Festival di Sanremo: Richiesta di accesso generalizzato a Rai Pubblicità, al Comune, al Ministero dell’Economia e al Ministero del Made in Italy

Il 76esimo Festival di Sanremo parte il 24 febbraio. Tutti o quasi aspettano Sanremo; la manifestazione canora, infatti è diventata attraverso gli anni un habitat naturale per intrattenimento, gossip, ma soprattutto pubblicità, eleganza, moda. Insomma, un contenitore multitasking. L’impatto sul Pil è notevole, alcune fonti autorevoli parlano di circa 96 milioni di euro.

Inoltre, le case discografiche investono, gli sponsor impiegano risorse, ne beneficia la città di Sanremo, con le strutture ricettive, i negozi, i ristoranti, il Casinò e non solo. Fin qui tutto bene. Però, le polemiche accompagnano sempre Sanremo, sarebbe strano se non fosse così. Molte polemiche, spesso sono costruite per creare casi, per far chiacchierare la gente. Ognuno dice la sua, i filosofi improvvisati e gli esperti, insomma nascono anche molti tuttologi. Alcune critiche nascono ancora prima che il festival inizi. In questo articolo ci occuperemo proprio di questo.

Quello che non dicono di Sanremo

Una delle segnalazioni più importanti di cui pochi parlano è quella relativa agli Sponsor. Ecco la denuncia inascoltata che Greenpeace fa puntualmente ogni anno:

Dopo aver segnalato la presenza di grandi sponsor responsabili della crisi climatica ai Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina, Greenpeace Italia torna a denunciare l’ingombrante presenza di Eni al Festival di Sanremo come main partner. Dal 2022, infatti, il colosso italiano del petrolio e del gas domina la comunicazione del Festival, con spot che pubblicizzano presunti impegni per la sostenibilità. Non solo: tra i main partner di questa 76° edizione del Festival troviamo anche altre aziende fortemente inquinanti, come Suzuki e Costa Crociere, tutte coinvolte nell’evento diffuso “Tra palco e città” firmato da Rai Pubblicità.

«Ci troviamo di fronte a un paradosso: un evento che dovrebbe celebrare la musica italiana diventa il palcoscenico per il greenwashing di colossi industriali che inquinano il pianeta», commenta Federico Spadini della campagna Clima di Greenpeace Italia. «Sponsor come Eni sfruttano la vetrina del Festival per confondere il pubblico e trasmettere un’immagine di aziende verdi e attente all’ambiente anche se la realtà è ben diversa. E come se non bastasse, sui rapporti di queste aziende con la Rai e con il Comune di Sanremo c’è una mancanza totale di trasparenza». 

Lo scorso anno, Greenpeace Italia aveva inviato una richiesta di accesso civico generalizzato (FOIA) nei confronti di Rai e Rai Pubblicità, per ottenere informazioni sui finanziamenti elargiti al Festival di Sanremo dai principali sponsor e partner, e conoscere gli spazi ottenuti in cambio da quest’ultimi.

La richiesta era stata poi estesa al Comune di Sanremo, al Ministero dell’Economia e delle Finanze e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il Ministero dell’Economia, infatti, controlla direttamente la Rai, mentre il Ministero delle Imprese definisce le linee guida che stabiliscono gli obblighi del servizio pubblico. La deputata Rachele Scarpa del Partito Democratico aveva anche richiamato la richiesta di Greenpeace in una interrogazione parlamentare.

Tuttavia, da allora Greenpeace non ha ricevuto nessuna risposta soddisfacente.

Anche dopo una serie di richieste di riesame, Rai e Rai Pubblicità hanno sostenuto di non doverne rendere conto pubblicamente. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha tenuto inoltre a precisare che quanto non pubblicato dalla Rai è oggetto di segreto industriale e commerciale. Il Ministero del Made in Italy ha invece condiviso con Greenpeace dei documenti talmente oscurati da renderli del tutto inutili. Infine, il Comune di Sanremo ha scelto di non condividere la documentazione per «clausole di riservatezza», ma «anche e soprattutto per la motivata opposizione da parte delle controinteressate».

«L’assenza di trasparenza da parte della Rai e del Comune di Sanremo, che sono di fatto enti pubblici, rende le sponsorizzazioni di soggetti come Eni al Festival ancora più problematica, soprattutto se consideriamo il fatto che il totale della raccolta pubblicitaria del Festival di Sanremo è in continua crescita, con stime di 70 milioni di euro investiti da partner e sponsor per questa edizione.

La trasparenza sarebbe il primo passo per liberare il mondo dello spettacolo, della cultura e dello sport dal greenwashing delle aziende inquinanti», conclude Spadini.

Ma gli italiani medi e non solo loro, amano la musica e l’intrattenimento, in fondo oggi è diventato pericoloso ascoltare il TG. Non è affatto da demonizzare chi per una sera o cinque o più vuole distrarsi dalle brutture della nostra epoca; è giustissimo!

Come in tutti gli eventi però ci sono anche lati negativi. Il Festival di Sanremo è una vetrina non solo per i cantanti. Come già detto, la competizione canora si è trasformata in una piattaforma multiculturale, dove molte cose vengono costruite, altre oscurate. Si può e si deve parlare di alcune cose, mentre di altre è meglio di no.

I social sono entrati nel Festival di Sanremo da protagonisti, per settimane intere non si fa altro che parlare dei cantanti, degli ospiti, di ciò che è stato detto e di ciò che non è stato detto.

Ci consoliamo, pensando che a volte su quel palco nascono capolavori di rara bellezza. In mezzo al caos, basta solo saperli cogliere. Quello che resta è sempre l’arte vera.

Vasco cantava…

Ma le canzoni son come i fiori
Nascon da sole e son come i sogni
E a noi non resta che scriverle in fretta
Perché poi svaniscono e non si ricordano più

Fonte: Dip. Comunicazione Greenpeace Italia

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