Morire positivo: Come vorresti il tuo funerale? Dying well o funeral party

Chi non ha mai pensato al giorno del proprio funerale?  Forse in molti; in effetti oggi non c’è molto tempo per pensare alla morte. Alcune persone anziane, invece, raccomandano di rivolgere un pensiero alla morte (alla propria si intende, non a quella degli altri) almeno tre volte al giorno. Dicono che si diventa più buoni, come a Natale.

Dopo gli scongiuri obbligatori si può entrare nel vivo del tema – “si fa per dire”

Forse è il caso di pensare alla morte, toccando ferro, è ovvio. In fondo, è l’altra parte della medaglia, poi è democratica, può sorprendere, per usare degli eufemismi. La verità è che da millenni si celebra il passaggio a miglior vita, il trapasso in modi diversi in tutto il mondo. Ogni popolo ha un suo stile, obbedisce a dei rituali per dire addio ai defunti.

La morte è stata sempre celebrata fin dai tempi degli Egizi, i quali, come ben sappiamo mummificavano i defunti. Il rituale islamico, invece prevede che il corpo venga lavato e avvolto in un lenzuolo, per poi pregare.

In molti stati dell’America i funerali si celebrano dopo circa sette giorni; nel frattempo il defunto viene imbalsamato, truccato, pettinato e posto nella camera ardente per le visite. Vi sono agenzie che organizzano tutto (visite, fiori, chiesa, annuncio sui giornali e così via). Dopo i funerali si usa andare al ristorante. In Italia solo da poco tempo ci si è organizzati un po’ meglio, tanto che anche nel nostro paese è possibile affidarsi ad agenzie per l’organizzazione completa dell’ultimo viaggio.

Da qualche anno, esiste perfino un sito web di comparazione dei prezzi delle agenzie funebri per zona.

In passato e ancora oggi in alcune parti d’Italia la morte è diventata “business”; a volte, infatti, le forze dell’ordine hanno scoperto accordi con cliniche ed ospedali e nel profondo sud è noto come la gestione delle pompe funebri stia in mano alla camorra (o una parte di essa).

Anche in questo campo molte cose stanno cambiando e l’ultimo saluto sta addirittura diventando green con uno stile wellness in molte parti del globo.

Infatti, nel mondo si sceglie di morire sempre meglio; si scelgono urne ecologiche o illuminate, lancio di lanterne nel cielo, spargimento delle ceneri. La tradizione ha vita difficile, è indubbiamente messa a dura prova oggi. La nuova tendenza è chiamata “Dying well”ed è stata inclusa nella top 8 dei trend benessere a cura del Global Wellness Institute. Sono state analizzate le più grandi novità alle quali molti si stanno adeguando; parliamo di feretri di vimini, di bare con design particolari, urne da sotterrare in giardino. 

Fra le altre novità, troviamo i cimiteri social, dove intrattenersi con eventi, spettacoli artistici e sfilate di moda. 

Il primo “Death cafè“, invece è nato a Londra nel 2011, dall’idea di un certo Jon Underwood, il quale organizzava incontri nella cantina della sua abitazione per parlare del tema “morte”. Si organizzano anche terapie di gruppo e stanno ritornando in voga i sensitivi.

Gli esperti parlano di cambiamento epocale, ma forse non è il termine esatto da usare, in fondo la tradizione si sta solo trasformando per essere al passo con i tempi.

La morte resta comunque un tema affascinante, molto più della vita; d’altra parte spesso è lei a far nascere i miti, ne ha fatti nascere così tanti! E proprio così, per avere successo bisogna essere morti, mezzi morti o non godere di buona salute. Si pensi a Mozart, forse il più grande esempio, il quale morì in miseria, senza nemmeno una bara e al seguito del feretro non vi era altri che il suo cane. James Dean, Lady D, Morrison, gente diventata mito grazie a lei: la morte. Diciamola tutta: se sei vivo non sei molto interessante.

Oggi, siamo diventati solo social e più sofisticati, ma la morte resta sempre quel mistero che non riusciamo a penetrare, per cui basta fare ironia per non averne più paura, in fondo si dice  Mal comune, mezzo gaudio. Meglio allora inventare nuovi modi per celebrare l’ultimo addio: luci, fiori e anche  uno spettacolo non è poi una cattiva idea. Si dice “pensare positivo”, allora perché non si può dire anche“morire positivo” ?

Non è una nuova moda; la morte è sempre esistita. Abbiamo solo bisogno di aggrapparci ai riti terreni per spiegarci quello che una spiegazione non ha.

A proposito di spettacoli le “piagnone” o prefiche esistevano già nella Magna Grecia e in Egitto, poi hanno avuto molto successo nel sud Italia, in particolare in Basilicata. Le professioniste del lutto (un mestiere inventato) venivano ingaggiate per piangere ai funerali. Le prefiche vestite di nero gridavano e piangevano, si strappavano i capelli e si graffiavano il viso, in pratica offrivano un servizio ulteriore al funerale, vendevano la “sofferenza”, era una sorta di spettacolo o meglio una tragedia. Le lacrime terrene, ancora una volta servivano per mandar via tutto il dolore, per dare più onore al defunto, per dimostrare quanto era amato. Per la stessa ragione servono i fiori, le lanterne e i party, le poesie e le canzoni, l’abbigliamento nero, la tristezza, la bara e il loculo, le foto. Serve ricordare, commemorare e trovare nuovi modi per farlo: con un concerto, una partita o una dedica speciale.

Conosco molti che hanno organizzato da vivi il proprio funerale fin nei minimi particolari. Voglio pensare che queste persone abbiano raggiunto una saggezza e una grandezza, ma soprattutto una serenità d’animo che ti permette di inserire un pensiero (che altri reputano negativo e da allontanare) nelle quotidiane preoccupazioni. Mi è capitato di osservare il volto e i movimenti di chi qualche giorno dopo sarebbe deceduto; credo che avvenga una specie di preparazione, il viso cambia espressione, è come se si iniziasse un percorso per accogliere il cambiamento imminente. 

I pensieri sono umani e non ne possiamo fare a meno; i rituali terreni sono utili tutti e anche quelli che inventeranno i nostri pronipoti. Però non servono a chi non c’è più, servono a noi vivi per rendere la morte meno incomprensibile.

 

 

 

 

Greta Thunberg: anche in Italia lo sciopero dalla scuola del Venerdì

Greta Thunberg, la studentessa svedese che sta dando una lezione a tutti i “grandi” della terra; una lezione però che è difficile imparare.

Famoso il suo sciopero della scuola ogni Venerdì per protestare contro i cambiamenti climatici e i riscaldamento globale; anche in Italia c’è chi sta seguendo il suo esempio – Il 2 febbraio scorso Greta sulla sua pagina Facebook ha pubblicato un post che in poche ore ha ricevuto circa 7 mila commenti, 67 mila interazioni e 28 mila condivisioni. Prima però di pubblicare il contenuto di quel post, mi piacerebbe ricordare la favola del colibrì, che forse in tanti conoscono – Il piccolissimo uccellino che corre sul fiume per prendere una goccia d’acqua nel suo minuscolo becco, per poi gettarla sulla foresta in fiamme. Tutto questo lo fa mentre gli altri animali della foresta discutono su cosa o non cosa fare per spegnere l’incendio. Il colibrì risponde alla meraviglia e alle critiche degli altri animali dicendo: “Ho fatto solo la mia parte”

Greta

Post del 2 febbraio 2019 – Greta Thunberg 

Da un po’ sento molte voci che  circolano su di me e enormi quantità di odio. Questa non è una sorpresa per me. So che visto che la maggior parte delle persone non è a conoscenza del pieno significato della crisi climatica (che è comprensibile visto che non è mai stata trattata come una crisi) uno sciopero scolastico per il clima sembrerebbe molto strano per le persone in generale.
Quindi fatemi chiarire un po ‘ di cose sul mio sciopero della scuola.

Nel maggio 2018  ho vinto un concorso di scrittura sull’ambiente tenuto da svenska dagbladet, un giornale svedese. Ho fatto pubblicare il mio articolo e alcune persone mi hanno contattato, tra gli altri c’era bo thorén da fossili free dalsland. Aveva una specie di gruppo di persone, soprattutto giovani, che volevano fare qualcosa per la crisi climatica.
Ho avuto qualche contatto telefonico con altri attivisti. Lo scopo era quello di presentare idee di nuovi progetti che avrebbero portato attenzione alla crisi climatica. Bo aveva qualche idea di cose che potevamo fare.  Dalle marce ad un’idea di una sorta di sciopero scolastico (che i bambini della scuola  avrebbero fatto a scuola o nelle aule). Quell’idea è stata ispirata agli studenti del parco, che si erano rifiutati di andare a scuola dopo le sparatorie della scuola.
Mi è piaciuta l’idea di uno sciopero scolastico. Così ho sviluppato quell’idea e ho cercato di far sì che gli altri giovani si unissero a me, ma nessuno era veramente interessato. Pensavano che una versione svedese dell’ora zero di marzo avrebbe avuto un impatto più grande. Così ho organizzato lo sciopero della scuola tutto da sola e dopo di che non ho partecipato a nessun altro incontro.

Quando ho detto ai miei genitori dei miei piani non ne sono stati entusiasti.  Non hanno sostenuto l’idea di una scuola come protesta e mi hanno detto che se volevo  fare questo avrei dovuto farlo completamente da sola e senza alcun sostegno da parte loro.
Il 20 di agosto mi sono seduta  fuori al Parlamento svedese. Ho consegnato volantini con una lunga lista di fatti sulla crisi climatica e spiegazioni sul perché sono stata colpita da questi eventi. La prima cosa che ho fatto è stata pubblicare su Twitter e instagram quello che stavo facendo e presto questo è diventato virale. Poi i giornalisti e i giornali hanno iniziato a interessarsi.  Un imprenditore svedese e uomo d’affari attivo nel movimento climatico, Ingmar Rentzhog, è stato tra i primi ad arrivare. Ha parlato con me e ha fatto le foto che ha pubblicato su Facebook. E ‘ stata la prima volta che l’ho incontrato o parlato con lui. Non avevo lo avevo incontrato mai prima di allora.

Molte persone amano diffondere voci che dicono che ho delle persone ” dietro di me ” o che sono ” pagata ” o ” usata ” per fare quello che sto facendo. Ma non c’è nessuno “dietro” a me tranne me stessa. I miei genitori  non conoscevano gli attivisti del clima, prima di  conoscere questa situazione.
Io non faccio parte di nessuna organizzazione. A volte sostengo e collaboro con diverse Ong che lavorano con il clima e l’ambiente. Ma io sono assolutamente indipendente e rappresento solo me stessa. E faccio quello che faccio completamente gratis, non ho ricevuto alcun denaro o nessuna promessa di pagamenti futuri in nessuna forma. E nessuno è legato a me o alla mia famiglia.
E sarà sempre così. Non ho mai incontrato un solo attivista che sta lottando per il clima per i soldi. Quell’idea è del tutto assurda.
Inoltre io viaggio solo con il permesso della mia scuola e i miei genitori pagano i biglietti e gli alloggi.

La mia famiglia ha scritto un libro sulla nostra famiglia e come io e mia sorella  abbiamo influenzato il modo di pensare e di vedere il mondo dei miei genitori, soprattutto riguardo al clima e sulle nostre diagnosi.
Quel libro doveva essere pubblicato a maggio. Ma visto che c’è stato un grosso disaccordo con la casa editrice, abbiamo cambiato editore e quindi il libro è stato pubblicato ad agosto.
Prima che il libro venisse pubblicato i miei genitori hanno chiarito che i loro eventuali profitti dal libro “Scener ur hjärtat” sarebbero andati a 8 diverse associazioni di beneficenza che lavorano con ambiente, bambini con diagnosi e diritti degli animali.

E si, scrivo io i miei discorsi. Ma visto che so che quello che dico raggiunge molte persone chiedo spesso pareri.  Ad alcuni scienziati spesso chiedo aiuto su come esprimere certe questioni complicate. Voglio che tutto sia assolutamente corretto, in modo da non diffondere fatti non veri, o cose che possono essere fraintese.

C’è chi mi prende in giro per la mia diagnosi. Ma l’asperger non è una malattia, è un dono. La gente dice anche che  se non avessi avuto l’asperger non avrei mai potuto mettermi in questa posizione. Ma è proprio per questo che l’ho ho fatto. Perché se fossi stata “normale” e social  mi sarei unita ad  un’organizzazione, o creato un’organizzazione da sola. Ma visto che non sono così brava a socializzare ho fatto tutto questo da me. Ero così frustrata per il fatto che non si stava facendo nulla per la crisi climatica e mi sembrava di dover fare qualcosa, qualsiasi cosa. E a volte non fare le cose – come stare solo seduti fuori dal Parlamento –  dice molto di più che fare le cose. Proprio come un sussurro a volte è più forte che urlare.

Inoltre c’è chi denuncia che io “sembro e scrivo come un adulto”. E a questo posso solo dire: non credi che un bambino di 16 anni possa parlare da solo? Ci sono anche alcune persone che dicono che io semplifico le cose. Ad esempio quando dico che ” la crisi climatica è una questione in bianco e nero “, ” dobbiamo fermare le emissioni di gas serra ” e ” voglio che tu ti faccia prendere dal panico “. Ma lo dico solo perché è vero. Sì, la crisi climatica è la questione più complessa che non abbiamo mai affrontato e che dovremmo fare di tutto per “fermarla”. Ma la soluzione è nera e bianca; dobbiamo fermare le emissioni dei gas a effetto serra.
Perché o si limita il riscaldamento a 1,5 gradi c sopra i livelli pre industriali, o non lo facciamo. O si raggiunge un punto di ribaltamento in cui si inizia una reazione a catena con eventi ben oltre il controllo umano, o non lo facciamo. O andiamo avanti come civiltà, o non lo facciamo. Non ci sono zone grigie quando si tratta di sopravvivenza.
E quando dico che Vi voglio nel panico voglio dire che dobbiamo trattare la crisi come una crisi. Quando la tua casa è in fiamme non ti siedi e parli di quanto bella la puoi ricostruire una volta che hai spento il fuoco. Se la tua casa è in fiamme tu corri fuori e fai in modo che tutti siano fuori mentre tu chiami i vigili del fuoco.  Il che richiede un po ‘ di panico.

C’ è un’altra voce che gira per la quale non posso fare nulla. Ed è che sono ” solo una bambina e non si dovrebbe stare ad ascoltare i bambini.”  –  Allora perché non ascoltate la forte e solida scienza? Perché se tutti ascoltassero gli scienziati e i fatti a cui mi riferisco costantemente – allora nessuno dovrebbe ascoltare me o nessuna delle altre centinaia di migliaia di bambini di scuola in sciopero per il clima in tutto il mondo. Poi potremmo tornare tutti a scuola.
Io sono solo una messaggera, eppure mi odiano tanto. Non dico nulla di nuovo, dico solo quello che gli scienziati hanno ripetutamente detto da decenni. E sono d’accordo con voi, sono troppo giovane per fare questo. Noi bambini non dovremmo fare questo. Ma visto che quasi nessuno sta facendo niente, e il nostro molto futuro è a rischio, ci sembra di dover continuare.

 

                                    Immagini dalla Pagina facebook Greta Thunberg

La diversità nutrirà il mondo: Una donna alla Fao

Ma cosa fa la Fao? Ve lo siete mai chiesto?

Glaslain-Lanéelle, direttrice dell’Agenzia Ue per la sicurezza alimentare è la prima candidata donna alla direzione generale della Fao (Food and Agriculture Organization of the United Nations).

Ricordiamo che la Fao è l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, con sede a Roma fondata il 16 ottobre 1945 per accrescere i livelli di nutrizione, aumentare la produttività agricola, contribuire alla crescita economica mondiale  e migliorare le condizioni di vita delle popolazioni rurali.

La neo-candidata dichiara in un’intervista all’Ansa, che bisogna “ripartire dai bisogni veri delle popolazioni e dalla prodigiosa diversità” – “e non abbiamo bisogno di una dieta universale di riferimento”

La presunta futura direttrice della Fao assicura che se nel mese di giugno prossimo verrà eletta si impegnerà a far diventare la Fao mondiale e non più europea. 

Le sue dichiarazioni arrivano in seguito allo studio di Eat-Lancet, pubblicato sulla rivista scientifica Lancet, in base alla quale sembrerebbe che le cattive abitudini alimentari provochino più rischi di fumo, sesso non protetto e consumo di alcolici.

Autori ed esperti di nutrizione e sostenibilità, provenienti da università prestigiose e dalla Fao e Oms,  riuniti nella commissione, finanziata dalla Fondazione Eat (di proprietà dei miliardari Petter e Gunhild Storalen) si sono prefissati un obiettivo comune: Una dieta sana universale. Tutto ciò per nutrire in modo sostenibile una popolazione di 10  miliardi di persone e salvare milioni di vite all’anno.

La francese Geslain-Lanéelle sposa quindi una linea diversa rispetto a quanto emerso dalla studio Eat-Lancet.

Correnti di pensiero diverse vi sono riguardo a studi finanziati da grandi imprenditori, come anche sull’attività di organismi come la Fao e l’Oms, i quali spesso seguono politiche abbastanza lontane dai valori che dovrebbero essere alla base della loro istituzione e della loro stessa esistenza.

Si potrebbe analizzare qualche numero per farsi qualche idea o anche farsi venire qualche dubbio. Si parla di fame nel mondo, di povertà e di crisi e gli unici a non soffrirne sono coloro che occupano poltrone ai vertici di organizzazioni cosìdette “umanitarie”.  Lo stipendio di un funzionario Onu può superare i 94 mila euro all’anno – che tradotto e dividendo per 12 restituisce la somma di circa 8 mila euro mensili (alla faccia della fame!). Da considerare a parte viaggi gratis, sussidi per studio dei figli, polizze vita e vacanze, oltre a santificare le feste comandate di tutte le religioni esistenti (par condicio).  Le assunzioni non avvengono per concorso pubblico ma attraverso altre strade poco note e poco chiare. La conseguenza è che all’interno di un organo di controllo come l’Onu nessuno controlla. Infine anche in organismi come Onu e Fao vi sono stagisti non pagati, senza nemmeno un rimborso spese, i quali non verranno assunti perché uno dei requisiti per occupare un posto fisso in questi organismi non è il “senso umanitario” o “la generosità e l’altruismo”.

Ma veniamo alla Fao e alla sua funzione – La Fao dovrebbe contribuire a ridurre la fame nel mondo. Nonostante i discordanti annunci fatti dall’organizzazione  la fame nel mondo aumenta. Gli organismi internazionali non vivono di aria, anzi i costi sono elevatissimi e mentre vengono presentati rapporti, stime e previsioni non si sa realmente cosa questo organismo faccia per assolvere il suo vero compito: ridurre la fame. Nel 2013 l’organismo che dovrebbe combattere la fame nel mondo propose una ricetta a base di insetti.  “Avete fame? Mangiate gli insetti”. D’altra parte funzionari, impiegati e rappresentanti della Fao devono pur proporre ricette, effettuare statistiche, altrimenti non saprebbero cosa altro fare nella vita.

Funzionari, impiegati, rappresentanti sono tanti, troppi con stipendi da Reali mantenuti dalla Fao – Loro di certo non hanno fame. Cosa faccia e in che modo agisca la Fao per ridurre la fame nel mondo, dopo sessant’anni è ancora poco chiaro. Quando qualche statistica stabilisce che il numero di chi muore per fame è diminuito di 100 mila, bisognerebbe considerare il fatto che nei paesi del terzo e quarto mondo non vi è un vero e proprio ufficio anagrafe che conti il numero delle persone che nascono, figurarsi se conta quelle che muoiono. Nel 2014  un rapporto della Fao affermava che entro il 2015 era possibile dimezzare la fame nel mondo.

…e ancora “Siamo in grado di vincere la guerra contro la fame – L’insicurezza alimentare e la malnutrizione sono problemi complessi che non possono essere risolti da un settore o dei soggetti interessati da soli”  fu dichiarato dai responsabili della Fao nel 2014

Ottobre 2018Eliminare la fame entro il 2030, obiettivo chiave della Fao, mentre i milioni di persone che soffrono la fame scendono e salgono, se si vuole raccontare che si sta facendo qualcosa oppure se si vuole dire che bisogna fare (dare) di più e giustificare i  milioni di euro spesi per mantenere l’intera struttura Fao. 

Expo 2015 (costato fior fior di euro) sceglierà come filo conduttore <<Nutrire la Terra, energia per la vita>>.

La fame nel mondo è davvero una piaga che non si riesce a risolvere?

Povertà, mancanza di mezzi, guerre, alluvioni, spreco di cibo,alta natalità, questi sono alcuni dei motivi per cui la fame nel mondo continua ad esistere. Non ci saranno più morti per fame nel mondo, quando si agirà in modo diverso. Non servono le donazioni o adozioni a distanza solo per mettere a tacere la coscienza. In quei paesi è necessario mettere in condizione i contadini di poter lavorare la terra e auto sostenersi; è fondamentale controllare le nascite, investire in agricoltura, sostenere costruzione di villaggi, sistemi di irrigazione e scuole.

Purtroppo la povertà nei paesi occidentali e la fame nel terzo mondo è un business. Molti sostengono che l’Africa è il continente che ha le più grandi prospettive di sviluppo economico del mondo. Oggi, infatti esiste il neocolonialismo economico, di cui si sta parlando negli ultimi tempi. In realtà la Francia ha ancora un’influenza sulle sue ex colonie, che esercita controllandone l’economia, sostenendo dittature e terroristi, alimentando guerre civili. I paesi africani ad essere vittime dell’egenomia francese sono ben 14, ma i numeri di questo vasto impero coloniale sono immensi e riguardano tanto la sfera economica, quanto quella politica ed ideologica.

 

 

Trucco permanente: una valida alternativa alla chirurgia estetica

Trucco permanente: cos’è e perché molte persone lo scelgono?

Molto spesso si è di corsa e i tanti impegni non consentono a tante donne di avere un aspetto decente; a volte basta solo un filo di trucco e un po’ di lucidalabbra per sentirsi bene con sé stesse. L’aspetto non è solo esteriorità, non vuol dire apparire ma stare semplicemente bene.

Una soluzione per risolvere la mancanza di tempo da dedicare a sé stesse è arrivata da un po’ di tempo; si tratta del trucco permanente. Bisogna considerare il tipo di lavoro e lo stile di vita condotto, il tempo che si impiega per truccarsi e struccarsi a fine giornata. Se mettendo questi elementi sulla bilancia, ci si accorge che il gioco vale la candela, è arrivato il momento di ricorrere al trucco permanente.

Trucco permanente: i Vantaggi

Il vantaggio più grande del trucco permanente è quello di avere un aspetto piacevole e curato sempre, sia di giorno sia di notte;  molte donne possono essere sempre in ordine con un viso ben curato e avere molto più tempo  da dedicare ad altre attività. Con il trucco permanente si possono perfezionare aree del viso come labbra, occhi e sopracciglia. La micro pigmentazione, ovvero trucco permanente ridefinisce, in pratica le parti del viso che hanno bisogno di piccoli ritocchi; questo tipo di trucco, infatti potrebbe avere un’affinità con la chirurgia estetica; nella sostanza vengono depositati colori naturali e ipoallergenici sul viso, inoltre questa soluzione è scelta da molti non solo per piccole imperfezioni ma anche per nascondere cicatrici.

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Quanto tempo dura il trucco permanente?

Quando si sceglie di sottoporsi a questo trattamento è possibile scegliere fra diversi tipi e la sua durata dipende da numerosi fattori. Innanzitutto vi è un preliminare esame istologico dei tessuti, e ciò è previsto dalla legge prima di sottoporre l’epidermide a determinati trattamenti. La durata del trucco permanente, per cui dipende dalla qualità del tessuto, dalla tecnica utilizzata, dall’età, dal tipo di colore impiegato nel trattamento stesso. Inoltre vi sono alcuni accorgimenti per allungare la durata del trucco, come ad esempio limitare l’esposizione ai raggi UV.
I pigmenti o colori utilizzati per realizzare il trucco permanente devono essere certificati in osservazione di quanto prevedono le normative europee,  e  ottenuti attraverso processi naturali al 100% e sterilizzati. Se si rispettano queste regole  i rischi di reazioni allergiche a questi prodotti sono praticamente nulli.

Trucco permanente: trattamento per le sopracciglia

Uno degli elementi più importanti sottoposti al trucco permanente sono le sopracciglia; una buona forma dona vivacità allo sguardo, tanto che puo’ addirittura cambiare radicalmente la morfologia del viso. Anche per questa parte del viso vengono utilizzate tecniche innovative. La maggior parte delle donne scelgono di tatuare completamente le sopracciglia:si tratta di un grave errore nel quale spesso si incorre quando non ci si rivolge a professionisti del settore.  Infatti è più indicato intervenire utilizzando colori bioassorbibili e un trucco chiamato semipermanente grazie alla tecnica poco invasiva rispetto ad un normale tatuaggio. Inoltre, gli esperti non consigliano di tatuare le sopracciglia, perché si tratta di una zona molto delicata che potrebbe essere più sensibile al trattamento con i colori. Infine le sopracciglia tatuate con l’avanzare dell’età potrebbero inarcarsi e provocare un effetto non perfettamente estetico.

Trucco permanente: le labbra

Anche per le labbra vi sono diverse tecniche per ridefinirne il contorno e i colori.  Le persone che si sono rivolte alla chirurgia estetica per rifare le labbra, spesso si sono pentite; infatti,  su questo tratto del viso possono essere evidenti gonfiore, tanto da rendere palesemente visibile il ritocco effettuato.  Il trucco permanente interviene sulle labbra in modo naturale, per migliorarle e non radicalmente trasformarle. Con una buona tecnica e con una sapiente combinazione dei colori si possono ottenere ottimi risultati.

In quali casi il trucco permanente è sconsigliato?

Prima di sottoporsi a trattamenti di trucco permanente è necessario effettuare alcune indagini, che possano evidenziare eventuali patologie legate all’epidermide. Spesso, allergie, infezioni o dermatiti non consentono a molte donne di  sottoporsi al trucco permanente, per questo motivo sarà necessario farlo ( se si decide di farlo comunque) sotto stretto controllo medico. Inoltre, andrà valutata la possibilità di effettuare il trattamento, se il viso è già stato sottoposto ad interventi di chirurgia estetica o in presenza di profonde cicatrici. Altri casi nei quali è consigliabile consultare uno specialista prima di sottoporsi al trucco permanente, sono la presenza di gravi patologie in generale, come diabete, depressione, se si assumono anticoagulanti e anche in gravidanza.

 

 

Sai Riconoscere un Narcisista?

Chi era Narciso? Oggi per Narcisista si intende una persona innamorata sé stesso, anche se in realtà Narciso era un personaggio mitologico. Questo personaggio nella mitologia greca ha una grande bellezza e disprezza chiunque lo ami. Gli Dei lo puniscono, per cui lui si innamora di sé stesso specchiandosi nell’acqua ma cade nel lago e muore.

800px-narcissus-caravaggio_(1594-96)_edited Michelangelo Merisi da Caravaggio: Narciso (1594-1596). Roma, Galleria nazionale d’arte antica

E’ sbagliato essere Narcisisti? Chi non lo è più o meno? amare sé stessi a volte è segno di autostima, forse diventa sbagliato solo quando è un motivo per disprezzare gli altri. La psicologia ha studiato molto questo aspetto, riconoscendo alcuni tratti del carattere narcisista. Il punto è capire quando diventa patologia. Se osserviamo il mondo che ci circonda e soprattutto i social possiamo analizzare meglio il fenomeno, anche perché possiamo trovare tantissimi casi. Secondo la scienza il Narcisista tende a creare una falsa immagine di sé, per sfuggire a quella reale, la quale spesso ha molti punti deboli.

Di solito il Narcisista vero ha creato nella sua mente un’immagine che è lontanissima anni luce dalla verità, per cui immensa, grandiosa, impeccabile ed esemplare solo per usare pochi aggettivi; il Narcisista ne avrebbe tantissimi altri.

In fondo non è molto difficile riconoscere un Narcisista, perché prima di tutto parla molto di sé, di ciò che fa, di quanto è bravo, di quanto è capace; ama avere l’attenzione continua, stare sotto ai riflettori ed essere il protagonista assoluto. Sembra poco? Invece è tanto, anche se ce n’è ancora e per tutti i gusti, perché il Narcisismo si manifesta in mille modi.

Il disprezzo per gli altri: l’altro deve essere più piccolo affinché lui possa sembrare grande. Ha un interesse falso nei confronti delle persone; all’inizio sembra innamorato e ciò serve per avere in cambio ammirazione e approvazione. Il Narcisista vero tende a manipolare le persone e a strumentalizzare sentimenti ed emozioni, in base alla regola di “Lui al centro del mondo”.

Il Narcisista pensa agli altri come a qualcosa legato a sé, non comprende che una persona è e può essere qualcosa di diverso; a volte i Narcisisti percepiscono i proprio simili  come strumento per raggiungere determinati scopi. Un Narcisista patologico è ad esempio un genitore che proietta sul figlio tutti i suoi sogni e le sue aspettative, senza chiedersi quali sono davvero le aspirazioni di quel figlio. Molti genitori tentano di soddisfare solo il loro egoismo, mettendo al mondo dei figli, come semplice proiezione di sé stessi.

Sono davvero tanti i modi e gli aspetti attraverso i quali percepiamo atteggiamenti narcisisti da parte delle persone che ci circondano. Possiamo analizzare questi aspetti, senza strafare, né sconfinare nella scienza (quella è un’altra cosa), perché al riguardo vi sono molti autorevoli studi. Spesso anche atteggiamenti di chiusura e sfuggenti nascondono un forte narcisismo, come quello di evitare il confronto con gli altri restando sulle proprie posizioni.

Vi capita mai di sentirvi a disagio in presenza di qualcuno che fa di tutto per apparire, per parlare e stare al centro dell’attenzione? Chiediamoci cos’é che ci da fastidio.

Con l’avvento dei social chi sono quelli che postano ogni momento della giornata? Sono Narcisisti quelli che vogliono far apparire la loro vita felice e meravigliosa a tutti i costi?

 

 

Iliad: la nuova frontiera, tariffe telefoniche a confronto

Il mondo della telefonia è molto complicato, almeno fino ad oggi; è infatti sempre più difficile districarsi fra le varie offerte di telefonia mobile, fissa e internet. Campagne pubblicitarie promettono super offerte con tanti Giga e minuti illimitati per parlare con chiunque e ovunque.

S è vero che le compagnie telefoniche si fanno una concorrenza sfrenata, sarà anche vero che in qualche modo ci marciano e si tratta di un  giro d’affari milionario, anche se nel settore vi sono tanti aspetti, come ad esempio il lavoro, spesso sotto pagato dei Call Center, da non sottovalutare.

E’ vero che oggi nei campi dell’energia, delle assicurazioni e di altri servizi è importante essere attenti alle tariffe, spesso truccate e gonfiate. Nella telefonia mobile oltre che alle offerte, siamo stati abituati a costi nascosti, come il “Chi ti ha chiamato”, “la segreteria” e tanti altri servizi che spesso si attivavano senza alcuna richiesta da parte dell’utente. Purtroppo i contratti telefonici contengono numerosi punti e sono scritti con caratteri molto piccoli.  Sarà un caso? No. Si tratta di strategie per tenere il Cliente legato il più possibile e per guadagnare sempre di più.

Cosa ha fatto l’utente telefonico fino ad adesso?  Vi sono persone che non hanno tempo per verificare e scegliere le tariffe telefoniche e aderiscono ad un piano qualsiasi, altre che ascoltano le opinioni e cercano l’offerta più conveniente ed altri ancora che studiano accuratamente le tariffe per scegliere la più economica. Tempo, è su questo che molti gestori e non solo loro giocano. La differenza c’è e si vede. Infatti per mancanza di tempo si possono buttare dalla finestra anche centinaia di euro, che accumulati  in mesi e in anni diventano migliaia di euro. Un consumatore dovrebbe avere nozioni e competenze fiscali, legali, conoscere cavilli e trucchetti, saper gestire le emergenze, capire come funziona la caldaia, il forno elettrico e la lavatrice. Infine conoscere le regole condominiali, come funziona il servizio sanitario nazionale e come comportarsi in caso di influenza, infarto e dolori articolari. Insomma un Consumatore medio dovrebbe essere una sorta si Super Eroe. Possibile che per vivere è necessario sapere tutte queste cose? è così difficile la vita? Beh, non è sempre così, o almeno le cose possono essere fatte con gradi, certo ogni giorno non è necessario affrontare mille problemi e tutti insieme. Il tema, però dei costi dei servizi, come la telefonia è un tema molto importante, perché se è gestito nel modo giusto può farci risparmiare davvero tanto.

La musica è cambiata?

Da alcuni mesi è arrivata in Italia una nuova compagnia telefonica francese, che offre prezzi davvero molto bassi;si tratta del Low cost della telefonia: Iliad. 

Conviene passare a Iliad?

Da un’attenta analisi, dalle opinioni e dalla soddisfazione di chi è già cliente la risposta è Si, vale la pena passare a Iliad. Gli svantaggi sono davvero pochi e superabili. I punti vendita non sono molti per il momento ma l’assistenza telefonica funziona, anche se non brilla. In più Iliad ha introdotto le Simbox, le quali secondo me, anticipano un po’ il futuro; sarebbero gli erogatori di schede Sim. Si tratta di macchinette simili ai bancomat, con un display molto intuitivo. Come funzionano?

Si appoggia un documento di riconoscimento su un’apposita area, dopo aver completato il procedimento richiesto. Dal sito Iliad è possibile visualizzare gli Iliad Store. L’alternativa alla Simbox  è il sito internet (modalità forse più complicata, almeno per il momento).  Il Riconoscimento dell’identità attraverso il sito può avvenire girando un breve video on line oppure può essere fatto dal corriere espresso.

Molti potrebbero pensare che dietro le tariffe basse (le più basse in questo momento), per cui altamente competitive si nasconda qualche trucco. La verità, invece, è che le tariffe sono chiare, l’assistenza che risponde al numero 177 abbastanza efficiente, con personale che risponde dall’Italia, una buona copertura su tutto il territorio nazionale.

Alcune tariffe a confronto

Senza approfondire servizi aggiuntivi e quant’altro (d’altra parte i servizi più utilizzati sono voce, internet, avviso di chiamata e il chi è)  abbiamo fatto una piccola panoramica sui costi telefonici in Italia attualmente, senza nemmeno elencare tutti i gestori, giusto per un’idea.

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Vodafone  € 24,90€/mese circa 

Iliad   7,99€/mese – 50 Giga, minuti e sms illimitati in Europa

Inoltre l’offerta Iliad comprende Segreteria telefonica, Mi richiami, Scatto alla risposta, Controllo credito residuo, disattivazione servizi a sovrapprezzo, Segreteria visiva, controllo consumi, Avviso di chiamata, Filtro chiamate, inoltro verso Segreteria telefonica all’estero.

Come fare disdetta del vecchio gestore e passaggio a Iliad

Il problema che ci si pone è come passare a Iliad, se già abbiamo un contratto con un altro gestore. La questione “disdetta” è abbastanza complicata, ma basta tenere presente alcuni punti fondamentali  come ad esempio le Condizioni generali di contratto che prevedono la durata di  24 mesi. Se si consultano le tariffe telefoniche di due compagnie e si decide di cambiare per convenienza, perché non farlo? L’utente può valutare anche se conviene pagare una penale, che poi recupererà nel corso dei mesi con un risparmio sulle tariffe telefoniche applicate dal nuovo gestore.

Disdetta e cambio gestore: si può decidere di agire in diversi modi

  • Si può aspettare la naturale scadenza del contratto (24 mesi) e fare disdetta 30 giorni prima, seguendo alla lettera le indicazioni di ciascun gestore, non incorrendo in questo modo in nessun tipo di penale;
  • Sarà possibile fare disdetta prima della scadenza, con il rischio di dover pagare una penale per il recesso anticipato dal contratto (le penali variano da gestore a gestore) – Secondo l’AGCOM ( Autorità garante delle comunicazioni) la penale per il recesso anticipato dovrebbe essere minore quanto più ci si avvicina alla scadenza del contratto

Bisogna tener presente che i dispositivi (Modem o apparecchi telefonici) vanno restituiti alla compagnia (Vi sono dei centri di raccolta oppure si possono spedire con pacco ordinario)- Per quanto riguarda le penali, in realtà sarebbero illegali, in base alla legge Bersani, solo che le compagnie telefoniche le hanno chiamate con un altro nome, raggirando la norma, almeno in sostanza.

Attenzione quindi agli escamotage; a volte nei contratti non si parla di penali ma di costi di attivazione, disattivazione servizio costi per recesso. Fra questi nuovi nomi si potrebbe arrivare intorno ai 100€ o più. Bisogna tener presente che, volendo ci si può rivolgere anche ad un legale o ad un’Associazione dei consumatori per essere assistiti, difendendo in questo modo i propri diritti. Nella giurisprudenza recente vi sono casi nei quali molte istanze di utenti telefonici sono state accolte, condannando le compagnie telefoniche al pagamento delle spese, anche per disdetta anticipata da parte del cliente. Ovviamente l’utente prima di agire e chiedere assistenza, verificherà se vi sono le condizioni, ossia norme contenute nel contratto, se è prevista una penale per il recesso anticipato e così via. In fondo è un diritto dell’utente scegliere tariffe telefoniche più convenienti, nonostante ciò, non bisogna accettare sempre tutto a priori (comprese le penali), nella maggior parte dei casi la legge è dalla parte del più debole, o almeno così dovrebbe essere. In fondo non si dice che il “Cliente ha sempre ragione?” 

Greta Thunberg: Non siete abbastanza maturi per dire le cose come stanno

Ha suscitato grande scalpore il discorso tenuto da Greta Thunberg, classe 2003, rivolto ai grandi della terra per il riscaldamento del pianeta, anche se i mezzi di informazione ne hanno parlato poco, ad eccezione dei social.

COP24, la conferenza delle Parti sul Clima del 2018 tenutasi a Katowice in Polonia dal 2 al 14 dicembre 2018, si è svolta per valutare le azioni intraprese dai 198 paesi membri  per ridurre le emissioni di gas serra e per cercare di salvare il clima. I lavori si sono conclusi con l’adozione del “Katowice Climate Package“, il libro delle regole, ovvero  le linee guida per attuare l’Accordo di Parigi (l’accordo per rispettare l’accordo firmato in Francia). Nel 2019 si terrà la COP25 in Cile, sempre con grandi propositi e speranze per il futuro.

“Ora c’è una tabella di marcia con cui la comunità internazionale può affrontare in modo decisivo il cambiamento climatico” – Ha dichiarato Patricia Espinoza, la responsabile delle Nazioni Unite per il clima. In realtà nel testo finale dell’accordo vi è un compromesso, a causa delle pressioni di Stati Uniti, Russia, Arabia Saudita e Kuwait; infatti le parti si limitano ad accogliere favorevolmente la pubblicazione dell’IPCC e non a condividerne le conclusioni – Sarebbe come dire “Accolgo favorevolmente una legge, perché mi è simpatica ma non la rispetto – 

Il mercato del carbonio e il conteggio dei credito C02 legati a boschi e foreste –  è su questi argomenti che le posizioni sono divergenti, per cui non sono stati definiti questi strumenti nel pacchetto approvato. Il documento, quindi esce dalla conferenza mutilato di una parte importante, come era facilmente prevedibile. Vi è una corsa alla crescita economica e agli interessi di prestigio politico, tanto da rendere i Leader del mondo ciechi davanti all’evidenza; precisamente alle ripercussioni che l’inquinamento sta avendo sui cambiamenti climatici, dall’intensità degli uragani e tempeste, alla siccità, all’innalzamento della temperatura che provoca danni alle risorse d’acqua e ai terreni fertili. Molte cose sono purtroppo taciute nelle conferenze, per evidente convenienza; nessuno dice che si intensificheranno, ad esempio, i flussi migratori dalle regioni tropicali. Nei prossimi anni potrebbero cambiare le consistenze ambientali e gli assetti geopolitici dell’intero pianeta. Nel 2016, 175 paesi firmarono il COP21, ma le conferenze e i Summit che hanno riguardato il tema dei cambiamenti climatici sono innumerevoli e si sono conclusi sempre con tanti buoni propositi per il futuro. Ci saranno ancora tanti COP.

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Cosa auspicano gli esperti?

L’IPCC – (Integrated Pollution Prevention and Control – Prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento) per limitare il riscaldamento del pianeta prevede -45% della C02 al  2030 – il rapporto del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici parla chiaro; per evitare il punto di non-ritorno bisogna agire in fretta.

Le raccomandazioni a noi mortali sono quelle di limitare le emissioni con la riduzione del consumo di carne, l’uso di auto elettriche o bici, pannelli fotovoltaici per riscaldamento e raffreddamento, consumo di bevande e acqua in bottiglie di vetro, spegnere la luce e riciclare la carta – Ma ciò non basta se i Paesi del mondo non cambiano la politica delle emissioni e non frenano la corsa alla crescita economica.

L’attivista quindicenne svedese

Greta Thunberg il 4 dicembre 2018 ha pronunciato un discorso  durante la conferenza COP24 a Katowice. La giovane attivista svedese, il 20 agosto 2018 decise di protestare contro gli incendi boschivi e l’ondata di calore che invase il suo paese, non andando a scuola a Stoccolma. I genitori di Greta, l’attore Svante Thunberg e la cantante lirica Malena Ernman  non appoggiano lo sciopero scolastico dell’adolescente e oggi Greta alla quale è stata diagnosticata la sindrome di Asperg è sotto attacco sui social. Alcuni sostengono, infatti che l’attivista sia pilotata da altri interessi. Greta, riguardo alla malattia diagnosticata (che rientra nello spettro dell’Autismo) ha dichiarato che la patologia della quale è affetta consiste nel parlare solo quando è necessario.

…dal discorso di Greta alla COP24 nel dicembre scorso

““Il mio nome è Greta Thunberg, ho quindici anni e vengo dalla Svezia. Molte persone dicono che la Svezia sia solo un piccolo Paese e a loro non importa cosa facciamo. Ma io ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza. Se alcuni ragazzi decidono di manifestare dopo la scuola, immaginate cosa potremmo fare tutti insieme, se solo lo volessimo veramente.  Se pochi bambini possono ottenere le prime pagine di tutto il mondo semplicemente non andando a scuola, immaginate cosa potremmo fare tutti insieme se davvero volessimo. Per farlo, però, dobbiamo parlare chiaramente, non importa quanto sia scomodo. Voi parlate solo di una eterna crescita economica verde, perché avete troppa paura di essere impopolari, quindi parlate solo di andare avanti con quelle cattive idee che ci hanno messo in questo casino, persino quando la cosa più sensata da fare sarebbe tirare il freno a mano. Non siete abbastanza maturi per dire le cose come stanno, lasciate persino questo fardello a noi bambini. Ma a me interessa la giustizia climatica e la vita sul pianeta. La nostra civiltà è sacrificata per l’opportunità di un ristretto numero di persone di continuare a fare enormi quantità di soldi. La nostra biosfera è sacrificata perché i ricchi nei paesi come il mio possano vivere nel lusso. E’ la sofferenza dei molti a pagare per il lusso di pochi. Dite di amare i vostri figli più di ogni altra cosa, eppure state rubando il loro futuro proprio davanti ai loro occhi. Dobbiamo tenere i combustibili fossili sotto terra, e dobbiamo concentrarci sull’uguaglianza. E se le soluzioni sono così impossibili da trovare dentro al sistema, forse dovremmo cambiare il sistema stesso. 

 

 

I giornali di tutto il mondo l’hanno definita l’attivista più influente del momento. Una cosa è certa, Greta ha influenzato milioni di ragazzi di tutto il mondo che imitano il suo sciopero scolastico ogni venerdì, per sensibilizzare i governi sui cambiamenti climatici.

“Bisogna mettere in discussione l’intero sistema”  La giovane attivista sarà pilotata oppure dice semplicemente le cose che pensa, ma con le sue parole ha dato una lezione al mondo; una lezione di economia, di educazione civica e di filosofia.

L’ultima parte del discorso di Greta recita così:

Non siamo venuti qui per pregare i leader a occuparsene. Tanto ci avete ignorato in passato e continuerete a ignorarci. Voi non avete più scuse e noi abbiamo poco tempo. Noi siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no. Il vero potere appartiene al popolo. Grazie”.

Molti giornali l’hanno definita il nuovo Messia; sarà vero? Il significato biblico di questa parola indica qualcuno che arriva sulla terra per liberare l’umanità. Solo che stando ai testi sacri sembrerebbe che il Salvatore mandato da Dio già sia arrivato sulla terra. E’ solo che abbiamo sempre bisogno di essere liberati e salvati dalla nostra ignoranza e dall’egoismo, dalla sfrenata corsa al potere e al lusso e come dice il nuovo Messia Greta, all’eterna crescita.

Come praticare la gioia dell’attesa

La felicità è fatta di piccole cose, essa non dipende dalle grandi scelte ma da qualcosa di diverso. L’attesa è essa stessa piacere – si sente spesso questa espressione, in realtà  si tratta di modi di dire o luoghi comuni, ma quanto c’è di vero? Cos’è l’attesa?

Vivere il presente – Attendere vuol dire vivere nel futuro?

Qualcuno sostiene che bisogna vivere il momento, ossia l’attimo senza incursioni nel passato e soprattutto senza pensare al futuro. Molto si è scritto riguardo alla mente e al superaffollamento di pensieri,  infatti,  quelli negativi, sicuramente non procurano gioia. Quando si rimugina su qualcosa o si hanno pensieri fissi, di sicuro non stiamo facendo la cosa giusta.

Un libro molto interessante,  il potere di adesso di Eckhart Tolle, spiega come liberarsi dal “corpo di dolore” ovvero dalla mente e dalla sua negatività. Questo testo è una guida all’illuminazione per la scoperta del “qui e ora” ed ha venduto milioni di copie; tante persone sono riuscite a ritrovare la luce giusta ma ovviamente in questi casi concorrono tantissimi fattori, fra i quali la predisposizione, il carattere;  a volte la consapevolezza avviene in un momento particolare della vita o dopo ungrande dolore, per cui tutto è soggettivo. Sulla stessa lunghezza d’onda è Mindlessness, un nuovo tipo di meditazione che ha come principio base, proprio quello di liberare la mente.

L’attesa: parliamo di altro

L’attesa è qualcosa di diverso dalle elucubrazioni mentali e dai pensieri negativi; è semplicemente la gioia di aspettarsi qualcosa. La vera felicità sa sempre di intimo e personale,  nasce dal piccolo. E’ chiaro che l’animo e lo spirito vanno nutriti e difesi; per raggiungere la serenità spesso bisogna attraversare grandi sofferenze, ma la natura umana ha dentro di sé un grosso potenziale. La gioia e la felicità sono dentro di noi, basta solo tirarle fuori – Fosse facile! – qualcuno potrebbe pensare –  Per farlo è necessario avere la mente sgombra da negatività, questo tutti lo possono sperimentare  – ( raggiungendo una buona meditazione con tanto esercizio si può anche arrivare alla totale assenza di pensieri), però, nel frattempo, la mente  possiamo riempirla di cose piacevoli come l’attesa.

Ma cos’é la gioia delle piccole cose ovvero delle attese? Se parliamo con un collezionista, lui ci dirà che prova una grande soddisfazione quando aspetta il plico dell’oggetto che gli serve per arricchire la sua raccolta. Spesso ci capita di inviare una mail per richiedere semplicemente un’informazione; per questo motivo aspettiamo quella notizia per poter poi agire e sbrigare qualche faccenda personale. Prima dell’avvento dei network si scriveva agli amici e ai parenti lontani; scrivere una lettera era un momento sacro, durante il quale ci si concentrava per trovare le parole giuste e poi si aspettava la risposta. Ci si recava all’ufficio postale e si imbucava la lettera con un grande sorriso sulla faccia.

Oggi postiamo sui social un pensiero o una foto e attendiamo tanti like e commenti, in alcuni casi questa pratica diventa quasi un’ossessione, un modo per ottenere approvazione dagli altri. Sbagliato. Non deve essere qualcosa che ci assilla, ma un’attività spontanea e deve avere lo stesso posto che ha il momento del caffè, con le stesse modalità e tempi. Si possono prendere due o tre caffè al giorno, sorseggiandolo, stando seduti e rilassati godendosi la pausa. I network servono per uno scambio rilassato di idee, sono solo un nuovo modo di comunicare ed in questo non vi è nulla di male, se preso in dosi giuste. Anche un coltello può avere diversi utilizzi; ci si può tagliare il pane o compiere un assassinio. Se i Network diventano una patologia, bisogna curarsi. Tutti li frequentiamo e conosciamo tante realtà spesso anche pericolose, ma questo è un discorso a parte, si sta parlando di attesa, anche se spesso abbiamo l’abitudine di divagare.  

Dobbiamo fare sempre in modo di aspettarci qualcosa; ogni giorno dobbiamo mettere in moto il meccanismo dell’attesa e poi semplicemente attendere, fare in modo che il tempo ci sia amico e che lavori per conto nostro. L’attesa ha un valore enorme ed anche un significato profondo, se vogliamo.

Siddartha a chi gli chiedeva cosa sapesse fare, gli rispondeva: <<Io so meditare, digiunare e aspettare>>.  In uno dei suoi libri più famosi Hermann Hesse analizza un aspetto fondamentale dell’essere umano, gettando uno sguardo sul futuro fino ad arrivare ai tempi nostri, come spesso tanti filosofi fanno.

Lo scrittore tedesco, infatti, guardava lontano proponendo uno stile di vita che contemplasse il digiuno, la meditazione e l’attesa. Un uomo che ha queste tre cose ha tutto.  Vediamo perché – Digiunare (questa parola fa pensare al cibo, ma non è affatto così)  – Digiunare vuol dire saper rinunciare,  soprattutto a cose futili ( all’auto, allo smartphone e a tutte quelle cose che riteniamo necessarie – di indispensabile in realtà vi è molto poco, come ad esempio l’aria ) –  L’uomo di Hesse sapeva aspettare; questo non vuol dire restare immobile, anzi  significa continuare la propria vita, svolgendo le attività di sempre con serenità e gioia. Secondo il pensiero dello scrittore ogni cosa torna al suo posto, ciò che deve accadere accadrà senza grossi sforzi, per cui non bisogna affannarsi in modo eccessivo – Ecco perché Siddharda sapeva aspettare – Chi non sa aspettare, oggi si riconosce subito – Sono quelli che vanno sempre di fretta, che credono di aver fatto tutto e invece non hanno fatto nulla, quelli che vogliono dare tremila cose e dimenticano che la giornata è solo di 12 ore – 

Infine Siddharta sapeva meditare. La meditazione è una pratica sula quale si sono spese tesi e libri di ogni genere, fino ad arrivare ai giorni nostri. Ciò che Hermann Hesse intendeva dire è che tutta la realtà necessita di un filtro, che è la nostra coscienza. Meditare vuol dire anche farsi attraversare da fatti ed eventi,  e restare sempre gli stessi, è saper ritrovare in mezzo alle tempeste della vita un angolo di pace e serenità e farlo diventare uno stile di vita.

 

Soluzioni abitative intelligenti: Less is more

Il minimalismo è all’origine della più recente “decrescita felice” o arte dell’essenziale. Come parola stessa vuol dire possedere di meno.

D’altra parte la decrescita  predica proprio l’opposizione ad un modello di vita che costringe a correre e lavorare per acquistare oggetti, che il più delle volte abbandoniamo in un cassetto.

La filosofia Less is more l’hanno sposata in molti, e sono proprio loro ad affermare di essere felici di tale scelta. L’architetto Leonardo Di Chiara, ad esempio ha creato uno spazio abitativo di soli 8 mq. Si tratta di una piccola casa mobile e l’ha portata in giro per l’Europa a manifestazioni ed eventi, fondendo la sua idea di abitare con la passione per il design.  Video da Youtube

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La casa costruita dal giovane architetto pesarese oltre ad avere tutto il necessario per vivere bene, grazie alle sue dimensioni può essere trasportata da un’automobile, proprio come una roulotte. 

Ma Less is more non si adatta solo alle abitazioni, ma è una filosofia di vita che è stata trasferita da tempo nella tecnologia e nell’abbigliamento, come nel lavoro. Ciò che ci circonda ha una chiara influenza emotiva su di noi, per questo è importante prestare molta attenzione alla cura delle cose. Circondarsi di cose essenziali vuol dire mettere ordine intorno a noi e nella nostra mente. I minimalisti ad esempio, non comprano mai un capo d’abbigliamento se non si sono disfatti di un altro.

Qual è la filosofia alla base del minimalismo?

Il punto base da cui partire è sicuramente quello di sbarazzarsi del superfluo; una volta compreso questo concetto siamo a metà della strada. Una buona regola è quella di chiedersi prima di acquistare un oggetto se è necessario farlo, se quella cosa servirà davvero alla nostra vita, se ci risolverà un problema.

Prima regola: Rimandare – Oggi si parla molto di emozione dell’acquisto. In questa epoca storica in cui l’e-commerce fa un fatturato da capogiro, ci si interroga ancora su nuove azioni e soluzioni per rendere l’acquisto un’esperienza indimenticabile. Se ci pensiamo è vero, quando si decide di comprare qualcosa entrano in ballo mille aspetti e allora perché non godersi quel momento? L’unico modo per farlo è appunto rimandare l’acquisto, infatti comprare per fretta o mancanza di tempo è sempre un errore.

La bellezza dell’acquisto sta nel fatto di farsi una prima idea di quel paio di scarpe o quell’oggetto per la casa; cercare informazioni e leggere qualche recensione, andare anche in un negozio fisico e provare, toccare con mano la qualità, la sensazione che l’oggetto che vogliamo scegliere ci dà.

Seconda regola: Eliminare le distrazioni – Meglio concentrarsi su un oggetto alla volta, eliminando ogni giorno qualche altra fantasia che ci frulla in testa. Il cervello, si sa può essere un vulcano di idee pronto a scoppiare, cerchiamo di tenerlo a bada, ne guadagneremo sicuramente.

Terza regola: Qualità – Alla base dello stile less is more c’è la qualità. Questa regola si applica non tanto agli oggetti da acquistare ma alle cose che facciamo; meglio fare una o due cose e farle bene che cento fatte male. Se ci pensiamo bene, comprenderemo che la qualità ripaga sempre in tutti i settori, soprattutto nel lavoro. L’applicazione di questa regola è fondamentale per prendersela comoda e per godersi in pieno le attività che svolgiamo. Lavoriamo ad un progetto? Definiamo un piano, lavoriamoci mezza giornata ma senza la fretta di finire; riprenderemo il giorno dopo o fra una settimana, sicuramente con un’energia nuova. Il raggiungimento di buoni risultati sta sempre nel saper aspettare e nell’apportare ad un lavoro qualcosa di nuovo ogni giorno. Anche per i capi di abbigliamento o per qualsiasi altro oggetto vale questa regola, infatti acquistare cose a basso prezzo non sempre è un grande affare, a meno che non si tratti di capi in svendita o in saldi. Avere tre maglie che dopo il primo lavaggio sembreranno vecchie e occuperanno solo posto nell’armadio non serve; meglio acquistarne una di media qualità, magari si spenderà anche meno delle tre messe insieme.

Quarta regola: non essere rigidi – Non bisogna per forza eliminare tutto: abbigliamento, oggetti ecc., nel senso che non deve essere una forzatura. Ovviamente quando prendiamo in mano un oggetto o una maglia che non utilizziamo da due o tre anni, probabilmente è arrivata l’ora di disfarsene.

Quinta regola: tenere solo le cose che aggiungono valore – Spesso conserviamo oggetti e documenti che hanno tantissimi anni; chiediamoci se ha ancora un senso o se è importante per noi creare una nuova vita attorno allo spazio che occupano da venti o trent’anni quelle cose. 

Sesta regola: Rimuovere il superfluo – Prendiamo la sana abitudine di eliminare qualcosa di superfluo ogni giorno, magari anche documenti o file dal pc; in questo modo avremmo fatto un po’ di spazio intorno a noi, e dato al nostro ambiente nuova vita. 

Molti vorrebbero eliminare lo stress, ma ciò può avvenire se riusciamo a vivere meglio e con più gusto; altri vivrebbero meglio senza la suocera, ma questo è un discorso a parte. Nei rapporti anche è possibile fare pulizia, molti infatti, nei social usano passare in rassegna tutti i loro amici ed eliminare quelli che non conoscono o quelli con i quali non hanno mai interagito. Questo può valere per alcuni, certo è che se ci fa stare bene è meglio farlo. Personalmente credo che vi siano persone che svolgono attività per le quali hanno bisogno di seguaci come gli artisti, gli scrittori, professionisti e chiunque riceva benefici dall’avere molti contatti. 

Nella vita reale è anche vero che vi sono dei rapporti tossici, relazioni con persone negative, per cui non è del tutto sano continuare, anche in questo caso vale il Less is more, anche se vi è un proverbio arrivato secoli prima della frase in inglese: meglio soli che male accompagnati.

 

 

 

 

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