Come “America First” di Trump sta naufragando, gli errori e le conseguenze della Guerra in Iran

Poche ore fa Trump attacca di nuovo gli alleati Nato. Da quando è iniziata la guerra all’Iran, è sceso il gelo tra Giorgia Meloni  e Donald Trump.

Se c’è un tratto caratterizzante di questa epoca è la poca verità. In Occidente, ancora abbiamo strumenti per difenderci dalla disinformazione e dalle notizie fake. In Paesi, purtroppo dove governano dittature chiuse e opprimenti non hanno questa fortuna. Per questo dovremmo affidarci di più alle parole, a quelle scritte e meno alle immagini e ai video, che oggi possono essere costruiti con la IA.

Un altro strumento che può salvarci è l’analisi attenta delle notizie e delle parole. Inoltre, la capacità di pensare criticamente.

Analizziamo le parole con cui Joseph Clay Kent, il direttore si è dimesso dal National Counterterrorism Center, l’organo del governo statunitense preposto al coordinamento di tutte le attività nazionali e internazionali riguardanti la lotta al terrorismo. Attenzione, si tratta della massima autorità USA su questa materia.

Nelle parole di Kent c’è tutta la verità

“Dopo un’attenta riflessione, ho deciso di rassegnare le dimissioni dalla carica di Direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo con effetto immediato. Non posso in coscienza appoggiare la guerra in corso in Iran. L’Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana”.

Cosa ci dicono queste parole? Semplicemente che tutte le guerre in Medio Oriente sono opera di Israele. In Italia, c’è ancora chi storce il naso quando si osa parlare di Genoc1dio. Che esistono lobby sioniste, organizzazioni potenti che hanno a disposizione fiumi di denaro, con cui finanziano le campagne elettorali di congressisti USA, sia democratici sia repubblicani.

La politica fallimentare di Trump

Il Presidente americano non è dotato di un’intelligenza suprema. Ha iniziato imponendo dazi a tutti, qualcuno ha risposto, come la Cina. La risposta è stata esemplare. Infatti Pechino ha adottato misure ritorsive mirate, innalzando le tariffe su beni statunitensi fino all’84% nell’aprile 2025. Ha colpito settori chiave, come carbone, gas, industria pesante. Infine ha limitato l’esportazione di metalli critici e favorito la cooperazione con altri partner commerciali per ridurre la dipendenza dagli USA. Se questo significa vincere. Un vero leader dovrebbe avere una strategia, e soprattutto sapere che non si combattono guerre solo con le armi, ma soprattutto con tattica, attraverso l’economia, il web, l’approvazione dell’opinione pubblica e così via. Trump sembra non saperlo e mostra i muscoli.

Non parliamo del “Board of Peace”, ma cosa dire della reazione dell’Iran, che pur essendo una dittatura mostra più strategia, bloccando il commercio e soprattutto il flusso di Petrolio verso i Paesi nemici.

La difficoltà di Trum è evidente. Chiama gli alleati e ne parla con rancore, perché non hanno intenzione di seguirlo in una guerra sbagliata, che ha iniziato lui con Israele. Esorta gli equipaggi delle petroliere a “mostrare un po’ di coraggio” navigando in zone di pericolo. Si rivolge alla NATO (la stessa che lui non riconosce più). Però dai Paesi NATO pretende scorta navale, li accusa di codardia. Stiamo assistendo all’impotenza di uno che di crede potente.

Intanto, i prezzi del Petrolio e della benzina alla pompa salgono anche in America. I deliri di onnipotenza non portano da nessuna parte, ce lo insegna la storia. Trump crede che la sua volontà venga prima di tutto. D’altra parte è supportata dalla legge del più forte, dalle minacce. Invece, il povero Presidente sta sperimentando l’umiliazione.

Ha definito la parola Dazio, la più bella del dizionario. I dazi fanno un giro e poi ritornano sulle spalle dei consumatori americani. Lezione breve ed elementare di Economia. Lui si vergogna dei Giudici che bollano incostituzionali molte sue decisioni. Ad esempio, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che la base giuridica addotta dal presidente per imporre dazi doganali come questione di “emergenza economica” è incostituzionale.

Cosa indica il NO della NATO a Trump?

Il rifiuto dei leader della NATO di mettere le proprie navi a disposizione di Trump è stato un atto non previsto dall’inquilino della Casa Bianca. Oggi, l’opinione pubblica è accesa sul tema Guerra, in tutte le sue forme e declinazioni. La freddezza dei Leader europei, per prima Sanchez è una strada che si sta aprendo. Questa strada si chiama NO a chi crede che con la forza e le minacce si possa ottenere tutto.

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