Giornalista, conduttore televisivo e autore di bestseller – noto e inconfutabile è lo spessore di Corrado Augias. Vanta una lunga carriera iniziata nel 1960 nella Rai, inoltre è stato corrispondente da New York e poi da Parigi per i settimanali “Panorama” e “L’Espresso”. Nuovamente inviato negli Usa per conto de “La Repubblica”. Numerosi sono i suoi romanzi e la pubblicazione di una serie di saggi sulle diverse città visitate. E infine, una lunga pila di riconoscimenti che sembra superfluo elencare. Si professa ateo ed è un libero e proficuo pensatore.
Dal 2023, Corrado Augias conduce la trasmissione “La torre di Babele” su La7 nella quale affronta temi di diverso genere.
La puntata si apre con le parole di Leonardo Sciascia – I Promessi sposi l’ho letto sempre non come un libro consolatorio ma come un disperato ritratto dell’Italia.
L’Italia degli arroganti. Noi figli di Manzoni è il titolo della puntata andata in onda il 23/12/2024
In una delle ultime puntate de “La Torre di Babele” del 2024, forse la penultima per esattezza, Corrado Augias racconta “I promessi sposi” per accostarli all’attualità. In trasmissione è in compagnia di Gianrico Carofiglio, scrittore ed ex magistrato e Melania Mazzucco, scrittrice, con i quali si inoltra nei meandri del capolavoro tutto italiano di Alessandro Manzoni.
Nel titolo della puntata la frase: L’Italia degli arroganti – la dice lunga sul nostro paese e sul mondo attuale in generale.
Nel romanzo di Manzoni, troviamo l’Italia del Seicento e dell’Ottocento e di oggi. Infatti, il romanzo racconta vicende accadute nel Seicento, mentre Manzoni vive nel IX secolo. I fatti di prepotenza, di ipocrisia e di tante altre stregonerie raccontate sono vicine ai nostri giorni, e Augias insieme ai suoi ospiti ce lo dimostra.
Ecco come inizia il romanzo storico, sul lago di Como, dove lo scrittore passò la sua giovinezza:
Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due
catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda
dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a
ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un
promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il
ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più
sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui
il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago
dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in
nuovi golfi e in nuovi seni.
I fatti sono lontani ma i contenuti attuali, dicevamo. Forse perché si parla della prepotenza e degli abusi, i quali sembrano non avere età. Iniziando da don Abbondio, il quale si piega ai forti, si appella a tanti cavilli per non celebrare il matrimonio.
La “Passione” di don Rodrigo nei confronti di una semplice contadina non è vero amore, ma semplicemente la brama di potere.
La prepotenza dunque, anima don Rodrigo ed è questo il motore di tutta la storia. L’ingenuità e l’ignoranza dei due promessi è disarmante, sono soli davanti alle avversità, e chi dovrebbe dar loro una mano, se ne approfitta. Qualcuno afferma che don Abbondio sia il vero protagonista del romanzo.
Autore e personaggio
Come poteva esprimersi con tanta poesia, Lucia, contadina di umili origini mentre si allontana dalla sua terra se non con le parole di Manzoni, vero autore di quell’addio. Interprete di pensieri e dei sentimenti più intimi di Lucia, lo scrittore traduce in versi l’animo con il quale la ragazza si allontana da quei luoghi.
Addio monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana!
Corrado Augias continua con le riflessioni e riferendosi a don Abbondio afferma – Quanti preti si inchinano ai padroni e quanti invece combattono a rischio della vita contro la criminalità?
Fra Cristoforo va da don Rodrigo per convincerlo a lasciar in pace Renzo e Lucia
Il frate entrando nella dimora di don Rodrigo si trova davanti questa scena:
don Rodrigo era lì in capo di tavola, in casa sua, nel suo regno, circondato d’amici, d’omaggi, di tanti segni della sua potenza, con un viso da far morire in bocca a chi si dia una preghiera, non che un consiglio, non che una correzione, non che un rimprovero…a sinistra stava con gran rispetto il Signor podestà, il medesimo che in teoria sarebbe toccato far giustizia a Renzo Tramaglino. In faccia al podestà sedeva il dottor Azzeccagarbugli con il naso più rubicondo del solito.
La descrizione che Manzoni fa di un prepotente e dell’arroganza in generale è sublime. Le parole usate sembrano suonare come mille violini: nel suo regno…circondato di tanti segni della sua potenza…nessuno osava esprimere un consiglio, una correzione, un rimprovero …tutti prostrati ai piedi dell’arrogante.
Il prepotente, seduto a capo tavola, in compagnia di coloro che dovrebbero far rispettare la legge e la morale, piegati invece al suo volere.
I regni dal Ventunesimo secolo fino ad Erode
Aggiungerei al regno di don Rodrigo, i regni di Putin e Benjamin Netanyahu, ma anche quelli di Trump e di Elon Musk, ai cui banchetti si uniscono in tanti. Questi ultimi, dovrebbero, in tutta onestà dare un consiglio, una correzione o un rimprovero, ma in realtà approvano ogni cosa, prostrandosi ai piedi dell’Imperatore di turno – prepotente ed arrogante.
Potrei anche aggiungere all’impeccabile e magnifica descrizione di Manzoni il regno terreno e piccolo di Erode, se un viaggio nella storia sia consentito.
La strage degli innocenti
Erode seppe che le Scritture parlavano della nascita a Betlemme del Messia – Re dei Giudei. Chiese ai Magi di cercarlo e di informarsi e portargli notizie. I Magi lo trovarono e lo adorarono, e avvisati in sogno tornarono nei loro paesi per un’altra strada. Erode, a quel punto si infuriò e ordinò di uccidere tutti i bambini di Betlemme sotto i due anni – L’episodio narrato nel Vangelo secondo Matteo è noto come la strage degli innocenti.
Gli “Erode” di oggi si sentono minacciati dai piccoli e dagli indifesi e la strage degli innocenti è silenziosa o meglio si cerca di tacerla. E i potestà e gli Azzeccagarbugli continuano a sedersi al tavolo dei prepotenti e degli arroganti senza proferir parola.
Disamina:
Gli “Erode” si sentono minacciati, temendo di perdere il loro misero regno – dai piccoli, dagli indifesi, perché questi ultimi possono crescere, capire, sapere più di loro. Perché in fondo i potenti sanno bene di essere asini.

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