Lo Smart Working si trasforma in South working e cambia le regole

Quello che sembrava un fenomeno transitorio sta diventando una realtà ormai stabile, parliamo dello Smart Working. I cervelli in fuga al Nord sono rientrati e da molti mesi lavorano al sud. Tutto questo preoccupa commercianti e aziende, soprattutto nella Milano capitale economica ormai da secoli. Il trasferimento di lavoratori al Sud ha fatto sì che nascesse South Working. Il prolungarsi di questa condizione potrebbe trasferire lavoro e ricchezza al sud e svuotare il Nord, come già sta avvenendo. Infatti, chi lavora e vive nel meridione è lì che acquista e consuma, è lì che va nei locali e nei ristoranti, è lì che fa gite e visita posti.

Smart Working e South Working: Cosa cambia per il mercato immobiliare e l’economia  

Fino a poco tempo fa il mercato immobiliare era caratterizzato dalla ricerca di case di medie o piccole dimensioni. Tale richiesta aveva alcuni importanti motivi, come ad esempio costi fissi più bassi (spese condominiali, Tassa rifiuti urbani, Imu, minore incidenza sui lavori condominiali di ristrutturazione ecc.), fattore non trascurabile per una famiglia con pochi componenti e un reddito non molto alto. La pandemia sta invertendo anche questa tendenza/preferenza, se così si vuol chiamare, infatti, dopo il Lockdown si cercano soluzioni di più ampie metrature, con annessi terrazzi, giardini o verande e luoghi per il co-working. Si punta, inoltre sugli spazi intermedi, disimpegni che diventino anche uno spartiacque fra la zona living, dove ci si rilassa, si mangia, si dorme e la zona lavoro, Lab, ufficio, studio.

Possiamo affermare che, in questa ottica lo Smart Working  potrebbe portare nuova linfa al mercato immobiliare, incentivando il lavoro di architetti e ingegneri, giardinieri e arredatori d’interni, al settore dell’arredamento e di computer e software. L’effetto domino sarebbe una naturale conseguenza per tutti gli attori del settore edile.

Il fenomeno dello Smart Working e South Working ha fatto nascere addirittura un osservatorio – South Working Lavorare dal Sud. Sul sito che promuove South la nuova modalità di lavorare è presente una carta South Working – southworking.org

Nella carta manifesto si legge fra le altre cose:

COESIONELa finalità dell’Associazione e del progetto “South Working – Lavorare dal Sud” (“South Working”) è la promozione della coesione economica, sociale e territoriale e riduzione del divario attualmente esistente tra territori con differenti livelli di sviluppo, valori stabiliti all’art. 119 della Costituzione Italiana e dagli artt. 174-178 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea.

A differenza di quanto affermato dalla Costituzione, tutti sappiamo che quei valori di coesione economica, sociale e territoriale non si sono mai davvero realizzati. Al contrario, molti territori soffrono dell’abbandono da parte dei giovani, subiscono da secoli un’inadeguata valorizzazione delle risorse storico artistiche e turistiche.

SMART WORKINGLa diffusione e promozione di contratti di lavoro agile o “smart working” (di cui alla l. 81/2017) in via principale a distanza per datori di lavoro situati altrove rappresenta un mezzo scelto da South Working per giungere al miglioramento dell’ecosistema economico e sociale.

SUD RELATIVOSouth Working si concentra, in particolare, sul rilancio e sulla promozione del Meridione e delle aree interne dell’Italia. Tuttavia, l’Italia intera potrebbe trarre beneficio dal progetto, attraendo talenti dal resto del mondo. Il Sud è da intendersi come un concetto relativo, perché “siamo tutti il Sud di qualcun altro”.

In relazione al Sud Relativo, il South Working potrebbe essere considerata una componente di un fenomeno che presenta un respiro ben più ampio, di quanto possa apparire. In questo blog abbiamo più volte affrontato questo tema, in relazione alla possibilità per chi lavora da remoto di poterlo fare da qualsiasi posto del mondo, come proposto dalle isole Barbados e da molti borghi antichi presenti in più luoghi d’Italia. La Pandemia, infatti, rappresenta una grande opportunità per piccoli centri urbani storici di ripopolarsi e farsi conoscere. Molti sindaci si sono già attivati per offrire wi-fi gratuito, spazi di co working, agevolazioni su affitti a chi volesse trasferirsi e lavorare in quelle terre.

Questa realtà è molto complessa e abbraccia tantissimi aspetti, infatti, molti giovani avrebbero più opportunità nella loro terra. Questo si traduce in una minor esposizione a pericoli legati alla criminalità. Si sa che quest’ultima non vuole altro che un terreno fertile nel quale radicarsi e crescere (disoccupazione e situazioni di degrado e disagio). South Working e Smart Working, dal punto di vista economico, culturale e sociale rappresentano la vera sfida, un ‘evoluzione che sarà difficile arginare. Nel caso dei piccoli borghi antichi lo Smart Working o South Working potrebbe far rifiorire il turismo, attivando un enorme potenziale di sviluppo. Il termine South Working ha già assunto un’accezione più ampia, non riferendosi più solo al Sud, ma anche ai tanti borghi antichi sparsi per la penisola, e di conseguenza anche a tanti altri posti del mondo.

Che fine ha fatto Brexit? Si avvicina la scadenza dei negoziati

Chi si ricorda della Brexit? Negli scorsi mesi, con il mondo sotto il gioco della pandemia e della recessione, il negoziato per il divorzio del Regno Unito dall’Unione Europea è passato comprensibilmente in secondo piano.

Ci eravamo lasciati a gennaio con le prospettive di una trattativa che avevamo preannunciato molto difficile, con le parti in causa che partivano da posizioni inconciliabili su temi chiave. Con l’avvento della pandemia l’attenzione è completamente scemata, come si può notare da questo grafico che paragona il numero delle news sul Covid (arancio) con quelle sulla Brexit (bianco).

Insomma l’attenzione dell’opinione pubblica e dei mercati è stata cannibalizzata da altri temi, ma ciò non vuol dire che il tema Brexit non sia più rilevante. Ricordiamo che le due parti hanno tempo fino a fine anno per trovare un accordo, in caso l’accordo non si trovasse il Regno Unito uscirebbe dall’Unione Europea in modo unilaterale senza garantirsi un accesso privilegiato al mercato unico.

Questa prospettiva, secondo gli analisti, sarebbe stata causa di un gran numero di conseguenze economiche e logistiche negative per moltissimi settori, vista anche la grande integrazione delle catene del valore sulle due sponde della Manica.

Ma, a poche settimane dalla fine dell’anno, siamo più vicini a un accordo? Difficile a dirsi. Le parti in causa da un lato si dicono fiduciose che dei progressi possano essere fatti, dall’altro, in un esercizio di realismo, cominciano a preparare l’opinione pubblica all’eventualità di un no deal e a mettere in piedi le infrastrutture necessarie per un’eventuale uscita senza accordo, senza risparmiare iniziative apertamente ostili.

Si vis pacem, para bellum

Il primo ministro britannico Boris Johnson ha infiammato la trattativa proponendo al parlamento una legge che revocherebbe unilateralmente parte dell’accordo siglato con l’Ue a ottobre. La modifica si riferisce alla questione dell’Irlanda del Nord, il tema più controverso della Brexit, ovvero come gestire il problema del confine terrestre del Regno Unito con l’Ue nell’isola d’Irlanda.

L’Ue ha risposto perentoriamente minacciando azioni legali e facendo uscire sui media l’indiscrezione che starebbe preparando un piano per impedire alle case di compensazione della City di Londra di gestire affari provenienti dall’Europa, questo attacco al cuore finanziario Uk potrebbe costare al Regno Unito tra i 50.000 e i 75.000 posti di lavoro.

La mossa di Johnson è probabilmente una tattica per rafforzare la propria posizione negoziale sottolineando la volontà della Gran Bretagna di uscire dalla fase di transizione anche senza un accordo, qualora ciò si rivelasse necessario. Ma quello che è certo è che l’azzardo è costato molto politicamente, sia per quanto riguarda la relazione con i negoziatori Ue – creando il precedente dello stralcio di accordi presi in precedenza -, sia sul fronte interno, con il governo costretto a scendere a compromessi con gruppi di parlamentari più moderati.

Ora nessuno può escludere che queste non siano delle tattiche di negoziazione – si vis pacem, para bellum (se vuoi ottenere la pace preparati alla guerra) -, ma raggiungere un accordo commerciale resta complesso. Il primo tema su cui esiste ancora una distanza è quello degli aiuti di stato, una delle maggiori impronte dell’approccio britannico al libero mercato presente nella legislazione europea. Oggi per assurdo è proprio Londra a volere maggiore libertà di intervenire nell’economia, senza dover sottoporre alle istituzioni Ue le loro decisioni di politica economica. C’è poi l’antica disputa sui diritto di pesca nella manica. Su entrambi questi punti le diplomazie, che lavorano senza proclami, stanno raggiungendo dei compromessi, ma il tempo stringe.

Nonostante tutte queste difficoltà, il risultato che riteniamo più probabile resta il raggiungimento un qualche tipo di accordo, in gran parte perché l’interesse economico di entrambe le parti punta in quella direzione. Ma questo modo di ragionare, fino a ora, non ha aiutato molto nel predire l’evolversi degli eventi.

Anche il risultato delle elezioni Usa si intreccia probabilmente con la trattativa, con Biden che ha annunciato che non firmerà un accordo commerciale con il Regno Unito se la Brexit creerà problemi per la pace in Irlanda del Nord. Insomma, in uno scenario aperto a molte soluzioni l’incertezza si esprime sulla volatilità implicita della Sterlina (l’asset maggiormente impattato dalla Brexit), in crescita da qui alla fine dell’anno e sugli stessi livelli dello scorso inverno, quando la Brexit era sulle prime pagine di tutti i giornali. Questo vuol dire che, nonostante l’opinione pubblica non presti attenzione, i mercati stanno riaccendendo i riflettori sul tema.

Conseguenze sui portafogli

Il nostro punto di vista è che un’eventuale uscita senza accordo rappresenterebbe principalmente un rischio specifico per gli asset britannici e, in uno scenario estremo, un rischio per la tenuta politica dell’Ue (che in tempi normali si sarebbe abbattuto sugli spread dei titoli di stato periferici dell’Eurozona).

Nel contesto attuale entrambi i rischi sono sfumati dalla recessione globale, che potrebbe diluire gli effetti specifici anche di una Brexit dura almeno nel breve. Tuttavia, non si può escludere che questo fattore guadagni rilevanza nelle prossime settimane tra le preoccupazioni degli operatori causando volatilità su alcune asset class. Per quanto riguarda i portafogli, restiamo rassicurati che il nostro approccio diversificato contribuirà a tenere sotto controllo questo fattore di rischio.

fonte: Moneyfarm

Aule scolastiche in tempo di Covid: non solo banchi a rotelle

Riapertura delle scuole: le regioni si adeguano alle disposizioni del Ministro e nascono aule scolastiche alternative per rispettare le distanze

Negli ultimi mesi la polemica sulla riapertura della scuola è stata molto accesa, e la Ministra Azzolina è stata presa di mira più volte per le sue scelte, prima fra tutte i banchi a rotelle.

In realtà la riapertura delle scuole è complessa e non riguarda solo i singoli banchi, anche se alcune volte i dettagli diventano bandierine e slogan, magari anche per nascondere i veri contenuti. Dal dibattito, più volte è emerso che saranno assunti più insegnanti e personale scolastico, per accompagnare gli studenti in questo difficile momento, che vede il rispetto di tante regole, dalla mascherina al distanziamento e a tanti altri comportamenti per contenere il virus. La Ministra ha confermato per ottobre tre concorsi per docenti. Ovvio è che essendo l’Italia divisa in regioni, molto diverse fra loro, la ripartenza abbia modalità e velocità diverse.

Sono stati predisposti tamponi per studenti e insegnanti, e in questi giorni si stanno effettuando. Le linee guida per la riapertura delle scuole riguarda anche i trasporti. Fra le altre misure, la necessità di un referente scolastico per il Covid-19.

Molte città si stanno adeguando alle nuove regole, e le palestre, le fiere, prefabbricati e parrocchie diventano le nuove aule alternative. A Milano Palazzo Marino ha acquistato cinquanta moduli temporanei per ospitare alcune classi, a Roma il Municipio I ha raggiunto un accordo con la direttrice del Colosseo per consentire agli studenti del centro storico di fare lezione all’ombra dell’Anfiteatro Flavio. Il Vicariato ha offerto 13 parrocchie e due istituti religiosi per accogliere 68 classi.

Sempre a Ronma, grazie all’intesa con la direttrice del parco archeologico del Colosseo, il Municipio punta a reperire spazi alternativi soprattutto per le medie e le superiori che, più delle elementari, hanno difficoltà. A Napoli si lavora per adibire le palestre ad aule scolastiche. Bologna: uno spazio fieristico nel  Padiglione 34 della Fiera di Bologna è stato trasformato in una enorme scuola con 75 aule per ospitare 1.600 studenti di tre istituti bolognesi, i Licei Minghetti e Sabin e l’Istituto di Istruzione Superiore Pier Crescenzi Pacinotti Sirani.

Chi ha mai detto che sarebbe stato facile il ritorno a scuola? Purtroppo, non è possibile affidarsi totalmente alla didattica a distanza per ovvie ragioni, per cui, a differenza di come tanti vogliono descrivere questo ritorno alla scuola, bisogna semplicemente aggiungere che è complicato, complesso e articolato e lo sarà anche nei prossimi mesi, come le ragioni, le difficoltà e le soluzioni. La riapertura delle scuola in Italia a settembre 2020 non è solo banchi a rotelle.

Le linee guida per la riapertura delle scuole – da ens.it

La Sede Centrale ENS in collaborazione con l’Area USF informa che il 26 giugno 2020 sono state presentate ufficialmente dalla Ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, insieme al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, le Linee Guida approvate anche da Regioni ed Enti locali, per la riapertura delle scuole a settembre 2020.

Per quanto riguarda gli Alunni con disabilità, le Linee Guida approvate con Decreto Ministeriale n.0000039 del 26/06/2020, prevedono la disciplina degli “accomodamenti ragionevoli” (art. 5 Convenzione ONU). Al fine di garantire la presenza quotidiana a scuola degli alunni con disabilità, sentite le famiglie e le Associazioni delle persone con disabilità, è prevista l’adozione di misure organizzative ordinarie e straordinarie che saranno monitorate e valutate da appositi Tavoli regionali operativi, insediati presso gli Uffici Scolastici Regionali del Ministero dell’Istruzione.   

Per alcune tipologie di disabilità, come già previsto dal DPCM 17 maggio 2020, non sarà obbligatorio l’uso della mascherina e del distanziamento fisico dallo studente con disabilità non compatibili con l’uso della mascherina:in questi casi gli operatori scolastici potranno usare guanti e dispositivi di protezione per viso, occhi e mucose.

Scuole igienizzate e in sicurezza
Le scuole saranno pulite costantemente e ci saranno prodotti igienizzanti, saponi e tutto quanto servirà per assicurare la sicurezza di alunne e alunni e del personale. 

Più spazi per la scuola
La scuola che inizierà settembre, per rispettare il distanziamento di 1 metro previsto dal Comitato tecnico-scientifico, potrà svolgere le lezioni anche nei musei, negli archivi storici, nei teatri, nei parchi.

Didattica in piccoli gruppi ed in laboratorio 

Le linee guida sollecitano una didattica meno frontale e più laboratoriale, in piccoli gruppi e non necessariamente in classe, ma anche in spazi diversi per  la necessità di distanziamento. La didattica in presenza potrà essere integrata con quella digitale online ma solo nella scuola secondaria di II grado (licei, istituti tecnici…).

Formazione del personale e informazione

Il personale della scuola sarà formato sui temi della sicurezza e anche sulle nuove tecnologie per non disperdere il lavoro fatto durante la chiusura delle scuole per l’emergenza. 

Il Comitato tecnico-scientifico
Le indicazioni su distanziamento, mascherine, misure di igiene sono contenute nei documenti elaborati dal Comitato Tecnico-Scientifico allegati alle Linee guida per le scuole.

Analisi del sangue per riconoscere i tumori 4 anni prima

Sono Cinque le tipologie di cancro che si possono rilevare con questa tecnica

Tecnica eccezionale permette di scoprire con l’analisi del sangue i tumori 4 anni prima.

Tumori di stomaco, esofago, colon retto, polmoni e fegato in persone senza sintomi grazie alla tecnica, chiamata PanSeer, potrebbero essere riconosciuti precocemente nel 91% dei casi.

Questa nuova tecnica basata sull’analisi del sangue potrebbe riconoscerli in anticipo di quattro anni rispetto alle tecniche standard.

Questi i risultati di una ricerca internazionale pubblicata su Nature Communications e coordinata dall’Università della California a San Diego.

La tecnica PanSeer, potrebbe migliorare le prospettive di sopravvivenza dei pazienti affetti da alcuni tipi di tumori, infatti, grazie alla diagnosi molto precoce sarà possibile intervenire con farmaci o con la chirurgia quando il cancro è agli inizi della sua formazione. Nel dettaglio, l’esame del sangue è stato eseguito su un campione di 605 pazienti senza sintomi, a 191 dei quali è stato successivamente diagnosticato un cancro allo stomaco, all’esofago, al colon-retto, al polmone o al fegato entro quattro anni dal prelievo di sangue.

All’interno dello studio sono stati anche analizzati i campioni di plasma prelevati da altri 223 pazienti affetti da cancro e oltre 200 tessuti tumorali e i risultati dei test hanno dimostrano come il cancro possa essere scoperto in modo non invasivo fino a quattro anni di come avviene oggi.

In particolare, questa tecnica sarebbe in grado di rilevare alcuni tumori nell’88% dei pazienti post-diagnosi con una specificità del 96%, scoprendolo nel 95% di individui asintomatici.

Il team che ha effettuato lo studio ha tenuto a precisare come questo studio abbia sì dimostrato come cinque tipi di cancro possano essere rilevati attraverso un esame del sangue basato sulla metilazione del DNA fino a quattro anni prima della diagnosi normale, ma ha fatto però ben presente come questo test non sia ovviamente in grado di prevedere il cancro, ma potrebbe riuscire a individuare nel sangue, i segni che accompagnano la replicazione del Dna, che in presenza di tumori subiscono modifiche.

fonte: Mondosanità

Giorgio Palù, sappiamo che il virus circolerà, ormai endemico

Non posso sapere che cosa accadrà. Applicare tutti i mezzi diagnostici’

Giorgio Palù, docente emerito di Virologia all’Università di Padova, ha rilasciato un’intervista all’Ansa, nella quale ha affermato “Non ho la sfera di cristallo per dire cosa succederà” alla riapertura delle scuole da domani in molte Regioni, ma sappiamo che “il virus è ormai endemico nella specie umana e circolerà come circola il virus del raffreddore. Non conosciamo cosa accadrà ma occorre applicare tutti i mezzi di diagnosi diretta, con i tamponi o con il prelievo salivare (più sensibile), indiretta con i test sierologici, e poi identificare, tracciare e isolare i soggetti positivi e spegnere rapidamente i focolai. Forse si dovrà chiudere anche qualche Istituto in caso di contagio ma non possiamo non riaprire le scuole”.

Il docente ha sottolineato il ruolo decisivo delle mascherine come criterio di sicurezza tra gli alunni ma “solo se si usano bene, non si poggiano sul banco e non vengono messe e tolte”, e questo tra i bambini non è facile da governare. A scuola sarà centrale “la rapida individuazione di tutti i contagi”. “Ma – afferma ancora Palù – in termini di letalità non abbiamo di fronte il virus Ebola né il virus della SARS o quello della MERS, altre due sindromi causate da coronavirus del pipistrello, la prima da un virus geneticamente simile (80% omologia) a SARS-CoV-2. La MERS aveva una mortalità del 35% e la SARS del 10% e anche in conseguenza dell’elevata letalità si sono rapidamente estinte. Il SARS-CoV-2 ha una letalità superiore all’influenza ma non di molto; probabilmente si sta già adattando al suo nuovo ospite umano e dal punto di vista evolutivo non ha l’interesse di ucciderlo per non estinguersi”. “Circolerà ma ho fiducia nei farmaci e nei vaccini”, dice Palù. E, sempre in vista della riapertura delle scuole leggendo i dati epidemiologici della diffusione in Italia del COVID-19 Palù ritiene che “più che di una seconda ondata si tratta di un virus che circola da noi sin dall’esordio della pandemia”. E aggiunge: “Dobbiamo inoltre fidarci di quanto pubblicato nei lavori scientifici sui bambini e adolescenti, sul fatto cioè che questi soggetti si infettano meno, trasmettono meno il virus e non muoiono anche se occorre tenere alta l’attenzione su quello che avviene a casa come possibile catena di trasmissione del contagio, cosa che oggi facciamo andando a monitorare più attentamente i contatti”,

fonte Ansa

Quanti scrittori rinunciano ai Social?

Maggie O’Farrell, vincitrice del Women’s Prize, difficilmente posterà qualcosa su Twitter. Proprio oggi, quando qualcuno inizia a parlare di dipendenza dai social.

Tutte le buone intenzioni per raggiungere un buon equilibrio fra virtuale e vita reale, spesso si scontrano con la natura vera dei social, cioè quella di creare dipendenze. Inoltre, c’è chi pensa che per scrittori e personaggi famosi i social siano un imperativo al quale è impossibile rinunciare. Non la pensano tutti così.

Un articolo apparso su TheGuardian dal titolo emblematico: Cosa guadagnano – e perdono – gli scrittori quando evitano i social media? Spiega la scelta che alcuni fanno di restare lontani dai social.

a scorsa settimana, quando Maggie O’Farrell ha vinto il premio delle donne per la narrativa  per il suo romanzo storico Hamnet , un coro di festeggiamenti è scoppiato sui social media. O almeno quella parte abitata dal mondo letterario. O’Farrell è una scrittrice, molto amata e rispettata dai colleghi oltre che dai lettori, e tutti volevano dirlo.

Per molti autori, questo spettacolo pubblico di consensi da parte dei colleghi del settore sarebbe parte integrante della vittoria di un premio importante e darebbe luogo a uno tsunami di retweet falsamente modesti, lo scopo finale dei social media è, presumibilmente, un mezzo per promuovere i nostri marchi personali e prodotti a un pubblico più ampio.

O’Farrell non ha ritwittato una parola di questa lode, tuttavia, dal momento che è uno dei tanti scrittori che scelgono di non interagire affatto con i social media.

C’è stato un tempo in cui questo era visto come una posizione di rifiuto deliberatamente eccentrica che sarebbe stata difficile da mantenere. Da tempo gli editori e i librai si aspettano che gli autori si rendano disponibili ai lettori tramite i loro canali di social media, in modo che possano promuovere i loro libri.

Disdegnare i social media diventa quindi una dichiarazione di fiducia nel tuo lavoro e nella sua capacità di trovare un pubblico senza che tu compaia costantemente per ricordare alle persone. È una dichiarazione sulle tue priorità. C’è qualcosa di invidiabile sicuro di sé nella decisione di allontanarsi da un forum in cui tutti urlano, per sentirsi pensare.

Sono molti gli scrittori che non sono sui social, insieme a O’Farrell troviamo Hilary Mantel, Ali Smith, Tana French, Olivia Laing. Sono scrittori il cui lavoro è immersivo, profondamente ricercato, frutto di riflessione e ampia lettura, che sono tutti l’antitesi dei social media, che facevo molto di più prima di entrare in Twitter.

Il giorno dopo l’annuncio del premio per le donne, il marito di O’Farrell, il romanziere William Sutcliffe, ha offerto un tributo a sua moglie sotto forma di un ironico Tweet – Devi raccogliere l’ispirazione dando tanta energia alla tua vita senza scrivere quanto alle ore trascorse alla scrivania”, ha detto. “Nessun social media aiuta in questo.” 

Chi è Maggie O’Farrell

Maggie O’Farrell, nata in Irlanda del Nord nel 1972, è cresciuta tra il Galles e la Scozia e attualmente vive a Edimburgo con il marito, il romanziere William Sutcliff, e i loro tre figli. Nella sua carriera di scrittrice ha vinto numerosi premi, tra cui il Somerset Maugham Award e il Costa Novel Award. Guanda ha pubblicato i romanziLa distanza fra noi, La mano che teneva la miaIstruzioni per un’ondata di caldo Il tuo posto è qui e il memoir Io sono, io sono, io sono.

Fonte immagine Maggie O’Farrell: Illibraio

Lago Sirino: Il piccolo borgo incantato e sconosciuto si trova al Sud

Sono in continua crescita le vacanze Green, i turisti sono sempre di più alla ricerca di mete nascoste ai più, sarà per il desiderio di scoperta, forse, e d’avventura, o per ritrovare un luogo di quiete, dove disintossicarsi dal caos della città. Il Lago Sirino si trova in Basilicata, in provincia di Potenza, immerso nel verde è la meta naturalistica ideale per respirare aria pura. Il lago si stende per ben cinque ettari, dentro una dolina carsica, ai piedi del monte Sirino.

Quest’ultimo è molto frequentato in inverno, dagli amanti dello Sci. Nel comprensorio si possono intraprendere meravigliose escursioni e passeggiate: dalle camminate più facili, adatte anche a bambini e principianti, alle gite di più ore, alla scoperta di boschi e prati punteggiati di fiori, laghi e cascatelle, ed animali che compongono una fauna unica nel suo genere, fino alle vere e proprie alte vie in quota. Facili sentieri battuti permettono passeggiate ed escursioni fra boschi e pianori, da percorrere secondo i ritmi e le esigenze di ciascuno. Grazie a diversi itinerari battuti, con le racchette da neve nel Comprensorio si può facilmente partire alla scoperta della natura fra boschi e prati, sulle orme di lepri, volpi e scoiattoli. Le attività da poter svolgere sono tante: Sci alpino e Snowboard, Scuola Sci, Mountain Bike, escursioni organizzate ecc.

L’Ospitalità di questo borgo sorprenderà i visitatori, che troveranno Hotel, ristoranti, Agriturismi, B&B, rifugi, Aziende vinicole. La vegetazione che cresce lungo il Lago Sirino è viva e spettacolare. In fondo, ci troviamo all’interno del Parco nazionale dell’Appennino Lucano-Val d’Agri-Lago nerese, accolti da pioppi, castagno e una ricca fauna ittica.

Cosa visitare nei dintorni : Nemoli e Lago Serino

Nemoli offre una piacevole incursione per visitare la Basilicata tirrenica, arrivando fino a Maratea e al Monte Sirino. Nel centro del paese, caratterizzato da strettoie e sopportici, si ammirano alcuni bellissimi portali e il loggiato, in stile napoletano, del settecentesco Palazzo Filizzola. La chiesa di Santa Maria delle Grazie, del XVII secolo, conserva una statua policroma della Madonna in stile bizantino (XIV secolo), un’acquasantiera del 1512 e un elegante rosone. A qualche chilometro dal paese i trova il Lago Sirino, che si raggiunge dai caselli di Lagonegro e Lauria Nord dellautostrada A3. Nella chiesa si ammirano un rosone di scuola napoletana, un Cristo dei maestri artigiani di Ortisei e il gruppo ligneo della Santa Famiglia.

Italy, Basilicata, Lago Sirino

La parte che costeggia il lago è ideale per passeggiate in bicicletta. I residui calcarei trovati sul fondale evidenziano la sua origine antichissima, tra l’altro evolutasi nel tempo: prima, infatti, era un lago pleistocenico di grosse dimensioni, che riempiva l’intera valle del Noce.

fonti immagini: http://www.southwestbasilicata.it

La natura incontaminata tra i borghi dall’Abruzzo alla Puglia: Il tratturo Magno

I tratturi si trasformano in itinerari turistici, attraverso i più antichi borghi. Oggi, sempre più persone desiderano allontanarsi dalle città per vivere delle bellissime vacanze green. Il tratturo Magno un tempo era usato dai pastori per la transumanza, quel fenomeno che portava le greggi e i pastori a spostarsi verso le pianure, percorrendo appunto le vie dei tratturi, i sentieri erbosi.

Camminare è una pratica che rigenera, fino al punto che vi sono diverse tecniche, perfino una quella meditativa. La natura è da sempre curativa, per tanti aspetti, molti studi, infatti, dimostrano che immergersi nella natura lenisce lo spirito. Quale vacanza migliore esiste di quella che rinfranca spirito e corpo, mettendo alla prova le proprie forze fisiche, risalendo antichi sentieri, per ritrovarsi in un armonioso contatto con la natura?

La transumanza diventa percorso storico per vacanze Green. Si tratta di un viaggio per vivere la natura, immersi in aree boschive, attraverso monti e colline, per poi ritrovarsi in antichi e meravigliosi borghi. Sempre camminando a piedi, dall’Abruzzo, alla Puglia fino al Molise, seguendo l’antico Cammino dei Pastori, si può accedere al percorso tracciato dai pastori abruzzesi, che si spostavano insieme al bestiame in cerca di un clima più mite.

Cos’è il percorso itinerante tratturo Magno

Con la collaborazione di strutture ricettive, fattorie e allevamenti, agriturismi e ristoranti, i turisti avranno la possibilità di scoprire una regione piena di bellezza. Sarà possibile partecipare da soli o partecipando agli itinerari studiati apposta. I viaggiatori scopriranno il fascino del trekking e della natura incontaminata, la civiltà nuragica, cimentarsi come mungitori o casari, mettersi all’ascolto dell’armonico canto, patrimonio dell’Umanità, dei tenori di Bitti o farsi cullare dal Trenino Verde, che da Tortolì si arrampica fino a 1.200 metri d’altezza e accompagna fino al Lago Alto del fiume Flumendosa.

Tratturo Magno

Tratturomagno.it è il sito dove il turista Viaggiatore potrà consultare tutte le tappe del cammino da L’Aquila a Foggia. L’idea era quella di creare una via ciclopedonale fra Abruzzo, Molise e Puglia (244 chilometri, il più lungo sentiero d’Italia). Il sentiero passa per il Parco Nazionale del Gran Sasso e i Monti della Laga.

Il nome Tracturo 3000 viene da Tracturo: parola antica, eredità culturale; 3000: proiezione verso il moderno. Tale collegamento può consentire una lettura profonda e consapevole del territorio, attraverso la necessaria visione internazionale, competenze originali e un approccio multidisciplinare.

L’idea di questo Progetto nasce dalla passione condivisa di professionisti in vari settori che si sono incontrati nel contesto particolare del Premio Verga d’Argento.

Il Team Tracturo3000 è costituito sia dalle persone che intraprendono il cammino a piedi, sia da quelle che costituiscono la rete di collaborazione “fissa”, in collegamento reciproco e continuativo.

Amazzonia, Greenpeace sul palazzo della Commissione Europea: L’Europa è complice degli incendi

Cinque attivisti di Greenpeace hanno scalato la facciata di 14 piani della sede della Commissione Europea, a Bruxelles, ed esposto uno striscione di 30 metri con il messaggio “Amazon fires – Europe guilty”. Lo striscione riproduce un foro nell’edificio attraverso il quale si vede l’Amazzonia in fiamme. Alcuni attivisti a terra hanno aperto invece degli striscioni in diverse lingue, su quello in italiano si legge “L’Europa griglia, l’Amazzonia brucia”.

Gli attivisti hanno utilizzato fumo e cenere finti per simulare gli incendi che stanno consumando la foresta amazzonica e che sembrano destinati a superare i drammatici record dello scorso anno. Il consumo europeo di prodotti legati alla deforestazione e al degrado forestale rende l’Ue complice di questi incendi. Greenpeace, insieme ad oltre 100 organizzazioni europee impegnate in campo ambientale e sociale, chiede che materie prime e alimenti immessi sul mercato europeo non siano legati alla deforestazione e alle violazioni dei diritti umani.

Five activists scaling the 14-storey facade of the European Commission headquarters in Brussels hung a 30-metre banner mimicking a hole burned through the building, revealing the Amazon in flames, with the message: “Amazon fires – Europe guilty”. The activists also used smoke machines and fake ash to simulate the fires currently burning in the Amazon rainforest, which look set to be even worse than last year’s headline-grabbing destruction. European consumption of products that drive forest clearance makes the EU complicit in these fires and other forest destruction. The EU Commission is considering a new law to cut Europe’s contribution to deforestation, so Greenpeace and over 100 other environmental and social justice organisations are demanding that forest destruction products are kept off the EU market.

“Quel che sta accadendo in Amazzonia ci riguarda da vicino: l’Ue importa grandi quantità di alimenti e materie prime come carne e soia destinata alla mangimistica, la cui produzione è strettamente legata alla distruzione dell’Amazzonia e di altri ecosistemi, alla crisi climatica in corso e alle violazioni dei diritti umani. Purtroppo, si tratta di prodotti che troviamo comunemente sugli scaffali dei nostri supermercati e i cittadini europei non dovrebbero essere complici inconsapevoli di questa devastazione” afferma Martina Borghi, campagna Foreste, Greenpeace Italia. “Ogni due secondi perdiamo un’area di foresta grande quanto un campo da calcio: abbiamo urgente bisogno di una normativa europea in grado di garantire che gli alimenti e le materie prime che arrivano sulle nostre tavole rispettino criteri di sostenibilità ambientale e sociale ambiziosi e chiari” conclude Borghi.

Europe Guilty

L’Unione europea è responsabile di oltre il 10 per cento della distruzione delle foreste del mondo, principalmente a causa di prodotti come carne, soia destinata alla mangimistica, olio di palma e cacao. Nel 2014, l’Ue è stata responsabile del 41 per cento delle importazioni globali di carne, del 25 per cento di quelle di olio di palma e del 15 per cento di quelle di soia (in gran parte utilizzata come mangime). Dopo anni di attesa, la Commissione europea si è impegnata ad elaborare, nel 2021, una nuova normativa per affrontare gli impatti negativi dei consumi Ue sulle foreste del mondo. A questo proposito, lo scorso 3 settembre ha aperto una consultazione pubblica per conoscere il parere dei cittadini europei sul tema e chiedere quali misure adottare per affrontare il problema.

fonte: Ufficio Stampa Greenpeace Italia

Perché il Coronavirus colpisce di più la salute mentale delle mamme

Questa pandemia ha colpito il benessere di tutti, ma in particolare dei genitori responsabili dell’assistenza all’infanzia, è quanto si legge in un interessante articolo apparso su TheGuardian.

La crisi del Covid-19 ha significato un enorme cambiamento economico, da come e dove lavoriamo a chi può lavorare. Da qui la lite sul se e quando torneremo in ufficio. Ma questa crisi ha capovolto anche le nostre vite personali, la vastità del cambiamento che crea stress – prosegue l’articolo

La ricerca rivela la dimensione della sfida alla nostra salute mentale. I dati del regno Unito dimostrano che quasi il 20% di noi riferisce sintomi di depressione, il doppio della norma pre-pandemica.

Questo è importante. Sappiamo che la cattiva salute mentale e l’infelicità ci rendono meno produttivi al lavoro e contribuiscono alla rottura delle relazioni.

Tutti sono colpiti, ma non tutti sono colpiti allo stesso modo. Per le persone di età compresa tra 16 e 39 anni, la quota che riferisce sintomi di depressione è quasi triplicata al 30%. La ricerca tedesca ci fornisce ulteriori informazioni su cosa sta causando questa catastrofe, confrontando il benessere di genitori e non genitori. I due gruppi avevano tendenze simili prima della crisi, ma i genitori hanno visto cali maggiori nel benessere una volta chiuse le scuole e gli asili nido.

Il benessere delle madri è quello più colpito, in linea con ricerche più ampie che mostrano che, mentre le donne non hanno avuto maggiori probabilità di perdere il lavoro rispetto agli uomini, le madri lo fanno più dei padri, in parte perché devono affrontare il più grande fardello di isolamento: l’assistenza all’infanzia.

La lezione? Il ritorno a scuola di questa settimana è fondamentale per il futuro dei nostri figli, ma anche per il benessere di molti genitori nel qui e ora.

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