“Facimme ‘e cunti”, Antimo Casertano e Daniela Ioia raccontano Giambattista Basile a Palazzo Palumbo

È andato in scena Venerdì 6 e sabato 7 marzo 2026 al palazzo Palumbo di Giugliano“Facimme ‘e cunti”, adattamento tratto da Lu Cunti de Li Cunti di Giambattista Basile scritto e diretto da Antimo Casertano, con la partecipazione di Daniela Ioia.

La scena si apre con due genitori alle prese con il figlio che non vuole dormire. All’improvviso arriva l’idea di raccontagli una favola. Inizia così uno spettacolo appassionante in cui i due si esibiscono, alternandosi e sostenendosi (stuzzicandosi) a vicenda nel racconto di una favola dietro l’altra. L’atmosfera è quella giusta per entrare nel mondo dei sogni e delle favole del Cunto de li cunti di Basile, la famosa raccolta di 50 fiabe, scritta in napoletano ma per la sua importanza di respiro internazionale.

Giovan Battista Basile

Giovanni Battista Biagio Basile, conosciuto come Giovan Battista Basile, nato nel 1566 a Giugliano in Campania è considerato l’inventore della favola moderna (trasformandola in un genere letterario). Infatti, lo scrittore italiano, fu il primo a utilizzare la fiaba come forma di espressione popolare, segnando la strada per quel capitale letterario e umano che è oggi il racconto. Basile scrive in lingua napoletana, crea storie (attingendo a fatti e episodi popolari) di streghe e principi, gatti che parlano, prodigi e incantesimi. Alle sue opere si ispireranno i fratelli Grimm, Charles Perrault e Hans Christian Andersen. Tutte le favole hanno un insegnamento. Lo cunto de li cunti è noto anche come Pentamerone è stata pubblicata postuma tra il 1634 e il 1636. Grazie a elementi barocchi, folkore, componenti magici è considerata la più antica raccolta di fiabe europea.

La riscrittura delle favole di Basile, di Antimo Casertano è quasi un ritorno alle origini (la lingua napoletana) e al tempo stesso alla modernità della commedia napoletana. Anche il regista napoletano trae ispirazione da fatti, episodi, luoghi comuni “napoletani” presenti e passati, alla magia, alle astuzie, ma per divertire e intrattenere, senza mai abbandonare la morale che ogni fiaba insegna.

I due attori (coppia anche nella vita) interpretano gatti parlanti, personaggi stupidi, attraverso le varie declinazioni della lingua napoletana e la comicità partenopea. Lo stile barocco del Seicento con l’uso delle metafore, della meraviglia e dell’inganno si mescola con un tempo che è andato avanti. La spettacolarizzazione e gli eccessi si rincorrono nel fiume di metafore, espedienti e stratagemmi attuali.

Antimo Casertano si diploma nel 2010 all’Accademia d’Arte Drammatica del Teatro Bellini di Napoli. La sua formazione passa attraverso laboratori di scrittura teatrale, stage di regia e workshop esperienziali. Tra i tanti, nel 2021 vince il Premio miglior testo al concorso “Napoli Cultural Classic 2021” per lo spettacolo “Gemito – l’arte d’o pazzo”, di cui cura anche la regia. Vince numerosi premi per la sua attività teatrale. In televisione appare in “Sirene”– fiction Rai, “Un posto al sole” – Produzione. RAI Napoli e in altri ruoli. Al cinema “Gomorra 5” di Roberto Saviano, “Il silenzio grande” di Maurizio De Giovanni.

Daniela Ioia ha una lunga carriera di attrice teatrale, prima di arrivare in tv e al cinema. I suoi inizi la vedono nella Compagnia “Il faro” di Casalnuovo di Napoli. Ha partecipato a produzioni come Gomorra e I bastardi di Pizzofalcone. Interpreta il ruolo si “Rosa Picariello” nella fiction di Rai 3, “Un posto al sole” e recentemente ha recitato in “Il commissario Ricciardi” con Lino Guanciale e “La Preside” con Luisa Ranieri. Ha frequentato la scuola di recitazione nel Teatro Totò di Napoli, viene scritturata da Mario Martone per il ruolo di Armida e parte per la tournée de “Il Sindaco del Rione Sanità”, che poi diventerà film.

Alcune fiabe famose di Giambattista Basile: La Gatta Cenerentola, Il Gatto con gli stivali, la vecchia scorticata

Cagliuso di Giambattista Basile

Un vecchio molto povero di Napoli muore, lasciando al figlio Oraziello un crivello per lavorare e al figlio Pippo, soprannominato Cagliuso, una gatta magica. Cagliuso non apprezza l’eredità, ma scopre presto che la gatta sa parlare e lo aiuterà a uscire dalla sua miseria. La gatta va a caccia e porta le prede al re da parte del “signore” suo padrone. Il re resta colpito dai continui doni e dal fatto che il padrone della gatta gli sia tanto devoto e leale, perciò chiede alla gatta quanto sia ricco questo signore. La gatta fa le lodi delle ricchezze smisurate del suo padrone e il re manda i suoi servitori a indagare. La gatta passa per i campi e i villaggi e avverte la gente che dei banditi saccheggiano la zona, ma se diranno che tutto è proprietà del signor Cagliuso non verrà fatto loro del male. Quando gli informatori del re chiedono in giro, la gente ha paura che siano banditi e rispondono che tutto è proprietà di Cagliuso. Il re allora combina le nozze tra Cagliuso e sua figlia, e con la dote della principessa Cagliuso compra delle terre in Lombardia e diventa barone.

Cagliuso non smette di ringraziare la gatta per questa immensa fortuna e le promette che quando morirà la farà imbalsamare e la metterà su un piedistallo. La gatta però vuole metterlo alla prova e un giorno finge di essere morta. Cagliuso non mostra tutta la gratitudine che prometteva e dice alla moglie di gettare la gatta dalla finestra. La gatta allora rinfaccia a Cagliuso tutto quello che ha fatto per lui e scappa via senza ascoltare le preghiere e le scuse dell’ingrato. Fonte: Wikipedia.

Cagliuso, pe’ nustria de na gatta lassatole da lo patre, diventa signore; ma, mostrannosele sgrato, lìè rennfacciata la sgratetudene soia.

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