La diversità nutrirà il mondo: Una donna alla Fao

Ma cosa fa la Fao? Ve lo siete mai chiesto?

Glaslain-Lanéelle, direttrice dell’Agenzia Ue per la sicurezza alimentare è la prima candidata donna alla direzione generale della Fao (Food and Agriculture Organization of the United Nations).

Ricordiamo che la Fao è l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, con sede a Roma fondata il 16 ottobre 1945 per accrescere i livelli di nutrizione, aumentare la produttività agricola, contribuire alla crescita economica mondiale  e migliorare le condizioni di vita delle popolazioni rurali.

La neo-candidata dichiara in un’intervista all’Ansa, che bisogna “ripartire dai bisogni veri delle popolazioni e dalla prodigiosa diversità” – “e non abbiamo bisogno di una dieta universale di riferimento”

La presunta futura direttrice della Fao assicura che se nel mese di giugno prossimo verrà eletta si impegnerà a far diventare la Fao mondiale e non più europea. 

Le sue dichiarazioni arrivano in seguito allo studio di Eat-Lancet, pubblicato sulla rivista scientifica Lancet, in base alla quale sembrerebbe che le cattive abitudini alimentari provochino più rischi di fumo, sesso non protetto e consumo di alcolici.

Autori ed esperti di nutrizione e sostenibilità, provenienti da università prestigiose e dalla Fao e Oms,  riuniti nella commissione, finanziata dalla Fondazione Eat (di proprietà dei miliardari Petter e Gunhild Storalen) si sono prefissati un obiettivo comune: Una dieta sana universale. Tutto ciò per nutrire in modo sostenibile una popolazione di 10  miliardi di persone e salvare milioni di vite all’anno.

La francese Geslain-Lanéelle sposa quindi una linea diversa rispetto a quanto emerso dalla studio Eat-Lancet.

Correnti di pensiero diverse vi sono riguardo a studi finanziati da grandi imprenditori, come anche sull’attività di organismi come la Fao e l’Oms, i quali spesso seguono politiche abbastanza lontane dai valori che dovrebbero essere alla base della loro istituzione e della loro stessa esistenza.

Si potrebbe analizzare qualche numero per farsi qualche idea o anche farsi venire qualche dubbio. Si parla di fame nel mondo, di povertà e di crisi e gli unici a non soffrirne sono coloro che occupano poltrone ai vertici di organizzazioni cosìdette “umanitarie”.  Lo stipendio di un funzionario Onu può superare i 94 mila euro all’anno – che tradotto e dividendo per 12 restituisce la somma di circa 8 mila euro mensili (alla faccia della fame!). Da considerare a parte viaggi gratis, sussidi per studio dei figli, polizze vita e vacanze, oltre a santificare le feste comandate di tutte le religioni esistenti (par condicio).  Le assunzioni non avvengono per concorso pubblico ma attraverso altre strade poco note e poco chiare. La conseguenza è che all’interno di un organo di controllo come l’Onu nessuno controlla. Infine anche in organismi come Onu e Fao vi sono stagisti non pagati, senza nemmeno un rimborso spese, i quali non verranno assunti perché uno dei requisiti per occupare un posto fisso in questi organismi non è il “senso umanitario” o “la generosità e l’altruismo”.

Ma veniamo alla Fao e alla sua funzione – La Fao dovrebbe contribuire a ridurre la fame nel mondo. Nonostante i discordanti annunci fatti dall’organizzazione  la fame nel mondo aumenta. Gli organismi internazionali non vivono di aria, anzi i costi sono elevatissimi e mentre vengono presentati rapporti, stime e previsioni non si sa realmente cosa questo organismo faccia per assolvere il suo vero compito: ridurre la fame. Nel 2013 l’organismo che dovrebbe combattere la fame nel mondo propose una ricetta a base di insetti.  “Avete fame? Mangiate gli insetti”. D’altra parte funzionari, impiegati e rappresentanti della Fao devono pur proporre ricette, effettuare statistiche, altrimenti non saprebbero cosa altro fare nella vita.

Funzionari, impiegati, rappresentanti sono tanti, troppi con stipendi da Reali mantenuti dalla Fao – Loro di certo non hanno fame. Cosa faccia e in che modo agisca la Fao per ridurre la fame nel mondo, dopo sessant’anni è ancora poco chiaro. Quando qualche statistica stabilisce che il numero di chi muore per fame è diminuito di 100 mila, bisognerebbe considerare il fatto che nei paesi del terzo e quarto mondo non vi è un vero e proprio ufficio anagrafe che conti il numero delle persone che nascono, figurarsi se conta quelle che muoiono. Nel 2014  un rapporto della Fao affermava che entro il 2015 era possibile dimezzare la fame nel mondo.

…e ancora “Siamo in grado di vincere la guerra contro la fame – L’insicurezza alimentare e la malnutrizione sono problemi complessi che non possono essere risolti da un settore o dei soggetti interessati da soli”  fu dichiarato dai responsabili della Fao nel 2014

Ottobre 2018Eliminare la fame entro il 2030, obiettivo chiave della Fao, mentre i milioni di persone che soffrono la fame scendono e salgono, se si vuole raccontare che si sta facendo qualcosa oppure se si vuole dire che bisogna fare (dare) di più e giustificare i  milioni di euro spesi per mantenere l’intera struttura Fao. 

Expo 2015 (costato fior fior di euro) sceglierà come filo conduttore <<Nutrire la Terra, energia per la vita>>.

La fame nel mondo è davvero una piaga che non si riesce a risolvere?

Povertà, mancanza di mezzi, guerre, alluvioni, spreco di cibo,alta natalità, questi sono alcuni dei motivi per cui la fame nel mondo continua ad esistere. Non ci saranno più morti per fame nel mondo, quando si agirà in modo diverso. Non servono le donazioni o adozioni a distanza solo per mettere a tacere la coscienza. In quei paesi è necessario mettere in condizione i contadini di poter lavorare la terra e auto sostenersi; è fondamentale controllare le nascite, investire in agricoltura, sostenere costruzione di villaggi, sistemi di irrigazione e scuole.

Purtroppo la povertà nei paesi occidentali e la fame nel terzo mondo è un business. Molti sostengono che l’Africa è il continente che ha le più grandi prospettive di sviluppo economico del mondo. Oggi, infatti esiste il neocolonialismo economico, di cui si sta parlando negli ultimi tempi. In realtà la Francia ha ancora un’influenza sulle sue ex colonie, che esercita controllandone l’economia, sostenendo dittature e terroristi, alimentando guerre civili. I paesi africani ad essere vittime dell’egenomia francese sono ben 14, ma i numeri di questo vasto impero coloniale sono immensi e riguardano tanto la sfera economica, quanto quella politica ed ideologica.

 

 

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