Moda sostenibile: Covid-19 come acceleratore di cambiamento

Il cambiamento è qui, difficile non accorgersene. Il Covid-19 ha stravolto le nostre vite, rendendoci più attenti, accentuando ansie e paure. Gli imprenditori, fin da subito hanno sperimentato nuove strade per restare a galla e per continuare o rafforzare il loro business. Di esempi ce ne sono molti, basti pensare alle mascherine Ferrari made in Maranello. Mentre c’è chi casca sempre in piedi o addirittura vede rinvigorirsi i propri affari, molti arrancano, altri fanno ciò che si può. La moda sostenibile è la sfida di questi tempi.

Il Covid-19 ha sicuramente rimesso al centro dell’attenzione l’ambiente e la sostenibilità. Gli imprenditori più furbi, seguendo la tendenza, già avevano iniziato ad essere green ed ecosostenibili. Nel mondo della moda, una delle eccellenze italiane, oggi, si pensa a rallentare, a incrementare l’equity e il rispetto ambientale, a ripensare, insomma alle regole del sistema moda e alla moda sostenibile.

Dobbiamo rallentare – è un grido che arriva da diversi comparti della moda italiana, da Armani a tanti altri grandi della moda. Bisogna stare più vicino alle esigenze dei consumatori, essere più legati al mondo reale e la necessità di diventare ecosostenibili diventa improrogabile.

Alessandro Sartori, il direttore creativo di Zegna – come si legge da Ansa –  ritiene che la sostenibilità sia innanzitutto un atteggiamento mentale, una filosofia, non un progetto di marketing (non siamo pienamente d’accordo, spesso lo è), non l’intuizione di un designer. La sostenibilità non appartiene al singolo, ma alla comunità, ad esempio ad un’azienda, che è una comunità. La sostenibilità deve far parte delle nostre vite, delle nostre aziende e per quanto riguarda la moda deve essere il fondamento di ogni nostra scelta, nel rispetto del pianeta in cui viviamo e delle generazioni future.

Lavinia Biagiotti pensa che è necessario raggiungere un nuovo equilibrio tra la natura, il pianeta e il nostro impatto su di esse, un mondo dove domini la bellezza, e quando la bellezza domina possiamo solo fare cose positive. Alessandro Morini, Presidente di Fiscatech pensa, invece, che il Covid-19 sia un acceleratore di cambiamento, e su questo siamo pienamente d’accordo. Bisogna lavorare nella ricerca e nello sviluppo di nuovi materiali, che incentivino l’economia circolare. Morini lancia la sfida per produrre abiti che durino di più.

Molte aziende stanno puntando su tessuti biodegradabili e amici dell’ambiente. In natura esistono molte fibre naturali, per cui alternative valide a fibre tossiche. Si possono produrre tessuti dal mais alla plastica riciclata, agli inserti in fibra ottica, fino ai sensori e al grafene. Infine, tessuti antibatterici, auto-pulenti, profumati, rilassanti, che rilevano parametri di salute, termoregolatori, che cambiano colore, functional fashion e la lista è lunga.Ovviamente, gli imprenditori che operano nella moda, devono fare un salto di qualità, abbandonare vecchi schemi, avere più coraggio, rinunciando a grandi guadagni, a vantaggio del pianeta e dei consumatori. Siamo pronti per un nuovo sistema?

Quanto inquina l’industria tessile e della moda?

Secondo una ricerca condotta dalla Commissione europea sembra che delle 5,8 milioni di tonnellate di rifiuti tessili scartate in Europa solo un quarto viene riciclato. L’80 per cento dell’impatto ambientale di un prodotto è frutto della sua progettazione. Per questo è diventato fondamentale scegliere fibre e tessuti ecologici in grado di ridurre l’impatto dell’intero ciclo produttivo di un capo d’abbigliamento.

Quali sono i tessuti non rinnovabili

Si tratta delle fibre sintetiche:  il nylon, il poliestere, l’acrilico e l’elastam, meglio conosciuto con il nome di lycra. Questi tessuti hanno un basso grado di biodegradabilità, per cui non sono sostenibili.

Tessuti semi sostenibili

Cotone, lino, juta, canapa, agave, kapok, ramié,  cocco, ananas, ginestra, lana e seta sono tessuti derivati da fonti rinnovabili e, tra questi, anche l’acetato, il triacetato e la viscosa che vengono prodotti in modo artificiale partendo dalla cellulosa degli alberi o dagli scarti di altre filiere produttive. Nonostante la loro origine naturale questi materiali trovano un limite nella capacità biologica di terre da coltivare e nell’insufficiente disponibilità di bestiame( allevamenti intensivi, , deforestazione, utilizzo sostanze inquinanti).

I vantaggi dei tessuti naturali sono tantissimi, se si pensa che quelli prodotti artificialmente a causa delle sostanze utilizzate possono provocare ad eruzioni cutanee, prurito e allergie.

I tessuti naturali hanno un alto tasso di dispersione dell’umidità e spesso proprietà antibatteriche naturali. Alcune riviste scientifiche hanno dichiarato che al fibra di canapa, spesso utilizzata anche per i tessili da casa, ha il potere di assorbimento dei gas tossici.

Qual è la connessione fra Covid e tessuti naturali? L’aspetto più importante è il rispetto per l’ambiente, i cambiamenti climatici sono una naturale risposta a politiche ambientali carenti e spesso assenti, ma molti studi hanno dimostrato che la nascita e la proliferazione di virus e batteri è conseguente a scelte scellerate che riguardano clima e sostenibilità. In questo scenario la moda sostenibile deve fare la sua parte.

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