Non si studia Wislawa Szymborska a scuola, almeno non ancora e anche se di recente sono stati introdotti nei programmi scolastici “nuovi” poeti e/o scrittori contemporanei, pensiamo a Dacia Maraini, Dario Fo, Andrea Camilleri per citarne alcuni.
Wisława Szymborska e la sua delicata poetica travalicano i confini delle cose dette e delle cose “grandi”.
Quanta presunzione è raccolta nella parola “Tutto”, ma cosa vuol significare? In questa poesia si celebra la relatività di una parola che in realtà è compresa tra due virgolette. Tutto forse non è niente, tanto è grande la sua supponenza di poter contenere infiniti. Con questi versi, la poetessa polacca ci mostra quanto sia inesauribile il mondo che ci circonda e di quanto noi stessi siamo molteplici. Ostinati a cercare di raccogliere significati in minuscole parole, non ci accorgiamo che non si ferma il mare con le mani, e che forse siamo troppo piccoli noi o troppo grandi da non saperlo nemmeno!
Tutto
Tutto – una parola sfrontata e gonfia di boria.
Andrebbe scritta tra virgolette.
Fa finta di non tralasciare nulla,
di concentrare, includere, contenere e avere.
E invece è soltanto
un brandello di bufera.
Prospettiva
La poesia “Prospettiva”, invece è appunto un lato da cui guardare l’amore e il suo mistero. I dettagli che rivelano, la quotidianità che racconta universi di sentimenti sottili quasi percettibili. Una diversa prospettiva è un nuovo titolo che si potrebbe dare a questa poesia. Versi in cui è contenuto un senso del destino miscelato con una realtà che non è sempre la stessa, mai uguale, mani determinata e incasellabile. Si vive anche di sguardi, di momenti che sfuggono al nostro controllo. Per la poetessa assume una sua importanza anche l’attimo, o forse solo questo: è possibile amarsi per un attimo e amarsi per sempre? Senza proclami e consuetudini o riti? Guardando dalla finestra si può sbagliare, ma il flusso della vita corre e ci distrae ciò che ci attende, ci rende estranei la fretta o forse lo smarrimento. E il momento? quel momento? Può anche essere un attimo.
Prospettiva
Si sono incrociati come estranei,
senza un gesto o una parola,
lei diretta al negozio,
lui alla sua auto.
Forse smarriti
O distratti
O immemori
Di essersi, per un breve attimo,
amati per sempre.
D’altronde nessuna garanzia
Che fossero loro.
Sì, forse, da lontano,
ma da vicino niente affatto.
Li ho visti dalla finestra
E chi guarda dall’alto
Sbaglia più facilmente.
Lei è sparita dietro la porta a vetri,
lui si è messo al volante
ed è partito in fretta.
Cioè, come se nulla fosse accaduto,
anche se è accaduto.
E io, solo per un istante
Certa di quel che ho visto,
cerco di persuadere Voi, Lettori,
con brevi versi occasionali
quanto triste è stato.
Sembra quasi che Wislawa Szymborska abbia vissuto nel nostro tempo di cellulari e distrazioni. Di incontri distratti e fugaci. Sembra che la poetessa sappia già quanto difficile sia incontrarsi davvero, di quanto invece, sia facile sfiorarsi solamente, senza guardarsi né toccarsi come meteore o corpi celesti dispersi per sempre nell’universo, tranne che per un attimo.

Lascia un commento