Sanremo: Cosa pensa il popolo social del Festival della canzone italiana?

Avevamo detto tutto su Sanremo? A quanto pare no.

Cosa è Sanremo, cosa non è Sanremo? Durante gli anni, il Festival di Sanremo è diventato di tutto, un contenitore di tante cose, un recipiente multiculturale. La musica è certamente cultura, come la recitazione e l’intrattenimento intelligente. Ma Sanremo è una vetrina fatta anche di gossip, pubblicità (sponsor inquinanti), eleganza, moda, polemiche e anche tanta banalità e ipocrisia gratuite.

L’eco del festival resta per alcune settimane, poi riprenderà nel nuovo anno. Ci si aspetta tanto da Sanremo, ancora di più forse, da quando si cerca di politicizzare anche questa competizione canora. Nel contenitore sanremese tutti vogliono mettere il becco, vogliono farci entrare le ideologie, le opinioni e criticare anche la forma, gli ospiti e così via.

Attenzione, la vetrina Sanremo è per tutti, soprattutto per conduttori collaterali e giornalisti, che godono del tanto atteso momento di gloria, quando riescono a porre una domanda al conduttore o ai cantanti. Molti giornalisti (troppi), sono nella Sala stampa e nelle successive trasmissioni che parlano di Sanremo solo per pubblicizzare i loro giornali e se stessi.

La gloria di un momento

Le domande dei giornalisti non sono domande, ma un modo per mettersi in mostra. In alcuni casi, vanno in scena siparietti pietosi, di chi tenta di dire qualcosa fuori dalle righe solo per parlare di più e cercare di sollevare una pseudo-polemica.

Purtroppo la convinzione generale oggi è che “basta che se ne parli”, mentre invece la modalità “fare figuracce” non rientra più tra quei comportamenti dopo i quali bisognerebbe solo nascondersi, altro che mettersi in mostra. Purtroppo, tra i tanti cambiamenti che da anni subiamo, ci sono anche quelli che cercano di assuefarci a “tutto”.

Chi ha vinto Sanremo?

Vincere cosa vuol dire?

Quando qualcuno vince, alle persone piace ascoltare sempre la solita narrazione: Nessuno mi ha regalato nulla, non avevo soldi, mi sono fatto da solo, e tutta una serie di frasi fatte e banalità allo stato puro del tipo: se ce l’ho fatta io, possono farcela tutti. Nonostante le difficoltà, ce l’ho fatta. Ma che significa farcela? Ce l’ho fatta a fare che?

Le difficoltà più o meno le vivono tutti. Nonostante gli ostacoli, chi è vivo, chi sta parlando o scrivendo ora è sicuramente qualcuno che ce l’ha fatta. Però io andrei oltre, affermando piuttosto che un bambino Palestinese, Ucraino, Afghano, un bambino Somalo, Congolese, Nigeriano che sopravvive un giorno in più è uno che ce l’ha fatta. Ogni giorno che passa è una conquista, quando piovono gratuitamente bombe e missili dal cielo.

Perché gli artisti dovrebbero esporsi?

La libertà di parola è per tutti, e qualsiasi persona è libera di dire o non dire ciò che vuole. Per un artista, dal mio punto di vista è diverso. Chi è seguito da milioni di persone ha un dovere morale. Se vuole assecondare questo obbligo morale bene, se non vuole bene lo stesso. Non esporsi o dire semplicemente “Basta guerre” è facile, è comodo. In un’intervista ho sentito un noto artista dire che “Che ne sappiamo cosa accade davvero là?” – “Non possiamo sapere, quindi non dico niente“. Eh No, non funziona così. Il G3nocidio è stato provato, certificato e dichiarato dai massimi Enti internazionali (ONU, Corte internazionale ecc.), dopo aver ascoltato testimonianze, raccolto prove, immagini satellitari. Non c’è proprio niente da sapere. Lo st3rminio di bambini e di innocenti è un fatto. Pertanto, i “non so”, “Non sappiamo”, “Non saprei”, “Non possiamo sapere” e frasi simili non sono accettabili. Non valgono più, bisogna trovare altre scuse.

Cosa dicono i social di Sanremo?

Le polemiche su Sanremo non si placano. Capita spesso, che la canzone vincitrice non ci piace, poi i testi e la musica fanno un percorso loro e decretano “il più ascoltato”, “il testo migliore” re così via. La gara è un optional. Ecco una raccolta di post e commenti direttamente dai social, che fotografano gli umori e i pensieri del popolo Social a una settimana dalla fine del festival di Sanremo.

È perfettamente “normale” che nel Festival del vecchiume e della mediocrità vinca la canzone peggiore in assoluto, un brano che sarebbe parso dozzinale a una festa di paese del ’74. Siamo nell’Italia meloniana delle “pastarelle” e del “recupero della tradizione”, non c’è alcuno spazio per l’innovazione e la complessità, meno che mai per il merito artistico. Buon inizio ‘900 a tutti”.

Fiorella Mannoia si è presentata sul palco in duetto con Michele Bravi con sul petto una spilla con la bandiera palestinese. A volte basta poco per rompere il silenzio osceno, pavido e complice che abbiamo visto in questi giorni“.

Cazzullo non ti piace sal da vinci? E ce ne faremo una ragione. evidentemente ai matrimoni per i camorristi ci sarai andato tu. E poi puoi dire ciò che vuoi la canzone è la piu ascoltata in italia e all’estero. Napoli ha mille culure. Sal è uno di quelli…. è inutile che ti giustifichi . non ti piace? E tiritittiti

“L’Italia, un paese di musichette mentre fuori c’è la morte”

Nella pavidità generalizzata di artisti che hanno paura anche della loro ombra, a evocare Gaza (la grande assente di questo festival annacquato e spuntato, Ermal Meta a parte) ci ha pensato come sempre Fiorella Mannoia. Che di Gaza parla sempre e da sempre”.

Mentre a Sanremo la Pausini parla di pace in un modo tanto generico da risultare assolutamente ipocrita e imbarazzante, sia mai che citi lo scempio che continua in Palestina (eh non si può nella TV di regime), ieri in Cisgiordania, terra che gli israeliani continuano a rubare ed occupare abusivamente nell’indifferenza di tutti, si è consumato l’ennesimo episodio di violenza inaudita: è stato ucciso un altro ragazzino palestinese per mano di Israele.

Quindi la coraggiosissima Pausini, quella che si rifiutò di cantare Bella ciao perché “divisiva” e quella che andrebbe serenamente all’Eurovision perché la politica deve stare fuori dalla musica (e pazienza per il boicottaggio di Israele eccetera), a Sanremo ha emulato le peggiori aspiranti Miss italia, dicendoci con infinito coraggio e originalità che lei vuole la pace nel mondo….

E’ un segnale positivo che milioni di telespettatori abbiano preferito altro, rispetto al carrozzone del festival…Per quanto mi riguarda, la sera leggo un buon libro

È una canzoncina che arriva al cuore per la sua semplicità. Lui rappresenta una fetta di canzone popolare e va bene cosi. Come ho già detto è uno dei colori di Napoli. È primo negli iTunes in Europa e al dodicesimo posto nel mondo. E sinceramente ? spero che spacchi anche ad Eurovision.

In questo periodo storico mi sarei aspettato una musica capace di assumersi il peso del proprio tempo, Invece ho percepito un’elegante neutralità. Dai più giovani mi aspettavo uno scarto, un gesto di rottura, un atto di disobbedienza estetica. E invece, ancora una volta, ho avuto l’impressione che questo paese continui a dialogare soprattutto con il proprio passato. Un passato che, anziché essere memoria fertile, rischia di diventare una comfort zone permanente.

Sanremo è finito da pochi giorni, per cui abbandoniamoci pure alla realtà e al pessimismo cosmico. Possiamo dire che il Festival di Sanremo è un concentrato di banalità e ipocrisia, di un correre a mettersi in mostra, e di sponsor che non badano a spese. Le canzoni, però le salverei, almeno quelle belle, profonde, quelle coraggiose, quelle che fioriscono negli anni a venire.

Immagine creata con IA

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