Amazzonia, Greenpeace sul palazzo della Commissione Europea: L’Europa è complice degli incendi

Cinque attivisti di Greenpeace hanno scalato la facciata di 14 piani della sede della Commissione Europea, a Bruxelles, ed esposto uno striscione di 30 metri con il messaggio “Amazon fires – Europe guilty”. Lo striscione riproduce un foro nell’edificio attraverso il quale si vede l’Amazzonia in fiamme. Alcuni attivisti a terra hanno aperto invece degli striscioni in diverse lingue, su quello in italiano si legge “L’Europa griglia, l’Amazzonia brucia”.

Gli attivisti hanno utilizzato fumo e cenere finti per simulare gli incendi che stanno consumando la foresta amazzonica e che sembrano destinati a superare i drammatici record dello scorso anno. Il consumo europeo di prodotti legati alla deforestazione e al degrado forestale rende l’Ue complice di questi incendi. Greenpeace, insieme ad oltre 100 organizzazioni europee impegnate in campo ambientale e sociale, chiede che materie prime e alimenti immessi sul mercato europeo non siano legati alla deforestazione e alle violazioni dei diritti umani.

Five activists scaling the 14-storey facade of the European Commission headquarters in Brussels hung a 30-metre banner mimicking a hole burned through the building, revealing the Amazon in flames, with the message: “Amazon fires – Europe guilty”. The activists also used smoke machines and fake ash to simulate the fires currently burning in the Amazon rainforest, which look set to be even worse than last year’s headline-grabbing destruction. European consumption of products that drive forest clearance makes the EU complicit in these fires and other forest destruction. The EU Commission is considering a new law to cut Europe’s contribution to deforestation, so Greenpeace and over 100 other environmental and social justice organisations are demanding that forest destruction products are kept off the EU market.

“Quel che sta accadendo in Amazzonia ci riguarda da vicino: l’Ue importa grandi quantità di alimenti e materie prime come carne e soia destinata alla mangimistica, la cui produzione è strettamente legata alla distruzione dell’Amazzonia e di altri ecosistemi, alla crisi climatica in corso e alle violazioni dei diritti umani. Purtroppo, si tratta di prodotti che troviamo comunemente sugli scaffali dei nostri supermercati e i cittadini europei non dovrebbero essere complici inconsapevoli di questa devastazione” afferma Martina Borghi, campagna Foreste, Greenpeace Italia. “Ogni due secondi perdiamo un’area di foresta grande quanto un campo da calcio: abbiamo urgente bisogno di una normativa europea in grado di garantire che gli alimenti e le materie prime che arrivano sulle nostre tavole rispettino criteri di sostenibilità ambientale e sociale ambiziosi e chiari” conclude Borghi.

Europe Guilty

L’Unione europea è responsabile di oltre il 10 per cento della distruzione delle foreste del mondo, principalmente a causa di prodotti come carne, soia destinata alla mangimistica, olio di palma e cacao. Nel 2014, l’Ue è stata responsabile del 41 per cento delle importazioni globali di carne, del 25 per cento di quelle di olio di palma e del 15 per cento di quelle di soia (in gran parte utilizzata come mangime). Dopo anni di attesa, la Commissione europea si è impegnata ad elaborare, nel 2021, una nuova normativa per affrontare gli impatti negativi dei consumi Ue sulle foreste del mondo. A questo proposito, lo scorso 3 settembre ha aperto una consultazione pubblica per conoscere il parere dei cittadini europei sul tema e chiedere quali misure adottare per affrontare il problema.

fonte: Ufficio Stampa Greenpeace Italia

Perché il Coronavirus colpisce di più la salute mentale delle mamme

Questa pandemia ha colpito il benessere di tutti, ma in particolare dei genitori responsabili dell’assistenza all’infanzia, è quanto si legge in un interessante articolo apparso su TheGuardian.

La crisi del Covid-19 ha significato un enorme cambiamento economico, da come e dove lavoriamo a chi può lavorare. Da qui la lite sul se e quando torneremo in ufficio. Ma questa crisi ha capovolto anche le nostre vite personali, la vastità del cambiamento che crea stress – prosegue l’articolo

La ricerca rivela la dimensione della sfida alla nostra salute mentale. I dati del regno Unito dimostrano che quasi il 20% di noi riferisce sintomi di depressione, il doppio della norma pre-pandemica.

Questo è importante. Sappiamo che la cattiva salute mentale e l’infelicità ci rendono meno produttivi al lavoro e contribuiscono alla rottura delle relazioni.

Tutti sono colpiti, ma non tutti sono colpiti allo stesso modo. Per le persone di età compresa tra 16 e 39 anni, la quota che riferisce sintomi di depressione è quasi triplicata al 30%. La ricerca tedesca ci fornisce ulteriori informazioni su cosa sta causando questa catastrofe, confrontando il benessere di genitori e non genitori. I due gruppi avevano tendenze simili prima della crisi, ma i genitori hanno visto cali maggiori nel benessere una volta chiuse le scuole e gli asili nido.

Il benessere delle madri è quello più colpito, in linea con ricerche più ampie che mostrano che, mentre le donne non hanno avuto maggiori probabilità di perdere il lavoro rispetto agli uomini, le madri lo fanno più dei padri, in parte perché devono affrontare il più grande fardello di isolamento: l’assistenza all’infanzia.

La lezione? Il ritorno a scuola di questa settimana è fondamentale per il futuro dei nostri figli, ma anche per il benessere di molti genitori nel qui e ora.

Come possiamo difenderci dal Coronavirus

Covid-19: Oltre a mascherine, distanza e sanificazione, parlare a bassa voce riduce di cinque volte il rischio di contagio, come spiega Jose L. Jimenez, professore all’Università del Colorado

Già ce lo avevano detto che il silenzio è d’oro, ma oggi lo è ancora di più.In tutti questi mesi abbiamo imparato molto sul nuovo Coronavirus, siamo diventati esperti delle distanze e dei dispositivi di protezione. Inutile girarci intorno, non esiste nessuna cura miracolosa e nemmeno nessun vaccino, anche se ci stanno lavorando. Nei luoghi chiusi, in quelli all’aperto, a volte si fa assembramento senza mascherine. In altri si entra solo con mascherina, misurando la febbre e dopo aver igienizzato le mani. In America, a New York, l’amministrazione spende circa 15 milioni di dollari per sanificare i vagoni della metropolitana. Alle prossime elezioni del 20 e 21 settembre, l’Italia si misurerà con ciò che avverrà nei seggi, con le misure anti-covid e altre pratiche, che dovranno garantire all’elettore di votare, senza rischiare la vita. A Tokyo si invitano i passeggeri della Metropolitana a non parlare o a parlare a bassa voce.

Un interessante articolo apparso su ThAtlantic recita : Maschera e stai zitto. L’articolo di Derek Thompson parla fra l’altro dell’importanza del silenzio e si chiede come mai in pochi parlano di quest’altro efficace metodo per tener lontano il Covid-19. Sappiamo bene che i primi a chiudere (e a restare chiusi a lungo) sono stati i luoghi di culto, come le chiese, con grande attenzione ai cori. Questo perché il Virus si trasmette attraverso il respiro e una chiesa con tante persone che rispondono insieme e un coro che canta, è il posto ideale per la diffusione del virus. Secondo punto, non meno importante è il tempo che si trascorre ad una funzione religiosa, che si aggira, di solito ad un’ora o più (troppo tempo).

Nell’articolo, il giornalista continua: Ogni via di trasmissione virale andrebbe giù se parliamo meno, o parliamo meno forte, negli spazi pubblici”, mi ha detto Jose L. Jimenez, professore all’Università del Colorado a Boulder, che studia la trasmissione delle malattie. “Questo è solo un fatto molto chiaro. Non è controverso. “

Il silenzio è d’oro come strategia antivirale a causa del modo in cui questa malattia si diffonde. Il coronavirus sembra muoversi principalmente attraverso particelle virali che eruttano dai nostri volti quando starnutiamo, tossiamo, parliamo o cantiamo. Alcune di queste particelle sono abbastanza pesanti da schizzare su una superficie vicina o cadere rapidamente a terra. Quelle sono chiamate goccioline grandi . Sono grandi solo in confronto ai globuli più piccoli che spruzzano dalla nostra bocca e rimangono nell’aria in una nube di particelle vorticose. Questi sono chiamati aerosol .

“La verità è che se tutti smettessero di parlare per un mese o due, la pandemia sarebbe probabilmente morta”, ha detto Jimenez. Pur sottolineando l’importanza della distanza, ha spiegato che senza alcuna comunicazione a stretto contatto, sarebbe difficile per questo virus continuare a muoversi tra le persone. (Non è consigliabile testare la versione più estrema di questa tesi formando un mosh pit silenzioso o sputando in ogni direzione quando cammini per strada.)

Chi ama parlare molto soffrirebbe con questo metodo, mentre chi ama il silenzio, lo amerà ancora di più, considerando che poi non è tanto male. Con questa Pandemia, forse, non impariamo nulla di nuovo. Inoltre, la combinazione di più dispositivi e norme comportamentali aiuta a sconfiggere o almeno a limitare la diffusione del Covid.

In effetti, molte sono state le restrizioni, che sono state imposte e quando usciamo di casa, ci sembra ancora strano mantenere la distanza, indossare la mascherina e perfino parlare a bassa voce. Consoliamoci però, pensando che l’autore della frase Il silenzio è d’oro non è solo. I più grandi uomini della terra apprezzavano il silenzio, condizione ideale per un pratica antica, la meditazione. Pensiamo a San Francesco d’Assisi, al profeta Maometto e a Buddha, pensiamo a Ghandi e a Gesù, il quale imponeva il silenzio; in effetti, lo ha usato in molte occasioni, fra la meraviglia di chi lo conosceva come Maestro delle folle. Una contraddizione che ad oggi è ancora oggetto di discussione negli ambienti intellettuali e religiosi.

Dall’Irpinia al Cilento il nuovo sentiero dei parchi CAI: quattrocento tappe e ventisei parchi

Settemila chilometri è il nuovo cammino definito da CAI (Club Alpino Italiano) con il Ministero dell’Ambiente, che attraversa le immense bellezze della Regione. Il protocollo d’Intesa prevede una collaborazione per diffondere la cultura dell’ambiente e educare alle tematiche dell’ecosistema. «Un itinerario escursionistico che toccherà tutti i 25 Parchi nazionali del nostro Paese, che avrà come spina dorsale l’attuale Sentiero Italia CAI – spiega il ministro dell’Ambiente Sergio Costa –. I parchi nazionali – continua il ministro – sono uno scrigno della natura: bisogna garantirne la conservazione, ma anche la fruibilità. L’attenzione riservata con la legge di bilancio – ben 35 milioni di euro nel periodo 2020-2033 – per la manutenzione e il potenziamento delle reti sentieristiche nelle aree protette insieme a questo accordo con il Cai sono segnali importanti di quanto ci stia a cuore il nostro inestimabile patrimonio di biodiversità e la sua valorizzazione in termini di turismo sostenibile, soprattutto in questo periodo di ripresa post-Covid nel quale tutti sentiamo il bisogno di stare più all’aria aperta. E per tutti i viaggiatori lungo il Sentiero dei Parchi creeremo anche un ‘passaporto’, un riconoscimento simbolico per gli escursionisti che attraverseranno il territorio di ciascun parco e per premiare quelli che saranno riusciti a completarlo facendo tappa in tutti e 25 i Parchi Nazionali». L’attuale Sentiero Italia CAI, lungo oltre 7000 km, collega tutte le regioni italiane lungo la dorsale appenninica e l’arco alpino, da Santa Teresa Gallura, nel nord della Sardegna, a Muggia, in provincia di Trieste. Un itinerario, che abbraccia tutto il Paese attraverso le montagne, e che attualmente attraversa già 16 dei 25 parchi nazionali e conta 85 tappe, su un totale di circa 400, comprese interamente o parzialmente all’interno dei loro confini.

Grazie all’accordo con il ministero è prevista la realizzazione di specifiche varianti, così da comprendere tutte le aree protette, in un percorso di visita eco-sostenibile che unisca parchi, riserve della biosfera, siti naturalistici Unesco e patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

Obiettivo del progetto è rilanciare le aree protette come luoghi di conservazione e di gestione della natura, che consentono ai residenti la possibilità di realizzare filiere economiche sostenibili.

La rete sentieristica dei parchi nazionali valorizza il patrimonio naturalistico e culturale delle aree protette e promuove la tutela e il presidio dei territori. Il ministero dell’Ambiente è intervenuto negli ultimi anni in casi di particolare urgenza per la messa in sicurezza e il ripristino di reti sentieristiche dissestate a seguito di eventi estremi che hanno causato gravi danni ai territori dei parchi. Da quest’anno, grazie allo stanziamento destinato al potenziamento delle infrastrutture verdi nelle aree naturali protette, assegnato dalla legge di bilancio al ministero per una somma complessiva di 35 milioni di euro da utilizzare tra il 2020 e il 2033, sarà possibile finanziare interventi di manutenzione e potenziamento delle reti sentieristiche nelle aree protette nazionali, così da rafforzare, attraverso la loro valorizzazione, l’identità e la cultura dei luoghi e sostenere l’economia locale e il turismo sostenibile.

QUI è possibile accedere alla mappa completa del percorso per conoscere le tappe e informarsi sulle aree da visitare

SENTIERO DEI PARCHI: LE TAPPE CAMPANE

Passo del Fortino – Sanza (21,7 km e 387 m di dislivello)
Sanza – Rifugio Cervati (10,3 km e 1103 m di dislivello)
Rifugio Cervati – Piaggine (16 km e 210 m di dislivello)
Piaggine – Passo della Sentinella (19,6 km e 1121 m di dislivello)
Passo della Sentinella – Casone Aresta (15,5 km e 431 m di dislivello)
Casone Aresta – Sicignano degli Alburni (14,8 km e 527 m di dislivello)
Sicignano degli Alburni – Senerchia ( 32,3 km e 759 m di dislivello)
Senerchia – Monte Polveracchio (14,5 km e 1333 m di dislivello)
Montepolveracchio – Acerno ( 10,1 km e 56 m di dislivello)
Acerno – Casa Rocchi (16 km e 524 m di dislivello)
Bivio Casa Rocchi – Piano di Verteglia (10,4 km e 560 m di dislivello)
Piano di Verteglia – Serino (13,6 km e 524 m di dislivello)
Serino – Contrada – Monteforte (22,5 km e 603 m di dislivello)
Contrada – Mercato San Severino (14,7 km e 649 m di dislivello)
Monteforte – Bivio Ospedaletto (7,4 km e 662 m di dislivello)
Mercato San Severino – Varco della Foce (12,1 km e 708 m di dislivello)
Bivio Ospedaletto – Rifugio Piano di Lauro (15,3 km e 821 m di dislivello)
Varco della Foce – Corpo di Cava (9,8 km e 371 m di dislivello)
Rifugio Piano di Lauro – Bucciano (20,2 km e 44 m di dislivello)
Corpo di Cava – Avvocata (5,6 km e 582 m di dislivello)
Bucciano – Piano di Prata (19 km e 1293 m di dislivello)
Avvocata -Valico di Chiunzi (12,5 km e 381 m di dislivello)
Piana di Prata – Telese (22,6 km e 348 m di dislivello)
Valico di Chiunzi – Monte Cerreto (4,5 km e 705 m di dislivello)
Telese – Faicchio (12,8 km e 248 m di dislivello)
Monte Cerreto – Faito (13,4 km e 576 m di dislivello)
Faito – Gioia Sannitica (5,9 km e 356 m di dislivello)
Faito – Colli di Fontanelle (15,4 km e 441 m di dislivello)
Gioia Sannitica – Piedimonte Matese (17,8 km e 960 m di dislivello)
Colli di Fontanelle – Punta Campanella – Termini (16,9 km e 935 m di dislivello)
Piedimonte Matese – Campitello Matese (18,3 km e 1563 m di dislivello)

fonte: Orticalab

Immagini da matese.guideslow

Rivoluzione tecnologica: I trend nella sanità digitale

Con “sanità digitale” si fa riferimento all’applicazione dell’innovazione tecnologica e della digitalizzazione nelle pratiche medico-sanitarie e nell’ottimizzazione del percorso di cura dei pazienti.

Si tratta di un nuovo scenario capace di supportare in maniera concreta le attività di molteplici settori sanitari (l’assistenza, la sorveglianza, lo studio per promuovere prevenzione e diagnosi ma anche il trattamento e il monitoraggio delle condizioni) semplificare l’accesso ai servizi, migliorarne l’efficienza e ottimizzare la gestione e l’organizzazione delle pratiche medico-sanitarie nell’intero settore della sanità.

La rivoluzione digitale in campo medico va dunque ricercata, voluta e supportata così da rispondere efficacemente ai condizionamenti settoriali e sfruttare le opportunità a disposizione: più informazione, maggiore integrazione dei servizi, più competenze trasversali, relazioni fluide e dirette, etc.

Quali sono i trend tecnologici che incidono positivamente sul settore della sanità e quali i vantaggi per pazienti e strutture sanitarie

Fascicolo Sanitario Elettronico

Il FSE è lo strumento attraverso cui un paziente/utente può tracciare e consultare la propria storia medico-sanitaria e condividerla in maniera immediata e diretta con i professionisti sanitari.

Esso è in effetti definito come uno strumento che raccoglie “l’insieme dei dati e documenti digitali di tipo sanitario e socio-sanitario generati da eventi clinici presenti e trascorsi, riguardanti l’assistito” (DPCM n.179/2015) e a seguito del consenso del paziente può esser aggiornato e reso disponibile in formato digitalizzato da tutti i professionisti presenti sul territorio nazionale.

Il FSE è una base informativa completa che permette di:

  • facilitare l’integrazione delle diverse competenze professionali e semplificare l’assistenza del paziente;
  • rendere disponibile ai pazienti la loro documentazione sanitaria, sempre e ovunque (non sarà più necessario che il paziente porti con sé i propri documenti sanitari ogni qualvolta cambi struttura o medico);
  • Semplificare una serie di operazioni che riguardano le prestazioni e l’offerta di salute (immediata visualizzazione di referti, prenotazioni, terapie, etc);
  • Favorire il processo di dematerializzazione dei documenti sanitari (con conseguente e favorevole abbattimento dei costi per la gestione e la conservazione dei documenti cartacei),
  • Migliorare la qualità della vita e facilitare il dialogo, l’interazione e il rapporto tra medici e pazienti.

Telemedicina

La telemedicina è l’insieme di tecniche mediche e informatiche che permettono di fornire servizi sanitari e consulenze mediche da remoto, favorire il colloquio diretto tra medico e paziente via smartphone e/o laptop, nonché, monitorare e sostenere con tempestività e costanza le terapie dei pazienti cronici.

La telemedicina conduce il paziente al centro del percorso di cura ed è garanzia di una pluralità di benefici e vantaggi:

  • Elimina le barriere geografiche e accorcia le distanze, consentendo, ad esempio, ai pazienti di poter chiedere un consulto anche a chi opera fuori regione senza dover affrontare spostamenti;
  • Garanzia di una maggiore equità d’accesso alle cure e di una gestione continua dei casi cronici;
  • Abbatte i tempi d’attesa e limita la presenza massiccia dei pazienti negli ambulatori e in sala d’attesa;
  • Agevola l’interazione di diversi specialisti in un unico caso terapeutico, indipendentemente dalla struttura o dal paese in cui operano.

In realtà, l’Italia non ha un’infrastruttura sanitaria che supporti la medicina digitale, anche se ha competenze e risorse per poterla attuare al meglio. La medicina digitale trova applicazione per quanto riguarda le ricette mediche e per evitare lunghe file alle Asl, con un minor spreco di tempo, energia e denaro. L’Italia è il Ventiquattresimo paese su 28 per sviluppo digitale.  Secondo alcune stime in Italia si potrebbero costruire 600 ospedali intelligenti, e in questo modo trovare le risorse risparmiando il 30% delle spese sanitarie. Gli Hub digitali non sono un’utopia, il politecnico di Milano ha stimato un risparmio sulla spesa sanitaria di 15 miliardi di euro; una somma che si potrebbe investire nelle Start up del settore sanitario, e nella formazione di infermieri informatizzati. Infine, ci sono 30 miliardi di euro che l’Europa mette a disposizione  per lo sviluppo digitale dietro presentazione di progetti. In Italia ci sono le competenze, le tecnologie e le apparecchiature, per realizzare una rivoluzione anche nel campo della sanità pubblica, ma ciò non avviene.

Cup – Centri Unici di Prenotazione

Uno dei trend della sanità digitale che favorisce l’accesso all’assistenza sanitaria in tempi rapidi è il CUP, Centri Unici di Prenotazione (CUP). Il CUP, consente al cittadino/paziente di effettuare la prenotazione dei servizi sanitari mediante diversi canali digitali (mail e/o totem posti nelle farmacie, portali internet, applicazioni mobili, etc) che integrati alle rispettive agende di prenotazione favoriscono l’abbattimento dei tempi d’attesa e la diretta accessibilità alla cura.

Per CUP s’intende il sistema centralizzato e informatizzato di prenotazione delle prestazioni sanitarie, mediante cui gestire l’intera offerta (SSN, regime convenzionato, libera professione) in modo organizzato ed efficiente, e supportare le modalità di programmazione dell’offerta sanitaria per contenere i tempi d’attesa, migliorare il servizio assistenziale ai pazienti, ottimizzare l’offerta verso il paziente e valutarne il fabbisogno confrontando quanto prenotato con quanto concretamente erogato. Il CUP, tra l’altro oggi, si integra con le agende di prenotazione di software e Doctor Manager gestionali medici, utilizzati in ambulatori e strutture sanitarie convenzionate con il SSN, favorendo il processo di digitalizzazione dell’intero settore medico-sanitario.

Applicazione medico-sanitarie sia per i pazienti che per i medici

Il mercato della sanità digitale, dunque, è sempre più guidato dalle attese dei pazienti, dalla loro sempre più acuta consapevolezza nei confronti di temi legati alla salute e al benessere e dai loro stili di vita più digitali. Strutture e medici, pertanto, devono rispondere strategicamente, ascoltando le necessità dei pazienti e offrendo soluzioni digitali idonee al miglioramento del loro percorso di cura e al raggiungimento di sempre più efficaci ed efficienti obiettivi di performance.

I borghi d’Italia si ripopolano con lo Smart working

Cosa non ha fatto lo smart working? Ha creato, se possiamo azzardare, un nuovo stile di vita, un modo di pensare diverso. In pratica lo Smart working ha permesso a milioni di persone di lavorare da casa, e da casa ad altri luoghi il passo è breve. Se posso lavorare da casa, posso lavorare ovunque. Di poche settimane fa è la notizia che le isole Barbados incentivano gli smart workers a trasferirsi, per rifocillare l’economia e il turismo.

E se possiamo vivere e lavorare su un’isola dei Caraibi, allora lo possiamo fare anche da un piccolo, tranquillo borgo italiano? Qualche amministrazione già sta pensando a case gratis e banda larga e non solo. Negli ultimi tempi i borghi italiani stanno vivendo una rinascita, si sta infatti, riscoprendo la cultura e di questi antichi luoghi. In molti borghi si respira una storia millenaria, che insieme alle tradizione, ad un paesaggio, il più delle volte incantevole li rendono mete molto ambite dai turisti e non solo. Forse, perché il modella della città metropoli, trafficata e caotica ha ceduto il passo, come dimostra il fatto che sempre più giovani diventano imprenditori agricoli e si spostano in campagna.

Rosanna Mazzia, presidente dell’Anci – Associazione Nazionale Comuni Italiani – lancia un appello: “Se lavorate in smart working considerate la possibilità di trasferirvi nei borghi, anche per brevi periodi. L’importante è che sia presente una connessione internet stabile”.

Molti borghi rischiano lo spopolamento totale, e sarebbe un vero peccato non approfittarne, proprio ora che la globalizzazione potrebbe darci una mano. Il web ci connette con il mondo intero, e potrebbe nascere addirittura un nuovo modello intermedio fra tecnologia e tradizioni, fra informazione e bellezza. Le idee sono tante come le strategie per invertire la rotta.  La richiesta al governo è di “un programma organico per invertire la rotta puntando sul lavoro” attraendo così nuovi abitanti. Dunque: “banda larga; vantaggi fiscali – anche a tempo – per chi vive o fa impresa nei centri a rischio spopolamento; servizi”. Non solo: “In Italia – continua – ci sono 2 milioni di case abbandonate, senza contare le terre. Servirebbe una norma per poterle riutilizzare “.

Molto dipenderà dai sindaci dei borghi, ormai la strada è aperta, e le scelte giuste, come le richieste al governo da parte degli amministratori potrebbero fare la differenza. Servono per questo cambiamento, persone che abbiano lungimiranza e una visione globale. Oltre alla banda larga, agli sgravi e alla cultura, le persone potrebbero essere attratte anche da eventi, manifestazioni e da tante altre cose, che non farebbero mai desiderare di ritornare nella grandi metropoli. Non bisogna dimenticare che nei borghi si vive con più intensità, la vita sembra essere più lenta e il tempo assume un senso diverso. L’ambiente è lo sfondo principale, per cui viene rispettato molto di più rispetto alle città, dove la natura ha lasciato il posto al cemento. I sindaci dovranno fare molto, insieme al governo, che a volte su alcuni temi sembra distrarsi.

Economia e Finanza: le scelte intelligenti

Esistono diversi metodi e strategie per tenere sotto controllo le spese e attuare una politica di risparmio, che procurerà solo vantaggi e maggiori disponibilità finanziarie. L’imprenditore abile è colui che verifica, valuta e controlla i conti. Avere sempre a portata di mano un piccolo bilancio mensile, che ci racconta quanto spendiamo, in che modo e in che cosa è uno strumento di misurazione. Tale strumento serve per migliorare. L’importanza di vivere un’esistenza semplice è anche un valore che va perseguito ogni giorno. L’individuo che sa misurarsi in ogni situazione, che sa effettuare scelte importanti, anche se difficili, ha una marcia in più, più autonomia, intelligenza e ha sicuramente più personalità rispetto al solito banale “consumatore”.

In molti si chiedono come avere entrate extra o mettere da parte dei risparmi. In realtà esistono tantie piccole abitudini, che se seguite giorno per giorno, assicurano più di quanto potrebbe bastare.

Innanzitutto, è importante mantenere un buon equilibrio mentale e per raggiungerlo bisogna seguire poche regole basilari come, fare attività fisica, buon riposo, leggere e informarsi, meditare, evitate situazioni stressanti, dare spazio al Relax.

Per quanto riguarda il lato finanziario, gli acquisti possono essere effettuati mettendo a confronto varie offerte, per questo, vi sono molti siti nati proprio per questo. Al di là dei siti di comparazione, è possibile fare semplici ricerche e trovare lo stesso prodotto con prezzi differenti. Negli ultimi tempi sono nate carte Cashback come Blu American Express, Hype, N26, Revolut Metal, Satispay, Cashback card di Cashback World, che restituiscono una quota in soldi, in base ai soldi spesi.

Non è difficile evitare piccole spese, come il caffè al bar troppo spesso, le sigarette, i gratta e vinci, mangiare al ristorante. Queste spese sembrano piccole, e lo sono se si segue la regole del “Una Tantum”. Se invece diventano un’abitudine settimanale e quotidiana potrebbero rappresentare un’uscita di centinaia di euro.

Un’altra regola: il giusto acquisto. Molti guardano la griffe, altri la convenienza; entrambe le strategie sono sbagliate, perché non è necessario comprare un cappotto da 1000 euro e non serve acquistarne uno da 20 euro, perché dopo due mesi, bisognerebbe acquistarne uno nuovo. Il giusto acquisto è il buon rapporto prezzo-qualità.

Attenzione agli sconti, alle promozioni e ai coupon, servono solo per far spendere soldi, dando l’illusione che si sta risparmiando. Leggere un libro o e-book che parla di finanza o di come investire, risparmiare potrebbe essere un’ottima strategia per avere punti di riferimento e spunti su cui lavorare. Infine, sul web si parla tanto di entrate extra guadagni on line. In effetti, ci sono anche buone opportunità, basta sceglierne una, valida e alla nostra portata e perseguirla senza stress e senza fretta.

Cambiamenti climatici: Che cosa sta accadendo all’ambiente che ci circonda e al clima?

Improvvise tempeste e alluvioni, alberi che cadono, frane; da molti anni ci stiamo abituando a quelli che chiamano cambiamenti climatici. Il pianeta terra nei millenni ha subito mutamenti anche più sconvolgenti di quelli di oggi. Intere specie di animali si sono estinte e le terre hanno assunto forme diverse nel corso degli anni. Il problema vero dei cambiamenti climatici è legato a noi esseri umani e alle difficoltà che abbiamo ad adattarci. Le improvvise tempeste e alluvioni si scontrano con le abitazioni costruite, non tenendo conto di tali imprevisti, e in alcuni casi senza alcun criterio.

Tutto ciò si ripercuote sull’economia, i gas serra, il diboscamento ad esempio hanno ripercussioni sulla vita delle persone, sul lavoro e perfino sulla socialità. Da troppi anni gli esperti avvertono che bisogna arrestare la scomparsa di alberi e di intere foreste, che bisogna smettere di cementificare e di costruire in prossimità di montagne, laghi e fiumi. L’abusivismo in Italia è un fenomeno allarmante, e nonostante i pericoli si continua a costruire. Negli ultimi tempi le piogge sono diventate più violente e più abbondanti e il cemento, gli edifici non aiutano l’acqua a non far danni. Tutto questo accade perché ci sono sempre meno terreni, i quali hanno la capacità di assorbire l’acqua, permettendole di arricchire le falde acquifere. Se si continua a costruire, il cemento delle case e delle strade diventa una sorta di impermeabile, che impedisce all’acqua di penetrare nel terreno, e questo è uno dei motivi alla base degli allagamenti.

Il governo ha fatto un passo importante, introducendo il bonus del 110%; tale incentivo permette di rendere le case antisismiche e più green, riducendo il consumo di energia, altro tema importante al centro della salvaguardia dell’ambiente. Anche se l’economia circolare non arriva a una percentuale soddisfacente e auspicabile, bisogna dire che l’Italia occupa la vetta della classifica per quel che riguarda energie rinnovabili e appunto economia circolare. Quest’ultima non è altro che un sistema di produzione ecosostenibile, che prevede il riutilizzo, il riciclo e la condivisione delle risorse. Secondo la definizione della Ellen MacArthur Foundation economia circolare è un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera. Tutto questo vuol dire abbandonare un sistema economico vecchio che sfrutta e distrugge le risorse, che inquina e deturpa l’ecosistema. Già in diversi articoli abbiamo affrontato la Green economy, la blu economy e l’economia circolare, sottolineando l’importanza dei comportamenti degli abitanti della terra. Se si pensa, ad esempio, che dietro ad un caffè c’è sfruttamento di risorse e di persone umane, ha sicuramente senso cambiare le proprie abitudini, iniziando dalla spesa, cioè e a ciò che si compra. Interessandosi alla filiera e leggendo le etichette di un prodotto al supermercato si può fare tanto per l’ambiente. Il punto non è quanto sta cambiando la natura (anche se è un fattore che ci interessa da vicino e che non si può più ignorare), il punto cruciale è il comportamento dell’uomo. Se continuiamo a costruire senza criteri, se gli alberi continuano a morire e non si piantano degli altri e soprattutto se l’economia circolare non diventa il sistema principale, che investe abitudini, produzione e modi di pensare, allora bisognerà aspettarsi e abituarsi alle catastrofi che il clima può causare, tenendo sempre presente che le colpe non sono attribuibili alla natura.

Greenpeace: Nuovi dati su incendi in Amazzonia, 8 mila nello stato di Amazonas, mai così tanti

Greenpeace diffonde oggi nuove immagini degli incendi in Amazzonia, realizzate sorvolando le aree colpite, che mostrano come i roghi interessino anche le aree protette. Mentre la foresta amazzonica continua a bruciare, il governo Bolsonaro, dopo aver proposto una moratoria agli incendi e aver inviato l’esercito, lo scorso venerdì ha fatto dietrofront, annunciando la sospensione di tutte le operazioni per combattere la deforestazione in Amazzonia, gli incendi nel Pantanal e nelle altre regioni.

Secondo l’Istituto brasiliano di ricerche spaziali (INPE), sono stati registrati 29.308 incendi in agosto, il secondo valore più alto negli ultimi 10 anni, e lo stato di Amazonas ha registrato il più elevato numero di incendi della sua storia, oltre 8.000. A causa di problemi tecnici del satellite NASA registrati a metà agosto, i dati potrebbero essere addirittura incompleti.

Amazzonia incendi

“Se l’Amazzonia continua a bruciare rischiamo di spingere verso il punto di non ritorno un bioma già in grave pericolo, con gravi conseguenze per il clima del Pianeta. Il problema però non è solo l’indifferenza del governo Bolsonaro, ma anche la connivenza dell’Unione europea, che sta discutendo l’approvazione del Mercosur, un accordo commerciale con Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay. Se approvato, creerebbe un quadro giuridico ed economico destinato ad aumentare il commercio – e quindi la produzione e il consumo – di carne, mangimi e altri prodotti già fortemente legati alla distruzione dell’Amazzonia, alla crisi climatica in corso e alla violazione dei diritti umani” dichiara Martina borghi, campagna foreste di Greenpeace.

Amazzonia

Per informare e mostrare il legame tra le scelte fatte in Europa e gli incendi in Amazzonia, le volontarie e i volontari di Greenpeace, sabato 5 settembre, saranno presenti in 14 città italiane con iniziative di sensibilizzazione. La richiesta di nuovi terreni per i pascoli e per la produzione di mangime a basso costo destinato anche ai nostri allevamenti intensivi è la spinta maggiore a incendi e deforestazione. Nella maggior parte dei casi, infatti, gli incendi in Amazzonia – e in numerose altre foreste dell’America Latina – vengono innescati deliberatamente per gli interessi dell’agroindustria.

Tra il luglio 2019 e il giugno 2020 l’Italia ha importato dal Brasile oltre 25.000 tonnellate di carne, più di ogni altro paese dell’Unione europea, mentre nel 2019 il nostro Paese è stato fra i primi 10 importatori di soia brasiliana dell’Unione.

Incendi Amazzonia

Gli incendi non sono l’unica minaccia per l’Amazzonia. La diffusione del Covid-19 non si ferma: sono oltre 29.000 gli indigeni contagiati e 761 quelli defunti. È inoltre in corso una nuova corsa all’oro, che si è scatenata dopo che, a causa della pandemia, il prezzo del metallo prezioso ha raggiunto valori mai registrati in 30 anni. Il 73 per cento della deforestazione illegale causata da attività minerarie nel mese di luglio è avvenuto in aree protette e oltre la metà in terre indigene, in particolare nelle terre dei Munduruku e dei Kayapò.

fonte:Ufficio stampa Greenpeace Italia

Covid: cambiamenti nella geografia del lavoro

Smart Working, South working e non solo, grandi sono i cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo del lavoro. In Italia, grazie allo Smart Working si sta assistendo allo svuotamento di molte città del Nord, come Milano. Infatti, gli Smart Workers stanno ritornando e lavorando dalle loro città d’origine: al Sud. Molti lavoratori sono contenti di lavorare in un ambiente diverso dall’ufficio. Il fenomeno South working è coniato da un gruppo di giovani di Palermo. In particolare hanno dato vita ad un’ organizzazione no-profit che è un progetto di Global Shapers Palermo Hub, per studiare il fenomeno dello smart working localizzato in una sede diversa da quella del datore di lavoro, in particolare dal Sud Italia. Se lo smart working dovesse diventare una realtà consolidata, si assisterebbe ad un cambiamento epocale: il mondo del lavoro diventa globale.

Il South Working non è l’unico fenomeno nel suo genere, oltre alle isole Barbados, che hanno invitato per un anno più i lavoratori a trasferirsi per lavorare in remoto, molti borghi italiani stanno ricorrendo ai ripari per salvare l’economia, il turismo e ripopolare antichi centri. L’Italia è un paese bellissimo, ancora da scoprire in pieno e soprattutto ci sono degli angoli che hanno bisogno di essere raccontati, per la loro bellezza, per le tradizioni e la millenaria storia. Banda larga e sgravi fiscali, ma anche affitti brevi e altre agevolazioni vengono offerti a chi decide di andare a vivere e lavorare nei piccoli borghi. Ad oggi i Comuni italiani che rischiano lo spopolamento, sono tantissimi. Trecento i casi più “gravi”, ovvero quelli che – come spiega il delegato dell’Anci Massimo Castelli – hanno perso dal 1971 ad oggi il 50% della loro popolazione, con punte dell’80% . C’è già chi cerca i borghi più caratteristici al mare o in montagna, che offrano strutture con Wi-Fi, tutte le comodità di una città, piscina, centri benessere e barbecue per serate con amici o conoscenti vicini di casa.

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