La scoperta delle Americhe. Nel 1942, quando Cristoforo Colombo arrivò sull’isola di Hispaniola (le attuali Haiti e Repubblica Dominicana) credeva di essere nelle Indie Orientali e di aver scoperto una rotta per arrivare in India. Per tale ragione gli abitanti vennero chiamati indiani.
Prima della colonizzazione da parte dell’Europa, le popolazioni che abitavano l’America erano chiamati con diversi nomi. I più comuni sono nativi americani, ma anche popoli indigeni delle Americhe, indigeni americani, amerindi, prime nazioni americane, indiani d’America, popoli precolombiani.
Le origini delle Americhe
Nuovo Mondo o Continente Nuovo, con questi nomi per secoli è stato chiamato il continente americano. Sulle origini dell’America ci sono diverse tesi. Una delle più avvalorate ci dice che 13.000 anni fa l’uomo si sarebbe spostato dall’Asia verso l’America, attraverso la Beringia. Quest’ultimo è un isto che collega la Siberia all’Alaska. In seguito, gli uomini arrivati dall’Asia si sarebbero diviso in più etnie e tribù.
Il contenente americano è vastissimo e si divide in America centrale, Sud America, dove sono nate grandi civiltà come i maya e gli aztechi. Sulla cordigliera delle Ange, gli Inca, mentre popolazioni nomadi abitarono l’America del Nord.
Chi sono gli Apache?
Nella Gran Apacheria, che si estendeva dall’Arizona occidentale al Texas orientale, e dal Colorado settentrionale al Messico nel sud vivevano popoli chiamati Apache, dediti alla caccia e alla raccolta. Per molto tempo, dopo l’arrivo degli Europei colonizzatori, i nativi americani o indiani sono stati perseguitati. Nei film western ricoprivano sempre il ruolo di selvaggi, assassini e tribù di cui avere paura.
Marlon Brando, nel 1973 fu premiato grazie a Il padrino come miglior attore. Al suo posto mandò Sacheen Littlefeather, attivista e nativa americana. Il celebre attore rifiutò il premio come protesta contro le ingiustizie subite dagli indigeni d’America.
Sacheen non lesse il discorso che l’attore aveva scritto, perché prima di salire sul palco venne minacciata. Una donna indigena, appartenente ai nativi americani, da secoli dipinti come i cattivi, non aveva diritto di parlare.
Quando la donna salì sul palco, il suo intervento durò appena sessanta secondi; quelle parole però parlano ancora. Nonostante fischi e rumorosi dissensi disse:
Marlon Brando con grande rammarico non può accettare questo premio molto generoso a causa del trattamento riservato agli indiani d’America dall’industria cinematografica. In questo momento spero di non essermi intromessa in questa serata e che, in futuro, i nostri cuori e le nostre conoscenze si incontreranno con amore e generosità.
Sacheen Littlefeather
Sono passati cinquant’anni dalla sua apparizione sul palco degli Oscar. Sacheen Littlefeather ha avuto coraggio nel lanciare il suo messaggio in un’occasione tanto prestigiosa. Pagherà per questo. Dopo tanti anni, però arrivano le scuse dell’Academy.
«È con rammarico che (Marlon Brando) non può accettare questo premio così generoso, a causa del modo in cui i nativi americani sono trattati oggi dagli Stati Uniti. È con rammarico che non può accettare questo generosissimo premio, a causa del modo in cui i nativi americani sono trattati oggi dall’industria cinematografica, in televisione e nelle repliche dei film, e a causa dei recenti eventi di Wounded Knee».
In Canada nei campi accanto agli ex istituti cattolici sono stati ritrovati centinaia di corpi di bambini indigeni portati via alle famiglie e inseriti nelle scuole per la rieducazione.
Successivamente, anche negli Stati Uniti furono scoperte 53 fosse comuni nei collegi per nativi americani. In Canada sono circa 160 le fosse in ex scuole cattoliche.
Scuse in ritardo
Possono passare anche mille anni. La giovane Apache pagò, perché la sua carriera di attrice non decollò mai veramente. Ricordiamo sette film drammatici e nel 1973 un lungometraggio The Counselor. Negli anni 2000 ha girato diversi documentari.
Oggi, Sacheen Littlefeather (Sacheen (piccolo orso) Littlefeather (piccola piuma) ha 75 anni. La sua vita è stata spesa per i diritti e l’impegno civile. La donna ha la battuta facile, è rimasta umana. «Noi indiani siamo persone molto pazienti – sono passati solo 50 anni! Dobbiamo mantenere il nostro senso dell’umorismo, sempre. È il nostro metodo di sopravvivenza».
Il suo vero nome è Marie Louise Cruz, la sua infanzia è passata tra nonni e genitori, e un padre violento. Subito dopo essersi trasferita a San Francisco è diventata attivista e oggi difende i diritti umani e delle minoranze.
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