Economia in carcere: un progetto che può risollevare le sorti del paese

Storie dal carcere 

Le numerose attività che si svolgono nelle carceri italiane possono contribuire a rafforzare l’economia del paese – L’economia carceraria ha un alto valore sociale, è pulita, crea business ed infine  è solidale.  

 La riforma delle carceri è stata sul tavolo di tanti governi, ma non si è mai conclusa del tutto. Si tratta di una vera e propria emergenza, non è più possibile rimandare. I dati raccolti sull’affollamento e sui suicidi che avvengono fra i detenuti sono un campanello d’allarme. Un altro dato su cui riflettere è che una percentuale sempre più alta di reclusi , dopo la scarcerazione ritorna in carcere. Diciassette suicidi nel 2018 è l’altro dato a cui pensare. Una fotografia non esaltante, se si pensa che si affrontano problemi meno urgenti e vengono emanate leggi su argomenti che potrebbero aspettare. E’ anche vero che vi sono alcuni delinquenti che per la loro crudeltà non meriterebbero una seconda possibilità, ma non spetta a noi giudicare né condannare. Una larga percentuale di detenuti, invece ha diritto a un riscatto.

Un grido è arrivato anche dall’associazione dei  Magistrati, che attraverso il segretario Alcide Maritati ha auspicato  “la rapida definizione dell’iter della riforma penitenziaria, che purtroppo è appesa a un filo e rischia di naufragare – le prospettive politiche, con il contratto di governo di cui abbiamo letto, lasciano immaginare che questa riforma non si farà”.

Come accade sempre però, l’esempio o meglio il buon esempio arriva sempre dal basso. Spesso, infatti, ci si annoia ad aspettare un cambiamento, una legge che migliori, una politica che faccia politica, ragion per cui ci si organizza alla meglio. Le idee non mancano nemmeno nelle carceri e per fortuna vi sono tanti esempi  belli che mostrano come all’interno delle carceri ci si possa formare, si possa creare economia.

Nel carcere, spesso si creano opportunità di sviluppo che potrebbero essere la chiave di svolta dell’intero paese; alcuni contesti e realtà venutasi a creare nelle case circondariali potrebbero dare una mano all’economia del paese.

Attualmente la riforma del sistema penitenziario soggiorna all’interno delle mura del Parlamento, ma guardiamo cosa accade nelle carceri.

Il Festival dell’Economia Carceraria 

Semi di Libertà Onlus a Roma è l’associazione promotrice del Festival, durante il quale ha trovato posto un laboratorio di idee e progetti per dare un segnale forte, perché dalla detenzione possano nascere occasioni di riscatto e le persone siano spinte (nonostante le loro vicende e il loro passato di errori) a contribuire all’economia del paese, ma soprattutto ad appartenere a diversi contesti sociali. L’economia carceraria ha un alto valore, è pulita, crea business ed è solidale.

Quali sono le principali iniziative nelle carceri italiane? 

Un interessante laboratorio chiamato “Cotti in Fragranza” , gestito dalla cooperativa sociale Rigenerazioni Onlus si occupa di prodotti da forno. La cooperativa è impegnata a creare percorsi professionali e goverance partecipata.  L’esperimento nasce in una realtà difficile come quella di Palermo, il carcere minorile è il Malaspina  e l’obiettivo è quello di far diventare i giovani lavoratori specializzati, capaci di trovarsi un lavoro anche fuori.  All’interno di questo istituto, vi è una felice sinergia fra educatori, detenuti, Polizia penitenziaria, assistenti sociali e volontari. Altre attività sono commedie teatrali, corsi di chitarra, piscina olimpionica, un campo di calcio oltre a corsi scolastici.

L’altra storia riguarda una donna di legge diventata donna di camorra

 Rosa Amato è una studentessa in legge, la cui vita viene sconvolta dalla tragica scomparsa del fratello Carlo. E’ il 19 marzo del 1999 quando Carlo, ventunenne viene ucciso a Santa Maria Capua Vetere, durante una rissa in discoteca.

Tanta omertà sull’accaduto, nessun testimone; sembra che quella sera all’interno della discoteca ci fosse anche “Sandokan”, figlio di Francesco Schiavone, il capo dei casalesi. Nessuna giustizia per la famiglia Amato, a meno che non si decida, accecati dall’odio e dal dolore far nascere il clan Amato. Rosa Amato diventa così una camorrista. Una carriera in salita, fino a quando nel 2009 viene arrestato il padre, poi lei e sua madre. Nel carcere Rosa inizia un nuovo percorso; allontanata dalla figlia ancora piccola, ha modo di riflettere e di capire che la violenza genera violenza, la criminalità altra criminalità come un circolo vizioso e decide di collaborare con la giustizia. Rosa è trasferita da un carcere all’altro e dimostra come la vita di qualsiasi persona possa cambiare da un giorno all’altro, da una scintilla che può illuminare o al contrario far morire in noi la speranza.

Il progetto filatelia nelle carceri 

Il progetto pilota della “Filatelia nelle carceri” è partito nel 2010 dal carcere di Bollate; da quel momento la filatelia è diventata per i detenuti molto di più di un hobby. Lo studio e la passione per i francobolli, si sa che introduce le persone alla conoscenza di eventi storici e culturali di grande valore. L’esempio è stato seguito anche da altre carceri; nel carcere di Bollate i reclusi organizzarono un circolo filatelico e grazie alle donazioni di appassionati collezionisti da tutta italia sono riusciti in più occasioni ad allestire mostre filateliche di grande interesse.

Porta la data del 13 febbraio 2013 il Protocollo d’intesa per la promozione e lo sviluppo di un progetto formativo di carattere sociale denominato “Filatelia nelle carceri”, nel quale l’art.1 recita quanto segue:

 

Art.1

Il Ministero della Giustizia si impegna a favorire l’inserimento della Filatelia negli istituti di detenzione attraverso lo sviluppo “Filatelia nelle Carceri”, mediante interventi di supporto e di sensibilizzazione delle proprie strutture territoriali.

Protocollo d’Intesa

Ministero della Giustizia – Testo integrale

 

Immagini fonte: ragazzidentro.it – Antigone

 

Intesa Fipe-ministero della Salute: Mangiare sano a casa e fuori

Stili di vita più salutari, nei pasti casalinghi e in quelli consumati in bar, bistrot e ristoranti.

Pasti sicuri e light, un must per clienti ed esercenti

Fipe – Federazione Italiana Pubblici Esercizi annuncia, in una nota, l’avvio di una collaborazione col ministero della Salute che porterà a diverse iniziative per promuovere la cultura di una sana e corretta alimentazione. Un primo protocollo di intesa è stato firmato a Roma in un incontro riservato alla presenza del Ministro della salute, Giulia Grillo, e del presidente di Fipe, Lino Enrico Stoppani.

”Le persone mangiano sempre più spesso fuori casa, per lavoro e per svago, ed è essenziale promuovere attivamente l’educazione alimentare e i corretti stili di vita in tutte le età – ha sottolineato il ministro della Salute Giulia Grillo -. Per questo motivo ho firmato un protocollo con la Fipe, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, la maggiore associazione di categoria nel campo della ristorazione”.

Al via “un’importante collaborazione istituzionale, che tiene conto dell’importanza strategica delle imprese di ristorazione sul tema dell’alimentazione – commenta il presidente di Fipe Stoppani -. È nei pubblici esercizi che spesso si definiscono molte delle abitudini e dei comportamenti alimentari dei cittadini, tenendo conto del fatto che milioni di persone nel nostro Paese consumano almeno un pasto della loro giornata al di fuori delle mura domestiche. L’intesa con il Ministero della Salute sarà importante per mettere a punto strumenti specifici per promuovere e salvaguardare ulteriormente valori quali la sicurezza alimentare all’interno delle nostre imprese, contribuendo nello stesso tempo ad accrescere le competenze in materia degli operatori, con un occhio anche alla sicurezza alimentare ed alla lotta agli sprechi”.

Fonte: ANSA

 

Conversational commerce: come funziona e perché le Aziende dovranno uniformarsi a questa nuova tendenza

Da molto tempo ormai  l’utente o cliente, come lo si voglia chiamare cerca in tutti i modi un contatto diretto, cerca opinioni e magari anche un incoraggiamento prima di fare un acquisto. Anche nell’era di internet e dell’e-commerce questa voglia non è affatto cambiata. Forse sarà la nostalgia dei tempi andati, ma paradossalmente chi acquista on line vorrebbe rompere quel vetro che lo separa dal virtuale e conoscere a 360 gradi ciò che è in procinto di acquistare.

Molti siti web, ad esempio oltre a inserire nei loro cataloghi le foto degli articoli, i dettagli, misure, colore e cosi via, dedicano già da molto tempo spazio alle opinioni di chi si è già servito al loro e-commerce. Un esempio lampante è Amazon, infatti nella scheda di ogni prodotto è possibile trovare le opinioni (positive o negative) di chi, prima di noi ha comprato quel prodotto.

Il cliente cerca sempre di più un coinvolgimento emotivo, vuole che il momento dell’acquisto diventi un momento emozionante, che al di là del valore materiale diventi un’esperienza indimenticabile, che possa in qualche modo migliorare la sua vita.

Il mondo di internet non è però come i negozi fisici; i social e le tendenze cambiano continuamente, le mutazioni sono fin da sempre nel dna del web, per cui bisogna stare al passo con i tempi.  In questo scenario a fare da padrone è il social, infatti, qui si trovano informazioni in modo più immediato e diretto, tanto è vero che le pagine social offrono un canale di messaggistica istantaneo;  è possibile, infatti, comunicare in modo veloce con gli amministratori stessi della pagina. Inoltre una serie di interazioni: like, commenti e recensioni già sono un biglietto da visita di quell’azienda o prodotto e il cliente proprio consultando questi dati ha una prima idea della qualità e della convenienza che ne deriverà se sceglierà di comprare.

Mentre prima ci si recava al negozio e si parlava con la commessa o il commesso e a quest’ultimo si chiedeva consiglio, oggi tutto ciò si è trasferito sul web.

L’e-commerce è diventato il nuovo modo di fare acquisti da tanto tempo, per questo è un settore in continuo movimento; ricordiamo siti che registrano milioni di vendite ogni giorno come Amazon e E-bay.

Cos’è il Conversational commerce

Il Conversational commerce si realizza attraverso linee chat o chatbot. L’utente viene coinvolto in vere e proprie conversazioni e le opzioni sono diverse: Personal assistant, smart speaker. Il progresso va avanti e non si ferma a dispetto dei più nostalgici, i quali ripensano ai tempi passati e ai contatti umani. Purtroppo bisogna conformarsi alle nuove tecnologie e alle esigenze dei clienti in un mondo globalizzato.

Nuove opportunità di lavoro

I lavori del futuro richiedono sempre di più competenze relative al web, ai social e a questo modo di comunicare sempre più veloce e tecnologico. Gli esperti attuali come quelli del futuro dovranno essere sempre sul pezzo, nel senso che quando si parla di digitale, il cambiamento avviene fra un giorno e l’altro o addirittura può essere questione di ore. Algoritmi, nuove tendenze, nuovi modi di dire fanno parte di un mondo immenso, nel quale vi è di tutto e per restarci bisogna stare su quelle onde, cavalcarle se serve. Ogni tanto però (e questo vale per i non addetti ai lavori, i quali purtroppo devono essere costantemente sul web) può essere utile una disintossicazione dal web, un esperimento che qualcuno (forse troppo pochi) fa: spegnere tutti i dispositivi per un giorno. Molto difficile pensarlo, però può essere un esperimento per controllare quanto siamo dipendenti da smartphone, tablet e computer. Un banco di prova che potrebbe servire per valutare la nostra connessione con il mondo reale (non perché quello virtuale non esista o non faccia già parte del nostro mondo), ma solo per dimostrare a noi stessi che siamo esseri autonomi, capaci di decidere senza dispositivi elettronici e che un giorno potremmo perfino sopravvivere su un’isola deserta, naufraghi per caso e senza alcuna connessione.

Infine, sarebbe bello non dimenticare i tempi della parola, de contatto fisico, delle chiacchiere al bar dove si passavano ore in compagnia, senza consultare almeno ogni dieci minuti lo smartphone e ritrovarsi per pochi secondi altrove.

Sarebbe bello raccontare ai nativi del web, a quelli che sono nati con il telefonico in mano, come era il mondo quando ci si trovava in un solo luogo navigando nelle proprie scarpe e sotto casa.

 

Mettersi in proprio: idee, agevolazioni e finanziamenti

“Mettersi in proprio”, un’idea balenata nella mente di tutti almeno una volta nella vita.  Il resto o è storia oppure è ancora da inventare. C’è chi è riuscito a mettersi in proprio, creando la proprio attività e la propria impresa, chi ha fallito o non ha nemmeno tentato e chi ci sta provando.

Innanzitutto è importante analizzare le tipologie di imprenditori e futuri, presunti imprenditori, di cui sopra. Le domande sono diverse: ci vuole un’idea vincente per mettersi in proprio? E’ questione di fortuna?  Solo chi risica rosica?

Che caratteristiche deve avere un Imprenditore?

Gli imprenditori di oggi hanno una sostanziale differenza con quelli del passato. negli anni scorsi, infatti, bastava essere un buon falegname, un buon elettricista o idraulico e un buon giro di conoscenti e amici che l’impresa era bell’e fatta. Oggi l’imprenditore deve avere altro. Prima di tutto è importante avere una laurea o almeno una cultura universitaria equivalente. L’imprenditore di oggi deve conoscere le dinamiche del Marketing e le sue strategie, deve seguire corsi di aggiornamento, essere presente sui social, attraverso cui oggi i clienti amano ricercare informazioni. Sarebbe opportuno per un imprenditore seguire corsi di Marketing e anche di Social media Manager, e corsi che insegnino a pianificare e progettare l’Impresa che si andrà a creare.

Pianificare un’attività ha tre punti base:  

1) Determinare obiettivi precisi e raggiungibili; 2) redigere un progetto per conseguire gli obiettivi prefissati; 3) Monitorare costantemente gli obiettivi e i risultati raggiunti

Vi sono degli esperti che studiano la psicologia e le caratteristiche degli imprenditori di successo, come vi sono diverse correnti di pensiero; in generale ciò che non deve mancare ad un imprenditore per avere successo  sono:

Passione per la propria attività; lavoriamo anche di notte o nei week end pur di conseguire un obiettivo. Non deve essere sempre così, perché la vita va anche vissuta, ma ciò indica che la passione spesso non ci fa sentire la fatica e i sacrifici.

Coraggio; in modo costante un imprenditore prende decisioni, cambia rotta se si accorge che quella di prima era fallimentare, sperimenta, cerca, si butta insommain giochi anche a volte rischiosi.

Intraprendenza; chi ha la stoffa dell’imprenditore non resta ad aspettare che le cose accadano o il posto fisso, ma prova a costruire, spesso anche dal nulla la sua attività.

Costanza; è importante provare, ma è fondamentale non mollare; quasi sempre il momento propizio arriva dopo un certo numero di fallimenti. Nulla insegna più di un fallimento, per cui non bisogna averne paura, né lasciarsi scoraggiare da un fiasco.

Sognare senza perdere il contatto con l realtà, immaginare cose realizzabili e alla nostra portata.

Pianificazione, gli obiettivi devono essere un punto fermo; bisogna averli ben in mente. E’ necessario decidere cosa si vuol raggiungere ed impegnarsi al massimo per quegli obiettivi, in caso contrario si gira a vuoto.

Open mind, avere la mente aperta, fermo restando i piedi a terra e nella realtà; sperimentare e provare con cautela non guasta.

Competenza non solo per l’attività che si svolge; non bisogna avere solo le semplici conoscenze tecniche, ma conoscere i mercati e soprattutto saper capire quando cambiano, cosa vogliono i clienti. In questo possono aiutarci i social, i quali sono un ottimo termometro delle mode e degli umori delle persone. Meglio affidarsi a consulenti che conoscono bene i sociali, che li studiano e che hanno molta influenza su un ampio pubblico.

Buon umore, svegliarsi sempre con l’ottimismo aiuta a realizzare molti sogni. Non perdersi mai, lavorare con tenacia.

Quando la decisione è stata presa, ci si può rivolgere al SUAP – Sportello Unicoattività produttive, il quale offre assistenza all’imprenditore in tutti i processi amministrativi con la Pubblica Amministrazione. In seguito ci si potrà affidare ad un consulente fiscale per la gestione della pratica Iva e degli adempimenti fiscali che un’azienda dovrà compiere nel corso della sua esistenza.

Mettersi in proprio: Quanto conta la strategia?

Cos’è la Strategia? è un insieme di tante piccole cose: obiettivi, target clienti, concorrenza, preparazione, differenziarsi.

Nulla si fa senza avere una strategia bene definita. Strategia vuol dire avere obiettivi e studiare i modi per poterli raggiungere. Le modalità sono tante: è bene definire un target clienti, cioè a chi vogliamo rivolgerci, a chi si rivolge la nostra attività? Studiare la concorrenza, in che modo quest’ultima si muove ed agisce, quali azioni compie, come e quando? Lo studio e la preparazione sia dal punto di vista tecnico sia strategico e infine possiamo anche scegliere un’attività comune, ciò che ci porterà al successo sarà la differenza; qual è quella marcia in più, quel tocco di originalità che ci differenzia dagli altri.

Vi sono, ad esempio imprenditori di successo che vendono milioni di magliette (articoli comuni, nessuna innovazione), con un fatturato da capogiro, solo per aver individuato uno stemma o un logo originale, che si è diffuso in modo virale arrivando a migliaia di clienti.

Mettersi in proprio idee originali

Riviste e siti on line offrono mille idee per mettersi in proprio e avviare la propria impresa; ecco le più quotate e richieste:

  • Creare un oggetto innovativo e produrlo (venderlo con e-commerce o attraverso negozi rivenditori);
  • Agenzia “Amico in affitto” (utenti trovano compagnia per serate, cene ecc.);
  • Agenzia di Visite guidate;
  • Rivendita on line di prodotti acquistati in offerta;
  • Social media Manager;
  • coltivazione canapa;
  • Asilo nido;
  • Affittacamere;
  • Produzione e vendita prodotti biologici;
  • Insalateria;
  • Riviste on line;
  • Space cleaner (riordino casa, armadi a domicilio);
  • Web radio;
  • Web Tv;
  • Consulente arreda casa

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Come redigere un Business Plan

La realizzazione di un buon Business Plan efficiente è il punto di partenza giusto, per costruire l’impresa che abbiamo in mente. Dal Business Plan si comprenderà l’idea imprenditoriale, sotto ogni punto di vista. Finanziatori ma anche eventuali futuri soci attraverso la lettura del business plan avranno ben chiara la strategia, i punti forza, le eventuali problematiche e le prospettive dell’attività vera e propria.

Un buon business plan analizza e pianifica l’attività, è un valido strumenti di comunicazione con l’esterno (finanziamenti, clienti, fornitori, banche, agenzie di servizi)

Quali sono (o dovrebbero essere) i contenuti di un Business Plan?

  1. Presentazione della società
  2. Indice dei contenuti del Business Plan
  3. Analisi dei mercati
  4. Andamenti del settore
  5. Segmenti di mercato
  6. Struttura organizzativa (soci, collaboratori ecc.)
  7. La concorrenza
  8. I Clienti
  9. Marketing e vendite
  10. Strategia di Marketing
  11. Piano Vendite
  12. Prodotti
  13. Prodotti futuri
  14. Piano si sviluppo
  15. Piano economico- finanziario (risorse occorrenti ecc.)

 

Per semplificare ulteriormente un Business plan può essere diviso in:

  1. Introduzione
  2. Parte tecnico- operativa
  3. Parte finanziaria

Dopo aver stilato un business plan valido si è già a metà dell’opera.

 

 

 

 

 

Casa: Come gestire spese e costi

Il capitolo delle spese relative alla casa è quello più importante di altri. La maggior parte delle persone che progetta di comprare casa, si rivolge spesso a banche o finanziarie per la concessione di un mutuo. Chi ha la fortuna di aver ereditato un immobile dai genitori non dovrà fare i conti con interessi e rate mensili.

In alternativa, ci si potrà accontentare di andare in affitto oppure acquistare una casa più piccola, ma comunque efficiente. Se bisogna per forza ricorrere al prestito, si potrebbe valutare quello privato, cioè rivolgendosi alla propria famiglia. In questo caso sarà possibile stilare un piccolo contratto, definendo le condizioni del prestito: durata e modalità di restituzione.

Facciamo due conti

Un parente disposto a prestare un determinato importo,  ha investito quella somma che in media potrebbe fruttare fra 1,5% e 2,5%. Si potrà proporre al parente un interesse di poco superiore o al limite, se si è più fortunati, il parente potrà essere disposto anche per un anno o due a rinunciare al proprio interesse. Bisogna fare molta attenzione in casi del genere, perché i pericoli sono da tutte le parti. Infatti se si decide di fare un prestito non fruttifero bisognerà indicarlo nel contratto e nella causale del bonifico, in quanto l’agenzia delle entrate, anche dopo anni potrebbe esigere da chi ha prestato la somma il pagamento delle tasse su presunti interessi maturati. Entrambe le parti, in questo modo possono trarre vantaggio da un simile accordo.

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Chi concede il credito ha la garanzia di un immobile, una scrittura fatta alla presenza di un professionista e l’altra parte acquista una casa con meno spese ed oneri. Se già si é richiesto un mutuo, è opportuno considerare l’eventualità di vendere la casa, sollevandosi da questa incombenza e prendere in considerazione un’alternativa (appartamento più piccolo, casa in periferia). Con una somma disponibile depositata in banca o alla posta e adeguatamente investita (vi sono dei fondi che garantiscono cedole annuali o mensili), si può considerare in alternativa anche un canone d’affitto più contenuto, magari optando per una palazzina di due o tre appartamenti, non soggetti al pagamento delle spese condominiali, ad esempio. Per risparmiare sull’acquisto o il fitto di un appartamento si può puntare sulla dimensione della casa stessa, se ne può scegliere una in una posizione più periferica o semicentrale (di solito costano meno).

La ristrutturazione della casa va ben studiata e organizzata; i costi potranno essere recuperati (o almeno una parte di essi attraverso le agevolazioni fiscali previste in materia di ristrutturazioni).

Una casa piccola (costi contenuti), potrà essere adeguata alle esigenze di chi ci vive, attraverso tanti stratagemmi, per sfruttare al massimo gli spazi. Si possono, infatti creare porte a scomparsa, divisioni in cartongesso e controsoffitti. In una stanza piccola ad esempio, con la creazione di una piccola controsoffitta, arredata con due letti e un comodino, si potrà ottenere una piccola camera. Il resto della stanza potrà essere occupata da armadio, poltrona, scrivania eccetera. E’ consigliabile installare vetri doppi alle porte e finestre, in  modo da trattenere il freddo e il caldo, e ridurre così il consumo energetico. Il massimo dell’economia sono i pannelli fotovoltaici, che producono energia e anche un piccolo profitto a fine mese. Inoltre prevedono incentivi e sgravi fiscali, ma per tutte le eventuali incombenze bisognerà rivolgersi ad un professionista.

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Gli impianti termici possono essere installati su coppi, sopra i coppi o a terra. Dal tipo di installazione dipende il ricavo. Per produrre 3.500 Kw (consumo medio di una famiglia) serve un impianto da 3KWp –  Se supponiamo una media di € 0,42 di realizzo al KW ci sarà un ricavo annuo di € 1.470,00 – importo non sottoposto a tassazione. Da considerare l’incentivo pagato per 20 anni dal gestore dei servizi elettrici, che le spese di manutenzione sono minime e infine il risparmio delle bollette – considerando un consumo medio annuo di € 640,00 quindi un ulteriore risparmio da sommare a 1.470,00, quindi un totale di € 2.110,00 x 20 anni = € 42.200,00 – considerando che la spesa media per l’installazione di un impianto è circa di € 20.000,00 – la spesa totale  rientra nei primi dieci anni dall’entrata in funzione dell’impianto.

Se il costo per l’installazione dei pannelli non fosse possibile, un altro modo per risparmiare sull’energia, ci si può rivolgere ad un caf e presentando il modello isee, ottenere il bonus per ottenere una riduzione in bolletta sul costo di luce, gas e acqua. Tale riduzione è prevista anche per la tassa sui rifiuti (bisogna sempre controllare se vi sono i requisiti). Ogni anno il caf si occuperà gratuitamente della richiesta di riduzione delle utenze. Se l’appartamento è inserito in un condominio, l’amministratore dovrà stipulare per legge una polizza assicurativa per eventuali danni all’immobile – in generale non è molto semplice trovare compagnie che assicurano i danni, anche perché essi prevedono anche danneggiamenti alle tubature, ai tetti, quindi danni abbastanza frequenti. Vi sono polizze con costi contenuti, che coprono danni diversi. Quando si verifica un danno di poca entità, è preferibile emettere bollette condominiali straordinarie per far fronte al danno, anziché rivolgersi all’assicurazione, la quale dopo la seconda richiesta di risarcimento potrebbe inviare una disdetta della polizza al condomino.

Se nella casa è presente un giardino, si potranno piantare alberi di limoni o arance e anche un piccolo orto. Anche un terrazzo o il balcone può diventare un orto. Molti prodotti possono essere coltivati benissimo nei vasi; basti pensare alle spezie ma anche al peperoncino. Sul web è possibile acquistare semi, procedere alla coltivazione.

Pulizia della casa

Le ricette per preparare prodotti ecologici ed economici con l’ausilio di beni primari quali aceto e bicarbonato impazzano su internet. Vi sono sempre più blog e siti che spiegano come creare detersivi ecologici ed economici.

Un detergente veloce per pulire ogni tipo di superficie, ad esempio  è aggiungere aceto ad acqua in uno spruzzino.

Un meraviglioso modo per rilassarsi? Colorare

La mente è qualcosa di unico, è il motore della nostra vita e dei nostri movimenti, delle scelte che facciamo e influisce sulla qualità della nostra vita.  Come scaricare lo stress: è una domanda che almeno una volta nella vita ci siamo fatti. Forse non esiste una risposta definitiva, ma tante e diverse.

Bisogna spegnerlo il cervello a volte, rilassarsi e godere di momenti tranquilli. Ne usciremo rinvigoriti e rigenerati, lo dice la scienza. Infatti numerosi studi autorevoli affermano che colorare attiva la creatività, attraverso alcune aree cerebrali. Infatti, ne è nata una tecnica vera e propria chiamata colorare lo stress.

I che modo ci liberiamo dall’ansia e dallo stress?

In base a quanto emerso da ricerche scientifiche, sembra che colorare attivi la coordinazione fra occhio e mano, favorendo l’inibizione del sistema emotivo, permettendoci quindi di scaricare lo stress.

Mentre coloriamo l’attenzione si focalizza sul movimento della mano e sull’azione vera e propria, distogliendoci da pensieri negative e preoccupazioni inutili. In negozi specializzati si trovano quaderni per colorare anche per adulti, con numerosi soggetti che vanno dalla vegetazione ai mandala, animali ecc. Molte persone hanno trovato giovamento con questa tecnica e sono riuscite a scaricare lo stress.

Quando facciamo qualcosa che ci gratifica e che ci diverte entriamo in un luogo dove ritroviamo il nostro io, permettendoci di prendere contatto con noi stessi. Troppo spesso, la vita ci porta a vivere ritmi frenetici e snervanti, senza che il cervello stacchi mai nemmeno per un secondo. Si tratta di una forma di meditazione, affermano i ricercatori, ed è proprio vero.

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Carl G. Jung, psicologo è stato fra i primi ad utilizzare questa tecnica di rilassamento. Il medico ha usato i colori per curare lo stress dei pazienti, con vere e proprie sedute, simili a lezioni di Yoga o meditazione. Vi è molto di più nel colorare, oltre alla concentrazione che si sviluppa su una singola attività, vi è anche l’appagamento e la gratificazione di finire il progetto iniziato ed ottenere, quindi un risultato. Il famoso psicologo utilizzava i mandala per la scoperta dell’io più profondo. Se colorare si inserisce in un progetto di terapia guidata per ottenere dei risultati, in quel caso è giusto parlare di terapia.

I dubbi sul colorare per scaricare lo stress

Diciamo pure che, molti studi sono ancora in corso. Vi sono molti aspetti, molti dei quali legati anche alla scelta dei colori, la quale può dirci molto sul carattere, ma anche sullo stato dell’umore. Ad ogni modo è importante l’approccio, cioè come ci si avvicina alla colorazione, perché parliamo di colorare disegni già ben definiti. Per alcuni potrebbe anche diventare un’ossessione, per completare quanto prima la colorazione. Pareri discordanti ci sono anche per la definizione di “Arte creativa”; molti, ad esempio non sono daccordo con questa definizione, perché si riempie solo un disegno già fatto da qualcuno, per cui di creativo non c’è nulla.

E’ sempre bene stare molto alla larga da facili modi di dire e definizioni, come già detto è il modo con il quale ci avviciniamo all’attività di coloring che fa la differenza.

Se lo si fa da soli o in compagnia, vale la pena di avvicinarsi con animo sereno e con la volontà e la consapevolezza di voler passare ore di spensieratezza e di relax. Il risultato lo potremmo monitorare noi stessi, con un’attenta analisi sul nostro stato emotivo.

Le 9 regole per arredare casa

Lo stile forse non si può insegnare, ma è possibile riuscire a trasformare un appartamento in qualcosa che ci piace, attraverso qualche consiglio giusto. D’altra parte una casa deve esprimere la personalità di chi vi abita.

Non bisogna disdegnare internet, quale fonte di idee e spunti talvolta molto utili e interessanti dai quali partire e costruire il nostro nido. Per cui va bene ricercare e visionare le soluzioni presenti sul web.

Ecco 9 regole che possono esserci d’aiuto:

Regola numero 1

Prima ancora di scegliere l’arredamento e lo stile, bisogna scegliere la casa: piccola, grande, con spazi ben divisi o unico ambiente. Tutto questo dipende dalle abitudini, da quali sono le nostre passioni, il lavoro, i bisogni. La dimora deve assecondare e facilitare la nostra vita e tutto ciò che facciamo. Vi sono persone che amano cucinare, per cui sceglieranno un ambiente in cui vi sia ampio spazio per la cucina. Chi ama ricevere amici o fare incontri di lavoro opterà per un living aperto e confortevole, infine vi sono i creativi che ameranno lo studio o il laboratorio per creare, scrivere, leggere, studiare o dipingere. Piazzeranno una scrivania e un pc, oppure una poltrona se amano i libri, cavalletto con l’attrezzatura occorrente per la pittura.

Regola numero 2

Quando qualcuno pensa di non avere idee sull’arredamento della propria casa non sta dicendo il vero. La verità è che non si sono viste abbastanza cose e soluzioni possibili o almeno non quelle che si adeguano al nostro stile di vita. La regola numero 2, dunque è vedere, cercare il più possibile e in tutti i luoghi: internet, riviste di arredamento, case di amici.

Regola numero 3

E’ una regola che vale sempre: liberarsi costantemente del superfluo. Ripulire le nostre stanze da oggetti, scartoffie inutili e non utilizzati serve a mettere ordine sopratutto nella testa. Il senso di ordine e di pulizia che ci invaderà  farà spazio al nuovo, a ciò che amiamo veramente.

Regola numero 4

Se possibile, scegliere mobili e suppellettili fatti da materiali naturali, con colori che rispecchino l’armonia che si desidera.

Regola numero 5

Studiare bene la disposizione di mobili e oggetti. Non arrendiamoci mai se lo stile nel comporre l’arredo non ci convince. Oggetti da collezione, trofei oppure minisculture acquistate durante viaggi in località lontane possono essere composte in modo da restituire una buona visione come delle piccole scenografie gradevoli all’occhio.

Regola numero 6

Sfruttare al massimo gli spazi. Mobili e divani spesso aiutano a riporre cose, come cuscini, coperte, piccoli oggetti di uso comune.

Regola numero 7

Creare l’atmosfera giusta. Trasformare una casa in una dimora accogliente e intima non è tanto difficile; possono aiutare le piante, anche piccole riposte sapientemente per terra o su un ripiano, oggetti, cornici e quadri.

Regola numero 8

Scegliere bene i colori delle pareti. Infatti, le diverse tonalità possono fare la differenza. Per un’ambiente piccolo, ad esempio meglio optare per colori chiari, i quali rendono l’idea di spazi più ampi.

Regola numero 9

Una nuova tendenza anche economica è quella di attaccare alle pareti gigantografie o fotografie di varie dimensioni. Vi sono diverse tecniche: infrarosso, HDR, highspeed, doppia esposizione.

La tecnica infrarosso, ad esempio è un metodo per ottenere foto con colori alterati e per creare paesaggi suggestivi giocando con i colori.

Spesso si decide di coprire una parete con un panorama che ci rende felice, per immaginare di stare nel luogo tanto amato, magari al mare o a New York; anche in casa la fantasia può giocare a nostro favore.

Casa piccola o grande

Infine una casa piccola va arredata con l’essenziale, in modo da non appesantire troppo l’estetica; per cui no a troppi quadri e stampe, cornici e oggetti ornamentali.

Less is more, ad esempio è diventata una filosofia negli ultimi tempi; una frase coniata dall’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe vuol dire costruire sull’essenziale. Si tratta di una filosofia che può essere applicata anche in altri contesti, da quello lavorativo a quello della vita strettamente quotidiana. Questa filosofia è partita dall’architettura per diffondersi e trovare impiego in molti altri settori. Il concetto è applicabile all’arrendamento e agli oggetti, che devono essere essenziali per non appesantire lo svolgimento della vita stessa e soprattutto la mente.

Da che idea partire?

Prima di arredare la nostra casa di sicuro abbiamo un’idea anche se non è precisa, anche se non è perfetta; un trucco per poter partire e costruire il nostro habitat naturale è quello di prendere un oggetto oppure un mobile, un tappeto e poi popolare lo spazio attorno a quel particolare.

Arredare casa: Cosa fare e cosa non fare?

  • evitare di usare colori scuri, i quali fanno sembrare gli ambienti meno spaziosi e riflettono e sfruttano poco la luce naturale del sole;
  • non attaccare troppi quadri e stampe alle pareti; preferire invece qualche specchio;
  • non mettere mai insieme stili diversi: antico e moderno, barocco ecc.;
  • illuminare con lampade i punti bui senza finestre e balconi, rendendoli più vivibili;
  • valutare la possibilità di controsoffittature, che se non altro potrebbero servire alla conservazione di coperte, cambi stagione, scarpe ecc.;
  • occhio all’ingresso di una casa, è quella la parte dell’appartamento che ci accoglie; meglio, quindi entrare direttamente in un ambiente aperto o un salone;
  • preferire porte a scomparsa, che danno la possibilità di sfruttare al meglio gli spazi a disposizione;
  • mettere cuscini o altri oggetti comuni a portata di mano; tavoli o tavolinetti per poggiare cellulare e chiavi o documenti e oggetti di uso frequente;
  • è importante avere l’essenziale, per cui periodicamente liberarsi di oggetti e cose che non servono più

Individuare  il nostro stile non è facile; quello giusto sarà quello che ci appartiene e che esprime al meglio noi stessi. E’ una questione di continua ricerca.

 

 

 

 

 

 

Come affittare e vendere casa

Decidere di vendere o comprare casa non è una cosa semplice, e nemmeno affittare  un immobile. Ostacoli e inconvenienti sono in agguato in un mercato, quello immobiliare, in continuo mutamento. Come capire il mercato immobiliare?

Una bella domanda perché, il mercato immobiliare come qualsiasi altro subisce variazioni, che dipendono da numerosi fattori. Inoltre uno stesso appartamento può avere un diverso valore se ubicato in un luogo di pregio o al contrario in un quartiere degradato.

Inserire annunci o affidarsi ad un’agenzia immobiliare?

La risposta giusta, forse è tutt’e due o  almeno questo vale per chi ha già una discreta conoscenza del mercato immobiliare, se si è abbastanza informati su prezzi, costi e modalità di compravendita o affitto. Sicuramente, per molti quella di affidarsi ad un’agenzia immobiliare è la soluzione più saggia; è importante, però che l’agenzia che scegliamo non si interessi semplicemente di far incontrare le due parti, ma che abbia al suo interno uffici di consulenza per quel che concerne i mutui, i rapporti con le banche, che sia in grado di consigliare al meglio il cliente in merito a prezzo di mercato e soprattutto a come rendere un immobile appetibile agli occhi di potenziali clienti, al fine di ottenere il miglior risultato possibile.

Se in passato abbiamo già condotto trattative di compravendita immobili, questo ci sarà d’aiuto, considerando sempre che un errore potrebbe costarci più della provvigione di un’agenzia immobiliare, la quale almeno è assicurata contro i rischi professionali. Per vendere o comprare casa da soli bisogna conoscere come funziona il sistema bancario dei prestiti e dei mutui, l’impostazione dei pagamenti.

Cosa fare prima di mettere in vendita un immobile? Il piccolo Vademecum

Piccole ricerche condotte per proprio conto non possono che essere utili, per chi ha deciso di vendere casa. Attraverso i siti di annunci su internet è possibile sondare il terreno, consultando i prezzi degli immobili nella zona. Il valore di un immobile dipende non solo, come già detto, dalla città o quartiere in cui si trova, ma dallo stato di manutenzione generale e dalla vicinanza di servizi pubblici: autobus, metropolitane e uffici.

Potrà essere utile inserire un annuncio di prova per avere un’idea dell’acquirente ideale per quel tipo di immobile. Infine, oltre a consultare annunci di altri (è molto importante inserire annunci non troppo lunghi ma che diano le informazioni giuste) fare qualche telefonata per informarsi sulle caratteristiche dell’immobile oggetto dell’annuncio e se è il caso visitarlo anche. E’ importante, anche cercare di selezionale i potenziali clienti, anche se l’annuncio può aiutare molto in questo, perché circoscrive le caratteristiche di un immobile; un cliente che cerca un appartamento con ascensore, non visionerà mai il nostro se indichiamo che lo stabile è sprovvisto di ascensore. Bisogna sapere gestire le telefonate, facendo le domande giuste al cliente; in questo modo ci renderemo conto di che tipo di persona si tratta e di cosa sta cercando. Dopo queste ricerche fai-da-te avremo le idee più chiare e sarà sempre possibile affidarsi, comunque ad un’agenzia ma con delle conoscenze maggiori. Eventuali lavori di manutenzione o migliorie effettuate nell’appartamento non sono determinanti nel prezzo finale, eventualmente possono essere evidenziate all’acquirente, quando visiterà l’immobile. In generale chi acquista un immobile, desidera sempre ristrutturarlo a modo suo, per cui non pensiamo mai che spendere dei soldi darà tanto valore aggiunto, a meno che non si tratti di lavori urgenti.

Durante la visita, il proprietario deve lasciare spazio e tempo per far sì che il cliente si muova liberamente nell’appartamento, non deve elogiare troppo le comodità presenti.

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Compravendita di immobile – Vademecum

  • leggere attentamente il compromesso, all’interno del quale si trovano informazioni utili (eventuali licenze richieste al comune, servitù ecc.);
  • analizzare le planimetrie (eventualmente con l’ausilio di un tecnico, geometra o ingegnere) – se corrispondono agli spazi realmente esistenti, accatastamenti ecc.;
  • controllare attestato certificazione energetica, certificazione impianti (elettrico, idraulico ecc.), libretto caldaia e condizionatori;
  • visura ipotecaria dell’immobile per verificare eventuali ipoteche (fatta da un tecnico o anche dal notaio);
  • conformità urbanistica dell’immobile fatta al comune, per verificare che non vi siano abusi edilizi

Come inserire un annuncio 

In un annuncio sono molto importanti le immagini, esse, infatti devono dare un’idea esauriente delle stanze e degli spazi a disposizione  (è possibile affidarsi ad un fotografo oppure si possono realizzare sfruttando al meglio la luce del sole); è importante tenere un immobile pulito, anche se è sfitto, evitando di lasciare scatoloni e vari oggetti sparsi. Bisogna assicurarsi che tutto funzioni alla perfezione: porte, luci, fontane.

Il titolo dell’annuncio deve spiegare bene cosa offriamo, nel testo invece, deve essere presente il numero di stanze, i mq, la categoria energetica (obbligatoria), esposizione dell’immobile (doppia esposizione ecc.), quartiere e zona, riscaldamento e condizionamento, ascensore, se ristrutturato o da ristrutturare.

Gli aspetti da considerare nella compravendita di un immobile sono davvero tanti, molti infatti si rivolgono addirittura ad un legale per tutti gli adempimenti del caso. Aspetti notarili, spese per allaccio utenze, costi da detrarre nella dichiarazione dei redditi, mutuo e interessi, questi sono solo alcuni degli ostacoli che bisogna affrontare.

Affitto

Il discorso cambia, ma non di molto quando si decide di mettere o prendere in affitto un immobile. Locatore e conduttore hanno entrambi  come fine quello che tutto si svolga regolarmente e nell’interesse reciproco, anche se da diverse prospettive. Il locatore punta a trovare un affittuario che non gli dia problemi, che sia regolare nei pagamenti, affidabile, che custodisca l’immobile come se gli appartenesse, comunicando tempestivamente al proprietario gli interventi di manutenzione da effettuare e ogni eventuale informazione utile. Il conduttore cerca un immobile di suo gradimento, confortevole e adatto all’uso che ne dovrà fare. La serietà e la correttezza sono doti ben accette da entrambe le parti. Altro aspetto da valutare è se locare l’immobile arredato oppure no; nel primo caso l’arredamento andrà scelto con molta cura, dedicando tempo alla scelta dei colori, dei tendaggi ecc. per rendere la casa accogliente agli occhi del cliente. Consultare sempre il mercato immobiliare per verificare i prezzi vigenti nella zona.

I principali siti di annunci di immobili

Altri metodi per pubblicizzare casa:

  • esposizione di cartelli in prossimità dell’immobile (richiedere le autorizzazioni);
  • pubblicazione di annuncio su giornali e riviste cartacei locali;
  • sistema “casa aperta” – viene fissato un unico appuntamento per far visionare l’appartamento da più persone;
  • tradizionale passaparola

Costi e spese

Spese agenzia

Quando ci si rivolge ad un’agenzia immobiliare, bisogna informarsi sull’ammontare della provvigione, perché può variare in base al valore dell’immobile e alla zona in cui si trova l’immobile stesso. La percentuale spetta all’agenzia per la semplice attività di mediazione, per cui solo per aver messo in contatto le parti e andrebbe pagata all’atto del compromesso, anche se la legge stabilisce che il compenso sia dovuto solo ad affare concluso. La percentuale per la compravendita di un immobile è a carico di entrambi i convenuti in parti uguali e oscilla fra il 2-3% del valore dell’immobile. Non vi sono altre spese o costi aggiunti da corrispondere all’agenzia. Sarebbe bene però definire prima le condizioni applicate dall’agenzia immobiliare.

In via generale quando si decide di vendere un immobile si dà mandato ad un’agenzia e con essa si stipula un contratto, nel quale saranno stabilite tutte le modalità. In questo caso l’agenzia incaricata avrà l’esclusiva della vendita di quell’immobile e incasserà la provvigione quando l’immobile sarà venduto.

Nei casi più frequenti si sceglie di rivolgersi a più agenzie, senza dare a nessuna il mandato di esclusiva. Anche in questo caso bisogna mettere le cose in chiaro fin dall’inizio, perché qualche agenzia potrebbe pretendere compensi anche se non conclude l’affare.

Per quanto riguarda l’affitto, in generale andrà corrisposto all’agenzia una mensilità per ciascuna delle parti, da aggiungere l’iva se verrà emessa fattura. Alcune agenzie stabiliscono, invece una percentuale sul valore annuale dell’affitto.

Quanto costa registrare un contratto di fitto?

  • imposta di bollo di € 16,00 per 100 righe di contratto;
  • imposta di registro modulo F24 elide – 2% su canone annuale, se non è con cedolare secca;
  • compensi agenzia di servizi

Il 2006 è stato l’anno nel quale vi sono state più compravendite; il mercato immobiliare a partire dal 2008 ha iniziato a scendere, anche se è sempre possibile fare buoni affari, facendo le scelte giuste. Non dimentichiamo che l’immobile resta un bene rifugio e molti risparmiatori, nonostante i tempi di crisi decidono di investire nel mattone.

 

Affitta una famiglia: in Giappone è già un business

Fake friend? Made in Japan. La tua vita social non ti soddisfa? hai bisogno di affetto? Nessun problema, ci sono agenzie che pensano davvero a tutto.

I sondaggi parlano chiaro, almeno in Italia e in gran parte d’Europa è proprio così: sempre più single e  più persone sole. Però in Giappone gli affetti si affittano. Pare che sia in atto una grande rivoluzione legata ad un business sempre in crescita. Anche in Giappone sembra che il fenomeno della “solitudine” sia proporzionale allo sviluppo industriale ed economico. Che la solitudine fosse un potenziale business, a questo nessuno ci aveva mai pensato. Che l’apparenza diventasse qualcosa da coltivare e addirittura su cui investire era impensabile fino a poco tempo fa.

Chissà se è il caso di disperarci, di essere tristi o felici pensando ai  numeri di questa tendenza.

Negli ultimi tempi si è parlato molto anche di “uteri in affitto”, ma la mente umana ancora non era arrivata ad immaginare che si potessero fare affari  addirittura sui sentimenti.

Nel paese nipponico vi è una tasso di natalità fra i più bassi al mondo. Da molti anni questa tendenza è anche italiana, tanto è vero che i governi spesso hanno tentato di attuare politiche a sostegno delle famiglie tradizionali. Ma di famiglia “vecchio stile”, con mamma, papà e figli ce ne sono sempre di meno. Il modello familiare ha subìto notevoli cambiamenti; vi sono spesso famiglie allargate (all’interno delle quali possiamo trovarci di tutto), gran parte della popolazione è composta da persone anziane, si fanno sempre meno figli e il numero dei single è notevolmente cresciuto.

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Non si scommette più sulla famiglia? Non ci si mette in gioco, non si azzarda più l’amore?

Mentre ci poniamo questi interrogativi filosofici, in Giappone sono nate imprese che stanno riscuotendo un grande successo, le “Rent a family”; si tratta di agenzie dove si possono noleggiare gli affetti o meglio  “finti affetti”.

In coerenza con questo trend nelle  “Rent a family” è possibile trovare un fidanzato di facciata per accontentare i genitori, un nonno che stia con i bambini, un papà, una mamma, un fratello o una sorella dove non ci sono.

Per comprendere la portata del giro d’affari, si parla di 500 milioni di yen all’anno (difficile quantificare – basti pensare che 1.000 yen corrispondono a  € 7,69) fatturati da “Family Romance”, una delle prime agenzie dei parenti in noleggio. 1500 sono i collaboratori che lavorano su tutto il territorio nazionale (si tratta di persone comuni o addirittura di attori). Queste persone sono disponibili per diventare ciò che vogliamo.

Le agenzie servono anche per rilanciare la propria immagine sui social ed anche questo è  made in Japan. Può accadere di avere poche idee, pochi amici e pochi selfie.

Il dramma si risolve noleggiando amici, rigorosamente “fake”, con i quali lasciarsi fotografare a cene, viaggi ed eventi in modo da assicurarsi che la reputazione-immagine social goda di buona salute. Questo perché con l’avvento dei social, dare l’immagine di una vita ok, di essere ok , di fare cose ok e che tutto va ok è ovviamente OK;  la realtà passa in secondo piano.

Come si utilizzano le nuove idee e i nuovi strumenti, questa è la cosa più  importante. Le agenzie che aiutano ad essere più social o ad apparire migliori, che si propongono di risolvere il problema della solitudine sembrano una parodia, l’esasperazione di qualcosa che ci sta sfuggendo di mano. Probabilmente nate con buoni propositi, c’è da chiedersi come mai ci sia stato un boom di richieste; come mai fanno tanti affari?

Oggi vi è una ricerca costante dell’immagine e dell’apparire ad ogni costo; è importante dare un segno della propria esistenza: se non sei social, se non comunichi che sei vincente non esisti.

Si potrebbe, invece scavare nei motivi profondi della nascita di queste agenzie e realizzare che potrebbero svolgere una funzione sociale importante: quella di fare da collocamento fra chi ha bisogno di compagnia e chi è disposto a dare una mano all’altro. Tutto questo dovrebbe essere gratis e non costoso o a buon mercato.

D’altra parte la famiglia tradizionale potrebbe essere qualcosa di costruito, se si guarda da un altro punto di vista. Viviamo in una società che ha standardizzato tutto: bisogna sposarsi, bisogna avere figli e nipoti, la famiglia “normale” è quella composta da due genitori e figli e così via. Lo standard potrebbe esistere solo nella nostra mente e i mutamenti ce lo stanno comunicando ampiamente. Da secoli la società ci vuole imporre modelli; probabilmente oggi c’è bisogno di cambiare, in meglio però, con umanità; è quella che dovrebbe essere uno standard.

I social sono solo uno strumento che dovrebbe aiutarci a vivere bene e a sfruttare al meglio le opportunità che la vita reale ci offre.

 

 

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