Intesa Fipe-ministero della Salute: Mangiare sano a casa e fuori

Stili di vita più salutari, nei pasti casalinghi e in quelli consumati in bar, bistrot e ristoranti.

Pasti sicuri e light, un must per clienti ed esercenti

Fipe – Federazione Italiana Pubblici Esercizi annuncia, in una nota, l’avvio di una collaborazione col ministero della Salute che porterà a diverse iniziative per promuovere la cultura di una sana e corretta alimentazione. Un primo protocollo di intesa è stato firmato a Roma in un incontro riservato alla presenza del Ministro della salute, Giulia Grillo, e del presidente di Fipe, Lino Enrico Stoppani.

”Le persone mangiano sempre più spesso fuori casa, per lavoro e per svago, ed è essenziale promuovere attivamente l’educazione alimentare e i corretti stili di vita in tutte le età – ha sottolineato il ministro della Salute Giulia Grillo -. Per questo motivo ho firmato un protocollo con la Fipe, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, la maggiore associazione di categoria nel campo della ristorazione”.

Al via “un’importante collaborazione istituzionale, che tiene conto dell’importanza strategica delle imprese di ristorazione sul tema dell’alimentazione – commenta il presidente di Fipe Stoppani -. È nei pubblici esercizi che spesso si definiscono molte delle abitudini e dei comportamenti alimentari dei cittadini, tenendo conto del fatto che milioni di persone nel nostro Paese consumano almeno un pasto della loro giornata al di fuori delle mura domestiche. L’intesa con il Ministero della Salute sarà importante per mettere a punto strumenti specifici per promuovere e salvaguardare ulteriormente valori quali la sicurezza alimentare all’interno delle nostre imprese, contribuendo nello stesso tempo ad accrescere le competenze in materia degli operatori, con un occhio anche alla sicurezza alimentare ed alla lotta agli sprechi”.

Fonte: ANSA

 

Piante e risparmio energia: meno 15% in bolletta

Si può ottenere un risparmio energia fino al 15% dei costi in bolletta, rendendo le case più fresche d’estate e più calde d’inverno. E’ possibile, infatti, secondo uno studio condotto dall’ente di ricerca Enea, creare un cappotto verde, utilizzando diversi tipi di piante attorno alle case che funga da cuscinetto isolante.

Le piante: una grande risorsa

Non è per nulla un mistero: le piante oltre a donare ossigenazione, combattono lo smog, migliorano l’aria in casa e per finire rendono gli ambienti più freschi. Basti pensare ai parchi o giardini pieni di vegetazione; sono spesso oasi fresche anche durante le estati più torride. Ecco perché molti preferiscono piante da giardino anche su terrazzi, nei cortili come negli spazi circostanti le case.

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Il progetto pilota dell’Enea prevede l’abbattimento del 40% del flusso termico nelle abitazioni, con una temperatura ridotta di 3 gradi. Lo studio ha interessato elementi fondamentali come il microclima, le coperture da vegetazione, i flussi energetici ma anche il clima interno alle abitazioni. Considerando tutti questi fattori si è dimostrato come il “cappotto verde” riesca ad abbassare la temperatura interna agli edifici anche in piena estate; le piante catturano l’energia solare, impedendo che venga assorbita dall’edificio. Il discorso vale anche per l’inverno; infatti, viene a crearsi un isolante fra la parete e le piante.

Alcuni comuni stanno attuando politiche di aumento di verde in città, piantando alberi. Molte sono le iniziative di privati e  gruppi social che sono nati su questa onda ecologista.  Domenica 18 novembre 2018 parte un’iniziativa promossa dal portale Alberi per il futuro – L’iniziativa è rivolta a tutti i cittadini che abbiano a cuore l’ambiente per combattere inquinamento e cambiamenti climatici – L’iniziativa è aperta a tutte le amministrazioni comunali, associazioni e cittadini. 

Ricoprire i tetti, i terrazzi e le mura di piante ha innumerevoli altri vantaggi: la vegetazione riduce l’effetto serra, oltre a migliorare l’isolamento acustico, infine le piante assorbono il 50% dell’acqua piovana, migliorando il funzionamento del sistema idrico delle città.

 

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Bioplastica: in crescita gli imballaggi compostabili

Carta e bioplastica le nuove frontiere di chi ama il cibo sano e vuole anche rispettare l’ambiente

Da molti anni ormai vi è un consumo più consapevole, grazie anche all’informazione tanto che i consumatori si preoccupano di salvare l’ambiente e il mare soprattutto dalla plastica. Da un po’ di tempo le aziende studiano particolari materiali per contenere i cibi, che abbiano caratteristiche simili alla plastica. Purtroppo in Italia il riciclo di plastica è solo al 50%, nonostante la presenza in moti luoghi di impianti di riciclo plastica.

Come complicarsi la vita

L’uomo ha nel dna la tendenza a complicarsi la vita: mare pulito, aria pulita, natura. L’essere umano inquina, sporca e distrugge. Le industrie e le fabbriche riducono i costi e per questo inquinano, l’acqua e i succi di frutta deve vendersi in contenitori di plastica per agevolare le fabbriche che producono plastica. Quando alcune tendenze vanno oltre il limite, ci si accorge di aver sbagliato e vi è un ritorno al passato, con il freno di chi ha tutto l’interesse ad evitare questa “controtendenza” o “retromarcia”.

Cos’è la Bioplastica?

Chi fino ad oggi ha inquinato o favorito l’inquinamento, oggi (sembra strano?), ha studiato diverse soluzioni: contenitori in bioplastica per i cibi (ortofrutta, carni, insalate ecc.). I negozi bio sono stati i primi ad adottare contenitori riciclabili, Tetra Pak , la famosa multinazionale svedese, ha dichiarato che entro il 2018 saranno disponibili cannucce biodegradabili.  Tetra Pak  inoltre, sul sito ufficiale sottolinea l’obiettivo della società di fermare l’mpatto climatico del 2020, indipendentemente dalla crescita aziendale.

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Bioplastica – La definizione ufficiale dell’European Bioplastics è la seguente:

un tipo di plastica derivata da materie prime rinnovabili come amido di mais, grano, latte o topica –  La bioplastica si decompone entro qualche mese a fronte dei millennni necessari per la decomposizione della plastica tradizionale.

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Oltre le scelte delle multinazionali vi sono i comportamenti dei cittadini, che spesso sono più importanti e determinanti di qualsiasi strategia commerciale. E’ noto che la produzione di contenitori biodegradabili abbia costi maggiori e questi ultimi ricadano sui consumatori, almeno fino a quando gli imballaggi ecologici non verranno prodotti su larga scala.

Molti consumatori, per ridurre l’inquinamento acquistano bottiglie d’acqua in vetro, con la formula reso. Se almeno il 50% delle persone avesse la stessa abitudine si ridurrebbero tonnellate e tonnellate di plastica, la quale finisce inevitabilmente in mare.

Infine vi sono quei cittadini che sono troppo impegnati per salvare l’ambiente e il mare (il bagno si può fare in piscina in hotel di lusso a 6 stelle) – 

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Il treno in Olanda viaggia con zero emissioni con il vento

Si tratta del primo treno eolico al mondo. Da circa un anno in Olanda tutti i treni sono alimentati dalle pale. Questa grande rivoluzione significa zero emissioni Co2 su una rete ferroviaria di circa 2.800 chilometri, sulla quale viaggiano 1 milione e 200 mila passeggeri.

Treni ed emissioni Co2

Bisogna tener presente che la maggior parte delle emissioni Co2 sono prodotte dalla rete ferroviaria. Il progetto del treno ecologico al 100% è frutto di una collaborazione fra la compagnia elettrica Eneco e NS. In soli due anni il progetto è stato portato a termine, riuscendo a coprire tutta la rete ferroviaria olandese. Il funzionamento per un’ora di una sola pala riesce a soddisfare la percorrenza di 200 chilometri. 

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L’Olanda è prima al mondo per produzione pro-capite di energia eolica, gli impianti eolici sono oltre 2 mila; sono anni che questo paese scommette sull’energia prodotta dal vento. I cittadini olandesi che decidono di utilizzare i Groenetrein contribuiranno al rispetto per l’ambiente. L’Olanda ha anche un altro primato: le piste ciclabili: il 61% degli olandesi si sposta in bicicletta. In particolare la città di Groeningen possiede oltre 200 chilometri di piste ciclabili, percorsi dedicati e semafori per le due ruote, oltre 10 mila posti in cui parcheggiare la bicicletta. Entro il 2020 l’Olanda pensa di ridurre ulteriormente le emissioni e ottimizzare i consumi di circa il 35%.

La lotta all’inquinamento in Italia

L’inquinamento è uno dei drammi più urgenti da risolvere; anche l’Italia dovrebbe al più presto prendere provvedimenti e incentivare l’utilizzo di fonti alternative in maniera radicale (oggi viene fatto ma non abbastanza), aumentare i chilometri di piste ciclabili, incoraggiare l’acquisto di biciclette e l’utilizzo delle stesse al posto di auto e mezzi pubblici.

 

 

Il tramonto dei carbon fossili è un sogno possibile

Ecovillaggio Montale e LifeGate verso un sogno possibile: il tramonto dei carbon fossili. L’energia rinnovabile di LifeGate fa parte delle scelte importanti dell’ecoquartiere modenese dove non viene usato il gas e i consumi elettrici non rappresentano più un peso per l’ambiente.

La transizione verso le energie rinnovabili è partita, in tutto il mondo e non potrà essere fermata. I maggiori investimenti riguardano le energie pulite. Secondo gli analisti, nemmeno i capi di Stato più reazionari e legati a carbone e petrolio riusciranno a frenare l’ondata delle fonti rinnovabili.

Ecovillaggio Montale si schiera attivamente a favore delle fonti rinnovabili sposando il progetto LifeGate Energy. L’ecoquartiere in questo articolo è al centro di un felice primato: quello di aver attivato per primo in Italia la fornitura di energia LifeGate.

Scegliere energia pulita per la propria casa vuol dire risparmiare 1.380 kg di CO2 in un anno, quindi è di gran lunga l’azione ambientale più importante ed efficace. Protagonista della storia, come ricorderete, la giovane Claudia Bulgarelli con la sua testimonianza.

La rete dell’ecoquartiere modenese è alimentata da energia elettrica sostenibile: 100% da fonti rinnovabili (sole, vento e acqua), 100% italiane e certificate, con emissioni di CO2 residue compensate con il progetto Impatto Zero®.

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Ecovillaggio Montale ha un ruolo attivo come agente di cambiamento nella sfida ambientale più importante della nostra epoca: la transizione energetica dai combustibili fossili verso le rinnovabili. I consumi elettrici di Ecovillaggio Montale di conseguenza, non gravano più sull’ambiente.

Nel 2016, l’81% di tutta l’energia prodotta nel mondo proveniva da combustibili fossili, i principali responsabili dei cambiamenti climatici. Nei prossimi 25 anni, il fabbisogno energetico mondiale crescerà del 30% circa: per contenere le emissioni di gas serra, è indispensabile che la quota energetica proveniente da fonti rinnovabili aumenti sempre di più.

Ma il processo di decarbonizzazione può avvenire solo se tutti – privati, aziende e istituzioni – fanno la propria parte.

La buona notizia è che i dati del 3° Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile – realizzato da LifeGate in collaborazione con Eumetra Monterosa – dimostrano infatti che il 59% degli italiani è interessato ai temi “green”.

 

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Lo sviluppo delle rinnovabili e l’abbandono delle fossili segnano un passo fondamentale per il Paese e le future generazioni. Scegliere l’energia rinnovabile significa partecipare in prima persona alla realizzazione di un progetto di un mondo più pulito che miri a prevenire disastri ambientali e sociali

Settimana corta in Germania: vivere di più lavorare di meno

Di recente è stato approvato un accordo in Germania che prevede la settimana lavorativa di 28 ore  nel settore metalmeccanico. Quando si pensa a questo paese e ai suoi abitanti vengono in mente rigidità, disciplina e un grande senso di perfezione. Negli ultimi tempi il concetto di lavoro sta cambiando ed è strano che segnali di cambiamento arrivino proprio da un paese come la Germania.

L’editoria di oggi sforna manuali che spiegano come raggiungere l’indipendenza, come lavorare meno e questi concetti, apparentemente insignificanti hanno un enorme impatto su temi come l’economia, le disuguaglianze, il consumismo e perfino sui cambiamenti climatici.

Il concetto è semplice ma è complicato attuarlo: lavorare meno e vivere di più. L’accordo raggiunto in Germania ha un obiettivo semplice ed è quello di dare la possibilità alle persone di passare più tempo con i propri cari, di impiegare il loro tempo in attività piacevoli perché il tempo è prezioso. In fondo è la filosofia della decrescita, che alcuni chiamano “decrescita felice”. Basta lavorare meno e consumare meno: gli spot pubblicitari sono messaggi che ci violentano e ci spingono al consumismo, il vero motivo per il quale si lavora molto. Se il lavoro diventa stressante, non si vive bene, non si gustano le esperienze che rendono la vita degna di essere vissuta, semplicemente perché manca il tempo.

Chi ha deciso di decrescere si è inventato un mestiere nuovo e oltre seguire una nuova filosofia di vita, consuma meno, ha sempre meno bisogno di oggetti spesso inutili.

Al di là di chi crede in un cambiamento radicale, negli ultimi tempi si sta diffondendo una nuova consapevolezza: Vi sono persone che coltivano l’orto, usano la bici, i pannelli fotovoltaici, lavorano con il co-working, utilizzano carsharing per gli spostamenti, hanno meno consumi, acquistano meno oggetti.

Consumismo e diseguaglianze

Finalmente i falsi valori stanno cedendo il posto alla bellezza e ad un uso consapevole del tempo. Il consumismo è un circolo vizioso: si lavora molto per potersi permettere auto, casa, smartphone di ultima generazione e una vasta gamma di prodotti e servizi molto costosi. Il consumismo inoltre alimenta le multinazionali e le banche che le finanziano aumentando il divario fra chi è troppo ricco e chi è troppo povero. La corsa al consumismo spinge verso modelli di produzione e di lavoro che inquinano e che creano profonde diseguaglianze.

Cambiamenti climatici: lettera aperta del mondo scientifico alla politica

Un comitato di 19 scienziati ha lanciato un appello in un’unica voce alla politica sul problema dei cambiamenti climatici. Anche se molti governi ignorano il tema del surriscaldamento del pianeta e intere trasmissioni televisive dedicano molte ore a gossip e idiozie varie il dramma esiste ed è serio.

La politica e l’ambiente

Cosa c’entra la politica con l’ambiente qualcuno potrebbe obiettare: c’entra e come! La politica governa la nostra vita, le nostre scelte, i nostri sogni. Una buca in strada è compito della politica; è la politica che si occupa di lavoro, ambiente e soprattutto salute. Manca meno di un mese alle elezioni politiche e un gruppo di 19 scienziati si sono organizzati in un comitato “La scienza al voto” e hanno lanciato un appello al mondo politico, perché si legge nella lettera “i prossimi 5 anni saranno decisivi per l’ambiente e la nostra salute”.

Il comitato scientifico

Fanno parte del comitato “la scienza al voto”: Antonello Pasini, coordinatore del comitato e fisico climatologo presso l’istituto sull’inquinamento atmosferico del CNR, Carlo Barbante, direttore  dell’istituto per la Dinamica dei Processi ambientali del CNR, Leonardo Becchetti, professore ordinario di economia politica all’università di Tor Vergata Roma e direttore del Master MESCI in cooperazione internazionale European Economy and Business Law, Alessandra Bònoli, docente associata di Ingegneria delle Materie Prime presso la Scuola di Ingegneria e architettura dell’Università di Bologna, Carlo Cacciamani, dottore in Fisica a Bologna, si occupa di metereologia e climatologia al Servizio Metereologico regionale Emilia Romagna, Stefano Caserini, docente al Politecnico di Milano in mitigazione dei cambiamenti climatici, Claudio Cassardo, professore di fisica dell’atmosfera all’università di Torino, Sergio Castellari, climatologo, fisico all’istituto nazionale Geogisica e Vulcanologia, Andrea Filpa, architetto, insegna urbanistica all’università di Roma, Francesco Forastiere, medico ed epidemiologo, svolge studi e ricerca sull’epidemiologia ambientale, Fausto Guzzetti, geologo e dirigente del CNR, Vittorio Marletto,  fisico presso Arpae Emilia Romagna, Mario Motta, ingegnere msccanico, professore di fisica tecnica ambientale al Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano, Cinzia Perrino, biologa presso Istituto inquinamento atmosferico CNR, Nicola Pirrone, Ingegnere nucleare, Università di Pisa, Gianluca Ruggieri, ingegnere ambientale e ricercatore, Federico Spanna, presidente dell’Associazione italiana Agrometeorologia, Stefano Tibaldi, fisico all’università di Bologna, Francesca Ventura, dottoressa in fisica, insegna alla scuola di Agraria e medicina Veterinaria dell’università di Bologna.

La scienza al voto

“La scienza al voto” è un sito web attraverso cui i maggiori scienziati italiani hanno voluto far sentire la propria voce sulla loro idea di “politica”. Il comitato lancia un monito importante ai politici o a chi si prepara a diventarlo: “bisogna tener conto del contesto ambientale per trovare le soluzioni migliori per il paese: lavoro, immigrazione, tasse, sicurezza”. Gli scienziati autori di una lettera aperta si fanno promotori di proposte concrete. Il comitato scientifico fa di più: domenica, 18 febbraio alle 17 è previsto un incontro pubblico con le forze politiche. L’incontro potrà essere seguito sul sito La scienza al voto.

Gli scienziati individuano 1) soluzioni scientificamente fondate e 2) le priorità del paese: lavoro e immigrazione, sicurezza e tasse, salute e ricerca. 

Fra le soluzioni avanzate dal comitato vi è la riduzione delle emissioni di gas serra, inoltre “…occorre porre in essere azioni di adattamento al cambiamento climatico in corso, per far fronte ad una situazione già in parte compromessa e limitare al massimo i danni”. La possibili soluzioni son tante: azioni di singoli e gruppi di persone, l’abbandono di combustibili fossili, migliore gestione degli allevamenti e del suolo agrario. Va ricordato, in questo contesto che il Parlamento italiano ha ratificato in data 4 novembre 2016 l’accordo di Parigi (accordo vincolante).

Il comitato scientifico indica al mondo politico le linee guida scientificamente fondate – Ecco alcuni punti:

  • dal punto di vista della mitigazione e per quanto riguarda la transizione energetica, è necessario progressivamente abbandonare i combustibili fossili e promuovere un sistema integrato di produzioni di energie rinnovabili;
  • oggi l’Italia, con circa 97.000 occupati, si piazza al quarto posto fra i Paesi Ue con la maggiore quota di posti di lavoro legati al settore delle rinnovabili dopo Germania (322.300), Francia (162.100) e Gran Bretagna (109.200), prima di Spagna (66.400), Svezia (52.200) e Danimarca (44.900). Ad incidere sono soprattutto eolico, fotovoltaico, biomasse, biocarburanti, pompe di calore e idroelettrico [3]. Occorre progredire su questo piano. E’ chiaro, infatti, di come si tratti di numeri tuttora piccoli rispetto alla forza lavoro totale;
  • per l’aumentato rischio da alluvioni e flash flood, le possibili azioni di adattamento sono di due nature: sia azioni di tipo strutturale di messa in sicurezza dei territori (potenziamento delle arginature fluviali, costruzioni di casse di espansione per il contenimento delle piene, attività di controllo della pulizia degli alvei, divieti di costruzione in aree esondabili, ecc.), sia attraverso un potenziamento e una ottimizzazione dei sistemi di allertamento, finalizzati a mettere in sicurezza le persone e i loro beni in tempo reale, prima dell’occorrenza dei fenomeni alluvionali. E’ allora fondamentale garantire ed efficientare il sistema di monitoraggio idro-meteo e radarmeteorologico, nonché dei sistemi di previsione modellistica idro-meteo, e  garantire la presenza di un adeguato numero di persone formate ed esperte nei settori della meteorologia, idrologia e idrogeologia a svolgere attività di presidio, monitoraggio e previsione anche in modalità H24;
  • per limitare l’inquinamento atmosferico e preservare la salute, occorrono: misure per ridurre il traffico urbano e supportare il cambio modale favorendo il trasporto pubblico locale, la mobilità ciclopedonale, e la smart mobility (car sharing, car pooling, smart parking, bike sharing); progressiva limitazione della circolazione dei veicoli diesel su tutto il territorio nazionale entro il 2025; disincentivazione del riscaldamento domestico a biomasse (legna e pellet); “phase-out” dal carbone con chiusura definitiva delle centrali a carbone; favorire strategie e piani locali mirati a promuovere l’attività fisica per persone di tutte le età, in tutte le circostanze sociali e che vivono in diverse parti di città, con particolare attenzione all’equità e alla vulnerabilità. Opportunità per l’attività fisica devono essere create vicino ai luoghi di vita per creare un ambiente più pulito, più sicuro, più verde e più favorevole all’attività locali;
  • con riferimento all’inquinamento atmosferico e all’inquinamento del suolo e sottosuolo nelle vaste aree industriali urge un’azione estesa a tutto il territorio nazionale mirato alla bonifica di queste aree (in Italia sono censiti oltre 50 Siti di Interesse Nazionale) per i quali da troppo tempo sono noti i gravi problemi causati a larghe fasce di popolazione residente nonché agli ecosistemi circostanti;
  • anche per gestire il ciclo dei rifiuti, è importante spingere maggiormente sulla promozione dell’economia circolare. L’approvvigionamento di alcuni materiali è sempre più difficile. L’Europa in generale, e l’Italia in particolare, sono poverissime di materie prime, vivono di importazioni e la loro unica risorsa, in molti campi, possono essere appunti i materiali riciclati. A livello Europeo, con il Piano d’azione per un’economia circolare, “Closing the loop” [8], si promuove il modello di economia circolare, con il raggiungimento di importanti obiettivi, come: incoraggiare il riuso delle acque reflue e civili; introdurre standard qualitativi per le materie prime seconde al fine di agevolare la nascita di nuovi mercati; rivisitare la regolamentazione sui fertilizzanti per aiutare lo sviluppo di fertilizzanti sicuri e di qualità al fine di incentivarne il mercato; incentivare il riciclo di plastica anche attraverso processi di eco design al fine di minimizzare il conferimento in discarica, l’incenerimento e l’uso di  materiale vergine; facilitare i processi di recupero-riciclo attraverso sistemi informatici;

Sul tema Lavoro:

  • a rapidità del processo di decarbonizzazione imposta dagli impegni che discendono dall’accordo di Parigi suggerisce una modifica dell’approccio alla regolazione e implementazione dell’azione politica [11];
  • sarebbe utile avere delle azioni concertate di pianificazioni degli investimenti pubblici e dell’agire politico in generale che mirino alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Evitare di dare incentivi alle rinnovabili e finanziare i certificati bianchi, ma contemporaneamente investire sulle infrastrutture per il trasporto su gomma e dare incentivi alle fossili;
  • gli investimenti in ricerca e sviluppo porteranno inevitabilmente alla creazione di nuovi posti di lavoro qualificati nel settore industriale e in quello dei servizi;
  • si necessita di ricerca e sviluppo di prodotti progettati secondo i principi dell’economia circolare, del risparmio energetico e del ridotto consumo di materie prime, riconversione del settore manifatturiero (con graduale rilocalizzazione delle industrie – consumare meno, produrre meglio, produrre qui), creazione della filiera del riciclo – introduzione di incentivi legati all’impatto ambientale della produzione e della distribuzione (carbon tax?) Quanto più velocemente verrà promossa la transizione, tanto più velocemente saremo in grado anche di esportare tecnologie e conoscenze. Le ricadute occupazionali saranno in questo caso dirette e indirette, grazie al nuovo sviluppo delle esportazioni di beni e servizi con alto valore aggiunto;
  • partendo dalle situazioni a maggior rischio, prevalentemente in aree urbane e lungo le infrastrutture, un piano di manutenzione diffusa e capillare del territorio che consideri l’indispensabile adattamento alle mutate condizioni climatiche, contribuirà a sviluppare le economie locali, aumenterà la quantità e la qualità dei posti di lavoro, e svilupperà nuova imprenditoria;

Qualità della vita:

  • occorre promuovere a tutti i livelli (cittadini, amministratori pubblici, addetti della pubblica amministrazione, operatori, associazioni) la informazione e la formazione in materia di adattamento climatico degli insediamenti urbani, ponendo le basi affinché entro il 2020 tutte le città elaborino il proprio “Piano di Adattamento”;
  • è necessario finanziare “progetti pilota”  di adattamento climatico degli spazi pubblici in realtà urbane particolarmente vulnerabili, con il duplice scopo di migliorare le condizioni insediative dei residenti e di sperimentare nuovi paradigmi progettuali (ecosystem –based adaptation measures) e nuove forme di coinvolgimento dei cittadini;è altresì essenziale puntare alla mobilità elettrica pubblica e privata in area metropolitana, soprattutto per le già citate ragioni di salute pubblica, ma anche per un generale incremento delle condizioni di vivibilità nelle aree urbane.

Formazione e Ricerca:

  • in generale, per affrontare tutti i problemi delineati in questo documento con speranza di successo servono nuove competenze e tecnologie, molte delle quali devono essere disegnate, sperimentate e sviluppate. Un ruolo importante lo avranno la formazione scolastica, e la ricerca scientifica e tecnologica;
  • ricerca scientifica e tecnologica e relativa formazione sono basi imprescindibili anche al fine di produrre nuove conoscenze, servizi e strumenti operativi da impiegare nelle fasi di previsione, prevenzione e gestione delle emergenze.

La scienza al voto – lettera integrale

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“Crotone ci mette la faccia” – Giovanna Angelino sul corrieredisannicola

 

Progetto Ecoremed : la tecnica che bonifica i terreni inquinati con i pioppi

Dove l’uomo distrugge molto spesso la natura pone rimedio facendo leva sulla propria forza di rigenerazione; è ciò che è avvenuto nelle terre di San Giuseppiello, Giugliano in Campania,  confiscate alla famiglia Vassallo. Accanto alla discarica Ex Resit, per anni Gaetano Vassallo, oggi collaboratore di giustizia, ha sotterrato scorie industriali gestite dal clan dei casalesi con la complicità di concerie toscane.  Su circa sei ettari e mezzo di terreno è stato avviato nel 2016 il progetto di risanamento Ecoremed, grazie ad un gruppo di ricercatori dell’Università Federico II di Agraria guidati dal professore Massimo Fagnano e al Commissariato di Governo per le bonifiche delle discariche di Giugliano. Il progetto consiste nel bonificare il terreno attraverso la fitoremediation, ossia l’innesto di prati di gramigna e filari di pioppi. Si tratta di un progetto pilota, che potrebbe essere messo in atto per bonificare altri terreni inquinati.  L’esperimento utilizza tecniche di fitorisanamento che attraverso piante e microorganismi presenti nel terreno ripulisce il suolo da scorie di ogni genere. Nella zona sono stati piantati ventimila pioppi per una spesa totale di 800 mila euro. Le analisi del terreno avevano rivelato una forte presenza di pellami (22 tonnellate) e metalli pesanti (in particolare cromo 100 volte superiore ai limiti consentiti), che a distanza di un anno dall’avvio del progetto di fitorisanamento sono completamente spariti. L’utilizzo di questa tecnica permette il ritorno alla coltivazione dei terreni inquinati, che non potrebbe avvenire se si utilizzassero tecniche di bonifica tradizionali e molto più costose.

Azione depuratrice dei pioppi: come avviene    

Sono le radici dei pioppi a svolgere una vera e propria azione depuratrice grazie anche alla microflora che attraverso batteri e funghi riesce a biodegradare le sostanze nocive esistenti nel terreno. Il prato di gramigna ha permesso di mettere in sicurezza il sito, impedendo ai metalli pesanti di alzarsi dal suolo. La seconda fase è stata l’inserimento di pioppi che hanno svolto un’importante azione di riparo dal vento. Prima dell’avvio di questo progetto la zona da bonificare è stata oggetto di attente analisi ed esami; vi è stato un monitoraggio molto dettagliato con tecniche innovative che hanno permesso di realizzare mappe estremamente minuziose. Il team di esperti ha scoperto che il terreno vulcanico di San Giuseppiello impedisce alle sostanze nocive di filtrare in profondità e di contaminare le falde acquifere. I ricercatori della Federico II effettueranno costantemente verifiche per analizzare la composizione del terreno, gli elementi  in esso presenti con il passare del tempo e per monitorare i risultati raggiunti. Questo metodo permette di bonificare un ettaro di terreno con circa 100 mila euro, salvaguardando il paesaggio e rispettando l’ambiente ma soprattutto rendendo i terreni bonificati di nuovo fertili. Si tratta di una sfida e di un grande esempio; la legalità che prende il posto dell’illecito, la ricerca che mette in pratica tecniche innovative, che diventa scuola, officina. Una sfida da vincere assolutamente e da ripetere – E’ però imbarazzante apprendere che alcune industrie responsabili del  disastro ambientale, specie nella terra dei veleni, Crotone, oggi sviluppino metodi innovativi per la bonifica dei terreni da loro inquinati, sfruttando piante selezionate e particolari microrganismi.

Raffaele Cantone a Giugliano – Giovanna Angelino sul corrieredisannicola

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