Anche la mente va disintossicata

Il corpo e la mente sono strettamente collegati, lo dice anche un vecchio proverbio: mente sana in corpo sano. La mente e anche lo spirito funzionano allo stesso modo di come funziona il corpo. Abbiamo bisogno di esercizio e di nutrimento, e infine anche di purificarci. Il corpo ha bisogno di disintossicarsi dalle scorie, mentre la mente da pensieri cattivi. Abbiano trovato un eccellente programma per disintossicare la mente.

Sul blog thetannehillhomestead.com è apparso un interessante articolo, che spiega la disintossicazione mentale. Le emozioni negative sono pur sempre emozioni e bisogna anche concedersele; cercare di rifiutarle o forzare una positività solo apparente può essere controproducente. Le emozioni come le situazioni, in primo luogo si accolgono, come insegnano i più grandi maestri spirituali. Accogliere non vuol dire subire o rassegnarsi, ma una situazione o emozione negativa può essere utilizzata costruttivamente, può diventare un’alleata.

Il blog in questione propone u vero e proprio programma di disintossicazione

Sul blog si legge:

Il decluttering non riguarda solo il disordine fisico, ma anche il disordine mentale. Non è sempre semplice come mettere in ordine la tua casa e la tua mente sarà chiara, motivo per cui ho collaborato con la mia amica, Kiara, per portarti una sfida di pulizia mentale .

Ci sono molti modi per purificare la tua mente in modo che tu possa concentrarti sul vivere la tua vita in modo positivo. Passando attraverso questa sfida, vedrai quali esercizi funzionano bene per te in modo da poter mantenere la mente libera. Abbiamo visto anche quanto è importante la meditazione

Sfida di pulizia mentale

L’inizio di qualsiasi viaggio minimalista è in genere una purga di proprietà fisiche. Successivamente, sei libero di capire la vita che vuoi vivere senza distrazioni di eccesso.

Tuttavia, molti trovano che le loro menti siano straordinarie. Dalle cose che dobbiamo fare ai pensieri casuali che spuntano nelle nostre menti, non abbiamo quasi nessun momento di tranquillità.

Questo è qualcosa con cui ho lottato personalmente e credo che sia tempo di controllare questa situazione! Se sei come me, sei stanco della tua mente che lavora, pensa o impiega continuamente tempo prezioso, cambia stile!

Kiara e io abbiamo raccolto alcune grandi sfide quotidiane che ci aiuteranno a raggiungere uno stato mentale rilassato senza  il disordine.

Dì addio alla nebbia del cervello a cui ti sei abituato da così tanto tempo e bentornato alla mente creativa e rinfrescata che una volta conoscevi!

Ogni settimana della sfida di quattro settimane avrà un focus diverso. [Ho fornito un grafico per le attività quotidiane di ogni settimana in modo da poterle salvare e consultarle secondo necessità.]

  • Per la prima settimana, l’attenzione è rivolta alla cura di sé.
  • Il focus della seconda settimana è la dieta e l’esercizio fisico.
  • Nella terza settimana, ci concentreremo sul nostro spazio digitale.
  • E la quarta settimana ci finirà concentrandoci sulla positività.

Settimana 1: cura di sé

Per la prima settimana, ci stiamo concentrando sull’auto-cura ! Spesso ci concentriamo sui bisogni degli altri, sul lavoro o sul fare le cose in casa.

Tuttavia, trascuriamo di prenderci cura di noi stessi.

Per questa prima settimana stiamo cambiando il focus e facendo piccole cose per noi per cambiare!

  • Giorno 1: imposta due obiettivi che vorresti raggiungere durante questa sfida
  • 2 ° giorno: regala al tuo viso un trattamento viso speciale
  • 3 ° giorno: fare una passeggiata
  • Giorno 4: diario per 15 minuti
  • 5 ° giorno: vai a letto 30 minuti prima del normale
  • Giorno 6: fai un elenco di gratitudine per tutto ciò di cui sei grato nella tua vita [vediamo chi può scrivere l’elenco più lungo!]
  • 7 ° giorno: fare un lungo bagno di bolle

Seconda settimana: dieta ed esercizio fisico

Onestamente, non sono un fan dell’allenamento, ma capisco quanto sia importante per la nostra salute, in particolare le nostre menti. È necessario spostare i nostri corpi ogni giorno per rimanere in salute, quindi questa settimana è d’obbligo!

  • Giorno 1: prova un nuovo allenamento che non hai mai fatto
  • 2 ° giorno: mantenere tutti e tre i pasti “liberi da telefono”! Nessuno scorrimento sociale mediale!
  • 3 ° giorno: fare yoga ‘allenamento per principianti
  • Giorno 4:  senza carne 2 di 3 pasti! Hai bisogno di ispirazione? Controlla Pinterest!
  • 5 ° giorno: meditare per 5 minuti e concentrarsi sul respiro
  • Giorno 6: porta il tuo allenamento all’aperto, anche se solo per 20 minuti! 
  • 7 ° giorno: diventa vegano per un giorno!

Terza settimana: digitale

Questa è probabilmente la mia settimana preferita per la Mental Cleanse Challenge, perché amo una buona pulizia digitale, oltre ad essere intenzionale a liberare spazio dalla tecnologia.

  • Giorno 1: ripulisci la posta in arrivo e ordina le e-mail in cartelle. Elimina tutto lo spam.
  • Giorno 2: nessun social media prima delle 11 am Prenditi il ​​tempo per essere produttivo!
  • Giorno 3: smetti di seguire le persone sui social media che non ti ispirano.
  • Giorno 4: organizzare il desktop di conseguenza in cartelle. Elimina gli elementi non necessari.
  • Giorno 5: passa attraverso il telefono e organizza le app in cartelle. Elimina app che non usi ed elimina vecchie note, contatti che non ti servono, ecc.
  • Giorno 6: trascorri una notte senza telefono con la famiglia o le persone care!
  • Giorno 7: Annulla l’iscrizione all’email marketing a cui non sei più interessato.

Quarta settimana: positività

Con tutta la pulizia delle nostre menti durante la Mental Cleanse Challenge, è importante concentrarsi sulla positività. Quando creiamo spazio nella nostra mente, possono entrare nuovi pensieri e vogliamo che siano pensieri positivi.

Non essere sorpreso se hai qualche esitazione con questi esercizi. È normale, per cui abbraccia quella sensazione, ma agisci comunque! Ti amerai ancora di più per questo!

  • Giorno 1: nessun giorno conforme!
  • Giorno 2: scrivi 3 grandi cose che sono successe oggi
  • 3 ° giorno: trascorri 15 minuti in silenzio concentrandoti su te stesso e su ciò che ti rende unico
  • 4 ° giorno: complimenti a uno sconosciuto
  • Giorno 5: scrivi una lettera a te stesso spiegando perché sei unico
  • 6 ° giorno: chiedi a una coppia di amici di descriverti in 3 parole
  • Giorno 7: scrivi la tua sfida vincente

 

 

Covid-19:Come evitare il contagio nei giorni della riapertura

In un post, Erin Bromage, professore associato di biologia all’Università  di Dartmouth, immunologo, spiega perché non bisogna abbassare la guardia, soprattutto ora che le autorità hanno disposto l’allentamento delle misure restrittive, e come possiamo evitare il rischio di contagio.

In questo momento pare che molte persone stiano tirando un sospiro di sollievo, e non sono sicuro del perché. Una curva epidemica ha una fase ascendente relativamente prevedibile, e dopo aver raggiunto l’apice anche la fase discendente può essere intuibile.

I dati relativi alla Cina e all’Italia mostrano che la curva della mortalità cala lentamente e che le persone continuano a morire per mesi. Supponendo di aver raggiunto il picco dei decessi, intorno ai settantamila, è possibile che nelle prossime sei settimane ci siano altri settantamila morti mentre la curva scende. Questo è quello che può succedere in un contesto di confinamento.

Ora negli Stati Uniti ci sono singoli stati che stanno allentando le misure restrittive, dando al virus più occasioni per diffondersi, e ogni previsione perde validità. Capisco le ragioni dietro la riapertura delle attività economiche ma, come ho già sottolineato, l’economia non potrà riprendersi se prima non risolviamo i problemi legati alla biologia.

Sono poche le zone che hanno registrato un declino stabile nei contagi. Anzi, il 3 maggio erano in aumento nella maggioranza degli stati che, malgrado tutto, hanno avviato la riapertura. Come semplice esempio della tendenza negli Stati Uniti, se si tolgono i dati di New York e si osserva il resto del paese, il numero di casi giornalieri aumenta. Dunque, l’unica ragione per cui la curva del totale di nuovi casi negli Stati Uniti sembra piatta in questo momento è perché l’epidemia di New York era molto grande e ora è stata contenuta.

Questo significa che nella maggior parte del paese la riapertura getterà benzina sul propagarsi del virus. Non posso fare nulla per cambiare le decisioni delle autorità, ma posso provare a spiegarvi come evitare le situazioni più rischiose.

Dove è più facile ammalarsi?

Sappiamo che la maggior parte dei contagi si verifica nelle abitazioni: di solito una persona contrae il covid-19 all’esterno e lo porta in casa, dove i contatti prolungati con i familiari favoriscono la trasmissione.

Ma quali sono i contesti esterni in cui è più facile essere infettati? Sento parlare spesso dei supermercati, delle passeggiate in bicicletta e dei runner sconsiderati che non indossano le mascherine… Ma davvero sono queste le situazioni a rischio? In realtà non è così. Mi spiego.

Per contrarre il covid-19 è necessario essere esposti a una dose infettiva di virus. In base agli studi sugli altri coronavirus sembra che per trasmettere la malattia sia sufficiente una piccola dose. Secondo alcuni esperti sarebbero sufficienti mille particelle infettive di Sars-cov-2. È importante sottolineare che questi dati non sono stati verificati al livello sperimentale, ma possiamo comunque usarli per illustrare le modalità di trasmissione del virus. Il contagio può verificarsi con l’inalazione di mille particelle virali attraverso un singolo respiro (o toccandosi gli occhi), attraverso dieci respiri con cento particelle virali ciascuno o ancora cento respiri con dieci particelle virali. Ognuna di queste situazioni può portare a un’infezione.

Quanto virus finisce nell’ambiente?

Bagni
I bagni abbondano di superfici che sono toccate continuamente, dalle maniglie ai rubinetti. Di conseguenza in questi ambienti il rischio di trasmissione può essere elevato. Ancora non sappiamo se le persone rilascino materiale infettivo nelle feci o solo frammenti di virus, ma di sicuro lo scarico del water vaporizza i famigerati droplet (goccioline) che veicolano il virus. Fino a quando non avremo maggiori informazioni sui rischi, vi consiglio di usare i bagni pubblici con estrema prudenza, facendo attenzione sia alle superfici sia all’aria.

Colpo di tosse
Un singolo colpo di tosse rilascia circa tremila goccioline, che possono viaggiare a ottanta chilometri all’ora. La maggior parte delle goccioline è di grandi dimensioni e precipita rapidamente a causa della gravità, ma alcune possono restare nell’aria e attraversare una stanza in pochi secondi.

Starnuto
Un singolo starnuto rilascia circa trentamila goccioline che possono raggiungere la velocità di 300 chilometri all’ora. Le goccioline degli starnuti sono generalmente piccole e coprono grandi distanze (attraversano facilmente una stanza). Se una persona ha contratto il covid-19, le goccioline di un singolo colpo di tosse o di uno starnuto possono disperdere nell’ambiente fino a duecento milioni di particelle virali.

Respiro
Un singolo respiro rilascia tra le cinquanta e le cinquemila goccioline. Nella maggior parte dei casi i droplet sono lenti e precipitano immediatamente. La respirazione nasale rilascia una quantità di goccioline ancora più bassa. È importante notare che la scarsa forza di esalazione di un respiro impedisce l’espulsione delle particelle virali provenienti dal tratto respiratorio inferiore. Diversamente dai colpi di tosse e dagli starnuti, che rilasciano una grande quantità di materiale virale, i droplet respiratori presentano livelli contenuti di virus. Non abbiamo ancora dati certi relativi al Sars-cov-2, ma possiamo basarci sulle caratteristiche della comune influenza. Diversi studi hanno dimostrato che una persona affetta da influenza può rilasciare fino a 33 particelle infettive al minuto, ma per semplificare i calcoli prenderò come punto di riferimento 20 particelle al minuto.

Ricordate la formula: infezione = quantità di virus x tempo

Se una persona starnutisce o tossisce, quei duecento milioni di particelle virali si diffondono in ogni direzione. Alcune particelle restano nell’aria, altre si depositano sulle superfici mentre la maggioranza precipita al suolo. Quindi se vi trovate a conversare a distanza ravvicinata con un’altra persona che improvvisamente starnutisce o tossisce, è abbastanza facile capire come sia possibile inalare mille particelle virali e infettarsi. Anche se lo starnuto o il colpo di tosse non sono diretti verso di voi, alcuni droplet infetti (i più piccoli) possono restare sospesi in aria per qualche minuto, riempiendo di particelle virali ogni angolo di una stanza di dimensioni ridotte. Basta entrare in quella stanza pochi minuti dopo il colpo di tosse o lo starnuto e fare qualche respiro per inalare una quantità di particelle virali sufficiente ad ammalarsi. Tuttavia, se ci limitiamo alla respirazione – con 20 particelle virali al minuto e anche ammettendo che ogni singola particella finisca nei vostri polmoni, caso improbabile – servono comunque cinquanta minuti per assumere le mille particelle necessarie per il contagio.

Quando parliamo, la quantità di goccioline respiratorie rilasciate nell’atmosfera aumenta di quasi dieci volte, portando il conto delle particelle virali a circa duecento al minuto. Anche in questo caso, presupponenendo di inalare tutte le particelle, per raggiungere la dose minima infettante bisognerebbe parlare faccia a faccia per circa cinque minuti. La formula “quantità x tempo” è alla base del tracciamento dei contatti. Qualsiasi persona con cui un individuo infetto abbia parlato a distanza ravvicinata per più di dieci minuti è un potenziale caso di contagio. Lo stesso vale per chiunque condivida uno spazio con una persona infetta per un arco di tempo prolungato, per esempio un ufficio.

Per questo è estremamente importante restare a casa quando si manifestano sintomi riconducibili alla malattia. I colpi di tosse e gli starnuti producono una dose infettante talmente elevata da contagiare potenzialmente un’intera stanza piena di persone.

Qual è il ruolo delle persone asintomatiche nella diffusione del virus?

Le persone con sintomi non sono le uniche a poter diffondere il Sars-cov-2. Sappiamo che almeno il 44 per cento dei casi di contagio – la maggioranza di quelli avvenuti all’interno di comunità – è provocato da persone che non presentano sintomi, ovvero le persone asintomatiche o presintomatiche. Un individuo positivo può disperdere il virus nell’ambiente per almeno cinque giorni prima della comparsa dei sintomi della malattia.

Le persone infette sono presenti in ogni fascia d’età, e ognuna diffonde una carica virale diversa. L’immagine qui sotto mostra che a prescindere dall’età (asse x) si può presentare una carica virale di dimensioni estremamente variabili (asse y).

Cariche virali per fasce d’età. - Ospedale universitario della Charité
Cariche virali per fasce d’età. (Ospedale universitario della Charité)

La quantità di virus diffusa da una persona infetta cambia durante il corso della malattia e differisce da un individuo all’altro. La carica virale solitamente aumenta progressivamente fino alla comparsa dei primi sintomi. Subito prima di manifestare i sintomi, l’individuo infetto rilascia la dose massima di virus nell’ambiente. È interessante notare che il 99 per cento della carica virale che potrebbe essere rilasciata nell’ambiente proviene da appena il 20 per cento delle persone infette.

Il nocciolo della questione: dove sono i pericoli derivanti dalla riapertura?

Se vi chiedo dei focolai, quali sono i primi che vi vengono in mente? La maggior parte delle persone indicherebbe le navi da crociera, sbagliando. I focolai sulle navi, per quanto gravi, al momento non rientrano tra i cinquanta peggiori casi registrati.

Mettendo da parte la drammatica situazione delle case di riposo, notiamo che negli Stati Uniti i focolai peggiori sono esplosi nei penitenziari, durante le cerimonie religiose e negli ambienti di lavoro come gli impianti per la macellazione della carne e i call-center. Qualsiasi ambiente chiuso con una scarsa circolazione dell’aria e un’elevata densità crea problemi.

Alcuni dei più importanti contesti di superdiffusione

  • Macellazione della carne: negli stabilimenti per il confezionamento della carne gli operai lavorano a stretto contatto e devono comunicare a distanza ravvicinata a causa del rumore assordante dei macchinari, in un ambiente climatizzato che favorisce la sopravvivenza del virus. Al momento negli Stati Uniti si contano 115 focolai in 23 stati, con oltre cinquemila casi di contagio e venti decessi.
  • Matrimoni, funerali, compleanni: rappresentano il 10 per cento degli iniziali eventi di contagio accertati.
  • Incontri di lavoro: i grandi incontri a distanza ravvicinata come la Conferenza Biogen di Boston alla fine di febbraio.

In questi giorni torniamo al lavoro e ricominciamo ad andare al ristorante, quindi è opportuno analizzare i rischi potenziali in questo genere di ambienti.

Ristoranti
Alcuni studi epidemiologici hanno analizzato approfonditamente gli effetti della presenza di un singolo individuo infetto all’interno di un ristorante (vedi sotto). La persona infetta (A1) ha cenato al tavolo con otto amici. L’incontro è durato tra i 60 e i 90 minuti. Durante il pasto l’individuo asintomatico ha rilasciato livelli contenuti di virus nell’aria attraverso il respiro. Il flusso dell’aria (determinato dalle diverse fonti di ventilazione del ristorante) andava da destra verso sinistra. Circa il 50 per cento dei commensali dell’individuo A1 ha sviluppato sintomi di covid-19 nei sette giorni successivi. Il 75 per cento delle persone sedute nel tavolo “sottovento” ha contratto la malattia. Perfino due delle sette persone sedute al tavolo “sopravento” sono state infettate dal virus, mentre nessuna delle persone sedute ai tavoli E ed F ha contratto la malattia, probabilmente perché si trovavano fuori dal flusso d’aria del condizionatore e a destra della ventola posizionata alla sinistra della sala.

La posizione dei tavoli e le persone contagiate (in rosso). - Cdc
La posizione dei tavoli e le persone contagiate (in rosso). (Cdc)

Ambienti lavorativi
Un altro ottimo esempio è un focolaio in un call-center. Un singolo dipendente positivo si è presentato al lavoro all’undicesimo piano di un palazzo, dove lavoravano altre 216 persone.

Pianta dell’undicesimo piano di un edificio, sede di un focolaio di covid-19 a Seoul, in Corea del Sud, 2020. In blu i posti a sedere dei casi confermati. - Cdc
Pianta dell’undicesimo piano di un edificio, sede di un focolaio di covid-19 a Seoul, in Corea del Sud, 2020. In blu i posti a sedere dei casi confermati. (Cdc)

Nel corso di una settimana 94 individui (43,5 per cento, le sedie blu) sono stati contagiati. Novantadue hanno sviluppato i sintomi del covid-19, mentre appena due sono rimasti asintomatici. Da notare che la trasmissione si è verificata soprattutto in un lato dell’ufficio, mentre nell’altro il contagio è stato estremamente ridotto. Non è stato possibile stabilire il numero esatto di persone contagiate attraverso la respirazione e di quelle che hanno contratto la malattia a causa del contatto con le superfici (maniglie, distributori d’acqua fredda, pulsanti dell’ascensore eccetera), ma l’esempio dimostra che la convivenza in uno spazio chiuso per un periodo prolungato aumenta le possibilità d’infezione. Altri tre dipendenti che lavoravano in piani diversi dell’edificio hanno contratto il covid-19, ma gli autori dello studio non hanno trovato un collegamento tra i loro casi e il focolaio all’undicesimo piano. È interessante notare che nonostante i ripetuti contatti tra i dipendenti di piani diversi negli ascensori e all’interno delle sale comuni il focolaio sia stato in gran parte limitato a un unico piano. Questo aspetto evidenzia l’importanza della quantità di virus e del tempo di esposizione nella diffusione del Sars-cov-2.

Coro
Il coro dell’università dello stato di Washington. In un contesto in cui esisteva già la consapevolezza del virus ed erano stati presi provvedimenti per limitare il contagio (per esempio evitando le strette di mano) i componenti del coro hanno cercato di prendere precauzioni ulteriori evitando i contatti e mantenendo le distanze durante le prove. La direzione ha addirittura consigliato a tutti i componenti di restare a casa se avessero sviluppato i sintomi del covid-19. Eppure un singolo individuo asintomatico ha contagiato la maggior parte delle persone presenti alla prova del 10 marzo, quando il coro ha cantato per due ore e mezza all’interno di una sala chiusa delle dimensioni di un campo di pallavolo. Il canto vaporizza i droplet respiratori in modo estremamente efficace, più di quanto non faccia una normale conversazione. Inoltre la respirazione profonda durante il canto facilita il passaggio dei droplet in profondità nei polmoni. La prova ha esposto i partecipanti a una quantità elevata di virus per un periodo di tempo sufficiente a diffondere il contagio. Nell’arco di quattro giorni 45 componenti del coro su 60 hanno sviluppato i sintomi del covid-19. Due di loro hanno perso la vita. Il più giovane tra i contagiati aveva 31 anni, ma l’età media era di 67 anni.

Sport al chiuso
Anche se potrebbe trattarsi di un contesto specificamente canadese, vale la pena citare un evento super-diffusore che si è verificato durante una gara di curling in Canada, dove un torneo con 72 partecipanti ha creato un focolaio. Il curling prevede un contatto stretto tra gli atleti in un ambiente freddo, con una respirazione profonda per un tempo prolungato. Dei 72 partecipanti al torneo, 24 hanno contratto il covid-19.

Feste di compleanno e funerali
Per capire quanto siano semplici le catene del contagio, vi racconterò cosa è accaduto a Chicago. Il nome del protagonista, Bob, è inventato. Bob è stato infettato dal virus senza rendersene conto. In seguito ha condiviso un pasto da asporto con due familiari, servendosi da contenitori in comune. La cena è durata tre ore. Il giorno successivo Bob ha partecipato a un funerale, abbracciando parenti e altre persone per manifestare il suo cordoglio. Nell’arco di quattro giorni entrambi i familiari con cui aveva condiviso la cena si sono ammalati, insieme a un terzo parente che aveva partecipato al funerale. Ma il percorso di Bob non si è fermato. Successivamente l’uomo ha partecipato a una festa di compleanno insieme ad altre nove persone, abbracciandole e condividendo con loro il cibo per tre ore. Sette persone sono state infettate dal virus. Nei giorni successivi anche Bob ha cominciato a mostrare i sintomi della malattia. È stato ricoverato, intubato ed è morto. Ma la sua eredità gli è sopravvissuta: tre persone che aveva contagiato durante la festa di compleanno sono andate in chiesa, dove hanno cantato e si sono passate il cestello delle offerte. Diversi partecipanti alla messa si sono ammalati. In definitiva Bob è stato direttamente responsabile del contagio di 16 persone di età compresa tra cinque e ottantasei anni. Tre di loro hanno perso la vita.

Secondo le stime attuali la diffusione del virus all’interno della famiglia e della comunità attraverso funerali, feste di compleanno e funzioni religiose sarebbe all’origine del focolaio di covid-19 a Chicago.

Fa riflettere, giusto?

Elementi in comune tra i focolai
Analizzare questi diversi focolai ci permette di evidenziarne i punti in comune. Tutti i contagi si sono verificati in spazi chiusi, con un’elevata densità e un’abbondanza di conversazioni, urla e canti. I principali ambienti del contagio sono le case, i luoghi di lavoro, i trasposti pubblici, gli eventi sociali e i ristoranti. Nel complesso in questi contesti è avvenuto il 90 per cento dei contagi. Al contrario, la diffusione attraverso lo shopping sembra responsabile per una piccola percentuale dei contagi tracciati.

È importante notare che nei paesi che svolgono un tracciamento adeguato è stato registrato solo un focolaio collegato a un evento che si è svolto all’esterno (meno dello 0,3 per cento dei contagi accertati).

Torniamo al pensiero originale di questo mio intervento

Gli spazi chiusi e affollati, con un ricambio limitato o con il ricircolo dell’aria, presentano un elevato rischio di trasmissione del virus. Sappiamo che la presenza di sessanta persone in una stanza grande quanto un campo da pallavolo ha provocato numerosi contagi. Lo stesso vale per un ristorante e un call-center. Le linee guida sul distanziamento sociale sono inefficaci negli spazi chiusi in cui si trascorre molto tempo, come dimostra il fatto che nei casi analizzati sono state infettate anche persone posizionate a diversi metri di distanza.

Il concetto fondamentale è quello dell’esposizione prolungata al virus. In tutte le situazioni prese in esame le persone sono state esposte al virus presente nell’aria per un periodo prolungato (ore). Anche se si trovavano a 15 metri di distanza (coro e call-center) e la dose infettante era ridotta, il contatto prolungato con il virus è stato sufficiente a provocare il contagio e in alcuni casi la morte.

Le regole del distanziamento sociale servono a proteggere l’individuo in caso di breve esposizione o di interazioni all’aperto. In queste circostanze, a due metri di distanza e con uno spazio aperto capace di ridurre la carica virale, il covid-19 non ha il tempo sufficiente per diffondersi. Il sole, il caldo e l’umidità sono tutti fattori che ostacolano la sopravvivenza del virus e minimizzano il rischio di trasmissione all’aperto.

Quando valutiamo il rischio di contagio (respiratorio) nei supermercati e nei centri commerciali dobbiamo considerare il volume dello spazio (elevato), il numero di presenti (ridotto) e la quantità di tempo che le persone trascorrono in quello spazio (la giornata intera per i dipendenti, circa un’ora per i clienti). Gli elementi connaturati all’atto di fare la spesa – la scarsa densità, l’elevato volume dello spazio e il tempo limitato che si trascorre all’interno del negozio – fanno in modo che la probabilità di ricevere una dose infettante sia ridotta. Per i dipendenti, invece, aumenta la probabilità di ricevere la dose infettante e di conseguenza il lavoro diventa più rischioso.

Ora che riprendiamo l’attività lavorativa e cominciamo a uscire più spesso, magari per tornare in ufficio, faremmo meglio a valutare attentamente il nostro ambiente di lavoro: quante persone ci sono? Qual è il ricambio dell’aria? Per quanto tempo resteremo in quell’ambiente? Se lavorate in un grande ufficio insieme a molte persone fareste meglio ad analizzare attentamente i rischi (volume, persone, flusso d’aria). Se il vostro lavoro vi impone di parlare (o peggio, urlare) a distanza ravvicinata dall’interlocutore dovete assolutamente riflettere su quali potrebbero essere le conseguenze. Se invece lavorate in uno spazio ventilato con pochi dipendenti il rischio è piuttosto basso.

Se vi trovate all’aria aperta e incrociate un altro passante, ricordate che per il contagio sono indispensabili “quantità e tempo”. Per rischiare di contrarre la malattia dovreste entrare in contatto con il respiro dell’altra persona per almeno cinque minuti. Probabilmente i runner rilasciano una quantità più elevata di virus a causa della respirazione profonda, ma nel loro caso la velocità del passo comporta un minore tempo di esposizione. Mantenere le distanze fisiche è importante, ma resta il fatto che in queste situazioni il rischio di contagio è molto basso. Ecco un ottimo articolo di Vox che analizza approfonditamente i rischi legati alla corsa e agli spostamenti in bicicletta.

In questa analisi mi sono concentrato sul contagio respiratorio, ma non dimenticate le superfici. I droplet devono pur depositarsi da qualche parte. Lavate spesso le mani e smettete di toccarvi il viso.

Oggi cominciamo ad avere la possibilità di muoverci più liberamente, entrando in contatto con più persone in un numero maggiore di spazi. Questo significa che i rischi per noi e per le nostre famiglie sono concreti. Anche se siete paladini del ritorno alla vita normale, fate la vostra parte e indossate una mascherina per ridurre la quantità di quello che rilasciate nell’ambiente. In questo modo aiuterete tutti, a partire da voi stessi.

fonti: internazionale.it; erinbromage.com

 

 

Abitazioni più sostenibili, nuove abitudini e nuovo stile

La vita è cambiamento, e dopo il lockdown dovrebbero pensare tutti a cambiare. Modificare innanzitutto lo stile di vita, che non significa lavarsi le mani, mettere la mascherina e uscire poco.

Il primo cambiamento si è verificato all’interno delle abitazioni, le quali sono diventate studio e ufficio, uno spazio dove fare attività fisica o dove trovare momenti di relax. Molti approfitteranno dell’Ecobonus 110%, che offre agevolazioni fiscali per ristrutturare e ripensare agli edifici, in chiave ecologica, mettendo in campo il risparmio energetico e uno stile ecosostenibile. L’efficienza energetica si attua attraverso diverse azioni, e non è diretta solo alle abitazioni, ma ha ricadute sull’ambiente, aiuta, in poche parole a rispettarlo. Parliamo di materiali green, di ecologia, di bassi consumi, poche emissioni. I materiali per la bioedilizia rispettano i limiti derivante dall’utilizzo di risorse non rinnovabili come il carbone e minerali metallici, inoltre sono atossici, per cui avere in casa materiali green è un ottimo investimento anche in termini di salute.

Gli step da seguire per realizzare abitazioni ecosostenibili sono semplici:

1 – Reinterpretare il Vintage
Si tratta di rendere l’economia circolare; succede tutte quelle volte in cui decidiamo di riutilizzare o acquistare il vintage, di recuperare, non incentivando nuove produzioni. All’interno delle abitazioni, già ci sono vecchi lumi e mobiletti, divani d’epoca o quasi, si tratta semplicemente di renderli circolari, di non buttare via, e di non alimentare il ciclo dei rifiuti.

2- Materiali sostenibili e green: bioedilizia
Materiali naturali, è questo l’imperativo! Legno, dunque e certificato FSC – Forest Stewardship Council, proveniente da foreste, in cui non si sovrasfruttano le risorse. Alternative al legno ecologico ci sono e una è ad esempio il bambù. I materiali in bambù sono riciclabili e compostabili, inoltre rappresenta una risorsa naturale che cresce velocemente, per cui vi è grande disponibilità. Non solo arredamento, ma tanti sono gli oggetti che sono realizzati in bambù: ciotole, insalatiere, spazzolini e tanti altri.

3 – Fibre innovative e alternative
Una tendenza a cui dare seguito sono i tessuti sostenibili, da preferire per evitare che diventino rifiuti altamente dannosi per l’ambiente. Le alternative sono la cellulosa bio, le fibre colorate con tinture naturali, i tessuti realizzati da scarti alimentari e tutti quelle fibre che non sono frutto di procedimenti industriali, che utilizzano sostanze chimiche, che alimentano l’inquinamento all’interno e all’esterno delle case.

4 – Piante all’interno degli ambienti

Le piante purificano l’ambiente, perché rilasciano ossigeno, inoltre rappresentano ottime soluzioni ornamentali. Fiori e piante mettono allegria agli animi più sensibili. L’aloe e i bonsai sono le piante che emettono più ossigeno, altre piante addiritture hanno la capacità di catturare agenti inquinanti nell’atmosfera. Nei giorni della quarantena, molti si sono dedicati ai giardini, creandoli a volte anche su terrazzi e balconi, una sana abitudine che ha unito il fai da te, da sempre ottimo rimedio contro lo stress e l’amore per le cose sane e salutari.

5 – Consumi e sprechi d’acqua

Per concludere una casa green ed ecosostenibile, bisogna avere un occhio particolare per gli sprechi di energia ma anche d’acqua. Si possono installare sistemi ad hoc, con regolazione dei flussi d’acqua, come ad esempio del soffione doccia, e flussi di scarico regolabili. Con piccole modifiche è possibile avere differenze di consumo d’acqua dai 2 ai 4 litri, ogni volta. Le alternative agli sprechi d’acqua sono limitatori di flusso, frangigetto, limitatori di pressione e rubinetti elettronici. 

Turismo: ministro Franceschini dia le dimissioni, l’appello di Consumatori

Comunicato stampa Unione Nazionale Consumatori

Il dietrofront dell’Europa e della Vestager: per ora nessuna infrazione su voucher. ma la sostanza non cambia.

Roma, 13 maggio 2020 – “Chiediamo le dimissioni del ministro dal Turismo Dario Franceschini, l’artefice dell’operazione voucher al posto dei rimborsi in denaro previsti dalla normativa europea vigente in caso di cancellazione di un volo aereo o di un pacchetto turistico” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

La vicepresidente della Commissione Ue, Margrethe Vestager, ha precisato che – contrariamente a quanto aveva annunciato in mattinata – al momento non è stata (ancora) aperta alcuna procedura d’infrazione contro gli Stati membri che hanno violato il diritto al rimborso ai passeggeri per la cancellazione dei viaggi e che, per ora, si tratta di “lettere d’incoraggiamento” affinché gli Stati garantiscano ai viaggiatori la scelta tra rimborso e voucher di viaggio.

La vicepresidente della Commissione Ue, Margrethe Vestager, dopo aver annunciato una procedura d’infrazione contro 12 Stati membri che hanno violato il diritto dei passeggeri al rimborso dopo la cancellazione di un volo o di un pacchetto turistico, introducendo i voucher, coma ha fatto l’Italia, ha rettificato, precisando che al momento non è stata (ancora ndr) aperta alcuna procedura d’infrazione contro gli Stati membri e che, per ora, si tratta di “lettere d’incoraggiamento” affinché gli Stati garantiscano ai viaggiatori la scelta tra rimborso e voucher di viaggio.

“Prendiamo atto dell’incredibile dietrofront della Vestager. Che sia un lapsus freudiano? E’ possibile che il suo fraintendimento sia dovuto al fatto che abbia tagliato troppo sui tempi, anticipando incautamente quanto in realtà era ancora riservato, accorciando un po’ troppo la tempistica necessaria per la procedura d’infrazione? ” prosegue Dona.

“Lo vedremo e, in un certo senso, ce lo auguriamo. Infatti, resta confermato l’approccio europeo ai voucher che, a differenza di quanto previsto dal legislatore italiano, ammette l’offerta dei voucher ma solo a condizione che siano volontari, siano protetti contro l’insolvenza dell’emittente e che, se non riscattati dopo il periodo di validità, siano rimborsati automaticamente. Non solo, l’Europa stabilisce espressamente che i voucher siano cedibili. Anche per questo, la richiesta di dimissioni del ministro Franceschini” aggiunge Dona.

“Siamo l’unica associazione di consumatori ad aver chiesto formalmente un incontro al ministro, fin dal 4 marzo, per una modifica dell’art. 28 del decreto legge n. 9 del 2 marzo 2020 e poi gli unici a presentare osservazioni in Parlamento al Cura Italia che ha assorbito quel decreto, chiedendo di rimediare a quello scempio dei diritti dei turisti e dei viaggiatori, tanto illegittimo quanto dannoso per gli stessi tour operator” prosegue Dona.

“Non è privandoli dei loro sacrosanti diritti, infatti, che si invogliano i clienti a tornare a spendere e a viaggiare. Nessuno prenota oggi una vacanza se poi sa che non potrà riavere i soldi ma solo un voucher da utilizzare entro un anno. Ebbene, quanto accaduto oggi rafforza quanto stiamo dicendo da mesi, ossia che, anche se Governo ed Parlamento, per aggirare la normativa Ue, hanno ritenuto le disposizioni dell’art. 88 bis del Cura Italia come norme di applicazione necessaria, il rischio è che poi si debba fare dietrofront, con ripercussioni a catena e a ritroso, con danno ancora maggiore per i tour operator. Un giudice italiano, infatti, potrebbe decidere di disapplicare la norma interna, dando ragione al viaggiatore, potrebbe esserci una pronuncia della Corte di Giustizia Ue, oppure, infine, come dimostra la vicenda di oggi, una procedura d’infrazione contro l’Italia. Per questo avevamo proposto una modifica di quell’articolo, ad esempio dando il diritto al consumatore che non vuole utilizzare il voucher entro l’anno dall’emissione, di avere, alla fine di quel periodo, il rimborso in denaro come previsto dalla normativa europea. Non a caso è quanto hanno fatto altri Paesi come la Francia e quanto oggi ribadisce l’Europa” conclude Dona.

Ecobonus e superbonus 110%: ristrutturazioni e riqualificazioni come funziona

Ecobonus o superbonus 110% è una misura, che è stata pensata per rilanciare il settore edilizio. La pandemia Covid-19, con l’adozione in molti casi dello Smart working o lavora da casa renderà necessario migliorare le abitazioni, ripensando anche a spazi più sani, soprattutto esterni come giardini e terrazzi.

Interventi con ecobonus, sismabonus, bonus facciate, colonnine di ricarica: sconto in fattura o cessione credito – A chi spetta? Come richiedere l’ecobonus? Come effettuare il pagamento?

Confermato nel Decreto Rilancio il superbonus al 110% per i lavori di ristrutturazione edilizia e riqualificazione energetica (anche su alcune seconde case). Possibile usufruire sia dello sconto in fattura, sia della cessione del credito, anche ad una banca.

La cessione del credito, peraltro, è prevista anche per altre nuove agevolazioni fiscale previste per l’emergenza Coronavirus, come i crediti d’imposta sull’affitto di commercianti e PMI, o quelli per la sanificazione dei luoghi di lavoro.

Tempistica
Come noto, La possibilità di applicare sconto in fattura o cessione del credito riguarda i lavori sostenuti nel 2020 e nel 2021. Si applica a tutti i lavori di riqualificazione energetica e riduzione del rischio sismico per i quali è prevista la nuova detrazione al 110% dal primo luglio 2020 al 31 dicembre 2021. E’ prevista anche per altri interventi di ristrutturazione edilizia, riqualificazione energetica, rischio sismico.

Quali lavori si possono fare con Ecobonue e Superbonus 110%

  • Ristrutturazioni edilizie: lavori di manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, effettuati sulle parti comuni degli edifici condominiali. Oppure lavori di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, sulle singole unità immobiliari. Molto in sintesi, sono i lavori a cui si applica la detrazione al 50% fino a un tetto di spesa di 96mila euro previsti dall’ articolo 16-bis, comma 1, lettere a, b, del testo unico delle imposte sui redditi, dpr 917/1986.
  • Efficienza energetica: lavori di riduzione fabbisogno energetico, miglioramento termico edificio, pannelli solari, sostituzione impianti riscaldamento, infissi, finestre comprensive di infissi, di schermature solari e di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione  Sono gli interventi agevolati con l’ecobonus al 65% previsti dall’articolo 14 del dl 63/2013.
  • Lavori antisismici: sono i lavori che riducono il rischio sismico nelle zone 1, 2 e 3 (in base alla classificazione del rischio sismico) previsti dall’articolo 16, commi 1-bis e 1-ter, del decreto legge 63/2013.
  • Recupero o restauro della facciata degli edifici esistenti, ivi inclusi quelli di sola pulitura o tinteggiatura esterna: sono i lavori agevolati con il nuovo bonus facciate introdotto dalla manovra 2020 (articolo 1, comma 219, legge 160/2019).
  • Installazione di impianti solari fotovoltaici.
  • Installazione di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici: articolo 16-ter dl 63/2013.

Su tutti i lavori sopra indicati, il contribuente può applicare direttamente in dichiarazione la relativa detrazione prevista (110%, 65%, 505 e via dicendo, a ognuno dei lavori di applica l’agevolazione specificamente prevista dalle norme sopra richiamate). Oppure, in alternativa, può scegliere una delle seguenti due ipotesi.

  • Sconto in fattura: è una somma che corrisponde alla detrazione spettante, che viene direttamente scalata sul corrispettivo dovuto al fornitore che ha effettuato gli interventi. Quest’ultimo recupera poi la somma applicando un credito d’imposta, con facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari.
  • Cessione del credito: trasformazione del corrispondente importo in credito d’imposta, con facoltà di successive cessioni ad altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari.

Il credito d’imposta può essere utilizzato anche in compensazione, sulla base delle rate residue di detrazione non fruite, con la stessa ripartizione in quote annuali con la quale sarebbe stata utilizzata la detrazione. La quota di credito d’imposta non utilizzata nell’anno può essere usufruita negli anni successivi, ma non può essere richiesta a rimborso.

E’ in ogni caso necessario attendere un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate con le modalità attuative. La norma del dl rilancio prevede anche le regole relative a controlli e recupero delle agevolazioni indebitamente fruite.

Incentivi e tetti massimi

Ci sono dei tetti massimi detraibili per le spese edili affrontate, appositamente documentate. Spese sostenute nell’arco di tempo compreso dal 1 luglio 2020 al 31 dicembre 2021.

A chi spetta

Possono usufruire della detrazione tutti i contribuenti residenti e non residenti, anche se titolari di reddito d’impresa, che possiedono, a qualsiasi titolo,l’immobile oggetto di intervento. In particolare:

  • le persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni
  • i contribuenti titolari di reddito d’impresa (persone fisiche, società di persone, società di capitali)
  • le associazioni tra professionisti
  • gli enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale
  • i titolari di reddito d’impresa possono fruire della detrazione solo con riferimento ai fabbricati strumentali da essi utilizzati nell’esercizio della loro attività imprenditoriale
  • tra le persone fisiche possono fruire dell’agevolazione anche i titolari di un diritto reale sull’immobile, i condòmini, per gli interventi sulle parti comuni condominiali, gli inquilini, coloro che hanno l’immobile in comodato.

Sono inoltre ammessi a fruire della detrazione, purché sostengano le spese per la realizzazione degli interventi e questi non siano effettuati su immobili strumentali all’attività d’impresa:

  • il familiare convivente con il possessore o il detentore dell’immobile oggetto dell’intervento (coniuge, parenti entro il terzo grado e affini entro il secondo grado) e il componente dell’unione civile
  • il convivente more uxorio, non proprietario dell’immobile oggetto degli interventi né titolare di un contratto di comodato.
  • le detrazioni sono usufruibili anche dagli Istituti autonomi per le case popolari, comunque denominati, dagli enti aventi le stesse finalità sociali dei predetti istituti, dalle cooperative di abitazione a proprietà indivisa.

Come richiedere l’ecobonus

Per richiedere l’agevolazione è necessario essere in possesso dei seguentidocumenti:

  • asseverazione di un tecnico abilitato o dichiarazione resa dal direttore dei lavori, che consente di dimostrare che l’intervento realizzato è conforme ai requisiti tecnici richiesti
  • l’attestato di prestazione energetica (APE), finalizzato ad acquisire i dati relativi all’efficienza energetica dell’edificio. Questa certificazione è prodotta dopo l’esecuzione degli interventi. L’APE non è richiesto per i seguenti interventi:
    – sostituzione di finestre comprensive di infissi in singole unità immobiliari e ’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda
    – sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione e contestuale messa a punto del sistema di distribuzione
    – acquisto e posa in opera delle schermature solari
    – installazione di impianti di climatizzazione dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili, se le detrazioni sono richieste per la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale
    – acquisto e installazione di dispositivi multimediali
  • scheda informativa relativa agli interventi realizzati.

Come effettuare il pagamento

Inoltre, occorre effettuare il pagamento con bonifico bancario o postale (a meno che l’intervento non sia realizzato nell’ambito dell’attività d’impresa).

Nel modello di versamento con bonifico bancario o postale vanno indicati la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione, il numero di partita Iva o il codice fiscale del soggetto a favore del quale è stato eseguito il bonifico (ditta o professionista che ha effettuato i lavori).

Infine, entro 90 giorni dal termine dei lavori, bisogna trasmettere all’Enea, con modalità telematiche, la scheda informativa degli interventi realizzati e le informazioni contenute nell’attestato di prestazione energetica (APE).

fonte di riferimento:quifinanza

 

Oggi così, misurazione della distanza

Tubi galleggianti per mantenere le distanze, è stata l’idea del Cafe & Konditorei Rothe, il bar tedesco, che si trova nella meravigliosa città di Schwerin, nel Nord della Germania, una delle più piccole cittadine dello Stato. La città si trova sulla costa occidentale e meridionale dello Schweriner See – l’omonimo lago – e comprende nel proprio territorio altri undici laghi minori.

cappelli

I ritorni a scuola

I grandi cappelli non sono una novità, infatti, anche in Cina, gli studenti che sono rientrati a scuola hanno indossato cappelli simili. Nelle scuole, si sa, è più difficile mantenere le distanze fra i banchi, così nella prima elementare della Yangzheng School, il vice preside Hong Feng ha dato agli studenti un originale copricapo, “il cappello da un metro”, che assicurerebbe agli alunni la distanza indicata dalle misure di contenimento.

©Zhejiang Daily
©Zhejiang Daily

Se Il Ministero dell’Istruzione italiano, ad oggi non ha ancora la minima idea di come si possa tornare a scuola e quando, potrà prendere esempio da altri paesi, che si sono ingegnati, proprio per evitare lunghe assenze dalla scuola ai propri studenti. La scuola non è un tema secondario, anzi, è uno dei principali motori per la ripartenza, perché riguarda la formazione delle nuove generazioni.  In molte scuole del mondo si insegna meditazione, in altre giornalismo critico e fake news. Gli esempi sono tanti e arrivano da tutto il mondo, e se si cercasse di attuarli anche in parte, sembrerebbe vero, perfino lo slogan con il quale si annuncia su più canali social e no  #lascuolanonsiferma.

Dal 18 maggio in Italia hanno aperto i piccoli negozi e anche bar, ristoranti e parrucchieri; è presto per dire se molti riusciranno a fare l’abitudine alla misurazione della temperatura ai clienti, ai guanti e alle mascherine, e a tutti quei rituali, che oggi sembrano allucinanti. I dubbi per il futuro sono ancora tanti, infatti, molti ristoratori, i più piccoli, non sanno se sopravviveranno, perché ci sarà di fatto una massiccia riduzione di tavoli e clienti, e di conseguenza meno incassi. E tutto questo dopo due mesi circa di incassi zero. Inoltre, bisogna considerare i costi per igienizzanti, mantelline, mascherine, termometri, che andranno a gravare sui costi fissi di un’attività commerciale.

I cappelli del bar tedesco sono una cosa seria, anche se a prima vista sembrano divertenti, ma con tutte le nuove procedure da seguire, ci piace pensare che, anche in queste misure si possa sorridere e sdrammatizzare.

In Germania è nato in questo bar l’idea  del “copricapo per il distanziamento”, che i clienti indossano all’aperto. Studi hanno dimostrato che i luoghi all’aperto sono da preferire a quelli al chiuso, la stagione che sta arrivando ci aiuterà. Ovviamente anche le attività all’aperto dovranno essere protette dalla distanza e dove ciò non sia possibile dalle mascherine.   

 

 

 

Telemedicina e assistenza a domicilio, così sta cambiando il settore della sanità

Il panorama che “avvolge il sistema economico e sanitario mondiale legato alla diffusione del Covid-19, unito al processo di evoluzione demografica e la conseguente modifica dei bisogni di salute della popolazione, con una quota crescente di anziani e patologie croniche, rende necessario un ridisegno strutturale ed organizzativo della rete dei servizi, soprattutto nell’ottica di rafforzare l’ambito sanitario e di assistenza al cittadino”. Lo sostiene Starting Finance in un articolo in cui analizza come tali circostanze stiano accelerando i settori della telemedicina e dei servizi medici a domicilio.

Il sito spiega che un ruolo fondamentale sarà giocato dalle innovazioni tecnologiche, le quali potranno sostenere “la decentralizzazione dell’assistenza sanitaria dall’ospedale direttamente a qualsiasi dispositivo elettronico di uso comune, attraverso modelli” che “facilitino l’accesso alle prestazioni sul territorio”.

Il mercato della telemedicina, secondo l’ultimo report di Statista (pubblicato questo mese), è cresciuto significativamente negli ultimi anni. In particolare, nel 2019 il giro d’affari a livello è stato valutato a circa 45 miliardi di dollari. E non finita qui, poiché si prevede che il mercato continuerà ad aumentare fino ad arrivare a oltre 175 miliardi di dollari nel 2026.

Telemedicina-grafico-Statista

 

“Numerosi fattori hanno contribuito alla crescita del mercato – scrive Statista – tra cui un aumento dei costi dell’assistenza sanitaria tradizionale, finanziamenti per la telemedicina e un aumento degli utenti della sanità digitale”.

Per quanto riguarda invece l’assistenza sanitaria a domicilio, Data Bridge Market Research prevede, nel suo studio di aprile, che il mercato supererà i 520 miliardi di dollari entro il 2027, contro i 273 miliardi del 2019.

Tali dinamiche potrebbero accelerare lo sviluppo di Rx Home, startup innovativa specializzata – appunto – nella telemedicina e nelle prestazioni mediche domiciliari. La società nei giorni scorsi ha raggiunto l’overfunding e la raccolta, al momento, è arrivata a più di 80.000 euro grazie a 75 soci. Negli ultimi giorni, inoltre, c’è stato un netto aumento degli ordini e, al fine di permettere l’ingresso di tutti i nuovi investitori, la campagna di Equity Crowdfunding verrà estesa fino al 30 maggio.

fonte: Crowdfundme

 

Museo San Domenico Maggiore, il Doma

Visitare il Complesso monumentale di San Domenico Maggiore di Napoli (oggi Museo Doma) è una suggestiva esperienza che attraversa 8 secoli tra arte, storia, cultura e fede. In questo complesso, che è uno dei monumenti più importanti del Centro storico napoletano, hanno lasciato traccia da San Tommaso d’Aquino a Giordano Bruno e Tommaso Campanella, da Tiziano a Michelangelo da Caravaggio, da Raffaello a Giuseppe de Ribera, da Tino di Camaino a Francesco Solimena, da Luca Giordano a Luigi Vanvitelli, Domenico Vaccaro, Cosimo Fanzago, Mattia Preti e una moltitudine di altri artisti noti e meno noti.

Sacrestia di San Domenico Maggiore (Chiesa di San Domenico Maggiore, Napoli)
Sacrestia di San Domenico Maggiore (Chiesa di San Domenico Maggiore, Napoli)

La maestosa Basilica, in cui risuona un organo di 1640 canne, presenta una particolarità: alla Piazza San Domenico Maggiore si mostra con l’abside e non con la facciata principale. L’ingresso primario si spalanca invece nel cortile del convento. Dalla piazza, costruita in epoca successiva alla chiesa, si accede alla Basilica attraverso la grande scalinata sul lato occidentale, voluta da Alfonso I d’Aragona per la chiesetta romanica di San Michele Arcangelo a Morfisa, inglobata nel complesso, che conduce al transetto destro della Basilica.

Sandomenico

Il percorso museale standard con visita guidata comprende la Sagrestia, le Arche Aragonesi, la Sala degli Arredi Sacri con la Collezione di abiti del XVI secolo e il Salvator Mundi della scuola di Leonardo da Vinci.

Il percorso museale completo, sempre con visita guidata, culmina con la visita al Corridoio e alla Cella di San Tommaso d’Aquino e, quando possibile, alla Sala del Capitolo e ai Refettori. Il Santo filosofo studiò e visse a più riprese  nella Basilica di San Domenico Maggiore: qui si conservano oggetti appartenuti al Santo e il Crocifisso prodigioso del XIII secolo, che secondo la tradizione parlò al frate aquinate.

Il visitatore potrà scoprire:

  1. La prestigiosa sala del Capitolo;
  2. Le monofore recuperate dai lavori di restauro;
  3. Le mostre e gli eventi;
  4. La luminosa macchina delle quarantore;
  5. Il Crocifisso miracoloso che parlò a San Tommaso D’Aquino;
  6. La statua acefala di Tommaso Ruffo;
  7. La leggenda della Madonna di zi’ Andrea.

Sul ballatoio che sovrasta gli stalli delle pareti della Sagrestia del Museo San Domenico Maggiore sono presenti poco più di 40 feretri di reali e nobili legati al casato d’Aragona, la maggior parte dei quali contenenti i corpi imbalsamati dei defunti, che furono accuratamente studiati negli anni Ottanta dalla Divisione di Paleopatologia dell’Università di Pisa. I sarcofagi, comunemente chiamati Arche Aragonesi o Tombe dei re Aragonesi, sono ricoperti da preziosissimi tessuti policromi e sono decorati da ornamenti pittorici e scultorei di diversa tipologia. Le sepolture furono originariamente collocate nel coro della Basilica di San Domenico Maggiore e, solamente negli anni Novanta del XVI secolo, furono spostate nella sagrestia per evitare i frequentissimi incendi a cui la chiesa era esposta.

Nei sarcofagi fu sepolta quasi l’intera dinastia aragonese (1442-1503) e fra i corpi era presente anche quello di re Alfonso V d’Aragona, detto il Magnanimo, morto nel 1458, le cui spoglie furono però traslate nel 1666 in Spagna. La sua arca, ormai vuota, è sormontata da un ritratto del re risalente al secolo XVII.

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fonte: museosandomenicomaggiore.it

Virus: Lungimirante premonizione nell’opera del pittore Michele Rosa

Arte e pandemia

La Pandemia da Covid-19, prima ancora di divenire oggetto di studi scientifici e medici, e  quasi contemporaneamente, sono stati studiati i suoi risvolti sociali ed economici. Virus e batteri sono all’origine della vita, il Covid-19 entrerà anche nella letteratura, influenzando la scuola, il nuovo modo di lavorare e di vivere il tempo libero, anzi lo ha già fatto. Riceviamo e pubblichiamo tracce di Virus come tema, trattato anche nell’arte della pittura.

Singolare come i virus, sebbene privi di una cellula propria, possano nelle loro imperfezione, togliere la vita stessa a grappoli, fare stragi con atroci effetti.

La segregazione forzata di questi tempi ha consentito il ritrovamento d’archivio di un breve ma interessante scritto di Michele Rosa (pittore classe 1925 ancora attivo) del 2008 relativo ad una serie di dipinti realizzati tra il 2008 e il 2009, visionabili in parte nel seguente Link di riferimento: Pandemia mondiale

Quello dei virus come soggetto sembra un presentimento che Michele ROSA ebbe modo di trattare in termini programmatici e pittorici già a partire da quegli anni.

Alcuni dei dipinti che sono annunciati nello scritto fanno parte della collezione dell’ambasciata d’Italia in Lussemburgo dal 2019 (come il n. 6, 7, 8. e 9 del seguente link: Ambasciata d’Italia in Lussemburgo e contenuti nel relativo catalogo (“Un frammento di vita – MICHELE ROSA“, a cura di Alfio Borghese, Ed. Clexidra, 2019, che pone un inequivocabile termine ante quo rispetto alla attuale pandemia.

Virus soggetto pittorico
scritto di Michele Rosa

 

 

Virus e DNA, 2009 - 103x82

Virus, 2009 – 80 x 60

Fonte: Comunicato Stampa Errico Rosa

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