Inquinamento e ambiente: molte notizie che riguardano la nostra salute e la salvaguardia dell’ecosistema non compaiono mai in prima pagina, chissà perchè?
11 aprile 2024 – L’attacco alle norme ambientali europee è un regalo avvelenato per gli agricoltori
Commentando il voto del Parlamento europeo per applicare la procedura d’urgenza alle modifiche alla Politica agricola comune (PAC), Federica Ferrario di Greenpeace Italia dichiara:
«In risposta alle proteste degli agricoltori degli ultimi mesi, la politica europea sta trasformando le norme di protezione ambientale in un capro espiatorio, senza affrontare le vere cause della crisi che colpisce il settore. I politici europei, pur di non toccare gli interessi delle grandi aziende che traggono profitto dallo status quo, rischiano di condannare gli agricoltori a subire gli effetti di siccità e alluvioni sempre più gravi, senza fare nulla per affrontare la loro precaria situazione economica» .
Questa mattina il Parlamento europeo ha approvato con 432 voti favorevoli la procedura d’urgenza sul piano della Commissione europea che prevede l’eliminazione di molti dei requisiti ambientali che gli agricoltori devono soddisfare per ottenere i fondi europei. Attiviste e attivisti di Greenpeace hanno protestato contro questa decisione portando una gigantesca mela “avvelenata”, alta più di tre metri, di fronte al Parlamento europeo a Bruxelles. La mela simboleggia il regalo avvelenato che la Politica europea rischia di fare agli agricoltori se sceglierà di eliminare le norme di protezione ambientali dai regolamenti della PAC.
Gli attivisti hanno inoltre esposto uno striscione con il messaggio “Senza Natura non c’è Agricoltura” per ricordare che la riduzione delle norme di protezione dell’ambiente e della biodiversità danneggia gli agricoltori stessi, dato che l’intensificarsi degli eventi climatici estremi, la scarsità di risorse idriche, l’impoverimento dei suoli e il declino della biodiversità influenzano negativamente anche la produttività agricola.
In Europa le piccole e medie aziende agricole stanno infatti scomparendo a ritmi allarmanti, divorate da imprese sempre più grandi e intensive, mentre il reddito degli agricoltori è minacciato dall’ingresso di prodotti extraeuropei a basso costo e dagli interessi della grande distribuzione che impongono prezzi talmente bassi da non coprire, in alcuni casi, neanche i costi di produzione.
I ministri dell’Agricoltura hanno già indicato che i governi dell’UE sosterranno la proposta della Commissione europea di eliminare molte delle misure di protezione ambientale dai regolamenti della PAC. Il voto odierno del Parlamento europeo accelera la risposta del Parlamento a questa proposta, saltando i dibattiti e le votazioni nelle commissioni parlamentari e mettendola immediatamente ai voti durante la sessione plenaria del 22-25 aprile, l’ultima prima delle elezioni europee di giugno.
…e per giunta
La marina militare smantella le sue navi in un sito turco inquinato e privo di valutazione di impatto ambientale
Mentre si vanta della sua attenzione al rispetto dell’ambiente e alla valorizzazione del mare, la Marina Militare italiana smantella le sue navi storiche in uno dei cantieri noti per la mancanza di conformità con la normativa UE. È quanto denunciano Greenpeace e la ONG Shipbreaking Platform, proprio mentre si sta ultimando la consegna di sette unità navali della Difesa italiana al cantiere turco Ege Çelik di Aliağa.
Come mostra un rapporto di Shipbreaking Platform, i cantieri di riciclaggio di Aliağa sono esentati dall’obbligo di valutazione di impatto ambientale e presentano alti livelli di inquinamento dell’aria, del suolo e dell’acqua, oltre a gravi irregolarità nella gestione dell’amianto e in materia di salute e sicurezza dei lavoratori. Oltre all’amianto, le sostanze tossiche rilevate sono arsenico, piombo e altri metalli pesanti, idrocarburi poliaromatici, ossido di tributile e dieldrina. Secondo il rapporto, i rifiuti solidi e liquidi derivati dal petrolio, provenienti dalla sentina delle navi, dall’acqua, dalla zavorra e dai fanghi, contribuiscono all’inquinamento costiero. Le alte concentrazioni di piombo nel suolo dei cantieri sono invece attribuibili alle vernici per navi. L’indagine ha inoltre svelato che l’inquinamento atmosferico da particolato e metalli pesanti è più intenso nella regione dove avviene la demolizione e riciclo delle navi.
«Aliağa è lo stesso sito in cui rischiava di finire smantellata la Costa Concordia. Per ovvi motivi di immagine e reputazione, la Concordia fu poi smantellata a Genova. È evidente che per la Marina Militare questa reputazione conta poco», dichiara Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia. «Oltre che un contributo a un disastro ambientale noto da decenni, questa è anche un’occasione persa per creare occupazione nel nostro Paese con una filiera del decommissioning alimentata da commesse pubbliche e sostenuta da una normativa più efficace».
Quattro unità della Marina italiana (gli ex pattugliatori Bersagliere e Artigliere, e le ex fregate Maestrale e Scirocco) sono arrivate al cantiere di Aliağa il mese scorso, altre tre (gli ex sommergibili Da Vinci, Marconi e Di Cossato) sono partite da La Spezia la sera del 9 aprile con la stessa destinazione. Lo smantellamento di queste unità è un’impresa complessa, con sfide significative come la potenziale ruggine e il deterioramento, che aumentano il rischio di accumulo di gas pericolosi in spazi ristretti. È probabile che siano presenti materiali pericolosi quali carburante, PCB, nonché un’elevata quantità di amianto in spazi confinati. Dati i gravi problemi ambientali riscontrati nel settore del riciclaggio navale in Turchia, il trattamento di queste unità ad Aliağa suscita molte preoccupazioni.
Un altro rapporto, condotto dalla Facoltà di Agraria dell’Università Ege, in Turchia, ha rilevato che la biosfera di Aliağa e delle immediate vicinanze è in uno stato di estremo disastro e che le capacità di carico del bacino sono state superate. L’inquinamento da arsenico e piombo, in particolare, avrebbe raggiunto cumulativamente livelli pericolosi per la salute umana e per l’ambiente, mentre le attività industriali in corso nella regione, compreso il settore del riciclaggio delle navi, sarebbero insostenibili in termini di effetti sul suolo e sulle piante.
Il cantiere Ege Çelik, che ha vinto il bando da 1,7 milioni di euro dell’Agenzia Industrie Difesa, è nell’elenco dei siti approvati dall’Unione Europea, ma la sua la conformità non è stata pienamente confermata nel rapporto di ispezione della Commissione Europea di dicembre 2023. Tra i principali problemi del cantiere, il rapporto cita l’insufficiente controllo delle perdite e di altri effetti negativi sull’ambiente durante lo smantellamento delle piattaforme petrolifere e gli importi molto bassi delle fatture emesse per la rimozione dell’amianto che fanno dubitare che l’amianto a bordo delle navi venga rimosso in modo sicuro. Sono state riscontrate anche la mancanza di azioni preventive e l’irregolare manutenzione dei dispositivi di sicurezza.
«Considerata la preoccupante situazione ambientale ad Aliağa, in Turchia, è imperativo che il proprietario dei rifiuti, la Marina Militare italiana, conduca la due diligence riguardo alla destinazione finale delle proprie navi», dice Ekin Sakin, Policy Officer di Shipbreaking Platform e autrice del report Ship Recycling in Turkey: Challenges and Future Direction. «È fondamentale garantire che lo smantellamento e i successivi processi di gestione dei rifiuti non abbiano un impatto negativo sull’ambiente e sulle persone».
Fonte: Greenpeace

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