Emergenza Climatica: Generali fa Business con il Carbone

Greenpeace e Re:Common esprimono forte preoccupazione riguardo la  decisione di Generali di assicurare la centrale a carbone di Počerady, in Repubblica Ceca. Una mossa svelata nei giorni scorsi da Re-set, associazione ceca che si occupa di tutela ambientale, che ha spinto Greenpeace e Re:Common a interpellare il gruppo triestino per chiedere una eventuale conferma ufficiale. Al momento, però, da Generali non è ancora pervenuta alcuna risposta.

Se confermata ufficialmente, questa notizia collocherebbe a pieno titolo Generali tra le fila di chi oggi sta facendo affari aggravando l’emergenza climatica – dichiarano Greenpeace e Re:Common. Non è possibile dichiararsi “amici del clima” e contemporaneamente prendere nuovi contratti assicurativi su una centrale a carbone tra le più inquinanti del continente.

Počerady è tra le trenta centrali più inquinanti d’Europa, responsabile nel solo 2016 di 148 morti premature, come riporta il database della rete Europe Beyond Coal. Proprio a causa degli impatti sulla salute e sull’ambiente, questa centrale è divenuta il simbolo della dipendenza della Repubblica Ceca dal carbone.

La notizia apparsa anche su alcuni portali, riprende quanto contenuto nel Report Insure of Futur, secondo cui la maggior parte degli assicuratori europei e australiani non fornisce più copertura a nuove miniere o centrali a carbone quelli statunitensi e asiatici stanno ancora assicurando fortemente il settore, mentre il comparto assicurativo globale non è finora riuscito a intraprendere iniziative di rilievo su petrolio e gas. Assicurazioni Generali, principale compagnia assicurativa italiana e leader a livello mondiale, pare invece aver interrotto la sua azione climatica. Nel 2018 la situazione sembrava diversa e Generali aveva iniziato a disinvestire nel carbone, come si legge in un articolo pubblicato su Italiaclima.

L’impianto in questione era di proprietà del gruppo ceco ČEZ, conglomerato di società energetiche e minerarie controllato dallo Stato, che produce energia elettrica derivante per il 39 % dal carbone. A ottobre 2020, ČEZ ha annunciato la cessione della centrale di Počerady al gruppo Sev.en, ultimo tassello di una preoccupante tendenza riscontrabile tra le principali utility dell’Europa centro-orientaleLa vendita degli asset del carbone, di fatto, consente di estenderne l’operatività. Per Greenpeace e Re:Common questa pratica è assolutamente sbagliata, dato che le centrali a carbone devono essere chiuse e non vendute a terzi.

L’acquisto di centrali a carbone obsolete o in fase di dismissione è un elemento chiave nella politica aziendale di Sev.en, che in questa maniera può speculare sugli impegni per il clima. Con il passaggio di proprietà di Počerady da ČEZ a Sev.en, avvenuto ufficialmente il 31 dicembre 2020, Generali si trova nella posizione di aver stretto legami con uno dei peggiori killer climatici in circolazione.

Proprio in questi giorni, inoltre, il governo della Repubblica Ceca sta valutando la data entro cui implementare un phase-outcompleto dal carbone. Con molta probabilità, la data individuata sarà il 2038, in aperto contrasto con l’obiettivo degli Accordi di Parigi di mantenere l’aumento medio della temperatura globale al di sotto di 1,5 gradi Celsius. Infatti, la comunità scientifica afferma che per evitare le conseguenze più catastrofiche dei cambiamenti climatici, tutte le centrali a carbone in Europa dovranno essere chiuse entro il 2030.

In occasione dell’Assemblea degli azionisti 2019, Generali aveva espresso soddisfazione per lo scambio instaurato con alcune società del settore del carbone in merito alla loro azione climatica, tra queste proprio la ceca ČEZ. Un anno dopo, lo scambio con ČEZ risultava ancora in corso, e il gruppo faceva sapere che ulteriori approfondimenti verranno valutati entro la fine del 2020.A due anni di distanza, e con questo ulteriore passo falso sul carbone, che si aggiunge alla cosiddetta eccezione della polacca PGE, la principale compagnia assicurativa italiana pare aver incredibilmente interrotto definitivamente i suoi sforzi per contrastare l’emergenza climatica in corso.

Società come Generali stanno alimentando la crisi climatica, fornendo copertura assicurativa a centrali a carbone che dovrebbero essere chiuse il prima possibile. In questo modo, il Leone di Triste riabilita quelle società del carbone, come Sev.en, che stanno sabotando l’Accordo di Parigi tramite il prolungamento dell’operatività delle centrali. Stanno giocando d’azzardo con il nostro futuro e ciò non deve più accadere, commenta Radek Kubala dell’associazione ceca Re-Set.

Se il Leone di Trieste vuol prendere sul serio il suo stesso impegno per contrastare il cambiamento climatico, è ora che esca definitivamente dal settore del carbone in Repubblica Ceca e Polonia, rafforzando inoltre la sua policy con una data di phase-outdalla fonte fossile più dannosa per il clima entro il 2030, come già fatto da tanti altri attori finanziari a livello europeo», concludono Re:Common e Greenpeace

Fonte: Ufficio stampa Greenpeace Italia

Il tramonto dei carbon fossili è un sogno possibile

Ecovillaggio Montale e LifeGate verso un sogno possibile: il tramonto dei carbon fossili. L’energia rinnovabile di LifeGate fa parte delle scelte importanti dell’ecoquartiere modenese dove non viene usato il gas e i consumi elettrici non rappresentano più un peso per l’ambiente.

La transizione verso le energie rinnovabili è partita, in tutto il mondo e non potrà essere fermata. I maggiori investimenti riguardano le energie pulite. Secondo gli analisti, nemmeno i capi di Stato più reazionari e legati a carbone e petrolio riusciranno a frenare l’ondata delle fonti rinnovabili.

Ecovillaggio Montale si schiera attivamente a favore delle fonti rinnovabili sposando il progetto LifeGate Energy. L’ecoquartiere in questo articolo è al centro di un felice primato: quello di aver attivato per primo in Italia la fornitura di energia LifeGate.

Scegliere energia pulita per la propria casa vuol dire risparmiare 1.380 kg di CO2 in un anno, quindi è di gran lunga l’azione ambientale più importante ed efficace. Protagonista della storia, come ricorderete, la giovane Claudia Bulgarelli con la sua testimonianza.

La rete dell’ecoquartiere modenese è alimentata da energia elettrica sostenibile: 100% da fonti rinnovabili (sole, vento e acqua), 100% italiane e certificate, con emissioni di CO2 residue compensate con il progetto Impatto Zero®.

thumbnail_Caratteristiche ecovillaggio INTERNI

Ecovillaggio Montale ha un ruolo attivo come agente di cambiamento nella sfida ambientale più importante della nostra epoca: la transizione energetica dai combustibili fossili verso le rinnovabili. I consumi elettrici di Ecovillaggio Montale di conseguenza, non gravano più sull’ambiente.

Nel 2016, l’81% di tutta l’energia prodotta nel mondo proveniva da combustibili fossili, i principali responsabili dei cambiamenti climatici. Nei prossimi 25 anni, il fabbisogno energetico mondiale crescerà del 30% circa: per contenere le emissioni di gas serra, è indispensabile che la quota energetica proveniente da fonti rinnovabili aumenti sempre di più.

Ma il processo di decarbonizzazione può avvenire solo se tutti – privati, aziende e istituzioni – fanno la propria parte.

La buona notizia è che i dati del 3° Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile – realizzato da LifeGate in collaborazione con Eumetra Monterosa – dimostrano infatti che il 59% degli italiani è interessato ai temi “green”.

 

thumbnail_Grafico Ecovillaggio CO2

Lo sviluppo delle rinnovabili e l’abbandono delle fossili segnano un passo fondamentale per il Paese e le future generazioni. Scegliere l’energia rinnovabile significa partecipare in prima persona alla realizzazione di un progetto di un mondo più pulito che miri a prevenire disastri ambientali e sociali

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