
Fra circa trenta giorni Sara traslocherà. Molte cose sono cambiate nel giro di poco tempo e l’ultima novità è arrivata proprio quella mattina con un grande pacco. La ragazza ritorna con la mente a sei mesi prima: suo marito o, meglio, ex, anche se non hanno ancora divorziato, ha perso la testa per la sua personal trainer. La colpa, si sa, è sempre nel mezzo, ma sta di fatto che lui ha lasciato la casa, acquistata poco dopo essersi sposati e dove hanno vissuto per otto anni, e a breve lo farà anche lei. Per giunta, da qualche tempo i due soci l’hanno informata che l’agenzia immobiliare sta attraversando una crisi; la conclusione è che ora Sara ha metà giornata libera, meno soldi e deve trasferirsi temporaneamente nella casa sul lago, perché questa è troppo grande. Forse per un periodo lei e Stefano sono stati anche felici. Quando Sara l’ha conosciuto al corso di inglese, era giovanissima, piena di speranze, di sogni e di tutte quelle cose di cui ci si nutre a quell’età. Insieme hanno immaginato la loro vita: Stefano aveva trovato impiego in una società di spedizioni e lei aveva colto al volo l’opportunità di diventare socia della piccola agenzia immobiliare dove lavorava da qualche anno.
La ragazza osserva il pacco a forma di grande quadro, un po’ incredula. Come svegliandosi da un sogno, lo apre. Ha qualcosa di familiare. La sua famiglia adottiva ha molti quadri appesi nella grande villa, poco fuori Como. E suo fratello Andrea spesso partecipa a qualche asta d’arte, anche all’estero. Sara osserva ancora per un po’ il quadro, poi lo appende alla parete, proprio sopra al divano. Una decisione irrazionale forse, perché la settimana prossima il divano non sarà più lì, e nemmeno lei, a quanto pare. Appendere il quadro, però, le restituisce per un attimo un pizzico di tranquillità, una serenità che deriva da una normalità costruita con piccoli gesti, anche se in via provvisoria. Un dipinto arrivato all’improvviso, da tempo disperso nell’universo, l’ha raggiunta per qualche ragione oscura proprio in quel preciso momento. Il destinatario è un certo Francesco e l’indirizzo quello della sua quasi ex casa. Ma, dopo tutti quei cambiamenti, ha fatto una promessa a sé stessa: un pensiero alla volta e una domanda alla volta.
Quella sera si addormenta sul divano guardando il quadro. Al risveglio, sotto al getto d’acqua della doccia, ricorda d’un tratto che il marito di Elena, una ragazza conosciuta alla piscina del centro sportivo che frequenta due volte a settimana, lavora in una galleria d’arte. Quando rivedrà la donna, decide di chiederle, senza giri di parole, di metterla in contatto con il marito: vuole scoprire qualcosa in più su quel quadro misterioso.

Il pittore cinese
Sara è nell’ufficio di Ezio, il marito di Elena. Dopo qualche giorno, l’uomo l’ha chiamata e invitata in ufficio: aveva informazioni sul quadro.
«Sara, si accomodi».
«Grazie, spero abbia buone notizie».
«Non ho impiegato molto in realtà. È un’opera dipinta tra il millesettecentottanta e il milleottocentoventi da Liang Shi Zhu, un pittore cinese di cui ci sono pochi dipinti in circolazione. Posso chiederle perché ha chiesto informazioni su quel quadro?».
Sara è sorpresa dalla domanda, ma risponde allestendo una verità che nemmeno lei conosce: «Beh, la mia famiglia ha molti quadri e stiamo cercando di creare un catalogo».
«Bene, è un’ottima cosa. Si ricordi che noi curiamo mostre, magari potrei aiutarla se decidesse in futuro di esporre dei quadri».
«Ne parlerò con i miei fratelli. Ma, mi dica, ha scoperto altro sul pittore cinese?».
«Pare che a un certo punto la sua carriera si sia interrotta; non abbiamo alcuna certezza, però questo spiegherebbe il basso numero di dipinti prodotti dall’artista. Abbiamo qualche intervista e poche opere sparse in case private, ma nulla di più».
«Il quadro è stato dipinto in Italia?».
«Sì, quasi sicuramente è stato dipinto proprio in Italia, vicino al lago di Como. Poi le tracce del pittore si perdono nel mistero».
Sara riflette sulle ultime parole dell’esperto: le tracce del pittore cinese si perdono nel mistero. Sparito dalla circolazione, scomparso dalla storia, con qualche dipinto in giro a testimoniare il fatto che sia esistito davvero.
Sara ringrazia l’uomo e ritorna a casa, ritrovandosi dopo un po’ a fissare di nuovo quel quadro, a immaginare, a crogiolarsi in quel mistero che non riesce ad afferrare, ma che le sembra vicino, quasi decifrabile.
La sua mente riesce a vedere. E così, per un istante, ha un’immagine chiara: il lago di Como che Liang Shi Zhu ha dipinto durante una bellissima giornata d’estate, con il sole pungente che colpisce il suo cappello di paglia, mentre dà le spalle alla darsena della Villa del Balbianello e al passeggio che scorre lento sulle rive.

Francesco e la nuova casa
Quando Francesco apre la porta, la prima cosa che nota è il quadro appeso alla parete spoglia. Qualcuno, prima di lasciare l’appartamento, ha pensato di appenderlo lì. Nelle ultime settimane è successo di tutto nella sua vita, non ha avuto nemmeno il tempo di avvisare l’agenzia immobiliare che avrebbe ritirato le chiavi della casa nuova in ritardo. Nei giorni appena trascorsi, quasi senza rendersene conto, è stato catapultato dall’altra parte del mondo, immerso in una cultura che poco conosceva, se non da qualche immagine in tv. La Cina offre scenari paesaggistici diversi, la parte dei laghi e dei fiumi, del deserto e delle sconfinate praterie sembrano scontrarsi con i monumenti e i grattacieli delle città più grandi e popolose. Il viaggio è stato improvviso: il suo lavoro di rappresentante di ceramiche è fatto così, può partire da un momento all’altro. Ancora sotto l’effetto del jet lag, si accomoda sul pavimento freddo, con le gambe incrociate, appoggiandosi al muro.
Guardando il quadro, Francesco ritorna con il pensiero a due mesi addietro, quando una sera è andato da sua madre e lei, quasi per caso, ha iniziato a raccontare un periodo della sua vita di cui parla molto poco. Ogni tanto cenano insieme, trascorrendo la serata in un’intimità che forse non hanno mai avuto in passato, con un bicchiere di vino a riscaldare l’atmosfera, parlando di tante cose, molto più di quanto abbiano fatto nei tempi andati. Forse colpa dell’età che avanza, un po’ per entrambi.
Dopo essersi separato dalla moglie, Francesco vive per il suo lavoro e per le due figlie, ormai studentesse universitarie negli Stati Uniti. Ha imparato a incastrare i tempi da dedicare ai viaggi di lavoro, agli incontri con l’anziana madre e ai giorni con le figlie quando tornano per le festività. Una serie di frasi, immagini e odori confusi si mescolano nella sua mente, quella sera. Mamma Rita, ormai ottantaquattrenne, torna spesso con i ricordi alla sua giovinezza. Al suono di quelle parole, Francesco spalanca gli occhi e inizia a vedere il racconto di sua madre materializzarsi. A osservarlo, ad avere una chiara immagine, proprio come si guarda un dipinto.

14 aprile 1973
Quel giorno Rita ha fatto tardi. Cammina a passo svelto, il piccolo Michele la precede, mentre Ines non vuole sapere di stare nel passeggino. Quasi sempre alla stessa ora costeggia il lago, passaggio obbligato per accompagnare il bambino a scuola. In quel momento qualcosa cattura la sua attenzione, nonostante la fretta. Un gruppetto di persone forma un cerchio; per un attimo si crea un piccolo spiraglio e allora lei lo vede. Siede su uno sgabello, con uno strano cappello appoggiato sulla testa e un’aria curiosa e divertita, concentrato sui suoi movimenti, ma allo stesso tempo attento alla vita che gli scorre accanto. I lineamenti orientali non si distinguono bene da lontano, ma qualche ciocca di capelli neri fuoriesce dal copricapo. Sembra un cavalletto quello che ha davanti e ciò che fanno le mani non lascia alcun dubbio: dipinge.
Da quel momento, ogni giorno Rita riesce a scoprire un pezzetto dell’uomo, un movimento della mano, uno sguardo, un’espressione del viso. Ogni mattina è quasi un appuntamento: aspetta di arrivare in quel punto preciso per aggrapparsi a quella strana abitudine, che qualcuno ha disegnato e messo lì per lei. La giovane si ferma per alcuni minuti osservando il dipinto, a volte segue la linea che la mano dell’uomo forma nell’aria, ascolta i complimenti che riceve. Liang, questo è il nome del pittore, è in Italia da cinque anni, ha saputo. Ritornando a casa, dopo aver accompagnato Michele a scuola, Rita ascolta i commenti di chi lo conosce. La madre è italiana, ma vive in Cina con il padre di Liang. Qualcuno commissiona al giovane pittore un ritratto, infatti quasi tutte le mattine una donna, un uomo o un bambino sono in posa davanti al cavalletto. Presto, Rita nota il volto di Liang: bello, i lineamenti orientali e i tratti occidentali si confondono in un miscuglio ben definito. Interminabili sono i secondi in cui gli sguardi dei due s’intrecciano. La mano del pittore resta a mezz’aria, poi riprende a disegnare con uno slancio diverso. Così passano giorni e settimane, finché i due s’incontrano per caso un pomeriggio, poco distante dal lago. I loro sguardi si sorridono.
Francesco è entrato nel racconto come se stia vivendo lui stesso quei giorni lontani. Quella sera Rita gli mostra una foto di Liang. Il pittore era partito dalla Cina per conoscere la famiglia di sua madre in Italia, poi si era innamorato di Caterina, una ragazza che lavorava in una grande villa poco distante dal lago.
«Quando ho saputo di essere in attesa di te,» dice Rita «non vedevo Liang da quasi un mese. Una mattina, all’improvviso, non c’erano più il cavalletto né la gente, e non c’era più lui. Tutto sparito. Per molti giorni ho sperato di rivederlo, ma ogni volta era come un dolore lento che si rinnovava. Non ho saputo più nulla di lui».
Il racconto di mamma Rita si fa man mano più intenso. Francesco è così coinvolto che fa domande sul misterioso pittore cinese. Che tipo di quadri dipingeva? Aveva fatto mostre? Dov’erano adesso i suoi quadri? Rita continua a descrivere la magia dei suoi dipinti, gli intensi sguardi che si lanciavano e poi la conversazione si sposta su Carlo, il padre di Francesco, che sei mesi all’anno era fuori per lavoro, e su lei che badava alla casa e ai figli da sola. Michele andava in seconda elementare, mentre Ines aveva due anni e mezzo e restava a casa con lei.

Quando Carlo ritorna dai suoi viaggi di lavoro, mesi dopo, cercano di recuperare il tempo perso uscendo spesso insieme e un giorno Rita riconosce un quadro di Liang a una mostra. Lei insiste tanto per comprarlo che suo marito l’accontenta. La donna decide così di andare subito dal direttore della galleria a chiedere informazioni sul quadro e sul suo autore. E viene a conoscere il nome e l’indirizzo di chi ha ceduto la tela. Gli ex proprietari vivono in una villa poco distante da Como. Da quel giorno Rita prende l’abitudine di passarci davanti, quando esce in macchina. Una volta incontra Caterina, una ragazza che lavora proprio lì. Con la scusa di essersi persa, attacca bottone e viene a sapere che la giovane conosce Liang e che ha avuto una storia con lui. Anche lei non ne ha saputo più nulla, dopo che Liang è sparito, probabilmente ritornato in Cina.
«Hai più contattato Caterina?» chiede Francesco.
«Oh sì, certo, diventammo amiche e ci frequentammo per un periodo, anche quando nacque la bambina, la figlia di Liang». Poi, come flash improvvisi, Rita passa da un ricordo all’altro…
Piove, quel giorno, e lei ha lasciato Ines a una vicina, per accompagnare Michele a scuola. Liang è lì, sotto al portico, per ripararsi dalla pioggia, il cavalletto piegato e i dipinti uno sull’altro appoggiati al muro. Il giovane pittore fissa la pioggia con le mani infilate nei pantaloni. Si sorridono da lontano, mentre lei s’incammina verso di lui. Si ritrovano l’una di fronte all’altro, fissandosi, poi Liang parla della pioggia e di quanto sarebbe durato il maltempo. Rita dice che il freddo a Como arriva presto, subito dopo l’estate, e che le montagne rendono il clima più umido. Quel giorno si baciano.
Francesco ha un dubbio che gli scoppia dentro, che sua madre subito dissipa: «No, Liang non è tuo padre».
Per alcuni anni Rita e Caterina si frequentano, poi quest’ultima si ammala e lotta per sei anni, fino a quando la malattia se la porta via. Sara, la figlia di Liang, alla quale la madre aveva raccontato pochissimo di suo padre, viene adottata dai signori della villa e oggi porta il cognome della madre e quello della famiglia adottiva, Sara Abbinante Galbiate.
Le serate tra madre e figlio continuano e qualche inverno dopo mamma Rita se ne va. Dopo i funerali, Francesco dice al fratello che desidererebbe avere il quadro del pittore cinese. Poco dopo acquista un altro quadro di Liang da un venditore di Napoli e se lo fa spedire al nuovo indirizzo. Ma a breve traslocherà di nuovo.
Il rigattiere Mario e l’operazione Portogallo

Tutto è iniziato quando Abdul, affiliato a una cosca partenopea emergente, ha avvicinato Mario, parlandogli di uno sceicco arabo che si trova con il suo panfilo nei mari del Portogallo.
A bordo ha il Salvator Mundi, il dipinto di Leonardo acquistato all’asta per quattrocentocinquanta milioni di euro e di cui si sono perse le tracce. Possibile che si tratti proprio del principe saudita Mohammed bin Salman? In effetti, secondo alcune fonti attendibili, il Serene, il suo yacht da centotrentaquattro metri, custodisce proprio il Salvator Mundi, pagato una vera fortuna e in attesa di essere esposto nel museo che il principe ereditario sta facendo costruire nel suo paese. A Setúbal, Mario, il rigattiere, ha noleggiato una barca per trascorrervi sette giorni, tra navigazione e porto. La missione impossibile è cominciata. All’inizio, ha pensato di portare anche sua moglie e la piccola Sofia di quattro anni, affinché la copertura di vacanziere regga. Ma poi non ha voluto far correre alla famiglia troppi rischi.
Sara, il lago e i suoi pensieri
In attesa di trasferirsi nella casa sul lago, Sara decide di passare qualche giorno in villa dai suoi genitori. Le hanno parlato sempre poco del suo vero padre. È morto prima che lei nascesse in un incidente e sua madre non ha nemmeno una foto. Oltre a due meravigliosi genitori adottivi, Sara ha anche due fratelli.

Le passeggiate le fanno sempre bene. Parte da casa dei genitori, deve però fare qualche chilometro a piedi per arrivare al lago, attraversando quelle strade così familiari. Ma le distanze non le fanno paura. I pensieri sono più leggeri, passo dopo passo. Sta arrivando l’autunno. Anche se con qualche grado in meno, qui le montagne rendono il clima più umido. Perché il suo matrimonio è finito? È uscita di casa con questo pensiero, ma presto l’aria fresca di fine settembre l’ha fatto evaporare insieme ad altre preoccupazioni. Sente l’odore del lago, guardando le foglie trasportate dal vento, poi si ferma per un attimo a osservare la scena del lago quasi addormentato. Si ritrova a fissare la casa che ha lasciato mesi prima, il nido condiviso con il suo ex marito. La luce della finestra è accesa. Chissà chi ci abita ora? Chissà se i nuovi inquilini hanno apprezzato il quadro sulla parete oppure ora l’hanno relegato in cantina? Non può rispondere a quelle domande e poi non vuole aggiungerne altre a quelle che già ha. Immagina la vita dietro quella finestra, il quadro, un bicchiere di vino, ricordi del passato. Le sembra la scena giusta per un film. Immagina quanta vita possa esserci dietro a una porta chiusa, nelle pagine della fine di una storia, nell’inizio di qualcosa. Con la mente sorvola le strade di Como, in un giorno di primavera, l’intimità degli angoli nascosti, i segreti che nessuno mai saprà, e poi respira profondamente prima di rimettersi in cammino.

Nuovo appartamento per Francesco e cena con Mario
Dopo il trasloco nella nuova casa, Francesco riceve una strana telefonata.
«Salve, parlo con Francesco? Forse non si ricorda di me, sono Mario».
«Il venditore di quadri di Napoli, giusto?». Francesco ha acquistato nuove tele in diverse gallerie e quel Mario è uno dei venditori di cui spesso si serve.
«Esattamente. La chiamo perché vorrei proporle alcuni quadri e, visto che la settimana prossima sono a Milano per lavoro, mi farebbe piacere incontrarla».
Il treno arriva puntuale alla stazione di Milano e Mario fissa la grande galleria che accoglie ogni giorno viaggiatori da tutto il mondo. Se si sbriga riuscirà a prendere la coincidenza per Como.
Da circa vent’anni lavora nel campo delle opere d’arte e dell’antiquariato. La sua casa di centoventi metri quadri per metà è adibita a deposito quadri e libri antichi. Negli ultimi anni ha collaborato molto con alcune case d’asta e gallerie importanti del Nord Italia. A Napoli, nell’ambiente lo chiamano il rigattiere mago, perché riesce a trovare anche l’introvabile.
Ha appuntamento con Francesco nel pomeriggio e, se tutto andrà secondo i suoi piani, domani potrà anche ripartire. Solo due giorni prima è rientrato da Setúbal, dove ha concluso con successo un’ottima operazione.
A Francesco fin dall’inizio sembra strana la visita del rigattiere di Napoli, ma ormai ha deciso di incontrarlo.
Mario parla tanto, gesticola, racconta di alcuni clienti, di come riesca a trovare pezzi speciali per collezionisti e appassionati d’arte. È a Como per lavoro, da solo, e a Francesco sembra normale invitarlo a cena.
Parlano tutta la serata di arte moderna, degli stratosferici realizzi delle case d’asta e di Napoli, una città magica piena di bellezza. Francesco, pessimo cuoco, ha optato per la delivery, che si rivela un’ottima idea. Il vino ha rallegrato la serata, anche se nessuno dei due ha esagerato.
Quando Francesco va a prendere il vino in frigo, Mario apre la finestra, accostandola in modo da farla sembrare chiusa. Quando si congedano a fine serata, il rigattiere fa il giro del palazzo, per poi sgattaiolare all’interno della casa, ormai immersa nel buio. Eccolo, quello che cerca, nascosto all’interno del quadro acquistato da Francesco. È l’unico che per le sue grosse dimensioni possa contenere un altro dipinto. È stata buona l’idea di nascondere il Salvator Mundi all’interno del quadro del pittore cinese, per far calmare le acque, e poi spedirlo con il corriere espresso a Francesco che lo aveva ordinato. Ora non resta che prelevarlo e ritornare a casa.

Qualche giorno dopo, Francesco, come ogni mattina, con il caffè in mano, consulta le notizie, la situazione del traffico a Milano, dove avrebbe incontrato due clienti, in tarda mattinata. Scorrendo le news sul tablet, un titolo cattura la sua attenzione e quando legge non crede ai propri occhi.
Ritrovato in una casa a Napoli il Salvator Mundi: il quadro era stato trafugato. Arrestato un trentasettenne, Mario Esposito
Quella del Salvator mundi è una storia infinita. Sembra che siano una ventina le opere che raffigurano il Cristo benedicente riconducibili a Leonardo da Vinci o attribuite agli allievi della sua scuola. Il dipinto olio su tela ritrovato dagli agenti della sezione Reati contro il patrimonio della Squadra mobile di Napoli si ispira al più famoso omonimo attribuito di recente a Leonardo e, prima di essere trafugato, era esposto nella Sala degli arredi sacri del Complesso monumentale di San Domenico Maggiore. Il dipinto è stato ritrovato a Napoli nella casa di un rigattiere, che si è giustificato affermando di averlo comprato per cento euro.
La polizia era già sulle sue tracce. Pare che la squadra mobile abbia atteso che il trentasettenne ritornasse da un viaggio nel Nord Italia, per perquisire la sua abitazione, e ritrovare finalmente il Salvator Mundi.

Qualche mese prima
Mario con la barca ogni giorno costeggia la baia di Setúbal. Si ferma a distanza da altre imbarcazioni, per prepararsi da mangiare, e osserva i panfili che arrivano o ripartono.
Quella notte sente un rumore e esce subito sul ponte a controllare. Non vede nessuno. Mentre rientra, nota qualcosa muoversi e nel buio scorge una figura.
«Sono Tahir, amico di Abdul». La voce dal buio lo inquieta, per rassicurarlo dopo un attimo. Tahir è uno dei timonieri dello yacht di bin Salman.
Il piano è perfetto o quasi: Tahir si è fatto incaricare di ricercare esperti d’arte, che possano aiutare il principe saudita a trovare opere da esporre nella galleria in costruzione. Come abbia fatto Mario con l’aiuto di Tahir a trafugare il Salvator Mundida un panfilo super sorvegliato e con un equipaggio di oltre trenta persone resta ancora un mistero. Ha visto il principe solo in foto, ma dal vivo sembra davvero un’altra persona. Una volta ha letto che alcuni personaggi importanti hanno molti sosia, in questo modo proteggono la loro sicurezza e nessuno può mai sapere se si tratti dell’autentico o di un falso.
Mario ha spedito il Salvator Mundi – per toglierlo momentaneamente dalla circolazione – nascosto in un altro quadro più grande nella nuova casa di Francesco, un cliente di cui si serve l’organizzazione per vendere dipinti e riprenderli dopo poco. Il rappresentante comasco è a sua insaputa il centro smistamento opere, il nascondiglio perfetto in attesa di rimpiazzare i quadri trafugati o solo per tenerli lontani dal mercato, per poi farli riapparire. Questa volta, Mario ha nascosto il Salvator Mundiin un quadro di Liang, un pittore realmente esistito, rimasto ucciso in Cina durante una guerra civile. La galleria “Visit Lake art”, Andrea Galbiate e Mario nel giro di cinque anni hanno commissionato nuovi quadri a diversi pittori di Milano e Como, apponendo sui dipinti la firma di Liang. Hanno trasformato, insomma, un giovane e mediocre pittore da poche opere in un grande artista cinese vissuto a fine Settecento.
In quegli anni hanno contattato e pagato esperti che hanno rilasciato interviste, su importanti giornali d’arte, sulla vita e le opere del grande pittore Liang Shi Zhu. Hanno falsificato alcune riviste dell’epoca, introducendo le immagini dei quadri del pittore cinese. Ora, però, le cose stanno prendendo una strana piega. Quando è tornato da Como, Mario è stato fermato dalla polizia, dopo una perquisizione in casa. La squadra mobile, però, nel rinvenire il Salvator Mundiha parlato di un furto al Doma di Napoli. Trenta giorni di carcere, ridotti poi a venti, il tempo necessario per ripensare a tutti gli avvenimenti. Se il Salvator Mundiche Mario ha portato via al principe saudita è quello trafugato al Doma, dov’è il Salvator Mundida quattrocentocinquanta milioni di euro? E poi, se l’originale è quello in suo possesso, chi ha rubato l’opera custodita al San Domenico Maggiore e, soprattutto, dove si trova adesso? In realtà il Salvator Mundinon è mai scomparso dallo yacht di bin Salman, visto che nessuno ne ha denunciato il furto. Ma è davvero l’originale? Se non lo è, dove si trova adesso l’opera più costosa al mondo? Un rompicapo perfetto!
Tahir ha trafugato il vero Salvator Mundi? O bin Salman, oltre a usare un sosia, usa anche copie dei suoi quadri famosi? In fondo uno yacht potrebbe affondare e allora addio a quattrocentocinquanta milioni di quadro!
Francesco: l’ennesimo trasloco
Nell’appartamento che l’agenzia gli ha trovato a Cantù, Francesco finisce di appendere il settimo quadro in salotto, ma ne ha appesi di più nella stanza adibita a studio.
Negli ultimi tempi i traslochi lo stancano sempre più: cambiare casa ogni quattro mesi non è una passeggiata di salute per un ultracinquantenne. Prima o poi andrà a godersi quei soldi in qualche isola sperduta nell’oceano. Quella sera, però, anche se non ha finito di sistemare tutti gli scatoloni, si accomoda sul divano con il suo calice di Brunello. Con un sorriso sornione, ammira quel dipinto misterioso, quel Cristo con il viso diviso a metà, benedicente e dallo sguardo ambiguo. Gli occhi s’incontrano per un istante: dipinto e rappresentante di ceramiche trasformato in trafficante d’arte.
Non è stato difficile ingannare l’organizzazione, restituire le copie fatte da un esperto pittore in pensione che conosce e rivendere gli originali. Geniale. Hanno creduto di essere furbi e che il via vai di dipinti consegnati nelle sue case non l’avrebbe insospettito. Un rappresentante di ceramiche non avrebbe mai immaginato di cenare con un principe saudita e prendere un aperitivo con il direttore del museo più prestigioso al mondo. E poi decidere quali copie far realizzare, rivenderle o tenerle: tutto questo gli ha riempito la vita e la mente. Il suo lavoro non è più remunerativo come una volta, c’è troppa concorrenza. E, per giunta, la sua vita sentimentale è completamente piatta. Ha iniziato per gioco, poi quei colpi di genio, la fortuna e la sua scaltrezza lo hanno fatto sentire importante.

Il vino è un buon amico, allenta la tensione e apre all’immaginazione, anche se si è da soli in un anonimo appartamento. Fuori è una combinazione di elementi, freddo secco di novembre, poi mare d’estate, lago di Como, bin Salman che solca gli oceani, il Salvatore del mondo che benedice e Gian Giacomo, amante di Leonardo, che dipinge il quadro più famoso. Qual è il falso? Quale l’autentico? Noi, che navighiamo questa vita, poco avvezzi alle profondità e alle sfumature di immensi oceani, non lo sapremo mai.

Non conosceremo mai il confine tra la notte e il giorno, né la scintilla dell’estro, l’ispirazione, i segreti di un capolavoro, merce per rigattieri o prìncipi sanguinari, briciole per veri amanti della bellezza. E dove sono gli ammiratori di quello splendore che attraversa i secoli? Forse dentro di noi, troppo timidi per solcare l’oceano di parole strette che si mescolano in un vortice. Noi, eternamente divisi tra audacia e paura, ci confonderemo ancora una volta tra gli angoli nascosti di un museo, sognando, con uno sguardo diviso a metà tra un dipinto e i suoi infiniti mondi.

Racconto breve pubblicato all’interno della raccolta Racconti per il pianeta – Rudis Edizioni

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