Come utilizzare la luce da Smart Working

La neuroscienziata Karen Dawe condivide i suoi consigli per lavorare o studiare

Lo smart working, il lavoro da casa, è per la maggior parte delle persone una nuova abitudine dell’ultimo anno a causa dell’emergenza sanitaria. Questo ha costretto tanti a realizzare angoli studio in abitazioni che prima non avevano, a fare spazio in ogni posto possibile di casa ad un tavolino per posizionare il computer. Le nuove esigenze hanno spostato anche la scelta di case più grandi, con più spazi, terrazzi e giardini per separare il living, la zona letto dall’area lavoro e restare in questo modo più concentrati.

Con il tempo trascorso in casa lavorando anche il fattore illuminazione è diventato importante e da non lasciare al caso per non affaticare ulteriormente gli occhi. 
Come utilizzare la luce per creare un ambiente di lavoro produttivo?La neuroscienziata di Dyson, la dott.ssa Karen Dawe, condivide i suoi consigli
1) Creare uno spazio dedicato: “L’illuminazione svolge un ruolo cruciale nell’indicare che un’area particolare della stanza ha uno scopo specifico. Mentre i regolamenti edilizi fanno in modo che gli ambienti ad uso ufficio dispongano di livelli di luce adeguati, l’illuminazione nelle postazioni di lavoro domestiche è spesso trascurata. 

– Assumere il controllo della luce che ci circonda. Giocare con varie opzioni, finché non si trova il giusto assetto personale. 
–  Osservare come si distribuisce la luce nell’intera stanza e non solo nelle immediate vicinanze dell’apparecchio di illuminazione. 
–  Essere consapevoli della posizione dei punti luce. La luce naturale proveniente dalle finestre o dai faretti, che si riflette sullo schermo di un computer, può causare abbagliamento e affaticamento degli occhi, compromettendo la capacità di concentrarsi. 
–  Durante una conference call, evitare di sedersi di fronte a una finestra. Gli interlocutori potrebbero affaticare gli occhi per vedervi correttamente. 
2) Scegliere l’illuminazione giusta in base all’attività da svolgere: “La nostra ricerca dimostra che la gente tende a utilizzare l’illuminazione in casa in quattro modi: luce indiretta per un’illuminazione generale; luce mirata per attività a elevata precisione; luce funzionale per mettere in risalto elementi particolari, come un’opera d’arte, e luce ambientale per creare un’atmosfera rilassante la sera. Eppure, nonostante in ogni casa siano presenti innumerevoli tipologie di apparecchi di illuminazione, a ciascuno è solitamente assegnato un solo compito.”
– Pensare all’atmosfera che si vuole creare nella stanza, soprattutto in virtù delle attività che si intendono svolgere in quell’ambiente. 
– Assicurarsi di avere il giusto livello di luce per il compito da svolgere: se si preferisce leggere con una luce fioca e accogliente, è bene accertarsi che sia comunque abbastanza forte da non affaticare gli occhi. 
– La luce non è tutta uguale. Per le attività di maggior precisione, come dipingere, disegnare o truccarsi, è meglio optare per una luce artificiale, con un indice di resa cromatica (CRI) maggiore. Più alto è il CRI, più i colori saranno simili a come appaiono alla luce naturale. 
3) Riposare!  “Tutti vogliamo rimanere concentrati quando lavoriamo da casa, ma è fondamentale concedere ai nostri occhi un po’ di riposo. Costringere gli occhi a concentrarsi su un’area limitata per un periodo di tempo prolungato, ad esempio leggendo un libro o guardando lo schermo di un PC, significa sforzare i muscoli oculari, con conseguente affaticamento visivo. Per qualcuno questa sensazione può limitarsi a un leggero fastidio, ma in altri può causare forti emicranie. I sintomi dell’affaticamento visivo possono essere provocati anche dallo sfarfallio e dal riverbero delle fonti luminose. Senza rendersene conto, gli schermi che utilizziamo sono spesso troppo o non abbastanza luminosi, con la conseguente formazione di riverberi. L’occhio è in grado di sopportare un certo livello di riverbero, sfarfallio e affaticamento, ma lavorare otto ore al giorno in queste condizioni è davvero eccessivo per i muscoli oculari. 
– Regolare la luminosità degli apparecchi per creare una luce confortevole. Per letture prolungate, aumentare la dimensione dei caratteri. 
– Ogni tanto, distogliere lo sguardo dallo schermo per riposare gli occhi. 
4) Creare una routine legata alla luce naturale: “Quando si tratta di ricreare la giusta illuminazione per incarichi da svolgere lungo l’intera giornata, lo standard di riferimento è la luce naturale. Ci siamo evoluti per vivere e lavorare a una luce naturale e a una temperatura cromatica variabili, regolate dai cicli di giorno e notte. L’illuminazione interna, invece, ha spesso la stessa luminosità e resa cromatica per tutta la giornata. A lungo andare, questo può compromettere il nostro umore e la nostra produttività. La luce solare stimola l’attenzione ed è anche il segnale principale per il nostro orologio biologico. Scandisce il nostro senso interiore del tempo. Anche il ritmo circadiano (altrimenti detto ‘orologio biologico’) influenza il funzionamento del nostro intero organismo, compresi il metabolismo e la routine. Un esempio estremo di ciò che accade quando il nostro orologio biologico è sfasato è il famoso ‘jet lag’.”
 Iniziare la giornata con una passeggiata all’aperto. Questa esposizione d’impatto alla luce del mattino contribuisce ad ancorare l’orologio biologico ai ritmi della luce naturale locale, segnalando al corpo che la giornata è iniziata e fornendogli un programma subconscio. 
– Ricorrere a un’illuminazione interna che permetta di variare la temperatura della luce (da fredda a calda) e la luminosità a seconda dell’ora del giorno. Allestire la postazione di lavoro vicino a una finestra o in un altro spazio ben illuminato dalla luce naturale. 
–  Iniziare una routine serale di regolazione della luce circostante per creare un ambiente rilassante e segnalare al corpo che la notte si sta avvicinando. 
5) Garantire agli occhi la luce giusta di cui hanno bisogno : “Con l’avanzare dell’età, anche i nostri occhi cambiano. I muscoli che controllano la dimensione della pupilla si indeboliscono e lasciano entrare meno luce, facendo così indurire il cristallino. Secondo l’ISE, è proprio a causa di questi cambiamenti che le persone oltre i 65 anni d’età hanno bisogno di quattro volte più luce rispetto agli under 25. Tutti ci siamo trovati almeno una volta nella difficile situazione di dover leggere il menù in un ristorante con una luce particolarmente fioca, mentre qualcuno più giovane accanto a noi non aveva alcun problema. Inoltre, con l’età, il cristallino si ingiallisce, il che compromette la percezione dei colori. I cristallini ingialliti assorbono e disperdono la luce blu, con conseguente difficoltà nel distinguere le sfumature di blu, verde e viola. I colori possono apparire più spenti e i contrasti cromatici meno evidenti. Questo può rappresentare un problema quando bisogna scegliere i vestiti o eseguire compiti che implicano il riconoscimento dei colori.” 
– Mano a mano che l’età aumenta, anche la luce deve aumentare di conseguenza. 
– Le lampadine con un CRI superiore a 80 sono la scelta ideale per aiutare gli occhi “anziani” a distinguere meglio i colori.

Fonte: ANSA

Natale e Capodanno si festeggia online fra Social Contest e altro

Quest’anno un italiano su due in contatto virtuale con i propri familiari, è quanto emerge da un sondaggio

Con la pandemia in atto e i relativi divieti, feste cancellate e usi di famiglia messi in stand by, come trascorreranno Natale e Capodanno gli italiani? La soluzione potrebbe essere online. A raccontarlo il sondaggio lanciato da Airbnb, la piattaforma globale di viaggio, che ha girato la domanda a un campione di intervistati scoprendo due tendenze principali, che confermano il trend di tutto il 2020, vissuto da tutti in gran parte virtualmente: il desiderio di rimanere in contatto con amici e familiari prenotando esperienze online da condividere e la volontà di non rinunciare alle classiche tradizioni natalizie, che diventano adesso digitali.

Il 60% degli intervistati ha dichiarato infatti che trascorrerà le feste in compagnia di un gruppo ristretto di familiari, ma c’è anche chi dovrà rimanere fisicamente lontano da famiglia e amici. Quasi un italiano su due, dunque, rimarrà in contatto “virtuale” con amici e familiari e, tra chi dovrà restare lontano, ben il 75% sta valutando l’idea di prenotare un’esperienza online per festeggiare il Natale e il Capodanno.

Se gruppi e sistemi di messaggistica online restano infatti sempre al primo posto tra i modi per rimanere connessi e comunicare con chi si ama, anche durante le feste, appuntamenti, risate e tradizioni natalizie traslocheranno sul web trovando i loro “surrogati” virtuali della “normale” realtà. Non più uscite al cinema per assistere alle novità del grande schermo, ma appuntamenti online per guardare film insieme (per il 39% degli intervistati). Niente riunioni di famiglia per cucinare sul tavolone in cucina di nonna, ma cooking class con chef e casalinghe dai mille segreti via web (35%). Addio anche ai viaggi in occasione della pausa dal lavoro e benvenuto invece alle gite virtuali in giro per il mondo (20%). A Tal proposito sono da segnalare alcune iniziative social, che stanno riscuotendo un enorme successo. La Magia del Natale è un Social Contest per chi vuole condividere viaggi virtuali con altri appassionati turisti per sempre. Il Contest promosso da ItalicaRentals si svolge sulla pagina facebook.

L’altro Social Contest riguarda il cooking e il buon cibo, promosso dalla pagina La noce moscata. Il più dolce Natale è una sfida fra i dolci di Natale più buoni e originali. In entrambi i contest le sorprese e il premio finale sono d’obbligo!

Specchio di questa tendenza sono le Esperienze Online su Airbnb , tra le quali spiccano sempre più numerose, appunto, lezioni di cucina e mixology, i viaggi virtuali in capitali europee o paesi lontani, ed eventi virtuali tra cabaret, spettacoli di magia e favole per bambini. Per un brindisi in compagnia, per esempio, si può scegliere tra una lezione sui classici aperitivi italiani o una full immersion in vero british-style sull’ arte del gin (tra le esperienze più gettonate sulla piattaforma). Chi è a caccia di divertimento può assistere virtualmente a uno spettacolo natalizio con le drag queen in diretta da Lisbona. E per tutti coloro che hanno nostalgia dei viaggi di fine anno, si può partire (seduti sul divano) alla scoperta di un villaggio thailandese o di Città del Capo. Volendo, anche con tanto di cappello di paglia e occhiali da sole, così, per calarsi nello spirito giusto.

Fonte: ANSA

Come fare scacco matto al Covid con la scienza sociale

Per comprendere il Covid-19, la medicina non basta, è fondamentale analizzare altri aspetti e ricorrere ad altri tipi di scienza: psicologia, stile di vita, socialità, prevenzione. Tutte queste discipline sono talmente legate fra loro da poterci spiegare molto più di quanto possa fare la scienza. Le scienze sociali sono proprio quelle discipline che studiano lo sviluppo delle società e delle istituzioni, delle relazioni, abbracciando un numero considerevole di settori.

Covid: Cosa imparare con l’analisi dello stile di vita

Come viviamo, dove e come lavoriamo, in che misura ci prendiamo cura di noi stessi, possono raccontarci molto sull’origine del virus, sulla sua diffusione, dandoci la possibilità di monitorare l’evolversi della crisi. In Italia, ad esempio, perché il virus durante la prima ondata ha travolto il Nord del paese, con conseguenza devastanti? Analizziamo lo stile di vita di molte metropoli settentrionali: Smog oltre i limiti, sovraffollamento di locali e strade, movida, industrie, fabbriche, centri commerciali, centri urbani con una densità di abitanti oltre la norma. Se per un attimo, oltrepassiamo l’oceano, in alcune città di molti paesi, si vive in modo del tutto differente. La Florida, per fare un esempio (ma ce ne sono tanti altri); lì molte cittadine hanno case costruite lontano da centri abitati, è necessario, infatti, percorrere molti chilometri per andare a fare la spesa o per andare in farmacia. Al sovraffollamento, ovviamente, sono legati altri fattori determinanti nella diffusione del virus, come ad esempio, l’impiego massiccio dei mezzi di trasporto, l’inevitabile vicinanza delle persone fra loro. Un altro aspetto è costituito da quei mestieri che non possono essere svolti da casa, come i commessi, gli operai, i corrieri, i ristoratori, gli educatori e così via. Si tratta di un circolo: smog, mezzi pubblici, locali e strade piene. Chi esce meno, le persone che vanno a fare la spesa con la mascherina, rispettando la distanza di sicurezza e lavorano in smart working hanno una percentuale di rischio minore di quelle persone, che invece hanno necessità di uscire tutti i giorni per lavoro, prendere mezzi pubblici, stare a contatto con altre persone nel medesimo ufficio o laboratorio ecc. Molte cose potrebbero sembrarci banali, ma se comprendiamo bene come ci si contagia maggiormente è un grande passo in avanti.

Lo stile di vita, dunque, è fortemente influenzato dal posto in cui viviamo, dove e come lavoriamo. L’altro aspetto è la cura e la prevenzione, che è di solito prerogativa di uno stato sociale agiato. Chi ha la possibilità, infatti, prenota molte visite di controllo durante l’anno, mangia sano, fa attività fisica, si dedica agli hobby, alla cultura, assume integratori alimentari e così via. Infine, la presenza di presidi di medicina, laboratori, cliniche e ospedali è un’altro fattore che concorre alla comprensione dei passaggi e del modo in cui si evolve il virus. All’inizio della Pandemia, ci sono state troppe vittime perché non si comprendevano alcune dinamiche, oltre al fatto che la ricerca scientifica muoveva i primi passi fra sperimentazioni e fallimenti. Oggi, la stragrande maggioranza delle persone affette da Covid si cura a casa, con l’ausilio di App e a stretto contatto con le Asl e medici di base, ecco perché sulla telemedicina bisogna investire ancora tanto. E chi non è tecnologico? Chi è anziano e solo?

Diffusione del Covid con differenze

Inutile negarlo, se analizziamo i dati che arrivano ogni giorno ce ne accorgiamo. In alcune zone il virus corre e contagia un numero maggiore di persone, in altre zone c’è un numero maggiore di vittime rispetto ad altre parti del paese. Il covid-19 non va sconfitto solo con la medicina, ma con l’intelligenza, applicando tutte quelle formule, che permettono di monitorare, comprendere e agire per il meglio.

Grande successo per la prima del Teatro San Carlo

Chi ha detto che con la cultura non si mangia? Il Teatro San Carlo, a causa della Pandemia ha deciso di avviare la stagione condividendo in streaming la Cavalleria Rusticana, ottenendo un grande successo di pubblico da tutto il mondo.

Il costo del biglietto è costato € 1,09 agli oltre 40mila spettatori che dalla piattaforma Facebook hanno seguito l’inaugurazione della stagione teatrale del San Carlo.L’opera trasmessa è stata usufruibile dal 4 al 7 dicembre, dopo quella data sarà disponibile solo on demand sul sito del Teatro, sempre al costo di € 1,09.

Cavalleria Rusticana, opera di Pietro Mascagni è breve, dura circa un’ora e ha musiche bellissime. Anche chi non ama l’opera ne resterà entusiasta, grazie alla possibilità di entrare in uno dei teatri più belli e antichi d’Europa, comodamente seduti in poltrona e grazie anche ai sottotitoli, che renderanno i dialoghi più comprensibili.

Un altro motivo per assistere allo spettacolo è il costo ridicolo del biglietto, l’altro, la possibilità di sostenere la cultura e dimostrare quanto essa possa avere un ruolo fondamentale, soprattutto durante una dura crisi, come quella che stiamo attraversando. Qualcuno dice che con la cultura non si mangia, noi rispondiamo che la bellezza salverà il mondo.

Nel cast de Cavalleria Rusticana, le grandi voci di Elina Garanca e Jonas Kaufmann, Claudio Sgura, Elena Zilio e la maestria del direttore musicale Juraj Valcuha che dirige l’Orchestra e il Coro del teatro San Carlo.

Nuove opere in arrivo On demand e in Streaming

Visto l’enorme successo sono disponibili in streaming Gala Mozart Belcanto, il Concerto di Natale, le Quattro Stagioni, il Quartetto d’Archi del Teatro San Carlo e tanti altri eventi.

Empowerment del paziente, il nuovo orizzonte della sanità in tempo di Covid

Oggi, i nuovi pazienti, cittadini, e consumatori hanno a loro disposizione una molteplicità di fonti informative, programmano, decidono, interagiscono, controllano attivamente la propria biografia di salute e scelgono in assoluta autonomia il loro medico, indipendentemente che sia pubblico o privato, sovvertendo la gerarchia della relazione medico-paziente e affermando la loro identità di persona e non più di solo di malato. In questo periodo di emergenza sanitaria tale indice dovrebbe rafforzarsi per molteplici motivi, uno dei quali garantire le cure direttamente a casa e non affollare gli ospedali.

Un’epoca nuova? Meglio, una realtà più interattiva e Smart che si evolve mettendo al centro il paziente, la sua voce, il suo empowerment.

Cos’è l’empowerment del paziente?

L’empowerment è la capacità di un paziente di essere consapevole, critico, attivo e riconoscere il suo ruolo centrale nei processi sanitari. Il paziente collabora con medici e organizzazioni sanitarie per prendersi cura di sé stesso e del suo benessere personale attivando, percorsi di salute e prevenzione. A tale condizione si è giunti, oltre che con cambiamenti di natura socio-culturale anche attraverso la sanità digitale capace di apportare un positivo miglioramento alla qualità dei servizi sanitari e al controllo della spesa.

Ne sono esempi la cartella clinica elettronica, il fascicolo sanitario elettronico, la ricetta de materializzata e così via.

Tutti questi strumenti influiscono decisamente sull’organizzazione e il potenziamento dei servizi, sulle attività di coordinamento tra medici e professionisti sanitari, facilitando l’interazione con i pazienti nonché il loro coinvolgimento nella co-produzione dei singoli piani di cura e assistenza.

Attraverso l’empowerment le organizzazioni sanitarie possono offrire servizi sanitari e percorsi di prevenzione mirati, coltivare con i pazienti un dialogo partecipato ed efficiente e sostenere una sanità nuova, una sanità “migliore” con meno criticità e più soluzioni.

L’emergenza sanitaria in atto ha messo in forte discussione tutto l’apparato medico sanitario, infatti, il Covid ha quasi travolto le strutture ospedaliere e rallentato un sistema di cure e prevenzione fondamentale e in molti casi, già compromesso.

Il MES è un’opportunità unica? Perché perdere tempo?

Negli ultimi mesi il dibattito sul tema della sanità è acceso e spacca la politica come la sanità stessa. Molti spingono per attingere a fondi necessari da impiegare nella sanità pubblica, mentre altri frenano. All’interno del Meccanismo Europeo di Stabilità, chiamato MES, è stata creata una linea di finanziamento speciale da destinare all’emergenza Covid-19. Con i soldi del Mes da destinare per l’emergenza Covid-19 sarebbe possibile finanziare i tamponi, i reagenti e i macchinari per processarli, e creare la condizione fondamentale di tracciamento per combattere i focolai e spegnerli tempestivamente. Inoltre il Mes potrebbe finanziare materiali di prevenzione, farmaci, assunzione a tempo indeterminato di personale sanitario, acquisto di ventilatori, vaccini e di tecnologia impiegata anche dopo la guarigione (TAC, risonanze ecc.). Le maglie sono abbastanza larghe, tanto da farci entrare, sempre dopo un’attenta analisi, anche ristrutturazioni di ospedali riconvertiti. Se il Mes è un’opportunità unica per risollevare e rilanciare la sanità pubblica in Italia, perché si tergiversa e si perde altro tempo prezioso? Probabilmente non si ha un piano di spese da farsi finanziare, inoltre, la sanità pubblica, per anni massacrata attingerebbe a un fondo speciale a danno di quella privata? Già queste due motivazioni sono ottime per rifiutare i fondi del MES.

Una modalità per raggiungere l’obiettivo?

Riconoscere la centralità della tecnologia nei processi sanitari ed implementare software e supporti informatici nelle organizzazioni sanitarie, come i software sanità Doctor Manager, attraverso cui semplificare l’erogazione dei servizi e rendere più immediata e produttiva l’interazione con i pazienti.

Una migliore ottimizzazione dell’empowerment diviene sempre più sinonimo di partecipazione proattiva alle cure e al miglioramento dell’intero sistema medico-sanitario.

Cambiamenti climatici e mare caldo le cause di alluvioni e trombe d’aria

Un breefing di Greenpeace dimostra che i cambiamenti climatici, le alluvioni e le trombe d’aria che colpiscono l’Italia sono causati dal mare sempre più caldo e dal suo innalzamento. Secondo recenti studi sembra che il livello del mare si stia alzando di 3 millimetri all’anno.

Sette anni dopo, un’altra alluvione nel nuorese, in Sardegna: tre le vittime stavolta. Colpite da alluvioni e trombe d’aria sono anche Calabria e Sicilia, regioni dove si potrebbero verificare ulteriori fenomeni violenti.

La zona mediterranea è considerata dagli scienziati un “hot spot” climatico, e in particolare la permanenza di anticicloni africani consente un maggior soleggiamento e un maggiore riscaldamento delle temperature superficiali del mare. Diversi gli studi che mostrano un aumento graduale delle temperature anche nei mari italiani, si parla di circa due gradi centigradi in superfice negli ultimi 50 anni secondo quanto rilevato dai satelliti. Gli esperti lo stanno ripetendo da anni, siamo sempre più vicini al punto di non ritorno, bisogna agire e farlo ora.

Gli oceani sono un enorme “magazzino” per il calore in accesso generato dai gas serra. L’aumento delle temperature del mare non solo provoca gravi impatti sulla biodiversità marina e contribuisce all’innalzamento del livello del mare, ma ha conseguenze su quanto accade in atmosfera, dove avvengono i fenomeni meteorologici.

Greenpeace ha avviato un anno fa all’Elba il progetto “Mare Caldo” – una rete di stazioni per il monitoraggio delle temperature marine e per studiare gli impatti dei cambiamenti climatici in mare –  e pubblica oggi il briefing “I cambiamenti climatici e il mare: gravi conseguenze anche per l’uomo” curato da Antonello Pasinifisico del clima del CNR, con la collaborazione della organizzazione ambientalista.

Il mare trasferisce più calore all’atmosfera e quest’ultima non può far altro che scaricare violentemente questo surplus di energia sul territorio con piogge molto intense e venti forti. Ecco quindi che i fenomeni meteorologici possono diventare più violenti – spiega Pasini.  Anche nel nostro mare ci sono i cosiddetti Medicanes (Mediterranean Hurricanes). Sono per fortuna più piccoli e meno distruttivi degli uragani atlantici, un po’ perché l’acqua del Mediterraneo è meno calda di quella atlantica equatoriale e tropicale, e perché hanno meno spazio libero da terre per svilupparsi rispetto all’Oceano. Anche in Italia assistiamo al verificarsi di eventi sempre più violenti: abbiamo studiato un tornado che ha colpito Taranto nel novembre 2012, che ha causato un morto e 60 milioni di euro di danni. Con una temperatura della superficie del Mar Ionio di un solo grado in meno il tornado non si sarebbe formato, mentre con l’aumento di un grado ulteriore la sua violenza sarebbe cresciuta enormemente.

La temperatura sulla Terra e sul mare è destinata ad aumentare ancora, a seconda dello scenario di emissioni di gas climalteranti che ci troveremo ad affrontare. Ciò significa che anche gli impatti rischiano di aumentare, con fenomeni meteo più frequenti e sicuramente più violenti, in particolare nel nostro Paese, in cui, tra l’altro, i territori sono estremamente fragili e vulnerabili, sia in campagna che nelle città.

C’è uno scollamento evidente tra i dati scientifici e le richieste dei climatologi e l’azione, o spesso inazione, dei decisori politici. Nonostante i tanti esempi di impatti molto gravi del cambiamento climatico – sui territori, gli ecosistemi e l’uomo – le azioni di contrasto sono insufficienti. È necessario accelerare la transizione energetica che porti alla costruzione di una società “decarbonizzata”, mentre oggi il governo italiano dimostra di voler continuare a puntare ancora tanto, anzi troppo, sul gas fossile” commenta Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace.

In una situazione in cui, a fine novembre, e probabilmente in questa settimana appena iniziata, osserviamo e osserveremo ancora le conseguenze di un Mediterraneo sempre più caldo sui nostri fragili territori, le azioni devono essere rapide ed incisive, sia per la mitigazione del riscaldamento che per l’adattamento di città e insediamenti umani, conclude Pasini.

fonte: Greenpeace Italia

Evoluzione del Covid: La virulenza dipende da noi

Il virus è una piccolissima forma di vita, che si evolve e la pericolosità dipende dagli ostacoli che incontra. Il Covid con il tempo subirà un mutamento, adattandosi e diventando meno virulento, bisogna accelerare questo processo con il contenimento.

Far circolare più o meno liberamente il virus che causa il Covid-19 è pericoloso non solo perché rischia di travolgere gli ospedali e quindi di mettere in pericolo vite inutilmente, ma anche perché potrebbe ritardare l’evoluzione del virus in una forma più benigna oppure potenzialmente anche renderlo più letale – è quanto spiega un articolo apparso su TheGuardian.

All’interno di qualsiasi popolazione esiste una variazione genetica. I virus non sono diversi. Alcune versioni del virus saranno leggermente più pericolose per la salute umana – più virulente – altre meno. Se le condizioni sono giuste, quelle leggermente più virulente inizieranno a predominare e causeranno più danni.

Un patogeno, o organismo che causa la malattia, non “vuole” uccidere il suo ospite. Il suo unico obiettivo evolutivo è sopravvivere e riprodursi, e se deve uccidere per raggiungere tale scopo, allora così sia. Causa danni perché ha bisogno del macchinario cellulare del suo ospite per replicarsi e trasmettersi a un nuovo ospite. Ci sentiamo male perché sta assorbendo le nostre risorse corporee, a causa della nostra stessa risposta immunitaria.

Come bisogna comportarsi per far sì che il Covid si trasformi in una forma più lieve

Bisogna mettere ostacoli sulla sua strada, sotto forma di misure di contenimento, vaccini e, infine, immunità di gregge. Sebbene l’ospite e il patogeno si adattino all’infinito l’uno con l’altro, un nuovo virus altamente virulento che incontra questi blocchi stradali si evolverà per diventare meno virulento più velocemente, in modo che non muoia prima di trovare nuovi ospiti sensibili.

Alcuni virus possono sopravvivere temporaneamente al di fuori del corpo umano, ad esempio sulle superfici e nell’aria. Ciò li rende meno dipendenti dagli ospiti per la diffusione e aiuta a determinare il livello di virulenza. Il virus che causa il Covid-19, Sars-CoV-2, dura quanto il virus dell’influenza al di fuori di un ospite vivente, il che porta il Prof. Ewald a sospettare che si stia dirigendo verso un livello di virulenza paragonabile a quello dell’influenza stagionale. L’influenza stagionale causa in media un decesso ogni 1.000 persone infette. Sars-CoV-2 sta uccidendo a circa 10 volte in più al momento.

È troppo presto per interpretare i dati sul Covid-19, in parte perché nessuno sa quante persone siano state infettate – e ci sono molti altri fattori nel mix, come il profilo di età mutevole della popolazione dei pazienti e il miglioramento delle cure – ma già è possibile vedere l’evoluzione virale nei tassi di mortalità in calo.

“Se investiamo in misure come la quarantena, stiamo favorendo i ceppi virali più miti, tanto che le persone non sanno di essere malate”, dice Ewald. La sua collega dell’Università di Louisville, la biologa Holly Swain Ewald, ha affermato che tali misure sono fattori chiave per la riduzione della virulenza. Proteggere le persone attraverso misure di salute pubblica ci fa guadagnare tempo, rimandando il momento del contagio per le persone fino a quando la malattia non diventa meno violenta. Ciò potrebbe fare un’enorme differenza per tutte quelle persone nel mondo che non hanno accesso a un’assistenza sanitaria adeguata.

La palla è nel nostro campo, in larga misura. Abbiamo voce in capitolo su quanto tempo dura questa pandemia e quante persone muoiono. La cosa fondamentale da capire è che non siamo spettatori passivi; formiamo il virus così come forma noi. Alla fine, il Covid-19 non sarà peggiore dell’influenza, o forse anche del comune raffreddore causato da uno del suo ceppo.

Una libreria alle Maldive cerca un barefootbookseller, libraio a piedi scalzi

Nel nostro immaginario una biblioteca ha l’odore della carta, chi ama leggere, trova qui un posto tranquillo in cui rintanarsi. Cambiano i tempi e cambiano le abitudini, a quanto pare.

Il Soneva Fushi, è un resort a 5 stelle sull’atollo di Baa che ha aperto Ultimate Library, la prima libreria delle Maldive lo scorso dicembre. Dopo una prima stagione di grande successo, il negozio riaprirà i battenti a metà ottobre e ora è alla ricerca di un Barefoot Bookseller, un bibliofilo che gestisca la vendita dei libri a piedi nudi.

Il Resort definisce il lavoro “viaggi di lettura”. L’eco resort di Soneva Fushi, sull’isola di Kunfunadhoo alle Maldive, ospita dal 2018 tre “librai scalzi”. Quando la pandemia ha iniziato a diffondersi, l’ultimo libraio è ritornato a casa sua. Il Soneva Fusci dice che le Maldive sono libere da Covid, per cui un posto sicuro, anche grazie alla presenza di un centro medico e di procedure di controllo molto rigide.

Quali sono i requisiti del barefootseller

Nulla di introvabile o eccezionale: l’aspirante libraio a piedi scalzi deve saper leggere e scrivere correttamente in inglese, un tono di voce vivace, un atteggiamento positivo, deve scrivere un blog e newsletter riguardo alla vita sull’isola di un libraio. Chi verrà selezionato seguirà una formazione professionale a distanza prima di volare alle Maldive.

L’offerta è per sei mesi, il candidato dopo un mese di formazione a distanza, si unirà al Team fino a Pasqua 2021.

Giorgio Palù, sappiamo che il virus circolerà, ormai endemico

Non posso sapere che cosa accadrà. Applicare tutti i mezzi diagnostici’

Giorgio Palù, docente emerito di Virologia all’Università di Padova, ha rilasciato un’intervista all’Ansa, nella quale ha affermato “Non ho la sfera di cristallo per dire cosa succederà” alla riapertura delle scuole da domani in molte Regioni, ma sappiamo che “il virus è ormai endemico nella specie umana e circolerà come circola il virus del raffreddore. Non conosciamo cosa accadrà ma occorre applicare tutti i mezzi di diagnosi diretta, con i tamponi o con il prelievo salivare (più sensibile), indiretta con i test sierologici, e poi identificare, tracciare e isolare i soggetti positivi e spegnere rapidamente i focolai. Forse si dovrà chiudere anche qualche Istituto in caso di contagio ma non possiamo non riaprire le scuole”.

Il docente ha sottolineato il ruolo decisivo delle mascherine come criterio di sicurezza tra gli alunni ma “solo se si usano bene, non si poggiano sul banco e non vengono messe e tolte”, e questo tra i bambini non è facile da governare. A scuola sarà centrale “la rapida individuazione di tutti i contagi”. “Ma – afferma ancora Palù – in termini di letalità non abbiamo di fronte il virus Ebola né il virus della SARS o quello della MERS, altre due sindromi causate da coronavirus del pipistrello, la prima da un virus geneticamente simile (80% omologia) a SARS-CoV-2. La MERS aveva una mortalità del 35% e la SARS del 10% e anche in conseguenza dell’elevata letalità si sono rapidamente estinte. Il SARS-CoV-2 ha una letalità superiore all’influenza ma non di molto; probabilmente si sta già adattando al suo nuovo ospite umano e dal punto di vista evolutivo non ha l’interesse di ucciderlo per non estinguersi”. “Circolerà ma ho fiducia nei farmaci e nei vaccini”, dice Palù. E, sempre in vista della riapertura delle scuole leggendo i dati epidemiologici della diffusione in Italia del COVID-19 Palù ritiene che “più che di una seconda ondata si tratta di un virus che circola da noi sin dall’esordio della pandemia”. E aggiunge: “Dobbiamo inoltre fidarci di quanto pubblicato nei lavori scientifici sui bambini e adolescenti, sul fatto cioè che questi soggetti si infettano meno, trasmettono meno il virus e non muoiono anche se occorre tenere alta l’attenzione su quello che avviene a casa come possibile catena di trasmissione del contagio, cosa che oggi facciamo andando a monitorare più attentamente i contatti”,

fonte Ansa

Dall’Irpinia al Cilento il nuovo sentiero dei parchi CAI: quattrocento tappe e ventisei parchi

Settemila chilometri è il nuovo cammino definito da CAI (Club Alpino Italiano) con il Ministero dell’Ambiente, che attraversa le immense bellezze della Regione. Il protocollo d’Intesa prevede una collaborazione per diffondere la cultura dell’ambiente e educare alle tematiche dell’ecosistema. «Un itinerario escursionistico che toccherà tutti i 25 Parchi nazionali del nostro Paese, che avrà come spina dorsale l’attuale Sentiero Italia CAI – spiega il ministro dell’Ambiente Sergio Costa –. I parchi nazionali – continua il ministro – sono uno scrigno della natura: bisogna garantirne la conservazione, ma anche la fruibilità. L’attenzione riservata con la legge di bilancio – ben 35 milioni di euro nel periodo 2020-2033 – per la manutenzione e il potenziamento delle reti sentieristiche nelle aree protette insieme a questo accordo con il Cai sono segnali importanti di quanto ci stia a cuore il nostro inestimabile patrimonio di biodiversità e la sua valorizzazione in termini di turismo sostenibile, soprattutto in questo periodo di ripresa post-Covid nel quale tutti sentiamo il bisogno di stare più all’aria aperta. E per tutti i viaggiatori lungo il Sentiero dei Parchi creeremo anche un ‘passaporto’, un riconoscimento simbolico per gli escursionisti che attraverseranno il territorio di ciascun parco e per premiare quelli che saranno riusciti a completarlo facendo tappa in tutti e 25 i Parchi Nazionali». L’attuale Sentiero Italia CAI, lungo oltre 7000 km, collega tutte le regioni italiane lungo la dorsale appenninica e l’arco alpino, da Santa Teresa Gallura, nel nord della Sardegna, a Muggia, in provincia di Trieste. Un itinerario, che abbraccia tutto il Paese attraverso le montagne, e che attualmente attraversa già 16 dei 25 parchi nazionali e conta 85 tappe, su un totale di circa 400, comprese interamente o parzialmente all’interno dei loro confini.

Grazie all’accordo con il ministero è prevista la realizzazione di specifiche varianti, così da comprendere tutte le aree protette, in un percorso di visita eco-sostenibile che unisca parchi, riserve della biosfera, siti naturalistici Unesco e patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

Obiettivo del progetto è rilanciare le aree protette come luoghi di conservazione e di gestione della natura, che consentono ai residenti la possibilità di realizzare filiere economiche sostenibili.

La rete sentieristica dei parchi nazionali valorizza il patrimonio naturalistico e culturale delle aree protette e promuove la tutela e il presidio dei territori. Il ministero dell’Ambiente è intervenuto negli ultimi anni in casi di particolare urgenza per la messa in sicurezza e il ripristino di reti sentieristiche dissestate a seguito di eventi estremi che hanno causato gravi danni ai territori dei parchi. Da quest’anno, grazie allo stanziamento destinato al potenziamento delle infrastrutture verdi nelle aree naturali protette, assegnato dalla legge di bilancio al ministero per una somma complessiva di 35 milioni di euro da utilizzare tra il 2020 e il 2033, sarà possibile finanziare interventi di manutenzione e potenziamento delle reti sentieristiche nelle aree protette nazionali, così da rafforzare, attraverso la loro valorizzazione, l’identità e la cultura dei luoghi e sostenere l’economia locale e il turismo sostenibile.

QUI è possibile accedere alla mappa completa del percorso per conoscere le tappe e informarsi sulle aree da visitare

SENTIERO DEI PARCHI: LE TAPPE CAMPANE

Passo del Fortino – Sanza (21,7 km e 387 m di dislivello)
Sanza – Rifugio Cervati (10,3 km e 1103 m di dislivello)
Rifugio Cervati – Piaggine (16 km e 210 m di dislivello)
Piaggine – Passo della Sentinella (19,6 km e 1121 m di dislivello)
Passo della Sentinella – Casone Aresta (15,5 km e 431 m di dislivello)
Casone Aresta – Sicignano degli Alburni (14,8 km e 527 m di dislivello)
Sicignano degli Alburni – Senerchia ( 32,3 km e 759 m di dislivello)
Senerchia – Monte Polveracchio (14,5 km e 1333 m di dislivello)
Montepolveracchio – Acerno ( 10,1 km e 56 m di dislivello)
Acerno – Casa Rocchi (16 km e 524 m di dislivello)
Bivio Casa Rocchi – Piano di Verteglia (10,4 km e 560 m di dislivello)
Piano di Verteglia – Serino (13,6 km e 524 m di dislivello)
Serino – Contrada – Monteforte (22,5 km e 603 m di dislivello)
Contrada – Mercato San Severino (14,7 km e 649 m di dislivello)
Monteforte – Bivio Ospedaletto (7,4 km e 662 m di dislivello)
Mercato San Severino – Varco della Foce (12,1 km e 708 m di dislivello)
Bivio Ospedaletto – Rifugio Piano di Lauro (15,3 km e 821 m di dislivello)
Varco della Foce – Corpo di Cava (9,8 km e 371 m di dislivello)
Rifugio Piano di Lauro – Bucciano (20,2 km e 44 m di dislivello)
Corpo di Cava – Avvocata (5,6 km e 582 m di dislivello)
Bucciano – Piano di Prata (19 km e 1293 m di dislivello)
Avvocata -Valico di Chiunzi (12,5 km e 381 m di dislivello)
Piana di Prata – Telese (22,6 km e 348 m di dislivello)
Valico di Chiunzi – Monte Cerreto (4,5 km e 705 m di dislivello)
Telese – Faicchio (12,8 km e 248 m di dislivello)
Monte Cerreto – Faito (13,4 km e 576 m di dislivello)
Faito – Gioia Sannitica (5,9 km e 356 m di dislivello)
Faito – Colli di Fontanelle (15,4 km e 441 m di dislivello)
Gioia Sannitica – Piedimonte Matese (17,8 km e 960 m di dislivello)
Colli di Fontanelle – Punta Campanella – Termini (16,9 km e 935 m di dislivello)
Piedimonte Matese – Campitello Matese (18,3 km e 1563 m di dislivello)

fonte: Orticalab

Immagini da matese.guideslow

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