Alla vigilia del 75° Festival di Sanremo, Greenpeace Italia ha inviato una richiesta di accesso civico generalizzato (FOIA) nei confronti di Rai Pubblicità per ottenere trasparenza sui finanziamenti elargiti dalle aziende inquinanti al più atteso evento televisivo dell’anno, che viene trasmesso sulle reti del servizio pubblico. L’organizzazione ambientalista ha chiesto accesso ad atti e documenti utili a svelare le cifre investite dalle aziende partner e sponsor del Festival che hanno le maggiori responsabilità nella crisi climatica, e per conoscere gli spazi televisivi e i servizi ottenuti in cambio.
In un mondo sull’orlo di un cambiamento che sembra irreversibile, c’è ancora chi si batte per la salute e per la vita. Sono ormai anni, che Greenpeace oppone una dura battaglia durante la kermesse canora più famosa in Italia, e anche oltre i confini.
L’obiettivo di Greenpeace Italia è evitare che la manifestazione musicale si riduca sempre di più a una vetrina per il greenwashing delle aziende inquinanti. Per il quarto anno consecutivo, infatti, il colosso petrolifero ENI è tra gli sponsor principali del Festival, accompagnato tra gli altri da Costa Crociere e Suzuki, mentre Generali e Coca-Cola sono partner. Si tratta di società con gravi responsabilità nella crisi climatica e ambientale, nonostante i loro spot pubblicitari, trasmessi anche durante il Festival, parlino di presunti impegni green.
Nessuna novità a Sanremo
Si potrebbe dire, che quest’anno a Sanremo non c’è nessuna novità. Il Greenwhashing è presente come negli anni passati. Intanto, in Europa si sta lavorando per introdurre nuove regole e una normativa che regoli la pubblicità ingannevole. È stato pubblicato sulla gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, il 6 marzo 2024, il nuovo decreto contro il Greenwashing, che inserisce un elenco dettagliato di pratiche commerciali che gli Stati Membri devono considerare “sempre sleali”, in quanto ingannevoli.
Il decreto è una riformulazione della direttiva 2002/29/CE ed individua due categorie di claim separati: gli “ingannevoli” ovvero in grado di indurre in errore i consumatori e gli “aggressivi” ovvero caratterizzati da pressioni illegittime sugli stessi. Potrebbero arrivare sanzioni salate, ma il punto cardine è l’informazione. Spesso, in mezzo a tanto rumore mediatico si cerca di nascondere queste pratiche scorrette.
«Con sempre più sponsor inquinanti e nessuna trasparenza sugli accordi sottoscritti, il Festival di Sanremo sta diventando a tutti gli effetti il Festival del Greenwashing», dichiara Federico Spadini di Greenpeace Italia. «Così come oggi non è socialmente e legalmente accettabile che le multinazionali del tabacco possano sponsorizzare un evento come Il Festival, allo stesso modo non si dovrebbe dare spazio alle aziende maggiormente responsabili della crisi climatica, a partire da ENI, che sul greenwashing basa tutta la sua strategia di comunicazione e in Italia è onnipresente negli eventi sportivi e culturali, sui giornali e nelle università».
Nonostante ENI promuova al Festival di Sanremo le sue aziende Plenitude ed Enilive, il colosso italiano dell’energia continua a investire in massima parte nei combustibili fossili. Per ogni euro investito in Plenitude, infatti, ENI investe 12,9 euro in petrolio e gas. Ma considerando che Plenitude comprende anche attività energetiche non rinnovabili, in realtà per ogni euro investito in fonti fossili meno di 8 centesimi sono investiti in energie rinnovabili. Anche per questo gli impegni di ENI per la transizione energetica sono stati classificati come gravemente insufficienti. Ma non si tratta solo della salute del pianeta: Greenpeace Paesi Bassi ha calcolato che, prendendo in considerazione soltanto le emissioni di gas climalteranti del 2022, ENI si renderebbe responsabile di 27 mila decessi prematuri entro il 2100.
Altrettanto problematica è la partnership del Festival con Coca-Cola, il peggior inquinatore da plastica al mondo, soprattutto per l’uso smodato di plastica monouso. Coca-Cola si distingue anche per le sue operazioni di greenwashing: di recente l’azienda ha ritirato, in gran silenzio, i suoi impegni per un maggior impiego di imballaggi riutilizzabili. Tra gli sponsor troviamo infine anche Suzuki e Costa Crociere, aziende di settori fra i più inquinanti al mondo, e Generali, che nonostante gli importanti impegni presi negli ultimi anni resta ancora legata al settore dei combustibili fossili.
Quali sono i sette peccati capitali del greenwhashing?
Come riportato sul portale poloinnovativo:
- Peccato di omessa informazione, in inglese “Hidden Trade-Off”;
- Peccato di mancanza di prove, in inglese “No proof”;
- Peccato di vaghezza, in inglese “Vagueness”;
- Peccato di adorazione di false etichette, in inglese “Worshiping of false labels”;
- Peccato di irrilevanza, in inglese “Irrelevance”;
- Peccato del minore dei mali, in inglese “Lesser of two evils”;
- Peccato di mentire, in inglese “Fibbing”.
Comunicato stampa Greenpeace Italia

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