Violenza sulle donne: Stalking una dolorosa realtà

La parola “stalking” è entrata al giorno d’oggi prepotentemente nel dizionario del nostro parlare quotidiano. Il termine stalking deriva dal verbo inglese “to stalk”, che vuol dire “camminare furtivamente”, indicando quindi una sorta di cacciatore in agguato, ed è entrato nel linguaggio universale grazie alla globalità offerta dall’era di Internet, che spesso tende a uniformare i modi di dire, e lo fa proprio per far sì che siano universalmente comprensibili a tutti coloro che navigano sul Web, a prescindere dalla loro cultura e dalla lingua utilizzata per comunicare.

Uno dei motivi sostanziali per cui questo termine è tanto in voga, come pure l’invenzione di alcuni verbi derivati quali “stalkerare” o “stalkerizzare”, che significano praticare lo stalking, è dovuto purtroppo al continuo perpetrarsi di eventi di pericolose e fastidiose molestie nei confronti delle donne, ma oggi sempre più spesso anche ai danni di molti uomini. Si tratta in sostanza di tutti quei comportamenti, quasi sempre assillanti, che portano un individuo a perseguitare la vittima designata, rendendole praticamente la vita impossibile, attraverso messaggi, telefonate, pedinamenti, appostamenti nei luoghi frequentati dalla vittima, creandole in definitiva un grosso disagio psico-fisico facendo cadere molte vittime in uno stato di depressione e creandole un forte stress psicologico.

Chi sono in realtà i soggetti attivi e passivi dello stalking

A parte i casi svariati di persone invaghite della loro vittima oppure desiderose di vendetta per un torto subito, la maggior parte dei casi di stalking riguarda persone che già si conoscono e che sono legate, o lo sono state, da relazioni sentimentali. Statisticamente, poi, la vittima è quasi sempre la donna.

Perché si arriva a tanto

Dal punto di vista degli stalker, non c’è ombra di dubbio che si tratta di personaggi che non sono più sani mentalmente, non lucidi, che i casi della vita hanno reso loro instabili caratterialmente e li hanno resi pertanto incapaci di gestire la propria vita e i propri sentimenti senza sfociare in violenza privata. Ma la donna? Perché spesso subisce passivamente?

Tutto questo succede perché molte volte le donne non colgono i primi segnali del malessere di coppia, che spesso indica che quella relazione potrebbe sfociare in atti di violenza e in eventi tragici. Spesso la donna vuole ricucire un rapporto ormai alla deriva, sperando che col tempo cambi, senza rendersi conto che uno stalker, un violento, un malato di mente, perché questo è alla fine uno stalker, non può cambiare la sua essenza se non viene curato completamente. Col tempo, senza essere sottoposto ad un trattamento sanitario o psicologico, potrebbe forse migliorare, ma non certamente guarire. Perché lo stalker non sa di essere uno stalker, lui, o lei, pensa di aver diritto di fare tutto ciò che fa, e soprattutto vive nella convinzione perversa che il proprio partner sia una proprietà privata.

Le caratteristiche di uno Stalker

Lo Stalking è un’aggressione ripetuta e ossessiva, che può essere fisica ma anche psicologica. Lo stalker è colui che perseguita la sua vittima, partendo da ciò è possibile subito individuarne i primi segnali, anche se per la vittima, spesso soggiogata e incapace di reagire è sempre molto difficile.

Le caratteristiche principali di uno stalker sono le seguenti: 

  • si informa su ciò che fa la sua vittima, spiandola, anche attraverso i social;
  • Invia messaggi e telefona in più orari della giornata e della notte;
  • tende a mortificare e oltraggiare la sua vittima;
  • aggredisce verbalmente e fisicamente;
  • Minaccia;
  • cerca di creare il vuoto affettivo attorno alla sua vittima;

Gli esperti, inoltre dividono in più categorie gli stalker; non solo le vittime, ma anche le persone vicine possono accorgersi della presenza di atti persecutori. In questi casi è necessario parlare e non restare indifferenti. E’ importante consultare anche uno specialista, psicologo o assistente sociale, per ricevere consigli su come affrontare il problema, prima che sia troppo tardi.

A mio parere, oggi le donne devono acquisire la piena consapevolezza della loro libertà di scelta nelle relazioni sociali e sentimentali, senza dover affrontare il calvario che lo stalking le farebbe affrontare. Sono finiti i tempi in cui, secondo lo Statuto di Lucca del 1563 “chiunque poteva frustare, percuotere, ledere e castigare impunemente mogli, figli e domestici, purché non provocasse la morte o lesioni personali gravi”. Oggi fortunatamente la legge tutela le vittime di violenza familiare e di stalking con vari articoli del Codice Penale, senza contare le nuove norme in materia, meglio conosciute col nome di “Codice rosso”, che inaspriscono le pene in caso di violenza contro le donne e i minori e velocizzano le indagini.

foto copertina    Nicola Amato

Autore di romanzi, pubblicazioni sulla comunicazione, l’ICT e la disciplina giuridica dell’informatica forense

 

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