Cause tumori: Una recente ricerca condotta in vitro, ha dimostrato come alte concentrazioni di due tipi di PFAS hanno aumentato la capacità di movimento di cellule di cancro al colon
Le PFAS sono sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate, oltre 4 700 in numero, si tratta di un gruppo di sostanze chimiche artificiali utilizzate in diversi prodotti, che nel corso del tempo si accumulano negli esseri umani e nell’ambiente.
Maggiori cause di tumori
Perché ci si ammala di tumore? Fino ad oggi esistono alcune certezze e altri fattori poco noti. Di sicuro alcuni elementi ambientali che causano il cancro sono: fumo, alcool, obesità, inattività fisica, eccessiva esposizione al sole, una dieta ad alto contenuto in zuccheri e carni rosse o processate, e a basso contenuto di frutta, legumi e vegetali.
Le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), o acidi perfluoroacrilici, una famiglia di composti chimici industriali molto usati e ampiamente diffusi nell’ambiente, e considerati fattori di rischio per una serie di malattie, potrebbero accelerare la progressione del cancro. Lo suggerisce uno studio che ha provato ad esporre a concentrazioni consistenti di PFAS gruppi di cellule di cancro al colon in laboratorio.
Cosa sono gli inquinanti indelebili?
I PFAS sono acidi molto forti caratterizzati da una particolare stabilità termica che li rende resistenti alla maggior parte dei processi di degradazione. Sono largamente impiegati nella cosmesi, nel rivestimento delle padelle, nel packaging in cartone per alimenti, nei prodotti tessili e nel mobilio, negli indumenti per sport outdoor, nelle vernici, nei pesticidi, nei prodotti farmaceutici e nelle schiume ignifughe. Quest’ultimo impiego fa sì che una particolare categoria di lavoratori, i pompieri, sia più esposta ai PFAS rispetto alla popolazione generale per la frequente esposizione ai ritardanti di fiamma.
Gli effetti delle sostanze alchiliche sui tumori già esistenti
Gli studi hanno dimostrato che la prolungata esposizione ai PFAS, diffusi per la loro tenacia ormai praticamente ovunque nell’ambiente, sia collegata ad effetti negativi sul sistema endocrino e all’insorgenza di alcuni tipi di cancro.
I pompieri. come già detto sono più esposti rispetto alla popolazione generale a sviluppare alcuni tipi di tumori, tra cui quello del colon-retto. Nel nuovo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Science & Technology, un team di epidemiologi dell’Università di Yale ha esposto cellule di cancro al colon a livelli di PFAS comparabili a quelli presenti nel sangue dei vigili del fuoco.
Lo studio
Le cellule erano organizzate in “palline” tridimensionali chiamate sferoidi, costituite in un caso da cellule con una comune mutazione del gene KRAS, legata a una forma più aggressiva di cancro al colon. Le cellule sono state messe a contatto con le due classi più comuni di PFAS, il PFOA (acido perfluoroottanoico) e il PFOS (perfluorottanosulfonato): il primo, spesso utilizzato per i rivestimenti impermeabilizzanti, è stato classificato come cancerogeno dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) a novembre 2023. Il secondo, usato nelle schiume antincendio, è ritenuto possibilmente cancerogeno.
Le sostanze hanno indotto le cellule cancerose a migrare in nuove posizioni, una caratteristica tipica – benché non l’unica – delle cellule responsabili di metastasi. Indagando più a fondo, gli scienziati hanno osservato che i PFAS hanno alterato sostanze cruciali per il metabolismo cellulare, e ridotto le sostanze antinfiammatorie che di solito hanno proprietà protettive contro il cancro.
Queste trasformazioni sono risultate più profonde nelle cellule affette dalla mutazione che rende il cancro più aggressivo.
Anche se non sempre gli studi in colture cellulari sono confermati dai successivi test clinici, la ricerca suggerisce un nuovo e poco conosciuto effetto deleterio dei PFAS, e invita a correre ai ripari pensando prima di tutto alle categorie professionali più a rischio.
Quali sono le classi di PFAS più diffuse e dove sono impiegate?
Gli studi su tali sostanze sono stati molti. E’ stato dimostrato che l’esposizione a sostanze chimiche artificiali viene conservata a livello molecolare nei tessuti, con effetti cancerogeni e conseguenze negative sia sulla fertilità (disfunzioni ormonali) sia sul metabolismo. –
Dagli anni Cinquanta i PFAS sono usati nella filiera di concia delle pelli, nel trattamento dei tappeti, nella produzione di carta e cartone per uso alimentare, per rivestire le padelle antiaderenti e nella produzione di abbigliamento tecnico, in particolare per le loro caratteristiche oleo e idrorepellenti, ossia di impermeabilizzazione.
Nonostante evidenze scientifiche di conseguenze negative dei PFAS per la salute umana messe in luce da diversi studi, fino ad oggi non era stata realizzata un’analisi complessiva di tutti i dati raccolti sul tema. Su aogoi viene messa in evidenza una comparazione effettuata dall’Università di Bologna e dall’università di Padova e pubblicata sulla rivista Toxics.
Si legge – Dalla nostra analisi abbiamo identificato e riportato diversi geni che mostrano una risposta trascrizionale coerente ed evolutivamente conservata ai PFAS – afferma Federico Manuel Giorgi, professore al Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna, che ha coordinato lo studio – questi risultati mostrano per la prima volta che diverse molecole di PFAS influenzano vie ormonali e vie metaboliche, aumentando ad esempio i meccanismi di accumulo degli acidi grassi e indebolendo il sistema immunitario.
I PFAS, composti chimici molto resistenti, ignifughi e idrorepellenti, spiegano i ricercatori in una nota, sono utilizzati da oltre 60 anni in rivestimenti antiaderenti, schiumogeni antincendio, tessuti impermeabili, pesticidi, materiali per l’edilizia e prodotti per la pulizia e l’igiene personale. I PFAS si riversano in grandi quantità nei bacini idrici, da dove possono percorrere grandi distanze, entrando nell’ecosistema acquatico e risalendo la catena alimentare fino agli esseri umani. Tracce di queste sostanze sono state individuate nel latte materno, nella placenta, nel siero, nel liquido seminale e nei capelli.
Dove si trovano i PFAS e cosa fare?
Un consiglio è quello di bere molta acqua (depurata dai PFAS con il depuratore a carboni attivi e osmosi inversa) e seguire una dieta equilibrata può aiutare il corpo a eliminare questi composti più velocemente. Dove si trovano i composti chimici artificiali? Spesso si possono trovare nelle pentole antiaderenti, negli indumenti e scarpe impermeabili, fino ad arrivare alcuni imballaggi alimentari, pesticidi e acque del rubinetto.
Come difendersi dai PFAS?
Sul web si trovano molti buoni consigli per evitare o limitare il contatto con sostanze chimiche dannose.
- Scegliere utensili da cucina sicuri: no a uso di utensili da cucina antiaderenti che contengono PFAS (come il Teflon). usare pentole, padelle e teglie in acciaio inossidabile, vetro, ghisa o altri materiali sicuri per la cottura. I PFAS possono essere presenti anche in carta oleata e pellicola trasparente, quindi cerca alternative come la carta da forno non trattata o contenitori di vetro per avvolgere gli alimenti.
- Leggi le etichette dei prodotti: prenditi il tempo per leggere attentamente le etichette dei prodotti per la cura personale, come detergenti, shampoo, creme idratanti e cosmetici. Scegli prodotti per la pulizia e per l’igiene che dichiarino di essere privi di PFAS o che siano etichettati come “senza PFAS”.
- Limita l’uso di prodotti impermeabili: riduci l’uso di prodotti che presentano rivestimenti impermeabili, come capi di abbigliamento, tappeti, biancheria da casa o tessuti trattati per resistere alle macchie. Questi prodotti potrebbero contenere PFAS che possono venire rilasciati nel tempo.
- L’acqua potabile è il principale veicolo di intossicazione da PFAS. Se i livelli di PFAS della tua rete idrica sono oltre la norma, dovresti prendere delle precauzioni: l’installazione di un sistema di filtrazione adatto può ridurre significativamente i livelli di PFAS che assumi attraverso l’acqua del rubinetto
- Evitare contenitori e sacchetti in plastica per la conservazione del cibo;
- Evitare tessuti antimacchia come biancheria da letto, tovaglie e tovaglioli;
- Limitare il consumo di pesci di acqua dolce, nei quali è stato rilevato un’alta concentrazione di Pfas.
Il caso: PFAS in Veneto
Alcuni anni fa scoppio il caso PFAS in Veneto. Cosa è accaduto nella regione veneto? Dopo le inchieste di Report (ottobre 2016, giugno 2017, settembre 2017), lo studio dell’Istituto per l’Ambiente di Ispra (2007) sulla concentrazione di inquinanti nella regione del Lago Maggiore e i risultati dell’indagine commissionata dal CNR, il Consiglio dei Ministri ha infine dichiarato lo stato di emergenza per i PFAS in Veneto e nominato un commissario. Da quando sono state rilevate concentrazioni elevatissime nel sangue della popolazione di alcuni comuni del vicentino, i PFAS sono diventati noti.
Il Veneto è tra le regioni più contaminate dagli Pfas in Europa.
I cittadini veneti chiedono da anni una bonifica, ma cosa è stato fatto fino ad oggi? Ai circa 2.000 cittadini residenti nella zona a più elevata concentrazione è stato proposto di sottoporsi a un trattamento di lavaggio del sangue: la plasmaferesi, una procedura nota ai donatori di sangue. Questa tecnica permette di separare la componente liquida del sangue (il plasma) dalla componente cellulare e rimuovere le sostanze dannose.
Una coalizione internazionale ha individuato i casi più gravi di inquinamento e chiede bonifiche. Oltre 350mila persone hanno bevuto per anni acqua piena di sostanze chimiche rilasciate da un’industria. L’area interessata dall’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) è pari a circa 180 km2 di un vasto territorio che si estende tra le province di Vicenza, Verona e Padova, per una popolazione stimata di 300 mila abitanti.
Fonte: Focus
Immagine: Bianca Monti

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