Contrastare il potere Usa: Non solo app per boicottare i prodotti americani

In un mondo di bulli, serve essere Peter Pan? La legge del più forte e del più prepotente, il potere del denaro, tutto si può comprare. Questi sembrano essere gli imperativi della nostra epoca. Ma è davvero così?

Le notizie di scontri e tensioni si susseguono quasi alla velocità della luce. Ogni volta che si apre il giornale o un sito di notizie, siamo travolti da storie di violenze e prepotenza.

“L’Idf è pronto a impiegare una capacità offensiva senza precedenti contro qualsiasi tentativo di danneggiare lo Stato di Israele”, ha affermato il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano Eyal Zamir. 

Mohammad Salah Qishta, Abdul Raouf Samir Shaat e Anas Ghanem, giornalisti erano a bordo di un veicolo, stavano documentando un campo per sfollati nella zona centrale di Gaza. Sono stati uccisi perché stavano facendo il proprio lavoro.

In questi giorni il sindaco di Minneapolis Jacob Frey ha rivolto al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump un appello, con un discorso che racconta benissimo la deriva dell’America e di tutto il mondo:

“Questa non è una problematica di parte. Questa è una problematica americana. Questa amministrazione e chiunque sia coinvolto in questa operazione dovrebbero riflettere e chiedersi: cosa stai ottenendo? Se l’obiettivo era raggiungere pace e sicurezza, questo è esattamente il contrario. Se l’obiettivo era raggiungere calma e prosperità, questo è esattamente il contrario. Stai difendendo le famiglie americane o le stai distruggendo?

L’invasione di questi uomini mascherati e pesantemente armati che vagano per le nostre strade di Minneapolis incoraggiati da un senso di impunità deve finire”. Poi, rivolgendosi direttamente a Trump: “È arrivato il momento di comportarsi da leader. Metti Minneapolis e l’America al primo posto. Raggiungiamo la pace. Metti fine a quest’operazione e la nostra città tornerà alla sicurezza e alla normalità. Vi chiediamo di agire immediatamente e di ritirare questi agenti federali”.

Dopo le minacce di Donald Trump, app anti-USA scalano le classifiche danesi di iOs e Android

In Groenlandia, oltre a protestare e a scendere in piazza si sta riparlando di boicottaggio dei prodotti americani. Si tratta di una pratica che non dovrebbe mai essere abbandonata. Anzi, rilanciata in tante modalità.

Con il caso Groenlandia si riparla di boicottaggio. La segregazione razziale negli Stati Uniti fu tra le prime cause di boicottaggio: con il Montgomery Bus Boycott del 1955, i cittadini afroamericani si rifiutarono di salire sui mezzi pubblici. Più recentemente, questa forma di protesta ha preso di mira multinazionali accusate di sfruttare risorse naturali e lavoro minorile (tra le più famose quella rivolta a Nike per i bambini sfruttati nelle sue fabbriche del sud est asiatico nel 1990).

Oggi il boicottaggio ha un nuovo alleato: lo smartphone. Non serve più scorrere lunghe liste di marchi da evitare. Basta un’app, una scansione del codice a barre e il boicottaggio diventa un’azione immediata e alla portata di tutti. Di recente si ricorda il caso dell’app No Thanks, creata da Mahmud Bashbash, sviluppatore di origine palestinese per consentire agli utenti di identificare i prodotti legati economicamente a Israele e e decidere consapevolmente se acquistarli o meno. Oggi, mentre l’attenzione mediatica sulla Palestina si è affievolita, è il turno dei prodotti americani con Danimarca e Groenlandia nel pieno di una mobilitazione senza precedenti.

Le app anti-Usa in cima alle classifiche

In Danimarca, le classifiche degli store per iOS e Android riflettono la tensione internazionale. Dopo le dichiarazioni di Donald Trump sulla possibilità di acquisire la Groenlandia, le applicazioni progettate per identificare e boicottare i prodotti americani hanno scalato le vette degli store. Tra queste spiccano NonUSA e Made O’Meter, adottate in massa dai cittadini del piccolo stato nordeuropeo e groenlandese.

La Francia boicotta l’America

“No, merci” è un’idea dell’ex deputato Bertrand Pancher – Basterà scannerizzare il codice a barre: “Vista l’incapacità dei nostri politici, tocca ai cittadini agire”.

Come boicottare i prodotti americani in Italia?

In Italia è possibile scaricare No!Thanks in versione italiana.

Il contropotere verso l’America di Trump

Nei giorni di maggiore tensione tra USA e alleati della NATO sul controllo della Groenlandia, alcuni osservatori hanno iniziato a evocare un’ipotesi finora impensabile: usare la leva finanziaria e “chiudere i rubinetti” verso l’America. Oggi i Paesi dell’Alleanza atlantica, USA esclusi, detengono poco meno del 40% del debito federale americano in mano a investitori stranieri: circa 4mila miliardi di dollari, mentre il debito pubblico totale a stelle e strisce viaggia sugli oltre 37mila miliardi. 

Gli acquisti europei hanno accelerato il passo, perfino negli ultimi mesi dopo i dazi imposti da Donald Trump. Secondo una ricerca di Citi, dal “Liberation Day” dello scorso aprile l’Europa si è aggiudicata l’80% del debito pubblico americano collocato all’estero. A queste cifre sui bond governativi, vanno aggiunti anche gli oltre 6mila miliardi di dollari di azioni e i 2mila miliardi di obbligazioni societarie statunitensi presenti nei portafogli degli europei. 

Il potere economico di Trump. Il potere è potere economico.

Un’arma che l’Europa ha a disposizione, che potrebbe usare se solo volesse è vendere in massa i titoli del debito americano. In un mondo di bulli, di chi fa la voce grossa e in cui l’unica cosa che conta sembri sia il potere del denaro, quale colpo migliore da infliggere? Il dibattito sull’ipotesi di interrompere i prestiti e gli afflussi di denaro verso gli Stati Uniti è emerso dopo la pubblicazione di una nota di un’analista di Deutsche Bank. Sebbene la ricerca della banca tedesca mettesse in guardia sui costi che una simile scelta avrebbe imposto sugli investitori europei, l’amministratore delegato di Deutsche Bank ha chiamato il segretario al Tesoro americano Scott Bessent per prendere le distanze dal rapporto. Un dettaglio che fa ben intendere quanto questa interdipendenza tra USA e alleati sia delicata. 

Il debito americano in Europa

Non è realistico oggi immaginare un blocco finanziario. Infatti, l’Unione europea non è riuscita a trovare un accordo al proprio interno nemmeno sull’esproprio dei capitali russi sequestrati dopo l’invasione dell’Ucraina. Al più potrebbe essere introdotto un trattamento fiscale di favore sulle plusvalenze da asset finanziari domestici: ma anche in questo caso sarebbe necessario un coordinamento fiscale di cui oggi non si vedono i presupposti. 

Esiste però una strada alternativa che, potrebbe produrre effetti simili senza ricorrere a misure drastiche e politicamente irrealistiche: creare una vera alternativa al dollaro americano. Vale a dire rafforzare l’euro attraverso l’emissione di debito comune, in volumi significativi e continuativi. Offrendo ai mercati finanziari titoli di debito liquidi e affidabili, che possano almeno in parte prendere il posto del dollaro nelle transazioni internazionali e nella gestione della liquidità. L’Europa può farlo, se vuole. 

A Davos Scott Bessent vuole esorcizzare l’ultima idea che si sta facendo strada in Europa: “Sell America”. Ovvero, vendere tutti gli asset americani, azioni, obbligazioni e strumenti finanziari di ogni tipo, detenuti in Europa. L’uomo dei conti di Donald Trump ha definito una “narrazione falsa” le speculazioni secondo cui i Paesi europei potrebbero vendere Treasury statunitensi in risposta allo scontro sul Groenlandia.

Cosa significa Sell America?

“Sell America”: vendere tutti gli asset americani, azioni, obbligazioni e strumenti finanziari di ogni tipo, detenuti in Europa e che valgono qualcosa come 12mila miliardi di dollari.

I primi segnali finanziari contro gli USA

Le prime mosse, ancora di portata simbolica, si sono già viste: un fondo pensione danese, AkademikerPension, ha dichiarato martedì di aver deciso di disinvestire dai Treasury Usa, giustificando la mossa sulla base del rinnovato rischio-Paese e delle mire espansionistiche sulla Groenlandia, che pure fa parte della Nato in quanto territorio del Regno di Danimarca. “Non è direttamente collegata alla frattura in corso tra Stati Uniti ed Europa, ma ovviamente questo non ha reso più difficile prendere la decisione”, ha dichiarato a CNBC il responsabile degli investimenti del fondo.

Anche il fondo pensione svedese Alecta ha annunciato di aver venduto la maggior parte delle proprie partecipazioni in Treasury Usa nel 2025. Secondo Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, non è da escludere che i fondi sovrani possano gradualmente allontanarsi dal debito statunitense, ha affermato a CNBC.

Fonti: ISPI; We-Wealt; Wired

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