Le strutture sanitarie, ospedali e cliniche possono impedire ai familiari di far visita ai degenti? Le visite negate o assistenza ai pazienti è un abuso che può essere denunciato alle competenti autorità?
La situazione relativa alle visite dei parenti ai malati e dell’assistenza continua in ospedali hanno subito notevoli modifiche dopo il Covid. Molti sospettano, che visite a orari contingentati siano una delle cause di alcuni decessi.
In alcuni casi particolari, sarebbe preferibile l’assistenza di un familiare nelle ore notturne o h24, per questioni legate alla gravità della condizione del malato. Quando la degenza si protrae per diverse settimane, per i pazienti la vicinanza dei familiari rappresenta anche un aiuto psicologico. Si tratta di un conforto, che favorisce la guarigione.
Purtroppo, molte strutture ospedaliere proibiscono l’ingresso ai familiari del malato, riducendo il tempo delle visite, per questioni di igiene, virus ecc. La domanda che molti si pongono è: Gli ospedali possono vietare le visite dei familiari?
Visite dei familiari in ospedale dopo il Covid
In seguito dell’emergenza pandemica da Covid-19 gli ospedali hanno eliminato e via via limitato dei familiari ai degenti, per impedire la diffusione di patologie contagiose. Dopo l’emergenza, molti ospedali hanno però continuato a vietare le visite dei familiari. A questo punto, molte persone si chiedono se ciò sia legale e se sia possibile denunciare l’ospedale che non permette visite ai familiari.
Gli ospedali sono luoghi pubblici? Come funziona l’accesso nei luoghi pubblici?
Gli ospedali e le strutture sanitarie convenzionate sono luoghi aperti al pubblico. Il limite all’ingresso in luoghi pubblici sono appunto le regole imposte dalla legge e dalla direzione dell’ospedale.
In un ospedale o in una clinica si può entrare, solo rispettando determinati orari di visita stabiliti. Dopo l’emergenza Covid, bisogna indossare la mascherina e osservare tutte le norme di sicurezza.
Gli ospedali possono vietare le visite di parenti e familiari?
Le strutture sanitarie stabiliscono le regole di entrata e gli orari di visita, tuttavia esistono alcune eccezioni. Secondo la legge (18 febbraio 2022, n. 11), è consentito l’accesso giornaliero dei visitatori ai reparti di degenza delle strutture ospedaliere per un tempo non inferiore a quarantacinque minuti, secondo le prescrizioni indicate dal direttore sanitario della struttura.
La direzione ospedaliera può imporre ovviamente delle precauzioni, come l’uso della mascherina, dispositivi di protezione particolari e così via. Sicuramente l’ospedale non può vietare l’ingresso a familiari dei degenti, né imporre un orario giornaliero inferiore a quarantacinque minuti.
Come capire quando il personale sanitario non assiste il malato?
I familiari del malato, durante l’orario di visita possono interrogare il malato, se ha capacità cognitive adeguate (in caso contrario è possibile richiedere di assisterlo h24). Inoltre, è importante monitorare i miglioramenti, parlare ogni giorno con i medici ed informarsi sulle cure, farmaci e terapie a cui il familiare è sottoposto. Nell’orario di visita, il familiare del malato può accorgersi di un eventuale peggioramento delle condizioni, di flebo attaccate oppure no; inoltre, si può chiedere qualche informazione a vicini di letto, parenti di altri degenti e così via.
Se si sospetta negligenza da parte del personale sanitario, cercare in tutti i modi di raccogliere informazioni, fotografare e sottoporre i propri sospetti a infermieri e medici.
Assistenza familiari in ospedale, le eccezioni
In alcuni casi particolari è possibile assistere i propri familiari malati in ospedale, senza vincoli di orari:
- Partorienti
- Anziani oltre gli 85 anni
- Minorenni
- Portatori di hanticap, legge 104
I minorenni hanno diritto alla presenza di almeno un genitore (art. 16, Codice del diritto del minore alla salute e ai servizi sanitari, 6 febbraio 2013).
Anche al pronto soccorso si può avere un accompagnatore, a meno che si tratti di un trattamento di urgenza (cioè di un codice rosso): solo in tale ipotesi è previsto che il familiare resti in sala d’attesa.
Cosa fare se un ospedale vieta di far visita ai pazienti?
Se l’ospedale vieta la visita ai pazienti ricoverati è possibile presentare reclamo alla direzione sanitaria. Se vengono impedite le visite al malato è anche possibile rivolgersi ad un legale, per vedere riconosciuto questo diritto fondamentale.
Il divieto di ingresso in ospedale, tuttavia non è reato, a meno che non si dimostri che tale divieto arrechi danni letali. In molte circostanze, vi sono stati casi di abbandono del malato da parte del personale sanitario. Tale comportamento è sicuramente un reato perseguibile penalmente, in quanto si configura un omicidio colposo.
Greenme ha pubblicato un interessante articolo “Ospedali aperti” che riproponiamo di seguito
Purtroppo dopo la pandemia, le nostre esperienze in ospedali o Rsa sono spesso cambiate (in peggio) e incontrare difficoltà nell’accesso, orari di visite assurdi o inesistenti o ancora un vero e proprio ostracismo da parte della struttura, sono situazioni non rare.
Al contrario, gli ospedali dovrebbero essere dei luoghi – per quanto possibile – “aperti” dove, sia pur con delle doverose regole, si possa assistere magari un padre o una madre morente, una donna che sta per partorire o ancora un bambino che ha bisogno di fare un intervento (ma questi sono solo i casi più eclatanti). Quello che probabilmente non sapete è che, in realtà, gli ospedali sono (o dovrebbero essere) per legge più aperti di quanto non mostrano nel quotidiano. E se ci troviamo di fronte a difficoltà è importante conoscere i nostri diritti, sia in quanto pazienti che accompagnatori/visitatori.
Oggi vogliamo parlare di un’iniziativa che consideriamo di fondamentale importanza ma che pochi conoscono e di cui nessuno (incredibilmente!) parla.
A lanciarla, già da alcuni anni, è stato Salvagente Italia e il suo Presidente Mirko Damasco. Si tratta di “Ospedali aperti“, una battaglia che dovremmo fare tutti insieme, perché tutti accediamo (volenti o nolenti) negli ospedali, nelle RSA o nelle sale parto e nel momento del bisogno potremmo essere proprio noi a trovarci in difficoltà.
Abbiamo contattato Mirko per saperne di più.
La prima cosa ci ha detto – e che molti non sanno (ma fa riflettere) – è che in altri Paesi, pensiamo a Svezia e Finlandia ad esempio, gli ospedali non hanno orari di visita, il che non vuol dire che tutti stanno dentro e fanno quello che vogliono (ci sono comunque delle regole) ma che questi Paesi hanno capito – probabilmente meglio di noi – l’importanza per un malato (ma anche per una donna che deve partorire) di avere a fianco un parente.
Ma esiste un motivo sanitario per cui non possiamo entrare con facilità ad assistere un nostro parente in ospedale?
In realtà non c’è. È ormai dimostrato che le infezioni non aumentano e il Covid l’ha solo confermato, dato che si è diffuso con gli operatori non i parenti (che non potevano entrare).
Dopo la seconda ondata di Covid, Salvagente Italia ha iniziato a ricevere numerose segnalazioni e testimonianze di persone che non riuscivano ad accedere in ospedale, neanche se il padre stava morendo o la moglie era in procinto di partorire.
Fatti gravi e non giustificati. Mirko ci racconta una testimonianza davvero emblematica e terribile:
La storia che più ci è rimasta impressa è quella di una mamma di Pordenone con una morte intrauterina al nono mese, dentro da sola ad affrontare il parto e il marito seduto in macchina nel parcheggio.
Ma le segnalazioni di partorienti (o donne nel post parto), bambini ai cui genitori non viene consentita l’alternanza nell’accudimento o ancora di persone morenti che non si possono consolare, sono moltissime e arrivano giornalmente alla mail del Salvagente.
Dopo la seconda ondata di Covid, l’associazione ha iniziato prima a chiedere con una petizione e poi con degli scioperi della fame del Presidente, che le cose cambiassero ovvero che fosse emanata una legge per tutelare pazienti e familiari alle prese con le regole troppo rigide (e spesso assurde) degli ospedali.
Una battaglia che ci tiene a sottolineare Mirko:
Non ha nulla di etico, politico o religioso. Non si tratta di fare i buoni e far entrare i parenti, si parla di un qualcosa di scientifico. Qualsiasi pubblicazione oggi dimostra che la relazione cura e fa parte del percorso terapeutico. Il sillogismo è semplice: se il tuo paziente ha bisogno di essere idratato tu non pensi a sospendergli le flebo, allo stesso modo non vanno sospese le visite.
Grazie alla battaglia del Salvagente, una legge che tutela pazienti e familiari ora esiste, si tratta della n.11 del 18 febbraio 2022 che riguarda ospedali, sale parto ma anche RSA.
L’avvocato Valentina Starinieri ha scritto la parte di legge che riguarda queste tematiche e che poi è stata approvata.
I Diritti del malato riguardano:
- Diritto a cure tempestive, efficaci e adeguate
- Diritto a processi e pratiche sanitarie sicure
- Diritto a personale sanitario qualificato e competente
- Diritto a prodotti medici sicuri e ad un loro uso sicuro e razionale.
- Diritto a strutture sanitarie sicure e protette
- Diritto alla dignità, al rispetto, alla non discriminazione, alla privacy e alla riservatezza
- Diritto all’informazione, all’educazione e al supporto nel processo decisionale
- Diritto all’accesso alla cartella clinica
- Diritto di essere ascoltati e risoluzione equa
- Diritto al coinvolgimento del paziente e della famiglia

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