Volete avere successo? Raddoppiate i fallimenti

Per consolarsi ci si attacca davvero a tutto, ai proverbi e alle storie di altra gente, sembra però che vi sia  un metodo scientifico che dimostri come i fallimenti siano una grande scuola. Questo è l’argomento apparso sul sito dell’Ansa pochi giorni fa, intitolato: Collezionare fallimenti fa bene. Come sbagliare ed essere felici. 

Come il fallimento porti alla vittoria e alla realizzazione di sé è una storia a parte; si potrebbero citare numerosi testi come Il magico potere del fallimento –  edito da Garzanti anno 2017 di Charles Pépin, per non parlare di personaggi noti che prima di raggiungere l’apice  hanno collezionato una serie di grandi insuccessi. Fra questi Henry Ford e Steve Jobs, ma ce ne sono molti altri ancora.

Ci deve essere un motivo per il quale filosofi e scrittori hanno ritenuto opportuno parlare del fallimento, credo che ci sia un’ottima ragione se nel 2017  l’autrice ed economista Francesca Corrado abbia fondato la prima Scuola di fallimento a Modena. Questa scuola subito ha avuto grande successo e seminari e corsi sono numerosi.

Cosa si teorizza?

In realtà le teorie portate avanti da alcuni esperti e dalla stessa prima Scuola del fallimento nascondono qualcosa di vero, nel senso che l’errore può diventare un punto di forza. E’ anche vero che molti errori si ripetono, ma se si analizzano, con consapevolezza e magari con un’autocritica costruttiva sarà possibile fare un passo in avanti per non ripeterli.

Chi non ha mai fallito? Chi non ha mai provato quel senso di inadeguatezza che piano piano distrugge? Chiedersi perché facciamo sempre lo stesso errore può portare ad una maggiore consapevolezza, che è sì un traguardo importante, ma non è abbastanza. A volte situazioni e condizioni particolari fanno perdere la fiducia e soprattutto l’autostima; molte persone (familiari, amici, datori di lavoro)  spesso e in modo subdolo e sistematico tirano picconate alla nostra autostima. Oltre al fatto di prendere consapevolezza dei propri errori, bisognerebbe (in base alle suddette teorie) lavorarci sopra, in modo costruttivo e non è facile, non lo è mai, ricostruire partendo dalle macerie e da un grande dolore, perché è questo che provoca un fallimento.

Sono necessari un’alta dose di coraggio e forza d’animo, che non si improvvisano, ma che bisogna trovare da qualche parte e in qualche modo. Un errore potrebbe essere interpretato come la necessità di cambiare strada e cambiare registro: quella non era semplicemente la nostra strada. Io paragono un errore allo sbandare di un’auto; ci porta fuori strada, ovvero su un’altra strada, nuova. Le teorie del guardarsi dentro e studiarsi, forse perdono di vista (essendo scientifiche) il lato umano. Farà anche bene guardarsi in modo diverso, costruirsi un’immagine mentale di sé più positiva, sarà utile anche ridere dei proprie errori?

Non è da ieri che vengono pubblicati libri su Come essere felice, oppure come essere questo o quello, o come riuscire a fare questo e quell’altro. Cosa può dirci un libro o un corso che non sappiamo di noi stessi? Di domande dovremmo farcene e anche tante, su noi, su quello che la società si aspetta da noi, sull’immagine falsa che gli altri hanno di noi. Lo scopriamo ogni giorno, di essere fragili e umani, ma chiediamoci anche cos’è il successo e rispondiamo anche (è fare soldi? è essere più bravi, più belli e più intelligenti? capaci?).

La verità è che la nostra vita possiamo viverla solo noi, con i fallimenti e le teorie, con la paura e il coraggio di essere noi stessi fino in fondo.

 

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