Alessio Seu, in arte SONO è un cantautore italiano, che sperimenta e mescola diversi generi musicali dall’elettronica a un sound più ricercato, come il rock, il folk, anche se molte atmosfere nelle sue canzoni, sembrano essere ispirate al pop italiano e alla musica d’autore.
La musica folk è espressione di un popolo durante feste e sagre di paese. Le melodie sono riprodotte anche da antiche tribù, le cui tradizioni sono andate perse nel corso degli anni. Tornare alle origini, attingendo al passato e mescolandolo con altri stili musicali restituisce atmosfere moderne e antiche allo stesso tempo.
SONO ci ha rilasciato un’interessante intervista, che proponiamo di seguito.
Come definirebbe la sua musica? A che genere sente di appartenere: elettronica, beat generation, pop?
SONO: Mi sento molto vicino al genere elettronico, almeno per le musiche che ho realizzato sino ad ora. Ho fatto elettronica in maniera stramba, l’ho fatta come se facessi rock.
Dalle sue canzoni traspare una ricercatezza nelle parole, si ispira a qualcuno in particolare? Come nascono i suoi testi? Prima le parole o prima il sound?
SONO: Le parole sono la parte più importante di una canzone. Provano a raccontare una storia, un’immagine o una sensazione. Secondo me quando si ha una penna in mano bisogna sempre un po’ sforzarsi nel ricercare parole nuove per il mondo che ci circonda. Per questo motivo, mi ha sempre appassionato la musica cantautoriale, a partire dagli anni Settanta fino ai giorni nostri. Le canzoni hanno una genesi sempre diversa, sono loro che affiorano dall’inconscio e diventano qualcosa su cui lavorare.
Ha collaborato con uno dei maggiori esponenti della Chill Beats, Barbarian Language. Che valore ha per lei la relazione con altri artisti? Vi è più scambio reciproco o fusione, sperimentazione, che tipo di legame?
SONO:Le sue musiche sono state e saranno una dolce culla per le mie parole. L’incontro fra artisti è un incontro di anime che va oltre il genere musicale. È sempre qualcosa di unico. Faremo sicuramente altri lavori assieme.
Vive in Inghilterra, un luogo dove le opportunità per un artista si moltiplicano; ma cosa c’è della sua terra – la Sardegna – nelle sue canzoni, e in che modo la ispira o l’ha ispirata in passato?
SONO: C’è tantissimo della mia terra nelle canzoni a cui sto lavorando attualmente. Il cordone ombelicale verso l’isola in cui sono nato e cresciuto continua ad ispirarmi. Nel bene e nel male, hai un senso di appartenenza che hai bisogno di raccontare. Il mare e le sue coste lungo l’isola, per esempio, sono un pensiero e un ricordo ricorrente.
“Erika”, “Liquido”, “Un’onda” sono alcuni dei suoi singoli più ascoltati. Cosa hanno in comune? Sono nati, ovviamente, in momenti diversi, ma quali sono state le circostanze e le emozioni che hanno ispirato sia i testi che la musica?
SONO:Hanno in comune il fatto che con queste ho iniziato a voler realizzare delle canzoni con estrema semplicità. Il loro carattere volutamente Lo/fi e i testi che cercano di scavare nel personale. Erika: l’attesa. Liquido: la ricerca della tranquillità. Un’onda: la forza dei ricordi. Tutte cose che fanno parte del nostro mondo personale e che spesso sono difficili da raccontare.
Qual è o quali sono i suoi artisti preferiti (sia italiani sia internazionali)? Cosa le piace di loro e in che cosa si sente più vicino a loro?
SONO:Ascolto pochissima musica italiana. In questo momento sto ascoltando musica decisamente rock. Ero un adolescente durante l’ondata Rock Grunge dei Nirvana, Pearl Jam e tanti altri. La mia scrittura è molto influenzata dagli anni ’90.
Ci racconti tutto l’iter che fa una canzone prima di essere ascoltata dal pubblico? L’ispirazione – Quanto tempo impiega per scrivere – Quanto tempo per produrla? Autoproduce la sua musica? Di che strumenti si serve?
SONO: Mi piace pensare alle mie canzoni come a dei frutti appesi al proprio albero. Ti accorgi quando la canzone è matura per essere “raccolta”. Ho canzoni che hanno una lunghissima gestazione ed altre che vengono fuori in pochi giorni. Ho canzoni che aspettano un bel vestito (musicale) da indossare ed altre che nascono dal nulla. Normalmente, lavoro intorno ad un gruppo di dieci o quindici canzoni, poi scelgo quante e come pubblicare. Adoro anche i pezzi strumentali, ne ho pubblicato alcuni durante gli anni. “Strade provinciali” è per esempio un singolo completamente strumentale. Registro tutto nel mio piccolo studio. Suono la chitarra, il basso e le parti con piano e tastiere, e poi lavoro su loop di batterie. Tutto il mio lavoro è completamente autoprodotto e distribuito da Discogomma, che è la mia etichetta. Al momento, sto lavorando su canzoni decisamente rock.
Affidarsi ad una casa discografica o produrre da soli la propria musica; quali sono le differenze e perché un artista sceglie una strada al posto di un’altra?
SONO: Per iniziare, direi sicuramente l’auto produzione. Le etichette serie sono veramente pochissime. Accettate un contratto solo quando vi possono offrire della vera promozione e professionalità altrimenti buttate via il vostro tempo e soldi. Iniziate da soli, poi se arriva l’occasione…

Lascia un commento