Abitazioni più sostenibili, nuove abitudini e nuovo stile

La vita è cambiamento, e dopo il lockdown dovrebbero pensare tutti a cambiare. Modificare innanzitutto lo stile di vita, che non significa lavarsi le mani, mettere la mascherina e uscire poco.

Il primo cambiamento si è verificato all’interno delle abitazioni, le quali sono diventate studio e ufficio, uno spazio dove fare attività fisica o dove trovare momenti di relax. Molti approfitteranno dell’Ecobonus 110%, che offre agevolazioni fiscali per ristrutturare e ripensare agli edifici, in chiave ecologica, mettendo in campo il risparmio energetico e uno stile ecosostenibile. L’efficienza energetica si attua attraverso diverse azioni, e non è diretta solo alle abitazioni, ma ha ricadute sull’ambiente, aiuta, in poche parole a rispettarlo. Parliamo di materiali green, di ecologia, di bassi consumi, poche emissioni. I materiali per la bioedilizia rispettano i limiti derivante dall’utilizzo di risorse non rinnovabili come il carbone e minerali metallici, inoltre sono atossici, per cui avere in casa materiali green è un ottimo investimento anche in termini di salute.

Gli step da seguire per realizzare abitazioni ecosostenibili sono semplici:

1 – Reinterpretare il Vintage
Si tratta di rendere l’economia circolare; succede tutte quelle volte in cui decidiamo di riutilizzare o acquistare il vintage, di recuperare, non incentivando nuove produzioni. All’interno delle abitazioni, già ci sono vecchi lumi e mobiletti, divani d’epoca o quasi, si tratta semplicemente di renderli circolari, di non buttare via, e di non alimentare il ciclo dei rifiuti.

2- Materiali sostenibili e green: bioedilizia
Materiali naturali, è questo l’imperativo! Legno, dunque e certificato FSC – Forest Stewardship Council, proveniente da foreste, in cui non si sovrasfruttano le risorse. Alternative al legno ecologico ci sono e una è ad esempio il bambù. I materiali in bambù sono riciclabili e compostabili, inoltre rappresenta una risorsa naturale che cresce velocemente, per cui vi è grande disponibilità. Non solo arredamento, ma tanti sono gli oggetti che sono realizzati in bambù: ciotole, insalatiere, spazzolini e tanti altri.

3 – Fibre innovative e alternative
Una tendenza a cui dare seguito sono i tessuti sostenibili, da preferire per evitare che diventino rifiuti altamente dannosi per l’ambiente. Le alternative sono la cellulosa bio, le fibre colorate con tinture naturali, i tessuti realizzati da scarti alimentari e tutti quelle fibre che non sono frutto di procedimenti industriali, che utilizzano sostanze chimiche, che alimentano l’inquinamento all’interno e all’esterno delle case.

4 – Piante all’interno degli ambienti

Le piante purificano l’ambiente, perché rilasciano ossigeno, inoltre rappresentano ottime soluzioni ornamentali. Fiori e piante mettono allegria agli animi più sensibili. L’aloe e i bonsai sono le piante che emettono più ossigeno, altre piante addiritture hanno la capacità di catturare agenti inquinanti nell’atmosfera. Nei giorni della quarantena, molti si sono dedicati ai giardini, creandoli a volte anche su terrazzi e balconi, una sana abitudine che ha unito il fai da te, da sempre ottimo rimedio contro lo stress e l’amore per le cose sane e salutari.

5 – Consumi e sprechi d’acqua

Per concludere una casa green ed ecosostenibile, bisogna avere un occhio particolare per gli sprechi di energia ma anche d’acqua. Si possono installare sistemi ad hoc, con regolazione dei flussi d’acqua, come ad esempio del soffione doccia, e flussi di scarico regolabili. Con piccole modifiche è possibile avere differenze di consumo d’acqua dai 2 ai 4 litri, ogni volta. Le alternative agli sprechi d’acqua sono limitatori di flusso, frangigetto, limitatori di pressione e rubinetti elettronici. 

Turismo: ministro Franceschini dia le dimissioni, l’appello di Consumatori

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Il dietrofront dell’Europa e della Vestager: per ora nessuna infrazione su voucher. ma la sostanza non cambia.

Roma, 13 maggio 2020 – “Chiediamo le dimissioni del ministro dal Turismo Dario Franceschini, l’artefice dell’operazione voucher al posto dei rimborsi in denaro previsti dalla normativa europea vigente in caso di cancellazione di un volo aereo o di un pacchetto turistico” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

La vicepresidente della Commissione Ue, Margrethe Vestager, ha precisato che – contrariamente a quanto aveva annunciato in mattinata – al momento non è stata (ancora) aperta alcuna procedura d’infrazione contro gli Stati membri che hanno violato il diritto al rimborso ai passeggeri per la cancellazione dei viaggi e che, per ora, si tratta di “lettere d’incoraggiamento” affinché gli Stati garantiscano ai viaggiatori la scelta tra rimborso e voucher di viaggio.

La vicepresidente della Commissione Ue, Margrethe Vestager, dopo aver annunciato una procedura d’infrazione contro 12 Stati membri che hanno violato il diritto dei passeggeri al rimborso dopo la cancellazione di un volo o di un pacchetto turistico, introducendo i voucher, coma ha fatto l’Italia, ha rettificato, precisando che al momento non è stata (ancora ndr) aperta alcuna procedura d’infrazione contro gli Stati membri e che, per ora, si tratta di “lettere d’incoraggiamento” affinché gli Stati garantiscano ai viaggiatori la scelta tra rimborso e voucher di viaggio.

“Prendiamo atto dell’incredibile dietrofront della Vestager. Che sia un lapsus freudiano? E’ possibile che il suo fraintendimento sia dovuto al fatto che abbia tagliato troppo sui tempi, anticipando incautamente quanto in realtà era ancora riservato, accorciando un po’ troppo la tempistica necessaria per la procedura d’infrazione? ” prosegue Dona.

“Lo vedremo e, in un certo senso, ce lo auguriamo. Infatti, resta confermato l’approccio europeo ai voucher che, a differenza di quanto previsto dal legislatore italiano, ammette l’offerta dei voucher ma solo a condizione che siano volontari, siano protetti contro l’insolvenza dell’emittente e che, se non riscattati dopo il periodo di validità, siano rimborsati automaticamente. Non solo, l’Europa stabilisce espressamente che i voucher siano cedibili. Anche per questo, la richiesta di dimissioni del ministro Franceschini” aggiunge Dona.

“Siamo l’unica associazione di consumatori ad aver chiesto formalmente un incontro al ministro, fin dal 4 marzo, per una modifica dell’art. 28 del decreto legge n. 9 del 2 marzo 2020 e poi gli unici a presentare osservazioni in Parlamento al Cura Italia che ha assorbito quel decreto, chiedendo di rimediare a quello scempio dei diritti dei turisti e dei viaggiatori, tanto illegittimo quanto dannoso per gli stessi tour operator” prosegue Dona.

“Non è privandoli dei loro sacrosanti diritti, infatti, che si invogliano i clienti a tornare a spendere e a viaggiare. Nessuno prenota oggi una vacanza se poi sa che non potrà riavere i soldi ma solo un voucher da utilizzare entro un anno. Ebbene, quanto accaduto oggi rafforza quanto stiamo dicendo da mesi, ossia che, anche se Governo ed Parlamento, per aggirare la normativa Ue, hanno ritenuto le disposizioni dell’art. 88 bis del Cura Italia come norme di applicazione necessaria, il rischio è che poi si debba fare dietrofront, con ripercussioni a catena e a ritroso, con danno ancora maggiore per i tour operator. Un giudice italiano, infatti, potrebbe decidere di disapplicare la norma interna, dando ragione al viaggiatore, potrebbe esserci una pronuncia della Corte di Giustizia Ue, oppure, infine, come dimostra la vicenda di oggi, una procedura d’infrazione contro l’Italia. Per questo avevamo proposto una modifica di quell’articolo, ad esempio dando il diritto al consumatore che non vuole utilizzare il voucher entro l’anno dall’emissione, di avere, alla fine di quel periodo, il rimborso in denaro come previsto dalla normativa europea. Non a caso è quanto hanno fatto altri Paesi come la Francia e quanto oggi ribadisce l’Europa” conclude Dona.

Oggi così, misurazione della distanza

Tubi galleggianti per mantenere le distanze, è stata l’idea del Cafe & Konditorei Rothe, il bar tedesco, che si trova nella meravigliosa città di Schwerin, nel Nord della Germania, una delle più piccole cittadine dello Stato. La città si trova sulla costa occidentale e meridionale dello Schweriner See – l’omonimo lago – e comprende nel proprio territorio altri undici laghi minori.

cappelli

I ritorni a scuola

I grandi cappelli non sono una novità, infatti, anche in Cina, gli studenti che sono rientrati a scuola hanno indossato cappelli simili. Nelle scuole, si sa, è più difficile mantenere le distanze fra i banchi, così nella prima elementare della Yangzheng School, il vice preside Hong Feng ha dato agli studenti un originale copricapo, “il cappello da un metro”, che assicurerebbe agli alunni la distanza indicata dalle misure di contenimento.

©Zhejiang Daily
©Zhejiang Daily

Se Il Ministero dell’Istruzione italiano, ad oggi non ha ancora la minima idea di come si possa tornare a scuola e quando, potrà prendere esempio da altri paesi, che si sono ingegnati, proprio per evitare lunghe assenze dalla scuola ai propri studenti. La scuola non è un tema secondario, anzi, è uno dei principali motori per la ripartenza, perché riguarda la formazione delle nuove generazioni.  In molte scuole del mondo si insegna meditazione, in altre giornalismo critico e fake news. Gli esempi sono tanti e arrivano da tutto il mondo, e se si cercasse di attuarli anche in parte, sembrerebbe vero, perfino lo slogan con il quale si annuncia su più canali social e no  #lascuolanonsiferma.

Dal 18 maggio in Italia hanno aperto i piccoli negozi e anche bar, ristoranti e parrucchieri; è presto per dire se molti riusciranno a fare l’abitudine alla misurazione della temperatura ai clienti, ai guanti e alle mascherine, e a tutti quei rituali, che oggi sembrano allucinanti. I dubbi per il futuro sono ancora tanti, infatti, molti ristoratori, i più piccoli, non sanno se sopravviveranno, perché ci sarà di fatto una massiccia riduzione di tavoli e clienti, e di conseguenza meno incassi. E tutto questo dopo due mesi circa di incassi zero. Inoltre, bisogna considerare i costi per igienizzanti, mantelline, mascherine, termometri, che andranno a gravare sui costi fissi di un’attività commerciale.

I cappelli del bar tedesco sono una cosa seria, anche se a prima vista sembrano divertenti, ma con tutte le nuove procedure da seguire, ci piace pensare che, anche in queste misure si possa sorridere e sdrammatizzare.

In Germania è nato in questo bar l’idea  del “copricapo per il distanziamento”, che i clienti indossano all’aperto. Studi hanno dimostrato che i luoghi all’aperto sono da preferire a quelli al chiuso, la stagione che sta arrivando ci aiuterà. Ovviamente anche le attività all’aperto dovranno essere protette dalla distanza e dove ciò non sia possibile dalle mascherine.   

 

 

 

Museo San Domenico Maggiore, il Doma

Visitare il Complesso monumentale di San Domenico Maggiore di Napoli (oggi Museo Doma) è una suggestiva esperienza che attraversa 8 secoli tra arte, storia, cultura e fede. In questo complesso, che è uno dei monumenti più importanti del Centro storico napoletano, hanno lasciato traccia da San Tommaso d’Aquino a Giordano Bruno e Tommaso Campanella, da Tiziano a Michelangelo da Caravaggio, da Raffaello a Giuseppe de Ribera, da Tino di Camaino a Francesco Solimena, da Luca Giordano a Luigi Vanvitelli, Domenico Vaccaro, Cosimo Fanzago, Mattia Preti e una moltitudine di altri artisti noti e meno noti.

Sacrestia di San Domenico Maggiore (Chiesa di San Domenico Maggiore, Napoli)
Sacrestia di San Domenico Maggiore (Chiesa di San Domenico Maggiore, Napoli)

La maestosa Basilica, in cui risuona un organo di 1640 canne, presenta una particolarità: alla Piazza San Domenico Maggiore si mostra con l’abside e non con la facciata principale. L’ingresso primario si spalanca invece nel cortile del convento. Dalla piazza, costruita in epoca successiva alla chiesa, si accede alla Basilica attraverso la grande scalinata sul lato occidentale, voluta da Alfonso I d’Aragona per la chiesetta romanica di San Michele Arcangelo a Morfisa, inglobata nel complesso, che conduce al transetto destro della Basilica.

Sandomenico

Il percorso museale standard con visita guidata comprende la Sagrestia, le Arche Aragonesi, la Sala degli Arredi Sacri con la Collezione di abiti del XVI secolo e il Salvator Mundi della scuola di Leonardo da Vinci.

Il percorso museale completo, sempre con visita guidata, culmina con la visita al Corridoio e alla Cella di San Tommaso d’Aquino e, quando possibile, alla Sala del Capitolo e ai Refettori. Il Santo filosofo studiò e visse a più riprese  nella Basilica di San Domenico Maggiore: qui si conservano oggetti appartenuti al Santo e il Crocifisso prodigioso del XIII secolo, che secondo la tradizione parlò al frate aquinate.

Il visitatore potrà scoprire:

  1. La prestigiosa sala del Capitolo;
  2. Le monofore recuperate dai lavori di restauro;
  3. Le mostre e gli eventi;
  4. La luminosa macchina delle quarantore;
  5. Il Crocifisso miracoloso che parlò a San Tommaso D’Aquino;
  6. La statua acefala di Tommaso Ruffo;
  7. La leggenda della Madonna di zi’ Andrea.

Sul ballatoio che sovrasta gli stalli delle pareti della Sagrestia del Museo San Domenico Maggiore sono presenti poco più di 40 feretri di reali e nobili legati al casato d’Aragona, la maggior parte dei quali contenenti i corpi imbalsamati dei defunti, che furono accuratamente studiati negli anni Ottanta dalla Divisione di Paleopatologia dell’Università di Pisa. I sarcofagi, comunemente chiamati Arche Aragonesi o Tombe dei re Aragonesi, sono ricoperti da preziosissimi tessuti policromi e sono decorati da ornamenti pittorici e scultorei di diversa tipologia. Le sepolture furono originariamente collocate nel coro della Basilica di San Domenico Maggiore e, solamente negli anni Novanta del XVI secolo, furono spostate nella sagrestia per evitare i frequentissimi incendi a cui la chiesa era esposta.

Nei sarcofagi fu sepolta quasi l’intera dinastia aragonese (1442-1503) e fra i corpi era presente anche quello di re Alfonso V d’Aragona, detto il Magnanimo, morto nel 1458, le cui spoglie furono però traslate nel 1666 in Spagna. La sua arca, ormai vuota, è sormontata da un ritratto del re risalente al secolo XVII.

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fonte: museosandomenicomaggiore.it

Virus: Lungimirante premonizione nell’opera del pittore Michele Rosa

Arte e pandemia

La Pandemia da Covid-19, prima ancora di divenire oggetto di studi scientifici e medici, e  quasi contemporaneamente, sono stati studiati i suoi risvolti sociali ed economici. Virus e batteri sono all’origine della vita, il Covid-19 entrerà anche nella letteratura, influenzando la scuola, il nuovo modo di lavorare e di vivere il tempo libero, anzi lo ha già fatto. Riceviamo e pubblichiamo tracce di Virus come tema, trattato anche nell’arte della pittura.

Singolare come i virus, sebbene privi di una cellula propria, possano nelle loro imperfezione, togliere la vita stessa a grappoli, fare stragi con atroci effetti.

La segregazione forzata di questi tempi ha consentito il ritrovamento d’archivio di un breve ma interessante scritto di Michele Rosa (pittore classe 1925 ancora attivo) del 2008 relativo ad una serie di dipinti realizzati tra il 2008 e il 2009, visionabili in parte nel seguente Link di riferimento: Pandemia mondiale

Quello dei virus come soggetto sembra un presentimento che Michele ROSA ebbe modo di trattare in termini programmatici e pittorici già a partire da quegli anni.

Alcuni dei dipinti che sono annunciati nello scritto fanno parte della collezione dell’ambasciata d’Italia in Lussemburgo dal 2019 (come il n. 6, 7, 8. e 9 del seguente link: Ambasciata d’Italia in Lussemburgo e contenuti nel relativo catalogo (“Un frammento di vita – MICHELE ROSA“, a cura di Alfio Borghese, Ed. Clexidra, 2019, che pone un inequivocabile termine ante quo rispetto alla attuale pandemia.

Virus soggetto pittorico
scritto di Michele Rosa

 

 

Virus e DNA, 2009 - 103x82

Virus, 2009 – 80 x 60

Fonte: Comunicato Stampa Errico Rosa

Formare cittadini attivi e responsabili è l’obiettivo delle scuole finlandesi

I paesi del nord Europa, sembrano lontani e irraggiungibili per certi versi, in molti casi, invece, riescono a dare lezioni che tutti dovremmo imparare. In quei paesi si rispetta di più l’ambiente e la cultura è fondamentale, la civiltà ha un senso diverso fondato sul rispetto. Lo dimostrano le piste ciclabili e la massiccia pubblicazione di libri, per esempio.

Nelle scuole finlandesi si impara anche a riconoscere le fake news; il modello di scuola si basa sul concetto di formare cittadini più consapevoli, capaci di riconoscere la cattiva informazione, la quale fa molti più danni di quanto si possa immaginare.

L’informazione è diventata un bombardamento da più parti; tutti sanno tutto e vogliono comunicarlo a tutti i costi, a volte l’informazione viene distorta in base alla visione politica o ideologica dei giornalisti, altre volte, peggio ancora vengono diffuse fake news, chiamate anche bufale, ovvero notizie non vere, false.

In realtà esistono alcuni metodi per riconoscere le fake news, e nelle scuole finlandesi si insegna anche a difendersi dalla disinformazione; un cittadino disinformato o male informato non ha una visione completa della realtà, e soprattutto non può sviluppare un senso critico e non pensa con la propria testa. Alcune raffiche di notizie hanno il solo scopo di destabilizzare, di creare prototipi di cittadini, che hanno convinzioni di massa e generalizzate.

Il professor Kari Kivinen, preside del college statale di Helsinki, in un’intervista sul quotidiano inglese “The Guardian” ha spiegato come il sistema educativo del suo paese si sia adattato alla necessità di offrire agli studenti una formazione specifica sulla disinformazione e sull’importanza di verificare sempre i dati, risalendo alla fonte e riuscendo da soli a valutare se è o meno affidabile.

Cittadini informati sono anche cittadini più  liberi.

Ogni materia scolastica insegna a difendersi dalla disinformazione

la matematica, la storia, l’arte e la grammatica

E’ già da qualche anno che la Finlandia ha introdotto l’alfabetizzazione giornalistica e le istruzioni di pensiero critico nel curriculum scolastico nazionale. Nelle lezioni di matematica, gli alunni imparano quanto sia facile mentire con le statistiche; in quelle di arte, vedono come può essere manipolato il significato di un’immagine. Durante le ore di storia, analizzano importanti campagne di propaganda, mentre gli insegnanti di lingua finlandese lavorano con i bambini sui i diversi modi in cui le parole possono essere usate per confondere, fuorviare e ingannare.

Il pensiero critico in questo processo è fondamentale, perché aiuta a distinguere le bugie dalla verità e a non guardare tutte le notizie con scetticismo, ma in primo luogo ragionando e consultando le fonti attendibili.

La Finlandia ha una visione a lungo termine, che ogni paese dovrebbe adottare, perché mette al centro la formazione delle nuove generazioni, futuri cittadini più attivi e consapevoli, capaci di valutare le informazioni con senso critico e diffonderle, condividerle in modo responsabile e per il bene di tutti, in fondo a questo serve l’informazione, al bene di tutti, non di alcuni.

Storia, linguaggio televisivo, senso critico, senso civico, ragionamento, ironia

In Italia non solo i giornalisti tentano di fare informazione, ma anche altri personaggi, come alcuni politici o opinionisti televisivi. eppure, nel nostro paese, non è difficile riconoscere notizie propagandistiche, basterebbe consultare qualche testo di storia fascista, non molto lontana. Per riconoscere le notizie false e la cattiva informazione, bisogna avere una preparazione multidisciplinare: è necessario aver studiato la storia, guardare documentari ma anche tv spazzatura, per accorgersi anche delle notizie superflue, che hanno lo scopo di tappare buchi e spazi, che in caso contrario dovrebbero essere riempiti con notizie scomode. Nel febbraio scorso su questo blog è stato pubblicato un articolo-sperimentale con un elenco di non-notizie, diffuse dalle reti del servizio pubblico – notizie choc-chezze prendendo in esame solo due edizioni. 

 

 

 

Uno studio dimostra come la meditazione può migliorare la salute di cuore e cervello

L’emergenza sanitaria che stiamo attraversando ha messo a dura prova i nostri nervi, si allenteranno le misure restrittive, ma gli effetti psicologici resteranno a lungo. L’ansia e la depressione hanno interessato la maggior parte delle persone, costrette da un giorno all’altro alla quarantena. Le notizie dagli ospedali non hanno fatto altro che aumentare questo stato di cose, la preoccupazione per l’economia e il futuro sono state un ulteriore colpo all’equilibrio di ciascuno. Per fortuna esistono tecniche per migliorare lo stato di salute mentale, da tempo riconosciute e oggi, ancora più indispensabili.

Da alcuni anni la meditazione sta assumendo un’importanza sempre più determinante nella vita delle persone, non a caso nascono centri per la meditazione, che sperimentano nuove tecniche, una delle più recenti è la Mindfulness. Molti studi hanno dimostrato benefici della meditazione sullo stress, ma anche su specifici organi del corpo.

Herbert Benson, cardiologo e fondatore del Mind/Body Medical Institute presso il Massachusetts General Hospital di Boston e alcuni colleghi di altre Università e Istituti americani, hanno pubblicato una revisione di studi, nella quale hanno riassunto gli effetti positivi della meditazione, elencando diverse tecniche di concentrazione e rilassamento, nonché metodi di consapevolezza per mente e corpo. 

Dalle ricerche effettuate da Benson è emerso che la meditazione ha effetti positivi sulla respirazione, sulla pressione sanguigna. Iniziando con una buona respirazione, quest’ultima influisce sulla frequenza cardiaca, che diventa più regolare, innescando una serie di benefici a cascata, che vanno a coinvolgere altri organi, con una risposta opposta a quella che si verifica in caso di stress. 

La meditazione, in passato era utilizzata per raggiungere la pace e l’illuminazione, oggi le tecniche si sono affinate e dai vari tipi di meditazione, come anche dallo Yoga si possono ottenere risultati sorprendenti, che riguardano la salute mentale, la riduzione dello stress e il raggiungimento di obiettivi importanti anche in altri campi della vita.

Si è dimostrato che la meditazione porta a cambiamenti neurobiologici, fisiologici e genomici associati a mente-corpo. Infatti, si sa bene che lo stress innesca effetti negativi per la mente e il cuore, provocando stati di malessere e malumore generalizzati. Molte patologie sono legate all’intossicazione da stress, infatti stati depressivi o ansiosi sono responsabili di malattie, perché si accumulano tossine all’interno dell’organismo, facilitando anche stati infiammatori. Gli studi hanno dimostrato con la meditazione,  l’attivazione di specifiche regioni cerebrali, una  variabilità della frequenza cardiaca e la soppressione delle vie infiammatorie indotte dallo stress.

Altri studi ancora hanno dimostrato risultati simili a quando si medita,  sulla salute e sulla qualità della vita in tantissime condizioni fisiche o mentali conseguenti a stati di forte stress; in tali condizioni sono emersi dolori cronici, ansia, depressione, affaticamento, dipendenza da tabacco, infiammazioni, problemi intestinali e malattie del cuore. Infine, tali risultati suggeriscono un’integrazione di strumenti come la meditazione per migliorare il Sistema sanitario, che potrebbe beneficiare di una riduzione del ricorso all’assistenza medica pubblica.

Come approcciarsi alla meditazione

Non tutti riescono ad avvicinarsi alla meditazione, innanzitutto è necessario essere convinti e crederci, inoltre è importante la costanza, le diverse tecniche prevedono un primo approccio soft di pochi minuti, per poi proseguire. La meditazione va imparata con esercizio e costanza, ed è qualcosa che cresce con il tempo e l’impegno.

Molti esperti sostengono che “la medicina mente-corpo dovrebbe essere riconosciuta come trattamento di prevenzione primaria e secondaria e, ove possibile, regolarmente integrata nelle cure primarie”.

In molti casi e in alcuni paesi la meditazione è già entrata nelle scuole, in questo modo è emerso che questa pratica aiuta bambini e ragazzi ad acquisire maggiore consapevolezza, ad essere più sereni e a concentrarsi meglio, imparando a gestire al meglio le loro emozioni. Scuole italiane e estere, da tempo hanno avviato percorsi di meditazione in aula, dando l’avvio a nuove iniziative. Rita Bigi è una delle insegnanti che per prima ha sperimentato la meditazione a scuola. In Brasile la scuola Centro de Apoio O Visconde ha introdotto la pratica dello Yoga e della meditazione prima delle lezioni di matematica.

Le nuove mascherine in tessuto al carbonio

All’inizio della Pandemia siamo dovuti ricorrere spesso al fai-da-te, soprattutto quando mancavano le mascherine, fondamentali per proteggerci dal Covid-19. In questi mesi abbiamo imparato le differenze fra i dispositivi di sicurezza e alcuni cittadini hanno iniziato a fare perfino test fai-da-te sulle mascherine, soffiando su una fiamma, per provare che il fiato non filtra dal tessuto di cui è fatta la mascherina. Sono nate mascherine di tutti i tipi: in tessuto, in TNT, e infine anche in tessuto al carbonio.In questo momento, sembra che molte aziende italiane abbiano iniziato a produrre mascherine, che abbiano una buona efficacia, per  far fronte alla grande necessità e anche per dare un maggior impulso all’economia.

Le mascherine lavabili e riutilizzabili sono state prodotte usando la tecnologia “Carbon Energized Fiber”, sono formate da filati di carbonio e fibre tessili, in un sistema in grado di gestire il flusso di vapore della traspirazione in modo da lasciare la pelle asciutta.Queste mascherine permettono un respiro regolare e sono nate in Veneto, dall’Azienda Under Shield, che produce abbigliamento e accessori per gli atleti.

Le mascherine sono adatte per fare sport. Per la tecnologia con la quale sono realizzate, le mascherine in tessuto al carbonio saranno utilizzate anche dalle compagnie aeree.

Ora forniamo farmacie e negozi sanitari, che apprezzano le nostre performance tecniche. Ci ha scelto anche Ryanair per la protezione del personale della compagnia – racconta Pandin a Il Mattino di Padova. Le mascherine di Under Shield non sono Dpi, ma “le attuali ffp2 e ffp3 sono basate su progetti di almeno 25 anni fa. Noi abbiamo messo insieme tre strati che hanno la caratteristica di bloccare il Covid sia in entrata che in uscita”.

La produzione avviene a Fontaniva, una piccola cittadina della provincia di Padova, e si stima che presto che quantitativi massicci di mascherine partiranno per tutto il mondo. Le mascherine sono realizzate per adulti e per bambini.

A questo proposito, l’azienda ha effettuato un test che è quello della “penetrazione di virus utilizzando il batteriofago Phi-X174 che risulta simile, per dimensioni e forma, al virus dell’epatite C, il cui involucro lipidico ha un diametro di circa 55-65 nm. Le particelle virali del Covid-19 hanno invece un diametro di 60-140 nm. I risultati ottenuti sono particolarmente significativi perché dimostrano che il materiale che utilizziamo rappresenta un’efficace barriera contro le particelle virali”.

A Zagabria due ex amanti allestiscono un museo delle relazioni interrotte

Dal 2010 il Museum of Broken Relationship è aperto al pubblico; i fondatori, due ex, Olinka Vistica e Drazen Grubisic hanno avuto l’originale idea di esporre oggetti provenienti da relazioni interrotte, da storie finite insomma. In fondo, si sa, come recitava il titolo di un film con Carlo Verdone: L’amore è eterno finché dura. E quando finisce, purtroppo solo in alcuni casi si resta amici. Probabilmente, ciò che in pochi comprendono è che i sentimenti cambiano e se si riesce ad accettare questo mutamento, molte relazioni forse potrebbero salvarsi. Ma al di là della psicologia spicciola e gratuita, come in natura vi sono una serie illimitata e spesso sconosciuta di piante e fiori, anche per i sentimenti potrebbe funzionare in questo modo. Innanzitutto le relazioni non sono mai le stesse, proprio perché cambiano i soggetti di una o l’altra relazione. Il sentimento forte e l’attrazione che vi è agli inizi di ogni storia è qualcosa destinato ad affievolirsi, per cui sarebbe meno doloroso accettarlo e dare un nuovo nome e un significato diverso a quella relazione. Oltre l’attrazione potrà esserci l’amicizia, il rispetto e la complicità, il mutuo soccorso, quella sorta di magia che si chiama comprensione reciproca, dolcezza e accoglienza. Tutto questo se non si vuole chiamarlo amore, si potrà trovargli un nome diverso.

Quando si separarono Olinka Vistica e Drazen Grubisic fecero quello che nessuna coppia separata aveva mai fatto prima: istituirono un museo dedicato ai ricordi dell’amore e le storie commoventi e spesso umoristiche di come si sviluppò quell’amore. E come è finita.

Il Museo delle relazioni interrotte, nel centro storico di Zagabria, è diventato un fenomeno internazionale. Decine di migliaia di persone da tutto il mondo hanno inviato oggetti che hanno riassunto o segnato la loro relazione, tra cui un abito da sposa rosso, un’ascia e un modem da un Commodore 64.

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fonte: stileliberoit

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