La vita ci mette spesso a dura prova. La pazienza ha un limite, oppure come diceva il principe della risata: Ogni limite ha una pazienza. La lite con il vicino, i figli, il coniuge, contrasti sul lavoro minano le relazioni, ma anche l’equilibrio psico fisico. L’uso del turpiloquio non sempre indica una scarsa conoscenza del linguaggio e un modo inappropriato di esprimersi.
La psicologia continua a fare grandi passi e questa volta la ricerca psicologica ha evidenziato dei legami curiosi tra alcuni comportamenti “socialmente stigmatizzati” e un alto quoziente intellettivo.
Infatti, sono interessanti questi punti:
- Studi recenti suggeriscono che l’uso del linguaggio volgare può essere correlato ad una maggiore fluidità verbale, indicando una padronanza linguistica più ampia;
- L’uso di parolacce durante situazioni dolorose può aumentare la tolleranza al dolore attraverso l’attivazione della risposta “lotta o fuga”;
- Nonostante la correlazione tra turpiloquio e fluidità verbale, non esiste una prova di una relazione causale diretta con l’intelligenza;
- Il linguaggio volgare può servire a esprimere emozioni intense e a rafforzare la coesione all’interno di un gruppo;
- Sebbene spesso stigmatizzato, il turpiloquio può riflettere competenza linguistica e offrire benefici psicologici e fisici se utilizzato appropriatamente
Alla luce di questi punti fermi, probabilmente, esplodere è meglio che implodere. E questo accade anche se lo si fa con se stessi. Altri studi, hanno dimostrato, ad esempio, che parlare da soli non è affatto, una situazione di imminente follia.
Effetto turpiloquio e vivere di notte
Secondo diversi studi condotti negli ultimi anni, le persone che tendono a usare il turpiloquio e che preferiscono vivere di notte risulterebbero avere una marcia in più a livello cognitivo.
Per anni si è pensato che chi impreca lo faccia per “mancanza di vocabolario“. La scienza dice l’esatto contrario. Uno studio del 2015 ha dimostrato che chi ha un vasto repertorio di parolacce e termini taboo possiede in realtà una fluenza verbale superiore.
Capacità di Sfumatura: usare termini forti indica una maggiore capacità di attingere a diversi registri linguistici per esprimere stati emotivi complessi.
Onestà e Trasparenza: altre ricerche collegano l’uso di un linguaggio colorito a una maggiore onestà sociale, poiché queste persone tendono a filtrare meno i propri pensieri immediati. Si ha un contatto più diretto con l’istinto e con la capacità di critica, anche se eccessiva. A Napoli si dice: “Quanno ce vo, ce vo”.
Perché chi va a letto tardi dovrebbe essere più intelligente?
La spiegazione risiede nel concetto di Novità Evolutiva. Anticamente, l’essere umano seguiva esclusivamente il ritmo del sole. La propensione a restare svegli di notte è un comportamento evolutivamente “nuovo”. Secondo gli psicologi evoluzionisti, gli individui con un QI più alto sono più inclini ad adottare valori e preferenze che si discostano dalle abitudini ancestrali.
Creatività Notturna: il silenzio della notte riduce gli stimoli esterni, permettendo al cervello di entrare in uno stato di “pensiero divergente” che favorisce la risoluzione di problemi complessi.
Attenzione: questo non significa che iniziare a imprecare o dormire poco ti renderà automaticamente un genio. Significa che certi tratti della personalità (come l’anticonformismo o l’alta reattività verbale) spesso si manifestano attraverso questi comportamenti “fuori dagli schemi”.
I benefici fisici nel dire parolacce
Dire parolacce può offrire benefici fisici come l’aumento della soglia del dolore e della forza fisica, grazie a una risposta emotiva che innesca un rilascio di endorfine e adrenalina, preparando il corpo allo sforzo e riducendo la percezione del dolore, specialmente durante l’attività fisica intensa o in situazioni di stress
Invece, imprecare sembra essere una caratteristica del linguaggio che un parlante eloquente può usare per comunicare con la massima efficacia.
Come aumentare la tolleranza al dolore?
In realtà, alcuni usi delle imprecazioni vanno oltre la semplice comunicazione. Oltre alle implicazioni cognitive, l’uso di parolacce sembra avere benefici fisici. Un esperimento ha dimostrato che ripetere una parolaccia durante un’esperienza dolorosa, come immergere la mano in acqua ghiacciata, aumenta la tolleranza al dolore e provoca una risposta fisiologica, come un aumento della frequenza cardiaca, suggerendo l’attivazione della risposta “lotta o fuga” e una conseguente analgesia indotta dallo stress. Nella stessa esperienza, la resistenza fisica al dolore era inferiore se si pronunciava una parola neutra.
Perché diciamo parolacce? Dire parolacce potrebbe essere una malattia?
Coprolalia. Comunemente definita la “malattia delle parolacce”, si tratta invece di un sintomo che riflette un comportamento compulsivo patologico caratterizzato dall’impulso anormale, non controllabile, di pronunciare espressioni linguistiche oscene. Il soggetto che ne soffre sente la necessità impellente ed esplosiva di pronunciare parole inconsulte o frasi anche complesse dal contenuto volgare che risultano inappropriate. Si dicono parolacce socialmente inaccettabili.
Si tratta di un sintomo compulsivo che non riflette i veri pensieri della persona e può essere scatenata da stress o affaticamento
La coprolalia non è infatti dovuta a scelte comportamentali, non è causata da fattori educativi e non riflette in alcun modo pensieri e convinzioni della persona. Secondo i dati epidemiologici CDC (Center for Disease Control and Prevention), la coprolalia colpisce soprattutto gli adolescenti e la sua incidenza decresce con l’aumentare dell’età alleviandosi e scomparendo nell’età adulta.
Può avere origine da una turbe psichica oppure da fattori ambientali scatenanti che la favoriscono. Eziologicamente viene spesso associata alla sindrome di Tourette, un disordine neuropsichiatrico caratterizzato da tic motori generalizzati a tutto il corpo e da tic vocali complessi. La sindrome si manifesta con l’emissione, spesso combinata, di rumori e suoni involontari ed incontrollati e da movimenti del volto e degli arti denominati tic.
Come si manifesta la coprolalia
Nella sindrome di Tourette i tic vocali più comuni sono le urla, la tendenza ad emettere fischi e a schiarirsi la gola o a tirar su con il naso, versi gutturali o grugniti. I tic non verbali comprendono l’abitudine a scrollare le spalle, ammiccare, scuotere il capo, fare smorfie, aggrinzare il naso, battere i piedi ed oscillare una gamba ripetutamente.
La coprolalia è la comorbilità (presenza simultanea di due o più patologie, che possono essere correlate o indipendenti tra loro) più caratteristica, anche se non comune, della sindrome e si manifesta tipicamente soltanto nel 10-20% dei casi del disturbo neurologico (CDC, Center for Disease Control and Prevention). Le persone affette dalla sindrome tendono infatti ad usare anche un linguaggio scurrile e, oltre all’emissione di grida improvvise e di suoni inarticolati, ad usare in maniera esagerata un linguaggio osceno.
La coprolalia è pertanto un sintomo che insorge in maniera inconsapevole ed involontaria e che si manifesta in modo irrefrenabile. Viene definito coprolalico il soggetto che si esprime in tal modo, spesso con termini di natura sessuale e razzista, talvolta blasfema. Sono frequenti gli insulti etnici.
Cause di coprolalia
Come la coproprassia (tic motorio con esecuzione involontaria di atti osceni) e la coprografia (tic motorio con impulso involontario di digitare o scrivere parole ed immagini inappropriate), la coprolalia è definita un coprofenomeno come sottolinea la Tourette Association of America: nasce da un impulso legato ad una sensazione fisica difficile da ignorare e trattenere, nota come premonitory urge.
Si tratta di uno stimolo che diventa sempre più intenso fino a quando la persona non dà libero sfogo al tic. È come tentare di trattenere uno starnuto o uno sbadiglio, si può provare ma alla fine si finisce per farlo lo stesso contro la propria volontà.
La causa è sconosciuta ma secondo recenti ricerche la vera origine non sarebbe psicologica bensì neurobiologica. Si ritiene, come per altri tic, che anche i tic vocali tipici della coprolalia siano dovuti ad alterazioni dei gangli della base e dei neurotrasmettitori come dopamina, serotina e noradrenalina.
Come si tratta la coprolalia, come smettere di dire parolacce?
La mindfulness e il Comprehensive Behavioral intervention for Tics (CBIT) sono le terapie più adottate per gestire la coprolalia. Alcuni soggetti riescono a mascherare il tic mormorando la parola oscena senza emettere vocalizzazioni comprensibili.
Tali strategie consentono di mitigare le conseguenze legate alla vita sociale ed emotiva di una persona. Poiché la coprolalia non è correlata all’intelligenza e al carattere di una persona, l’associazione americana sulla Tourette ritiene che sia fondamentale il sostegno psicologico da parte dei familiari, perché la comprensione e l’accettazione dei sintomi di tale disturbo è un elemento chiave per aiutare chi ne soffre e condurre una vita piena e produttiva
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Fonti: commentimemorabili; nurse24

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