Il tema della salute mentale è diventata un’emergenza, nonostante ciò resta marginale nei dibattiti pubblici, e soprattutto nella politica. Il caso Salim El Koudri e la strage di Modena sono solo la punta di un iceberg.
Al di là delle strumentalizzazioni Salim El Koudri, cittadino italiano, incensurato, risultato negativo ai test di droga e alcol, aveva un problema di squilibrio psichico. Questo fenomeno, purtroppo è dilagante in Italia, soprattutto tra i giovani per diverse ragioni: povertà, difficoltà a trovare lavoro, dipendenze e altro.
In Italia il problema della salute mentale non si affronta. Anzi, si sottraggono risorse al Sistema Sanitario Nazionale. Bisogna individuare bene la questione per poterla risolvere. E la questione non è l’origine di chi per svariati motivi, esce fuori di testa. Se si continua a ricercare fuffa, si rischia di insabbiare i problemi veri e di conseguenza le vere soluzioni al problema.
Salim El Koudri dal 2022 al 2024 è stato in cura in un centro di salute mentale. Dai primi dati sembrerebbe che il giovane sia affetto da disturbi della personalità e personalità schizoide. Si tratta di una condizione caratterizzata da disinteresse e apatia nelle relazioni sociali e da una grande freddezza emotiva. Altre caratteristiche sono l’isolamento, l’indifferenza, il distacco sociale.
Il ragazzo di 31 anni è laureato in Economia e come milioni di giovani ha avuto difficoltà a trovare lavoro. Non è una giustificazione, ma un elemento.
Il disturbo mentale non è una colpa, ma una malattia ed è così che va considerata e vanno create le condizioni per la cura e il supporto alle famiglie. Le prime parole del giovane alle forze dell’ordine sono state: “Sono confuso, non parlo”.
Meta potrebbe prevenire le truffe, invece studia algoritmi per creare dipendenza dai social, specie negli adolescenti.
Successivamente Meta ha cancellato i suoi post. E Meta, come i suoi tempisti e le sue responsabilità potrebbero essere oggetto di un’enciclopedia. A seguito di una perquisizione nell’abitazione dove vive con i genitori, a Ravarino gli agenti della Digos, della mobile e dell’antiterrorismo hanno sequestrato i telefoni cellulari e il pc in uso al 31enne che, a quanto pare, trascorreva la maggior parte del tempo attaccato ai dispositivi.
Cosa scriveva Salim El Koudri sui suoi social?
“Vorrei poter capire la grammatica delle persone come capisco le lettere della lingua araba.”
La salute mentale in Italia è un problema
La prevenzione sui disturbi mentali in Italia è scarsa, sono scarse le strutture, scarse le risorse, i metodi, l’approccio quasi inesistente. Da anni, molte famiglie sono lasciate sole a gestire familiari con disturbi psichiatrici, senza poter essere sostenuti in modo adeguato. Secondi i dati del Ministero della salute, sono circa 846.000 le persone che nel 2024 si sono rivolte all’assistenza specialistica psichiatrica.
Nel rapporto annuale del Ministero della salute si legge: Gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici nel corso del 2024 ammontano a 845.516 unità (mancano i dati della Regione Abruzzo e i dati del Molise sono incompleti), con tassi standardizzati che vanno da 119,1 per 10.000 abitanti adulti delle Marche fino a 447,2 della Liguria (valore totale Italia 171,9).
Le patologie: I tassi degli utenti trattati per gruppo diagnostico evidenziano importanti differenze legate al genere. I tassi relativi ai disturbi schizofrenici, ai disturbi da abuso di sostanze e al ritardo mentale sono maggiori nel sesso maschile rispetto a quello femminile, mentre l’opposto avviene per i disturbi affettivi, nevrotici e depressivi. In particolare per la depressione il tasso degli utenti
di sesso femminile è quasi doppio rispetto a quello del sesso maschile (27,0 per 10.000 abitanti nei maschi e 46,5 per 10.000 abitanti nelle femmine).
Le prestazioni erogate nel 2024 dai servizi territoriali ammontano a 10.061.000 con una media di 13,6 prestazioni per utente. Complessivamente l’81,7% degli interventi è effettuato in sede, l’8,3% a domicilio e il resto in una sede esterna. Gli operatori prevalenti sono rappresentati da medici (28,9%) ed infermieri (44,1%). Il 33,9% degli interventi è rappresentato da attività
infermieristica a domicilio e nel territorio, il 25,4% da attività psichiatrica, il 10,7% da attività di riabilitazione e risocializzazione territoriale, il 6,8% da attività di coordinamento, il 4,2% da attività di supporto alla vita quotidiana, il 7,4% da attività psicologica-psicoterapica. La quota restante riguarda attività rivolta alla famiglia e attività di supporto.
Nel 2024 il numero complessivo di accessi al Pronto Soccorso per patologie psichiatriche ammonta a 636.113 che sostituiscono il 3,3% del numero totale di accessi al pronto soccorso a livello nazionale (n = 19.570.802). Il 12,1% del totale degli accessi in Pronto Soccorso per problemi psichiatrici esita in ricovero, di cui più della metà sono accolti nel reparto di psichiatria. Inoltre il 36,2% degli accessi per problemi psichiatrici registra una diagnosi di Sindromi nevrotiche e somatoformi. Il 75,0% del totale degli accessi in Pronto Soccorso per problemi psichiatrici esita a domicilio.
Il personale qualificato
La dotazione complessiva del personale all’interno delle unità operative psichiatriche pubbliche, nel 2024, risulta pari a 33.142 unità. Di queste il 14,5% è rappresentato da medici (psichiatri e con altra specializzazione), il 7,0% da psicologi; il personale infermieristico rappresenta la figura professionale maggiormente rappresentata (37,0%), seguita dagli OTA/OSS con l’11,4%, dagli educatori professionali e tecnici della riabilitazione psichiatrica pari all’ 8,2% e dagli assistenti sociali con il 3,5%. Il personale part time rappresenta il 5,1% del totale del personale dipendente e il 4,0% del totale del personale ha un rapporto di lavoro a convenzione con il DSM.
Le strutture
Nel 2024 il sistema informativo salute mentale ha rilevato dati di attività di 1.236 servizi territoriali, 1.962 strutture residenziali e 800 strutture semiresidenziali che si riferiscono a circa il 93% dei DSM. Nel 2024 il numero dei SPDC attivi è pari a 307 con complessivi 3.762 posti letto per ricoveri ordinari e 298 posti letto per ricoveri in day hospital; le strutture ospedaliere in
convenzione che erogano attività di assistenza psichiatrica sono pari a 19 con un totale di posti letto per degenza ordinaria pari a 543 e a 13 per day hospital. Per il totale Italia, l’offerta per i posti letto in degenza ordinaria è di 9,2 ogni 100.000 abitanti maggiorenni.
Il Ministero della salute, in accordo con le Regioni, ha inoltre predisposto una tabella tesa a sintetizzare i singoli interventi per tipologie di attività

Sembra che le soluzioni o almeno le proposte arrivino dall’Europa. Circa due anno fa Il Parlamento europeo chiedeva una strategia europea a lungo termine sulla salute mentale per migliorare l’accesso ai servizi di cura nell’Unione, in particolare per i gruppi vulnerabili, e per aumentare sensibilizzazione e comunicazione in modo da combattere lo stigma.
Connessione tra povertà e disturbi mentali
La povertà provoca disturbi mentali. Uno studio Unimore pubblicato su Nature Human Behaviour dimostra una relazione causale bidirezionale. A tale conclusione sono giunti alcuni Ricercatori e Ricercatrici dell’Università di Modena e Reggio Emilia e dell’USL IRCCS di Reggio Emilia, in team i colleghi dell’Amsterdam UMC, della London School of Economics e dell’Università di Edimburgo.
Lo studio, pubblicato su Nature Human Behaviour, dimostra che, sebbene alcuni disturbi mentali possano ostacolare la stabilità finanziaria, la povertà è uno dei fattori causali che portano a problemi di salute mentale.
Lo studio, affermano i ricercatori Unimore, è importante perché dimostra che la povertà causa disturbi mentali oltre ad essere notoriamente prodotto di disuguaglianze, mettendo a rischio dignità e altri diritti umani fondamentali.
In primo luogo, è stata determinata una misura della povertà basata su reddito familiare, reddito da lavoro e deprivazione sociale. I ricercatori hanno poi utilizzato le informazioni genetiche dei partecipanti impiegando una tecnica specifica chiamata randomizzazione mendeliana per districare la relazione. La randomizzazione mendeliana è un metodo che permette di determinare l’influenza dei fattori di rischio su una malattia, misurando la variazione genetica associata a determinati tratti.
“Siamo riusciti a catturare aspetti della povertà condivisi tra l’individuo, il nucleo familiare e il contesto territoriale. Questo ci ha permesso di identificare con maggiore precisione gli effetti causali della povertà sulla malattia mentale,” spiega David Hill, genetista statistico presso l’Università di Edimburgo.
I risultati di questa ricerca sono di grande rilevanza per le politiche pubbliche e l’approccio sia alla povertà che alla salute mentale. Riconoscendo l’influenza reciproca tra povertà e salute mentale, i responsabili delle politiche possono sviluppare interventi più efficaci per spezzare il ciclo della povertà e dei problemi di salute mentale.
“I nostri risultati suggeriscono che la riduzione delle disuguaglianze potrebbe portare a significativi miglioramenti nella salute mentale della comunità. I meccanismi con cui la povertà influenza lo sviluppo di malattia mentale non sono ancora del tutto noti. Nella nostra ricerca abbiamo scoperto che parte di questi effetti sono mediati dalle abilità cognitive, individuando nel miglioramento dell’accesso e della qualità dell’istruzione un altro possibile target per interventi mirati a ridurre le disuguaglianze socio-economiche e migliorare la salute mentale” – aggiunge Mattia Marchi, psichiatra presso l’Università di Modena e Reggio Emilia.
Conclusioni
Ricapitolando: Cosa possono fare i governi per prevenire i disturbi mentali e le conseguenze, che potrebbero impattare sulla collettività? Potrebbero agire sicuramente sul reddito, con la famosa ridistribuzione del reddito, creando le condizioni per combattere la disoccupazione, creando centri di salute mentale più efficienti, indirizzando più risorse sia economiche sia professionali verso la prevenzione disturbi mentali. Infine, aiuti concreti alle famiglie, attraverso percorsi mirati, cure presso strutture specializzate e così via.
Fare politica vuol dire gestire e risolvere problemi, non significa alimentare l’odio, individuare problemi non reali, spostare il focus su pregiudizi e razzismo. I governi incapaci fanno questo: non individuano il problema vero, che è la mancanza di risorse e una gestione fallimentare in termini economici/occupazione/reddito e assistenziale. Per alcuni politici, il tema è l’origine geografica di chi soffre di disturbi mentali. Ancora una volta falsi problemi, ancora una volta l’etnia e la malattia vista come colpa.
Fonti: Ufficio Stampa Unimore, Ministero della salute

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