Investire in agricoltura digitale è un gioco da ragazzi

L’agricoltura digitale torna su CrowdFundMe e si ripresenta agli investitori con un fatturato in crescita del 130%. Adottare oppure regalare alberi da frutta, olivi, vigne o alveari, monitorare online gli sviluppi e infine ricevere direttamente a casa prodotti biologici freschi, è questa la formula vincente di Biofarm.

Biofarm oggi conta 55 produttori bio tra Italia e Austria nonché 33.000 utenti privati. Inoltre, l’azienda agricola digitale è stata selezionata da Google come ambassador per la digitalizzazione delle PMI, e negli ultimi 2 anni ha chiuso importanti accordi commerciali con multinazionali del calibro di P&G, AXA oIliad. Grazie all’emittente, le società possono infatti investire negli orti digitali all’interno di progetti di responsabilità sociale d’impresa. Secondo LifeGate, ad oggi le coltivazioni Biorfarm hanno assorbito oltre 1.000.0000 di kg di anidride carbonica. 

Biofarm è stata anche inserita all’interno di importanti acceleratori europei come H-FARMAgro-innovation Lab e Unicredit StartLab. Forte di una struttura così consolidata, Biorfarm sta registrando numeri in netta crescita: secondo i dati preliminari, il fatturato 2020 è stimato tra i 750.000 e i 770.000 euro, in aumento di circa il 130% rispetto al 2019. La pandemia di Covid-19 non ha infatti compromesso il business dell’emittente, focalizzato su processi digitali. Lo scorso anno, Biorfarm ha addirittura lanciato un nuovo canale online: il Biormarket, tramite cui gli agricoltori possono vendere i prodotti saltando la fase di adozione.

La campagna è già in overfunding con oltre 307.000 euro investiti. Grazie ai fondi raccolti, l’emittente punta a consolidare il proprio modello, scalabile anche all’estero, investendo nel potenziamento della logistica, nell’ulteriore sviluppo tecnologico della piattaforma e nel lancio di nuovi servizi in condivisione e in abbonamento.

  • Community di oltre 33.000 utenti privati
  • Modello di business scalabile con fatturato in crescita del 120%
  • Collaborazioni con società di primario standing, tra cui AXA, Henkel, Tiffany
  • Business a forte impatto ambientale e social

«Vogliamo ampliare la nostra community agricola digitale, offrire a tutti la possibilità di condividere i nostri valori e coinvolgere sempre più aziende partner – spiegano gli ideatori di Biorfarm Osvaldo De Falco e Giuseppe Cannavale –. Questa operazione ci darà la possibilità di continuare a crescere anche dal punto di vista operativo: testeremo nuovi modelli logistici e dimostreremo che un’impresa profittevole e al tempo stesso sostenibile è possibile.

Adotta o regala un albero: salvi due vite

La formula è semplice e intuitiva, chi s’imbatte sul sito troverà tutte le indicazioni per adottare un albero oppure per regalarne uno. Acquistare solo frutta Bio e di stagione direttamente dagli agricoltori non è mai stato tanto facile. Sconto del 22% nel marketplace se hai adottato un albero.

Cosa significa adottare un albero?

Adottando un albero contribuisci alla sua coltivazione naturale e supporti un contadino locale ad essere più sostenibile! Dal sito di Biofarm è possibile conoscere i volti degli agricoltori.

fonte:CrowdFundMe

Perché fidarsi della scienza: varianti Covid e comportamenti

La scienza è sicura perché impara dai propri errori è il concetto al centro di un saggio di grande attualità pubblicato di recente da Naomi Oreskes, docente di Storia della scienza e Scienze della terra all’Università di Harvard. La scrittrice è nota per alcuni articoli apparsi sul New York Times e sul Washington Post in risposta ai numerosi negazionisti climatici.

Negli ultimi tempi si parla sempre di più di salute e di scienza, delle potenzialità e anche dei suoi limiti. Bisogna imprimere bene nella mente che cambiamenti climatici, vaccini, salute e comportamenti sono strettamente collegati fra loro ed è impensabile separarli. Dopo il Covid, le opinioni divergenti degli esperti hanno spiazzato e confuso l’opinione pubblica, e ancora oggi molti scienziati non concordano fra loro, rispetto a determinate questioni.

Why Trust Science – Perché fidarsi della scienza, in realtà è un libro molto complesso, che analizza molti aspetti e il messaggio di Oreskes è chiaro – La scienza merita la fiducia dell’intera comunità perché è un suo prodotto e segue le stesse regole. La scienza deve essere obiettiva e neutrale, al di sopra delle opinioni, pur sapendo che non è infallibile.

Il più grande errore che gli scienziati e i mass media commettono è quello di rivolgersi al grande pubblico, creando aspettative sul metodo scientifico, accompagnandole con titoli sensazionalistici. Inoltre, non si parla abbastanza di ciò che significa fare scienza. L’attività scientifica avviene in appositi luoghi, in un sistema organizzato, dove opera chi ha competenze e accetta anche di essere valutato o criticato.

La fiducia nella scienza dipende da come il sistema si evolve e si perfeziona nel tempo e non è legata a un singolo scienziato, il quale può avere opinioni, valori e limiti diversi da altri. Per questi motivi, il sistema scienza deve essere aperto, accogliere la diversità, l’umanità e la trasparenza. Le conquiste nel campo della scienza non sono mai merito del singolo. Il saggio di Oreskes offre anche un punto di vista filosofico, per smascherare il lato umano della scienza e stimolare l’evoluzione, trasformando debolezze in punti di forza.

Cosa sono le varianti Covid e che impatto hanno sulla popolazione

La maggior parte delle mutazioni che un virus può avere non hanno un grande significato. Altre mutazioni, invece, possono rendere il virus più contagioso, capaci di sfuggire agli anticorpi. Secondo alcuni studi, la variante inglese del Covid ha come caratteristica una maggiore contagiosità, mentre la variante sudafricana e la variante brasiliana sembrerebbero essere resistenti agli anticorpi. Conclusione: le tre varianti rendono il virus più contagioso, mentre la mutazione sudafricana e brasiliana E484K rende meno efficaci gli anticorpi contro la proteina Spike e leggermente inefficace il vaccino.

Una possibile convivenza pacifica con il Covid

Bisogna mettere in conto il cambiamento avvenuto nei rapporti sociali e nei comportamenti di tutti i giorni, ma l’essere umano è fatto anche per i cambiamenti. I metodi per combattere il Covid e le sue varianti sono sempre gli stessi: vaccino e mascherine, distanza di sicurezza anche dopo vaccinati, in questo modo il virus circolerà di meno, avrà meno mutazioni e diventerà endemico. Solo attuando le misure in nostro possesso, si può sperare in una convivenza innocua con il Covid.

Emergenza Climatica: Generali fa Business con il Carbone

Greenpeace e Re:Common esprimono forte preoccupazione riguardo la  decisione di Generali di assicurare la centrale a carbone di Počerady, in Repubblica Ceca. Una mossa svelata nei giorni scorsi da Re-set, associazione ceca che si occupa di tutela ambientale, che ha spinto Greenpeace e Re:Common a interpellare il gruppo triestino per chiedere una eventuale conferma ufficiale. Al momento, però, da Generali non è ancora pervenuta alcuna risposta.

Se confermata ufficialmente, questa notizia collocherebbe a pieno titolo Generali tra le fila di chi oggi sta facendo affari aggravando l’emergenza climatica – dichiarano Greenpeace e Re:Common. Non è possibile dichiararsi “amici del clima” e contemporaneamente prendere nuovi contratti assicurativi su una centrale a carbone tra le più inquinanti del continente.

Počerady è tra le trenta centrali più inquinanti d’Europa, responsabile nel solo 2016 di 148 morti premature, come riporta il database della rete Europe Beyond Coal. Proprio a causa degli impatti sulla salute e sull’ambiente, questa centrale è divenuta il simbolo della dipendenza della Repubblica Ceca dal carbone.

La notizia apparsa anche su alcuni portali, riprende quanto contenuto nel Report Insure of Futur, secondo cui la maggior parte degli assicuratori europei e australiani non fornisce più copertura a nuove miniere o centrali a carbone quelli statunitensi e asiatici stanno ancora assicurando fortemente il settore, mentre il comparto assicurativo globale non è finora riuscito a intraprendere iniziative di rilievo su petrolio e gas. Assicurazioni Generali, principale compagnia assicurativa italiana e leader a livello mondiale, pare invece aver interrotto la sua azione climatica. Nel 2018 la situazione sembrava diversa e Generali aveva iniziato a disinvestire nel carbone, come si legge in un articolo pubblicato su Italiaclima.

L’impianto in questione era di proprietà del gruppo ceco ČEZ, conglomerato di società energetiche e minerarie controllato dallo Stato, che produce energia elettrica derivante per il 39 % dal carbone. A ottobre 2020, ČEZ ha annunciato la cessione della centrale di Počerady al gruppo Sev.en, ultimo tassello di una preoccupante tendenza riscontrabile tra le principali utility dell’Europa centro-orientaleLa vendita degli asset del carbone, di fatto, consente di estenderne l’operatività. Per Greenpeace e Re:Common questa pratica è assolutamente sbagliata, dato che le centrali a carbone devono essere chiuse e non vendute a terzi.

L’acquisto di centrali a carbone obsolete o in fase di dismissione è un elemento chiave nella politica aziendale di Sev.en, che in questa maniera può speculare sugli impegni per il clima. Con il passaggio di proprietà di Počerady da ČEZ a Sev.en, avvenuto ufficialmente il 31 dicembre 2020, Generali si trova nella posizione di aver stretto legami con uno dei peggiori killer climatici in circolazione.

Proprio in questi giorni, inoltre, il governo della Repubblica Ceca sta valutando la data entro cui implementare un phase-outcompleto dal carbone. Con molta probabilità, la data individuata sarà il 2038, in aperto contrasto con l’obiettivo degli Accordi di Parigi di mantenere l’aumento medio della temperatura globale al di sotto di 1,5 gradi Celsius. Infatti, la comunità scientifica afferma che per evitare le conseguenze più catastrofiche dei cambiamenti climatici, tutte le centrali a carbone in Europa dovranno essere chiuse entro il 2030.

In occasione dell’Assemblea degli azionisti 2019, Generali aveva espresso soddisfazione per lo scambio instaurato con alcune società del settore del carbone in merito alla loro azione climatica, tra queste proprio la ceca ČEZ. Un anno dopo, lo scambio con ČEZ risultava ancora in corso, e il gruppo faceva sapere che ulteriori approfondimenti verranno valutati entro la fine del 2020.A due anni di distanza, e con questo ulteriore passo falso sul carbone, che si aggiunge alla cosiddetta eccezione della polacca PGE, la principale compagnia assicurativa italiana pare aver incredibilmente interrotto definitivamente i suoi sforzi per contrastare l’emergenza climatica in corso.

Società come Generali stanno alimentando la crisi climatica, fornendo copertura assicurativa a centrali a carbone che dovrebbero essere chiuse il prima possibile. In questo modo, il Leone di Triste riabilita quelle società del carbone, come Sev.en, che stanno sabotando l’Accordo di Parigi tramite il prolungamento dell’operatività delle centrali. Stanno giocando d’azzardo con il nostro futuro e ciò non deve più accadere, commenta Radek Kubala dell’associazione ceca Re-Set.

Se il Leone di Trieste vuol prendere sul serio il suo stesso impegno per contrastare il cambiamento climatico, è ora che esca definitivamente dal settore del carbone in Repubblica Ceca e Polonia, rafforzando inoltre la sua policy con una data di phase-outdalla fonte fossile più dannosa per il clima entro il 2030, come già fatto da tanti altri attori finanziari a livello europeo», concludono Re:Common e Greenpeace

Fonte: Ufficio stampa Greenpeace Italia

Ministero della transizione ecologica: le cose devono cambiare

Gli occhi di tutti sono puntati sul nuovo governo che dovrà affrontare numerose sfide strategicamente collegate fra loro. Alcune fondamentali sono l’ambiente, la salute e la gestione del Recovery Fund. Il nuovo Ministero della transizione ecologica fa discutere molto fra chi critica e chi elogia tale scelta. Secondo alcuni esperti, questo ministero già presente in altri paesi come la Francia non ha dato i risultati sperati.

Cos’è e Cosa fa il Ministero della Transizione ecologica?

Il Ministero della Transizione ecologica è centrale per i movimenti ambientalisti. Cosa fa o cosa dovrebbe fare? La sua attività comporta la trasformazione del sistema produttivo verso un modello più sostenibile, che renda meno dannosi per l’ambiente la produzione di energia, la produzione industriale e, lo stile di vita delle persone. Attualmente esiste già un dipartimento per la Transizione ecologica e gli investimenti verdi, fa parte del ministero per l’Ambiente.

Sul sito di riferimento del Dipartimento si legge quanto segue: Il Dipartimento per la transizione ecologica e gli investimenti verdi cura le competenze del Ministero in materia di economia circolare, contrasto ai cambiamenti climatici, efficientemente energetico, miglioramento della qualità dell’aria e sviluppo sostenibile, cooperazione internazionale ambientale, valutazione e autorizzazione ambientale e di risanamento ambientale. l Dipartimento esercita, nelle materie di spettanza del Ministero, fatte salve le specifiche competenze attribuite al Dipartimento per il personale, la natura, il territorio e il Mediterraneo, le competenze in materia di: politiche per la transizione ecologica e l’economia circolare e la gestione integrata del ciclo dei rifiuti; strategie nazionali di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici; mobilità sostenibile; azioni internazionali per il contrasto dei cambiamenti climatici, efficienza energetica, energie rinnovabili, qualità dell’aria, politiche di sviluppo sostenibile a livello nazionale e internazionale, qualità ambientale, valutazione ambientale, rischio rilevante e autorizzazioni ambientali; individuazione e gestione dei siti inquinati; bonifica dei Siti di interesse nazionale e azioni relative alla bonifica dall’amianto, alle terre dei fuochi e ai siti orfani; prevenzione e contrasto del danno ambientale e relativo contenzioso; studi, ricerche, analisi comparate, dati statistici, fiscalità ambientale, proposte per la riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi.

Non è ancora chiaro però che responsabilità dovrebbe avere il nuovo Dicastero per la Transizione ecologica nella gestione dei fondi del Recovery Fund, né di quanti dei quasi 70 miliardi di euro previsti si occuperebbe in concreto.

Il Ministero della transazione ecologica nell’area Euro

L’esperienza del neo Ministero si articola in modi differenti in alcuni paesi europei che l’hanno adottato.

In Austria si chiama Ministero per l’azione climatica, l’energia, i trasporti, l’industria, l’innovazione tecnologica. Il progresso ambientalista di questo paese non si sposa con la sua ristretta visione in materia di migrazione in Europa, infatti, l’Austria è uno dei paesi che si oppone ad una gestione comune di un fenomeno, che dovrebbe interessare tutta l’Europa. Il Ministero per l’azione climatica è gestito da Leonore Gewessler, che ha portato il paese ad essere all’avanguardia nelle politiche energetiche e ambientali.

In Spagna è il Ministero della Transizione ecologica e della “sfida demografica”, è nato per fare la lotta allo spopolamento e abbandono delle zone rurali della Spagna. Il Ministero si interessa di energia e ambiente.

In Francia si chiama della Transizione ecologica e solidale, e si occupa di ambiente, energia, clima, trasporti, economia circolare. La sfida climatica è molto sentita nel paese, e proprio per questo di recente il Governo è stato condannato per inazione climatica dopo una campagna, “Affaire du siecle”, costruita con decine di avvocati e che ha coinvolto milioni di persone.

Bisogna aspettare e capire in Italia, il Ministero della Transizione ecologica in che modo si svilupperà. In teoria, affinché funzioni, dovrebbe avvenire una riorganizzazione del Ministero dello Sviluppo economico (Mise) in chiave ambientalista, del Ministero dell’Ambiente, dei Trasporti e probabilmente delle Infrastrutture. Sembra che in Italia il nuovo Ministero non preveda, per ora, l’accorpamento di altri ministeri (sarebbe la scelta più giusta). La nascita del Dicastero lascia un po’ di confusione in chi conosce bene la politica strutturale del Mise rivolta per anni verso il carbon fossile e verso enti come Eni, e poco incline all’economia circolare e all’economia Verde. Il Ministero dell’Ambiente negli anni più recenti è stato quasi solo di facciata, non risolvendo tantissimi problemi, e perseguendo la sua azione a colpi di slogan, accordi e incontri spesso inconcludenti.

L’Eterna battaglia ecologista

I gesti del singolo possono invertire trend. Noi possiamo agire su quello che mangiamo, su come ci vestiamo, su come ci muoviamo, su cosa buttiamo, su come spendiamo i nostri soldi – è quello che spiega in una lunga intervista a Famiglia Cristiana il climatologo Grammenos Mastrojeni.

Secondo il diplomatico Mastrojeni, che da venti anni svolge attività di ricerca e docenza universitaria su tematiche ambientali e sviluppo sostenibile, bisogna smitizzare due dei principali freni all’impegno individuale: l’idea che siamo solo gocce nell’oceano e l’impressione che comportamenti responsabili siano soprattutto un sacrifico, una rinuncia.

I nostri comportamenti in armonia con la biosfera generano benessere e ci lasciano più soldi in tasca.Se ne è accorta anche la finanza – sostiene il diplomatico – infatti si assiste al cambiamento del portafoglio dei grandi investitori: il 60% di investimenti sono sostenibili, perché si sono rivelati più competitivi e durevoli nel tempo.

Sognare giorni migliori fa bene alla salute

Il Covid è stato per molti un affare d’oro, e i mercanti delle tragedie continuano a speculare sul virus e sulle sue varianti, dando per scontato che dovremmo convivere per il resto dei nostri giorni con la pandemia. Non è così.

Innanzitutto guardare avanti e immaginare un futuro libero dal Coronavirus, dove poter ritornare a godere della stessa libertà di movimento di prima può essere solo salutare. Sui social spesso, molte persone che pensano alle vacanze o almeno ad attività normalissime, sono subito zittite da altri che gridano allo scandalo: Come si osa pensare alla normalità?

Perché così tante persone si impegnano ogni giorno a demolire, intristire, far nascere sospetti su persone e situazioni? I social sono complici e amplificatori di ipotetici complotti, si continua a profetizzare su politica e salute. Non vi è alcuna evidenza scientifica, che farebbe pensare alle varianti come un’ennesima catastrofe. Nonostante ciò, si continua ad annunciare catastrofi imminenti, vaccini inefficaci. La politica insieme all’informazione può fare tanto e guardare nella giusta direzione, ma anche qui esistono visioni malate e distorte, che bisognerebbe curare o estirpare.

Il pessimismo è più comodo, e per tante persone è più facile l’incertezza del futuro. Abbiamo compreso molto bene dai nostri politici, che la paura è una cattiva consigliera. La paura è una leva che ha fatto nascere molte situazioni negative. L’ansia e la depressione continuano a crescere, alimentate dalle restrizioni imposte dalla pandemia, e soprattutto dalle notizie allarmanti che arrivano dai Tg e dai social, nella maggior parte di casi infondate. Non abbiamo bisogno di questo. Le crisi finiscono, le pandemie hanno un termine, e nonostante milioni di parole spese a destra e a manca, attraverso ogni canale possibile, presto la normalità tornerà.

Qual è allora il punto di vista più giusto e la posizione da cui ripartire?

Certo, il pessimismo è sia un punto di vista sia una posizione. Sperare nel ritorno alla normalità, sulla base di un ragionamento semplice e logico, secondo il quale tutte le crisi hanno una fine, potrebbe sedare l’ansia. Bisogna proteggersi con la speranza e l’ottimismo. Sulla politica poi le opinioni sono le più diverse, e riguardano le persone, i concetti e le idee. Molti, ad esempio, già sentenziano sul nuovo Premier incaricato Mario Draghi, etichettandolo come uomo delle banche e dei poteri forti.

Guidare un governo non è impresa da poco, specialmente in un momento come questo, e il timone, certamente non potrà mai averlo uno sprovveduto, un sindacalista o il difensore dei piccoli. All’interno dello scenario politico ogni forza fa la sua parte, e così deve essere. In questi anni, molte scelte sono state orientate alle fasce più deboli, anche se non è stato fatto abbastanza. Qualche provvedimento ha segnato un punto a favore delle grandi imprese, ma non serve a nessuno dividere il mondo imprenditoriale da quello dei lavoratori, i ricchi dai poveri, perché ognuna di queste categorie si completa e deve esserci e nessuno deve essere demonizzato. Anche se a guidare il nostro paese è un signore che era a capo di una banca, bisogna impegnarsi per salvaguardare l’interesse di tutti e non solo di alcuni. . Tutti devono giocare il proprio ruolo.

I mercanti del pessimismo e dei complotti non andranno mai in pensione, e faranno leva sull’esasperazione e sulla paura delle persone. Bisogna rispondere in modo deciso a una certa politica e a una certa informazione. E bisogna farlo senza pregiudizi, portando in campo le proprie idee, battendosi per esse e soprattutto utilizzando un’arma efficace e infallibile: la speranza.

Europa:Smog responsabile di 50 mila morti premature

Uno studio pubblicato su TheLancet ha dimostrato che l’inquinamento atmosferico nelle città europee è la principale causa di morti premature. Le città riscaldate dall’inquinamento hanno effetti devastanti sulla salute. Lo studio ha preso in esame 1000 città europee.

Una percentuale considerevole di morti premature nelle città europee potrebbe essere evitata ogni anno riducendo le concentrazioni di inquinamento atmosferico, in particolare al di sotto delle linee guida dell’OMS. Lo studio ha dimostrato che la mortalità varia fra le città europee, e indica dove sono necessarie azioni politiche per ridurre l’inquinamento atmosferico e realizzare comunità sostenibili, vivibili e sane. Le attuali linee guida dovrebbero essere riviste e le concentrazioni di inquinamento atmosferico dovrebbero essere ulteriormente ridotte per ottenere una maggiore protezione della salute nelle città.

I Risultati della ricerca

In generale, le città con il minor carico di mortalità dovuto all’inquinamento atmosferico erano situate nel nord Europa. Le città con il PM più basso  sono stati: (1) Reykjavík (Islanda), (2) Tromsø (Norvegia), (3) Umeå (Svezia), (4) Oulu (Finlandia), (5) Jyväskylä (Finlandia), (6) Uppsala (Svezia), (7) Trondheim (Norvegia), (8) Lahti (Finlandia), (9) Örebro (Svezia) e (10) Tampere ( Finlandia);

Infine, le città con il più basso tasso di mortalità per NO 2  sono state: (1) Tromsø (Norvegia), (2) Umeå (Svezia), (3) Oulu (Finlandia), (4) Kristiansand (Norvegia) , (5) Pula (Croazia), (6) Linköping (Svezia), (7) Galway (Irlanda), (8) Jönköping (Svezia), (9) Alytus (Lituania) e (10) Trondheim (Norvegia.

Le morti dovute all’inquinamento atmosferico variavano ampiamente, con i livelli di NO2 a Madrid, ad esempio, responsabili del 7% dei decessi annuali lì.Le città nella regione della Pianura Padana del nord Italia, Polonia e Repubblica Ceca sono state le più alte in termini di mortalità, con le città italiane di Brescia, Bergamo e Vicenza tutte tra le prime cinque per concentrazioni di PM2,5.

L’OMS stima che l’inquinamento atmosferico uccida più di 7 milioni di persone ogni anno ed è una delle principali cause di malattia e assenza dal lavoro a livello globale.

Inoltre, è convinzione diffusa che le principali fonti di inquinamento siano traffico e fabbriche, ma nella classifica il primo posto è occupato da agricoltura e allevamento, che inquinano molto di più rispetto ad altri settori.

Quali sono le città più inquinate?

In base a uno studio dell’agenzia europea per l’Ambiente l’Italia è prima, in termini assoluti, per morti premature da biossido di azoto.Per quanto riguarda l’NO2, le città europee più inquinate sono Londra, Parigi e Torino.  la città più inquinata d’Europa (ma anche del mondo) sarebbe Tetovo, nella Macedonia del Nord, con un Pollution index di 97,44, seguita dalla Russia Chelyabinsk e Tirana. Nella classifica ci sono anche Napoli e Brescia.

Importanza della meraviglia e i suoi effetti

Con il passare del tempo si perde la capacità di meravigliarsi, è inutile negarlo. Il mondo entra prepotentemente nella nostra sfera intima e contamina quello che Pascoli chiamava Il Fanciullino.

I bambini sono essere piccolissimi con una grandezza disarmante, sanno meravigliarsi, perché sono alla continua ricerca, sperimentano nuovi giochi, fantasticano, ogni oggetto è nuovo. Loro stanno costruendo il mondo e noi, ritornando indietro negli anni, glielo presentiamo, ma addolciamo la pillola, raccontiamo a loro e a noi stessi che il mondo è un posto bello.

La meraviglia deve avere dei validi presupposti, basta chiedersi quando è stata l’ultima volta che l’abbiamo provata? Davanti a un tramonto, ascoltando una nuova musica, oppure è stato un profumo, un monumento, un museo e la bellezza di un’opera d’arte?

La meraviglia dal punto di vista medico

La psicologia studia molto il fenomeno della meraviglia, e infatti, alcuni studi sono arrivati alla conclusione che i narcisisti siano poco propensi alla meraviglia, per innumerevoli ragioni. La meraviglia abbraccia tantissime aree del nostro cervello e del fisico. La sensazione di meraviglia è spesso accompagnata da brividi ed emozioni, aumento della frequenza cardiaca e da un generale senso di benessere. Quando ci si lascia trasportare dalle note di una musica o quando ci si immerge nella lettura di un libro, in una commedia o in un film si abbandona il concetto di tempo e nuove priorità affiorano alla superficie.

L’Università della California Berkeley nel 2018 ha condotto un’importante ricerca dalla quale sono emerse interessanti scoperte. In base alla funzione evolutiva dell’emozione di meraviglia sembra che, obbligandoci a ristrutturare i nostri schemi mentali, ci induce ad attivare il nostro pensiero critico e ci aiuta ad adattarci meglio a nuovi contesti complessi. In pratica suscitare meraviglia nei bambini li rende più aperti e più disponibili ad apprendere. Ancora nella ricerca si legge – Alcune intense esperienze di meraviglia possono provocare un cambiamento cognitivo così profondo da dare origine a mutamenti durevoli nel modo in cui le persone considerano se stesse e il mondo –

Gli studi dimostrano ancora che la meraviglia riduce lo stress e l’ansia, perfino il dolore. La meraviglia bisogna cercarla e fare come fanno i bambini, che continuano a sperimentare e scoprire, meravigliandosi di ciò che è piccolo, ma che in realtà è solo una chiave, che apre il nostro mondo verso l’infinito.

Il vaccino non è la sola arma contro il Covid

Fin dall’inizio della Pandemia, il mondo scientifico e in particolare i medici che operavano a stretto contatto con i malati di Covid hanno iniziato a sperimentare e a ricercare nuove cure. Alcuni farmaci sono stati utilizzati, e vengono somministrati tutt’ora a malati meno gravi, e nuove vecchie tecniche si sono affacciate all’orizzonte, come la cura del Plasma.

L’arrivo del vaccino ha seguito percorsi già battuti

Molti si meravigliano sui tempi del vaccino, ma le risposte a questa domanda sono tantissime, ma basterebbe una a dissolvere qualsiasi dubbio. In una scienza come la medicina, la ricerca ha un ruolo fondamentale e tutte le sue conquiste non sono mai buttante al vento. Talvolta, rappresentano un trampolino di lancio per altre patologie. In pratica, si studia sempre e ciò che si apprende e s’impara potrebbe essere utilizzato per sconfiggere una malattia futura. Ecco, ciò che accaduto con il vaccino, riguardo al quale vi sono molti scettici. Come può essere messo a punto un vaccino in soli otto mesi?

La ricerca sul cancro, ad esempio, ha avviato un’importante battaglia: l’immunoterapia, utilizzata già da alcuni anni. Questa tecnica, spiegata senza troppe parole incomprensibili ai non addetti ai lavori, rafforza il sistema immunitario, per far sì che quest’ultimo distrugga le cellule malate di cancro. L’Immunoterapia ha aperto la strada (ancora da percorrere) verso un vaccino contro il cancro, un qualcosa di grandioso! Ecco, anche conoscenze e conquiste come questa sono state utilizzate nella realizzazione dei vaccini.

Non solo vaccino contro il Covid ma la cura

Era chiaro fin dall’inizio, visti i dati e i decessi, come il collasso delle strutture ospedaliere hanno dimostrato, quanto fosse stato importante scoprire una cura efficace contro il Covid. Questa strada, probabilmente è ancora lontana. oltre a farmaci come antibiotici, cortisone, molti ospedali sono ricorsi alla cura del Plasma, che nella maggior parte dei casi funziona. Come molti ignorano, però, utilizzare il plasma ripulito, con all’interno solo gli anticorpi della malattia è una tecnica che si è utilizzata in passato e in tante occasioni. Anche la cura del plasma non è una novità, ma il risultato di anni di ricerca. Il plasma da soggetti convalescenti, infatti, è stato utilizzato durante le epidemie di SARS nel 2002 ed Ebola nel 2015, e negli ultimi mesi sono stati pubblicati su diverse riviste scientifiche i risultati di alcuni studi clinici internazionali ed italiani. Inoltre, diverse sperimentazioni cliniche in corso nel mondo stanno cercando di verificare se la terapia con il plasma iperimmune sia efficace. Nonostante ciò è necessario continuare anche su questa strada.

L’Unione Europea ha destinato 7 milioni di uero all’Italia per la raccolta del plasma iperimmune

Finalmente è arrivato il Via libera dall’UE al finanziamento di circa sette milioni per supportare i servizi trasfusionali italiani che svolgono attività di raccolta del plasma da ex malati di Covid. La conferma è arrivata dal CNS – Centro nazionale sangue – Il programma Emergency Support instrument, nato per aiutare i paesi europei contro la pandemia aiuterà i progetti dei servizi trasfusionali in 14 regioni italiane.

Lo scorso agosto, come spiega il Cns, la Struttura Regionale di Coordinamento Trasfusionale (Src) della Regione Lombardia si è candidata capofila dei servizi trasfusionali che hanno espresso interesse di accesso al finanziamento e predisposto le proposte, come da bando europeo. In totale sono 14 le Regioni e provincie autonome che hanno fatto richiesta.

Quali sono le regioni che hanno avviato la raccolta e la cura del plasma contro il Covid?

La prima regione è stata la Lombardia, si sono aggiunte il Vento e la Valle d’Aosta, il Piemonte e la Liguria, la Toscana, Le Marche, l’Abruzzo, la Puglia, la Sicilia. Se ne sono poi aggiunte altre, come la campania e il Lazio, grazie anche all’appello del Ministero della salute di continuare a raccogliere il plasma, anche se si tratta di una cura sperimentale, ma che sta dando ottimi risultati nei casi più gravi, evitando spesso il ricorso alla terapia intensiva.

La trasfusione è utilizzata per trasferire questi anticorpi anti-SARS-CoV-2, sviluppati dai pazienti guariti, a quelli con infezione in atto che non ne abbiano prodotti di propri e sono tante le persone che stanno donando il plasma.

Bufera sulla presidenza italiana: Referente del tavolo ambiente e energie G20 affidato a Manager Eni

G20, Inchiesta del Domani su presidenza italiana. Greenpeace: Il Governo spieghi perché ha affidato a un Manager Eni il ruolo di referente del tavolo ambiente e energia del G20.

Commentando quanto riportato da un’inchiesta pubblicata dal Domani – secondo cui un manager di Eni sarebbe stato scelto da Palazzo Chigi come “referente del tavolo ambiente e energia e dei lavori preparatori dei diversi delegati ministeriali per il G20 Ambiente, clima e energia che si terrà a luglio a Napoli” – Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia, dichiara:

Se confermati ufficialmente, i contenuti dell’inchiesta del quotidiano Domani tratteggiano uno scenario inquietante sulle reali intenzioni del nostro governo. Affidare a una big del gas fossile e del petrolio le trattative del tavolo ambiente ed energia del G20 è un po’ come consegnare le vittime ai carnefici. Aziende come Eni, che hanno grossi interessi internazionali nell’ambito del mercato delle fossili e le cui attività hanno un impatto negativo sul clima del Pianeta, non devono essere coinvolte dai governi quando questi hanno un ruolo di presidenza di importanti vertici internazionali. E certamente, come pare accadere in questo caso, non dovrebbero avere questo ruolo nei tavoli tecnici. Ne va della credibilità dei lavori.

Greenpeace sottolinea come Eni sia una delle aziende italiane con il più alto livello di emissioni di gas serra al mondo, nonché tra le realtà principalmente responsabili dell’emergenza climatica in corso: le sue emissioni globali sono maggiori di quelle dell’Italia. Nei suoi piani futuri, il Cane a sei zampe non prevede affatto la svolta green che sbandiera a tambur battente con spot o interventi sui media, bensì intende continuare a puntare massicciamente sul gas fossile, una delle cause della crisi climatica in corso. Se quanto scoperto dal “Domani” fosse ufficialmente confermato, l’esecutivo di fatto diventerebbe complice di questo pericoloso atteggiamento, purtroppo già anticipato da altre scelte governative.

Assumendo la Presidenza del G20, il capo di governo Giuseppe Conte aveva affermato di voler mettere persone e Pianeta tra i pilastri dell’immediato futuro, continua Iacoboni. Eppure, alcuni progetti presenti nell’ultima bozza disponibile del Recovery plan italiano sembrano essere stati scritti sotto dettatura di Eni. Si veda la parte che destina miliardi di finanziamento pubblico a un progetto inutile e costoso come il polo di Cattura e Stoccaggio della CO2 (CCS) a Ravenna, funzionale solo a continuare a sfruttare gas fossile, e non ad avviare una vera decarbonizzazione del mix energetico di Eni. È davvero questa la svolta green a cui mira l’Italia?, conclude Iacoboni.

Se davvero vuole perseguire l’obiettivo della decarbonizzazione, per Greenpeace il governo deve puntare davvero sulle energie rinnovabili. Come dimostra il report “Italia 1.5” dell’organizzazione ambientalista, una rivoluzione energetica che metta da parte i combustibili fossili porterebbe al Paese vantaggi ambientali, economici e occupazionali.

Fonte: Ufficio stampa Greenpeace Italia

Covid:I cibi che rafforzano il sistema immunitario

Abbiamo imparato con il Covid-19 che avere un sistema immunitario forte e resistente ci aiuta nel combattere virus e batteri. Esistono alcuni cibi che servono proprio a difenderci.

Il primo alimento che aiuta le difese immunitarie è l’aglio, ma non è necessario mangiarlo, va bene anche schiacciarlo in padella, facilitando la fuoriuscita di tutte le sue proprietà per poi toglierlo.

Un recente studio condotto in Giappone, all’università di Kagoshima, ha dimostrato che l’aglio cura e previene le alterazioni dell’intestino. Inoltre tiene a bada l’insulina e l’eccesso di grassi nel sangue, tutti fattori che possono aggravare lo sviluppo del Covid. Uno studio della Kagoshima University, in Giappone, ha dimostrato che l’aglio ha un ruolo chiave nel prevenire e curare le alterazioni della flora batterica intestinale e nel trattamento della resistenza all’insulina e dell’eccesso di lipidi (grassi) nel sangue, tutti elementi considerati anche come fattori di rischio per lo sviluppo della CoViD-19.

L’altro alimento base per le difese immunitarie sono i chiodi di garofano. Questi ultimi, oltre ad avere proprietà analgesiche, sono ricchi di eugenolo, un antivirale molto potente, che riesce a ridurre l’infiammazione. Questa proteina insieme alla spermidina del germe di grano è alla base di un integratore, che si sta sviluppando all’Università di Bologna, che dovrebbe contribuire a diminuire la velocità di replicazione del Covid-19.

Un’altra importante spezia è il peperoncino, ricco di vitamina C, va utilizzato crudo, come la cannella, la curcuma, i funghi, il pepe. Queste spezie possono essere utilizzate in cucina, insaporendo molti piatti oppure nella preparazione di tisane calde.

I consigli che danno sempre gli esperti non vanno mai persi di vista, come un’adeguata attività fisica, anche solo camminare e usare le scale, un’alimentazione sana con frutta e verdura (attenzione un solo frutto per volta, no a centrifugati o macedonie, la frutta contiene zuccheri). Altri alimenti che aiutano il nostro organismo sono il vino, il cacao, la birra

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