Abbiamo l’acqua calda

Da un po’ di tempo a questa parte, sembra che in Italia abbiamo scoperto l’acqua calda. Sarà che a volte vi sono pochi argomenti per riempire i talk show. Meno male, però che vi sono alcune trasmissioni televisive, spesso domenicali che si occupano di tradimenti e gossip, con tanto di opinionisti e “giornalisti”. Loro sì che hanno capito bene come aumentare l’audience!

Oggi si sta parlando di sessismo e di razzismo, che in un certo senso si somigliano molto. Tutte e due partono da un’ignoranza di base e da un’attività cerebrale altamente limitata. Si parla di questi due fenomeni e non solo; spesso alcuni episodi “forse” a matrice razzista riempiono i giornali e i tg di mattina, mezzogiorno e sera, senza darti tregua.

“Si parla di sessismo e razzismo” è un modo di dire se si pensa a come alcune notizie vengono manipolate e ripresentate adeguatamente infiocchettate. Che vi siano persone che abbiano un’insofferenza nei confronti di chi è straniero non è la scoperta dell’acqua calda; che in tutti gli ambienti la donna per affermarsi debba fare il doppio di quello che fa un uomo, subendo battutine sull’abbigliamento o sulla presunta inferiorità all’uomo è un dato di fatto. Questi dati di fatto esistono in tutto il mondo e bisogna raccontarli, raccontando anche fenomeni di integrazione, accoglienza e intelligenza che vi sono nel nostro paese (e sono tanti).

Non puoi dire ad una persona: “fai schifo” o “sei brutto”. Se ciò avviene o se accade anche di peggio non pensiamo subito al colore della pelle, altrimenti la patologia è nella nostra testa. Abbiamo forse dimenticato l’Apartheid in America, quando vi erano settori per i bianchi e altri per i neri; scuole, autobus e zone intere.  Per ogni negatività vi è un Martin Luther King e milioni di persone che la pensano in modo completamente diverso, per fortuna. Questa è semplicemente la storia dell’uomo e funzionerà sempre così.  Il razzismo esiste in tutte le parti del mondo e assume contorni diversi in base ai constumi e alla ristrettezza della mente umana.

Oggi condanniamo ogni piccolo gesto, anche una parola, che io personalmente lascerei attaccata addosso a chi la pronuncia, come bigliettino da visita. Facciamo manifestazioni (ne abbiamo bisogno?), quando la solidarietà e l’umanità del popolo italiano parlano da sole.

Mi sembra vi sia una volontà a voler creare una coscienza nell’immaginario collettivo, manipolando il Dna di ogni azione,; pare che vi sia un interesse generale a far passare l’Italia e gli italiani come razzisti. Andiamo un po’ in giro per il mondo, in Francia e in altri paesi europei, negli Stati Uniti, nel mondo arabo; ci accorgeremo che le menti malate sono dappertutto e quindi? Non bisogna combatterle? Niente affatto, anzi, certamente bisogna isolarle, ma parlarne continuamente di qualcosa non aiuta. Parlare dell’episodio di quasi razzismo e non parlare dei milioni di fatti che dimostrano il contrario è una violenza all’Italia e agli italiani. Nel mondo la gente di colore, gli ebrei, le donne, i cristiani sono stati e sono ancora oggi perseguitati, e sarà sempre così.

E’ vero che in tante parti del mondo avvengono violenze inaudite, contro le quali ci scandalizziamo. Ma se provassimo a guardare nel nostro quotidiano? Alle frasi che pronunciamo o alle parole sottintese rivolte ad una donna, ad esempio? A quando tolleriamo ogni tipo di atteggiamento perché proviene da una persona di colore; non diciamo, non interveniamo perché qualcuno potrebbe pensare che siamo razzisti. In fondo si sta parlando tanto di razzismo negli ultimi tempi, meglio abbassare la testa e stare zitti.

Quello che accade in giro per il mondo ci indigna, ma crediamo davvero di essere tanto evoluti ed emancipati? Pensiamo davvero di essere migliori degli altri?

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