Carefluecers, chi sono e cosa fanno: la cura diventa social

Siamo una popolazione che invecchia; purtroppo è un dato di fatto e allarmante. In base a uno studio Eurostat, l’Italia è il Paese più vecchio dell’Unione europea, con metà della popolazione di età media superiore ai 48 anni. L’Italia in compagnia del Portogallo ha la più alta percentuale di residenti con più di 65 anni, pari al 24 per cento

Tali dati sono allarmanti per diversi motivi. Innanzitutto per una questione di ammortizzatori sociali. Con tale termine ci si riferisce a una serie di misure che hanno l’obiettivo di offrire sostegno economico ai lavoratori che hanno perso il posto di lavoro, o che non hanno più l’età per lavorare.

La figura del caregiver è molto importante in un paese con un alto numero di anziani. Si tratta di una figura sempre esistita, che può essere un familiare o una persona addetta alla cura di un anziano, come la badante o l’assistente (caregiver professionale. Nel caso del caregiver familiare, parliamo appunto di un familiare che si prende cura di persone disabili o non autosufficienti nell’ambito della sua famiglia. Oggi, i caregiver , grazie ai social, condividono gioie e dolori della propria vita, offrendo consigli e spunti di riflessione, foto e video dei loro accuditi su Instagram e TikTok.

A volte lanciano anche dei club, proponendo merchandising e prodotti per il benessere quotidiano.

Caregiver social o Carefluencer

I ricercatori i della University of Southern California Leonard Davis School of Gerontology hanno inventato il termine “carefluencers” per definire quei caregiver da migliaia di followers che utilizzano i social media per parlare delle proprie esperienze nella cura di genitori anziani, nonni, coniugi, figli malati o disabili.

Il loro scopo è quello di recuperare in qualche modo i propri spazi, cercando di “normalizzare” la propria esperienza. “I social media sono a volte l’unico modo per molti di loro di cercare supporto, uscire dall’isolamento, avvertire un senso di appartenenza e scambiare informazioni” come ha spiegato la ricercatrice Francesca Falzarano al New York Times.

Secondo gli esperti, però, se da un lato i caregiver sui social contribuiscono ad aumentare la consapevolezza sul mondo del caregiving e la dedizione che richiede, dall’altra propongono un aspetto dell’assistenza come una sorta di competizione e resilienza emotiva, con una narrativa che non corrisponde sempre alla realtà. Il pericolo è di dare consigli legati a sponsorizzazioni da parte di aziende farmaceutiche.

L’uso dei social è una componente della nostra società – spiega Loredana Ligabue, Segretaria della Associazione CARER APS -. Infatti, ormai si tratta di un aspetto della nostra vita quasi indispensabile.

Ma attraverso tali strumenti il rischio è anche quello di esporre aspetti di una persona in difficoltà, non sempre in condizione di esprimere la propria volontà. Una cosa sono i forum online, i gruppi di auto-aiuto moderati da uno psicologo o lo scambio di messaggi su chat protette – continua-, un’altra sono i social che focalizzano l’attenzione su se stessi con rischi di derive patologiche e la condivisione di vissuti esasperati solo per attirare più followers.

Insieme ai social, nella nostra vita è entrata la spettacolarizzazione del quotidiano, a volte, decisamente eccessiva.

Una vita da caregiver familiare

La realtà è che il caregiver, per spezzare l’isolamento, ha bisogno di incontri in presenza, perché la quotidianità è fatta di tanto impegno e rinunce, perdite affettive che i social non possono colmare”. L’aspetto social potrebbe poi mettere in ombra i reali problemi sistemici con cui i caregiver sono alle prese: mancanza di supporto e accesso alle risorse. “Il rischio è quello di diffondere fake news riguardo alla malattia del proprio assistito e la capacità di gestirlo facendo sentire gli altri non all’altezza della situazione e quindi ancora più fragili- spiega Marina Petrini responsabile scientifica del progetto di ricerca dell’ISSN sullo stato di salute dei caregiver familiari autismo e Alzheimer della regione Lazio. – La problematica può essere stressante ma la capacità di gestirla dipende da persona a persona. Nel nostro campione, le donne caregiver soffrono più degli uomini di depressione con ripercussioni sul sistema immunitario. Lo stress del caregiver non si vince sui social”, conclude. 

La salute mentale del caregiver

Il caregiver familiare può avere problemi legati a stress e ad esaurimento. Infatti, è necessario creare spazi personali e di evasione. Il caregiver deve avere la possibilità di avere giornate libere da dedicare alla propria vita e ai propri hobby. Solo in questo modo possono essere combattuti depressione e stress.

Le condizioni che riguardano un anziano o un disabile possono essere diverse e dare origine a diverse esigenze. Ad esempio, in alcuni casi un genitore anziano potrebbe aver bisogno di una RSA, oppure di una badante, ma anche di un infermiere h24 a domicilio. In altri casi è sufficiente solo l’aiuto di un operatore socio sanitario. Tra queste incertezze “spesso il familiare – caregiver potrebbe fare una scelta sbagliata.

Aiuti economici ai caregiver; cosa stabilisce la legge?

A sostenere ed aiutare l’attività di un caregiver interviene a livello nazionale la legge 104 del 1992, la normativa che fa da riferimento per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone con handicap. Lo scopo di questa legge è quello di garantire l’adeguato sostegno alle famiglie con una persona con disabilità. Il testo fornisce delle agevolazioni in ambito lavorativo. Infatti, per il familiare che assiste con continuità un parente con problemi “riconosciuti”, è previsto il diritto ai permessi retribuiti e il diritto a scegliere la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio. Inoltre il lavoratore caregiver non può essere trasferito senza il suo consenso in un’altra sede. Ma è atteso un testo unico che di fatto dovrebbe istituire un apposito fondo per sostenere chi svolge questa delicata figura in famiglia.

in base a dati Epicentro – Istituto Superiore di Sanità (qui il link – dati ISTAT 2016 e Osservatorio ONDA 2018) risulta che il 65% dei carigiver familiari sono donne di età compresa tra i 45 e i 55 anni, che spesso svolgono anche un lavoro fuori casa o che sono state costrette ad abbandonarlo (nel 60% dei casi) per potersi dedicare a tempo pieno alla cura dei familiari. Si discute su una proposta di legge sulla figura del caregiver familiare.

Come chiedere bonus caregiver?

Per ottenere l’assegno di cura per disabilità grave e gravissima è necessario rivolgersi al Comune di residenza, informandosi sui bandi promossi a livello regionale o locale.

A cosa hanno diritto i caregiver?

I caregiver familiare possono usufruire di assegno di cura o contributo di cura; l’HCP- Home Care Premium INPS; permessi e congedo straordinario retribuiti per i lavoratori che assistono disabili con 104 fino a 24 mesi.

Cos’è la Home Care Premium dell’INPS? Assistenza domiciliare per persone non autosufficienti

Si tratta di un servizio che permette di presentare la domanda di assistenza sociale con diritto a contributo economico e servizi di assistenza alla persona per dipendenti e pensionati non autosufficienti, familiari e parenti beneficiari.

La prestazione HCP è rivolta ai:

  • dipendenti iscritti alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali;
  • pensionati iscritti alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali ;
  • coniugi, se non è intervenuta sentenza di separazione, soggetti legati da unione civile e i conviventi (ex legge 76/2016);
  • fratelli, sorelle e affini di primo grado, esclusivamente qualora tali soggetti siano affidati alla tutela o curatela del titolare;
  • parenti di primo grado anche non conviventi;
  • minori orfani di dipendenti già iscritti alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali e di utenti pensionati della Gestione Dipendenti Pubblici.

Esistono alcuni libri che possono aiutare i caregiver familiare nello svolgere il loro lavoro di assistenza:

Anziani: come prendersene cura: Guida pratica all’assistenza domestica per familiari e caregiver

Alzheimer: guida psicologica per il caregiver. Tutto quello che c’è da sapere quando ti prendi cura di una persona con demenza

Fonte: ANSA, portale INPS

Prevenzione malattie geriatriche: Quali sono le patologie che colpiscono gli anziani

Una cura per la depressione giovanile

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