Sentenza storica contro Meta: cosa significa per gli utenti?

Meta come tutti i colossi Social ha strumenti per evitare le truffe on line attraverso i social, in particolare su facebook. Il problema è che i post esche sono sponsorizzati, e bannarli vorrebbe dire perdere soldi. Meta rassicura sempre i suoi utenti dichiarando e scrivendo che possiede gli strumenti di controllo preventivi di AI e di apprendimento.

L’inchiesta di Milena Gabanelli parte da un dato: «Ho visto sul telefonino l’intervista a Milena Gabanelli nel programma Porta a Porta dove dava consigli d’investimento e mi sono fidato. Ho perso tutto».

Alcune sere fa, Enrico Mentana ha intervistato Milena Gabanelli proprio sulle truffe on line. La giornalista spiega che tali truffe potrebbero essere evitate, con semplici controlli di Meta. E infine, auspica una class action dei truffati contro Meta. In questo articolo proponiamo il video originale.

Come avvengono le truffe su facebook?

Sarà capitato a molti di vedere video su facebook di volti noti, come Giorgia Meloni, presentatori ma anche la stessa Milena Gabanelli, ovviamente creati con l’intelligenza artificiale, che invitavano a investire somme nel trading on line. Il primo controllo che possiamo mettere in atto è il dubbio. Come mai la Presidente del Consiglio o una giornalista affermata o un attore dovrebbe consigliare un metodo per fare soldi facili?

Purtroppo, oggi è necessario sviluppare e sfruttare questo sesto senso che può essere chiamato anche buon senso. Le immagini e video realizzati con l’intelligenza artificiale saranno sempre più simili alla realtà, tuttavia c’è sempre qualcosa di diverso, che un occhio attento può cogliere. Pertanto, usiamo l’intelligenza (non quella artificiale), il buon senso, cerchiamo di raccogliere informazioni in più direzioni e ragioniamo.

I grandi colossi digitali incassano miliardi e spesso non pagano le tasse, in più favoriscono le truffe e i raggiri, là dove potrebbero evitarli. E tutto questo in nome del dio denaro. In giro per il mondo, c’è già qualcuno che si sta mobilitando, e in alcuni casi i titani di internet sono condannati.

Condanna storica per i colossi dei social per aver « creato dipendenza nei minori».

Una giuria ha stabilito che Meta e YouTube hanno danneggiato una giovane che oggi ha 20 anni e che aveva iniziato a usare le due piattaforme a 6 e 9 anni, riscontrando poi problemi di salute mentale. La difesa delle due società: la sentenza non coglie la vera natura delle nostre offerte. Il verdetto apre la strada a migliaia di possibili ricorsi.

Secondo la Corte superiore di Los Angeles Meta Platforms e Alphabet, proprietaria di YouTube, sono state ritenute responsabili di aver progettato deliberatamente piattaforme che creano dipendenza. Al tempo stesso, sono state considerate negligenti sulle misure riguardanti la sicurezza dei minori: sono mancati, secondo i giurati californiani, degli avvertimenti e dei freni da parte delle piattaforme a funzionalità come lo scrolling infinito o i consigli algoritmici che inducono dipendenza, soprattutto negli adolescenti e nei bambini.

La giuria di Los Angeles ha condannato Meta e Alphabet al pagamento di 3 milioni di dollari (circa 2,6 milioni di euro) a titolo di risarcimento danni per il dolore e la sofferenza subiti e per altri oneri finanziari. Meta si farà carico del 70% di tale importo, mentre YouTube della parte restante. Nel contempo i giurati, tra loro sette donne e cinque uomini, stanno ancora deliberando per decidere quale risarcimento punitivo le aziende debbano corrispondere per dolo o frode.

Secondo il New York Times, questo verdetto convalida una nuova teoria giuridica secondo cui i social media o le app possono causare danni alla persona. La portata di questa sentenza potrebbe rivelarsi storica anche se andrà valutata nel tempo: è possibile che andrà a influire su casi simili che dovranno essere discussi in tribunale quest’anno, esponendo da oggi i giganti di Internet a ulteriori risarcimenti danni e al contempo costringendoli a riprogettare il design dei loro prodotti, secondo nuove logiche.

I risarcimenti sono una goccia nell’oceano, ma bisogna continuare a denunciare

I tre milioni di dollari di risarcimento danni rappresentano una goccia nell’oceano per Meta e per Google che generano miliardi di dollari di fatturato ogni trimestre, eppure gli avvocati, i genitori e le associazioni di consumatori che sostengono i querelanti in altre cause hanno accolto con favore la decisione della giuria.

La giurisprudenza è scuola per l’avvenire. Infatti, sulle sentenze si costruiscono altri casi per il futuro con effetto domino. Solo in questo modo si possono cambiare le cose.

Unione europea e Italia contro Tik Tok

La sentenza potrebbe influenzare a questo punto anche l’esito dell’istruttoria aperta dalla Commissione Europea contro TikTok, terminata con le conclusioni del 6 febbraio scorso secondo cui la piattaforma viola il Digital services act perché il suo «design crea dipendenza», a causa di elementi come lo scorrimento infinito, l’autoplay, le notifiche push e le raccomandazioni personalizzate. In caso di conferma potrebbe scattare una multa pari al 6% del fatturato lordo annuo della piattaforma.

Cosa dice la legge riguardo alle violazioni dei social?

L’articolo 54 del Digital services act che stabilisce che gli utenti hanno il diritto di chiedere un risarcimento ai fornitori di servizi di intermediazione «per qualsiasi danno o perdita subita a causa di una violazione degli obblighi previsti dal presente regolamento». Dopo la sentenza di Los Angeles i social dovranno correre ai ripari (proprio venerdì Google ha annunciato di aver bloccato 8 miliardi di annunci dannosi nel 2025) per scongiurare la fuoriuscita di utenti ed evitare sanzioni.

Si confida in sentenze e conseguenze a cascata per i colossi social, che possano regolamentare un mercato, quello dei social che obbedisce ormai solo alla logica del profitto. L’Ue intanto si confronta sull’introduzione veloce di sistemi credibili di age verification e misure di sicurezza per evitare scroll infiniti e contenuti pericolosi. Intanto, però, il tribunale di Los Angeles per la prima volta ha alzato il sipario su anni di malcelate verità.

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