La filosofia dell’avvenire e della natura

Nel mese di luglio 2024 si è tenuta la 29° Conferenza Internazionale della Friedrich Nietzche Society all’Università di Verona. Si è trattato di un’occasione per discutere sull’importanza della filosofia come “filosofia dell’ambiente”, cioè in grado di orientare l’essere umano nella sfida ecologica contemporanea.

In un mondo di approssimazioni e differenze e indifferenze serve probabilmente proprio la filosofia e non “una filosofia” per salvare il salvabile. A cosa serve la filosofia?

Qualunque studioso di qualsiasi disciplina sa bene che alla base di una teoria, delle scienze e di vari insegnamenti vi sono idee, una filosofia o la filosofia.

Per la prima volta  la prestigiosa associazione internazionale di studi sul pensiero del filosofo tedesco si è riunita in Italia, all’Università di Verona per discutere di ambiente e natura. Infatti, proprio a Verona, un centinaio di studiosi provenienti da tutto il mondo hanno messo a confronto le loro idee su «Nietzsche nell’Antropocene», tema scelto, spiegano i ricercatori, «Per dimostrare come la filosofia di Nietzsche fornisca un’etica dell’ambiente in grado di orientare il nostro agire quotidiano nel rispetto della natura».

Il superuomo

Questi studiosi hanno proprio attinto al pensiero del celebre filosofo tedesco, noto in particolare per la sua rappresentazione del Superuomo. Un superuomo il suo però che non ha nulla a che vedere con quello di Hitler. Il superuomo nietzschiano va oltre sé stesso, anzi è alla ricerca di sé stesso. Sceglie di accettare la vita in ogni sua sfaccettatura, arricchendola di nuovi significati.

Un cavo al di sopra dell’abisso

Se, allora, l’uomo è un “ponte e non uno scopo”, “transizione e tramonto” “è un cavo teso tra la bestia e il superuomo – un cavo al di sopra di un abisso” per cui “la grandezza dell’uomo è di essere un ponte e non uno scopo: nell’uomo si può amare che egli sia una transizione e un tramonto” (Nietzsche, 2005,26 p.).

Nel quarto capitolo di Al di là del bene e del male (1886), Friedrich Nietzsche fa un’altra interessante osservazione: Chi combatte contro i mostri deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro. E quando guardi a lungo in un abisso, anche l’abisso ti guarda dentro”.

Ci possiamo porre il quesito oppure tentare di rispondere a interrogativi quasi Amletici.

Probabile che oggi vi sia un disperato bisogno di uomini e donne che diventino transizione e tramonto, cavo al di sopra dell’abisso, capaci di vedere ciò che altri non riescono a percepire nemmeno lontanamente. Il baratro e l’abisso sono sotto di noi, forse accorgersene non serve, forse non basta, eppure ho come la sensazione che non tutto sia perduto.

La filosofia della scienza

Uno dei più grandi divulgatori scientifici dei nostri tempi, forse il più grande, Piero Angela, noto ateo o meglio agnostico, parlando dell’universo e di quanto ogni giorno scopriva sulla materia e le cose diceva – Siamo talmente piccoli, siamo meno di un granello, nulla, niente rispetto alla grandezza dell’universo. Non immaginiamo nemmeno la sua misura, forse non esiste un termine di paragone. Eppure noi, piccolissimi esseri, insignificanti, temporanei, provvisori siamo sempre lì a litigare.

Ma c’è di più se andiamo oltre, c’è ancora tanto che la filosofia può insegnarci, se vogliamo seguirla oltre il pensiero e la cultura dei dogmi e delle tradizioni.

Il futuro del mondo

Quante volte hanno profetizzato la fine del mondo? Quella data poi è stata ritrattata con diverse argomentazioni e spiegazioni. Il futuro del mondo e dell’uomo sembra segnato, sembra sempre più breve se ci guardiamo intorno e analizziamo gli eventi. Il caldo torrido e insopportabile ci fa vivere dentro una fornace ardente, mentre si fa strada l’ipotesi che esista una temperatura o condizioni climatiche che l’essere umano non possa più sopportare. Un limite unico e invalicabile: Ecco l’estinzione dell’uomo.

Ma poi avverrà una nuova nascita del mondo e di esseri viventi? Riprendendo il filo del discorso di Piero Angela – siamo lì ancora a litigare: Ambientalisti e pressapochisti, ossia coloro che pensano che, in fondo abbia sempre fatto caldo. Quelli che pensano che – Cosa avrebbe fatto l’umanità senza la scoperta del petrolio? E magari anche dell’energia atomica e del gas e di tutti gli inquinanti? In nome del progresso (e del dio denaro), certo non possiamo dire qualcosa di diverso.

E le teorie sulla diversità, non sono forse una negazione dell’uomo e della sua natura? Probabilmente, l’uomo è morto e non lo sappiamo ancora. Che morte ha fatto la filosofia e la conoscenza, quando una cultura ci impone chi siamo, cosa e come dobbiamo essere, cosa dobbiamo comprare e consumare? Alla faccia della diversità, che è l’unica cosa certa, la costante millenaria della natura umana.

Già, la caratteristica unica e sola della natura umana è la diversità, la variabilità, il non appartenere ad un genere, ma essere un “essere mutevole”, in continuo cambiamento. Alla luce di ciò, ad esempio, che senso hanno le teorie gender, quelle sul colore della pelle, della disabilità, del patriarcato, della posizione sociale, della ricchezza, della povertà?

L’uomo e la donna sono esseri liquidi e in divenire, diseguali, granelli che scivolano tra le mani in un continuo scorrere. Cos’è l’uomo, cos’è la donna se non un essere errante, randagio, pietra che mare e vento modella incessantemente. Il flusso della vita è anch’esso mutevole, e non si fa afferrare. Continua a cancellarci i contorni e i caratteri, leviga le nostre forze e la nostra volontà con il dolore e la sofferenza alzando ogni volta l’asticella. Insegnandoci a camminare.

Multiforme. Questa è la nostra natura, che varia. Se la nostra miseria non accetta questa ricchezza dell’umano, allargando le braccia, immergendosi e dissolvendosi nelle acque della vita, allora il mondo è finito! Non ce ne eravamo accorti.

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