Le nuove mascherine in tessuto al carbonio

All’inizio della Pandemia siamo dovuti ricorrere spesso al fai-da-te, soprattutto quando mancavano le mascherine, fondamentali per proteggerci dal Covid-19. In questi mesi abbiamo imparato le differenze fra i dispositivi di sicurezza e alcuni cittadini hanno iniziato a fare perfino test fai-da-te sulle mascherine, soffiando su una fiamma, per provare che il fiato non filtra dal tessuto di cui è fatta la mascherina. Sono nate mascherine di tutti i tipi: in tessuto, in TNT, e infine anche in tessuto al carbonio.In questo momento, sembra che molte aziende italiane abbiano iniziato a produrre mascherine, che abbiano una buona efficacia, per  far fronte alla grande necessità e anche per dare un maggior impulso all’economia.

Le mascherine lavabili e riutilizzabili sono state prodotte usando la tecnologia “Carbon Energized Fiber”, sono formate da filati di carbonio e fibre tessili, in un sistema in grado di gestire il flusso di vapore della traspirazione in modo da lasciare la pelle asciutta.Queste mascherine permettono un respiro regolare e sono nate in Veneto, dall’Azienda Under Shield, che produce abbigliamento e accessori per gli atleti.

Le mascherine sono adatte per fare sport. Per la tecnologia con la quale sono realizzate, le mascherine in tessuto al carbonio saranno utilizzate anche dalle compagnie aeree.

Ora forniamo farmacie e negozi sanitari, che apprezzano le nostre performance tecniche. Ci ha scelto anche Ryanair per la protezione del personale della compagnia – racconta Pandin a Il Mattino di Padova. Le mascherine di Under Shield non sono Dpi, ma “le attuali ffp2 e ffp3 sono basate su progetti di almeno 25 anni fa. Noi abbiamo messo insieme tre strati che hanno la caratteristica di bloccare il Covid sia in entrata che in uscita”.

La produzione avviene a Fontaniva, una piccola cittadina della provincia di Padova, e si stima che presto che quantitativi massicci di mascherine partiranno per tutto il mondo. Le mascherine sono realizzate per adulti e per bambini.

A questo proposito, l’azienda ha effettuato un test che è quello della “penetrazione di virus utilizzando il batteriofago Phi-X174 che risulta simile, per dimensioni e forma, al virus dell’epatite C, il cui involucro lipidico ha un diametro di circa 55-65 nm. Le particelle virali del Covid-19 hanno invece un diametro di 60-140 nm. I risultati ottenuti sono particolarmente significativi perché dimostrano che il materiale che utilizziamo rappresenta un’efficace barriera contro le particelle virali”.

Covid-19: si studiano i danni permanenti agli altri organi

La prassi degli ospedali vuole che dopo una malattia grave, vi siano periodici controlli e un monitoraggio di eventuali danni riportati nei pazienti. Anche per malati del Covid-19 la procedura è la stessa. Molti ospedali stanno, infatti, richiamando gli ex ricoverati e guariti di Coronavirus per accertamenti e controlli. In realtà il Covid-19 entra attraverso le vie respiratorie, ma poiché si tratta di un’infiammazione, quest’ultima si propaga anche ad altri organi. Secondo il monitoraggio che sta iniziando in queste settimane, sembra che gli altri organi coinvolti siano pancreas, cuore, fegato, reni, cervello oltre ai polmoni. 

Covid-19 e danni permanenti

Il virus dopo aver causato nei casi gravi, la polmonite intersistiale, altera le condizioni fisiologiche e l’insufficienza respiratoria, che ne deriva può compromettere gli altri organi. Già dalle prime verifiche effettuate in alcuni ospedali del Bergamasco, le radiografie al torace degli ex malati Covid riportano segni evidenti della malattia.

Uno studio pubblicato nel 2011 sulla rivista Circulation ha dimostrato che le infezioni respiratorie, a partire dall’influenza, aumentano il rischio di insorgenza di infarti e ictus, non è un caso se fra i farmaci in sperimentazione vi è anche l’eparina.  Il Covid-19, secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori americani, determina un aumento rapido della risposta infiammatoria, che può coinvolgere anche i vasi sanguigni e il cuore. Ne consegue l’alto rischio di miocarditi e vasculiti, e aritmie cardiache, che possono rivelarsi fatali. L’infiammazione porterebbe, per tutta una serie di concause alla coagulazione del sangue, con il rischio di trombi e embolie polmonari. 

In questo contesto di studi i risultati delle autopsie condotte su deceduti per Covid-19 sono determinanti. Finora è emerso che un terzo dei pazienti è deceduto a causa di un’insufficienza renale acuta.

Covid-19 e danni al cervello

Gli ultimi studi hanno  riscontrato altre condizioni neurologiche, scatenate dall’infezione Sars-CoV-2: dalla sindrome di Guillain Barrè alla nevralgia del trigemino, fino all’encefalopatia emorragica necrotizzante. I ricercatori sono partiti dall’iniziale perdita dell’olfatto, fino a riscontrare confusione, deficit di memoria e deliri di vario genere.

E’ di fondamentale importanza cercare di contenere al massimo il contagio, continuando a rispettare le distanze sociali e le norme dettate dai decreti del Governo. Inoltre i farmaci in sperimentazione, come anche la cura del Plasma sono cure efficaci, se somministrati all’insorgere dei primi sintomi. Infatti, alla maggior parte dei deceduti per Covid-19, la malattia è stata diagnosticata in ritardo, quando già i polmoni erano compromessi.

Il Covid-19 forse ha rallentato l’Overshoot day italiano

Siamo uno dei popoli più indisciplinati per rispetto dell’Ambiente e sfruttamento delle risorse. Oggi, 14 maggio 2020 sarebbe il giorno del Sovrasfruttamento delle risorse, se tutti gli abitanti della terra avessero i consumi e lo stile di vita della popolazione italiana. L’Overshoot Day indica il momento di esaurimento delle risorse naturali che la Terra riesce a rigenerare in un anno, e ovviamente in questo siamo in debito.

Giorno del debito ecologico

Come dice Wikipedia: Earth Overshoot Day, in passato anche Ecological Debt Day, indica a livello illustrativo il giorno nel quale l’umanità consuma interamente le risorse prodotte dal pianeta nell’intero anno.

L’Overshoot italiano arriva più o meno nello stesso giorno, solo che da qualche anno si anticipa, a causa dell’enorme sfruttamento che facciamo delle risorse del nostro pianeta. Il giorno del Sovrasfruttamento terrestre di un singolo Paese, si calcola in base all’impronta ecologica dei suoi abitanti e la biocapacità globale, cioè la capacità del Pianeta di rigenerare risorse naturali per ogni suo abitante. L”organizzazione internazionale no-profit – Global Footprint Network, che sviluppa strumenti per promuovere la sostenibilità ambientale, spiega che l’impronta ecologica “include le aree biologicamente produttive necessarie a produrre cibo, fibre e legname che la popolazione di quel paese consuma, ad assorbire i materiali di scarto (come le emissioni di CO2) prodotti per generare l’energia che un Paese utilizza e a sostentare le infrastrutture che il paese realizza“.

Il deficit ecologico nasce quando l’impronta ecologica supera la biocapacità dell’area disponibile per quella popolazione. Al momento si stanno studiando ancora i dati di un eventuale effetto del Covid-19 sul deficit ecologico. Potrebbe essere  che stando in casa e inquinando di meno si siano modificati i dati dello sfruttamento delle risorse, ma è solo un’ipotesi.

Secondo alcune ricerche l’impronta ecologica italiana aumenta maggiormente a causa della produzione di cibo e per i trasporti. Non sappiamo ancora se è il caso di considerare l’Overshoot day come un anniversario; certo se il Covid-19 avesse invertito la tendenza, allora ci sarebbe da festeggiare (poco probabile). Appena le restrizioni imposte dal Governo sono state allentate è ripreso anche l’inquinamento, ma è presto per dire anche questo, vogliamo avere fiducia, anche se è difficile sperarlo.

Si stima che se tutti vivessero con i ritmi degli italiani, occorrerebbero 2,72 Terre per soddisfare le esigenze della popolazione terrestre. Purtroppo anche il Covid-19 ci ha insegnato a rispettare la natura e a scegliere di consumare consapevolmente (o almeno ha cercato di farlo).

 

Albania e Covid-19: Come vanno i contagi?

L’Albania è uno dei primi paesi corsi in soccorso in Italia; infatti, un team di sanitari di Tirana si unirono al personale degli ospedali più in difficoltà. Dall’11 maggio anche in Albania sono state allentate le misure per il contenimento del virus. Tutto il Paese sarà considerata zona verde, ad eccezione di Tirana, Durazzo, Scutari, Kurbin, Kruja e Fier. “Se la curva resterà stabile, questo sarà l’ultimo fine settimana con un coprifuoco per ragazze e ragazzi oltre i 14 anni” ha promesso Rama. Dal 18 di maggio, apriranno anche bar e ristoranti.

Vacanze in Albania

Non tutti sanno che ogni anno, milioni di persone scelgono di fare le proprie vacanze in Albania. Non si direbbe ma l’Albania, sebbene sia un piccolo stato, infatti non è più grande di Lombardia e Valle d’Aosta messi insieme ha la particolarità di avere al suo interno una diversità di paesaggi tutti differenti. Di conseguenza in questo paese sarà possibile trovare montagna, mare, arte e tanta cultura e storia. Chi decide di passare le sue vacanze in Albania fa un’ottima scelta.

Perché fare le vacanze in Albania

Le spiagge dell’Albania sono a dir poco incantevoli, non mancano luoghi in cui la natura è quasi incontaminata dal cemento e dagli interventi edili avvenuti in altri paesi. Le spiagge dell’Albania sono paradisiache, qui è possibile perdersi in acque cristalline e spiagge grandissime. Molte persone del posto frequentano queste spiagge bellissime, ed è possibile seguendo gli abitanti di questo paese per scoprire luoghi incantevoli e incontaminati, dove la natura sembra quasi selvaggia.

Vacanze in Albania: Tirana

Nella capitale dell’Albania c’è davvero di tutto: monumenti, la Torre dell’Orologio, palazzi storici; la città di Tirana oltre la piazza principale, Piazza Skanderberg ha una vita che scorre nei numerosi quartieri, nei mercati e in tutte quelle zone della città frequentate da albanesi e turisti. Oltre all’arte e alla cultura, ai ritrovi di vita sociale a Tirana vi sono diversi luoghi dove potersi divertire. A Tirana vi sono anche della gallerie commerciali ultramoderne, dove i visitatori potranno fare tappa e acquistare di tutto.  Altri luoghi da visitare sono Il grande parco del Lago, la Cattedrale della Resurrezione di Cristo, Piazza Nene Tereza, il ponte Ura e Tabakeve. La laguna di Narta si trova nei pressi di Valona; si tratta di un villaggio di pescatori con costruzioni basse. 

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fonte immagine Albanianews

Crescono in Italia le richieste di trattamenti gnatologici causati da stress

Sono sempre di più i pazienti che richiedono trattamenti gnatologici a seguito di periodi di stress. E’ questa l’evidenza che è risultata da una recente ricerca condotta dal portale EccellenzaMedica.it (piattaforma per le prenotazioni di prestazioni mediche di eccellenza), e che ha riguardato il confronto del numero di accessi da parte di nuovi pazienti a trattamenti gnatologici avuti da Settembre a Dicembre 2019 e confrontati con quelli avuti negli stessi mesi del 2018.

In particolare, le prestazioni che hanno avuto un maggior incremento rilevate dal sito specializzato Gnatologo.net  – sito internet che fa parte del portale Eccellenza Medica – sono state le visite gnatologiche per la richiesta di bite notturni antidigrignamento (trattamento fra i più noti ed utilizzate per risolvere i problemi di serramento notturno) e le visite posturologiche necessarie per risolvere i problemi dovuti da posture non corrette. L’incremento registrato di queste 2 prestazioni nel periodo di riferimento è stato infatti del 27%.

Che cos’è la Gnatologia e perché è spesso menzionata per problematiche derivanti dallo stress?

La Gnatologia è la branca medica che si occupa dello studio e della cura di tutte le patologie a carico degli organi responsabili della masticazione e delle relative funzioni, ovvero fonazione, deglutizione e postura. In particolare si occupa della cura delle articolazioni temporo-mandibolari, mandibola, mascella, lingua e denti. Riguarda quindi diverse problematiche, tra cui difficoltà di apertura e chiusura della bocca ma anche dolori al viso ed al collo, mal di testa da occlusione e quindi non diversamente spiegabili, e così via.

Problematiche quest’ultime che, a detta degli esperti, spesso sono collegate ad eventi di forte stress o periodi particolarmente impegnativi a casa o a lavoro.

Abbiamo chiesto il parere di Raffaele Bisegna, CEO di EccellenzaMedica.it, per avere da lui qualche commento su questo interessante fenomeno

Dott. Bisegna, possiamo dire che questa specializzazione è una fra quelle emergenti nello scenario della medicina moderna?

E’ difficile stabilire con esattezza i trend di cura che si stanno affacciando all’orizzonte. Sicuramente ci sono enti e strutture sanitarie che potrebbero fornire dati ed informazioni migliori e più accurate. Quello che però è assolutamente evidente è che sussiste certamente un aumento marcato di accesso a prestazioni di tipo gnatologiche, con crescita a doppia cifra in poco meno di un semestre. Come già citato precedentemente, molti esperti tendono ad attribuire questa tendenza ad un aumento generale del livello di stress e di carico di lavoro tra la popolazione. Personalmente ritengo che questa teoria sia del tutto condivisibile.

Perché EccellenzaMedica.it già dal 2013 offriva la possibilità di prenotare queste tipologia di prestazione? E’ stata una scelta mirata?  

Il mio lavoro consiste principalmente nell’anticipare e prevedere le tendenze del futuro. Lo faccio in Eccellenza Medica da alcuni anni e lo facevo prima nelle mie precedenti esperienze professionali. Lo si fa con il supporto di analisi statistiche certo, ma è l’elemento umano che dovrebbe aiutare chiunque faccia il mio lavoro a prendere la decisione giusta al momento giusto. Questo ne è stato un ottimo esempio per fortuna. Non è sempre così ovviamente, ma anche quando si fanno errori è importante saperli comprendere ed interpretarli per tempo.

Quanti centri di gnatologia sono presenti su vostro portale?

Attualmente copriamo la gran parte delle province italiane. Abbiamo rapporti diretti con ogni singolo centro e spesso ci confrontiamo per stimolare le varie strutture nel cercare nuovi e migliori protocolli o tecnologie cura. D’altronde la nostra vision è quella di accreditare solo ed esclusivamente centri e specialisti effettivamente qualificati e di eccellenza. Il fine è mettere a disposizione dei pazienti i migliori trattamenti medici. Questo rigore permette frequentemente di selezionare professionisti luminari che spesso rappresentano il punto di riferimento apicale nazionale e talvolta internazionale per la propria specializzazione di appartenenza. E’ un modello ideale di customer centricity, perché ci focalizziamo sulle esigenze del paziente fornendo loro trattamenti medici di qualità apicale e mettendo in secondo piano tutte le altre necessità.

 

 

 

OMS: “40 anni fa abbiamo sconfitto il vaiolo, ora insieme possiamo battere anche il coronavirus”

L’8 maggio di 40 anni fa veniva annunciata la vittoria dell’uomo sul vaiolo, la “prima e unica malattia eradicata su scala globale, attraverso la collaborazione di paesi in tutto il mondo”. Da questa eradicazione, “ci sono molte lezioni da imparare che possono aiutare a combattere Covid-19 e prepararsi per future pandemie”, fra queste, “l’importanza della cooperazione sanitaria internazionale”.

A sottolinearlo, sul suo sito, è l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che in occasione dell’8 maggio presenta un francobollo commemorativo, realizzato insieme all’Amministrazione postale delle Nazioni Unite (Unpa). Fino a quando non venne sconfitto, il vaiolo aveva tormentato l’umanità per almeno 3.000 anni, uccidendo 300 milioni di persone nel solo ventesimo secolo, ovvero 4 milioni di persone ogni anno. Risale al 1967, il lancio del programma decennale di eradicazione dell’OMS, intensificato soprattutto nei paesi endemici.

Gli sforzi per combattere il vaiolo hanno incluso la sorveglianza, la ricerca di casi, la ricerca dei contatti, la vaccinazione ad anello e campagne di comunicazione per informare meglio le popolazioni colpite. Numerosi paesi, come la Guinea, l’India, la Nigeria, le Filippine emisero, all’epoca, francobolli per sensibilizzare sulla battaglia.

L’ultima infezione si verificò in Somalia, il 26 ottobre 1977. Non avendo trovato casi negli anni successivi, il 9 dicembre 1979, i membri della Commissione globale per la certificazione dell’eradicazione del vaiolo poterono dichiarare la malattia “sradicata dal mondo”. Una vittoria ufficialmente confermata alla 33/ma Assemblea mondiale della sanità, l’8 maggio 1980.

Dal momento che il vaiolo è causato da un virus, il trattamento con antibiotici non è efficace e l’unico modo per sconfiggerlo è rappresentato dalla vaccinazione, che, in Italia, è stata sospesa nel 1977 e definitivamente abrogata nel 1981. In anni recenti solo scienziati, medici e professionisti che lavoravano a contatto con virus simili a quelli del vaiolo in ambienti di ricerca hanno ricevuto il vaccino.

Il costo totale del programma di eradicazione fu di 300 milioni di dollari, ma il risparmio per l’economia globale pari a un miliardo di dollari l’anno. Commemorare questo importante anniversario, ricorda l’OMS, “è un promemoria della capacità della cooperazione sanitaria internazionale di realizzare risultati significativi e duraturi. Insieme, possiamo battere il Covid”. Il francobollo, presentato in piena emergenza coronavirus, prosegue l’OMS, “serve a onorare milioni di persone che hanno lavorato insieme per eradicare il vaiolo, dai leader mondiali e dalle organizzazioni internazionali, ai medici rurali e agli operatori sanitari negli ospedali”.

Fonte: Comunicato pubblicato su sito Ministero della Salute (In collaborazione con ANSA)

L’isola dove il Covid-19 non c’è

L’isola che non c’è è l’isola del Giglio.

L’isola del Giglio, famosa per le vicende avvenute nel 2012, quando la Costa Concordia, una nave da crociera impattò sugli scogli, provocando morti e feriti, oggi ha un altro primato: resiste al Coronavirus. L’isola si trova in provincia di Grosseto e prende il nome dall’Arcipelago toscano.

Covid-19 sull’isola del Giglio

Nel periodo fra il 29 aprile al 3 maggio, 723 persone presenti sull’isola (634 residenti e 89 non) sono state sottoposte a tampone per SARS-CoV-2 e solo una è risultata positiva, e anche asintomatica. La persona era rientrata dopo essersi recata fuori dall’isola. Questo caso ha spinto l’Università di Milano ad approfondire i motivi, per i quali la popolazione dell’isola risulta resistere al Covid-19.

Paola Cornelia Maria Muti, coordinatrice dello studio in un’intervista rilasciata all’Ansa afferma:

“Abbiamo compreso che l’assenza di casi conclamati successiva all’introduzione del virus nel contesto isolano, non sia verosimilmente attribuibile a un fenomeno di siero-protezione, ma ad altri fattori come il ridotto tasso di inquinamento atmosferico, le peculiari condizioni geoclimatiche e micro-ambientali, che potrebbero ridurre la carica virale del Sars-CoV-2”.

Lo studio sarà approfondito con l’ausilio dell’Università di Trento, per indagare sulle risposte immunitarie e su altri fattori, che potrebbero essere determinanti nel contagio. Bisogna sottolineare, che già studi precedenti hanno dimostrato come il Coronavirus possa diffondersi maggiormente in zone dove l’inquinamento supera i limiti consentiti dalla legge. Lo studio ha  ottenuto l’approvazione dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, in qualità di comitato etico unico nazionale per la valutazione delle sperimentazioni cliniche per l’epidemia COVID-19, e avrà la collaborazione delle autorità dell’Isola e del Medico di Medicina Generale.

Dall’inizio della Pandemia sono stati studiati anche altri casi come quello di Vo’ Euganeo.

…è ora partita la campagna di raccolta dati che una volta completata e riportati e analizzati i test di laboratorio, potrà dare un ulteriore contributo, su un modello di isolato geografico, alla comprensione dei meccanismi di funzionamento di questa malattia fino a pochi mesi fa sconosciuta – si legge sul sito dell’Università di Trento, ache affiancherà quella di Milano– I risultati di questa ricerca possono infatti portare a una interpretazione biologica del fenomeno dei soggetti “asintomatici” e ad una stima della prevalenza di anticorpi anti-SARS-CoV-2 o di siero-conversione protettiva in una popolazione coinvolta solo marginalmente dalla pandemia”.

Lo studio dei dati è fondamentale nelle ricostruzione dei passaggi di questo virus sconosciuto, perché consente di effettuare statistiche, analizzare dati concreti, ponendo le basi per cure e prevenzione.

 

 

 

Colonnine Smart e tutte le misure per garantire un ritorno al lavoro in sicurezza: fase 2

Da un’idea di Viola Innovation Lab arriva l’”assistente tecnologica”, dotata di termocamera ad infrarossi e dispenser no touch igienizzante, studiata per assicurare un ambiente di lavoro privo di rischi

Già da molto tempo l’OMS sta dando indicazioni per stilare piani di sicurezza nei luoghi di lavoro; si tratta di un passaggio fondamentale per riprendere in piena sicurezza le attività produttive nel paese. In alcuni articoli, lifestyleslow ha trattato i temi riguardanti  le raccomandazioni e le indicazioni dell’Oms che vanno in questa  in questa direzione.  

E’ del 27 febbraio 2020 la direttiva OMS su come preparare il posto di lavoro Covid-19

C’è da dire che numerosi laboratori e aziende si sono attivate per la ricerca di soluzioni, che potessero garantire prima di ogni cosa la sicurezza ai lavoratori. Il 4 maggio scorso la maggior parte delle aziende hanno riaperto i battenti e il Ministero della Salute ha diffuso le regole da seguire sui mezzi pubblici. 

La tanto attesa fase 2 sta arrivando. E con essa il graduale ritorno alla normalità lavorativa per moltissime persone, animate da un mix emotivo di sollievo e preoccupazione. Ma le aziende sono davvero pronte a gestire il flusso di dipendenti che da lunedì entreranno in Azienda? A porsi la stessa domanda un team di tecnici ed ingegneri, tra Varese e Milano, che in queste settimane hanno ideato una soluzione altamente innovativa e semplice al tempo stesso. Ne è nata Isotta, la colonnina smart che consente di effettuare uno screening della temperatura corporea e garantire così accessi in sicurezza, limitando notevolmente le probabilità di contagio.

Si tratta di un dispositivo altamente tecnologico, una colonna in acciaio che sorregge la termocamera per la misurazione, a distanza ed in maniera estremamente precisa, della temperatura corporea.  A rendere il prodotto davvero unico e completo, vi è una vasta componentistica elettronica che parte dall’erogatore automatico ad infrarossi del gel igienizzante idroalcolico, fino ad arrivare all’integrazione con il mondo del Digital Advertising che – nella versione Pro – permette la diffusione di campagne istituzionali, grazie ad un software di sincronizzazione dei contenuti e ad un ampio display. Un vero assistente tecnologico in grado di affiancare esercizi commerciali, uffici, fabbriche e tutto il nostro ecosistema in questo momento di profonda trasformazione, dove nuovi paradigmi prendono piede e sicurezza e salute diventano valori imprescindibili. Il tutto nel pieno rispetto della privacy, grazie ad un innovativo software in linea con i requisiti del GDPR.

Sicurezza che è al centro degli interventi statali, anche grazie al credito d’imposta al 50% sull’acquisto di soluzioni per la protezione e la sicurezza nei luoghi pubblici e lavorativi, soluzioni tra le quali è inclusa Isotta.

“La nascita di Isotta è stato un momento davvero emozionante. Abbiamo lavorato di squadra, spingendo al limite le potenzialità tecniche delle nostre linee produttive. Dopo tanto lavoro e notti sui modellatori 3D è una grandissima soddisfazione vedere i primi prodotti pronti per la spedizione” – racconta il varesino Daniele Lucchini, l’ingegnere responsabile delle linee automatiche e “direttore d’orchestra” della produzione di Isotta, all’interno dell’Innovation Lab di Viola srl, azienda familiare dell’Hinterland milanese, a pochi passi da un Innovation District in rapido sviluppo sulle ceneri di Area Expo.

Nei capannoni della fabbrica il silenzio cupo delle linee produttive, ferme in queste settimane di quarantena, lascia il passo ad un rassicurante rumore, fatto di robot che tornano a muoversi e punzonatrici che martellano il metallo. Non solo macchine, ma anche l’operato di un team multidisciplinare. In 16 si sono attivati ed hanno risposto alla chiamata del CEO Marco Lucchini: “Come azienda e famiglia abbiamo pensato in primis a tutte le migliaia di persone che quotidianamente si sono messe a rischio per il bene di tutti noi. Isotta è la nostra risposta a questo problema, preservare il personale dal rischio di contagio e dare una soluzione concreta a tutti noi, piccoli o grandi imprenditori, per mantenere un servizio impeccabile.”

Tecnologia produttiva e tecnologia digitale sono, in conclusione, gli ingredienti che rendono Isotta l’alleata che scende sul campo di battaglia per il contenimento del Covid-19.  La risposta al bisogno di un mercato che si affaccia su una FASE 2 incerta, nella quale senso civico e tecnologia scenderanno nuovamente in campo in difesa di tutti noi: famiglie, lavoratori, medici e professionisti.

fonte: Chiara Dal Canton violaweb

Tre motivi per bere acqua in vetro

Non solo multinazionali e governi sono i responsabili dei cambiamenti climatici e del disastro ambientale che il nostro pianeta sta vivendo. Infatti, gli abitanti della terra contribuiscono e non poco a questo stato di cose, con il loro comportamento se si considera il numero di abitanti che sfiora i 9 miliardi. La prima vera emergenza è la plastica, e nonostante alcune aziende abbiano iniziato a produrre materiale biodegradabile (sacchetti e bottiglie) il problema persiste. Purtroppo la plastica che non viene riciclata finisce inevitabilmente nell’ambiente e nel mare, e questo stato di cose fa sì che gli oceani siano profondamente malati, con tutte le conseguenze che ne derivano. In Europa si producono ogni anno 25 milioni di tonnellate di rifiuti derivanti da plastica, un’enormità.

Primo motivo: l’ambiente e i cambiamenti climatici

In Italia si consumano 11 miliardi di bottiglie di plastica, eppure c’è un semplice gesto che tutti potrebbero fare, facile come bere un bicchiere d’acqua: installare un depuratore sul proprio rubinetto di casa o acquistare acqua in vetro, decisamente più economica e meno inquinante. Le bottiglie di vetro possono essere riutilizzate fino a trenta volte. I paesi del Nord Europa utilizzano il 70% di vuoto a rendere, decisamente sempre più avanti di noi. Inoltre, bisogna anche tener presente che per produrre un chilo di PET si consumano due litri di petrolio, di conseguenza 370 mila tonnellate di plastica all’anno e 5,90 milioni di barili di petrolio all’anno, altro danno per l’ambiente e la tasca.  Se smettessimo di acquistare acqua in plastica, potremmo essere i protagonisti di un significatovi cambiamento? Sulla stessa linea possiamo evitare piatti e bicchieri di plastica, confezioni di detersivo, che potremmo acquistare alla spina, riutilizzando più volte lo stesso contenitore. Altra plastica in meno nel mare, meno petrolio, meno inquinamento. 

Secondo motivo: la Salute

L’acqua nelle confezioni di plastica fa malissimo alla salute, infatti, la plastica cede all’acqua sostanze altamente pericolose per la salute delle persone. Alcune ricerche hanno isolato circa 29 sostanze chimiche all’interno dell’acqua contenuta nelle bottiglie di plastica. Ciò accade perché le bottiglie di plastica viaggiano nei camion per ore, e durante il tragitto a causa delle temperature rilasciano sostanze nocive; inoltre molti grossisti e dettaglianti spessi ammassano le confezioni in capannoni, con temperature elevate o peggio ancora all’aperto sotto al sole. 

Cosa sono le microplastiche? si tratta di  frammenti  derivanti dalle plastiche primarie. Queste  sono particelle di piccole dimensioni, comprese tra 330 micrometri a 5 millimetri.L’ONU nel 2017 ha dichiarato la presenza 51 mila miliardi di particelle di plastica nel mare, che viene ingerita dai pesci, attivando una catena alimentare che arriva sulla nostra tavola con il cibo. Inoltre le microplastiche sono leggerissime e possono essere trasportate  dal vento, depositandosi anche sui cibi. 

Terzo motivo: meno inquinamento e risparmio per il consumatore

Le bottiglie in vetro subiscono passaggi inferiori, rispetto a quelle di plastica, che fanno diversi giri con più autotrasportatori, per poi essere portate ai centri di raccolta. Le bottiglie in vetro fanno meno chilometri, che si traduce in meno emissioni e meno costi finali, di cui beneficia il consumatore finale. Il vuoto a rendere rappresenta però in Italia solo il 10%, perché i produttori non investono in macchine per la sterilizzazione delle bottiglie e preferiscono pagare di più le bottiglie di plastica.

Nel 2017 il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero dello Sviluppo economico e aveva avviato una sperimentazione e incentivare il vuoto a rendere con un regolamento pubblicato sulla Gazzetta Ufficialeun regolamento pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale   che però ha avuto poco successo. Il problema di fondo è la poca consapevolezza di Negozianti, produttori e consumatori, che non credono che insieme possono contribuire al cambiamento e a salvare il pianeta. 

Da un interessante articolo su l fatto alimentare del 2017

Quali acque sono vuoto a rendere?

  • Prata (la mia) ;
  • Boario
  • San Pellegrino;
  • Lauretania;
  • San Benedetto;
  • San Bernardo;
  • Norda;
  • Levissima;
  • Panna
  • Surgiva
  • Stella Alpina
  • Fiuggi

 

 

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