Cosa possiamo fare per Gaza? Limitare i consumi, acquistare meno prodotti. Ridurre al minimo il consumo di carburante, i consumi di energia elettrica e gas. Inoltre, boicottare i prodotti di Israele e Usa
La Spesa critica e la consapevolezza del consumatore sono concetti predicati da anni da diversi esperti. Il consumatore consapevole è colui che acquista leggendo le etichette, per cui la sua spesa è sostenibile, attenta all’ambiente e alla salute. Ma dietro la parola sostenibilità c’è molto di più e oggi, alla luce di quanto sta accadendo a Gaza, in Ucraina, in altri conflitti nel mondo, la consapevolezza e la sostenibilità assumono un significato ancora più profondo.
Il consumatore consapevole mira a ridurre le emissioni, combattendo le multinazionali dell’inquinamento, ricorre spesso al baratto, al riutilizzo e al riciclo.
Come protestare contro il genocidio di Gaza?
Quando tutto sembra perduto, il desiderio di mollare e di arrendersi è forte. Ma qualcuno ha anche detto: “Mi sono convinto che anche quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all’opera, ricominciando dall’inizio.” Antonio Gramsci. E ancora… “Quando tutto sembra perduto, vado a guardare un tagliapietre che colpisce il masso cento volte senza neppure riuscire a scalpirlo. Eppure al centunesimo colpo la pietra si spacca in due, e io so che non è stato quel colpo, ma tutti quelli che sono venuti prima.” Jacob Riis, giornalista e fotografo danese.
I poteri forti decidono, ma oltre otto miliardi di persone nel mondo, con il loro comportamento in economia, nello stile di vita, con le proteste, indignandosi possono cambiare lo stato delle cose. Almeno, colpire il masso cento volte, finché non si spacca in due, come diceva Jacob Riis.
Proteste e manifestazioni per Gaza
Mentre avviene il genocidio a gaza, mentre milioni di persone vengono cacciate via dalla loro terra, il mondo è in silenzio, ovvero il mondo politico, il mondo di quelli che contano. Tranne qualche rara eccezione, la maggior parte dei paesi del mondo, quando si sono assicurati che Gaza è distrutta e la popolazione sterminata o in fuga, hanno ritenuto opportuno e sicuro di poter pronunciare qualche timida parola di contrarietà. Parole che tanto non cambieranno nulla, quindi in una prospettiva di campagna elettorale, sempre meglio dare l’idea di condannare le atrocità avvenute a Gaza.
La società civile contro l’occupazione di Gaza
Dalla società civile, invece arriva un coro di condanna. Oltre alle partenze della Global Sumud Flottilla per portare cibo a Gaza, in Italia il 22 settembre è stato indetto uno sciopero per protestare contro l’occupazione di Gaza.
Anche Napoli si fermerà il prossimo 22 settembre, in occasione dello sciopero nazionale in favore di Gaza e della Palestina. I mezzi pubblici saranno paralizzati.
Insieme alle tante iniziative Pro Palestina i comuni cittadini – Otto miliardi di cittadini – possono boicottare i prodotti di Israele, di Stati Uniti e anche italiani. Limitare i consumi, acquistare meno prodotti. Ridurre al minimo il consumo di carburante, i consumi di energia elettrica e gas. Inoltre, boicottare i prodotti di Israele e Usa. I poteri forti e i governi si mantengono sulle economie, sui consumi e sullo stile di vita che le persone conducono. Se per assurdo, non avessimo più bisogno di petrolio, terre rare, materie prime, energia e così via, su cosa poggerebbe il potere dei governi, per cosa si farebbero le guerre?
La campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele, in realtà é nata nel 2005. Infatti, un gruppo di attivisti palestinesi capirono capito che il regime che li opprimeva da decenni aveva un nome preciso: apartheid. Da qui nacque la proposta del boicottaggio, di cui si parla anche oggi.
La strategia prevedeva di smettere di comprare i prodotti israeliani e le merci che arrivano dai territori occupati palestinesi. Inoltre, fare pressioni a istituzioni e aziende affinché togliessero i propri investimenti dalle banche e dalle compagnie israeliane. Infine spingere i propri stati a emettere sanzioni contro Israele. In Italia, insieme alla Flottilla si sono mossi i camalli, i portuali di Genova che hanno minacciato di bloccare il porto, da cui partono anche armi per Israele.
Quali sono i prodotti di Israele da boicottare?
- Carrefour
- TEVA
- Hewlett Packard (HP)
- Dell
- Intel
- Coca-Cola
Un gruppo di vicentini che fa parte del BDS, movimento internazionale nato nel 2005, che sostiene disinvestimento e sanzioni. Attraverso un’App è possibile conoscere i prodotti da boicottare.
Quali sono le aziende e i prodotti da boicottare, secondo il gruppo di vicentini? BDS ha messo a punto una guida e una app che elenca aziende e prodotti legati a Israele. L’applicazione Boycat, scaricabile gratuitamente, classifica le aziende in base al loro coinvolgimento nella guerra in corso. Tra i prodotti messi sotto i riflettori ci sono frutta secca, agrumi, avocado e datteri e la catena di supermercati Carrefour, partner di imprese israeliane attive nelle colonie illegali. Anche Intel e Siemens da anni forniscono servizi di tecnologia al servizio dell’esercito e delle carceri, come l’assicurazione Axa che investe in società che inviano armi. McDonald’s e Coca Cola invece, con le loro filiali sostengono l’apartheid fornendo bevande e alimenti ai coloni. L’agenzia immobiliare Re/Max commercializza e vende proprietà costruite su terre palestinesi rubate e il marchio di abbigliamento Reebok è sponsor ufficiale di Israel Football.
Il 15 settembre è iniziata la presa di Gaza
I carri armati israeliani sono entrati a Gaza. Aerei e artiglieria hanno bombardato tutta la notte. Robot esplosivi hanno distrutto e raso al suolo molte case. Una pioggia di fuoco sulla testa della popolazione in fuga. Oltre 350.000 palestinesi hanno finora lasciato Gaza Città, dirigendosi verso altre zone della Striscia. I raid sono continuati “intensamente in tutta Gaza City”, dice la Protezione civile della Striscia. “Morti e feriti continuano ad aumentare”; molti dispersi sotto le macerie. “Un grave massacro”. Nella sola notte almeno 38 le vittime a Gaza city.
Intanto in Cisgiordania
Una forza speciale dell’esercito di occupazione è penetrata nel villaggio di Wadi Barham, vicino a Qalqilia, ferendo un ragazzo minorenne in testa e poi invece di ricoverarlo è stato arrestato. Iniziate anche in Cisgiordania operazioni di rastrellamento. Israele ha aumentato le truppe di occupazione a 25 mila unità. Parallelamente operano i coloni armati che devastano i terreni agricoli e di pascolo dei nativi con l’intento di cacciarli e impossessarsi dei terreni per la costruzione di nuove colonie ebraiche o allargare quelle esistenti.
In Qatar
Un comunicato è stato emesso ieri al vertice di Doha dei paesi arabi e islamici. Purtroppo non è stata inserita nessuna misura concreta diplomatica da parte dei paesi arabi e islamici che intrattengono relazioni commerciali e diplomatiche con Israele. Un timido accenno alla revisione delle relazioni con Israele.
Il vertice dell’impotenza araba
Di controverso, la visita in Israele del ministro degli esteri Usa, Marco Rubio, in contemporanea con il vertice, ha sugellato l’alleanza strategica tra Washington e Tel Aviv. Rubio e Netanyahu hanno parlato di “relazioni indissolubili e un appoggio Usa all’operazione militare in corso a Gaza fino al raggiungimento degli obiettivi”, cioè il genocidio finale e la deportazione di chi rimarrà vivo tra i palestinesi.
In Libano
In un attacco è stata colpita un’auto, uccidendo un uomo e in un secondo attacco è stata presa di mira una casa, ferendo 6 donne e 7 bambini. Israele forte dell’appoggio Usa, costringe con la forza il governo alla resa politica, avviando le procedure di normalizzazione dei rapporti diplomatici e riconoscendo il dominio di Tel Aviv sulla regione di confine.
I fatti sono questi.
Come far sentire la nostra voce per Gaza?
Sembra poco, ma non lo è. Un tagliapietre che colpisce il masso cento volte. Restiamo umani, guardiamo all’essenziale, al poco, nel nostro piccolo. Per poter dire “Non in mio nome”.
E allora cento volte, come un mantra – Limitare i consumi, limitare la spesa all’indispensabile. Ridurre al minimo il consumo di carburante, meno di energia elettrica e gas. Boicottare i prodotti di Israele e Usa.
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