La neuroarchitettura e il rapporto tra cervello e spazio abitativo

Il settore e il mercato del benessere crescono. Continuano a lievitare stili di vita legati al benessere fisico e psicologico, il turismo come esperienza rigenerante. Ma la parola del futuro è neuroarchitettura.

La casa è il nido, rappresenta il rifugio dopo le fatiche e lo stress che il mondo là fuori provoca. Il settore immobiliare continua ad essere sotto la lente d’ingrandimento di osservatori economici. Gli immobili con giardini e terrazzi sembrano aver avuto un incremento di valore negli ultimi anni.

Studiare il campo del benessere è complesso, perché riguarda diversi aspetti della vita. Il Covid ha fatto nascere nuove esigenze e nuovi valori. Nel periodo della Pandemia, molti hanno riscoperto hobby, hanno inventato nuovi lavori e soprattutto hanno vissuto la casa come un luogo dove passare del tempo in modo piacevole, rilassarsi, cucinare, studiare e lavorare.

Cos’è la neuroarchitettura e perché sarà sempre più importante nelle nostre vite?

La neuroarchitettura unisce le neuroscienze e l’architettura. Si tratta di due aspetti che sembrano diversi ma che in realtà sono interconnessi. Infatti, il nostro organismo e la nostra mente sono legati sia allo spazio sia all’ambiente, sia a ciò che è artefatto sia a quello naturale. Il sistema motorio e neuronale sono uniti, grazie a percezioni legate allo spazio in cui viviamo.

Un’altra definizione che si potrebbe dare della neuroarchitettura è la disciplina il cui obiettivo è quello di generare benessere, felicità e positività, riducendo lo stress e migliorando la qualità della vita. È una disciplina nuova, anche se nelle sue applicazioni pratiche e progettuali è molto innovativa.

In altre parole questa nuova disciplina studia come elementi ambientali (luce, forme, materiali) influenzino il cervello, le emozioni e il comportamento, applicando tali conoscenze anche negli ospedali, in ufficio e nelle abitazioni.

Cosa accade al nostro cervello quanto entriamo in una stanza luminosa oppure in un piccolo sgabuzzino buio?

Si possono progettare le stanze di degenza ospedaliera, secondo i criteri neuroscientifici, in modo da supportare il recupero fisico dei pazienti. Inoltre, i principi legati alla neuroarchitettura possono essere applicati ad altri spazi, come uffici per aumentare la produttività, alle chiese, alle associazioni ricreative e persino agli spazi urbani.  

Come applicare la neuroarchitettura agli spazi?

Negli ospedali, ad esempio, si può ridurre lo stress dei degenti, utilizzando la luce naturale che arriva dalle finestre. Queste ultime potrebbero affacciarsi su spazi verdi, come giardini. Infatti, la luce del sole e il verde riducono i livelli di cortisolo, migliorando la vita dei pazienti.

Nelle scuole e soprattutto negli asili si può favorire lo sviluppo cognitivo, la calma e la condivisione attraverso la scelta dei colori. Si può generare un senso di tranquillità, un distacco dal mondo esterno, si può favorire il riposo o la creatività scegliendo materiali naturali, arredi con forme arrotondate, un uso intelligente dell’illuminazione.

Gli studi che si concentrano sulla neuroarchitettura sono numerosi. Nei disegni sperimentali neuro-architettonici, ad esempio vengono analizzate alcune variabili che hanno una determinante influenza sul vissuto di chi abita negli spazi. Pensiamo al working memorywayfindingalertness, effetto delle condizioni acustiche, effetto della luce, effetto del verde e dell’arredamento.

Oltre alla riduzione degli effetti dello stress, le neuroarchitetture agiscono sulle prestazioni cognitive, sui processi di memoria, sulla riduzione dei tempi di guarigione sulla regolazione dei ritmi circadiani, sul miglioramento del sonno, sulla ripresa post-ospedaliera. Inoltre, gli effetti si rilevano sull’impressione di appartenenza dello spazio, sui processi di orientamento, sui processi creativi, sul senso di tranquillità.

La neuroarchitettura può essere applicata agli spazi urbani. Creare spazi di verde urbano, dove poter passeggiare e rilassarsi cambia il modo di vivere le città. Molte amministrazioni decidono di inserire ampi spazi verdi nelle città, dove i cittadini possano vivere in tranquillità, senza paure e ansia.

Neuroarchitettura: Consigli

Per migliorare il benessere psicofisico, la tranquillità e la produttività è importante basarsi sugli studi condotti. Infatti, è stato provato che la luce naturale migliora l’umore, mentre le piante e il verde in generale tranquillizzano. Inoltre i colori caldi, come il giallo, arancione, rosso, ma anche bianco, oro e rosa riducono lo stress.

Inoltre, un ambiente sgombro da oggetti inutili libera anche la mente. L’ambiente dovrebbe essere ordinato e pulito. Il silenzio è un altro elemento importante, per cui bisognerebbe minimizzare il rumore, in quanto attiva uno stress inconscio, che si riflette sul benessere psicofisico.

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