«Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico, e s’imbatté nei briganti che lo spogliarono, lo ferirono e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso un sacerdote scendeva per quella stessa strada; e lo vide, ma passò oltre dal lato opposto» (Luca 10, 30-31).
Non possiamo essere indifferenti, né oggi né mai. Non permettiamo che il virus dell’indifferenza si diffonda e ci colpisca. Ripetiamo all’infinito, alle nuove generazioni, ma anche a noi stessi che non dobbiamo mai restare indifferenti verso i più deboli, verso le vittime innocenti, verso chi è senza voce, senza pane e acqua, verso gli abbandonati e i dimenticati.
Venerdì 6 giugno è un giorno importante per Il Manifesto, che sceglie di pubblicare un’unica notizia su 28 pagine: La notizia Gaza.
Il quotidiano dichiara quanto segue: Gaza dovrebbe essere la notizia principale di ogni giornale. Per il manifesto la Palestina è la notizia da decenni; venerdì 6 giugno prenderà l’intero quotidiano.
55mila uccisi accertati, almeno 15mila dispersi, 125mila feriti, due milioni di sfollati. L’80% di Gaza è rasa al suolo, oltre il 70% è inaccessibile per gli ordini di evacuazione imposti dall’esercito israeliano.
A 20 mesi dagli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 e dall’inizio dell’offensiva israeliana sulla Striscia e del genocidio palestinese, dopo le mobilitazioni nelle piazze di tutto il mondo i governi iniziano a reagire. Ma, per ora, solo a parole mentre nella piccola enclave palestinese simbolo della Nakba, sotto totale assedio da due decenni, alla popolazione sono lasciate solo due opzioni: morire di fame o di bombe.
Gaza vive una minaccia esistenziale: le sue reti sociali, economiche, culturali sono a pezzi, mentre il governo israeliano e l’amministrazione statunitense lavorano al progetto di pulizia etnica.
Nell’edizione speciale di 28 pagine in edicola il 6 giugno le varie sezioni del giornale racconteranno la Palestina, il suo dolore ma anche la sua grande vitalità e l’incredibile resistenza.
Lo faremo con testimonianze da Gaza, con interventi – tra gli altri – di Neve Gordon, Guy Shalev e Osama Tanous, con Richard Falk, con Alessandra Annoni, Micaela Frulli e Triestino Mariniello, con Ruba Saleh e Valentina Pazè, con Maicol&Mirco, con Ada Colau e Noura Tafeche, con interviste ai leader italiani di opposizione che sabato 7 scenderanno in piazza a Roma.
Al costo di 5 euro è già possibile ordinarla online con consegna a casa in circa 10 giorni. Il ricavato sarà devoluto ai progetti della campagna “Emergenza Gaza”.
Manifestazioni pro Palestina
Negli ultimi giorni c’è stata una manifestazione pro Palestina a Londra davanti al Parlamento. Anche in altre città, le persone protestano per le violenze che il popolo di Gaza sta subendo, per la distruzione degli ospedali, per il massacro di civili, soprattutto bambini. Ma forse, non è abbastanza. L’Italia è l’unico paese dove non si è organizzata una manifestazione a favore della Palestina.
Finalmente il 7 giugno 2025 il centro sinistra ha organizzato a Roma e il 21 giugno sempre a Roma la mobilitazione della campagna europea contro la guerra, il riarmo e lo sterminio di Gaza. Perché un tale ritardo, in un paese che si dice pacifista? In un paese con una costituzione che ripudia la guerra?
«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari… Poi vennero a prendere gli ebrei, … Poi vennero a prendere gli omosessuali… Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare». Parole riprese giorni fa per la manifestazione per i diritti delle persone trans.
Il voto contrario degli Stati uniti per una risoluzione su Gaza
Al Consiglio di sicurezza indetto per votare una risoluzione su Gaza per il cessate il fuoco, l’accesso umanitario illimitato e il rilascio degli ostaggi detenuti da Hamas, gli Usa bocciano la risoluzione. Almeno un centinaio i morti nelle ultime 24 ore e il bilancio delle vittime palestinesi dal 7 ottobre supera la cifra di 54.600.
Il testo definiva “catastrofica” la situazione umanitaria e auspicava “la revoca immediata e incondizionata di tutte le restrizioni all’ingresso degli aiuti umanitari. L’ambasciatrice americana Dorothy Shea: “E’ inaccettabile. Hamas e altri terroristi non devono avere un futuro a Gaza”

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