

L’Italia è il paese più bello del mondo, non è retorica e nemmeno una frase fatta. Quanto abbiamo perso durante la quarantena, in termini di cultura, arte e bellezza!

La timida fase due iniziata ci sta riportando ad una lenta e graduale normalità, stiamo uscendo di più; gli esperti raccomandano attività all’aperto, meglio all’aria aperta che al chiuso, dicono. Giusto. Molti che lavorano nel settore della cultura e dell’arte stanno mettendo a punto strategie e soluzioni, per far sì che si possa apprezzare l’arte anche all’aperto, con percorsi studiati apposta per il dopo Covid-19 o si dice post – Covid-19? Meglio abituarsi a questo termine entrato in modo virale (è un modo di dire) nella nostra storia e farsene una ragione, scegliendo il termine corretto. Ritornando alla bellezza e alle vacanze, anche la natura può essere considerata arte, ma soprattutto bellezza, solo per iniziare basti pensare ai numerosi laghi naturali presenti in Italia.

Italia: I laghi

Il più grande lago d’Italia è il lago di Garda, terzo per superficie nella zona delle Alpi dopo quelli di Costanza e Ginevra, bagna la Lombardia, il Veneto e il Trentino. Per estensione il secondo è il Lago Maggiore con la sua superficie di 212 chilometri quadrati. Il terzo lago è il lago di Como, 146 chilometri quadrati e 400 metri di profondità. Altri sono il lago di Iseo, lago di Varano, lago di Bracciano.

Parco del Gargano
Gargano

Parchi nazionali e parchi naturali

Basta andare sulle Alpi, ma anche in Sardegna per trovare i più bei parchi della penisola. Oppure in Toscana dove troviamo il Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, oppure nel Lazio dove possiamo visitare il Parco nazionale del Circeo, in Abruzzo possiamo fare lunghe passeggiate nel parco nazionale del Gran Sasso e sui Monti della Laga, per non parlare del Parco nazionale d’Abruzzo, ma parliamone pure! Parco del Cilento, Campania; Parco nazionale del Vesuvio, Campania; della Sila, Calabria; parco dell’Aspromonte, Calabria; Parco del Gargano, Puglia. Arcipelago ella Maddalena, le Cinque terre, l’Appennino lucano, Monti sibillini. Non si possono elencare tutti.

A Modena c’è un parco archeologico e museo all’aperto: Terramare di Montale. Qui si può visitare il museo all’aperto e un’area archeologica; si tratta di scavi nella collinetta di Montale, iniziati nella seconda metà dell’800 e ripresi dopo oltre un secolo nel 1996, che hanno portato alla luce i resti di una terramara.

Dal 22 maggio 2020 ha riaperto anche Arte Sella, un processo creativo, che nell’arco di un cammino trentennale ha visto incontrarsi linguaggi artistici, sensibilità e ispirazioni diversi accomunati dal desiderio di intessere un fecondo e continuo dialogo tra la creatività e il mondo naturale.

In provincia di Chianti possiamo visitare il Parco Sculture del Chianti, una mostra permanente di installazioni e sculture contemporanee. Il connubio è fra le sculture e il bosco, i suoni, i colori e la luce.

Gli esperti ci hanno consigliato per la fase due arte e attività all’aria aperta? Allora sempre con le mascherine, sempre rispettando le distanze, riprendiamoci un pezzo di bellezza, tutta quella che ci spetta, tutta quella che ci fa sentire bene. La bellezza fa bene alla salute, lo dicono gli esperti.

Secondo alcune ricerche, sembra che l’Italia sia il paese europeo con più biodiversità, grazie anche alla presenza di boschi e zone verdi.

L’appello di Greepeace alla presidente della Commissione Ue

La Pandemia ha rimesso al centro dell’attenzione un tema di grande interesse: l’ambiente e i cambiamenti climatici. In Europa si decidono le politiche che riguardano i territori, ed è qui che bisogna avere le idee chiare e dirigere la politica verso scelte responsabili e consapevoli.

Il direttore di Greenpeace Europa Jorgo Riss, in un appello, si rivolge direttamente alla presidente della Commissione Ue: 

Invece di distribuire denaro indiscriminatamente, anche alle industrie inquinanti“, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen “dovrebbe concentrarsi sul benessere sociale e ambientale, sulla trasformazione economica e sugli investimenti in settori con un’occupazione a prova di futuro“.

Come non condividere? Chi inquina e ha inquinato deve pagare, non ricevere aiuti, l’Europa non deve commettere errori di questo tipo, altrimenti non ci saranno mai i presupposti per cambiare realmente le cose. Chi inquina deve essere discriminato, penalizzato e deve smettere di inquinare. 

A pochi giorni dalla presentazione della nuova proposta sul bilancio Ue 2021-27, progettato per la ripresa dalla crisi, l’organizzazione chiede di non concedere aiuti incondizionati per il salvataggio di industrie inquinanti, investire nella riqualificazione dei lavoratori e rafforzare i servizi pubblici, e rispettare i principi dello Stato di diritto, scoraggiando l’uso delle app di tracciamento per il Covid-19.

Con le riaperture, abbiamo assistito a scene che non avremmo voluto più vedere. L’inquinamento atmosferico è ripreso, le acque di fiumi e mari sono ridiventate scure piene di scorie scaricate da fabbriche e multinazionali senza scrupoli, i cui interessi primeggiano sul bene comune e sul futuro della natura. Il periodo di quarantena ha visto rinascere la natura e i paesaggi sono diventati più belli e vivibili, l’aria più respirabile, ma è stata un’esperienza durata poco. Con la ripartenza è ripresa anche la distruzione sistematica della natura, e non è più possibile tollerare inquinamento e spreco contro ogni logica. Un passo fondamentale deve essere fatto, ed ecco perché molte organizzazioni ambientaliste stanno scendendo in campo e fanno sentire la propria voce; è il momento di gridare più forte.

Un altro appello è stato lanciato da Univerde – Marevivo, direttamente al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’Ambiente e al Ministro della Salute italiani, affinché adottino provvedimenti e linee guida che favoriscano l’uso di prodotti compatibili con una vera economia circolare. Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde, insieme a Rosalba Giugni, Presidente di Marevivo, ha lanciato sulla piattaforma di attivismo Change.org la petizione #RipartiamoPlasticFree #RipartiamoSenzaMonouso.

“Non sommergiamo l’Italia di mascherine e guanti monouso né di altri nuovi imballaggi di plastica che diventerebbero obbligatori per tantissime attività” 

“Le doverose misure di protezione individuale devono tenere conto della necessità di proseguire nelle azioni di riduzione ed eliminazione delle plastiche e dei prodotti monouso ovunque sia possibile in condizione di sicurezza sanitaria – si legge nel testo della petizione lanciata dall’ex Ministro dell’Ambiente.

Ovviamente gli occhi sono puntati sulla ricerca scientifica, sulla lotta per sconfiggere il Covid-19, però non si può sconfiggere un problema, creandone altri mille.

Cosa vuole fare l’Europa?

fonte: Ansa

Appello di 400 scienziati a Mattarella per un paese sostenibile post Covid-19

L’appello – Da centinaia di scienziati 10 idee concrete al governo per la ripartenza in 10 settori chiave per la ripartenza. Dobbiamo mirare sempre più a una gestione responsabile e sostenibile del capitale naturale, patrimonio di tutti, cui è strettamente associato quello culturale, unico al mondo.

400 scienziati scrivono una lettera aperta, apparsa su Il Manifesto a Mattarella e Conte con dieci proposte per un paese sostenibile dopo la Pandemia Covid-19. 

Nell’appello si parla di Agrifood e Prodotti bio, città verdi, energie rinnovabili, cambiamenti climatici, turismo sostenibile, lotta all’inquinamento e prevenzione rischi per la salute, biodiversità e restauro ambientale, risorse blu, ricerca e formazione, innovazione green

 

Lettera aperta al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio

Dieci proposte per un Paese Sostenibile dopo Covid-19

Egregio Presidente,

Voglio innanzitutto ringraziarLa per il lavoro che sta facendo e per il coraggio che ha mostrato in una situazione emergenziale.

Il post pandemia che cominciamo ad intravedere richiede già da oggi uno sforzo congiunto, cooperativo, aggregativo e sinergico per ridefinire l’economia in chiave circolare e per disegnare un nuovo modello di sviluppo rigenerativo che veda partecipi tutte le forze produttive e il capitale umano del Paese.

La grande sfida futura è sviluppare quanto è più bello ed essenziale a una vita veramente sana, proteggendo il pianeta, i suoi ecosistemi, la sua biodiversità, che, nell’insieme, rappresentano il bene comune di tutta l’umanità.

Per uscire dalla crisi serviranno importanti investimenti pubblici, atti a sostenere le aziende pronte ad abbandonare i precedenti e superati modelli produttivi. Del resto, chi non sarà pronto alla sfida che la pandemia ha reso ancora più urgente, sarà presto messo in seria crisi dalla svolta epocale prevista dal New Green Deal in Europa.

È prioritario, quindi, per far ripartire l’economia in Italia, mettere in primo piano la transizione ecologica, ovvero nuove modalità di vivere, alimentarsi, consumare e produrre, che rappresenteranno il cuore di questa auspicata rinascita umana, culturale, sociale, economica ed ecologica.

Le nazioni che per prime assumeranno questo obiettivo nel riorganizzare la propria produzione renderanno la loro economia più competitiva e solida già nell’immediato futuro.

Per maturare questa saggezza e raggiungere questi obiettivi lungimiranti si devono innovare scelte e modalità di consumo, prodotti, luoghi e metodi di produzione, anche in relazione allo sfruttamento del capitale naturale della Terra.

Tutto ciò richiede una strategia rispettosa della natura e delle persone. Serve, a questo fine, una regia più forte dello Stato, che riesca a valorizzare le potenzialità degli Enti di Ricerca e delle Università che possono contribuire in modo forte e coordinato ad un’innovazione partecipata.

Serve un Piano Nazionale per il trasferimento delle conoscenze scientifiche alle imprese, dalle grandi alle piccolissime imprese. In particolare, queste ultime, così diffuse in Italia, rimangono, spesso, ai margini dei processi di trasferimento di conoscenze scientifiche che, fino a ora, anche quando avviene, è raramente coerente con i principi di compatibilità ambientale e di sviluppo sostenibile.

Ora siamo nelle condizioni per avviare nuovi processi di riconversione dell’economia, sia a terra sia in mare (green & blue economy).

Dobbiamo mirare sempre più a una gestione responsabile e sostenibile del capitale naturale, patrimonio di tutti, cui è strettamente associato quello culturale, unico al mondo.

Di seguito 10 idee concrete in 10 settori chiave per la ripartenza:

AGRIFOOD E PRODOTTI BIO: promuovere “Italian food” ecosostenibile, biologico, diversificato, recuperando le aree ‘marginali’ (p.es., transizione da allevamenti e colture industriali a una nuova zootecnia di qualità, anche per prevenire future epidemie/pandemie; incentivazione agro-bio-food in aree agricole interne abbandonate o in via di abbandono).

CITTA’ VERDI: sottrarre le periferie e le aree industriali periurbane alla cementificazione selvaggia che sta divorando 2 metri quadri di territorio italiano al secondo; costruire solo sul costruito, ripristinare edifici abbandonati; valorizzare i centri storici, promuovere l’Urban Nature (p.es., un piano per il verde urbano per tutti i comuni, unitamente alla realizzazione di foreste urbane nelle grandi città e un piano per la revisione di leggi urbanistiche e incentivi alla ristrutturazione delle periferie urbane).

ENERGIE RINNOVABILI: attivazione immediata del Piano Nazionale Integrato per l’Energia con la priorità relativa alle energie rinnovabili (p.es., un piano per superare il 50% del fabbisogno energetico con rinnovabili entro il 2030).

CAMBIAMENTI CLIMATICI: un piano straordinario per la riduzione delle emissioni climalteranti, per la mitigazione degli impatti e l’adattamento ai cambiamenti climatici (p.es., un piano d’investimenti per l’attuazione di misure di adattamento ai e mitigazione dei cambiamenti climatici).

TURISMO SOSTENIBILE: rilancio dell’offerta turistica sostenibile blu e verde del nostro paese, con offerte ecologiche e innovative che promuovano l’immagine dell’Italia come paese di cultura e bellezza (p.es., un piano per l’estensione temporale del turismo, distribuendolo su 12 mesi all’anno, anche con piani per il godimento delle ferie nel pubblico impiego e accordi con il mondo della scuola).

LOTTA ALL’INQUINAMENTO E PREVENZIONE DEI RISCHI PER LA SALUTE: un piano straordinario nazionale per la bonifica dei siti contaminati e la drastica riduzione dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua e dei suoli, la riconversione delle aree industriali dismesse (p.es., siti di interesse nazionale, conversione di impianti in città industriali come Genova, Napoli, Taranto tra le altre).

BIODIVERSITA’ E RESTAURO AMBIENTALE: rilancio del Piano Nazionale per la Biodiversità, con estensione delle aree protette terrestri e marine e la creazione di efficaci reti ecologiche, riducendo drasticamente la frammentazione del territorio e il consumo di suolo e tutelando la ricchezza della biodiversità del nostro paese (p.es., Piano nazionale per il restauro e ripristino degli ecosistemi terrestri e marini degradati nell’ambito del decennio UN 2021-2030 sul Restauro degli Ecosistemi – Ecosystem restoration).

RISORSE BLU: incentivare la Blue Growth e la Blue Economy, ovvero l’economia del mare e la pesca eco-sostenibile, con la creazione di una carta vocazionale dei mari italiani in grado di promuovere l’economia sostenibile del mare alla luce del decennio UN 2021-2030 “Ocean science for a sustainable development” (p.es., transizione ecologica della pesca, valorizzazione del Cluster Nazionale – Blue Italian Growth, proibizione del deep-sea mining nel Mediterraneo).

RICERCA e FORMAZIONE: rilancio della ricerca pubblica e privata sostenuta dal contributo di Enti Pubblici di Ricerca ed Università per aumentare cultura e competitività del Paese. Insegnamento dei principi dell’ecologia e degli obiettivi di sviluppo sostenibile nella scuola dell’obbligo (p.es., Piano straordinario per promuovere le brevettazioni e il trasferimento tecnologico con collaborazione tra Enti Pubblici di Ricerca-Università e Imprese per soluzioni innovative volte alla riduzione dell’inquinamento; piano per la formazione degli insegnanti sui temi della ecologia e sostenibilità ambientale; modifica dei piani di studio).

INNOVAZIONE GREEN PER LA SOSTENIBILITÀ E IL BENESSERE:promuovere lo sviluppo di Green e Blue technologies in grado di valorizzare le industrie e il mondo produttivo in chiave sostenibile e per lo sviluppo di politiche ambientali. Creazione di strutture, infrastrutture e network tra parti sociali, imprenditoriali, gruppi industriali, ricerca e territorio per lo sviluppo di strategie e pratiche per la promozione dello sviluppo sostenibile e del benessere sociale e della salute attraverso l’approccio ‘One Health’ (p.es., incentivazione dell’industria 4.0 su attività industriali eco-compatibili e sull’economia circolare, commuting a impatto zero, alimentazione mediterranea, piano per lo sport cittadino).

Nella speranza che le proposte costruttive, aperte e volte al futuro, possa trovare considerazione o accoglienza, è gradita l’occasione di porgere i più cordiali e rispettosi saluti ed auguri di buon lavoro.

Roberto DanovaroPresidente Stazione Zoologica Anton Dohrn

 

La lezione del Bhutan: qui non c’è il Coronavirus

Perché le migliori lezioni arrivano da paesi piccoli e con un’economia precaria? Il mondo occidentale, i grandi paesi industrializzati, nella loro folle corsa ai guadagni, alla crescita del Pil, forse, dovrebbero porsi molte domande. 

In un precedente articolo, abbiamo visto come il Portogallo è riuscito più di altri a contenere il contagio da Covid-19. Lo ha fatto con una seria e leale collaborazione fra governo e opposizione, poi facendo accedere alle cure sanitarie anche gli immigrati e i clandestini. Il Portogallo ha dato una grande lezione di intelligenza e civiltà, due cose che dovrebbero abbondare in paesi avanzati e industrializzati.

Se per un attimo andiamo con la mente al nostro paese, abbiamo occhi e orecchie pieni di giornalisti che litigano, scienziati e medici che litigano, nord e sud che litiga e non meno importanti, politici che litigano. Dicevamo, intelligenza e civiltà, appunto. Cerchiamo, ora di imparare la lezione del Bhutan, un paese dove il 72% è ricoperto da foreste, e dove il patrimonio delle biodiversità resiste ancora.

Bhutan: qui la ricchezza non si misura con il Pil o con i soldi

Qualche domanda semplice semplice, ce la possiamo fare; a cosa serve la ricchezza? Perché si lavora per produrre? Benessere e felicità potrebbero corrispondere e rispondere perfettamente a queste due semplici domande. 

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Il Bhutan si trova in Asia, fra le catene dell’Himalaya e conta appena 750 mila abitanti, e se consideriamo il Pil è uno dei paesi più poveri al mondo. In questo piccolo paese asiatico, però il Pil  si misura con altri valori di riferimento. Mentre nelle potenze industrializzate più si produce più si è ricchi, più l’aria è piena di sostanze tossiche, più questo è indice di crescita, più ci ammaliamo, più il Pil sale, in Bhutan hanno la ricchezza di un’aria pura, ottimi rapporti sociali, chi si sente bene, forse è più benevolo verso gli altri, salute e istruzione sono al primo posto. Il Re in persona si preoccupa della salute dei suoi cittadini. Ci sembra poco? 

Infatti, è poco: In Bhutan non è arrivato nemmeno il Coronavirus,  ci sono solo 21 contagi, tutti importati e zero decessi

La storia di questo piccolo paese ci dice che, comunque ha pochi rapporti commerciali, però confina con paesi dove il Covid-19 si è molto diffuso, come la Cina. L’unico malato grave di Covid-19 è stato un turista americano, che l’Imperatore ha fatto accompagnare a casa con un volo privato. In Bhutan trattano bene perfino gli stranieri!

Il Bhutan è considerato il paese più felice del mondo, proprio perché agli abitanti sembra non interessare la ricchezza in termini di beni e denaro, anzi sono felici dei metodi umani con i quali il Monarca governa. Si tratta di una Monarchia, questo è vero, ma sono presenti tutte le istituzioni, il Parlamento e una Costituzione, per cui la democrazia è garantita. I dati del Covid-19 parlano chiaro: il Governo ha messo in quarantena circa 6 mila persone, quasi tutti dimessi, ne ha tracciato 40 mila, risultato solo 21 contagiati, tutti importati, fra questi 5 ricoveri e nessun decesso. 

Il GDP – Gross National Happiness, l’indicatore di benessere del Bhutan è molto alto, entro il 2020 il Ministro dell’Agricoltura si è impegnato a garantire un territorio, coltivato al 100% con metodi biologici. In questo paese valori come ecologia, solidarietà, salute, istruzione rappresentano le fondamenta della civiltà di questo popolo. Qui la felicità è green, ecosostenibile e dura.

Giovanna Angelino

 

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