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Il nuovo articolo pubblicato su meer.com parla di letture e storie, del lungo viaggio di Ulisse, l’addio ai monti di Lucia, il cammino ultraterreno di Dante che ci trasporta magicamente in luoghi lontani
Un racconto ci può trasportare in luoghi lontani, in nuove epoche e culture. Le storie sono magie, viaggi immaginari e interminabili.
Per alcuni il viaggio sembra interrompersi, ma forse, continua in un altro luogo. No, non ci abitueremo mai alla vita, né alla morte. Non accetteremo mai, che una persona ad un tratto non ci sia più. Allo stesso modo, ci sembra incredibile come all’improvviso una nuova vita venga alla luce, cresca e diventi parte del mondo.
C’era una volta un Re seduto sul sofà che disse alla sua serva raccontami una storia e la serva incominciò: C’era una volta un Re seduto sul sofà che disse alla sua serva…
I bambini sono i più grandi narratori; parlano con le bambole e con i soldatini, raccontano storie, le inventano, cambiano il finale. Ogni volta, gli stessi oggetti hanno anime diverse, diventano maschere, personaggi, attori capaci di stravolgere la realtà. Si gioca con l’anima e la fantasia, con la libertà delle parole e dei pensieri, e ogni gioco ha una luce illuminante.
Trovarsi in un museo, in un sito archeologico, in una metropoli, in un luogo qualunque, nella vita di un altro racconta sempre qualcosa di noi. Ci siamo dentro. Lo stiamo vivendo. Lo stiamo scrivendo.
Se chiudo gli occhi, posso immaginare mia nonna, e posso pensare alla vita di qualsiasi altro sconosciuto. Mettermi nei suoi panni, ascoltare i suoi pensieri. Distanza e tempo si presentano sempre con delle forme imprecise. Bisogna lavorarci come si fa con la creta.
Le storie sono terapeutiche. Guariscono chi le ascolta, rafforzano chi le racconta.
Infine, chi non è mai stato vittima di prepotenze e angherie come Renzo e Lucia?
Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche.
Con l’addio ai suoi monti, Lucia si riferisce a chi, ingiustamente e contro la sua volontà si allontana dalla sua terra. I suoi pensieri sono tristi, sta per lasciare tutto ciò che ha sempre conosciuto e amato.
Addio, chiesa, dove l’animo tornò tante volte sereno, cantando le lodi del Signore; dov’era promesso, preparato un rito; dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente benedetto, e l’amore venir comandato, e chiamarsi santo; addio! Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande.
Per ogni nostra difficoltà, una gioia più certa e più grande ci aspetta.
…agli emigranti, ai viaggiatori e a tutte le Lucia.

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