Proposta Valditara: Metal detector nelle scuole, perché è impraticabile?

L’accoltellamento avvenuto a La Spezia ha fatto emergere dubbi e quello che è solo la punta di un iceberg. Il Ministro Valditara ha proposto i metal detector nelle scuole più a rischio, ma sono gli stessi studenti a dare una risposta.

Vogliamo giustizia” è la scritta che aleggia sulle porte di scuola. Il 19 gennaio, gli studenti hanno manifestato fuori alla scuola, dove è stato accoltellato Youssef Abanoub. La scuola doveva restare chiusa, accusano gli studenti.

I Professori sono complici, perché sapevano che nell’istituto giravano coltelli. Le accuse sono pesanti, ma sempre più testimoni lo confermano. I ragazzi hanno le idee chiare, anche riguardo alle pene per chi viene trovato in possesso di armi o coltelli: reclusione subito. Inoltre, gli studenti chiedono pene esemplari, altro che metal detector, che farebbe perdere 4/5 ore al giorno, se venisse introdotto.

Se la scuola non ha strumenti, se la famiglia non riesce a comprendere e ad educare i figli, meglio allora che intervenga lo Stato, ma su segnalazione degli educatori, dei conoscenti, amici. Mai girarsi dall’altra parte. L’episodio di La Spezia è l’ennesimo prevedibile, sarebbe accaduto prima o poi. Ragazzi con coltelli – lo sapevano tutti. E allora perché non si è fatto nulla?

Gli studenti riescono perfino a formulare proposte di legge o modifiche alla legge, più dei diretti interessati, più di quelli che sono pagati per farlo. Il Metal detector non serve dicono. Servono controlli, serve l’impegno di tutti, una legge più giusta, prevenzione e più strumenti agli educatori. Ma poi è necessario che chi educa non taccia davanti alle evidenze.

Istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia

La proposta del Ministro Valditara di introdurre il metal detector sembra una misura labile, per usare un eufemismo. Negli aeroporti o nei tribunali si utilizza il metal detector, utilizzarlo in un istituto di 400/500 studenti tutte le mattine, con zaini pieni di compassi e materiali di acciaio è impensabile.

Da un comunicato stampa FLC CGIL si legge:

Per Per la dirigente sindacale Gianna Fracassi, segretaria generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL. : “Servono più insegnanti, più personale ATA, più risorse per affrontare il disagio giovanile. Occorre superare una logica che tende a controllare le studentesse e gli studenti invece di ascoltarli. La scuola pubblica deve essere messa nelle condizioni di svolgere pienamente la propria funzione educativa, inclusiva ed emancipatrice. Non può essere lasciata sola né trasformata in luogo di controllo e repressione. Dare senso a questa tragedia immane significa, per una volta, evitare semplificazioni o scorciatoie politiche”.

“Non servono – continua Fracassi – metal detector, classificazioni arbitrarie di ‘scuole a rischio’, né narrazioni tossiche che richiamano etnie o alimentano paura e stigmatizzazione. Servono politiche strutturali e investimenti. Vorremmo discutere di un grande piano di risorse nella scuola pubblica, del potenziamento degli organici docenti e ATA, del rafforzamento delle sinergie con le altre agenzie pubbliche, dal servizio sanitario ai servizi sociali e dell’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva come parte integrante del curriculum scolastico”.

“Serve una risposta all’altezza della complessità del presente, che rimetta al centro le adolescenti e gli adolescenti, la scuola e il loro ruolo fondamentale nella società. Una risposta che faccia sentire davvero studentesse e studenti e comunità scolastiche al centro dell’agenda politica e dell’interesse collettivo” conclude Fracassi.

Immagine creata con IA

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