Analfabetismo funzionale o analfabetismo di ritorno

Analfabetismo funzionale o analfabetismo di ritorno

Wikipedia dice: Il termine analfabetismo funzionale, o illetteratismo, indica l’incapacità di usare in modo efficace le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana – si traduce quindi in pratica nell’incapacità di comprendere, valutare e usare le informazioni incontrabili nell’attuale società.

L’UNESCO definisce dal 1984 l’analfabetismo funzionale come «la condizione di una persona incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità»

Gli analfabeti funzionali, in altre parole starebbero fra gli analfabeti totali o primari e fra chi invece riesce a leggere, scrivere e comprendere. Si tratta di un analfabetismo intermedio, di cui l’Italia, purtroppo è fra i primi.  In base ad una ricerca di Human Development Report che fa riferimento al periodo 1994-2003 i dati sono davvero allarmanti. Gli italiani si classificano al primo posto, con il 47% della popolazione composta da analfabeti funzionali. Nella ricerca, però, sono stati considerati solamente i “paesi sviluppati“, quei paesi che detengono di conseguenza un’alta percentuale di persone alfabetizzate.

Una ricerca condotta dall’OCSE del 2003-2004 denuncia che in Italia il 46,1% sono analfabeti funzionali di “livello inferiore”, il 35,1% si ferma ad un’alfabetizzazione basilare e solo il 18,8% può considerarsi effettivamente competente.

Il 47% della popolazione italiana è un dato molto alto per un paese industrializzato e sviluppato; è indice che lo sviluppo delle tecnologie, l’avanzamento della scienza non vanno di pari passo con un progresso umano e culturale, che dovrebbe essere bagaglio importante di ogni essere umano.

In questo periodo si sta parlando molto di scuola e di didattica a distanza, il dibattito è acceso fra intellettuali, giornalisti e politica. Una cosa appare certa, ed è che l’istruzione e la scuola sono esperienze di vita, con le quali si sviluppa la personalità e si gettano le basi del pensiero critico. Al di là delle tante definizioni di analfabetismo funzionale, esso è riassumendole tutte, incapacità a comprendere il mondo. Leggere e scrivere sono azioni che rendono un individuo in grado di comprendere un concetto, un’istruzione o un’idea. Gli analfabeti funzionali sono tanti perché si tratta di persone che già avendo un’istruzione di base, non leggono, non si documentano, per cui non evolvono nella conoscenza. La cultura va alimentata attraverso letture, ma anche esperienze, come visite guidate, partecipazione a convegni, congressi, dibattiti, presentazione di libri e tante altre attività culturali, che possano dare una visione d’insieme per capire il mondo.

 

 

La bellezza in Lockdown: cultura e arte all’aperto

Probabilmente molti si staranno chiedendo dove andare in vacanza, eppure noi italiani siamo sempre in Vacanza!

L’Italia è il paese più bello del mondo, non è retorica e nemmeno una frase fatta. Quanto abbiamo perso durante la quarantena, in termini di cultura, arte e bellezza!

La timida fase due iniziata ci sta riportando ad una lenta e graduale normalità, stiamo uscendo di più; gli esperti raccomandano attività all’aperto, meglio all’aria aperta che al chiuso, dicono. Giusto. Molti che lavorano nel settore della cultura e dell’arte stanno mettendo a punto strategie e soluzioni, per far sì che si possa apprezzare l’arte anche all’aperto, con percorsi studiati apposta per il dopo Covid-19 o si dice post – Covid-19? Meglio abituarsi a questo termine entrato in modo virale (è un modo di dire) nella nostra storia e farsene una ragione, scegliendo il termine corretto. Ritornando alla bellezza e alle vacanze, anche la natura può essere considerata arte, ma soprattutto bellezza, solo per iniziare basti pensare ai numerosi laghi naturali presenti in Italia.

Italia: I laghi

Il più grande lago d’Italia è il lago di Garda, terzo per superficie nella zona delle Alpi dopo quelli di Costanza e Ginevra, bagna la Lombardia, il Veneto e il Trentino. Per estensione il secondo è il Lago Maggiore con la sua superficie di 212 chilometri quadrati. Il terzo lago è il lago di Como, 146 chilometri quadrati e 400 metri di profondità. Altri sono il lago di Iseo, lago di Varano, lago di Bracciano.

Parco del Gargano
Gargano

Parchi nazionali e parchi naturali

Basta andare sulle Alpi, ma anche in Sardegna per trovare i più bei parchi della penisola. Oppure in Toscana dove troviamo il Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, oppure nel Lazio dove possiamo visitare il Parco nazionale del Circeo, in Abruzzo possiamo fare lunghe passeggiate nel parco nazionale del Gran Sasso e sui Monti della Laga, per non parlare del Parco nazionale d’Abruzzo, ma parliamone pure! Parco del Cilento, Campania; Parco nazionale del Vesuvio, Campania; della Sila, Calabria; parco dell’Aspromonte, Calabria; Parco del Gargano, Puglia. Arcipelago ella Maddalena, le Cinque terre, l’Appennino lucano, Monti sibillini. Non si possono elencare tutti.

A Modena c’è un parco archeologico e museo all’aperto: Terramare di Montale. Qui si può visitare il museo all’aperto e un’area archeologica; si tratta di scavi nella collinetta di Montale, iniziati nella seconda metà dell’800 e ripresi dopo oltre un secolo nel 1996, che hanno portato alla luce i resti di una terramara.

Dal 22 maggio 2020 ha riaperto anche Arte Sella, un processo creativo, che nell’arco di un cammino trentennale ha visto incontrarsi linguaggi artistici, sensibilità e ispirazioni diversi accomunati dal desiderio di intessere un fecondo e continuo dialogo tra la creatività e il mondo naturale.

In provincia di Chianti possiamo visitare il Parco Sculture del Chianti, una mostra permanente di installazioni e sculture contemporanee. Il connubio è fra le sculture e il bosco, i suoni, i colori e la luce.

Gli esperti ci hanno consigliato per la fase due arte e attività all’aria aperta? Allora sempre con le mascherine, sempre rispettando le distanze, riprendiamoci un pezzo di bellezza, tutta quella che ci spetta, tutta quella che ci fa sentire bene. La bellezza fa bene alla salute, lo dicono gli esperti.

Secondo alcune ricerche, sembra che l’Italia sia il paese europeo con più biodiversità, grazie anche alla presenza di boschi e zone verdi.

L’appello di Greepeace alla presidente della Commissione Ue

La Pandemia ha rimesso al centro dell’attenzione un tema di grande interesse: l’ambiente e i cambiamenti climatici. In Europa si decidono le politiche che riguardano i territori, ed è qui che bisogna avere le idee chiare e dirigere la politica verso scelte responsabili e consapevoli.

Il direttore di Greenpeace Europa Jorgo Riss, in un appello, si rivolge direttamente alla presidente della Commissione Ue: 

Invece di distribuire denaro indiscriminatamente, anche alle industrie inquinanti“, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen “dovrebbe concentrarsi sul benessere sociale e ambientale, sulla trasformazione economica e sugli investimenti in settori con un’occupazione a prova di futuro“.

Come non condividere? Chi inquina e ha inquinato deve pagare, non ricevere aiuti, l’Europa non deve commettere errori di questo tipo, altrimenti non ci saranno mai i presupposti per cambiare realmente le cose. Chi inquina deve essere discriminato, penalizzato e deve smettere di inquinare. 

A pochi giorni dalla presentazione della nuova proposta sul bilancio Ue 2021-27, progettato per la ripresa dalla crisi, l’organizzazione chiede di non concedere aiuti incondizionati per il salvataggio di industrie inquinanti, investire nella riqualificazione dei lavoratori e rafforzare i servizi pubblici, e rispettare i principi dello Stato di diritto, scoraggiando l’uso delle app di tracciamento per il Covid-19.

Con le riaperture, abbiamo assistito a scene che non avremmo voluto più vedere. L’inquinamento atmosferico è ripreso, le acque di fiumi e mari sono ridiventate scure piene di scorie scaricate da fabbriche e multinazionali senza scrupoli, i cui interessi primeggiano sul bene comune e sul futuro della natura. Il periodo di quarantena ha visto rinascere la natura e i paesaggi sono diventati più belli e vivibili, l’aria più respirabile, ma è stata un’esperienza durata poco. Con la ripartenza è ripresa anche la distruzione sistematica della natura, e non è più possibile tollerare inquinamento e spreco contro ogni logica. Un passo fondamentale deve essere fatto, ed ecco perché molte organizzazioni ambientaliste stanno scendendo in campo e fanno sentire la propria voce; è il momento di gridare più forte.

Un altro appello è stato lanciato da Univerde – Marevivo, direttamente al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’Ambiente e al Ministro della Salute italiani, affinché adottino provvedimenti e linee guida che favoriscano l’uso di prodotti compatibili con una vera economia circolare. Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde, insieme a Rosalba Giugni, Presidente di Marevivo, ha lanciato sulla piattaforma di attivismo Change.org la petizione #RipartiamoPlasticFree #RipartiamoSenzaMonouso.

“Non sommergiamo l’Italia di mascherine e guanti monouso né di altri nuovi imballaggi di plastica che diventerebbero obbligatori per tantissime attività” 

“Le doverose misure di protezione individuale devono tenere conto della necessità di proseguire nelle azioni di riduzione ed eliminazione delle plastiche e dei prodotti monouso ovunque sia possibile in condizione di sicurezza sanitaria – si legge nel testo della petizione lanciata dall’ex Ministro dell’Ambiente.

Ovviamente gli occhi sono puntati sulla ricerca scientifica, sulla lotta per sconfiggere il Covid-19, però non si può sconfiggere un problema, creandone altri mille.

Cosa vuole fare l’Europa?

fonte: Ansa

Appello di 400 scienziati a Mattarella per un paese sostenibile post Covid-19

L’appello – Da centinaia di scienziati 10 idee concrete al governo per la ripartenza in 10 settori chiave per la ripartenza. Dobbiamo mirare sempre più a una gestione responsabile e sostenibile del capitale naturale, patrimonio di tutti, cui è strettamente associato quello culturale, unico al mondo.

400 scienziati scrivono una lettera aperta, apparsa su Il Manifesto a Mattarella e Conte con dieci proposte per un paese sostenibile dopo la Pandemia Covid-19. 

Nell’appello si parla di Agrifood e Prodotti bio, città verdi, energie rinnovabili, cambiamenti climatici, turismo sostenibile, lotta all’inquinamento e prevenzione rischi per la salute, biodiversità e restauro ambientale, risorse blu, ricerca e formazione, innovazione green

 

Lettera aperta al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio

Dieci proposte per un Paese Sostenibile dopo Covid-19

Egregio Presidente,

Voglio innanzitutto ringraziarLa per il lavoro che sta facendo e per il coraggio che ha mostrato in una situazione emergenziale.

Il post pandemia che cominciamo ad intravedere richiede già da oggi uno sforzo congiunto, cooperativo, aggregativo e sinergico per ridefinire l’economia in chiave circolare e per disegnare un nuovo modello di sviluppo rigenerativo che veda partecipi tutte le forze produttive e il capitale umano del Paese.

La grande sfida futura è sviluppare quanto è più bello ed essenziale a una vita veramente sana, proteggendo il pianeta, i suoi ecosistemi, la sua biodiversità, che, nell’insieme, rappresentano il bene comune di tutta l’umanità.

Per uscire dalla crisi serviranno importanti investimenti pubblici, atti a sostenere le aziende pronte ad abbandonare i precedenti e superati modelli produttivi. Del resto, chi non sarà pronto alla sfida che la pandemia ha reso ancora più urgente, sarà presto messo in seria crisi dalla svolta epocale prevista dal New Green Deal in Europa.

È prioritario, quindi, per far ripartire l’economia in Italia, mettere in primo piano la transizione ecologica, ovvero nuove modalità di vivere, alimentarsi, consumare e produrre, che rappresenteranno il cuore di questa auspicata rinascita umana, culturale, sociale, economica ed ecologica.

Le nazioni che per prime assumeranno questo obiettivo nel riorganizzare la propria produzione renderanno la loro economia più competitiva e solida già nell’immediato futuro.

Per maturare questa saggezza e raggiungere questi obiettivi lungimiranti si devono innovare scelte e modalità di consumo, prodotti, luoghi e metodi di produzione, anche in relazione allo sfruttamento del capitale naturale della Terra.

Tutto ciò richiede una strategia rispettosa della natura e delle persone. Serve, a questo fine, una regia più forte dello Stato, che riesca a valorizzare le potenzialità degli Enti di Ricerca e delle Università che possono contribuire in modo forte e coordinato ad un’innovazione partecipata.

Serve un Piano Nazionale per il trasferimento delle conoscenze scientifiche alle imprese, dalle grandi alle piccolissime imprese. In particolare, queste ultime, così diffuse in Italia, rimangono, spesso, ai margini dei processi di trasferimento di conoscenze scientifiche che, fino a ora, anche quando avviene, è raramente coerente con i principi di compatibilità ambientale e di sviluppo sostenibile.

Ora siamo nelle condizioni per avviare nuovi processi di riconversione dell’economia, sia a terra sia in mare (green & blue economy).

Dobbiamo mirare sempre più a una gestione responsabile e sostenibile del capitale naturale, patrimonio di tutti, cui è strettamente associato quello culturale, unico al mondo.

Di seguito 10 idee concrete in 10 settori chiave per la ripartenza:

AGRIFOOD E PRODOTTI BIO: promuovere “Italian food” ecosostenibile, biologico, diversificato, recuperando le aree ‘marginali’ (p.es., transizione da allevamenti e colture industriali a una nuova zootecnia di qualità, anche per prevenire future epidemie/pandemie; incentivazione agro-bio-food in aree agricole interne abbandonate o in via di abbandono).

CITTA’ VERDI: sottrarre le periferie e le aree industriali periurbane alla cementificazione selvaggia che sta divorando 2 metri quadri di territorio italiano al secondo; costruire solo sul costruito, ripristinare edifici abbandonati; valorizzare i centri storici, promuovere l’Urban Nature (p.es., un piano per il verde urbano per tutti i comuni, unitamente alla realizzazione di foreste urbane nelle grandi città e un piano per la revisione di leggi urbanistiche e incentivi alla ristrutturazione delle periferie urbane).

ENERGIE RINNOVABILI: attivazione immediata del Piano Nazionale Integrato per l’Energia con la priorità relativa alle energie rinnovabili (p.es., un piano per superare il 50% del fabbisogno energetico con rinnovabili entro il 2030).

CAMBIAMENTI CLIMATICI: un piano straordinario per la riduzione delle emissioni climalteranti, per la mitigazione degli impatti e l’adattamento ai cambiamenti climatici (p.es., un piano d’investimenti per l’attuazione di misure di adattamento ai e mitigazione dei cambiamenti climatici).

TURISMO SOSTENIBILE: rilancio dell’offerta turistica sostenibile blu e verde del nostro paese, con offerte ecologiche e innovative che promuovano l’immagine dell’Italia come paese di cultura e bellezza (p.es., un piano per l’estensione temporale del turismo, distribuendolo su 12 mesi all’anno, anche con piani per il godimento delle ferie nel pubblico impiego e accordi con il mondo della scuola).

LOTTA ALL’INQUINAMENTO E PREVENZIONE DEI RISCHI PER LA SALUTE: un piano straordinario nazionale per la bonifica dei siti contaminati e la drastica riduzione dell’inquinamento dell’aria, dell’acqua e dei suoli, la riconversione delle aree industriali dismesse (p.es., siti di interesse nazionale, conversione di impianti in città industriali come Genova, Napoli, Taranto tra le altre).

BIODIVERSITA’ E RESTAURO AMBIENTALE: rilancio del Piano Nazionale per la Biodiversità, con estensione delle aree protette terrestri e marine e la creazione di efficaci reti ecologiche, riducendo drasticamente la frammentazione del territorio e il consumo di suolo e tutelando la ricchezza della biodiversità del nostro paese (p.es., Piano nazionale per il restauro e ripristino degli ecosistemi terrestri e marini degradati nell’ambito del decennio UN 2021-2030 sul Restauro degli Ecosistemi – Ecosystem restoration).

RISORSE BLU: incentivare la Blue Growth e la Blue Economy, ovvero l’economia del mare e la pesca eco-sostenibile, con la creazione di una carta vocazionale dei mari italiani in grado di promuovere l’economia sostenibile del mare alla luce del decennio UN 2021-2030 “Ocean science for a sustainable development” (p.es., transizione ecologica della pesca, valorizzazione del Cluster Nazionale – Blue Italian Growth, proibizione del deep-sea mining nel Mediterraneo).

RICERCA e FORMAZIONE: rilancio della ricerca pubblica e privata sostenuta dal contributo di Enti Pubblici di Ricerca ed Università per aumentare cultura e competitività del Paese. Insegnamento dei principi dell’ecologia e degli obiettivi di sviluppo sostenibile nella scuola dell’obbligo (p.es., Piano straordinario per promuovere le brevettazioni e il trasferimento tecnologico con collaborazione tra Enti Pubblici di Ricerca-Università e Imprese per soluzioni innovative volte alla riduzione dell’inquinamento; piano per la formazione degli insegnanti sui temi della ecologia e sostenibilità ambientale; modifica dei piani di studio).

INNOVAZIONE GREEN PER LA SOSTENIBILITÀ E IL BENESSERE:promuovere lo sviluppo di Green e Blue technologies in grado di valorizzare le industrie e il mondo produttivo in chiave sostenibile e per lo sviluppo di politiche ambientali. Creazione di strutture, infrastrutture e network tra parti sociali, imprenditoriali, gruppi industriali, ricerca e territorio per lo sviluppo di strategie e pratiche per la promozione dello sviluppo sostenibile e del benessere sociale e della salute attraverso l’approccio ‘One Health’ (p.es., incentivazione dell’industria 4.0 su attività industriali eco-compatibili e sull’economia circolare, commuting a impatto zero, alimentazione mediterranea, piano per lo sport cittadino).

Nella speranza che le proposte costruttive, aperte e volte al futuro, possa trovare considerazione o accoglienza, è gradita l’occasione di porgere i più cordiali e rispettosi saluti ed auguri di buon lavoro.

Roberto DanovaroPresidente Stazione Zoologica Anton Dohrn

 

La lezione del Bhutan: qui non c’è il Coronavirus

Perché le migliori lezioni arrivano da paesi piccoli e con un’economia precaria? Il mondo occidentale, i grandi paesi industrializzati, nella loro folle corsa ai guadagni, alla crescita del Pil, forse, dovrebbero porsi molte domande. 

In un precedente articolo, abbiamo visto come il Portogallo è riuscito più di altri a contenere il contagio da Covid-19. Lo ha fatto con una seria e leale collaborazione fra governo e opposizione, poi facendo accedere alle cure sanitarie anche gli immigrati e i clandestini. Il Portogallo ha dato una grande lezione di intelligenza e civiltà, due cose che dovrebbero abbondare in paesi avanzati e industrializzati.

Se per un attimo andiamo con la mente al nostro paese, abbiamo occhi e orecchie pieni di giornalisti che litigano, scienziati e medici che litigano, nord e sud che litiga e non meno importanti, politici che litigano. Dicevamo, intelligenza e civiltà, appunto. Cerchiamo, ora di imparare la lezione del Bhutan, un paese dove il 72% è ricoperto da foreste, e dove il patrimonio delle biodiversità resiste ancora.

Bhutan: qui la ricchezza non si misura con il Pil o con i soldi

Qualche domanda semplice semplice, ce la possiamo fare; a cosa serve la ricchezza? Perché si lavora per produrre? Benessere e felicità potrebbero corrispondere e rispondere perfettamente a queste due semplici domande. 

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Il Bhutan si trova in Asia, fra le catene dell’Himalaya e conta appena 750 mila abitanti, e se consideriamo il Pil è uno dei paesi più poveri al mondo. In questo piccolo paese asiatico, però il Pil  si misura con altri valori di riferimento. Mentre nelle potenze industrializzate più si produce più si è ricchi, più l’aria è piena di sostanze tossiche, più questo è indice di crescita, più ci ammaliamo, più il Pil sale, in Bhutan hanno la ricchezza di un’aria pura, ottimi rapporti sociali, chi si sente bene, forse è più benevolo verso gli altri, salute e istruzione sono al primo posto. Il Re in persona si preoccupa della salute dei suoi cittadini. Ci sembra poco? 

Infatti, è poco: In Bhutan non è arrivato nemmeno il Coronavirus,  ci sono solo 21 contagi, tutti importati e zero decessi

La storia di questo piccolo paese ci dice che, comunque ha pochi rapporti commerciali, però confina con paesi dove il Covid-19 si è molto diffuso, come la Cina. L’unico malato grave di Covid-19 è stato un turista americano, che l’Imperatore ha fatto accompagnare a casa con un volo privato. In Bhutan trattano bene perfino gli stranieri!

Il Bhutan è considerato il paese più felice del mondo, proprio perché agli abitanti sembra non interessare la ricchezza in termini di beni e denaro, anzi sono felici dei metodi umani con i quali il Monarca governa. Si tratta di una Monarchia, questo è vero, ma sono presenti tutte le istituzioni, il Parlamento e una Costituzione, per cui la democrazia è garantita. I dati del Covid-19 parlano chiaro: il Governo ha messo in quarantena circa 6 mila persone, quasi tutti dimessi, ne ha tracciato 40 mila, risultato solo 21 contagiati, tutti importati, fra questi 5 ricoveri e nessun decesso. 

Il GDP – Gross National Happiness, l’indicatore di benessere del Bhutan è molto alto, entro il 2020 il Ministro dell’Agricoltura si è impegnato a garantire un territorio, coltivato al 100% con metodi biologici. In questo paese valori come ecologia, solidarietà, salute, istruzione rappresentano le fondamenta della civiltà di questo popolo. Qui la felicità è green, ecosostenibile e dura.

Giovanna Angelino

 

Anche la mente va disintossicata

Il corpo e la mente sono strettamente collegati, lo dice anche un vecchio proverbio: mente sana in corpo sano. La mente e anche lo spirito funzionano allo stesso modo di come funziona il corpo. Abbiamo bisogno di esercizio e di nutrimento, e infine anche di purificarci. Il corpo ha bisogno di disintossicarsi dalle scorie, mentre la mente da pensieri cattivi. Abbiano trovato un eccellente programma per disintossicare la mente.

Sul blog thetannehillhomestead.com è apparso un interessante articolo, che spiega la disintossicazione mentale. Le emozioni negative sono pur sempre emozioni e bisogna anche concedersele; cercare di rifiutarle o forzare una positività solo apparente può essere controproducente. Le emozioni come le situazioni, in primo luogo si accolgono, come insegnano i più grandi maestri spirituali. Accogliere non vuol dire subire o rassegnarsi, ma una situazione o emozione negativa può essere utilizzata costruttivamente, può diventare un’alleata.

Il blog in questione propone u vero e proprio programma di disintossicazione

Sul blog si legge:

Il decluttering non riguarda solo il disordine fisico, ma anche il disordine mentale. Non è sempre semplice come mettere in ordine la tua casa e la tua mente sarà chiara, motivo per cui ho collaborato con la mia amica, Kiara, per portarti una sfida di pulizia mentale .

Ci sono molti modi per purificare la tua mente in modo che tu possa concentrarti sul vivere la tua vita in modo positivo. Passando attraverso questa sfida, vedrai quali esercizi funzionano bene per te in modo da poter mantenere la mente libera. Abbiamo visto anche quanto è importante la meditazione

Sfida di pulizia mentale

L’inizio di qualsiasi viaggio minimalista è in genere una purga di proprietà fisiche. Successivamente, sei libero di capire la vita che vuoi vivere senza distrazioni di eccesso.

Tuttavia, molti trovano che le loro menti siano straordinarie. Dalle cose che dobbiamo fare ai pensieri casuali che spuntano nelle nostre menti, non abbiamo quasi nessun momento di tranquillità.

Questo è qualcosa con cui ho lottato personalmente e credo che sia tempo di controllare questa situazione! Se sei come me, sei stanco della tua mente che lavora, pensa o impiega continuamente tempo prezioso, cambia stile!

Kiara e io abbiamo raccolto alcune grandi sfide quotidiane che ci aiuteranno a raggiungere uno stato mentale rilassato senza  il disordine.

Dì addio alla nebbia del cervello a cui ti sei abituato da così tanto tempo e bentornato alla mente creativa e rinfrescata che una volta conoscevi!

Ogni settimana della sfida di quattro settimane avrà un focus diverso. [Ho fornito un grafico per le attività quotidiane di ogni settimana in modo da poterle salvare e consultarle secondo necessità.]

  • Per la prima settimana, l’attenzione è rivolta alla cura di sé.
  • Il focus della seconda settimana è la dieta e l’esercizio fisico.
  • Nella terza settimana, ci concentreremo sul nostro spazio digitale.
  • E la quarta settimana ci finirà concentrandoci sulla positività.

Settimana 1: cura di sé

Per la prima settimana, ci stiamo concentrando sull’auto-cura ! Spesso ci concentriamo sui bisogni degli altri, sul lavoro o sul fare le cose in casa.

Tuttavia, trascuriamo di prenderci cura di noi stessi.

Per questa prima settimana stiamo cambiando il focus e facendo piccole cose per noi per cambiare!

  • Giorno 1: imposta due obiettivi che vorresti raggiungere durante questa sfida
  • 2 ° giorno: regala al tuo viso un trattamento viso speciale
  • 3 ° giorno: fare una passeggiata
  • Giorno 4: diario per 15 minuti
  • 5 ° giorno: vai a letto 30 minuti prima del normale
  • Giorno 6: fai un elenco di gratitudine per tutto ciò di cui sei grato nella tua vita [vediamo chi può scrivere l’elenco più lungo!]
  • 7 ° giorno: fare un lungo bagno di bolle

Seconda settimana: dieta ed esercizio fisico

Onestamente, non sono un fan dell’allenamento, ma capisco quanto sia importante per la nostra salute, in particolare le nostre menti. È necessario spostare i nostri corpi ogni giorno per rimanere in salute, quindi questa settimana è d’obbligo!

  • Giorno 1: prova un nuovo allenamento che non hai mai fatto
  • 2 ° giorno: mantenere tutti e tre i pasti “liberi da telefono”! Nessuno scorrimento sociale mediale!
  • 3 ° giorno: fare yoga ‘allenamento per principianti
  • Giorno 4:  senza carne 2 di 3 pasti! Hai bisogno di ispirazione? Controlla Pinterest!
  • 5 ° giorno: meditare per 5 minuti e concentrarsi sul respiro
  • Giorno 6: porta il tuo allenamento all’aperto, anche se solo per 20 minuti! 
  • 7 ° giorno: diventa vegano per un giorno!

Terza settimana: digitale

Questa è probabilmente la mia settimana preferita per la Mental Cleanse Challenge, perché amo una buona pulizia digitale, oltre ad essere intenzionale a liberare spazio dalla tecnologia.

  • Giorno 1: ripulisci la posta in arrivo e ordina le e-mail in cartelle. Elimina tutto lo spam.
  • Giorno 2: nessun social media prima delle 11 am Prenditi il ​​tempo per essere produttivo!
  • Giorno 3: smetti di seguire le persone sui social media che non ti ispirano.
  • Giorno 4: organizzare il desktop di conseguenza in cartelle. Elimina gli elementi non necessari.
  • Giorno 5: passa attraverso il telefono e organizza le app in cartelle. Elimina app che non usi ed elimina vecchie note, contatti che non ti servono, ecc.
  • Giorno 6: trascorri una notte senza telefono con la famiglia o le persone care!
  • Giorno 7: Annulla l’iscrizione all’email marketing a cui non sei più interessato.

Quarta settimana: positività

Con tutta la pulizia delle nostre menti durante la Mental Cleanse Challenge, è importante concentrarsi sulla positività. Quando creiamo spazio nella nostra mente, possono entrare nuovi pensieri e vogliamo che siano pensieri positivi.

Non essere sorpreso se hai qualche esitazione con questi esercizi. È normale, per cui abbraccia quella sensazione, ma agisci comunque! Ti amerai ancora di più per questo!

  • Giorno 1: nessun giorno conforme!
  • Giorno 2: scrivi 3 grandi cose che sono successe oggi
  • 3 ° giorno: trascorri 15 minuti in silenzio concentrandoti su te stesso e su ciò che ti rende unico
  • 4 ° giorno: complimenti a uno sconosciuto
  • Giorno 5: scrivi una lettera a te stesso spiegando perché sei unico
  • 6 ° giorno: chiedi a una coppia di amici di descriverti in 3 parole
  • Giorno 7: scrivi la tua sfida vincente

 

 

Covid-19:Come evitare il contagio nei giorni della riapertura

In un post, Erin Bromage, professore associato di biologia all’Università  di Dartmouth, immunologo, spiega perché non bisogna abbassare la guardia, soprattutto ora che le autorità hanno disposto l’allentamento delle misure restrittive, e come possiamo evitare il rischio di contagio.

In questo momento pare che molte persone stiano tirando un sospiro di sollievo, e non sono sicuro del perché. Una curva epidemica ha una fase ascendente relativamente prevedibile, e dopo aver raggiunto l’apice anche la fase discendente può essere intuibile.

I dati relativi alla Cina e all’Italia mostrano che la curva della mortalità cala lentamente e che le persone continuano a morire per mesi. Supponendo di aver raggiunto il picco dei decessi, intorno ai settantamila, è possibile che nelle prossime sei settimane ci siano altri settantamila morti mentre la curva scende. Questo è quello che può succedere in un contesto di confinamento.

Ora negli Stati Uniti ci sono singoli stati che stanno allentando le misure restrittive, dando al virus più occasioni per diffondersi, e ogni previsione perde validità. Capisco le ragioni dietro la riapertura delle attività economiche ma, come ho già sottolineato, l’economia non potrà riprendersi se prima non risolviamo i problemi legati alla biologia.

Sono poche le zone che hanno registrato un declino stabile nei contagi. Anzi, il 3 maggio erano in aumento nella maggioranza degli stati che, malgrado tutto, hanno avviato la riapertura. Come semplice esempio della tendenza negli Stati Uniti, se si tolgono i dati di New York e si osserva il resto del paese, il numero di casi giornalieri aumenta. Dunque, l’unica ragione per cui la curva del totale di nuovi casi negli Stati Uniti sembra piatta in questo momento è perché l’epidemia di New York era molto grande e ora è stata contenuta.

Questo significa che nella maggior parte del paese la riapertura getterà benzina sul propagarsi del virus. Non posso fare nulla per cambiare le decisioni delle autorità, ma posso provare a spiegarvi come evitare le situazioni più rischiose.

Dove è più facile ammalarsi?

Sappiamo che la maggior parte dei contagi si verifica nelle abitazioni: di solito una persona contrae il covid-19 all’esterno e lo porta in casa, dove i contatti prolungati con i familiari favoriscono la trasmissione.

Ma quali sono i contesti esterni in cui è più facile essere infettati? Sento parlare spesso dei supermercati, delle passeggiate in bicicletta e dei runner sconsiderati che non indossano le mascherine… Ma davvero sono queste le situazioni a rischio? In realtà non è così. Mi spiego.

Per contrarre il covid-19 è necessario essere esposti a una dose infettiva di virus. In base agli studi sugli altri coronavirus sembra che per trasmettere la malattia sia sufficiente una piccola dose. Secondo alcuni esperti sarebbero sufficienti mille particelle infettive di Sars-cov-2. È importante sottolineare che questi dati non sono stati verificati al livello sperimentale, ma possiamo comunque usarli per illustrare le modalità di trasmissione del virus. Il contagio può verificarsi con l’inalazione di mille particelle virali attraverso un singolo respiro (o toccandosi gli occhi), attraverso dieci respiri con cento particelle virali ciascuno o ancora cento respiri con dieci particelle virali. Ognuna di queste situazioni può portare a un’infezione.

Quanto virus finisce nell’ambiente?

Bagni
I bagni abbondano di superfici che sono toccate continuamente, dalle maniglie ai rubinetti. Di conseguenza in questi ambienti il rischio di trasmissione può essere elevato. Ancora non sappiamo se le persone rilascino materiale infettivo nelle feci o solo frammenti di virus, ma di sicuro lo scarico del water vaporizza i famigerati droplet (goccioline) che veicolano il virus. Fino a quando non avremo maggiori informazioni sui rischi, vi consiglio di usare i bagni pubblici con estrema prudenza, facendo attenzione sia alle superfici sia all’aria.

Colpo di tosse
Un singolo colpo di tosse rilascia circa tremila goccioline, che possono viaggiare a ottanta chilometri all’ora. La maggior parte delle goccioline è di grandi dimensioni e precipita rapidamente a causa della gravità, ma alcune possono restare nell’aria e attraversare una stanza in pochi secondi.

Starnuto
Un singolo starnuto rilascia circa trentamila goccioline che possono raggiungere la velocità di 300 chilometri all’ora. Le goccioline degli starnuti sono generalmente piccole e coprono grandi distanze (attraversano facilmente una stanza). Se una persona ha contratto il covid-19, le goccioline di un singolo colpo di tosse o di uno starnuto possono disperdere nell’ambiente fino a duecento milioni di particelle virali.

Respiro
Un singolo respiro rilascia tra le cinquanta e le cinquemila goccioline. Nella maggior parte dei casi i droplet sono lenti e precipitano immediatamente. La respirazione nasale rilascia una quantità di goccioline ancora più bassa. È importante notare che la scarsa forza di esalazione di un respiro impedisce l’espulsione delle particelle virali provenienti dal tratto respiratorio inferiore. Diversamente dai colpi di tosse e dagli starnuti, che rilasciano una grande quantità di materiale virale, i droplet respiratori presentano livelli contenuti di virus. Non abbiamo ancora dati certi relativi al Sars-cov-2, ma possiamo basarci sulle caratteristiche della comune influenza. Diversi studi hanno dimostrato che una persona affetta da influenza può rilasciare fino a 33 particelle infettive al minuto, ma per semplificare i calcoli prenderò come punto di riferimento 20 particelle al minuto.

Ricordate la formula: infezione = quantità di virus x tempo

Se una persona starnutisce o tossisce, quei duecento milioni di particelle virali si diffondono in ogni direzione. Alcune particelle restano nell’aria, altre si depositano sulle superfici mentre la maggioranza precipita al suolo. Quindi se vi trovate a conversare a distanza ravvicinata con un’altra persona che improvvisamente starnutisce o tossisce, è abbastanza facile capire come sia possibile inalare mille particelle virali e infettarsi. Anche se lo starnuto o il colpo di tosse non sono diretti verso di voi, alcuni droplet infetti (i più piccoli) possono restare sospesi in aria per qualche minuto, riempiendo di particelle virali ogni angolo di una stanza di dimensioni ridotte. Basta entrare in quella stanza pochi minuti dopo il colpo di tosse o lo starnuto e fare qualche respiro per inalare una quantità di particelle virali sufficiente ad ammalarsi. Tuttavia, se ci limitiamo alla respirazione – con 20 particelle virali al minuto e anche ammettendo che ogni singola particella finisca nei vostri polmoni, caso improbabile – servono comunque cinquanta minuti per assumere le mille particelle necessarie per il contagio.

Quando parliamo, la quantità di goccioline respiratorie rilasciate nell’atmosfera aumenta di quasi dieci volte, portando il conto delle particelle virali a circa duecento al minuto. Anche in questo caso, presupponenendo di inalare tutte le particelle, per raggiungere la dose minima infettante bisognerebbe parlare faccia a faccia per circa cinque minuti. La formula “quantità x tempo” è alla base del tracciamento dei contatti. Qualsiasi persona con cui un individuo infetto abbia parlato a distanza ravvicinata per più di dieci minuti è un potenziale caso di contagio. Lo stesso vale per chiunque condivida uno spazio con una persona infetta per un arco di tempo prolungato, per esempio un ufficio.

Per questo è estremamente importante restare a casa quando si manifestano sintomi riconducibili alla malattia. I colpi di tosse e gli starnuti producono una dose infettante talmente elevata da contagiare potenzialmente un’intera stanza piena di persone.

Qual è il ruolo delle persone asintomatiche nella diffusione del virus?

Le persone con sintomi non sono le uniche a poter diffondere il Sars-cov-2. Sappiamo che almeno il 44 per cento dei casi di contagio – la maggioranza di quelli avvenuti all’interno di comunità – è provocato da persone che non presentano sintomi, ovvero le persone asintomatiche o presintomatiche. Un individuo positivo può disperdere il virus nell’ambiente per almeno cinque giorni prima della comparsa dei sintomi della malattia.

Le persone infette sono presenti in ogni fascia d’età, e ognuna diffonde una carica virale diversa. L’immagine qui sotto mostra che a prescindere dall’età (asse x) si può presentare una carica virale di dimensioni estremamente variabili (asse y).

Cariche virali per fasce d’età. - Ospedale universitario della Charité
Cariche virali per fasce d’età. (Ospedale universitario della Charité)

La quantità di virus diffusa da una persona infetta cambia durante il corso della malattia e differisce da un individuo all’altro. La carica virale solitamente aumenta progressivamente fino alla comparsa dei primi sintomi. Subito prima di manifestare i sintomi, l’individuo infetto rilascia la dose massima di virus nell’ambiente. È interessante notare che il 99 per cento della carica virale che potrebbe essere rilasciata nell’ambiente proviene da appena il 20 per cento delle persone infette.

Il nocciolo della questione: dove sono i pericoli derivanti dalla riapertura?

Se vi chiedo dei focolai, quali sono i primi che vi vengono in mente? La maggior parte delle persone indicherebbe le navi da crociera, sbagliando. I focolai sulle navi, per quanto gravi, al momento non rientrano tra i cinquanta peggiori casi registrati.

Mettendo da parte la drammatica situazione delle case di riposo, notiamo che negli Stati Uniti i focolai peggiori sono esplosi nei penitenziari, durante le cerimonie religiose e negli ambienti di lavoro come gli impianti per la macellazione della carne e i call-center. Qualsiasi ambiente chiuso con una scarsa circolazione dell’aria e un’elevata densità crea problemi.

Alcuni dei più importanti contesti di superdiffusione

  • Macellazione della carne: negli stabilimenti per il confezionamento della carne gli operai lavorano a stretto contatto e devono comunicare a distanza ravvicinata a causa del rumore assordante dei macchinari, in un ambiente climatizzato che favorisce la sopravvivenza del virus. Al momento negli Stati Uniti si contano 115 focolai in 23 stati, con oltre cinquemila casi di contagio e venti decessi.
  • Matrimoni, funerali, compleanni: rappresentano il 10 per cento degli iniziali eventi di contagio accertati.
  • Incontri di lavoro: i grandi incontri a distanza ravvicinata come la Conferenza Biogen di Boston alla fine di febbraio.

In questi giorni torniamo al lavoro e ricominciamo ad andare al ristorante, quindi è opportuno analizzare i rischi potenziali in questo genere di ambienti.

Ristoranti
Alcuni studi epidemiologici hanno analizzato approfonditamente gli effetti della presenza di un singolo individuo infetto all’interno di un ristorante (vedi sotto). La persona infetta (A1) ha cenato al tavolo con otto amici. L’incontro è durato tra i 60 e i 90 minuti. Durante il pasto l’individuo asintomatico ha rilasciato livelli contenuti di virus nell’aria attraverso il respiro. Il flusso dell’aria (determinato dalle diverse fonti di ventilazione del ristorante) andava da destra verso sinistra. Circa il 50 per cento dei commensali dell’individuo A1 ha sviluppato sintomi di covid-19 nei sette giorni successivi. Il 75 per cento delle persone sedute nel tavolo “sottovento” ha contratto la malattia. Perfino due delle sette persone sedute al tavolo “sopravento” sono state infettate dal virus, mentre nessuna delle persone sedute ai tavoli E ed F ha contratto la malattia, probabilmente perché si trovavano fuori dal flusso d’aria del condizionatore e a destra della ventola posizionata alla sinistra della sala.

La posizione dei tavoli e le persone contagiate (in rosso). - Cdc
La posizione dei tavoli e le persone contagiate (in rosso). (Cdc)

Ambienti lavorativi
Un altro ottimo esempio è un focolaio in un call-center. Un singolo dipendente positivo si è presentato al lavoro all’undicesimo piano di un palazzo, dove lavoravano altre 216 persone.

Pianta dell’undicesimo piano di un edificio, sede di un focolaio di covid-19 a Seoul, in Corea del Sud, 2020. In blu i posti a sedere dei casi confermati. - Cdc
Pianta dell’undicesimo piano di un edificio, sede di un focolaio di covid-19 a Seoul, in Corea del Sud, 2020. In blu i posti a sedere dei casi confermati. (Cdc)

Nel corso di una settimana 94 individui (43,5 per cento, le sedie blu) sono stati contagiati. Novantadue hanno sviluppato i sintomi del covid-19, mentre appena due sono rimasti asintomatici. Da notare che la trasmissione si è verificata soprattutto in un lato dell’ufficio, mentre nell’altro il contagio è stato estremamente ridotto. Non è stato possibile stabilire il numero esatto di persone contagiate attraverso la respirazione e di quelle che hanno contratto la malattia a causa del contatto con le superfici (maniglie, distributori d’acqua fredda, pulsanti dell’ascensore eccetera), ma l’esempio dimostra che la convivenza in uno spazio chiuso per un periodo prolungato aumenta le possibilità d’infezione. Altri tre dipendenti che lavoravano in piani diversi dell’edificio hanno contratto il covid-19, ma gli autori dello studio non hanno trovato un collegamento tra i loro casi e il focolaio all’undicesimo piano. È interessante notare che nonostante i ripetuti contatti tra i dipendenti di piani diversi negli ascensori e all’interno delle sale comuni il focolaio sia stato in gran parte limitato a un unico piano. Questo aspetto evidenzia l’importanza della quantità di virus e del tempo di esposizione nella diffusione del Sars-cov-2.

Coro
Il coro dell’università dello stato di Washington. In un contesto in cui esisteva già la consapevolezza del virus ed erano stati presi provvedimenti per limitare il contagio (per esempio evitando le strette di mano) i componenti del coro hanno cercato di prendere precauzioni ulteriori evitando i contatti e mantenendo le distanze durante le prove. La direzione ha addirittura consigliato a tutti i componenti di restare a casa se avessero sviluppato i sintomi del covid-19. Eppure un singolo individuo asintomatico ha contagiato la maggior parte delle persone presenti alla prova del 10 marzo, quando il coro ha cantato per due ore e mezza all’interno di una sala chiusa delle dimensioni di un campo di pallavolo. Il canto vaporizza i droplet respiratori in modo estremamente efficace, più di quanto non faccia una normale conversazione. Inoltre la respirazione profonda durante il canto facilita il passaggio dei droplet in profondità nei polmoni. La prova ha esposto i partecipanti a una quantità elevata di virus per un periodo di tempo sufficiente a diffondere il contagio. Nell’arco di quattro giorni 45 componenti del coro su 60 hanno sviluppato i sintomi del covid-19. Due di loro hanno perso la vita. Il più giovane tra i contagiati aveva 31 anni, ma l’età media era di 67 anni.

Sport al chiuso
Anche se potrebbe trattarsi di un contesto specificamente canadese, vale la pena citare un evento super-diffusore che si è verificato durante una gara di curling in Canada, dove un torneo con 72 partecipanti ha creato un focolaio. Il curling prevede un contatto stretto tra gli atleti in un ambiente freddo, con una respirazione profonda per un tempo prolungato. Dei 72 partecipanti al torneo, 24 hanno contratto il covid-19.

Feste di compleanno e funerali
Per capire quanto siano semplici le catene del contagio, vi racconterò cosa è accaduto a Chicago. Il nome del protagonista, Bob, è inventato. Bob è stato infettato dal virus senza rendersene conto. In seguito ha condiviso un pasto da asporto con due familiari, servendosi da contenitori in comune. La cena è durata tre ore. Il giorno successivo Bob ha partecipato a un funerale, abbracciando parenti e altre persone per manifestare il suo cordoglio. Nell’arco di quattro giorni entrambi i familiari con cui aveva condiviso la cena si sono ammalati, insieme a un terzo parente che aveva partecipato al funerale. Ma il percorso di Bob non si è fermato. Successivamente l’uomo ha partecipato a una festa di compleanno insieme ad altre nove persone, abbracciandole e condividendo con loro il cibo per tre ore. Sette persone sono state infettate dal virus. Nei giorni successivi anche Bob ha cominciato a mostrare i sintomi della malattia. È stato ricoverato, intubato ed è morto. Ma la sua eredità gli è sopravvissuta: tre persone che aveva contagiato durante la festa di compleanno sono andate in chiesa, dove hanno cantato e si sono passate il cestello delle offerte. Diversi partecipanti alla messa si sono ammalati. In definitiva Bob è stato direttamente responsabile del contagio di 16 persone di età compresa tra cinque e ottantasei anni. Tre di loro hanno perso la vita.

Secondo le stime attuali la diffusione del virus all’interno della famiglia e della comunità attraverso funerali, feste di compleanno e funzioni religiose sarebbe all’origine del focolaio di covid-19 a Chicago.

Fa riflettere, giusto?

Elementi in comune tra i focolai
Analizzare questi diversi focolai ci permette di evidenziarne i punti in comune. Tutti i contagi si sono verificati in spazi chiusi, con un’elevata densità e un’abbondanza di conversazioni, urla e canti. I principali ambienti del contagio sono le case, i luoghi di lavoro, i trasposti pubblici, gli eventi sociali e i ristoranti. Nel complesso in questi contesti è avvenuto il 90 per cento dei contagi. Al contrario, la diffusione attraverso lo shopping sembra responsabile per una piccola percentuale dei contagi tracciati.

È importante notare che nei paesi che svolgono un tracciamento adeguato è stato registrato solo un focolaio collegato a un evento che si è svolto all’esterno (meno dello 0,3 per cento dei contagi accertati).

Torniamo al pensiero originale di questo mio intervento

Gli spazi chiusi e affollati, con un ricambio limitato o con il ricircolo dell’aria, presentano un elevato rischio di trasmissione del virus. Sappiamo che la presenza di sessanta persone in una stanza grande quanto un campo da pallavolo ha provocato numerosi contagi. Lo stesso vale per un ristorante e un call-center. Le linee guida sul distanziamento sociale sono inefficaci negli spazi chiusi in cui si trascorre molto tempo, come dimostra il fatto che nei casi analizzati sono state infettate anche persone posizionate a diversi metri di distanza.

Il concetto fondamentale è quello dell’esposizione prolungata al virus. In tutte le situazioni prese in esame le persone sono state esposte al virus presente nell’aria per un periodo prolungato (ore). Anche se si trovavano a 15 metri di distanza (coro e call-center) e la dose infettante era ridotta, il contatto prolungato con il virus è stato sufficiente a provocare il contagio e in alcuni casi la morte.

Le regole del distanziamento sociale servono a proteggere l’individuo in caso di breve esposizione o di interazioni all’aperto. In queste circostanze, a due metri di distanza e con uno spazio aperto capace di ridurre la carica virale, il covid-19 non ha il tempo sufficiente per diffondersi. Il sole, il caldo e l’umidità sono tutti fattori che ostacolano la sopravvivenza del virus e minimizzano il rischio di trasmissione all’aperto.

Quando valutiamo il rischio di contagio (respiratorio) nei supermercati e nei centri commerciali dobbiamo considerare il volume dello spazio (elevato), il numero di presenti (ridotto) e la quantità di tempo che le persone trascorrono in quello spazio (la giornata intera per i dipendenti, circa un’ora per i clienti). Gli elementi connaturati all’atto di fare la spesa – la scarsa densità, l’elevato volume dello spazio e il tempo limitato che si trascorre all’interno del negozio – fanno in modo che la probabilità di ricevere una dose infettante sia ridotta. Per i dipendenti, invece, aumenta la probabilità di ricevere la dose infettante e di conseguenza il lavoro diventa più rischioso.

Ora che riprendiamo l’attività lavorativa e cominciamo a uscire più spesso, magari per tornare in ufficio, faremmo meglio a valutare attentamente il nostro ambiente di lavoro: quante persone ci sono? Qual è il ricambio dell’aria? Per quanto tempo resteremo in quell’ambiente? Se lavorate in un grande ufficio insieme a molte persone fareste meglio ad analizzare attentamente i rischi (volume, persone, flusso d’aria). Se il vostro lavoro vi impone di parlare (o peggio, urlare) a distanza ravvicinata dall’interlocutore dovete assolutamente riflettere su quali potrebbero essere le conseguenze. Se invece lavorate in uno spazio ventilato con pochi dipendenti il rischio è piuttosto basso.

Se vi trovate all’aria aperta e incrociate un altro passante, ricordate che per il contagio sono indispensabili “quantità e tempo”. Per rischiare di contrarre la malattia dovreste entrare in contatto con il respiro dell’altra persona per almeno cinque minuti. Probabilmente i runner rilasciano una quantità più elevata di virus a causa della respirazione profonda, ma nel loro caso la velocità del passo comporta un minore tempo di esposizione. Mantenere le distanze fisiche è importante, ma resta il fatto che in queste situazioni il rischio di contagio è molto basso. Ecco un ottimo articolo di Vox che analizza approfonditamente i rischi legati alla corsa e agli spostamenti in bicicletta.

In questa analisi mi sono concentrato sul contagio respiratorio, ma non dimenticate le superfici. I droplet devono pur depositarsi da qualche parte. Lavate spesso le mani e smettete di toccarvi il viso.

Oggi cominciamo ad avere la possibilità di muoverci più liberamente, entrando in contatto con più persone in un numero maggiore di spazi. Questo significa che i rischi per noi e per le nostre famiglie sono concreti. Anche se siete paladini del ritorno alla vita normale, fate la vostra parte e indossate una mascherina per ridurre la quantità di quello che rilasciate nell’ambiente. In questo modo aiuterete tutti, a partire da voi stessi.

fonti: internazionale.it; erinbromage.com

 

 

Abitazioni più sostenibili, nuove abitudini e nuovo stile

La vita è cambiamento, e dopo il lockdown dovrebbero pensare tutti a cambiare. Modificare innanzitutto lo stile di vita, che non significa lavarsi le mani, mettere la mascherina e uscire poco.

Il primo cambiamento si è verificato all’interno delle abitazioni, le quali sono diventate studio e ufficio, uno spazio dove fare attività fisica o dove trovare momenti di relax. Molti approfitteranno dell’Ecobonus 110%, che offre agevolazioni fiscali per ristrutturare e ripensare agli edifici, in chiave ecologica, mettendo in campo il risparmio energetico e uno stile ecosostenibile. L’efficienza energetica si attua attraverso diverse azioni, e non è diretta solo alle abitazioni, ma ha ricadute sull’ambiente, aiuta, in poche parole a rispettarlo. Parliamo di materiali green, di ecologia, di bassi consumi, poche emissioni. I materiali per la bioedilizia rispettano i limiti derivante dall’utilizzo di risorse non rinnovabili come il carbone e minerali metallici, inoltre sono atossici, per cui avere in casa materiali green è un ottimo investimento anche in termini di salute.

Gli step da seguire per realizzare abitazioni ecosostenibili sono semplici:

1 – Reinterpretare il Vintage
Si tratta di rendere l’economia circolare; succede tutte quelle volte in cui decidiamo di riutilizzare o acquistare il vintage, di recuperare, non incentivando nuove produzioni. All’interno delle abitazioni, già ci sono vecchi lumi e mobiletti, divani d’epoca o quasi, si tratta semplicemente di renderli circolari, di non buttare via, e di non alimentare il ciclo dei rifiuti.

2- Materiali sostenibili e green: bioedilizia
Materiali naturali, è questo l’imperativo! Legno, dunque e certificato FSC – Forest Stewardship Council, proveniente da foreste, in cui non si sovrasfruttano le risorse. Alternative al legno ecologico ci sono e una è ad esempio il bambù. I materiali in bambù sono riciclabili e compostabili, inoltre rappresenta una risorsa naturale che cresce velocemente, per cui vi è grande disponibilità. Non solo arredamento, ma tanti sono gli oggetti che sono realizzati in bambù: ciotole, insalatiere, spazzolini e tanti altri.

3 – Fibre innovative e alternative
Una tendenza a cui dare seguito sono i tessuti sostenibili, da preferire per evitare che diventino rifiuti altamente dannosi per l’ambiente. Le alternative sono la cellulosa bio, le fibre colorate con tinture naturali, i tessuti realizzati da scarti alimentari e tutti quelle fibre che non sono frutto di procedimenti industriali, che utilizzano sostanze chimiche, che alimentano l’inquinamento all’interno e all’esterno delle case.

4 – Piante all’interno degli ambienti

Le piante purificano l’ambiente, perché rilasciano ossigeno, inoltre rappresentano ottime soluzioni ornamentali. Fiori e piante mettono allegria agli animi più sensibili. L’aloe e i bonsai sono le piante che emettono più ossigeno, altre piante addiritture hanno la capacità di catturare agenti inquinanti nell’atmosfera. Nei giorni della quarantena, molti si sono dedicati ai giardini, creandoli a volte anche su terrazzi e balconi, una sana abitudine che ha unito il fai da te, da sempre ottimo rimedio contro lo stress e l’amore per le cose sane e salutari.

5 – Consumi e sprechi d’acqua

Per concludere una casa green ed ecosostenibile, bisogna avere un occhio particolare per gli sprechi di energia ma anche d’acqua. Si possono installare sistemi ad hoc, con regolazione dei flussi d’acqua, come ad esempio del soffione doccia, e flussi di scarico regolabili. Con piccole modifiche è possibile avere differenze di consumo d’acqua dai 2 ai 4 litri, ogni volta. Le alternative agli sprechi d’acqua sono limitatori di flusso, frangigetto, limitatori di pressione e rubinetti elettronici. 

Turismo: ministro Franceschini dia le dimissioni, l’appello di Consumatori

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Il dietrofront dell’Europa e della Vestager: per ora nessuna infrazione su voucher. ma la sostanza non cambia.

Roma, 13 maggio 2020 – “Chiediamo le dimissioni del ministro dal Turismo Dario Franceschini, l’artefice dell’operazione voucher al posto dei rimborsi in denaro previsti dalla normativa europea vigente in caso di cancellazione di un volo aereo o di un pacchetto turistico” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

La vicepresidente della Commissione Ue, Margrethe Vestager, ha precisato che – contrariamente a quanto aveva annunciato in mattinata – al momento non è stata (ancora) aperta alcuna procedura d’infrazione contro gli Stati membri che hanno violato il diritto al rimborso ai passeggeri per la cancellazione dei viaggi e che, per ora, si tratta di “lettere d’incoraggiamento” affinché gli Stati garantiscano ai viaggiatori la scelta tra rimborso e voucher di viaggio.

La vicepresidente della Commissione Ue, Margrethe Vestager, dopo aver annunciato una procedura d’infrazione contro 12 Stati membri che hanno violato il diritto dei passeggeri al rimborso dopo la cancellazione di un volo o di un pacchetto turistico, introducendo i voucher, coma ha fatto l’Italia, ha rettificato, precisando che al momento non è stata (ancora ndr) aperta alcuna procedura d’infrazione contro gli Stati membri e che, per ora, si tratta di “lettere d’incoraggiamento” affinché gli Stati garantiscano ai viaggiatori la scelta tra rimborso e voucher di viaggio.

“Prendiamo atto dell’incredibile dietrofront della Vestager. Che sia un lapsus freudiano? E’ possibile che il suo fraintendimento sia dovuto al fatto che abbia tagliato troppo sui tempi, anticipando incautamente quanto in realtà era ancora riservato, accorciando un po’ troppo la tempistica necessaria per la procedura d’infrazione? ” prosegue Dona.

“Lo vedremo e, in un certo senso, ce lo auguriamo. Infatti, resta confermato l’approccio europeo ai voucher che, a differenza di quanto previsto dal legislatore italiano, ammette l’offerta dei voucher ma solo a condizione che siano volontari, siano protetti contro l’insolvenza dell’emittente e che, se non riscattati dopo il periodo di validità, siano rimborsati automaticamente. Non solo, l’Europa stabilisce espressamente che i voucher siano cedibili. Anche per questo, la richiesta di dimissioni del ministro Franceschini” aggiunge Dona.

“Siamo l’unica associazione di consumatori ad aver chiesto formalmente un incontro al ministro, fin dal 4 marzo, per una modifica dell’art. 28 del decreto legge n. 9 del 2 marzo 2020 e poi gli unici a presentare osservazioni in Parlamento al Cura Italia che ha assorbito quel decreto, chiedendo di rimediare a quello scempio dei diritti dei turisti e dei viaggiatori, tanto illegittimo quanto dannoso per gli stessi tour operator” prosegue Dona.

“Non è privandoli dei loro sacrosanti diritti, infatti, che si invogliano i clienti a tornare a spendere e a viaggiare. Nessuno prenota oggi una vacanza se poi sa che non potrà riavere i soldi ma solo un voucher da utilizzare entro un anno. Ebbene, quanto accaduto oggi rafforza quanto stiamo dicendo da mesi, ossia che, anche se Governo ed Parlamento, per aggirare la normativa Ue, hanno ritenuto le disposizioni dell’art. 88 bis del Cura Italia come norme di applicazione necessaria, il rischio è che poi si debba fare dietrofront, con ripercussioni a catena e a ritroso, con danno ancora maggiore per i tour operator. Un giudice italiano, infatti, potrebbe decidere di disapplicare la norma interna, dando ragione al viaggiatore, potrebbe esserci una pronuncia della Corte di Giustizia Ue, oppure, infine, come dimostra la vicenda di oggi, una procedura d’infrazione contro l’Italia. Per questo avevamo proposto una modifica di quell’articolo, ad esempio dando il diritto al consumatore che non vuole utilizzare il voucher entro l’anno dall’emissione, di avere, alla fine di quel periodo, il rimborso in denaro come previsto dalla normativa europea. Non a caso è quanto hanno fatto altri Paesi come la Francia e quanto oggi ribadisce l’Europa” conclude Dona.

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