Fairtrade: Commercio equo e solidale

Molti si saranno accorti, facendo la spesa di scritte su diversi prodotti che recitano: equo e solidale, in particolare del marchio fairtrade.

Fairtrade aiuta a rendere più sostenibile la coltivazione del cacao garantendo il prezzo minimo Fairtrade per questa materia prima e offrendo un guadagno aggiuntivo da investire nelle comunità locali, in modo che gli agricoltori possano costruire un futuro migliore per se e per le loro famiglie. – è quello che si legge sul sito Fairtrade.

Conosciamo meglio questa realtà: Cos’è Fairtrade

Molte volte ci siamo chiesti come poter cambiare il mondo, e altrettante volte ci siamo sentiti sconfitti oppure troppo piccoli per poterlo fare. Resto sempre dell’idea, che invece nel nostro piccolo possiamo fare tanto (lo ribadisco: siamo quasi 9 miliardi di persone sul pianeta). Nove miliardi di persone attraverso i loro comportamenti e i loro consumi soprattutto possono creare o modificare una tendenza.

La storia è antica ma paradossalmente sempre attuale e si chiama sfruttamento. Sfruttamento delle risorse e sfruttamento del lavoro delle persone. Si tratta di un meccanismo non molto complesso, attraverso il quale qualcuno si arricchisce, impoverendo il pianeta o sfruttando i lavoratori. Fenomeni come l’imperialismo e il colonialismo hanno lasciato il posto a caporalato o semplicemente allo sfruttamento in tutte le sue forme per capirci. Ancora oggi, ad esempio, le aziende che chiudono per aprire stabilimenti in paesi dove la manodopera costa meno, lo fanno per fare buoni affari a danno di migliaia di lavoratori che resteranno senza lavoro.

La mission di Fairtrade

La mission di Fairtrade è cambiare il mondo, è ovvio che non è cosa semplice, ma qualunque sforzo in questo senso va sostenuto e apprezzato. Fairtrade è il marchio internazionale di certificazione del commercio equo e solidale. In altre parole sostiene i produttori agricoli dei Paesi in via di sviluppo, dando loro la possibilità di migliorare le proprie condizioni di vita e di lavoro. Il prezzo dei prodotti con il marchio Fairtrade è più alto ma viene certificato attraverso una rete di cooperative e organizzazioni per garantire alcune condizioni.  Esempio:  I consumatori si impegnano ad acquistare prodotti ad un prezzo più alto in cambio di qualità, ecosostenibilità. Si è certi di acquistare e quindi sostenere agricoltori che non sfruttano il lavoro minorile, che non deturpano l’ambiente e così via. Inoltre, Fairtrade corrisponde dei premi ai produttori, per la costruzione di scuole, infrastrutture, ambulatori, ospedali.

Consumo responsabile. Le grandi catene di supermercati lanciano offerte a sottocosto, si tratta di strategie di marketing, e il consumatore è attirato da questa politica. Bisogna tener presente, però, che dietro a prezzi bassi ci sono costi per l’ambiente e per il sociale. In altre parole il prezzo è basso ma il costo più alto lo paga l’ambiente e tutta la comunità, attraverso l‘impoverimento delle risorse. Se acquistiamo  un prodotto a sottocosto, questo vuol dire che altri stanno pagando la differenza. Fairtrade garantisce il prezzo giusto all’agricoltore, per permettergli di vivere e pensare al futuro e con i premi aiuta anche a migliorare la vita della sua comunità.

Fairtrade: le critiche

Le critiche non mancano mai, e guai se non fosse così. Il concetto che Fairtrade cerca di introdurre è cambiare il mondo, e cerca di farlo influenzando tutta la filiera produttiva. Cambiando radicalmente certe abitudini si influisce sulla politica dell’intero pianeta.

Fairtrade ha subìto tantissime critiche, tutto normale fin qui. Quando si cerca di fare qualcosa, soprattutto se qualcosa di positivo si scatenano attacchi da ogni fronte. Una delle critiche che Fairtrade ha subìto è che aiuta poco l’Africa e molto le imprese.

Moltissime aziende hanno da tempo abbandonato il marchio Fairtrade per creare regolamenti interni, e di conseguenza nuovi marchi. Sotto un certo punto di vista, tutto ciò appartiene alle strategie di marketing. Basta capire cosa vogliono i consumatori e il gioco è fatto. Quante società hanno cambiato faccia negli ultimi tempi diventando ecologiste, schierandosi contro lo sfruttamento delle risorse, pro-ambiente e così via? Nulla da eccepire, se si tratta di un cambiamento reale, ma in alcuni casi si sono scoperti dei falsi, spesso una politica ecologista o bio è solo apparente.

Sono state condotte inchieste e sono stati scritti libri per analizzare il sistema delle certificazioni di Fairtrade. Quale sistema è perfetto? In Germania Fairtrade ha subìto attacchi, perché vengono impiegate (e quindi certificate) anche materie prime tradizionali nell’intero processo di produzione.

Conclusioni

Quando un’idea è buona bisogna proseguire su quella strada. Capitalismo, Imperialismo, Colonialismo sono solo alcuni dei sistemi che non hanno funzionato. Oggi, qualcuno vuole convincerci che il sistema Fairtrade non va bene,  o che ha promesso ciò che poi non riesce a mantenere. Di sicuro con questo sistema non è cambiato il mondo, ma ha fatto comprendere che esiste un’alternativa.

Cambiare il mondo è cosa molto difficile, che comporta molti passaggi, spesso dolorosi, errori e imperfezioni, ma vale la pena provarci e non lasciare campo libero a chi desidera un ritorno al passato. Oppure si può far ricorso al pensiero critico.

Alcuni dati da Fairtrade

Gli agricoltori Fairtrade e i lavoratori hanno guadagnato più di mezzo miliardo di euro in Premio Fairtrade negli ultimi 5 anni da spendere in progetti a loro scelta. Ma come fanno a decidere esattamente come spendere il Premio? Che priorità hanno? E qual è l’impatto a livello più profondo che provoca nelle loro vite?
L’istituto di ricerca francese LISIS ha analizzato i dati sul Premio Fairtrade  e ha approfondito la situazione di 5 organizzazioni di produttori certificati attraverso visite in loco, intervistecorsi di formazione con il management delle organizzazioni, i contadini e i lavoratori. Sono state prese in considerazione sia cooperative che piantagioni e la ricerca ha abbracciato diverse tipologie di produzioni in Africa e America Latina: due organizzazioni di piccoli produttori in Perù (cacao/caffè e banane), una in Ecuador (banane), un’unione di cooperative in Costa d’Avorio (cacao) e una piantagione di fiori in Kenia.

La maggior parte del Premio viene speso in servizi per i contadini e lavoratori, seguiti da investimenti sulle cooperative

Tra il 2011 e il 2016, le organizzazioni hanno scelto di spendere:

  • il 52% dei loro fondi in servizi per i contadini e i lavoratori: pagamenti in contanti, strumentazione agricola, fertilizzanti o prestiti;
  • il 35% per rafforzare le cooperative: miglioramento dei processi dell’impresa, costi di ufficio, finanziamenti e formazione per la dirigenza e per i dipendenti;
  • il 9% in progetti per la comunità in ambito sanitario e per le infrastrutture educative, acqua e servizi igienici o progetti ambientali.

Le borse di studio e i servizi sanitari sono stati i più apprezzati secondo le persone intervistate. Alcuni sono riusciti a realizzare economie di scala. Per esempio, in Kenia sono state acquistate grandi quantità di fornelli efficienti poi rivenduti  ai lavoratori a prezzi scontati. Il Comitato per la gestione del Premio ha acquistato inoltre un pezzo di terra e ne ha venduto delle porzioni ai lavoratori a circa un terzo del prezzo di mercato. Per i lavoratori non sarebbe stato possibile altrimenti possedere la terra.
La cooperativa produttrice di banane in Ecuador ha lavorato con il Network regionale dei produttori per costruire una fabbrica di biofertilizzanti, compost e altri prodotti. I contadini risparmiano acquistandoli ad un prezzo più basso di quello di mercato e possono eventualmente rivenderli all’esterno per generare ulteriore reddito. Dalla riduzione dei contaminanti ha tratto beneficio anche l’ambiente.

Come si diventa consumatori responsabili – Cambiare la vita di qualcuno

Comprendiamo sempre di più quanto le nostre scelte siano importanti, e in che modo possiamo diventare consumatori responsabili. I nostri comportamenti sono fondamentali, sembrano semplici gesti, ma la scelta anche di un singolo prodotto può cambiare la vita di qualcuno, e questo è un sistema che non passa mai.

I marchi Fairtrade e come riconoscerli

Questo tipo di Marchio Fairtrade viene stampato sui prodotti coltivati e commercializzati secondo i criteri del commercio equo. Significa inoltre che questi prodotti sono completamente tracciabili (trattati separatamente dai prodotti non-certificati), dal campo allo scaffale. Puoi trovare questo Marchio su i prodotti mono-ingrediente, come le banane e il caffè.
Questo tipo di Marchio Fairtrade viene stampato sui prodotti coltivati e commercializzati secondo i criteri del commercio equo. Significa inoltre che questi prodotti sono completamente tracciabili (trattati separatamente dai prodotti non-certificati), dal campo allo scaffale. Puoi trovare questo Marchio su i prodotti mono-ingrediente, come le banane e il caffè.
Se trovi il Marchio Fairtrade con una freccia, significa che sul retro della confezione troverai maggiori informazioni sugli ingredienti. Il Marchio con la freccia viene usato sui prodotti con più ingredienti, come le barrette di cioccolato o i cereali per la colazione. Tutti gli ingredienti che sono disponibili con certificazione Fairtrade devono essere Fairtrade (per esempio tutto il cacao, lo zucchero e la vaniglia). Il contenuto minimo totale Fairtrade è del 20%, ma molte aziende ne utilizzano di più. Troverai la percentuale effettiva sul retro della confezione.
Se trovi il Marchio Fairtrade con una freccia, significa che sul retro della confezione troverai maggiori informazioni sugli ingredienti. Il Marchio con la freccia viene usato sui prodotti con più ingredienti, come le barrette di cioccolato o i cereali per la colazione. Tutti gli ingredienti che sono disponibili con certificazione Fairtrade devono essere Fairtrade (per esempio tutto il cacao, lo zucchero e la vaniglia). Il contenuto minimo totale Fairtrade è del 20%, ma molte aziende ne utilizzano di più. Troverai la percentuale effettiva sul retro della confezione.

 

Fonte Immagini sito web Fairtrade – Immagine di copertina Costruzione di un pozzo in Malawi – Copyright Fairtrade Foundation

Il nuovo Piano Colao: i provvedimenti su efficienza energetica, bioedilizia e rinnovabili

Il Piano Colao è il piano studiato dalla task force guidata da Vittorio Colao, al fine di implementare una strategia efficace per la Fase 3 e per la ripresa dell’Italia dopo la crisi post Covid-19.

Tale piano ricopre 6 macro aspetti e obiettivi fra cui:

  1. Imprese e Lavoro
  2. Infrastrutture e Ambiente
  3. Turismo, Arte e Cultura
  4. Pubblica Amministrazione
  5. Istruzione, Ricerca e Competenze
  6. Individui e Famiglie

In “Infrastrutture e Ambiente“, il piano prevede una serie di provvedimenti relativi a:

  • Sblocco e accelerazione degli investimenti del settore energetico
  • Efficienza e transizione energetica e tecnologie energetiche innovative

Vediamo nel dettaglio cosa riguardano tali temi!

Transizione energetica, rinnovabili e bioedilizia 

L’arrivo del Covid-19 ha fatto emergere parecchie perplessità in materia di transizione energetica, dato l’effettivo rallentamento di tutti i progetti relativi a tale passaggio come:

  • Green Deal, con il suo piano decennale di investimenti pubblici e privati per circa 2.600 miliardi di euro
  • la recentissima EU Climate Law, per il raggiungimento nel 2050 della neutralità climatica e la riduzione delle emissioni di Co2 del 50-55% nel 2030
  • ed, infine, il Piano Nazionale Pniec, che prevede 180 miliardi di investimenti aggiuntivi al 2030
  • rinnovamento della Norma sui Certificati Bianchi fino al 2030

Questo rallentamento ha difatti esposto l’Italia ad un rischio non solo climatico ma anche competitivo sulle strategie di lungo termine.

Il Piano Colao prevede una strategia di focalizzazione degli investimenti su questi interventi di transizione energetica e l’accelerazione di tutti i processi di creazione delle infrastrutture energetiche e idriche per la salvaguardia del patrimonio ambientale.

Inoltre prevede un effettivo impegno per incentivare l’utilizzo di nuove energie rinnovabili come:

  • l’energia da moto ondoso
  • l’idrogeno verde
  • le soluzioni per stoccaggio della Co2

Anche per il settore della bioedilizia, il Piano Colao focalizza l’attenzione sulla promozione della transizione energetica per i privati. 

fonte: fornituralucegas

Sappiamo ascoltare? Quanti tipi di ascolto esistono?

Katiuscia Baggio, ICF Professional Certified Coach e Leadership trainer  ha pubblicato nel suo blog un interessante articolo sui diversi tipi di ascolto, che può servire da spunto per comprendere qualcosa in più sui rapporti che abbiamo con gli altri.

La Coach ha suddiviso i diversi tipi di ascolto che si possono avere in una conversazione quotidiana suddividendoli in:

1.     Ascolto per dovere

2.     Ascolto per poi farti vedere che sono preparato/che ho ragione

3.     Ascolto per avere le informazioni che mi servono

4.     Ascolto per capirti

5.     Ascolto per connettermi emotivamente con te

È risaputo che saper ascoltare è una competenza importante sia in ambito professionale che personale. Più sappiamo ascoltare e più la qualità delle nostre relazioni interpersonali migliora. Siamo bombardati da mille stimoli e la capacità di prestare attenzione a quanto sta succedendo attorno a noi o a quello che un’altra persona ci sta dicendo è sempre più a rischio, dato che non viene più allenata come un tempo. Non è un caso che la mindfulness, che in parole semplici significa “fare attenzione al momento presente, senza giudizio”, sia uno strumento sempre più usato in vari ambiti, da quello medico a quello aziendale.

Il coaching va controcorrente e richiede al coach professionista una capacità di ascolto fuori dal comune. Non si tratta solo di un ascolto attento ma di un ascolto profondo, che fa attenzione non solo al linguaggio verbale, ovvero alle parole che il coachee dice, ma anche al linguaggio non verbale, al non detto, alle pause, ai silenzi, ai cambi di energia della persona che abbiamo di fronte.

Non è di certo il livello di ascolto che siamo chiamati ad avere nella vita di ogni giorno, a meno che non svolgiamo la professione di coach.

Il livello due, ascolto per poi farti vedere che sono preparato/che ho ragione, viene spesso utilizzato anche nei rapporti di amicizia. Si chiama un amico per parlare di un nostro problema, l’amico ci lascia parlare per un minuto per poi cominciare a proporci le sue idee e possibili soluzioni. “So di che cosa stai parlando, è successo anche a me quando…Secondo me dovresti…”. Il dialogo viene così monopolizzato da quella persona che magari abbiamo chiamato solo perché ci desse un po’ del suo ascolto. L’altro spesso reagisce in quel modo con l’intento genuino di volerci aiutare ed esserci utile. Purtroppo a scuola non ci hanno mai insegnato l’ascolto attivo.

Qualche settimana fa una persona mi ha fatto notare che un conto è ascoltare il coachee in una sessione di coaching, un conto è ascoltare un amico. Certo, non posso e non sono chiamato ad avere lo stesso livello di ascolto. Quello che però tutti possiamo allenarci a fare è quello di regalare un po’ di più la nostra attenzione a chi abbiamo di fronte, resistendo alla tentazione di dare consigli e di parlare della nostra esperienza. Sarà magari poi la persona a chiederci le nostre opinioni o i nostri suggerimenti.

Già arrivare al livello “ascolto per capirti” è una cosa positiva in una relazione dove vogliamo creare delle buone basi. Non siamo chiamati ad arrivare a tale livello con tutti. Va bene ascoltare per avere le informazioni, va bene se qualche volta abbiamo un ascolto distratto. La cosa importante è non farlo con le persone e nelle situazioni importanti della nostra vita.

fonte: Katiuscia Baggio

Accade spesso di notare gli atteggiamenti degli altri, a chi non è successo? e in diverse circostanze abbiamo anche tentato di classificare i tipi di individui e apporci un’etichetta. Ci sono persone, ad esempio, che amano tanto parlare di sé. In particolare chi parla molto o troppo si espone di più, ed è più semplice comprendere la sua struttura mentale, le idee, eventuali pregiudizi o modi di pensare, rispetto a chi è più ermetico. Abbiamo sicuramente notato, ad esempio, quando qualcuno ostenta le sue esperienze, portando l’attenzione sempre su di se, oppure persone che ascoltano e magari dopo qualche tempo sentenziano, oppure chi ascolta e basta. Da ignoranti in materia, possiamo solo commentare e riflettere e magari chiederci quale sia il modo più corretto per relazionarci con gli altri, e soprattutto se il nostro metodo è quello giusto. In fondo, qualche domanda e qualche riflessione non hanno mai fatto male a nessuno, anche da profani.

Un modo intelligente per fare la spesa: Chi è il padrone?

A volte basta un’intuizione – L’esperimento arriva dalla Francia e ha avuto un successo che è andato oltre ogni rosea previsione. Questo perché quando si chiede alle persone di contribuire per una giusta causa i risultati arrivano.

L’esperimento che può rendere più giusti i prezzi al supermercato

La marca del consumatore ha registrato nel paese dove è nata quattordici milioni di clienti, 33 referenze di prodotti e la presenza fissa in gran parte dei supermercati. Partito dal basso questo brand senza alcuna campagna pubblicitaria o di marketing, ma semplicemente con il passaparola e un uso intelligente dei social ha conquistato grandi fette del mercato francese. La marca è C’est qui le patron?” – Chi è il padrone? 

Il latte è diventato il prodotto più venduto in assoluto, sono seguiti poi altri prodotti. L’idea che Nicolas Chabanne  ha avuto nel 2016 ha rivoluzionato il modo di fare la spesa e cambiato in un certo senso il concetto di filiera agroalimentare e di consumo. 

Come funziona?

Attraverso un questionario online, le persone indicano le modalità di produzione preferite per determinati prodotti. Gli stessi consumatori stringono un patto con i produttori, ai quali chiedono qualità del prodotto in cambio di un prezzo giusto e bloccato per tre anni, come indicato sulle confezioni. Il fenomeno si sta diffondendo in altri paesi e in Italia il 25 giugno arriveranno le prime confezioni di pasta con la marca del consumatore nei punti vendita Carrefour.

Come è nata l’idea?

Siamo nel pieno di una delle crisi del latte e molti produttori si erano perfino tolti la vita. Chabanne ha interpellato i consorzi per indagare su quale sarebbe stato il prezzo per salvare i produttori dal fallimento. Attraverso un semplice ragionamento si è capito che bastavano appena 8 centesimi in più al litro per far passare i produttori dalla crisi più nera ad un reddito dignitoso. Il passaggio successivo è stato ancora più semplice, è stata rivolta una domanda ai consumatori: Siete disposti a spendere otto centesimi in più per un prodotto che remunera il giusto i produttori?” 

Aprire qui una parentesi è doveroso. Molti consumatori, forse non si chiedono il motivo di offerte sottocosto oppure di prodotti con prezzi bassi. Si tratta indubbiamente di una strategia di marketing: offrire prodotti a un costo basso. Bisognerebbe, però chiedersi come mai quel prezzo è così basso, da dove arriva il prodotto, qual’è la filiera. Spesso dietro costi bassi e offerte ci sono tantissime cose occulte, che i consumatori ignorano e che riguardano ambiente, produttori, imposizioni e talvolta anche mafie. 

L’ideatore francese di questa semplice equazione non ama parlare di rivoluzione, ma semplicemente di evoluzione, molto spesso senza rendercene conto ritorniamo indietro. Bisogna, invece evolversi, e questo è l’esempio lampante di come 8 centesimi possono salvare qualcuno e garantirci un ottimo prodotto, e anche di come si può vivere senza asfissianti campagne pubblicitarie ma usando in modo intelligente i social e le relazioni. 

Si è tanto parlato di consumi intelligenti, e oggi è più che mai necessaria un’evoluzione che salvaguardi l’ambiente e i territori, un consumo consapevole che non faccia cadere in crisi tutto il sistema. Molti consumatori da tempo questo lo hanno compreso, e per questo motivo sono attenti a ciò che portano in tavola, consultano le etichette, evitano le plastiche, l’uso delle auto e così via. Ormai è chiaro, che acquistare senza un criterio, senza sapere da dove arriva un prodotto e  che percorso ha fatto non danneggia solo noi stessi, ma anche chi ci circonda e soprattutto il pianeta. Il creatore di questo sistema non è un genio, ha semplicemente avuto fiducia nelle persone, con la certezza di non rivolgersi semplicemente a dei numeri ma a esseri umani in carne ed ossa, che hanno a cuore le sorti dell’umanità.

la marca del consumatore
spesa sostenibile

La marca del consumatore in Italia

In Italia è possibile già sostenere il progetto La marca del consumatore aderend all’iniziativa sul sito web La marca del consumatore  – Qui i consumatori creano i loro prodotti. Dal sito già è possibile votare i prodotti o proporne di nuovi.

Sul sito web lamarcadelconsumatore si legge:

Una marca che propone unicamente dei prodotti buoni, sani e responsabili; Il successo della commercializzazione dei prodotti  Chi è il padrone?!  è garantito dalla partecipazione dei consumatori, che con le loro risposte ai questionari, definiscono i criteri delle schede tecniche dei  prodotti da immettere sul mercato per la commercializzazione.

I prodotti una volta convalidati, verranno prodotti da aziende partner ( grandi-piccole) da noi scelte, che dovranno rispettare i valori di sostenibilità e le schede tecniche dei prodotti da noi creati.

I costi pubblicitari saranno sostituiti da una comunicazione di rete, che consentirà notevoli risparmi sul prezzo di vendita consigliato.

La tacciabilità totale della produzione e la composizione dei prodotti ci assicureranno una costante e duratura garanzia di cibo.

Creando i nostri prodotti, controlleremo ogni fase del ciclo produttivo, dalla produzione, trasformazione e commercializzazione.

Rispetteremo la natura, il benessere degli animali, e il giusto prezzo  ai produttori.

Tutti i prodotti saranno direttamente  commercializzati  a marchio Chi è il padrone?! La marca del consumatore, dalle aziende di produzione  scelte da noi.

Sul sito già c’è la schede del primo prodotto italiano, la pasta in vendita dal prossimo 25 giugno – Le caratteristiche sono specificate una ad una e vanno dall’origine del grano al metodo di trafilatura, al sostegno per l’agricoltura biologica. In più questa pasta sostiene anche le famiglie in condizione di fragilità economica con 1 centesimo/kg.

In più i consumatori possono conoscere il produttore. Il primo prodotto italiano con il marchio lamarcadelconsumatore è stato creato da 3558 consumatori.

Chi è il padrone?  Siamo noi, che forse non possiamo decidere tutto, ma abbiamo potere su tanto!

La prevenzione salva la vita

Sembra un paradosso e invece lo è: con l’emergenza sanitaria Covid-19 la sanità ha subito un rallentamento se non un definitivo stop. In tanti casi, probabilmente fermarsi non è stato (non è) giustificato, perché le visite di controllo sono importanti almeno come contenere il Covid-19. Attualmente alle Asl sono ammesse solo visite urgenti o brevi. Se invece ti rivolgi ad un centro privato le visite e i controlli si possono fare. 

Comunicato Stampa

+ 8.000 casi di carcinoma mammario non diagnosticato a causa dello stop ai programmi di screening durante l’emergenza Covid.

Ogni anno abbiamo in media 53.000 casi di diagnosi di carcinoma mammario, il che significa un numero pari a 4.000 donne al mese che, scopre di essere malata. A causa della sopraggiunta emergenza sanitaria per Covid-19dei mesi scorsi, abbiamo assistito ad un lento ed inesorabile calo del processo di diagnosi, che, secondo quanto stimato, porterà alla scoperta tardiva di malattia circa 8.000 donne che, non hanno potuto sottoporsi alle consuete visite preventive e agli screening programmati.
La prevenzione, come tutti ormai sappiamo, è il miglior strumento a disposizione per curare e sconfiggere la maggior parte delle malattie oncologiche. La mancata possibilità durante i mesi passati di accedere ai servizi di screening, l’annullamento forzato di visite magari in programma da tempo, la mancanza di personale sanitario in numero sufficiente, così come una sopraggiunta componente di paura per un possibile contagio, hanno costretto moltissime donne a interrompere i consueti programmi di prevenzione.  Il 30% delle donne che solitamente si sottopone programmi di prevenzione non l’ha fatto e probabilmente non lo farà fino al prossimo anno.  Diventa quindi fondamentale recuperare il tempo perso in questi ultimi mesi: “La prevenzione ha subito un brusco stop a causa della pandemia e le conseguenze, se non si interviene subito, saranno drammatiche”.
A lanciare questo messaggio è il  Dott. Mario RampaMedico Chirurgo Senologoda sempre impegnato nella prevenzione e lotta al tumore al seno che ha impostato sin dal principio della sua carriera professionale, un rapporto molto diretto e personale con i suoi pazienti -perché- “ogni caso è a sé e merita la giusta attenzione e dedizione, non vale il principio della generalizzazione”; un rapporto speciale che ha intensificato in questo momento di grande difficoltà implementando la sua presenza sui canali social e nella comunicazione diretta, organizzando diversi webinar di confronto con altri colleghi e non solo per rispondere a domande e sciogliere dubbi delle sue pazienti ma anche di ogni persona interessata ad approfondire i diversi argomenti legati alla prevenzione. “In questi due mesi di quarantena causa Covid, dove il contatto umano e la possibilità di confronto diretto è stato per ovvi motivi impossibile, mi sono messo a disposizione di tutti coloro che avessero domande, dubbi e richieste di informazioni per fare la mia parte, sempre presente e a sostegno di chi non sta bene e sta affrontando un percorso già di per sé complesso”, racconta il Dott. Rampache proseguirà con appuntamenti dedicati alla prevenzione attraverso le sue pagine social Facebook Dott. Mario Rampa – Senologo e Instagram mariorampa raggiungendo complessivamente 60000 followers.
fonte: comunicato stampa Giulia Lucchi Notiziabile

 

Uscire dall’ombra della depressione: il 10 luglio presentazione del manifesto in forma virtuale

Nell’ambito della salute mentale la depressione costituisce la prima causa di disabilità a livello globale. Obiettivo di questo incontro, nel quale verranno presentati il Manifesto Uscire dall’ombra della depressione e il Libro bianco sulla salute mentale in Italia, è fare il punto sullo stato della salute mentale in Piemonte e sensibilizzare la Regione su queste patologie affinché vengano intraprese le azioni opportune per facilitare l’accesso agli approcci di cura più appropriati e innovativi per i pazienti che soffrono di depressione.

L’incontro si terrà in forma virtuale il 10 luglio 2020 dalle ore 11.30 alle 13.00.

La partecipazione è gratuita. Per iscriversi e poter ricevere il link per collegarsi all’evento in forma virtuale è obbligatorio compilare il modulo disponibile al seguente indirizzo web entro mercoledì 8 luglio:https://us02web.zoom.us/webinar/register/WN_cPIfknfoStOFu3p3cj0IYA

N.B.: è necessario aver installato l’applicazione ZOOM sul proprio PC.
Per le istruzioni consultare il manuale disponibile al seguente
link:https://www.ondaosservatorio.it/app/../ondauploads/2020/06/Webinar-guida-per-i-partecipanti.pdf

  • Una volta compilato il modulo verrà inviata una e-mail di conferma all’indirizzo di posta indicato nel modulo, con il link per partecipare all’evento.
  • Il giorno prima dell’evento verrà inviato un promemoria con il link per partecipare all’incontro.

Fonte: Onda Osservatorio

200 mila depressi in più dopo il Covid-19

Alcuni hanno ancora paura del Covid-19, e restano a casa. L’isolamento e il distanziamento forzato hanno cambiato alcune dinamiche sociali, ma ha anche acuito fenomeni già esistenti nella società di oggi.

In Italia già 100 mila Hikikomori

Negli ultimi tempi gli specialisti hanno studiato diversi fenomeni psicologici derivanti dalla quarantena, e ne viene fuori una fotografia preoccupante. In particolare emerge un avanzamento della sindrome Hikikomori nei giovani. In giapponese la parola significa “stare in disparte”. Il fenomeno riguarda persone che non lavorano, non studiano e escono poco da casa. Gli esperti ritengono che ciò avvenga per diversi fattori, legati a fallimenti scolastici e nella vita di relazione. Altre cause potrebbero trovarsi nelle famiglie, che esasperano i ragazzi con un’eccessiva competizione scolastica o sportiva. L’ambiente circostante di certo non aiuta, perché è noto da tempo che l’urbanizzazione delle città tende a creare persone depresse. Un’ulteriore causa di isolamento potrebbe trovarsi nei social, o meglio nel tempo che i ragazzi trascorrono sui social, togliendolo alle relazioni. La sindrome di Hikikomori è stata evidenziata in Giappone per la prima volta, ma si sta espandendo in altri paesi come in Italia, India, Finlandia, Marocco, Oman, Francia, ma anche negli Stati Uniti. Le condizioni esterne non sono affatto favorevoli: mancanza di lavoro, per cui pochi stimoli ad uscire, società frenetica, basata sul consumismo, città caotiche e industrializzate. Questi sono tutti elementi che non aiutano ad uscire da questo problema.

200 mila persone depresse in più dopo il Covid-19

Qualcuno l’ha chiamata la sindrome della capanna; si tratta di persone che passata l’emergenza continuano la loro vita in un isolamento volontario. Nei giorni della quarantena, bisogna dirselo, è cresciuta l’ansia e la depressione, o almeno tutti hanno fatto i conti con un forte senso di preoccupazione, che non è stato molto piacevole (ma è più che normale, ci mancherebbe!). Resistere era la parola che si è sentita di più, come quelle altre più ottimistiche da Mulino Bianco come “ce la faremo” o “andrà tutto bene”, ma a volte bisogna anche fare i conti con la realtà, anche se l’ottimismo è fondamentale. Fra i camici bianchi è frequente la sindrome di burnout, che abbiamo trattato in un articolo precedente.

E la realtà è diversa da come spesso ce la voglio descrivere. La crisi economica e la disoccupazione hanno generato nuovi depressi. Andiamolo a dire ad un disoccupato o a chi ha chiuso un’attività commerciale in piedi da anni, che non deve preoccuparsi e non deve deprimersi. Solo in Lombardia si stimano 150 mila persone depresse in più, in quel luogo oltre alla crisi economica c’è stato molto di più, e lo sappiamo bene. C’è gente che non ha iniziato ancora a realizzare cosa sia davvero successo, persone che devono ancora elaborare lutti avvenuti nel peggiore dei modi.

Il coronavirus non causa solo problemi respiratori ma, in modo indiretto, a causa anche del lockdown, ha causato (e sta causando) ansia e depressione. E tutti gli esperti hanno lanciato l’allarme per  una vera e propria “ondata” di disturbi mentali – i dati arrivano dall’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere.

La Fondazione Onda-Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, ha organizzato una serie di incontri a Milano sul tema – Infatti gli esperti, gli specialisti, i medici di base, e anche le istituzioni stanno cercando di comprendere come affrontare il problema. Per fortuna, molti psicologi e associazioni si stanno muovendo, offrendo supporto gratuito anche attraverso l’istituzione di numeri verdi per l’ascolto. Il 10 luglio Onda Osservatorio ha organizzato un incontro virtuale gratuito per presentare il Manifesto “Uscire dall’ombra della depressione”.

In un articolo su LaRepubblica si legge:

I costi diretti non sono l’unico tassello da tenere in considerazione se si vuole cogliere il peso economico e sociale di questa patologia. I costi indiretti (sociali e previdenziali) la fanno da padrone rappresentando il 70% del totale dei costi della malattia – spiega Francesco Saverio Mennini, professore di Economia Sanitaria e Direttore del Eehta del Ceis dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. “Basti pensare ai costi previdenziali legati all’elevato numero di giorni di assenza dal lavoro causato dalla depressione maggiore, alla perdita di produttività legata al presenteismo. Visto l’incremento previsto del numero delle persone con depressione in seguito alla pandemia di Covid-19, il peso economico della malattia è destinato ad aumentare“. Gestire il paziente in una fase precoce della malattia consente non solo un miglioramento della sua qualità di vita, ma anche una riduzione dell’impatto dei costi per il sistema sanitario e sociale”.

Questi sono solo alcuni dei fenomeni che ci hanno letteralmente invaso, si potrebbe parlare di tanti altri elementi che hanno investito la vita pubblica e sociale, come anche quella politica, la quale ha conosciuto nuovi orizzonti, e non sappiamo dire ancora se si possa considerare un bene o un male. Non meno importante è il ruolo dell’informazione, dove vi sono e vi erano già, personaggi che dovrebbero solo sparire dalla circolazione. Come non fare, infine, solo un accenno ai furbi di ogni sorta; in particolare a chi ha lucrato sui prodotti, a chi ha sfruttato la paura, a chi ha approfittato nelle più svariate forme possibili di questi  momenti di fragilità. Come non avere un pensiero anche per chi ha deciso di essere malato per due o tre mesi, con la complicità di medici compiacenti. A tutti loro un affettuoso e caloroso saluto, siete come l’erbaccia: fastidiosa, maleodorante e inutile, che quando viene strappata può andare solo nel fuoco.

 

 

 

 

No allo spreco: Partecipa alla challenge su TikTok #cucinasenzasprechi

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Il Presidente di Unc Massimiliano Dona lancia su TikTok la challenge #cucinasenzasprechi. Il video contro gli sprechi è una delle iniziative di All you need is food, progetto di UNC e Udicon contro lo spreco alimentare.

Unc ti sfida! Parte in questi giorni su TikTok la challenge dell’Unione Nazionale Consumatori #cucinasenzasprechi: “quando delicatessen e avanzi si incontrano! Unione Nazionale Consumatori ti sfida: riesci a cucinare un piatto delizioso solo con gli avanzi che trovi in frigorifero? Alcuni food creator e chef giudicheranno le migliori creazioni con un video reaction!” dedicata alla lotta agli sprechi.

“Negli ultimi mesi rimanendo maggiormente a casa un po’ tutti gli italiani hanno riscoperto la passione per la cucina -dichiara il Presidente Massimiliano Dona- ma è facile improvvisarsi chef con una dispensa a disposizione e ingredienti di primo ordine, la vera sfida è portare a tavola un buon piatto con gli avanzi che si hanno nel frigo! Anch’io mi metterò in gioco utilizzando alimenti di scarto e recupero per dimostrare che non sprecare è possibile, partendo dalle nostre cucine!”

La challenge è una delle iniziative di “All you need is food”, progetto realizzato in partenariato dalla nostra Unione Nazionale Consumatori e U.Di.Con. e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (ai sensi dell’art. 72 DL del 03/07/2017 n.117 e S.M.I., annualità 2018) con l’obiettivo di favorire la conoscenza del tema spreco alimentare e una maggiore consapevolezza del ruolo che ciascun consumatore svolge nella prevenzione.

“L’obiettivo del progetto è parlare ai giovani e alle loro famiglie, per questo abbiamo scelto TikTok, piattaforma creativa per eccellenza -aggiunge l’avvocato Dona che sul suo canale personale ha un seguito di oltre 86 mila follower. Su TikTok gli utenti possono esprimere liberamente il proprio talento e creatività, accostando contenuti comici a video educativi, in cui condividere curiosità e passioni. Ad arricchirli maggiormente, il linguaggio fresco e dinamico della piattaforma. Il supporto di TikTok per l’iniziativa #cucinasenzasprechi è per noi fondamentale al fine di amplificare e diffondere maggiormente il messaggio contro lo spreco alimentare”.

La challenge, lanciata il 15 giugno 2020, ha ottenuto il supporto e la partecipazione di numerosi creator tra i più seguiti della piattaforma come cooker.girl, rafael.nistor, missmammasorriso, chefincamicia,mochohf che hanno mostrato cosa riescono a cucinare con gli avanzi che trovano nel loro frigorifero.

Il reddito energetico per i pannelli fotovoltaici: nuova misura

È in arrivo una nuova misura da parte del Governo, proposta da Riccardo Fraccaro, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: il reddito energetico.

Scopriamo insieme di cosa si tratta!

Cos’è il reddito energetico?

Il reddito energetico è una misura economica destinata ai cittadini con un livello di reddito basso per consentire l’installazione a costo zero di pannelli fotovoltaici.

I pannelli fotovoltaici, infatti, consentiranno una riduzione dei consumi energetici e, di conseguenza, una riduzione delle spese in bolletta.

In questo modo il Governo intende, non solo sostenere la ripartenza del Paese aiutando la popolazione in maggiore difficoltà, ma anche modificare i comportamenti di vita delle persone rendendoli più sostenibili e dedicando sempre maggiore attenzione all’ambiente.

Il Dipartimento per la Programmazione Economica di Palazzo Chigi (DIPE) per l’istituzione del fondo nazionale a sostegno della misura del reddito energetico ha deliberato uno stanziamento di 200 milioni di euro. 

La sperimentazione della misura a Porto Torres

Tale misura è stata introdotta inizialmente in via sperimentale per il comune di Porto Torres in Sardegna.

È stato infatti istituito per l’occasione un fondo rotativo finalizzato all’installazione gratuita di pannelli fotovoltaici per le famiglie con maggiori difficoltà.

Tale misura ha consentito un risparmio medio annuale in bolletta, per famiglia, di 150 euro.

Inoltre l’utilizzo dei pannelli ha innescato un meccanismo di cessione dell’energia prodotta in eccesso, che alimenta il fondo rotativo e di conseguenza le risorse per l’acquisto di nuovi pannelli per nuove famiglie.

In un solo anno il comune prescelto della Sardegna ha ottenuto i seguenti risultati:

  • installato 50 impianti fotovoltaici
  • raggiunto un risparmio di 9 mila euro per i cittadini sardi
  • fondo rotativo di 8 mila euro 
  • 65 tonnellate di Co2 in meno prodotta

Dopo tale successo, il Governo non ha esitato a estendere a livello nazionale tale misura con l’obiettivo di favorire la diffusione delle energie rinnovabili, garantire la democrazia energetica e sostenere a livello economica i cittadini con gravi difficoltà.

fonte: fornituralucegas.com – Papernest

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