A Act europeo: vietato il licenziamento via algoritmo e stretta sul riconoscimento facciale

Finalmente l’Italia compie un passo decisivo verso l’attuazione del quadro normativo europeo sull’intelligenza artificiale. Nel corso della riunione del 10 giugno 2026, infatti, il Consiglio dei Ministri presieduto da Giorgia Meloni ha approvato in esame preliminare due decreti legislativi destinati a dare concreta applicazione alla legge n. 132 del 2025 e al nuovo AI Act europeo.

Il provvedimento definisce un impianto normativo che punta a garantire uno sviluppo dell’intelligenza artificiale centrato sulla persona, preservando il ruolo decisionale umano e tutelando diritti fondamentali, occupazione e sicurezza. Le nuove norme riguardano scuola, università, pubblica amministrazione, sanità, professioni, giustizia, forze di polizia e responsabilità civile e penale. Parallelamente il governo ha annunciato investimenti strategici per rafforzare l’ecosistema nazionale dell’intelligenza artificiale, destinando nuove risorse a start-up, ricerca avanzata e filiere tecnologiche emergenti.

Cos’è AI Act europeo? L’AI Act (Regolamento UE 2024/1689) è la prima normativa globale che disciplina l’intelligenza artificiale. Adottando un approccio basato sul rischio, la legge vieta i sistemi considerati inaccettabili e impone obblighi rigorosi per quelli ad alto rischio, garantendo lo sviluppo di un’IA sicura e rispettosa dei diritti fondamentali.

Quali saranno i cambiamenti più importanti del nuovo AI Act?

L’Italia recepisce il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale

Il primo decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri adegua l’ordinamento nazionale al quadro normativo europeo sull’intelligenza artificiale, definendo competenze istituzionali, percorsi formativi e meccanismi di controllo. Il principio guida dell’intervento è quello di un’IA antropocentrica, concepita come strumento di supporto all’attività umana e non come sostituto delle responsabilità individuali. Il governo sottolinea che l’utilizzo delle tecnologie intelligenti non dovrà comprimere i diritti fondamentali né compromettere le libertà garantite dall’ordinamento costituzionale. La normativa si inserisce nel più ampio percorso europeo volto a creare un ecosistema regolato e affidabile per lo sviluppo dell’IA, con particolare attenzione ai sistemi classificati ad alto rischio.

L’intelligenza artificiale nelle scuole

Uno degli aspetti più rilevanti del provvedimento riguarda il sistema educativo. L’intelligenza artificiale verrà progressivamente integrata nei programmi del secondo ciclo di istruzione con particolare attenzione alle discipline STEAM, all’educazione civica digitale e alla comprensione critica delle tecnologie emergenti. Il piano prevede percorsi specifici per consentire agli studenti di comprendere il funzionamento dei sistemi di IA, i meccanismi di elaborazione dei dati e i potenziali rischi associati all’utilizzo degli algoritmi. Anche il personale docente sarà coinvolto in programmi di formazione dedicati, finalizzati a sviluppare competenze tecniche e metodologiche necessarie per affrontare il cambiamento tecnologico. A supporto di questa strategia il governo ha previsto uno stanziamento di 100 milioni di euro destinato a iniziative contro gli abusi sui social network e sugli strumenti di intelligenza artificiale, con il coinvolgimento diretto delle famiglie.

Università e ITS diventano laboratori per le competenze IA

Le misure approvate dal Consiglio dei Ministri estendono l’integrazione dell’intelligenza artificiale anche al sistema universitario, alle istituzioni AFAM e agli ITS Academy. I corsi di studio dovranno includere contenuti dedicati alla comprensione delle tecnologie IA, alle modalità di generazione degli output, ai rischi derivanti dall’utilizzo dei sistemi automatizzati e alle implicazioni giuridiche associate. Il monitoraggio della qualità formativa sarà affidato all’ANVUR, che avrà il compito di verificare l’efficacia dei percorsi e il loro allineamento agli obiettivi fissati dal legislatore. L’intento è creare una nuova generazione di professionisti in grado non solo di utilizzare l’intelligenza artificiale ma anche di comprenderne i limiti, le implicazioni etiche e gli impatti economici e sociali.

Formazione obbligatoria nella pubblica amministrazione

Anche la pubblica amministrazione sarà interessata da un profondo programma di aggiornamento professionale. Tutti i dipendenti pubblici dovranno acquisire competenze di alfabetizzazione digitale relative all’uso dell’intelligenza artificiale, mentre dirigenti e figure apicali saranno coinvolti in percorsi avanzati di alta formazione. La Scuola nazionale dell’amministrazione avrà un ruolo centrale nel coordinamento delle attività formative, con l’obiettivo di favorire l’adozione responsabile delle nuove tecnologie nei processi amministrativi. Il governo ritiene infatti che la modernizzazione della macchina pubblica richieda una comprensione diffusa delle opportunità e dei rischi associati ai sistemi intelligenti, evitando sia approcci tecnofobici sia utilizzi privi di adeguate garanzie.

Sanità digitale e formazione continua degli operatori

Nel settore sanitario l’intelligenza artificiale entrerà a far parte dei percorsi di aggiornamento professionale obbligatori. I crediti ECM includeranno moduli dedicati all’uso dell’IA, con particolare attenzione agli aspetti etici, deontologici e organizzativi. Il governo collega questa misura alla realizzazione della piattaforma MIA prevista dal PNRR, che mira a migliorare l’efficienza dei servizi sanitari, ridurre le liste d’attesa e ottimizzare la gestione delle risorse pubbliche. L’obiettivo dichiarato è consentire agli operatori sanitari di utilizzare strumenti avanzati mantenendo piena consapevolezza dei limiti delle tecnologie e preservando il ruolo centrale del giudizio clinico umano.

Nuove regole per professionisti e ordini professionali

Le disposizioni coinvolgono anche il mondo delle professioni regolamentate. Gli ordini professionali dovranno aggiornare i propri regolamenti entro sei mesi introducendo percorsi di alfabetizzazione e formazione continua sull’intelligenza artificiale. L’adeguamento interesserà sia la fase iniziale di accesso alle professioni sia i programmi di aggiornamento permanente. Particolarmente significativa è la previsione relativa all’equo compenso, che dovrà essere integrato entro dodici mesi con parametri in grado di considerare i rischi professionali derivanti dall’utilizzo di sistemi di IA. La misura riflette la crescente consapevolezza che l’intelligenza artificiale stia modificando profondamente il contesto operativo di avvocati, commercialisti, ingegneri, medici e altre categorie professionali.

Tutele rafforzate per i lavoratori contro le decisioni automatizzate

Uno dei punti più importanti del decreto riguarda il rapporto tra intelligenza artificiale e mondo del lavoro. La normativa introduce il divieto di assumere decisioni relative al rapporto di lavoro basandosi esclusivamente su sistemi automatizzati. Assunzioni, valutazioni professionali, trasferimenti e licenziamenti dovranno sempre prevedere un intervento decisionale umano. Il lavoratore acquisisce inoltre specifici diritti informativi riguardo ai dati utilizzati dai sistemi intelligenti e alle modalità di trattamento delle informazioni. La violazione di tali principi comporta conseguenze rilevanti: il licenziamento adottato esclusivamente sulla base di decisioni algoritmiche viene infatti considerato nullo. Questa disposizione rappresenta una delle applicazioni più significative dell’approccio antropocentrico promosso dall’Unione Europea.

Magistrati e giustizia chiamati a governare l’IA ad alto rischio

Il decreto affronta anche il tema dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel sistema giudiziario. La Scuola superiore della magistratura, in collaborazione con il Ministero della Giustizia e il Consiglio superiore della magistratura, svilupperà programmi formativi specifici per i magistrati chiamati a confrontarsi con sistemi classificati ad alto rischio. Il legislatore chiarisce che l’IA potrà essere utilizzata esclusivamente come strumento di supporto alle attività giudiziarie e non come sostituto del giudizio umano. La decisione finale continuerà a spettare al magistrato, in linea con i principi costituzionali che regolano l’esercizio della funzione giurisdizionale.

Forze di polizia, riconoscimento biometrico e limiti all’uso dell’IA

Il secondo decreto legislativo disciplina l’impiego dell’intelligenza artificiale da parte delle forze di polizia. Le tecnologie intelligenti potranno essere utilizzate per finalità di prevenzione e contrasto dei reati, ma esclusivamente secondo criteri di necessità, proporzionalità e controllo giudiziario. L’uso di sistemi di identificazione biometrica remota in tempo reale sarà consentito solo previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria e per un periodo massimo di quindici giorni, prorogabile in presenza di circostanze particolarmente gravi. La misura sarà applicabile esclusivamente in presenza di minacce significative alla sicurezza, nella ricerca di persone scomparse o per la tutela delle vittime di reati. Il riconoscimento facciale su immagini registrate sarà invece possibile soltanto a posteriori, su materiale già esistente e previa valutazione d’impatto accompagnata dal coinvolgimento del Garante Privacy. Restano espressamente vietate la sorveglianza di massa e le decisioni automatizzate che possano produrre effetti pregiudizievoli sui cittadini.

Nuove responsabilità civili e penali per i sistemi IA

Una delle innovazioni più significative riguarda il regime della responsabilità legato all’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale. Sul piano civile viene introdotto il diritto di accesso alla documentazione tecnica dei sistemi e una presunzione di nesso causale che agevola il risarcimento dei danni derivanti dal funzionamento degli algoritmi.

Viene inoltre riconosciuta la possibilità di agire direttamente nei confronti delle compagnie assicurative. Sul fronte penale viene introdotto il nuovo articolo 437-bis del codice penale, che punisce l’omessa adozione o l’alterazione delle misure di sicurezza relative ai sistemi di IA ad alto rischio quando tali comportamenti generano pericoli concreti per la vita, l’incolumità delle persone o la sicurezza dello Stato. La responsabilità viene estesa anche agli enti attraverso il decreto legislativo 231/2001, rafforzando significativamente il quadro sanzionatorio.

Un miliardo di euro per costruire l’ecosistema italiano dell’IA

Parallelamente alle misure regolatorie, il governo ha delineato una strategia di sostegno economico all’ecosistema nazionale dell’intelligenza artificiale. È prevista l’allocazione di una quota del Fondo Venture Capital fino a un miliardo di euro per favorire lo sviluppo di imprese innovative e tecnologie strategiche. Secondo i dati illustrati durante il Consiglio dei Ministri, il mercato italiano dell’IA ha raggiunto un valore di 1,8 miliardi di euro nel 2025, registrando una crescita del 50% rispetto all’anno precedente. Cassa Depositi e Prestiti Venture Capital ha già investito oltre 300 milioni di euro sostenendo più di 150 start-up e circa 20 fondi specializzati. Nei prossimi tre anni sono previsti ulteriori investimenti superiori a 500 milioni di euro.

SophIA e le nuove filiere strategiche italiane

Dal 2026 entrerà in funzione il nuovo polo tecnologico SophIA, che potrà contare su un finanziamento iniziale di 30 milioni di euro dedicato a progetti di intelligenza artificiale e cybersicurezza. Le filiere considerate prioritarie comprendono robotica umanoideguida autonomaquantum computing e fotonica, settori ritenuti fondamentali per la competitività tecnologica europea.

Tra i progetti già sostenuti figurano iniziative come Generative BionicsNiulinxAlgorithmiqCamGraPhIC/2D PhotonicsALLSIDES e Smartness, che rappresentano alcuni dei principali esempi dell’ecosistema innovativo nazionale. Con queste misure il governo punta a costruire una strategia che combini regolazione, tutela dei diritti e crescita industriale, posizionando l’Italia tra i Paesi europei più attivi nello sviluppo di un’intelligenza artificiale affidabile, sicura e orientata alla persona.

In ambito civile, in che modo la legge aiuta materialmente chi subisce danni da un sistema IA a ottenere un risarcimento?

Oltre alla possibilità di fare causa vicino al proprio luogo di residenza, la normativa introduce due strumenti potentissimi per superare la complessità tecnica degli algoritmi: una “presunzione del nesso di causalità” (che alleggerisce l’onere della prova a favore del danneggiato) e la possibilità di avviare un’azione diretta nei confronti delle compagnie assicurative.

Come verranno gestiti finanziariamente i fondi da 1 miliardo di euro destinati all’ecosistema IA?

Le risorse del Fondo di sostegno al venture capital non saranno erogate a pioggia, ma gestite in modo strutturato. Cassa Depositi e Prestiti (CDP) Venture Capital si avvarrà anche di fondi gestiti da SGR (Società di Gestione del Risparmio) terze. Attualmente, sono coinvolti circa 20 fondi attraverso strumenti di investimento dedicati, come lo specifico “Fondo Artificial Intelligence”.

Fonte: Matricedigitale

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