Un meraviglioso modo per rilassarsi? Colorare

La mente è qualcosa di unico, è il motore della nostra vita e dei nostri movimenti, delle scelte che facciamo e influisce sulla qualità della nostra vita.  Come scaricare lo stress: è una domanda che almeno una volta nella vita ci siamo fatti. Forse non esiste una risposta definitiva, ma tante e diverse.

Bisogna spegnerlo il cervello a volte, rilassarsi e godere di momenti tranquilli. Ne usciremo rinvigoriti e rigenerati, lo dice la scienza. Infatti numerosi studi autorevoli affermano che colorare attiva la creatività, attraverso alcune aree cerebrali. Infatti, ne è nata una tecnica vera e propria chiamata colorare lo stress.

I che modo ci liberiamo dall’ansia e dallo stress?

In base a quanto emerso da ricerche scientifiche, sembra che colorare attivi la coordinazione fra occhio e mano, favorendo l’inibizione del sistema emotivo, permettendoci quindi di scaricare lo stress.

Mentre coloriamo l’attenzione si focalizza sul movimento della mano e sull’azione vera e propria, distogliendoci da pensieri negative e preoccupazioni inutili. In negozi specializzati si trovano quaderni per colorare anche per adulti, con numerosi soggetti che vanno dalla vegetazione ai mandala, animali ecc. Molte persone hanno trovato giovamento con questa tecnica e sono riuscite a scaricare lo stress.

Quando facciamo qualcosa che ci gratifica e che ci diverte entriamo in un luogo dove ritroviamo il nostro io, permettendoci di prendere contatto con noi stessi. Troppo spesso, la vita ci porta a vivere ritmi frenetici e snervanti, senza che il cervello stacchi mai nemmeno per un secondo. Si tratta di una forma di meditazione, affermano i ricercatori, ed è proprio vero.

beaded-2137080_960_720

Carl G. Jung, psicologo è stato fra i primi ad utilizzare questa tecnica di rilassamento. Il medico ha usato i colori per curare lo stress dei pazienti, con vere e proprie sedute, simili a lezioni di Yoga o meditazione. Vi è molto di più nel colorare, oltre alla concentrazione che si sviluppa su una singola attività, vi è anche l’appagamento e la gratificazione di finire il progetto iniziato ed ottenere, quindi un risultato. Il famoso psicologo utilizzava i mandala per la scoperta dell’io più profondo. Se colorare si inserisce in un progetto di terapia guidata per ottenere dei risultati, in quel caso è giusto parlare di terapia.

I dubbi sul colorare per scaricare lo stress

Diciamo pure che, molti studi sono ancora in corso. Vi sono molti aspetti, molti dei quali legati anche alla scelta dei colori, la quale può dirci molto sul carattere, ma anche sullo stato dell’umore. Ad ogni modo è importante l’approccio, cioè come ci si avvicina alla colorazione, perché parliamo di colorare disegni già ben definiti. Per alcuni potrebbe anche diventare un’ossessione, per completare quanto prima la colorazione. Pareri discordanti ci sono anche per la definizione di “Arte creativa”; molti, ad esempio non sono daccordo con questa definizione, perché si riempie solo un disegno già fatto da qualcuno, per cui di creativo non c’è nulla.

E’ sempre bene stare molto alla larga da facili modi di dire e definizioni, come già detto è il modo con il quale ci avviciniamo all’attività di coloring che fa la differenza.

Se lo si fa da soli o in compagnia, vale la pena di avvicinarsi con animo sereno e con la volontà e la consapevolezza di voler passare ore di spensieratezza e di relax. Il risultato lo potremmo monitorare noi stessi, con un’attenta analisi sul nostro stato emotivo.

Le 9 regole per arredare casa

Lo stile forse non si può insegnare, ma è possibile riuscire a trasformare un appartamento in qualcosa che ci piace, attraverso qualche consiglio giusto. D’altra parte una casa deve esprimere la personalità di chi vi abita.

Non bisogna disdegnare internet, quale fonte di idee e spunti talvolta molto utili e interessanti dai quali partire e costruire il nostro nido. Per cui va bene ricercare e visionare le soluzioni presenti sul web.

Ecco 9 regole che possono esserci d’aiuto:

Regola numero 1

Prima ancora di scegliere l’arredamento e lo stile, bisogna scegliere la casa: piccola, grande, con spazi ben divisi o unico ambiente. Tutto questo dipende dalle abitudini, da quali sono le nostre passioni, il lavoro, i bisogni. La dimora deve assecondare e facilitare la nostra vita e tutto ciò che facciamo. Vi sono persone che amano cucinare, per cui sceglieranno un ambiente in cui vi sia ampio spazio per la cucina. Chi ama ricevere amici o fare incontri di lavoro opterà per un living aperto e confortevole, infine vi sono i creativi che ameranno lo studio o il laboratorio per creare, scrivere, leggere, studiare o dipingere. Piazzeranno una scrivania e un pc, oppure una poltrona se amano i libri, cavalletto con l’attrezzatura occorrente per la pittura.

Regola numero 2

Quando qualcuno pensa di non avere idee sull’arredamento della propria casa non sta dicendo il vero. La verità è che non si sono viste abbastanza cose e soluzioni possibili o almeno non quelle che si adeguano al nostro stile di vita. La regola numero 2, dunque è vedere, cercare il più possibile e in tutti i luoghi: internet, riviste di arredamento, case di amici.

Regola numero 3

E’ una regola che vale sempre: liberarsi costantemente del superfluo. Ripulire le nostre stanze da oggetti, scartoffie inutili e non utilizzati serve a mettere ordine sopratutto nella testa. Il senso di ordine e di pulizia che ci invaderà  farà spazio al nuovo, a ciò che amiamo veramente.

Regola numero 4

Se possibile, scegliere mobili e suppellettili fatti da materiali naturali, con colori che rispecchino l’armonia che si desidera.

Regola numero 5

Studiare bene la disposizione di mobili e oggetti. Non arrendiamoci mai se lo stile nel comporre l’arredo non ci convince. Oggetti da collezione, trofei oppure minisculture acquistate durante viaggi in località lontane possono essere composte in modo da restituire una buona visione come delle piccole scenografie gradevoli all’occhio.

Regola numero 6

Sfruttare al massimo gli spazi. Mobili e divani spesso aiutano a riporre cose, come cuscini, coperte, piccoli oggetti di uso comune.

Regola numero 7

Creare l’atmosfera giusta. Trasformare una casa in una dimora accogliente e intima non è tanto difficile; possono aiutare le piante, anche piccole riposte sapientemente per terra o su un ripiano, oggetti, cornici e quadri.

Regola numero 8

Scegliere bene i colori delle pareti. Infatti, le diverse tonalità possono fare la differenza. Per un’ambiente piccolo, ad esempio meglio optare per colori chiari, i quali rendono l’idea di spazi più ampi.

Regola numero 9

Una nuova tendenza anche economica è quella di attaccare alle pareti gigantografie o fotografie di varie dimensioni. Vi sono diverse tecniche: infrarosso, HDR, highspeed, doppia esposizione.

La tecnica infrarosso, ad esempio è un metodo per ottenere foto con colori alterati e per creare paesaggi suggestivi giocando con i colori.

Spesso si decide di coprire una parete con un panorama che ci rende felice, per immaginare di stare nel luogo tanto amato, magari al mare o a New York; anche in casa la fantasia può giocare a nostro favore.

Casa piccola o grande

Infine una casa piccola va arredata con l’essenziale, in modo da non appesantire troppo l’estetica; per cui no a troppi quadri e stampe, cornici e oggetti ornamentali.

Less is more, ad esempio è diventata una filosofia negli ultimi tempi; una frase coniata dall’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe vuol dire costruire sull’essenziale. Si tratta di una filosofia che può essere applicata anche in altri contesti, da quello lavorativo a quello della vita strettamente quotidiana. Questa filosofia è partita dall’architettura per diffondersi e trovare impiego in molti altri settori. Il concetto è applicabile all’arrendamento e agli oggetti, che devono essere essenziali per non appesantire lo svolgimento della vita stessa e soprattutto la mente.

Da che idea partire?

Prima di arredare la nostra casa di sicuro abbiamo un’idea anche se non è precisa, anche se non è perfetta; un trucco per poter partire e costruire il nostro habitat naturale è quello di prendere un oggetto oppure un mobile, un tappeto e poi popolare lo spazio attorno a quel particolare.

Arredare casa: Cosa fare e cosa non fare?

  • evitare di usare colori scuri, i quali fanno sembrare gli ambienti meno spaziosi e riflettono e sfruttano poco la luce naturale del sole;
  • non attaccare troppi quadri e stampe alle pareti; preferire invece qualche specchio;
  • non mettere mai insieme stili diversi: antico e moderno, barocco ecc.;
  • illuminare con lampade i punti bui senza finestre e balconi, rendendoli più vivibili;
  • valutare la possibilità di controsoffittature, che se non altro potrebbero servire alla conservazione di coperte, cambi stagione, scarpe ecc.;
  • occhio all’ingresso di una casa, è quella la parte dell’appartamento che ci accoglie; meglio, quindi entrare direttamente in un ambiente aperto o un salone;
  • preferire porte a scomparsa, che danno la possibilità di sfruttare al meglio gli spazi a disposizione;
  • mettere cuscini o altri oggetti comuni a portata di mano; tavoli o tavolinetti per poggiare cellulare e chiavi o documenti e oggetti di uso frequente;
  • è importante avere l’essenziale, per cui periodicamente liberarsi di oggetti e cose che non servono più

Individuare  il nostro stile non è facile; quello giusto sarà quello che ci appartiene e che esprime al meglio noi stessi. E’ una questione di continua ricerca.

 

 

 

 

 

 

Affitta una famiglia: in Giappone è già un business

Fake friend? Made in Japan. La tua vita social non ti soddisfa? hai bisogno di affetto? Nessun problema, ci sono agenzie che pensano davvero a tutto.

I sondaggi parlano chiaro, almeno in Italia e in gran parte d’Europa è proprio così: sempre più single e  più persone sole. Però in Giappone gli affetti si affittano. Pare che sia in atto una grande rivoluzione legata ad un business sempre in crescita. Anche in Giappone sembra che il fenomeno della “solitudine” sia proporzionale allo sviluppo industriale ed economico. Che la solitudine fosse un potenziale business, a questo nessuno ci aveva mai pensato. Che l’apparenza diventasse qualcosa da coltivare e addirittura su cui investire era impensabile fino a poco tempo fa.

Chissà se è il caso di disperarci, di essere tristi o felici pensando ai  numeri di questa tendenza.

Negli ultimi tempi si è parlato molto anche di “uteri in affitto”, ma la mente umana ancora non era arrivata ad immaginare che si potessero fare affari  addirittura sui sentimenti.

Nel paese nipponico vi è una tasso di natalità fra i più bassi al mondo. Da molti anni questa tendenza è anche italiana, tanto è vero che i governi spesso hanno tentato di attuare politiche a sostegno delle famiglie tradizionali. Ma di famiglia “vecchio stile”, con mamma, papà e figli ce ne sono sempre di meno. Il modello familiare ha subìto notevoli cambiamenti; vi sono spesso famiglie allargate (all’interno delle quali possiamo trovarci di tutto), gran parte della popolazione è composta da persone anziane, si fanno sempre meno figli e il numero dei single è notevolmente cresciuto.

selfie

Non si scommette più sulla famiglia? Non ci si mette in gioco, non si azzarda più l’amore?

Mentre ci poniamo questi interrogativi filosofici, in Giappone sono nate imprese che stanno riscuotendo un grande successo, le “Rent a family”; si tratta di agenzie dove si possono noleggiare gli affetti o meglio  “finti affetti”.

In coerenza con questo trend nelle  “Rent a family” è possibile trovare un fidanzato di facciata per accontentare i genitori, un nonno che stia con i bambini, un papà, una mamma, un fratello o una sorella dove non ci sono.

Per comprendere la portata del giro d’affari, si parla di 500 milioni di yen all’anno (difficile quantificare – basti pensare che 1.000 yen corrispondono a  € 7,69) fatturati da “Family Romance”, una delle prime agenzie dei parenti in noleggio. 1500 sono i collaboratori che lavorano su tutto il territorio nazionale (si tratta di persone comuni o addirittura di attori). Queste persone sono disponibili per diventare ciò che vogliamo.

Le agenzie servono anche per rilanciare la propria immagine sui social ed anche questo è  made in Japan. Può accadere di avere poche idee, pochi amici e pochi selfie.

Il dramma si risolve noleggiando amici, rigorosamente “fake”, con i quali lasciarsi fotografare a cene, viaggi ed eventi in modo da assicurarsi che la reputazione-immagine social goda di buona salute. Questo perché con l’avvento dei social, dare l’immagine di una vita ok, di essere ok , di fare cose ok e che tutto va ok è ovviamente OK;  la realtà passa in secondo piano.

Come si utilizzano le nuove idee e i nuovi strumenti, questa è la cosa più  importante. Le agenzie che aiutano ad essere più social o ad apparire migliori, che si propongono di risolvere il problema della solitudine sembrano una parodia, l’esasperazione di qualcosa che ci sta sfuggendo di mano. Probabilmente nate con buoni propositi, c’è da chiedersi come mai ci sia stato un boom di richieste; come mai fanno tanti affari?

Oggi vi è una ricerca costante dell’immagine e dell’apparire ad ogni costo; è importante dare un segno della propria esistenza: se non sei social, se non comunichi che sei vincente non esisti.

Si potrebbe, invece scavare nei motivi profondi della nascita di queste agenzie e realizzare che potrebbero svolgere una funzione sociale importante: quella di fare da collocamento fra chi ha bisogno di compagnia e chi è disposto a dare una mano all’altro. Tutto questo dovrebbe essere gratis e non costoso o a buon mercato.

D’altra parte la famiglia tradizionale potrebbe essere qualcosa di costruito, se si guarda da un altro punto di vista. Viviamo in una società che ha standardizzato tutto: bisogna sposarsi, bisogna avere figli e nipoti, la famiglia “normale” è quella composta da due genitori e figli e così via. Lo standard potrebbe esistere solo nella nostra mente e i mutamenti ce lo stanno comunicando ampiamente. Da secoli la società ci vuole imporre modelli; probabilmente oggi c’è bisogno di cambiare, in meglio però, con umanità; è quella che dovrebbe essere uno standard.

I social sono solo uno strumento che dovrebbe aiutarci a vivere bene e a sfruttare al meglio le opportunità che la vita reale ci offre.

 

 

Il nostro futuro è un ritorno al passato

Da qualche parte il minimalismo è già molto diffuso; la vita supertecnologica, piena di impegni, complicata, troppo intensa e intrisa di impegni, diciamocelo non ci piace più poi tanto.

Che stia nascendo una nuova filosofia se ne sono accorti in molto e non solo i più attenti ai cambiamenti. La “new life” è l’ecosofia, uno stile di vita basato sul minimo indispensabile. La nuova tendenza prevede un ritorno alla coltivazione della terra (quindi all’autoproduzione)  e all’allevamento di bestiame, alla cucina vegana, al fai da te su quasi tutto, perfino all’abbigliamento vegetale ed ecologico, minimalista e poco chic, tanto a chi serve?

Gli esperti già dipingono il nostro futuro; e cosa c’è nella sfera di cristallo?

Una vita a contatto con la natura e con gli animali, abbigliamento utile e ampio con tasche grandi per contenere i ferri del mestiere. Il tutto rigorosamente realizzato in materiale ecologico e di poco impatto sulla natura. Vi sarà una graduale scomparsa del materiale plastico ad iniziare dalle bottiglie, che verranno sostituite da contenitori di gelatina di amido. Inoltre riscopriremo i rimedi naturali, le erbe che fanno bene e il mangiare sano (vegano).

people-2585733_960_720

Già in molti hanno scelto una vita campestre da vivere a contatto con la natura, sporcandosi ogni giorno le mani e il viso di terriccio, probabilmente spinti da un’era digitale che ha stufato, da pressanti impegni sociali e social. Queste anime (non più tanto rare) hanno scelto il poco, hanno scelto di vivere in uno spazio più ampio: il mondo. Alcune agenzie da anni stanno studiando il fenomeno del “ritorno al passato”, di questo cambiamento nelle abitudini di vita di milioni di persone nel mondo e la tendenza è proprio questa: poco, minimalismo, essenziale, stile di vita frugale e campestre, autoproduzione e autoconsumo, scelte ecologiche con al centro la natura.

Un nuovo mondo e una nuova vita sta nascendo, che si oppone all’era digitale, a quella virtuale dove si vivono perfino le emozioni on line. Non è difficile comprendere questa epoca nella quale molti giovani sono nati già immersi nel digitale. Basta fare un giro sui social per comprendere le tendenze, ciò che attira di più e quello che fa più like. Sembra quasi che episodi strettamente personali come la perdita di una persona cara o una disgrazia, una nottata al pronto soccorso siano gli argomenti che ricevono più commenti in assoluto, come se fosse d’obbligo rendere un lutto o un dolore social.

guitar-946701_960_720

Non bisogna meravigliarsi se alcune persone si sono svegliate e hanno deciso di camminare nella direzione opposta, sicuri che i contatti umani possano ancora essere salvati, certi che il dolore torni ad essere intimo, personale, da elaborare e da condividere in modo naturale e spontaneo quando arriva il momento opportuno con un amico, un parente e non con migliaia di sconosciuti.

 

Come trovare la tranquillità

Esiste un modo per trovare la tranquillità interiore? Un luogo dove possiamo essere veramente felici? Felicità o tranquillità?  Quattro regole per trovarle

Molti non sanno che la tranquillità è quel senso di serenità e di pace che forse tante persone differenziano dalla felicità, ma che in realtà si avvicina moltissimo.

La tranquillità è meglio della felicità?  Una bella domanda alla quale si può tentare di rispondere, domandandosi prima di tutto cos’è la felicità. Molti la identificano con l’amore, con la ricchezza, con il successo e la realizzazione di sé; forse la felicità è tutte queste cose e nessuna. Vi è uno stato di appagamento interiore, una pace che si può trovare solo quando si sta bene con sé stessi; la tranquillità esiste ed è la vera felicità, perché non è effimera, è qualcosa che nessuno può toglierci.

woman-3214594_960_720

Basti pensare a quando si va in vacanza dopo un intenso anno di lavoro; la vita ci ha messo a dura prova, ne abbiamo fin sopra i capelli di incombenze, di scontri verbali, di incomprensioni e soprattutto di correre e correre avanti e indietro come una pallina da ping-pong. Scegliamo il mare oppure la montagna e quando arriviamo in quel luogo la calma si impossessa di noi; la tranquillità esiste ed è bastato poco per raggiungerla. Piano piano la mente si libera e un altro panorama ci regala sensazioni idilliache. A volte non è necessario nemmeno partire per trovare la tranquillità; molti la trovano rilassandosi in una vasca di acqua calda, altri hanno imparato a fare meditazione almeno un’ora al giorno, qualcuno si ritaglia due ore dal caos per rinchiudersi in camera a leggere un bel libro.

Benessere quotidiano

Possiamo partire o restare a casa e fare mille cose per riposare la mente assillata, ma di base deve esistere un equilibrio che solo con esercizio e costanza si è arrivati a raggiungere. Troppi libri sono stati scritti su come trovare la felicità, ma nessuno ci può insegnare la serenità d’animo, perché è qualcosa che nasce dall’intimo e senza un motivo apparente.

Prima regola – Innanzitutto è importante intrattenere relazioni con persone simili a noi nel carattere e nei valori: no a persone nocive, invadenti, pessimiste e polemiche. Questi rapporti fanno solo male a mente e alla salute, meglio soli.

Seconda regola – Cercare di superare i propri limiti; bisogna saperli prima riconoscere, sono le paure, i timori e le paranoie quelli principali. Provare, quindi a guardare le situazioni da prospettive diverse, con più leggerezza, vivendo alla giornata e sforzandosi di essere ottimisti, allegri e spensierati – Cambiare atteggiamento mentale.

Terza regola – Cercare asilo – trovare un posto o un hobby che ci liberi la mente; qualcosa che facciamo che ci rende felici. Può essere anche andare al parca per una passeggiata, leggere, scrivere, prendere un caffè con un amico, concedersi un massaggio o una giornata in una Spa e coltivare quel luogo e quella dimensione solo nostra.

Quarta regola – La felicità e la tranquillità non dipendono da fattori esterni, quando avremo questa piena consapevolezza saremo davvero felici.

La natura ha un effetto sorprendente sulla nostra mente e sullo spirito; riesce a rilassare e a rendere sereno anche  l’animo più sconvolto.

Molte persone passano da un flirt all’altro, senza il tempo di analizzare i motivi che hanno portato alla conclusione di una storia. Questo avviene perché si è convinti che si possa essere felici e sereni solo con una persona accanto, quando ciò non avviene ci condanniamo all’infelicità. La felicità è un equilibrio fra quello che siamo e quello che abbiamo. Le cose positive della nostra vita devono essere un tesoro da custodire, da saper gestire. Molti purtroppo non apprezzano la fortuna che gli è toccata e continuano a lamentarsi per ciò che desidererebbero avere. Non sanno, purtroppo, che nemmeno ciò che pensano di desiderare con tutte le forze non è la chiave per la serenità d’animo.

Altri tipi di persone identificano la felicità nel lavoro e nel successo, ma anche questa strada è giusta e sbagliata allo stesso modo.

Nella vita non vi sono strade buone o cattive, c’è la nostra strada, quella che percorriamo con saggezza, con ottimismo, sapendo per certo che quello di cui abbiamo bisogno arriverà, senza fretta, senza affanno: l’amore, l’amicizia, la serenità.

Come leggere gratis con KindleUnlimited

Il tempo della Colombara

Territorio Emozioni Musica Persone Opere, l’evento che avrà luogo il 23 giugno 2018

Il TEMPO – Territorio Emozioni Musica Persone Opere è il titolo dell’evento che prenderà vita alla Tenuta Colombara di Livorno Ferraris, luogo di produzione di Acquerello, sabato 23 giugno.   La famiglia Rondolino, che da sempre sostiene arte e cultura del territorio, desidera rendere omaggio a Vercelli facendo rivivere ai suoi ospiti tempi, memorie e valori della storia di risaia rimasti sconosciuti ai più: verranno qui evocati dal ‘700 di Stradivari alla generazione delle mondine, dai decenni avventurosi di Giovan Battista Viotti, sino allo sguardo contemporaneo di un grande fotografo su un mondo ormai scomparso, eppure, per chi lo sa cogliere, ancora vivo e radioso alla Colombara, dove è presente l’unico Conservatorio della Risicultura Italiana.

 

Intrecci di musica, storie e parole risuoneranno negli ambienti della Cinquecentesca Tenuta in un dialogo ideale tra stagioni e tradizioni, persone e territorio per far conoscere:   -Il tempo della fotografia: l’arte di fermare l’istante. E sarà l’occasione per incontrare Gianni Berengo Gardin, Maestro del bianco e nero, il quale realizzò “Il racconto del riso” (Contrasto 2013) proprio alla Colombara tra il 2010 ed il 2011. Due anni di scatti, ricerche e scoperte continue che hanno ispirato a Cele Bellardone e Dino Boffa “Storia di un libro – Sulle orme di Gianni Berengo Gardin” (Effedì 2018): un omaggio di due degnissimi allievi al Grande Maestro, ma soprattutto un’opera complessa e stratificata, capace di esprimere in un intenso bianco e nero le vibrazioni dell’amicizia, i rimandi dello sguardo, i mille riflessi della vita e dei luoghi.

Mai nella storia della fotografia, è stato dedicato un intero reportage al lavoro di un fotografo.   –Il tempo della musica: alla scoperta di Giovan Battista Viotti, prodigio della musica classica nato a pochi chilometri dalle terre che circondano la Colombara che, nonostante abbia esportato la musica italiana nelle corti europee, resta ancora oggi troppo poco conosciuto. A dare corpo a questa dimensione sarà Guido Rimonda, solista del Viotti Festival di Vercelli e oggi tra i violinisti di punta della scena internazionale. Con il suo Stradivari “Leclair” 1721 dalla storia cupa e misteriosa, Rimonda -accompagnato dall’Orchestra della Camerata Ducale- dedicherà a Viotti pagine di profonda e toccante bellezza, prima tra tutte la celebre Meditazione in preghiera. E proprio l’idea di preghiera, intesa come armonia tra l’individuo, il tempo e il mondo che lo circonda, sarà illustrata da Padre Enzo Bianchi, scrittore e saggista che, nella prefazione dell’opera di Bellardone e Boffa, ha saputo riflettere come pochissimi altri sul rapporto spirituale ed esistenziale tra l’uomo, la terra e il cibo.   Fotografi e musicisti saranno disponibili, per interviste e firme del libro nell’atelier dell’artista tedesca Claudia Haberkern che, ritratta dal Maestro nel 2011, da oltre 25 anni vive ed opera alla Colombara. Per le sue sculture – sospese, diafane e leggere – ha sviluppato una tecnica mista usando diversi materiali. Il risultato sembra essere cresciuto in natura ed è questo, forse, l’impulso decisivo per lei: fare arte come tentativo di coltivare la natura. Quella umana.

fonte: Luna Pozzati – Notiziabile – acquerello.it

Sostieni Blog & Community

 

 

 

 

 

Progetto cento donne contro gli stereotipi

Più donne a spiegare e ad interpretare la realtà – Il mondo ha bisogno delle donne

La televisione è diventata un grande contenitore e tante trasmissioni televisive sono solo accozzaglie di gente, che urla e sbraita per dire la propria opinione. Non parliamo dei social! Tutti tuttologi col web, recita una canzone. Donne e comunicazione: qualcosa può migliorare.

Specie negli ultimi tempi, circa l’80% delle reti Tv trasmettono talk per parlare di situazioni politiche e sociali o di economia oppure del nulla assoluto (reality e telenovelas). Soltanto una piccolissima parte (in campo medico/scientifico), ospita veri esperti, il resto di coloro che intervengono nei talk si limita ad esprimere le proprie opinioni, sulla base di considerazioni personali, spesso molto discutibili. 

Le donne nell’informazione

Il progetto 100esperte è stato lanciato dall’ Osservatorio di Pavia e associazione Gi.U.Li.A. (Giornaliste Unite Libere Autonome), in collaborazione con la Fondazione Bracco e con il supporto della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea

Secondo una ricerca del Global Media Monitoring project 2015 (GMMP), radio, stampa e TV italiane danno molta più visibilità agli uomini (79%) che alle donne, che sono solo il 21%. La presenza femminile può svecchiare il linguaggio mediatico, è questa l’opinione di chi ha creato il progetto 100esperte. Le donne possono contribuire nella società, nella politica e nell’economia in modo determinante; sono segni del tempo, ai quali, purtroppo si fa fatica ad abituarsi. 

Cento esperte non è solo un progetto;  le “donne”  sono un universo, un tema molto complesso e  il modo con il quale sono trattate è l’indice con cui si misura la civiltà e la democrazia, ma anche la sensibilità e l’intelligenza. Forse anche tanto altro ancora. E tanta, tanta altra strada ancora deve essere fatta nel nostro mondo occidentale, che si scandalizza perché esistono, in altre parti del mondo donne che non mostrano il viso, che non possono partecipare alla vita sociale e alle quali è vietato guidare, studiare e lavorare. 

Nel “mondo occidentale” sta diffondendosi una “pratica”,  da troppo tempo, chiamata femminicidio, che purché sia attuata da menti malate e profondamente disturbate rappresenta un sentimento esasperato di odio e presunta superiorità della mai tramontata epoca del maschilismo. Modelli antichi si ripropongono sempre nell’attuale società, a tutti i livelli, in tutte le classi sociali. Il modello maschilista è imposto come unico possibile, ma i modelli devono calzare bene, perché non adatti a tutti, proprio come accade per i vestiti. 

Vi sono donne alle quali si adatta bene il ruolo di suppellettile o di oggetto, ma questo modello non può essere universale. Vi sono donne che vivono felici, riposte come soprammobili, contente di correre dal parrucchiere e dalla manicure, di fare viaggi e vestire alla moda, tutto il resto poi cosa conta?

La realtà, questa realtà va interpretata e comunicata nel modo giusto (urge essere raccontata in modo onesto) e per farlo c’è bisogno anche delle donne, per una visione del mondo più equa e completa. Non possiamo vivere in un mondo a metà.

Molte ricerche hanno dimostrato che nel campo dell’informazione, le donne sono raramente interpellate dai media in qualità di esperte.  

Per aumentare la visibilità delle scienziate italiane sui media e promuoverne la presenza nel dibattito pubblico, nasce il progetto “100 esperte”: una banca dati online che raccoglie nomi e profili delle tante donne esperte dell’area Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica)

Contro gli stereotipi di genere la voce di 100 esperte

100esperte press

Alla base del progetto due temi fondamentali: la condizione della donna e la comunicazione.

Il 6 giugno scorso su un social è apparso questo post, il quale considerando i commenti (pochi), si suppone non abbia avuto molta audience o almeno quella che meritava. Eccolo riproposto.

La televisione è ancora il mezzo di informazione più diffuso, più immediato; basta accenderla e sentire pseudo-opinioni e montagne di falsità, oltre ad essere una fabbrica di consumismo. Sui social si creano dal nulla correnti di pensiero, spesso pericolose, campagne d’odio, il più delle volte si denigra e si fa cattiva informazione, perché tutti, ma proprio tutti hanno diritto di parola. E se questo non rappresentasse un diritto fondamentale per la democrazia, direi che quest’ultima parola può far male e che talmente tante volte ha causato danni, specie quando hanno cercato di esportarla a suon di bombe, ma questa è un’altra storia.

post

Telecamere in condominio: cosa si può fare e cosa no

Telecamere in condominio

La normativa che regola l’installazione di videosorveglianza all’interno dei condomini è abbastanza complessa, perché presenta diversi aspetti fra i quali quelli relativi alla privacy. In via generale la legge stabilisce che le telecamere possono essere installate purché non arrechino danno agli altri e alla privacy degli altri, per cui non dovrebbero essere puntate su strade pubbliche e riprendere di conseguenze persone che non vogliono essere riprese. Un condomino può installare telecamere senza la preventiva autorizzazione dell’assemblea condominiale se queste ultime riprendono l’area personale, ad esempio la parte circostante la propria porta d’entrata, senza riprendere il vicino quando rientra a casa; l’area circostante la porta del garage o del posto auto e cosi via.

Quando le telecamere sono installate dal condominio

Impianti di videosorveglianza sulle parti comuni – è questo il tema trattato nella legge n. 220 dell’11 dicembre 2012. In particolare l’art. 1122-ter recita: “ Le deliberazioni concernenti l’installazione sulle parti comuni dell’edificio di impianti volti a consentire la videosorveglianza su di esse sono approvate dall’assemblea con la maggioranza di cui al secondo comma dell’articolo 1136”.

Nel 2013 il Garante per la privacy è intervenuto con una serie di regole dalle quali emerge quanto segue:

“Quando l’installazione di sistemi di videosorveglianza viene effettuata da persone fisiche per fini personali  e le immagini non vengono né comunicate a terzi o diffuse attraverso apparati web cam, non si applicano le norme previste dal codice della privacy”,  inoltre le stesse norme chiariscono che “ il sistema di videosorveglianza  debba essere installato in maniera che l’obiettivo riprenda solo lo spazio privato” .

I fatti di cronaca, spesso indicano quanto sia importante e determinante la registrazione effettuata da telecamere. Purtroppo, la normativa relativa alla sicurezza cozza con la legge sulla privacy. Ci si aspetta una revisione di questo aspetto, per adeguare la privacy dei cittadini alla sicurezza degli stessi. Si tratta di una delle tante contraddizioni del codice normativo; d’altra parte la legge sulla privacy stessa non è del tutto chiara o almeno non assolve pienamente a ciò che promette. I dati di utenti sono continuamente incrociati con altri, specie quando navighiamo su internet, quando preleviamo al bancomat o effettuiamo acquisti. il condominio è uno di queli luoghi dove dovrebbero essere installate le telecamere. 

Riepilogando  l’installazione delle telecamere deve essere confinata alla sola proprietà e i dati raccolti non devono in alcun modo essere diffusi.

Nel caso in cui sia il condominio a decidere di installare la videosorveglianza, la decisione sarà presa dalla maggioranza dell’assemblea (intervenuti) o dal 50% dell’edificio (in millesimi). Le telecamere devono però puntare solo su aree comuni condominiali e non su strade pubbliche. Le telecamere in condominio sono state la scelta di  molti condomini, per scoraggiare atti vandalici e criminali e rappresentano ancora uno degli strumenti più validi per limitare episodi spiacevoli.

MaisonDuMonde

 

 

 

Regaliamo sorrisi con il gelato sospeso

La formula è la stessa del caffè sospeso, nata non molto tempo fa. La campagna “Gelato sospeso”, in vigore dal 1 giugno al 31 ottobre permette di pagare un gelato ad un bambino che non può permetterselo. Tutto nasce grazie ad un’iniziativa dell’associazione Salvamamme. L’associazione nata per aiutare le donne vittime di violenza, interviene in casi di emergenze, in situazioni di abbandono e solitudine.

Come funziona il gelato sospeso?

Basta recarsi in una gelateria o bar che aderiscono all’iniziativa e lasciare pagato un gelato; nel momento in cui una famiglia chiede se ci sono gelati in sospeso, il commerciante rilascerà lo scontrino. L’associazione Salvamamme provvede anche ad inviare gelati a case protette per donne maltrattate con minori, a case famiglia e centri anziani. “Doniamo sorrisi” è il motto dell’associazione Salvamamme, che opera con impegno e dedizione da circa vent’anni, là dove vi sono situazioni di degrado e abbandono. L’associazione Salvamamme ha una marcia in più: la sensibilità unica delle mamme.

ice-cream-410330_960_720

Dal sito gelato sospeso è possibile consultare le attività commerciali che aderiscono all’iniziativa, troppo poche in tutta Italia. 

Dal portale si legge:  come si evita la delusione del bambino?
Ci abbiamo pensato noi del Salvamamme con il gelato sospeso! Compra un gelato per te o per i tuoi bambini, puoi lasciarne uno in “sospeso” a chi è più in difficoltà. Un idea semplice che ricorda l’antica tradizione napoletana.
Lascia la tua offerta nel vaso trasparente messo a disposizione dalle gelaterie che aderiscono al progetto, che emetteranno uno scontrino al momento della consegna del gelato alla famiglia che lo riceverà.

Come aderire all’iniziativa?

Aderire al “gelato sospeso” è semplicissimo; se hai un bar o una gelateria, vai sul sito gelatosospeso.it nella sezione “come funziona” , da qui potrai effettuare l’iscrizione e già scaricare e stampare la locandina da appendere nel tuo negozio. 

I gelati sospesi che non verranno consumati, saranno utilizzati per il progetto “Salvamamme dà la pappa”, che permette di aiutare bambini in difficoltà su tutto il territorio nazionale.

A volte normali gesti possono diventare straordinari, se legati a qualcosa di più grande, se immersi in un grande contenitore che si chiama “solidarietà” 

Jacady

Profumi

tomtom

Blog su WordPress.com.

Su ↑