Sulle tracce di Giovanni Segantini Tour fotografico in Engadina, Svizzera con il fotografo e regista Mirko Sotgiu insieme a Cesare Martinato, mountain snapsketcher

La fotografia è un arte molto vicina al disegno e alla pittura. Dal 19 a 20 ottobre 2019 Trekking Fotografici organizza un nuovo appuntamento dedicato alla fotografia intesa come arte per illustrare il paesaggio. Un’esperienza esclusiva ed unica che porterà gli appassionati di fotografia di paesaggio in montagna nei luoghi che hanno ispirato il pittore Giovanni Segantini insieme al fotografo professionista Mirko Sotgiu e al disegnatore Cesare Martinato.

Sulle tracce di Giovanni Segantini
Tour fotografico in Engadina, Svizzera con il fotografo e regista Mirko Sotgiu insieme a Cesare Martinato, mountain snapsketcher.

I master di questo tour porteranno i partecipanti a visitare gli “spot” fotografici più belli della valle svizzera a confine con l’Italia. Luoghi più interessanti di questo tour saranno il Passo Maloja, Soglio e lo Schafberg ultima dimora del pittore che ha ispirato il famoso “Trittico delle Alpi”.   Le tre enormi tele, sul tema La Vita, La Natura, La Morte, conservate presso il museo Segantini di Saint Moritz, hanno come sfondo rispettivamente lo scenario montano di Soglio, il crepuscolo dallo Schafberg ed il paesaggio invernale dal passo del Maloja che il tour visiterà nel momento migliore del giorno, sfruttando le luci migliori per la fotografia.

Giovanni Segantini è stato un pittore di origini trentine che nelle sue opere ha interpretato in chiave assolutamente personale il Divisionismo italiano, un linguaggio artistico molto particolare che ricerca nell’aura di magia l’interpretazione della realtà del tempo. Il trittico della natura nasce dagli studi sul paesaggio legati al fallito progetto di Segantini di portare all’ Esposizione internazionale di Parigi del 1900 un’enorme rappresentazione panoramica dell’Engadina con tutti i principali paesi della valle. Nonostante i tre anni di lavoro febbrile, l’opera rimase incompiuta per la morte del pittore nel 1899 a soli 41 anni.

Per maggiori informazioni sul tour si può visitare il sito Trekkingfotografici.it Link alla scheda del tour: Trekking fotografici Workshop

TrekkingFotografici, è un team di fotografi professionisti, esperti, specializzati nella creazione e organizzazione di tour, workshop, trekking di alta qualità, per amanti della fotografia in montagna. Ogni estate da 10 anni Trekking Fotografi offre un diversificato calendario di iniziative in alta quota, dai pascoli alpini fino al regno dei ghiacciai oltre 4000 m.  Esperienze a contatto con la natura delle Alpi dedicate a tutti, esperti e neofiti. Lo staff di TrekkingFotografici ha viaggiato attraverso l’intero arco alpino per scoprire i luoghi più affascinanti per i fotografi, creando un network di rifugi, parchi naturali, in grado di organizzare un calendario completo e vario per tutto l’anno.

Negli ultimi anni i corsi di TrekkingFotografici sono stati patrocinati da: Dolomiti UNESCO, Parco Nazionale dello Stelvio, Parco Naturale Adamello-Brenta, Parco del Gran Paradiso, Parco Regionale del Serio, Parco Regionale delle Groane, Comune di Borgio Verezzi, Apt San Martino di Castrozza e supportati da Rifugi di Lombardia e altri enti e consorzi legati al mondo della montagna.   I Fotografi master di Trekking Fotografici sono tutti professionisti accreditati, in attivo da più di dieci anni e di provata esperienza nella didattica. Ogni anno più di 250 persone frequentano gli eventi organizzati.

Da oltre dieci anni TrekkingFotografici è un team specializzato in didattica di fotografia e viaggi pensati per i fotografi nelle più belle montagne delle Alpi e del Mondo.   Team: Mirko Sotgiu (fondatore), Alberto Bregani, Enzo Massa Micon, Alberto Andrighetto. Guide Alpine, MountainKingdom, Luca Macchetto, Paolo Tombin. Organizzazione tecnica Kel12

Contatti: Webtrekking fotografici

fonte: Notiziabile – TrekkingFotografici Fotografare in montagna – Breathtaking Photography Comunicato stampa 8-10-2019  

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La diversità nutrirà il mondo: Una donna alla Fao

Ma cosa fa la Fao? Ve lo siete mai chiesto?

Glaslain-Lanéelle, direttrice dell’Agenzia Ue per la sicurezza alimentare è la prima candidata donna alla direzione generale della Fao (Food and Agriculture Organization of the United Nations).

Ricordiamo che la Fao è l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, con sede a Roma fondata il 16 ottobre 1945 per accrescere i livelli di nutrizione, aumentare la produttività agricola, contribuire alla crescita economica mondiale  e migliorare le condizioni di vita delle popolazioni rurali.

La neo-candidata dichiara in un’intervista all’Ansa, che bisogna “ripartire dai bisogni veri delle popolazioni e dalla prodigiosa diversità” – “e non abbiamo bisogno di una dieta universale di riferimento”

La presunta futura direttrice della Fao assicura che se nel mese di giugno prossimo verrà eletta si impegnerà a far diventare la Fao mondiale e non più europea. 

Le sue dichiarazioni arrivano in seguito allo studio di Eat-Lancet, pubblicato sulla rivista scientifica Lancet, in base alla quale sembrerebbe che le cattive abitudini alimentari provochino più rischi di fumo, sesso non protetto e consumo di alcolici.

Autori ed esperti di nutrizione e sostenibilità, provenienti da università prestigiose e dalla Fao e Oms,  riuniti nella commissione, finanziata dalla Fondazione Eat (di proprietà dei miliardari Petter e Gunhild Storalen) si sono prefissati un obiettivo comune: Una dieta sana universale. Tutto ciò per nutrire in modo sostenibile una popolazione di 10  miliardi di persone e salvare milioni di vite all’anno.

La francese Geslain-Lanéelle sposa quindi una linea diversa rispetto a quanto emerso dalla studio Eat-Lancet.

Correnti di pensiero diverse vi sono riguardo a studi finanziati da grandi imprenditori, come anche sull’attività di organismi come la Fao e l’Oms, i quali spesso seguono politiche abbastanza lontane dai valori che dovrebbero essere alla base della loro istituzione e della loro stessa esistenza.

Si potrebbe analizzare qualche numero per farsi qualche idea o anche farsi venire qualche dubbio. Si parla di fame nel mondo, di povertà e di crisi e gli unici a non soffrirne sono coloro che occupano poltrone ai vertici di organizzazioni cosìdette “umanitarie”.  Lo stipendio di un funzionario Onu può superare i 94 mila euro all’anno – che tradotto e dividendo per 12 restituisce la somma di circa 8 mila euro mensili (alla faccia della fame!). Da considerare a parte viaggi gratis, sussidi per studio dei figli, polizze vita e vacanze, oltre a santificare le feste comandate di tutte le religioni esistenti (par condicio).  Le assunzioni non avvengono per concorso pubblico ma attraverso altre strade poco note e poco chiare. La conseguenza è che all’interno di un organo di controllo come l’Onu nessuno controlla. Infine anche in organismi come Onu e Fao vi sono stagisti non pagati, senza nemmeno un rimborso spese, i quali non verranno assunti perché uno dei requisiti per occupare un posto fisso in questi organismi non è il “senso umanitario” o “la generosità e l’altruismo”.

Ma veniamo alla Fao e alla sua funzione – La Fao dovrebbe contribuire a ridurre la fame nel mondo. Nonostante i discordanti annunci fatti dall’organizzazione  la fame nel mondo aumenta. Gli organismi internazionali non vivono di aria, anzi i costi sono elevatissimi e mentre vengono presentati rapporti, stime e previsioni non si sa realmente cosa questo organismo faccia per assolvere il suo vero compito: ridurre la fame. Nel 2013 l’organismo che dovrebbe combattere la fame nel mondo propose una ricetta a base di insetti.  “Avete fame? Mangiate gli insetti”. D’altra parte funzionari, impiegati e rappresentanti della Fao devono pur proporre ricette, effettuare statistiche, altrimenti non saprebbero cosa altro fare nella vita.

Funzionari, impiegati, rappresentanti sono tanti, troppi con stipendi da Reali mantenuti dalla Fao – Loro di certo non hanno fame. Cosa faccia e in che modo agisca la Fao per ridurre la fame nel mondo, dopo sessant’anni è ancora poco chiaro. Quando qualche statistica stabilisce che il numero di chi muore per fame è diminuito di 100 mila, bisognerebbe considerare il fatto che nei paesi del terzo e quarto mondo non vi è un vero e proprio ufficio anagrafe che conti il numero delle persone che nascono, figurarsi se conta quelle che muoiono. Nel 2014  un rapporto della Fao affermava che entro il 2015 era possibile dimezzare la fame nel mondo.

…e ancora “Siamo in grado di vincere la guerra contro la fame – L’insicurezza alimentare e la malnutrizione sono problemi complessi che non possono essere risolti da un settore o dei soggetti interessati da soli”  fu dichiarato dai responsabili della Fao nel 2014

Ottobre 2018Eliminare la fame entro il 2030, obiettivo chiave della Fao, mentre i milioni di persone che soffrono la fame scendono e salgono, se si vuole raccontare che si sta facendo qualcosa oppure se si vuole dire che bisogna fare (dare) di più e giustificare i  milioni di euro spesi per mantenere l’intera struttura Fao. 

Expo 2015 (costato fior fior di euro) sceglierà come filo conduttore <<Nutrire la Terra, energia per la vita>>.

La fame nel mondo è davvero una piaga che non si riesce a risolvere?

Povertà, mancanza di mezzi, guerre, alluvioni, spreco di cibo,alta natalità, questi sono alcuni dei motivi per cui la fame nel mondo continua ad esistere. Non ci saranno più morti per fame nel mondo, quando si agirà in modo diverso. Non servono le donazioni o adozioni a distanza solo per mettere a tacere la coscienza. In quei paesi è necessario mettere in condizione i contadini di poter lavorare la terra e auto sostenersi; è fondamentale controllare le nascite, investire in agricoltura, sostenere costruzione di villaggi, sistemi di irrigazione e scuole.

Purtroppo la povertà nei paesi occidentali e la fame nel terzo mondo è un business. Molti sostengono che l’Africa è il continente che ha le più grandi prospettive di sviluppo economico del mondo. Oggi, infatti esiste il neocolonialismo economico, di cui si sta parlando negli ultimi tempi. In realtà la Francia ha ancora un’influenza sulle sue ex colonie, che esercita controllandone l’economia, sostenendo dittature e terroristi, alimentando guerre civili. I paesi africani ad essere vittime dell’egenomia francese sono ben 14, ma i numeri di questo vasto impero coloniale sono immensi e riguardano tanto la sfera economica, quanto quella politica ed ideologica.

 

 

Greta Thunberg: Non siete abbastanza maturi per dire le cose come stanno

Ha suscitato grande scalpore il discorso tenuto da Greta Thunberg, classe 2003, rivolto ai grandi della terra per il riscaldamento del pianeta, anche se i mezzi di informazione ne hanno parlato poco, ad eccezione dei social.

COP24, la conferenza delle Parti sul Clima del 2018 tenutasi a Katowice in Polonia dal 2 al 14 dicembre 2018, si è svolta per valutare le azioni intraprese dai 198 paesi membri  per ridurre le emissioni di gas serra e per cercare di salvare il clima. I lavori si sono conclusi con l’adozione del “Katowice Climate Package“, il libro delle regole, ovvero  le linee guida per attuare l’Accordo di Parigi (l’accordo per rispettare l’accordo firmato in Francia). Nel 2019 si terrà la COP25 in Cile, sempre con grandi propositi e speranze per il futuro.

“Ora c’è una tabella di marcia con cui la comunità internazionale può affrontare in modo decisivo il cambiamento climatico” – Ha dichiarato Patricia Espinoza, la responsabile delle Nazioni Unite per il clima. In realtà nel testo finale dell’accordo vi è un compromesso, a causa delle pressioni di Stati Uniti, Russia, Arabia Saudita e Kuwait; infatti le parti si limitano ad accogliere favorevolmente la pubblicazione dell’IPCC e non a condividerne le conclusioni – Sarebbe come dire “Accolgo favorevolmente una legge, perché mi è simpatica ma non la rispetto – 

Il mercato del carbonio e il conteggio dei credito C02 legati a boschi e foreste –  è su questi argomenti che le posizioni sono divergenti, per cui non sono stati definiti questi strumenti nel pacchetto approvato. Il documento, quindi esce dalla conferenza mutilato di una parte importante, come era facilmente prevedibile. Vi è una corsa alla crescita economica e agli interessi di prestigio politico, tanto da rendere i Leader del mondo ciechi davanti all’evidenza; precisamente alle ripercussioni che l’inquinamento sta avendo sui cambiamenti climatici, dall’intensità degli uragani e tempeste, alla siccità, all’innalzamento della temperatura che provoca danni alle risorse d’acqua e ai terreni fertili. Molte cose sono purtroppo taciute nelle conferenze, per evidente convenienza; nessuno dice che si intensificheranno, ad esempio, i flussi migratori dalle regioni tropicali. Nei prossimi anni potrebbero cambiare le consistenze ambientali e gli assetti geopolitici dell’intero pianeta. Nel 2016, 175 paesi firmarono il COP21, ma le conferenze e i Summit che hanno riguardato il tema dei cambiamenti climatici sono innumerevoli e si sono conclusi sempre con tanti buoni propositi per il futuro. Ci saranno ancora tanti COP.

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Cosa auspicano gli esperti?

L’IPCC – (Integrated Pollution Prevention and Control – Prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento) per limitare il riscaldamento del pianeta prevede -45% della C02 al  2030 – il rapporto del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici parla chiaro; per evitare il punto di non-ritorno bisogna agire in fretta.

Le raccomandazioni a noi mortali sono quelle di limitare le emissioni con la riduzione del consumo di carne, l’uso di auto elettriche o bici, pannelli fotovoltaici per riscaldamento e raffreddamento, consumo di bevande e acqua in bottiglie di vetro, spegnere la luce e riciclare la carta – Ma ciò non basta se i Paesi del mondo non cambiano la politica delle emissioni e non frenano la corsa alla crescita economica.

L’attivista quindicenne svedese

Greta Thunberg il 4 dicembre 2018 ha pronunciato un discorso  durante la conferenza COP24 a Katowice. La giovane attivista svedese, il 20 agosto 2018 decise di protestare contro gli incendi boschivi e l’ondata di calore che invase il suo paese, non andando a scuola a Stoccolma. I genitori di Greta, l’attore Svante Thunberg e la cantante lirica Malena Ernman  non appoggiano lo sciopero scolastico dell’adolescente e oggi Greta alla quale è stata diagnosticata la sindrome di Asperg è sotto attacco sui social. Alcuni sostengono, infatti che l’attivista sia pilotata da altri interessi. Greta, riguardo alla malattia diagnosticata (che rientra nello spettro dell’Autismo) ha dichiarato che la patologia della quale è affetta consiste nel parlare solo quando è necessario.

…dal discorso di Greta alla COP24 nel dicembre scorso

““Il mio nome è Greta Thunberg, ho quindici anni e vengo dalla Svezia. Molte persone dicono che la Svezia sia solo un piccolo Paese e a loro non importa cosa facciamo. Ma io ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza. Se alcuni ragazzi decidono di manifestare dopo la scuola, immaginate cosa potremmo fare tutti insieme, se solo lo volessimo veramente.  Se pochi bambini possono ottenere le prime pagine di tutto il mondo semplicemente non andando a scuola, immaginate cosa potremmo fare tutti insieme se davvero volessimo. Per farlo, però, dobbiamo parlare chiaramente, non importa quanto sia scomodo. Voi parlate solo di una eterna crescita economica verde, perché avete troppa paura di essere impopolari, quindi parlate solo di andare avanti con quelle cattive idee che ci hanno messo in questo casino, persino quando la cosa più sensata da fare sarebbe tirare il freno a mano. Non siete abbastanza maturi per dire le cose come stanno, lasciate persino questo fardello a noi bambini. Ma a me interessa la giustizia climatica e la vita sul pianeta. La nostra civiltà è sacrificata per l’opportunità di un ristretto numero di persone di continuare a fare enormi quantità di soldi. La nostra biosfera è sacrificata perché i ricchi nei paesi come il mio possano vivere nel lusso. E’ la sofferenza dei molti a pagare per il lusso di pochi. Dite di amare i vostri figli più di ogni altra cosa, eppure state rubando il loro futuro proprio davanti ai loro occhi. Dobbiamo tenere i combustibili fossili sotto terra, e dobbiamo concentrarci sull’uguaglianza. E se le soluzioni sono così impossibili da trovare dentro al sistema, forse dovremmo cambiare il sistema stesso. 

 

 

I giornali di tutto il mondo l’hanno definita l’attivista più influente del momento. Una cosa è certa, Greta ha influenzato milioni di ragazzi di tutto il mondo che imitano il suo sciopero scolastico ogni venerdì, per sensibilizzare i governi sui cambiamenti climatici.

“Bisogna mettere in discussione l’intero sistema”  La giovane attivista sarà pilotata oppure dice semplicemente le cose che pensa, ma con le sue parole ha dato una lezione al mondo; una lezione di economia, di educazione civica e di filosofia.

L’ultima parte del discorso di Greta recita così:

Non siamo venuti qui per pregare i leader a occuparsene. Tanto ci avete ignorato in passato e continuerete a ignorarci. Voi non avete più scuse e noi abbiamo poco tempo. Noi siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no. Il vero potere appartiene al popolo. Grazie”.

Molti giornali l’hanno definita il nuovo Messia; sarà vero? Il significato biblico di questa parola indica qualcuno che arriva sulla terra per liberare l’umanità. Solo che stando ai testi sacri sembrerebbe che il Salvatore mandato da Dio già sia arrivato sulla terra. E’ solo che abbiamo sempre bisogno di essere liberati e salvati dalla nostra ignoranza e dall’egoismo, dalla sfrenata corsa al potere e al lusso e come dice il nuovo Messia Greta, all’eterna crescita.

Intesa Fipe-ministero della Salute: Mangiare sano

Stili di vita più salutari, nei pasti casalinghi e in quelli consumati in bar, bistrot e ristoranti.

Pasti sicuri e light, un must per clienti ed esercenti

Fipe – Federazione Italiana Pubblici Esercizi annuncia, in una nota, l’avvio di una collaborazione col ministero della Salute che porterà a diverse iniziative per promuovere la cultura di una sana e corretta alimentazione. Un primo protocollo di intesa è stato firmato a Roma in un incontro riservato alla presenza del Ministro della salute, Giulia Grillo, e del presidente di Fipe, Lino Enrico Stoppani.

”Le persone mangiano sempre più spesso fuori casa, per lavoro e per svago, ed è essenziale promuovere attivamente l’educazione alimentare e i corretti stili di vita in tutte le età – ha sottolineato il ministro della Salute Giulia Grillo -. Per questo motivo ho firmato un protocollo con la Fipe, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, la maggiore associazione di categoria nel campo della ristorazione”.

Al via “un’importante collaborazione istituzionale, che tiene conto dell’importanza strategica delle imprese di ristorazione sul tema dell’alimentazione – commenta il presidente di Fipe Stoppani -. È nei pubblici esercizi che spesso si definiscono molte delle abitudini e dei comportamenti alimentari dei cittadini, tenendo conto del fatto che milioni di persone nel nostro Paese consumano almeno un pasto della loro giornata al di fuori delle mura domestiche. L’intesa con il Ministero della Salute sarà importante per mettere a punto strumenti specifici per promuovere e salvaguardare ulteriormente valori quali la sicurezza alimentare all’interno delle nostre imprese, contribuendo nello stesso tempo ad accrescere le competenze in materia degli operatori, con un occhio anche alla sicurezza alimentare ed alla lotta agli sprechi”.

Fonte: ANSA

 

Piante e risparmio energia: meno 15% in bolletta

Si può ottenere un risparmio energia fino al 15% dei costi in bolletta, rendendo le case più fresche d’estate e più calde d’inverno. E’ possibile, infatti, secondo uno studio condotto dall’ente di ricerca Enea, creare un cappotto verde, utilizzando diversi tipi di piante attorno alle case che funga da cuscinetto isolante.

Le piante: una grande risorsa

Non è per nulla un mistero: le piante oltre a donare ossigenazione, combattono lo smog, migliorano l’aria in casa e per finire rendono gli ambienti più freschi. Basti pensare ai parchi o giardini pieni di vegetazione; sono spesso oasi fresche anche durante le estati più torride. Ecco perché molti preferiscono piante da giardino anche su terrazzi, nei cortili come negli spazi circostanti le case.

risparmio energetico con piante

Il progetto pilota dell’Enea prevede l’abbattimento del 40% del flusso termico nelle abitazioni, con una temperatura ridotta di 3 gradi. Lo studio ha interessato elementi fondamentali come il microclima, le coperture da vegetazione, i flussi energetici ma anche il clima interno alle abitazioni. Considerando tutti questi fattori si è dimostrato come il “cappotto verde” riesca ad abbassare la temperatura interna agli edifici anche in piena estate; le piante catturano l’energia solare, impedendo che venga assorbita dall’edificio. Il discorso vale anche per l’inverno; infatti, viene a crearsi un isolante fra la parete e le piante.

Alcuni comuni stanno attuando politiche di aumento di verde in città, piantando alberi. Molte sono le iniziative di privati e  gruppi social che sono nati su questa onda ecologista.  Domenica 18 novembre 2018 parte un’iniziativa promossa dal portale Alberi per il futuro – L’iniziativa è rivolta a tutti i cittadini che abbiano a cuore l’ambiente per combattere inquinamento e cambiamenti climatici – L’iniziativa è aperta a tutte le amministrazioni comunali, associazioni e cittadini. 

Ricoprire i tetti, i terrazzi e le mura di piante ha innumerevoli altri vantaggi: la vegetazione riduce l’effetto serra, oltre a migliorare l’isolamento acustico, infine le piante assorbono il 50% dell’acqua piovana, migliorando il funzionamento del sistema idrico delle città.

 

 

 

 

 

 

Bioplastica: in crescita gli imballaggi compostabili

Carta e bioplastica le nuove frontiere di chi ama il cibo sano e vuole anche rispettare l’ambiente

Da molti anni ormai vi è un consumo più consapevole, grazie anche all’informazione tanto che i consumatori si preoccupano di salvare l’ambiente e il mare soprattutto dalla plastica. Da un po’ di tempo le aziende studiano particolari materiali per contenere i cibi, che abbiano caratteristiche simili alla plastica. Purtroppo in Italia il riciclo di plastica è solo al 50%, nonostante la presenza in moti luoghi di impianti di riciclo plastica.

Come complicarsi la vita

L’uomo ha nel dna la tendenza a complicarsi la vita: mare pulito, aria pulita, natura. L’essere umano inquina, sporca e distrugge. Le industrie e le fabbriche riducono i costi e per questo inquinano, l’acqua e i succi di frutta deve vendersi in contenitori di plastica per agevolare le fabbriche che producono plastica. Quando alcune tendenze vanno oltre il limite, ci si accorge di aver sbagliato e vi è un ritorno al passato, con il freno di chi ha tutto l’interesse ad evitare questa “controtendenza” o “retromarcia”.

Cos’è la Bioplastica?

Chi fino ad oggi ha inquinato o favorito l’inquinamento, oggi (sembra strano?), ha studiato diverse soluzioni: contenitori in bioplastica per i cibi (ortofrutta, carni, insalate ecc.). I negozi bio sono stati i primi ad adottare contenitori riciclabili, Tetra Pak , la famosa multinazionale svedese, ha dichiarato che entro il 2018 saranno disponibili cannucce biodegradabili.  Tetra Pak  inoltre, sul sito ufficiale sottolinea l’obiettivo della società di fermare l’mpatto climatico del 2020, indipendentemente dalla crescita aziendale.

Bioplastica

Bioplastica – La definizione ufficiale dell’European Bioplastics è la seguente:

un tipo di plastica derivata da materie prime rinnovabili come amido di mais, grano, latte o topica –  La bioplastica si decompone entro qualche mese a fronte dei millennni necessari per la decomposizione della plastica tradizionale.

sacchetti biodegradabili

Oltre le scelte delle multinazionali vi sono i comportamenti dei cittadini, che spesso sono più importanti e determinanti di qualsiasi strategia commerciale. E’ noto che la produzione di contenitori biodegradabili abbia costi maggiori e questi ultimi ricadano sui consumatori, almeno fino a quando gli imballaggi ecologici non verranno prodotti su larga scala.

Molti consumatori, per ridurre l’inquinamento acquistano bottiglie d’acqua in vetro, con la formula reso. Se almeno il 50% delle persone avesse la stessa abitudine si ridurrebbero tonnellate e tonnellate di plastica, la quale finisce inevitabilmente in mare.

Infine vi sono quei cittadini che sono troppo impegnati per salvare l’ambiente e il mare (il bagno si può fare in piscina in hotel di lusso a 6 stelle) – 

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Il treno in Olanda viaggia con zero emissioni con il vento

Si tratta del primo treno eolico al mondo. Da circa un anno in Olanda tutti i treni sono alimentati dalle pale. Questa grande rivoluzione significa zero emissioni Co2 su una rete ferroviaria di circa 2.800 chilometri, sulla quale viaggiano 1 milione e 200 mila passeggeri.

Treni ed emissioni Co2

Bisogna tener presente che la maggior parte delle emissioni Co2 sono prodotte dalla rete ferroviaria. Il progetto del treno ecologico al 100% è frutto di una collaborazione fra la compagnia elettrica Eneco e NS. In soli due anni il progetto è stato portato a termine, riuscendo a coprire tutta la rete ferroviaria olandese. Il funzionamento per un’ora di una sola pala riesce a soddisfare la percorrenza di 200 chilometri. 

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L’Olanda è prima al mondo per produzione pro-capite di energia eolica, gli impianti eolici sono oltre 2 mila; sono anni che questo paese scommette sull’energia prodotta dal vento. I cittadini olandesi che decidono di utilizzare i Groenetrein contribuiranno al rispetto per l’ambiente. L’Olanda ha anche un altro primato: le piste ciclabili: il 61% degli olandesi si sposta in bicicletta. In particolare la città di Groeningen possiede oltre 200 chilometri di piste ciclabili, percorsi dedicati e semafori per le due ruote, oltre 10 mila posti in cui parcheggiare la bicicletta. Entro il 2020 l’Olanda pensa di ridurre ulteriormente le emissioni e ottimizzare i consumi di circa il 35%.

La lotta all’inquinamento in Italia

L’inquinamento è uno dei drammi più urgenti da risolvere; anche l’Italia dovrebbe al più presto prendere provvedimenti e incentivare l’utilizzo di fonti alternative in maniera radicale (oggi viene fatto ma non abbastanza), aumentare i chilometri di piste ciclabili, incoraggiare l’acquisto di biciclette e l’utilizzo delle stesse al posto di auto e mezzi pubblici.

 

 

Il tramonto dei carbon fossili è un sogno possibile

Ecovillaggio Montale e LifeGate verso un sogno possibile: il tramonto dei carbon fossili. L’energia rinnovabile di LifeGate fa parte delle scelte importanti dell’ecoquartiere modenese dove non viene usato il gas e i consumi elettrici non rappresentano più un peso per l’ambiente.

La transizione verso le energie rinnovabili è partita, in tutto il mondo e non potrà essere fermata. I maggiori investimenti riguardano le energie pulite. Secondo gli analisti, nemmeno i capi di Stato più reazionari e legati a carbone e petrolio riusciranno a frenare l’ondata delle fonti rinnovabili.

Ecovillaggio Montale si schiera attivamente a favore delle fonti rinnovabili sposando il progetto LifeGate Energy. L’ecoquartiere in questo articolo è al centro di un felice primato: quello di aver attivato per primo in Italia la fornitura di energia LifeGate.

Scegliere energia pulita per la propria casa vuol dire risparmiare 1.380 kg di CO2 in un anno, quindi è di gran lunga l’azione ambientale più importante ed efficace. Protagonista della storia, come ricorderete, la giovane Claudia Bulgarelli con la sua testimonianza.

La rete dell’ecoquartiere modenese è alimentata da energia elettrica sostenibile: 100% da fonti rinnovabili (sole, vento e acqua), 100% italiane e certificate, con emissioni di CO2 residue compensate con il progetto Impatto Zero®.

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Ecovillaggio Montale ha un ruolo attivo come agente di cambiamento nella sfida ambientale più importante della nostra epoca: la transizione energetica dai combustibili fossili verso le rinnovabili. I consumi elettrici di Ecovillaggio Montale di conseguenza, non gravano più sull’ambiente.

Nel 2016, l’81% di tutta l’energia prodotta nel mondo proveniva da combustibili fossili, i principali responsabili dei cambiamenti climatici. Nei prossimi 25 anni, il fabbisogno energetico mondiale crescerà del 30% circa: per contenere le emissioni di gas serra, è indispensabile che la quota energetica proveniente da fonti rinnovabili aumenti sempre di più.

Ma il processo di decarbonizzazione può avvenire solo se tutti – privati, aziende e istituzioni – fanno la propria parte.

La buona notizia è che i dati del 3° Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile – realizzato da LifeGate in collaborazione con Eumetra Monterosa – dimostrano infatti che il 59% degli italiani è interessato ai temi “green”.

 

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Lo sviluppo delle rinnovabili e l’abbandono delle fossili segnano un passo fondamentale per il Paese e le future generazioni. Scegliere l’energia rinnovabile significa partecipare in prima persona alla realizzazione di un progetto di un mondo più pulito che miri a prevenire disastri ambientali e sociali

Settimana corta in Germania: vivere di più lavorare di meno

Di recente è stato approvato un accordo in Germania che prevede la settimana lavorativa di 28 ore  nel settore metalmeccanico. Quando si pensa a questo paese e ai suoi abitanti vengono in mente rigidità, disciplina e un grande senso di perfezione. Negli ultimi tempi il concetto di lavoro sta cambiando ed è strano che segnali di cambiamento arrivino proprio da un paese come la Germania.

L’editoria di oggi sforna manuali che spiegano come raggiungere l’indipendenza, come lavorare meno e questi concetti, apparentemente insignificanti hanno un enorme impatto su temi come l’economia, le disuguaglianze, il consumismo e perfino sui cambiamenti climatici.

Il concetto è semplice ma è complicato attuarlo: lavorare meno e vivere di più. L’accordo raggiunto in Germania ha un obiettivo semplice ed è quello di dare la possibilità alle persone di passare più tempo con i propri cari, di impiegare il loro tempo in attività piacevoli perché il tempo è prezioso. In fondo è la filosofia della decrescita, che alcuni chiamano “decrescita felice”. Basta lavorare meno e consumare meno: gli spot pubblicitari sono messaggi che ci violentano e ci spingono al consumismo, il vero motivo per il quale si lavora molto. Se il lavoro diventa stressante, non si vive bene, non si gustano le esperienze che rendono la vita degna di essere vissuta, semplicemente perché manca il tempo.

Chi ha deciso di decrescere si è inventato un mestiere nuovo e oltre seguire una nuova filosofia di vita, consuma meno, ha sempre meno bisogno di oggetti spesso inutili.

Al di là di chi crede in un cambiamento radicale, negli ultimi tempi si sta diffondendo una nuova consapevolezza: Vi sono persone che coltivano l’orto, usano la bici, i pannelli fotovoltaici, lavorano con il co-working, utilizzano carsharing per gli spostamenti, hanno meno consumi, acquistano meno oggetti.

Consumismo e diseguaglianze

Finalmente i falsi valori stanno cedendo il posto alla bellezza e ad un uso consapevole del tempo. Il consumismo è un circolo vizioso: si lavora molto per potersi permettere auto, casa, smartphone di ultima generazione e una vasta gamma di prodotti e servizi molto costosi. Il consumismo inoltre alimenta le multinazionali e le banche che le finanziano aumentando il divario fra chi è troppo ricco e chi è troppo povero. La corsa al consumismo spinge verso modelli di produzione e di lavoro che inquinano e che creano profonde diseguaglianze.

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