Non sono solo le nuove generazioni a combattere contro l’inquinamento e i cambiamenti climatici. Esistono delle donne anziane, che hanno voglia di lasciare ai loro nipoti un mondo migliore, e per questo obiettivo combattono
La Grande Camera della Corte europea per i diritti umani (CEDU) emetterà domani mattina a Strasburgo il proprio verdetto sul caso «Verein KlimaSeniorinnen Schweiz and Others v. Switzerland», un procedimento avviato a seguito del ricorso presentato dall’associazione elvetica Senior Women for Climate Protection Switzerland (Anziane per il clima Svizzera) e da altri singoli querelanti, supportati da Greenpeace Svizzera. Le ricorrenti chiedono alla Corte di obbligare la Svizzera a intervenire a tutela dei loro diritti umani, e di adottare i provvedimenti legislativi e amministrativi necessari per contribuire a scongiurare un aumento della temperatura media globale di oltre 1,5°C, applicando obiettivi concreti di riduzione delle emissioni di gas serra.
Il ricorso delle Anziane per il clima, presentato il 29 marzo 2023, è stato il primo caso in assoluto sul tema del cambiamento climatico esaminato dalla Grande Camera. Nell’ambito di questo procedimento, come terza parte anche l’Italia, tramite l’Avvocatura generale dello Stato, ha presentato una propria memoria, per supportare la posizione della Svizzera.
Il 9 aprile 2024 la CEDU emetterà il suo responso anche su altri due casi legati al contrasto della crisi climatica: «Duarte Agostinho and Others v. Portugal and 32 Other States», una causa intentata da un gruppo di giovani portoghesi nei confronti di 32 Stati membri dell’Unione Europea, accusati di non fare abbastanza per ridurre le emissioni, e «Carême v. France», che ha per protagonista l’ex sindaco del paese transalpino Grande-Synthe, il quale sostiene che la Francia non ha adottato misure sufficienti per limitare il riscaldamento globale.
L’udienza di domani sui tre casi menzionati dimostra l’importanza crescente delle cosiddette climate litigation (o cause climatiche). I pronunciamenti della Grande Camera della CEDU potrebbero inoltre avere ripercussioni significative sulla giurisprudenza in materia di clima e diritti umani: si prevede infatti una sentenza di principio, alla quale tutti gli Stati del Consiglio d’Europa, Italia inclusa, dovranno fare riferimento.
Cambiamento climatico, il caso della Svizzera
Il 29 marzo 2023 ha rappresentato una pietra miliare nella lotta globale contro la catastrofe
climatica, che si delinea sempre più chiaramente all’orizzonte. Per la prima volta in assoluto
la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) di Strasburgo è stata chiamata ad accertare,
nel corso di un’audizione pubblica, in che misura uno Stato come la Svizzera debba ridurre
in modo più significativo le proprie emissioni di gas serra per tutelare i diritti umani della
popolazione. Tutto è nato dal ricorso presentato alla CEDU nel 2020 dall’associazione
Anziane per il clima e da quattro ricorrenti singole provenienti dalla Svizzera.
Il ricorso delle Anziane per il clima è una delle tre cause sui cambiamenti climatici (cfr.
Scheda informativa CEDU) attualmente sottoposte alla Grande Camera della Corte europea,
composta da 17 membri. Le tre cause sono le seguenti:
● Verein KlimaSeniorinnen Schweiz and Others v. Switzerland (ricorso n. 53600/20)
● Carême v. France (n. 7189/21)
● Duarte Agostinho and Others v. Portugal and 32 Other States (n. 39371/20)
Pertanto, una vittoria dell‘associazione Anziane per il clima e delle ricorrenti singole non
sarebbe solo una vittoria importante per le donne anziane in Svizzera, ma anche per tutte le
generazioni. In tutta Europa. In difesa dei diritti umani, la Svizzera e tutti gli Stati del
Consiglio d’Europa dovrebbero valutare in modo effettivo la propria politica climatica in base
ai principi elaborati dalla CEDU e, ove necessario, rafforzarla. Ciò andrebbe a beneficio di
tutti, giovani e anziani.
La richiesta delle Anziane per il clima Svizzera: l’unione fa la forza
L’associazione Anziane per il clima Svizzera, fondata nell’agosto 2016, all’inizio contava
circa 150 socie. Oggi vi aderiscono oltre 2500 socie in tutta la Svizzera con un’età media di
73 anni. Dato che le anziane appartengono alla fascia di popolazione che risente
maggiormente dei crescenti fenomeni di caldo estremo e che l’associazione rappresenta i
loro interessi, possono diventare socie soltanto le donne in età pensionabile dai 64 anni in su.
AGGIORNAMENTO
La lotta alla crisi climatica è tra i diritti umani
Commentando la decisione odierna della Grande Camera della Corte europea per i diritti umani (CEDU), che ha stabilito che la Svizzera viola i diritti umani delle donne anziane perché non sta adottando le misure necessarie a contenere il riscaldamento globale, Rosmarie Wydler-Wälti, co-presidente dell’associazione Anziane per il clima Svizzera commenta: «Questa sentenza non è solo una vittoria per la nostra associazione. È una vittoria per tutte le generazioni».
In particolare, il tribunale ha riscontrato una violazione dell’articolo 8 (diritto alla vita privata e familiare) e dell’articolo 6 (diritto alla giustizia).
«È un momento indescrivibile. Qiuesta decisione sarà di grande importanza per ulteriori cause sul clima contro Stati e aziende in tutto il mondo e aumenterà le loro possibilità di successo», spiega Cordelia Bähr, a capo del team legale delle Anziane per il clima. «Questa sentenza mostra ai cittadini, ai giudici e ai governi di tutta Europa cosa è necessario fare in termini di protezione del clima per rispettare i diritti umani».
Per la prima volta, un tribunale transnazionale specializzato in diritti umani sostiene esplicitamente il diritto alla protezione del clima. Nella sua sentenza, la CEDU stabilisce i requisiti specifici che gli Stati membri devono soddisfare per rispettare i loro obblighi in materia di diritti umani. Nell’ambito di questo procedimento, come terza parte anche l’Italia, tramite l’Avvocatura generale dello Stato, aveva presentato una propria memoria, per supportare la posizione della Svizzera.
La sentenza rappresenta una pietra miliare per le controversie sul clima a livello globale. Tutti gli Stati del Consiglio d’Europa potrebbero essere invitati dai loro cittadini a rivedere e, se necessario, rafforzare la loro politica climatica sulla base dei principi sviluppati dalla CEDU per salvaguardare i diritti umani. Ne beneficerebbero tutte le persone, al di là della generazione a cui appartengono.
«Quanto accaduto oggi non si ferma a Strasburgo. Le storie delle KlimaSeniorinnen sono anche all’attenzione della Corte internazionale di giustizia, dove all’inizio del prossimo anno si terranno delle udienze sugli obblighi di giustizia climatica di tutti i governi», dichiara la consulente legale di Greenpeace International Louise Fournier, che ha supportato il team legale delle Anziane per il clima.
Secondo l’UNEP, il numero di cause climatiche è più che raddoppiato dal 2017 a oggi. In Italia, il 9 maggio 2023, dodici cittadine e cittadini, Greenpeace Italia e ReCommon hanno notificato a ENI un atto di citazione davanti al Tribunale di Roma per l’apertura di una causa civile per i danni subiti e futuri derivanti dai cambiamenti climatici, a cui ENI ha contribuito con la sua condotta negli ultimi decenni, continuando a investire nei combustibili fossili. La prima udienza di questo contenzioso climatico si è tenuta lo scorso 16 febbraio.
Fonte: Greenpeace
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