Sistema di allerta Covid-19 allo Spallanzani di Roma

All’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani, vi è una struttura protetta con stanze di alto isolamento, misure che in passato sono servite per altre malattie infettive, fra cui l’Ebola. Le stanze di isolamento sono fatte in muratura e vetri, non è possibile avere nessun contatto con l’esterno. Il personale sanitario indossa equipaggiamento altamente protettivo, tute, mascherine, occhiali.

Fin dal primo D.P.C.M con cui venivano prese misure di contenimento del contagio da Covid-19 per tutto il paese, abbiamo visto come le diverse regioni hanno recepito e a volte anche interpretato tali misure, talora inasprendole a seconda delle circostanze. In questi giorni si sta parlando della fase 2, di quella fase che dovrebbe traghettarci verso una pseudo-normalità, con l’apertura di alcune attività, seguendo piani di sicurezza ben definiti, per evitare una seconda ondata di contagi. Alcune regioni rispetto ad altre sono riuscite a contenere il contagio grazie alle restrizioni imposte dai Governatori, ma anche con le risposte che la Sanità locale ha saputo dare. L’Ospedale Spallanzani di Roma ha accolto e curato la coppia di cinesi affetta da Coronavirus, il primo caso in assoluto in Italia. Nella Regione Lazio è attivo un sistema che collega 118, ospedali, terapie intensive e pronti soccorso attraverso un network di controllo per le malattie infettive, il sistema Advice e lo Spoke and Hub. Tale sistema è utilizzato per le emergenze quali ictus e infarto, ma anche malattie infettive.  Ad esempio,vi è una stroke Unit, che lancia un Alert e individua il reparto più vicino e più adatto al paziente da trattare. Il sistema adottato dallo Spallanzani è stato utilizzato per il morbillo e altre emergenza come l’Epatite A. Quando arriva un paziente subito si attiva una connessione fra pronto soccorso e 118, le terapie intensive regionali e attraverso lo spoke and hub il medico potrà consultare con tempestività lastre ed esami diagnostici, tac e potrà parlare addirittura anche con il paziente. Questo sistema permette di tenere sotto controllo eventuali focolai di contagio, e in condizione di bassi casi di positivi funzionare al meglio delle sue potenzialità.

Non bisogna dimenticare che proprio allo Spallanzani è stato isolato in meno di 48 ore il Genoma Covid-19. In tale occasione il Ministro Roberto Speranza dichiarò: Significa molte opportunità di poterlo studiare e capire e di verificare meglio cosa si può fare per bloccarne la diffusione. Si è trattato, in effetti di un passo importante che ha aperto nuove porte per lo sviluppo di soluzioni terapeutiche. Anche il Governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti applaudì il direttore del laboratorio di Virologia dello Spallanzani, la ricercatrice che per l’occasione affermò  che il risultato raggiunto è un successo di tutta la squadra ed è una ulteriore testimonianza dell’eccellenza scientifica dello Spallanzani, istituto dove la ricerca non è mai fine a se stessa, ma ha come obiettivo ultimo e concreto il miglioramento delle cure per i pazienti. 

La più giovane virologa del Team che ha isolato il Covid-19 è Francesca Colavita, 31 anni e precaria con un contratto a tempo determinato, lavora allo Spallanzani da sei anni. Dopo l’isolamento del genoma Covid-19 è arrivata la promessa dell’Assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato di un contratto stabile e una foto con il Ministro Roberto Speranza.

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