Ogni tanto nasce la necessità di chiarezza, sono gli eventi che lo richiedono, l’ambiguità prolungata può fare danni. Frasi contro la diversità, idee medievali, atroci fatti di violenza possono prendere il sopravvento, rendendoci assuefatti a tali orrori. Ecco, la necessita di una o più voci, che siano di monito, come un faro per chi ha perso o sta perdendo l’orientamento.
In questi giorni tg e trasmissioni raccontano fatti di violenza inaudita, parole e idee sconvolgenti, pronunciate senza riflettere, con leggerezza e banalità. L’ambiguità regna, se qualcuno (anche autorevole per ruolo istituzionale) lascia passare alcuni orrori, giustificando o licenziando tutto come semplice “libertà di pensiero”. Non bisogna abituarsi alla violenza fisica né a quella delle parole e delle idee. Mai.
Le parole di Papa Francesco alla GMG di Lisbona
Dal 2 al 6 agosto a Lisbona si è tenuta la Giornata mondiale della gioventù. Ci sentiamo rincuorati dalla partecipazione di un oceano di giovani. Siamo pieni di speranza, la stessa che questa gioventù sa regalare. Quell’evento ci ha raccontato che non tutti i giovani sono uguali, non sono tutti vuoti e spietati, banali e omologati come alcune bande o branchi che circolano seminando terrore e violenza.
In mezzo a tanta violenza che ci invade, è importante che ci siano delle voci che parlino in modo diverso, trasformando, rigenerando e dando forza ai valori veri.
La Chiesa portoghese sia «come un “porto sicuro” per chiunque affronta le traversate, i naufragi e le tempeste della vita». È stato l’augurio di papa Francesco ai vescovi, ai sacerdoti, ai diaconi, come pure ai religiosi e alle religiose e agli operatori pastorali, incontrati nel Monastero dos Jeronimos, complesso monumentale di grande bellezza, dove furono firmati nel 2007 i nuovi Trattati dell’Unione Europea.
Non temiamo di affrontare il mare aperto, perché in mezzo alla tempesta e ai venti contrari ci viene incontro Gesù, che dice: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”».
Ai giovani cattolici russi dirà (in un successivo incontro)- Siate artigiani di pace. Quest’ultima è frutto di un seme.
La voce di Mattarella sull’odio
E dopo le ambiguità degli ultimi giorni, soprattutto di una parte politica riguardo ad accesi dibattiti sulle differenze, sui diritti, sui gay, sugli immigrati ecc. Mattarella ha voluto richiamare e ricordare i principi della Costituzione. Ha detto infatti, che la nostra Costituzione nasce per espellere l’odio come misura dei rapporti umani. L’aspirazione non può essere quella di immaginare che l’amicizia unisca soltanto coloro che si riconoscono come simili. Al contrario. Se così fosse, saremmo sulla strada della spinta alla omologazione, all’appiattimento. L’opposto, del rispetto delle diversità; delle specificità proprie a ciascuna persona. Non a caso la pretesa della massificazione, è quel che ha caratterizzato ideologie e culture del Novecento che hanno portato alla oppressione dell’uomo sull’uomo. …
Un altro importante passaggio del suo discorso è stato sulla pace alla quale «non vogliamo rinunciare, oggi, in Europa, dopo l’abisso della Seconda guerra mondiale. Non ci stancheremo di lavorare per fermare la guerra. È contro lo strumento della guerra, che siamo impegnati nell’impedire una deriva di aggressioni del più forte contro il più debole. Per costruire, una pace giusta». E, ricorda, «una pace giusta, non può dimenticare il dramma dei profughi».
Le ideologie della massificazione
Si lascia alle spalle le ideologie della massificazione che hanno segnato la storia del Novecento, e ricorda che «le identità plurali, delle nostre comunità, sono il frutto del convergere delle identità di ciascuno di coloro che le abitano, le rinnovano, le vivificano.
E’ la somma, dei tanti “tu” uniti a ciascun “io”, interpellati dal valore della fraternità, o, quanto meno, del rispetto e della, reciproca, considerazione». Il capo dello Stato ricorda l’intervento a Rimini del cardinale Zuppi e «la dimensione della comune appartenenza all’unica famiglia umana e nella dimensione dell’incontro, fondare la società, il rapporto con gli altri popoli» da lui richiamata. La nostra Costituzione nasce «per superare, per espellere, l’odio, come misura dei rapporti umani».
Chi si trova a ricoprire alcuni ruoli autorevoli ha il diritto e il dovere di lanciare messaggi. Conciliare le idee, le parole e i fatti non è mai stato però semplice. Infatti, il presidente Mattarella, a volte tradisce alcuni principi contenuti proprio nella Costituzione di cui è garante, firmando decreti, che hanno un notevole peso sul rispetto proprio dell’umanità (ricordiamo però che il Presidente della Repubblica non ha potere sulla legislatura, può rimandare un decreto al riesame, dare consigli e moniti, ma non impedire che il parlamento trasformi in legge una proposta).
Il recente provvedimento che impedisce i salvataggi in mare (da lui firmato), non è, ad esempio, espressione di umanità e non rispecchia i principi costituzionali, ma spesso tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo il mare.
Molti non cattolici, ad esempio, criticano il Papa come figura e guida spirituale della chiesa. Ciò non toglie che abbiamo bisogno di voci come il Papa e il Presidente. Abbiamo bisogno di parole che ci rendano più umani, che ci ricordino ciò che è sbagliato e ciò che è giusto.
A volte è necessario farlo, gridarlo a gran voce.
Papa Francesco si è rivolto ai numerosi giovani accorsi con parole semplici e dirette: Gesù ti vuole bene, non ti giudica, cammina con te sempre, ti aiuta a impegnarti per fare della tua vita qualcosa di bello, nonostante tutto.
Una voce, forse arriva da lontano. A volte le persone, le figure e i ruoli ricoperti sono solo strumenti, e possiamo esserlo tutti. Essere portatori di principi sani, farci voce per gridare e per ricordare ciò che molti uomini sembrano aver dimenticato. Possiamo dire, fare e sbagliare, come fa ogni essere umano.
Basti pensare ai molti personaggi famosi, che spesso diventano portavoce di un grido di allarme, che denunciano, che richiamano all’umanità (valore fondamentale). Ricordiamo anche artisti come Badiucao, il dissidente cinese che si batte per i diritti civili anche dal suo esilio o Jorit, che con i suoi Murales ci ricorda che apparteniamo tutti alla stessa razza umana – La scarnificazione, simbolo della tribù umana.
Impossibile citare tutti quelli che si battono per i diritti e la libertà. Julian Assange, per citarne uno, ma anche Aleksey Navalny, in carcere, di recente condannato a 19 anni nel processo in cui è accusato di “estremismo. Ma tutto il mondo sa che è stato condannato perché contro il regimen dittatoriale russo.
Anche noi occupiamo un posto, un ruolo, svolgiamo una professione, un’attività. E proprio come strumenti possiamo veicolare importanti messaggi.
Diventiamo, dunque,strumenti, trasformiamoci in Presidente o Papa, diveniamo come Badiucao, come Jorit e come tutti quelli che difendono la giustizia e l’umanità.
Fonte immagine: Famiglia Cristiana

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