Non se ne può più. Nemmeno per sbaglio, nemmeno per errore! Le parole sono armi!
Appare un sondaggio nelle chat di studenti in un istituto di Bassano del Grappa: Quale vittima di femminicidio meritava di più di essere uccisa?
“È difficile perfino scriverlo. È difficile crederci. Perché questa non è solo una bravata di cattivo gusto – si legge nel post di Woman For Freedom – Non è una battuta fuori luogo, ma una mancanza totale di empatia. È uno specchio rotto in cui si riflette una parte della nostra società che ancora non capisce, o non vuole capire, quanto sia profonda la ferita del femminicidio. Ogni volta che minimizziamo, normalizziamo. Ogni volta che perdoniamo in silenzio, legittimiamo. Ogni volta che archiviamo, contribuiamo a costruire una società in cui il femminicidio non è un allarme sociale, ma una voce in più nella cronaca nera”. Forti anche le parole di Luisa Rizzon, presidente dell’associazione, che invita tutti a una riflessione più ampia: “Un sondaggio simile non può essere derubricato a scherzo. Dietro ci sono delle vite umane. La gravità di quanto accaduto non può restare tra le mura della classe. Ciascuno di noi può fare qualcosa: il cambiamento nasce proprio dai piccoli gesti, dalle parole, dall’eliminazione dei pregiudizi e degli stereotipi. Serve educazione al rispetto nelle scuole”.
L’autore della chat – Quale vittima di femminicidio meritava di più di essere uccisa? – si scusa
Consigliato dal suo avvocato, ovviamente – “Mi scuso umilmente per ciò che ho scritto. Capisco il dolore, la rabbia e l’indignazione che ho provocato e, purtroppo, non ho giustificazioni né spiegazioni. Mi ci sono voluti pochi secondi per capire la gravità delle mie parole – continua – ma quando poi i miei genitori hanno appreso il fatto e ho visto l’espressione sconcertata sui loro visi, ho compreso la vera portata di ciò che avevo scritto: ho pensato a come avrebbero potuto sentirsi i genitori di quelle donne, i loro familiari e i loro amici, leggendo un simile messaggio scritto da qualcuno che nemmeno le conosceva e mi si è gelato il sangue nelle vene”. Ha poi aggiunto: “Posso solo dire che tutto questo non era nelle mie intenzioni e che, in realtà, mancava una qualsiasi intenzione o un qualsiasi senso. Ho scritto senza pensare al significato delle mie parole, al loro peso e al loro valore. Il rispetto è dovuto a tutti e la violenza non è mai giustificata, nemmeno quella delle parole. Mi dispiace“. – Metti punto e vai a capo, anzi, metti due punti –
Non crediamo a queste scuse, sono troppe, sono sempre le stesse, perché solo concepire una simile idea, una tale idiozia non ha giustificazioni. Ma leggiamo tra le righe di questa lettera di scuse. Tante parole, forse non servivano, a nostro parere, bastava dirne una, senza girarci intorno: Sono un XXXXX – scelga lei autore, una vale l’altra!
ANALISI ILLOGICA DELLA LETTERA DI SCUSE:
- Ho scritto senza pensare (si pensa prima e poi si scrive, si pensa prima e poi si parla, se si è capaci di pensare)
- Mi ci sono voluti pochi secondi per capire (pochi secondi? Che perspicacia!)
- Non ho spiegazioni (io sì)
Opinionisti in tv
E basta anche con gli opinionisti del tutto e del nulla, che con il libro da pubblicizzare sotto al braccio, fanno il giro delle trasmissioni a polemizzare sul Patriarcato. Patriarcato sì, patriarcato no, non ce ne frega proprio nulla!
All’epoca del femminicidio di Giulia Cecchettin, nacquero sui social gruppi con nomi del tipo “Le bimbe di Turetta”, inneggianti all’assassino e cose del genere. Inoltre, ieri, sulle porte dei bagni delle studentesse del liceo classico, musicale e di scienze umane Casardi di Barletta, sono stati trovati disegni osceni e poi una frase: W TURETTA.
La violenza è nelle parole, nei pensieri, nelle azioni, nei ragionamenti. Viviamo in una società che semplifica, che giustifica ogni tipo di comportamento. In Relazioni malate e non risolte con la famiglia d’origine – interessante Podcast, pubblicato su LSS, si affrontano le difficili dinamiche familiari. Si parla dei ricatti morali, dei sensi di colpa, delle alte aspettative riposte negli studenti. L’educazione, il dare il buon esempio, insegnare i valori – tutto questo sta sfuggendo di mano, non stiamo facendo un buon lavoro, anzi!
Se le parole hanno un peso, ecco il peso e il valore, ecco dove vogliono andare a parare le parole!
Parole chiave dell’avvocato: Errare è umano, ha chiesto scusa, si offerto pure di pagare, e sta già pagando, però sui social ora lo stanno attaccando, una vera e propria campagna di condanna nei confronti di questo ragazzo. Lui ha riconosciuto il suo errore, mentre altri lo stanno denigrando.
Il legale della famiglia dell’autore della chat ha dichiarato: “È un episodio, senza dubbio da condannare, ma errare è umano. Il ragazzo si è reso conto da solo di aver sbagliato, ha chiesto scusa anche ai familiari delle vittime e ha fatto tutto quanto in suo potere per rimediare. Si è offerto anche di pagare un incontro formativo dedicato ai giovani. Ma mentre lui ha riconosciuto il proprio errore e lo sta pagando – ha aggiunto – sul web circolano commenti minacciosi e denigratori: una vera e propria campagna di condanna nei confronti di questo ragazzo”. Benato ha tenuto anche a sottolineare che “per evitare la sovraesposizione del ragazzo più di quanto accaduto, credo si sia scelto di non coinvolgere formalmente il personale scolastico”.

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