La diversità nutrirà il mondo: Una donna alla Fao

Ma cosa fa la Fao? Ve lo siete mai chiesto?

Glaslain-Lanéelle, direttrice dell’Agenzia Ue per la sicurezza alimentare è la prima candidata donna alla direzione generale della Fao (Food and Agriculture Organization of the United Nations).

Ricordiamo che la Fao è l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, con sede a Roma fondata il 16 ottobre 1945 per accrescere i livelli di nutrizione, aumentare la produttività agricola, contribuire alla crescita economica mondiale  e migliorare le condizioni di vita delle popolazioni rurali.

La neo-candidata dichiara in un’intervista all’Ansa, che bisogna “ripartire dai bisogni veri delle popolazioni e dalla prodigiosa diversità” – “e non abbiamo bisogno di una dieta universale di riferimento”

La presunta futura direttrice della Fao assicura che se nel mese di giugno prossimo verrà eletta si impegnerà a far diventare la Fao mondiale e non più europea. 

Le sue dichiarazioni arrivano in seguito allo studio di Eat-Lancet, pubblicato sulla rivista scientifica Lancet, in base alla quale sembrerebbe che le cattive abitudini alimentari provochino più rischi di fumo, sesso non protetto e consumo di alcolici.

Autori ed esperti di nutrizione e sostenibilità, provenienti da università prestigiose e dalla Fao e Oms,  riuniti nella commissione, finanziata dalla Fondazione Eat (di proprietà dei miliardari Petter e Gunhild Storalen) si sono prefissati un obiettivo comune: Una dieta sana universale. Tutto ciò per nutrire in modo sostenibile una popolazione di 10  miliardi di persone e salvare milioni di vite all’anno.

La francese Geslain-Lanéelle sposa quindi una linea diversa rispetto a quanto emerso dalla studio Eat-Lancet.

Correnti di pensiero diverse vi sono riguardo a studi finanziati da grandi imprenditori, come anche sull’attività di organismi come la Fao e l’Oms, i quali spesso seguono politiche abbastanza lontane dai valori che dovrebbero essere alla base della loro istituzione e della loro stessa esistenza.

Si potrebbe analizzare qualche numero per farsi qualche idea o anche farsi venire qualche dubbio. Si parla di fame nel mondo, di povertà e di crisi e gli unici a non soffrirne sono coloro che occupano poltrone ai vertici di organizzazioni cosìdette “umanitarie”.  Lo stipendio di un funzionario Onu può superare i 94 mila euro all’anno – che tradotto e dividendo per 12 restituisce la somma di circa 8 mila euro mensili (alla faccia della fame!). Da considerare a parte viaggi gratis, sussidi per studio dei figli, polizze vita e vacanze, oltre a santificare le feste comandate di tutte le religioni esistenti (par condicio).  Le assunzioni non avvengono per concorso pubblico ma attraverso altre strade poco note e poco chiare. La conseguenza è che all’interno di un organo di controllo come l’Onu nessuno controlla. Infine anche in organismi come Onu e Fao vi sono stagisti non pagati, senza nemmeno un rimborso spese, i quali non verranno assunti perché uno dei requisiti per occupare un posto fisso in questi organismi non è il “senso umanitario” o “la generosità e l’altruismo”.

Ma veniamo alla Fao e alla sua funzione – La Fao dovrebbe contribuire a ridurre la fame nel mondo. Nonostante i discordanti annunci fatti dall’organizzazione  la fame nel mondo aumenta. Gli organismi internazionali non vivono di aria, anzi i costi sono elevatissimi e mentre vengono presentati rapporti, stime e previsioni non si sa realmente cosa questo organismo faccia per assolvere il suo vero compito: ridurre la fame. Nel 2013 l’organismo che dovrebbe combattere la fame nel mondo propose una ricetta a base di insetti.  “Avete fame? Mangiate gli insetti”. D’altra parte funzionari, impiegati e rappresentanti della Fao devono pur proporre ricette, effettuare statistiche, altrimenti non saprebbero cosa altro fare nella vita.

Funzionari, impiegati, rappresentanti sono tanti, troppi con stipendi da Reali mantenuti dalla Fao – Loro di certo non hanno fame. Cosa faccia e in che modo agisca la Fao per ridurre la fame nel mondo, dopo sessant’anni è ancora poco chiaro. Quando qualche statistica stabilisce che il numero di chi muore per fame è diminuito di 100 mila, bisognerebbe considerare il fatto che nei paesi del terzo e quarto mondo non vi è un vero e proprio ufficio anagrafe che conti il numero delle persone che nascono, figurarsi se conta quelle che muoiono. Nel 2014  un rapporto della Fao affermava che entro il 2015 era possibile dimezzare la fame nel mondo.

…e ancora “Siamo in grado di vincere la guerra contro la fame – L’insicurezza alimentare e la malnutrizione sono problemi complessi che non possono essere risolti da un settore o dei soggetti interessati da soli”  fu dichiarato dai responsabili della Fao nel 2014

Ottobre 2018Eliminare la fame entro il 2030, obiettivo chiave della Fao, mentre i milioni di persone che soffrono la fame scendono e salgono, se si vuole raccontare che si sta facendo qualcosa oppure se si vuole dire che bisogna fare (dare) di più e giustificare i  milioni di euro spesi per mantenere l’intera struttura Fao. 

Expo 2015 (costato fior fior di euro) sceglierà come filo conduttore <<Nutrire la Terra, energia per la vita>>.

La fame nel mondo è davvero una piaga che non si riesce a risolvere?

Povertà, mancanza di mezzi, guerre, alluvioni, spreco di cibo,alta natalità, questi sono alcuni dei motivi per cui la fame nel mondo continua ad esistere. Non ci saranno più morti per fame nel mondo, quando si agirà in modo diverso. Non servono le donazioni o adozioni a distanza solo per mettere a tacere la coscienza. In quei paesi è necessario mettere in condizione i contadini di poter lavorare la terra e auto sostenersi; è fondamentale controllare le nascite, investire in agricoltura, sostenere costruzione di villaggi, sistemi di irrigazione e scuole.

Purtroppo la povertà nei paesi occidentali e la fame nel terzo mondo è un business. Molti sostengono che l’Africa è il continente che ha le più grandi prospettive di sviluppo economico del mondo. Oggi, infatti esiste il neocolonialismo economico, di cui si sta parlando negli ultimi tempi. In realtà la Francia ha ancora un’influenza sulle sue ex colonie, che esercita controllandone l’economia, sostenendo dittature e terroristi, alimentando guerre civili. I paesi africani ad essere vittime dell’egenomia francese sono ben 14, ma i numeri di questo vasto impero coloniale sono immensi e riguardano tanto la sfera economica, quanto quella politica ed ideologica.

 

 

Greta Thunberg: Non siete abbastanza maturi per dire le cose come stanno

Ha suscitato grande scalpore il discorso tenuto da Greta Thunberg, classe 2003, rivolto ai grandi della terra per il riscaldamento del pianeta, anche se i mezzi di informazione ne hanno parlato poco, ad eccezione dei social.

COP24, la conferenza delle Parti sul Clima del 2018 tenutasi a Katowice in Polonia dal 2 al 14 dicembre 2018, si è svolta per valutare le azioni intraprese dai 198 paesi membri  per ridurre le emissioni di gas serra e per cercare di salvare il clima. I lavori si sono conclusi con l’adozione del “Katowice Climate Package“, il libro delle regole, ovvero  le linee guida per attuare l’Accordo di Parigi (l’accordo per rispettare l’accordo firmato in Francia). Nel 2019 si terrà la COP25 in Cile, sempre con grandi propositi e speranze per il futuro.

“Ora c’è una tabella di marcia con cui la comunità internazionale può affrontare in modo decisivo il cambiamento climatico” – Ha dichiarato Patricia Espinoza, la responsabile delle Nazioni Unite per il clima. In realtà nel testo finale dell’accordo vi è un compromesso, a causa delle pressioni di Stati Uniti, Russia, Arabia Saudita e Kuwait; infatti le parti si limitano ad accogliere favorevolmente la pubblicazione dell’IPCC e non a condividerne le conclusioni – Sarebbe come dire “Accolgo favorevolmente una legge, perché mi è simpatica ma non la rispetto – 

Il mercato del carbonio e il conteggio dei credito C02 legati a boschi e foreste –  è su questi argomenti che le posizioni sono divergenti, per cui non sono stati definiti questi strumenti nel pacchetto approvato. Il documento, quindi esce dalla conferenza mutilato di una parte importante, come era facilmente prevedibile. Vi è una corsa alla crescita economica e agli interessi di prestigio politico, tanto da rendere i Leader del mondo ciechi davanti all’evidenza; precisamente alle ripercussioni che l’inquinamento sta avendo sui cambiamenti climatici, dall’intensità degli uragani e tempeste, alla siccità, all’innalzamento della temperatura che provoca danni alle risorse d’acqua e ai terreni fertili. Molte cose sono purtroppo taciute nelle conferenze, per evidente convenienza; nessuno dice che si intensificheranno, ad esempio, i flussi migratori dalle regioni tropicali. Nei prossimi anni potrebbero cambiare le consistenze ambientali e gli assetti geopolitici dell’intero pianeta. Nel 2016, 175 paesi firmarono il COP21, ma le conferenze e i Summit che hanno riguardato il tema dei cambiamenti climatici sono innumerevoli e si sono conclusi sempre con tanti buoni propositi per il futuro. Ci saranno ancora tanti COP.

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Cosa auspicano gli esperti?

L’IPCC – (Integrated Pollution Prevention and Control – Prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento) per limitare il riscaldamento del pianeta prevede -45% della C02 al  2030 – il rapporto del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici parla chiaro; per evitare il punto di non-ritorno bisogna agire in fretta.

Le raccomandazioni a noi mortali sono quelle di limitare le emissioni con la riduzione del consumo di carne, l’uso di auto elettriche o bici, pannelli fotovoltaici per riscaldamento e raffreddamento, consumo di bevande e acqua in bottiglie di vetro, spegnere la luce e riciclare la carta – Ma ciò non basta se i Paesi del mondo non cambiano la politica delle emissioni e non frenano la corsa alla crescita economica.

L’attivista quindicenne svedese

Greta Thunberg il 4 dicembre 2018 ha pronunciato un discorso  durante la conferenza COP24 a Katowice. La giovane attivista svedese, il 20 agosto 2018 decise di protestare contro gli incendi boschivi e l’ondata di calore che invase il suo paese, non andando a scuola a Stoccolma. I genitori di Greta, l’attore Svante Thunberg e la cantante lirica Malena Ernman  non appoggiano lo sciopero scolastico dell’adolescente e oggi Greta alla quale è stata diagnosticata la sindrome di Asperg è sotto attacco sui social. Alcuni sostengono, infatti che l’attivista sia pilotata da altri interessi. Greta, riguardo alla malattia diagnosticata (che rientra nello spettro dell’Autismo) ha dichiarato che la patologia della quale è affetta consiste nel parlare solo quando è necessario.

…dal discorso di Greta alla COP24 nel dicembre scorso

““Il mio nome è Greta Thunberg, ho quindici anni e vengo dalla Svezia. Molte persone dicono che la Svezia sia solo un piccolo Paese e a loro non importa cosa facciamo. Ma io ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza. Se alcuni ragazzi decidono di manifestare dopo la scuola, immaginate cosa potremmo fare tutti insieme, se solo lo volessimo veramente.  Se pochi bambini possono ottenere le prime pagine di tutto il mondo semplicemente non andando a scuola, immaginate cosa potremmo fare tutti insieme se davvero volessimo. Per farlo, però, dobbiamo parlare chiaramente, non importa quanto sia scomodo. Voi parlate solo di una eterna crescita economica verde, perché avete troppa paura di essere impopolari, quindi parlate solo di andare avanti con quelle cattive idee che ci hanno messo in questo casino, persino quando la cosa più sensata da fare sarebbe tirare il freno a mano. Non siete abbastanza maturi per dire le cose come stanno, lasciate persino questo fardello a noi bambini. Ma a me interessa la giustizia climatica e la vita sul pianeta. La nostra civiltà è sacrificata per l’opportunità di un ristretto numero di persone di continuare a fare enormi quantità di soldi. La nostra biosfera è sacrificata perché i ricchi nei paesi come il mio possano vivere nel lusso. E’ la sofferenza dei molti a pagare per il lusso di pochi. Dite di amare i vostri figli più di ogni altra cosa, eppure state rubando il loro futuro proprio davanti ai loro occhi. Dobbiamo tenere i combustibili fossili sotto terra, e dobbiamo concentrarci sull’uguaglianza. E se le soluzioni sono così impossibili da trovare dentro al sistema, forse dovremmo cambiare il sistema stesso. 

 

 

I giornali di tutto il mondo l’hanno definita l’attivista più influente del momento. Una cosa è certa, Greta ha influenzato milioni di ragazzi di tutto il mondo che imitano il suo sciopero scolastico ogni venerdì, per sensibilizzare i governi sui cambiamenti climatici.

“Bisogna mettere in discussione l’intero sistema”  La giovane attivista sarà pilotata oppure dice semplicemente le cose che pensa, ma con le sue parole ha dato una lezione al mondo; una lezione di economia, di educazione civica e di filosofia.

L’ultima parte del discorso di Greta recita così:

Non siamo venuti qui per pregare i leader a occuparsene. Tanto ci avete ignorato in passato e continuerete a ignorarci. Voi non avete più scuse e noi abbiamo poco tempo. Noi siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no. Il vero potere appartiene al popolo. Grazie”.

Molti giornali l’hanno definita il nuovo Messia; sarà vero? Il significato biblico di questa parola indica qualcuno che arriva sulla terra per liberare l’umanità. Solo che stando ai testi sacri sembrerebbe che il Salvatore mandato da Dio già sia arrivato sulla terra. E’ solo che abbiamo sempre bisogno di essere liberati e salvati dalla nostra ignoranza e dall’egoismo, dalla sfrenata corsa al potere e al lusso e come dice il nuovo Messia Greta, all’eterna crescita.

Intesa Fipe-ministero della Salute: Mangiare sano

Stili di vita più salutari, nei pasti casalinghi e in quelli consumati in bar, bistrot e ristoranti.

Pasti sicuri e light, un must per clienti ed esercenti

Fipe – Federazione Italiana Pubblici Esercizi annuncia, in una nota, l’avvio di una collaborazione col ministero della Salute che porterà a diverse iniziative per promuovere la cultura di una sana e corretta alimentazione. Un primo protocollo di intesa è stato firmato a Roma in un incontro riservato alla presenza del Ministro della salute, Giulia Grillo, e del presidente di Fipe, Lino Enrico Stoppani.

”Le persone mangiano sempre più spesso fuori casa, per lavoro e per svago, ed è essenziale promuovere attivamente l’educazione alimentare e i corretti stili di vita in tutte le età – ha sottolineato il ministro della Salute Giulia Grillo -. Per questo motivo ho firmato un protocollo con la Fipe, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, la maggiore associazione di categoria nel campo della ristorazione”.

Al via “un’importante collaborazione istituzionale, che tiene conto dell’importanza strategica delle imprese di ristorazione sul tema dell’alimentazione – commenta il presidente di Fipe Stoppani -. È nei pubblici esercizi che spesso si definiscono molte delle abitudini e dei comportamenti alimentari dei cittadini, tenendo conto del fatto che milioni di persone nel nostro Paese consumano almeno un pasto della loro giornata al di fuori delle mura domestiche. L’intesa con il Ministero della Salute sarà importante per mettere a punto strumenti specifici per promuovere e salvaguardare ulteriormente valori quali la sicurezza alimentare all’interno delle nostre imprese, contribuendo nello stesso tempo ad accrescere le competenze in materia degli operatori, con un occhio anche alla sicurezza alimentare ed alla lotta agli sprechi”.

Fonte: ANSA

 

Piante e risparmio energia: meno 15% in bolletta

Si può ottenere un risparmio energia fino al 15% dei costi in bolletta, rendendo le case più fresche d’estate e più calde d’inverno. E’ possibile, infatti, secondo uno studio condotto dall’ente di ricerca Enea, creare un cappotto verde, utilizzando diversi tipi di piante attorno alle case che funga da cuscinetto isolante.

Le piante: una grande risorsa

Non è per nulla un mistero: le piante oltre a donare ossigenazione, combattono lo smog, migliorano l’aria in casa e per finire rendono gli ambienti più freschi. Basti pensare ai parchi o giardini pieni di vegetazione; sono spesso oasi fresche anche durante le estati più torride. Ecco perché molti preferiscono piante da giardino anche su terrazzi, nei cortili come negli spazi circostanti le case.

risparmio energetico con piante

Il progetto pilota dell’Enea prevede l’abbattimento del 40% del flusso termico nelle abitazioni, con una temperatura ridotta di 3 gradi. Lo studio ha interessato elementi fondamentali come il microclima, le coperture da vegetazione, i flussi energetici ma anche il clima interno alle abitazioni. Considerando tutti questi fattori si è dimostrato come il “cappotto verde” riesca ad abbassare la temperatura interna agli edifici anche in piena estate; le piante catturano l’energia solare, impedendo che venga assorbita dall’edificio. Il discorso vale anche per l’inverno; infatti, viene a crearsi un isolante fra la parete e le piante.

Alcuni comuni stanno attuando politiche di aumento di verde in città, piantando alberi. Molte sono le iniziative di privati e  gruppi social che sono nati su questa onda ecologista.  Domenica 18 novembre 2018 parte un’iniziativa promossa dal portale Alberi per il futuro – L’iniziativa è rivolta a tutti i cittadini che abbiano a cuore l’ambiente per combattere inquinamento e cambiamenti climatici – L’iniziativa è aperta a tutte le amministrazioni comunali, associazioni e cittadini. 

Ricoprire i tetti, i terrazzi e le mura di piante ha innumerevoli altri vantaggi: la vegetazione riduce l’effetto serra, oltre a migliorare l’isolamento acustico, infine le piante assorbono il 50% dell’acqua piovana, migliorando il funzionamento del sistema idrico delle città.

 

 

 

 

 

 

Bioplastica: in crescita gli imballaggi compostabili

Carta e bioplastica le nuove frontiere di chi ama il cibo sano e vuole anche rispettare l’ambiente

Da molti anni ormai vi è un consumo più consapevole, grazie anche all’informazione tanto che i consumatori si preoccupano di salvare l’ambiente e il mare soprattutto dalla plastica. Da un po’ di tempo le aziende studiano particolari materiali per contenere i cibi, che abbiano caratteristiche simili alla plastica. Purtroppo in Italia il riciclo di plastica è solo al 50%, nonostante la presenza in moti luoghi di impianti di riciclo plastica.

Come complicarsi la vita

L’uomo ha nel dna la tendenza a complicarsi la vita: mare pulito, aria pulita, natura. L’essere umano inquina, sporca e distrugge. Le industrie e le fabbriche riducono i costi e per questo inquinano, l’acqua e i succi di frutta deve vendersi in contenitori di plastica per agevolare le fabbriche che producono plastica. Quando alcune tendenze vanno oltre il limite, ci si accorge di aver sbagliato e vi è un ritorno al passato, con il freno di chi ha tutto l’interesse ad evitare questa “controtendenza” o “retromarcia”.

Cos’è la Bioplastica?

Chi fino ad oggi ha inquinato o favorito l’inquinamento, oggi (sembra strano?), ha studiato diverse soluzioni: contenitori in bioplastica per i cibi (ortofrutta, carni, insalate ecc.). I negozi bio sono stati i primi ad adottare contenitori riciclabili, Tetra Pak , la famosa multinazionale svedese, ha dichiarato che entro il 2018 saranno disponibili cannucce biodegradabili.  Tetra Pak  inoltre, sul sito ufficiale sottolinea l’obiettivo della società di fermare l’mpatto climatico del 2020, indipendentemente dalla crescita aziendale.

Bioplastica

Bioplastica – La definizione ufficiale dell’European Bioplastics è la seguente:

un tipo di plastica derivata da materie prime rinnovabili come amido di mais, grano, latte o topica –  La bioplastica si decompone entro qualche mese a fronte dei millennni necessari per la decomposizione della plastica tradizionale.

sacchetti biodegradabili

Oltre le scelte delle multinazionali vi sono i comportamenti dei cittadini, che spesso sono più importanti e determinanti di qualsiasi strategia commerciale. E’ noto che la produzione di contenitori biodegradabili abbia costi maggiori e questi ultimi ricadano sui consumatori, almeno fino a quando gli imballaggi ecologici non verranno prodotti su larga scala.

Molti consumatori, per ridurre l’inquinamento acquistano bottiglie d’acqua in vetro, con la formula reso. Se almeno il 50% delle persone avesse la stessa abitudine si ridurrebbero tonnellate e tonnellate di plastica, la quale finisce inevitabilmente in mare.

Infine vi sono quei cittadini che sono troppo impegnati per salvare l’ambiente e il mare (il bagno si può fare in piscina in hotel di lusso a 6 stelle) – 

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Il treno in Olanda viaggia con zero emissioni con il vento

Si tratta del primo treno eolico al mondo. Da circa un anno in Olanda tutti i treni sono alimentati dalle pale. Questa grande rivoluzione significa zero emissioni Co2 su una rete ferroviaria di circa 2.800 chilometri, sulla quale viaggiano 1 milione e 200 mila passeggeri.

Treni ed emissioni Co2

Bisogna tener presente che la maggior parte delle emissioni Co2 sono prodotte dalla rete ferroviaria. Il progetto del treno ecologico al 100% è frutto di una collaborazione fra la compagnia elettrica Eneco e NS. In soli due anni il progetto è stato portato a termine, riuscendo a coprire tutta la rete ferroviaria olandese. Il funzionamento per un’ora di una sola pala riesce a soddisfare la percorrenza di 200 chilometri. 

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L’Olanda è prima al mondo per produzione pro-capite di energia eolica, gli impianti eolici sono oltre 2 mila; sono anni che questo paese scommette sull’energia prodotta dal vento. I cittadini olandesi che decidono di utilizzare i Groenetrein contribuiranno al rispetto per l’ambiente. L’Olanda ha anche un altro primato: le piste ciclabili: il 61% degli olandesi si sposta in bicicletta. In particolare la città di Groeningen possiede oltre 200 chilometri di piste ciclabili, percorsi dedicati e semafori per le due ruote, oltre 10 mila posti in cui parcheggiare la bicicletta. Entro il 2020 l’Olanda pensa di ridurre ulteriormente le emissioni e ottimizzare i consumi di circa il 35%.

La lotta all’inquinamento in Italia

L’inquinamento è uno dei drammi più urgenti da risolvere; anche l’Italia dovrebbe al più presto prendere provvedimenti e incentivare l’utilizzo di fonti alternative in maniera radicale (oggi viene fatto ma non abbastanza), aumentare i chilometri di piste ciclabili, incoraggiare l’acquisto di biciclette e l’utilizzo delle stesse al posto di auto e mezzi pubblici.

 

 

Il tramonto dei carbon fossili è un sogno possibile

Ecovillaggio Montale e LifeGate verso un sogno possibile: il tramonto dei carbon fossili. L’energia rinnovabile di LifeGate fa parte delle scelte importanti dell’ecoquartiere modenese dove non viene usato il gas e i consumi elettrici non rappresentano più un peso per l’ambiente.

La transizione verso le energie rinnovabili è partita, in tutto il mondo e non potrà essere fermata. I maggiori investimenti riguardano le energie pulite. Secondo gli analisti, nemmeno i capi di Stato più reazionari e legati a carbone e petrolio riusciranno a frenare l’ondata delle fonti rinnovabili.

Ecovillaggio Montale si schiera attivamente a favore delle fonti rinnovabili sposando il progetto LifeGate Energy. L’ecoquartiere in questo articolo è al centro di un felice primato: quello di aver attivato per primo in Italia la fornitura di energia LifeGate.

Scegliere energia pulita per la propria casa vuol dire risparmiare 1.380 kg di CO2 in un anno, quindi è di gran lunga l’azione ambientale più importante ed efficace. Protagonista della storia, come ricorderete, la giovane Claudia Bulgarelli con la sua testimonianza.

La rete dell’ecoquartiere modenese è alimentata da energia elettrica sostenibile: 100% da fonti rinnovabili (sole, vento e acqua), 100% italiane e certificate, con emissioni di CO2 residue compensate con il progetto Impatto Zero®.

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Ecovillaggio Montale ha un ruolo attivo come agente di cambiamento nella sfida ambientale più importante della nostra epoca: la transizione energetica dai combustibili fossili verso le rinnovabili. I consumi elettrici di Ecovillaggio Montale di conseguenza, non gravano più sull’ambiente.

Nel 2016, l’81% di tutta l’energia prodotta nel mondo proveniva da combustibili fossili, i principali responsabili dei cambiamenti climatici. Nei prossimi 25 anni, il fabbisogno energetico mondiale crescerà del 30% circa: per contenere le emissioni di gas serra, è indispensabile che la quota energetica proveniente da fonti rinnovabili aumenti sempre di più.

Ma il processo di decarbonizzazione può avvenire solo se tutti – privati, aziende e istituzioni – fanno la propria parte.

La buona notizia è che i dati del 3° Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile – realizzato da LifeGate in collaborazione con Eumetra Monterosa – dimostrano infatti che il 59% degli italiani è interessato ai temi “green”.

 

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Lo sviluppo delle rinnovabili e l’abbandono delle fossili segnano un passo fondamentale per il Paese e le future generazioni. Scegliere l’energia rinnovabile significa partecipare in prima persona alla realizzazione di un progetto di un mondo più pulito che miri a prevenire disastri ambientali e sociali

Settimana corta in Germania: vivere di più lavorare di meno

Di recente è stato approvato un accordo in Germania che prevede la settimana lavorativa di 28 ore  nel settore metalmeccanico. Quando si pensa a questo paese e ai suoi abitanti vengono in mente rigidità, disciplina e un grande senso di perfezione. Negli ultimi tempi il concetto di lavoro sta cambiando ed è strano che segnali di cambiamento arrivino proprio da un paese come la Germania.

L’editoria di oggi sforna manuali che spiegano come raggiungere l’indipendenza, come lavorare meno e questi concetti, apparentemente insignificanti hanno un enorme impatto su temi come l’economia, le disuguaglianze, il consumismo e perfino sui cambiamenti climatici.

Il concetto è semplice ma è complicato attuarlo: lavorare meno e vivere di più. L’accordo raggiunto in Germania ha un obiettivo semplice ed è quello di dare la possibilità alle persone di passare più tempo con i propri cari, di impiegare il loro tempo in attività piacevoli perché il tempo è prezioso. In fondo è la filosofia della decrescita, che alcuni chiamano “decrescita felice”. Basta lavorare meno e consumare meno: gli spot pubblicitari sono messaggi che ci violentano e ci spingono al consumismo, il vero motivo per il quale si lavora molto. Se il lavoro diventa stressante, non si vive bene, non si gustano le esperienze che rendono la vita degna di essere vissuta, semplicemente perché manca il tempo.

Chi ha deciso di decrescere si è inventato un mestiere nuovo e oltre seguire una nuova filosofia di vita, consuma meno, ha sempre meno bisogno di oggetti spesso inutili.

Al di là di chi crede in un cambiamento radicale, negli ultimi tempi si sta diffondendo una nuova consapevolezza: Vi sono persone che coltivano l’orto, usano la bici, i pannelli fotovoltaici, lavorano con il co-working, utilizzano carsharing per gli spostamenti, hanno meno consumi, acquistano meno oggetti.

Consumismo e diseguaglianze

Finalmente i falsi valori stanno cedendo il posto alla bellezza e ad un uso consapevole del tempo. Il consumismo è un circolo vizioso: si lavora molto per potersi permettere auto, casa, smartphone di ultima generazione e una vasta gamma di prodotti e servizi molto costosi. Il consumismo inoltre alimenta le multinazionali e le banche che le finanziano aumentando il divario fra chi è troppo ricco e chi è troppo povero. La corsa al consumismo spinge verso modelli di produzione e di lavoro che inquinano e che creano profonde diseguaglianze.

Cambiamenti climatici: lettera aperta del mondo scientifico alla politica

Un comitato di 19 scienziati ha lanciato un appello in un’unica voce alla politica sul problema dei cambiamenti climatici. Anche se molti governi ignorano il tema del surriscaldamento del pianeta e intere trasmissioni televisive dedicano molte ore a gossip e idiozie varie il dramma esiste ed è serio.

La politica e l’ambiente

Cosa c’entra la politica con l’ambiente qualcuno potrebbe obiettare: c’entra e come! La politica governa la nostra vita, le nostre scelte, i nostri sogni. Una buca in strada è compito della politica; è la politica che si occupa di lavoro, ambiente e soprattutto salute. Manca meno di un mese alle elezioni politiche e un gruppo di 19 scienziati si sono organizzati in un comitato “La scienza al voto” e hanno lanciato un appello al mondo politico, perché si legge nella lettera “i prossimi 5 anni saranno decisivi per l’ambiente e la nostra salute”.

Il comitato scientifico

Fanno parte del comitato “la scienza al voto”: Antonello Pasini, coordinatore del comitato e fisico climatologo presso l’istituto sull’inquinamento atmosferico del CNR, Carlo Barbante, direttore  dell’istituto per la Dinamica dei Processi ambientali del CNR, Leonardo Becchetti, professore ordinario di economia politica all’università di Tor Vergata Roma e direttore del Master MESCI in cooperazione internazionale European Economy and Business Law, Alessandra Bònoli, docente associata di Ingegneria delle Materie Prime presso la Scuola di Ingegneria e architettura dell’Università di Bologna, Carlo Cacciamani, dottore in Fisica a Bologna, si occupa di metereologia e climatologia al Servizio Metereologico regionale Emilia Romagna, Stefano Caserini, docente al Politecnico di Milano in mitigazione dei cambiamenti climatici, Claudio Cassardo, professore di fisica dell’atmosfera all’università di Torino, Sergio Castellari, climatologo, fisico all’istituto nazionale Geogisica e Vulcanologia, Andrea Filpa, architetto, insegna urbanistica all’università di Roma, Francesco Forastiere, medico ed epidemiologo, svolge studi e ricerca sull’epidemiologia ambientale, Fausto Guzzetti, geologo e dirigente del CNR, Vittorio Marletto,  fisico presso Arpae Emilia Romagna, Mario Motta, ingegnere msccanico, professore di fisica tecnica ambientale al Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano, Cinzia Perrino, biologa presso Istituto inquinamento atmosferico CNR, Nicola Pirrone, Ingegnere nucleare, Università di Pisa, Gianluca Ruggieri, ingegnere ambientale e ricercatore, Federico Spanna, presidente dell’Associazione italiana Agrometeorologia, Stefano Tibaldi, fisico all’università di Bologna, Francesca Ventura, dottoressa in fisica, insegna alla scuola di Agraria e medicina Veterinaria dell’università di Bologna.

La scienza al voto

“La scienza al voto” è un sito web attraverso cui i maggiori scienziati italiani hanno voluto far sentire la propria voce sulla loro idea di “politica”. Il comitato lancia un monito importante ai politici o a chi si prepara a diventarlo: “bisogna tener conto del contesto ambientale per trovare le soluzioni migliori per il paese: lavoro, immigrazione, tasse, sicurezza”. Gli scienziati autori di una lettera aperta si fanno promotori di proposte concrete. Il comitato scientifico fa di più: domenica, 18 febbraio alle 17 è previsto un incontro pubblico con le forze politiche. L’incontro potrà essere seguito sul sito La scienza al voto.

Gli scienziati individuano 1) soluzioni scientificamente fondate e 2) le priorità del paese: lavoro e immigrazione, sicurezza e tasse, salute e ricerca. 

Fra le soluzioni avanzate dal comitato vi è la riduzione delle emissioni di gas serra, inoltre “…occorre porre in essere azioni di adattamento al cambiamento climatico in corso, per far fronte ad una situazione già in parte compromessa e limitare al massimo i danni”. La possibili soluzioni son tante: azioni di singoli e gruppi di persone, l’abbandono di combustibili fossili, migliore gestione degli allevamenti e del suolo agrario. Va ricordato, in questo contesto che il Parlamento italiano ha ratificato in data 4 novembre 2016 l’accordo di Parigi (accordo vincolante).

Il comitato scientifico indica al mondo politico le linee guida scientificamente fondate – Ecco alcuni punti:

  • dal punto di vista della mitigazione e per quanto riguarda la transizione energetica, è necessario progressivamente abbandonare i combustibili fossili e promuovere un sistema integrato di produzioni di energie rinnovabili;
  • oggi l’Italia, con circa 97.000 occupati, si piazza al quarto posto fra i Paesi Ue con la maggiore quota di posti di lavoro legati al settore delle rinnovabili dopo Germania (322.300), Francia (162.100) e Gran Bretagna (109.200), prima di Spagna (66.400), Svezia (52.200) e Danimarca (44.900). Ad incidere sono soprattutto eolico, fotovoltaico, biomasse, biocarburanti, pompe di calore e idroelettrico [3]. Occorre progredire su questo piano. E’ chiaro, infatti, di come si tratti di numeri tuttora piccoli rispetto alla forza lavoro totale;
  • per l’aumentato rischio da alluvioni e flash flood, le possibili azioni di adattamento sono di due nature: sia azioni di tipo strutturale di messa in sicurezza dei territori (potenziamento delle arginature fluviali, costruzioni di casse di espansione per il contenimento delle piene, attività di controllo della pulizia degli alvei, divieti di costruzione in aree esondabili, ecc.), sia attraverso un potenziamento e una ottimizzazione dei sistemi di allertamento, finalizzati a mettere in sicurezza le persone e i loro beni in tempo reale, prima dell’occorrenza dei fenomeni alluvionali. E’ allora fondamentale garantire ed efficientare il sistema di monitoraggio idro-meteo e radarmeteorologico, nonché dei sistemi di previsione modellistica idro-meteo, e  garantire la presenza di un adeguato numero di persone formate ed esperte nei settori della meteorologia, idrologia e idrogeologia a svolgere attività di presidio, monitoraggio e previsione anche in modalità H24;
  • per limitare l’inquinamento atmosferico e preservare la salute, occorrono: misure per ridurre il traffico urbano e supportare il cambio modale favorendo il trasporto pubblico locale, la mobilità ciclopedonale, e la smart mobility (car sharing, car pooling, smart parking, bike sharing); progressiva limitazione della circolazione dei veicoli diesel su tutto il territorio nazionale entro il 2025; disincentivazione del riscaldamento domestico a biomasse (legna e pellet); “phase-out” dal carbone con chiusura definitiva delle centrali a carbone; favorire strategie e piani locali mirati a promuovere l’attività fisica per persone di tutte le età, in tutte le circostanze sociali e che vivono in diverse parti di città, con particolare attenzione all’equità e alla vulnerabilità. Opportunità per l’attività fisica devono essere create vicino ai luoghi di vita per creare un ambiente più pulito, più sicuro, più verde e più favorevole all’attività locali;
  • con riferimento all’inquinamento atmosferico e all’inquinamento del suolo e sottosuolo nelle vaste aree industriali urge un’azione estesa a tutto il territorio nazionale mirato alla bonifica di queste aree (in Italia sono censiti oltre 50 Siti di Interesse Nazionale) per i quali da troppo tempo sono noti i gravi problemi causati a larghe fasce di popolazione residente nonché agli ecosistemi circostanti;
  • anche per gestire il ciclo dei rifiuti, è importante spingere maggiormente sulla promozione dell’economia circolare. L’approvvigionamento di alcuni materiali è sempre più difficile. L’Europa in generale, e l’Italia in particolare, sono poverissime di materie prime, vivono di importazioni e la loro unica risorsa, in molti campi, possono essere appunti i materiali riciclati. A livello Europeo, con il Piano d’azione per un’economia circolare, “Closing the loop” [8], si promuove il modello di economia circolare, con il raggiungimento di importanti obiettivi, come: incoraggiare il riuso delle acque reflue e civili; introdurre standard qualitativi per le materie prime seconde al fine di agevolare la nascita di nuovi mercati; rivisitare la regolamentazione sui fertilizzanti per aiutare lo sviluppo di fertilizzanti sicuri e di qualità al fine di incentivarne il mercato; incentivare il riciclo di plastica anche attraverso processi di eco design al fine di minimizzare il conferimento in discarica, l’incenerimento e l’uso di  materiale vergine; facilitare i processi di recupero-riciclo attraverso sistemi informatici;

Sul tema Lavoro:

  • a rapidità del processo di decarbonizzazione imposta dagli impegni che discendono dall’accordo di Parigi suggerisce una modifica dell’approccio alla regolazione e implementazione dell’azione politica [11];
  • sarebbe utile avere delle azioni concertate di pianificazioni degli investimenti pubblici e dell’agire politico in generale che mirino alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Evitare di dare incentivi alle rinnovabili e finanziare i certificati bianchi, ma contemporaneamente investire sulle infrastrutture per il trasporto su gomma e dare incentivi alle fossili;
  • gli investimenti in ricerca e sviluppo porteranno inevitabilmente alla creazione di nuovi posti di lavoro qualificati nel settore industriale e in quello dei servizi;
  • si necessita di ricerca e sviluppo di prodotti progettati secondo i principi dell’economia circolare, del risparmio energetico e del ridotto consumo di materie prime, riconversione del settore manifatturiero (con graduale rilocalizzazione delle industrie – consumare meno, produrre meglio, produrre qui), creazione della filiera del riciclo – introduzione di incentivi legati all’impatto ambientale della produzione e della distribuzione (carbon tax?) Quanto più velocemente verrà promossa la transizione, tanto più velocemente saremo in grado anche di esportare tecnologie e conoscenze. Le ricadute occupazionali saranno in questo caso dirette e indirette, grazie al nuovo sviluppo delle esportazioni di beni e servizi con alto valore aggiunto;
  • partendo dalle situazioni a maggior rischio, prevalentemente in aree urbane e lungo le infrastrutture, un piano di manutenzione diffusa e capillare del territorio che consideri l’indispensabile adattamento alle mutate condizioni climatiche, contribuirà a sviluppare le economie locali, aumenterà la quantità e la qualità dei posti di lavoro, e svilupperà nuova imprenditoria;

Qualità della vita:

  • occorre promuovere a tutti i livelli (cittadini, amministratori pubblici, addetti della pubblica amministrazione, operatori, associazioni) la informazione e la formazione in materia di adattamento climatico degli insediamenti urbani, ponendo le basi affinché entro il 2020 tutte le città elaborino il proprio “Piano di Adattamento”;
  • è necessario finanziare “progetti pilota”  di adattamento climatico degli spazi pubblici in realtà urbane particolarmente vulnerabili, con il duplice scopo di migliorare le condizioni insediative dei residenti e di sperimentare nuovi paradigmi progettuali (ecosystem –based adaptation measures) e nuove forme di coinvolgimento dei cittadini;è altresì essenziale puntare alla mobilità elettrica pubblica e privata in area metropolitana, soprattutto per le già citate ragioni di salute pubblica, ma anche per un generale incremento delle condizioni di vivibilità nelle aree urbane.

Formazione e Ricerca:

  • in generale, per affrontare tutti i problemi delineati in questo documento con speranza di successo servono nuove competenze e tecnologie, molte delle quali devono essere disegnate, sperimentate e sviluppate. Un ruolo importante lo avranno la formazione scolastica, e la ricerca scientifica e tecnologica;
  • ricerca scientifica e tecnologica e relativa formazione sono basi imprescindibili anche al fine di produrre nuove conoscenze, servizi e strumenti operativi da impiegare nelle fasi di previsione, prevenzione e gestione delle emergenze.

La scienza al voto – lettera integrale

La-Scienza-al-Voto-LETTERA-APERTA-2

“Crotone ci mette la faccia” – Giovanna Angelino sul corrieredisannicola

 

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