Podcast: Perché Marine Le Pen dovrebbe stare in carcere? Politica e giustificazioni etiche

La questione etica o morale probabilmente oggi non esiste più. Qualche comico anche in Italia ha provato a ironizzare, ma c’è poco da ironizzare è proprio così: Commetti reati? Allora entri in politica. Hai la fedina penale pulita? Allora non puoi ricoprire ruoli istituzionali.

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Lasciamo perdere la presidenza francese; Marine Le Pen è fortunata a non essere in prigione. Perché mai dovrebbe occuparsi di questioni pubbliche? è un interessante articolo che Rokhaya Diallo ha pubbblicato su TheGuardian.

Il problema non è la carriera della leader di estrema destra: la questione è se una politica con il suo curriculum abbia il diritto legittimo di candidarsi a una carica pubblica.

La colpevolezza di Le Pen

Una corte d’appello francese ha confermato la colpevolezza di Le Pen per il ruolo centrale nell’organizzazione di un sistema che ha sottratto sistematicamente fondi pubblici per oltre un decennio.

Il fatto che anche l’indagine sia durata 10 anni potrebbe spiegare l’assenza di clamore pubblico, o perché l’attenzione si sia concentrata sulle future mosse politiche di Le Pen piuttosto che sulle sue malefatte.

Truffa di RN Francia

In altre parole, la truffa ha riguardato falsi posti di lavoro, andata avanti dal 2004 e organizzata dalla leadership del Fronte Nazionale (FN), ora Rassemblement National (RN).

In pratica, il partito ha richiesto stipendi europei per il personale che avrebbe dovuto lavorare come assistente di eurodeputati al Parlamento europeo. Quai soldi non sono andati a nessuno che svolgesse legittime funzioni parlamentari europee: sono stati dirottati in Francia per sostenere le attività del partito in quel paese. Tra i dipendenti stipendiati come falsi assistenti di eurodeputati figuravano la guardia del corpo e l’assistente personale di lunga data di Le Pen . L’inganno è andato avanti per 11 anni, fino al 2016. Ben 11 anni!

Il caso è unico nella storia della vita politica francese. I ventotto imputati sono stati portati in tribunale, tra cui Marine Le Pen e il suo defunto padre Jean-Marie Le Pen, che è stato europarlamentare fino al 2019. La sentenza avrebbe dovuto essere sufficiente a spostare il dibattito oltre la questione circoscritta (seppur avvincente) della possibilità per Le Pen di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali francesi.

Tuttavia, sin dalla sua condanna iniziale da parte di un tribunale di grado inferiore nel marzo 2025 , l’attenzione pubblica si è concentrata sull’ambizione di Le Pen di candidarsi nel 2027. I giudici della Corte d’Appello hanno lasciato aperta la possibilità di una campagna presidenziale, a condizione che indossi un braccialetto elettronico.

Hanno ridotto la sua pena a tre anni di reclusione, con due anni sospesi e il restante anno da scontare con il braccialetto elettronico. Le è stata inflitta una multa di 100.000 euro. È stata inoltre dichiarata ineleggibile a cariche pubbliche, ma solo per 45 mesi, di cui 30 con la condizionale. E poiché ha ora presentato ricorso alla Corte suprema francese, il braccialetto elettronico è sospeso in attesa della decisione.

Incredibilmente, poche ore dopo la sentenza, la Patriota aveva già lanciato la sua campagna per le elezioni del 2027.

Lo stesso schema

Riescono a raccontare bene le vicende giudiziarie, questi personaggi. Come? Rigirando la frittata. Una sentenza non è nulla, anzi è una persecuzione messa in atto da chi ci vuole fermare. Sono solo invidiosi, è tutto finto, falso.

Abuso di potere

“Si candiderà o no?” è tutta qui la questione? No, non è questo. La leader del Fronte Nazionale ha messo in secondo piano una necessaria discussione sull’abuso di potere da parte di un partito che ora è il più grande del parlamento francese.

La questione che dovrebbe scuotere la Francia è la legittimità di Le Pen come rappresentante pubblica. Secondo i giudici, è stata la figura centrale del sistema di false promesse di lavoro. La truffa è stata perpetrata “sotto l’impulso decisivo” della stessa Le Pen, che ne aveva ereditato il ruolo dal padre, Jean Marie. Una politica che aspira alla più alta carica in Francia è stata la forza trainante di quelli che, in una sentenza di 341 pagine, vengono definiti reati “gravi”.

Magari ‘è già chi è disposto ancora a votarla, come avviene d’altra parte già in Italia. Pregiudicati, usciti di carcere, scappati di casa e condannati popolano la nostra politica. E questo non è un bene per nessuno. Su questo dovrebbe riflettere l’elettorato, gli sfiduciati, chi non va a votare e chi crede che una sentenza sia qualcosa di irrilevante.

Come sono fatte le sentenze?

La Corte d’appello di Parigi ha basato questa conclusione su diversi fattori. In primo luogo, la durata dei reati: protrattisi per tre legislature parlamentari, il che, secondo i giudici, dimostra che si trattava di un problema radicato e non di un caso isolato di cattiva condotta. In secondo luogo, le somme sottratte indebitamente: 4,9 milioni di euro secondo i sospetti iniziali del Parlamento europeo, di cui 2,8 milioni di euro sono stati effettivamente utilizzati in modo improprio, secondo la Corte d’appello.

La giustizia divina ovviamente ha un potenziale minimo grado di errore, non possiamo certo paragonarla alla giustizia divina. Ma una sentenza è frutto di indagini accurate, intercettazioni, atti, fatti inconfutabili, testimonianze, prove incrociate e tempo. Non è che tutte le sentenze sono sbagliate e si va avanti come muli!

Anche il partito RN, in quanto entità giuridica, è stato condannato per appropriazione indebita di fondi del Parlamento europeo. Il partito è stato multato di 2 milioni di euro, metà dei quali con la condizionale.

Dal 1988, non si sono mai svolte elezioni presidenziali francesi senza un Le Pen – padre o figlia – tra i candidati. Come se ereditare il capitale politico della sua famiglia non bastasse, Marine Le Pen si trova ora al centro di un sistema che contraddice radicalmente i valori che il suo partito ha sempre affermato di incarnare. In effetti, queste condanne pongono il RN in una posizione singolarmente contraddittoria.

Per anni, il partito ha condotto la sua campagna elettorale con lo slogan mains propres et tête haute (“Mani pulite e testa alta”), presentandosi come il partito dell’integrità politica.

«Tutti hanno attinto alle casse pubbliche tranne il Fronte Nazionale», dichiarò Le Pen durante un dibattito televisivo all’epoca. Nel 2013, chiese pubblicamente l’interdizione a vita dalle cariche pubbliche per i funzionari eletti condannati per reati. «Quando introdurremo l’interdizione a vita per tutti coloro che sono stati condannati per reati commessi in relazione al loro incarico pubblico?», chiese.

Certi personaggi sono fatti così. Per gli altri pene e interdizioni, per se stessi no.

Non si trattava di un’osservazione improvvisata quella di le Pen. Era una promessa formale contenuta nel suo programma presidenziale, che prendeva di mira esplicitamente i funzionari eletti condannati per appropriazione indebita di denaro pubblico. Proprio ciò che facevano loro stessi.

Eppure, mentre si vantava della sua presunta reputazione immacolata in materia di corruzione – le sue mani erano “immacolate “, annunciava – il piano per il quale sarebbe stata poi condannata due volte era già in atto .

È ironico che un partito che si professa paladino della legge e dell’ordine sia così profondamente invischiato in uno scandalo finanziario. Ed è anche indifendibile. Può un partito la cui retorica sul crimine è intransigente conservare credibilità dopo essere stato scoperto a orchestrare l’appropriazione indebita di fondi pubblici?

Se un giudice li condanna e questo non basta, per riduzioni di pena, forse tra un top mesi puoi ricandidarti ecc. il sommo giudice dovrebbe essere il popolo.

Tuttavia, la corte d’appello ha mostrato un grado di clemenza incoerente con la sua sentenza. La legge francese prevede un’interdizione fino a 10 anni per i funzionari eletti condannati per gravi violazioni della probità, come l’appropriazione indebita di fondi pubblici.

In Francia – dall’avvocatura, alla contabilità e alla pubblica amministrazione, fino all’assistenza all’infanzia, alla sanità e alla sicurezza – in cui una condanna penale legata all’esercizio della professione comporterebbe la radiazione dall’albo, la squalifica o il divieto temporaneo di esercitare la professione.

Tali restrizioni hanno lo scopo di tutelare la fiducia pubblica. Inoltre, i tribunali francesi infliggono regolarmente pene detentive in casi di appropriazione indebita che coinvolgono perdite finanziarie di entità ben inferiore. In una sentenza del 2022 , la Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale di un sindaco che aveva sottratto 19.240 euro di fondi comunali. Oltre a una multa, gli è stato vietato a vita di ricoprire incarichi pubblici e di candidarsi a cariche pubbliche per cinque anni.

Non sono gli immigrati a vivere alle spalle di una nazione ma i politici

Il RN, che afferma di difendere la Francia e il popolo francese, li ha invece ingannati e privati ​​di ciò che gli spettava di diritto, a proprio vantaggio. Contrariamente alla narrativa razzista e xenofoba che il partito ha a lungo promosso, non sono stati gli immigrati a vivere alle spalle della Francia, bensì i leader del partito stesso, che hanno dirottato fondi pubblici destinati al funzionamento delle nostre istituzioni democratiche.

Marine Le Pen non ha mai espresso rimorso. Non si è mai scusata per aver tradito i “valori repubblicani” che così spesso invoca quando afferma di difendere la nazione. 
E questo, più di ogni altra cosa, avrebbe dovuto squalificare lei e il suo partito, senza possibilità di appello.

E ricordate i 49 milioni di euro della Lega Nord?

I vertici dell’allora Lega Nord, Umberto Bossi e Francesco Belsito, erano «consapevoli delle irregolarità dei rendiconti da loro sottoscritti e che dissimulavano la irregolarità di gestione».

La maxi inchiesta della Procura di Genova, ha svelato la frode da 49 milioni di euro che ora rischia di pendere come una mannaia anche sui conti della Lega di Matteo Salvini. Due indagini giudiziarie, alle procure di Genova e di Roma, rischiano di portare gli attuali vertici del partito a chiarire i metodi con cui sono compiuti i finanziamenti.

L’inchiesta “The Family: i 49 milioni


I pm di Genova, attraverso gli accertamenti della Guardia di finanza, hanno ricostruito il vasto «sistema» per sottrarre i finanziamenti ala Lega. Verifiche che hanno portato il Tribunale a emettere una sentenza il 24 luglio 2017, con cui sono stati condannati, tra gli altri, Umberto Bossi e l’ex tesoriere Francesco Belsito. L’inchiesta, deflagrata nel 2012, ha riguardato fatti avvenuti tra il 2008 e il 2010: in quest’arco temporale sarebbero state presentate rendicontazioni irregolari al Parlamento per ottenere indebitamente i fondi pubblici. L’inchiesta fu battezzata “The Family”, come il nome riportato sulla copertina di una cartellina di appunti conservata dall’allora tesoriere Belsito, in cui erano elencate le spese della famiglia Bossi.

Le spese della famiglia Bossi: Non si badava a spese


10mila euro per l’operazione di rinoplastica del figlio di Bossi, Sirio, le multe dell’altro figlio Renzo, soprannominato “Trota”, e le spese per la ristrutturazione della casa di Gemonio. Alcune pagine della cartellina sono dedicate all’Università albanese Kriistal di Tirana, dove Renzo ha ottenuto il diploma di primo livello in “Gestione aziendale”. Tutto questo materiale investigativo ha consentito ai pm di ottenere la condanna e il sequestro dei fondi custoditi sui conti della Lega. Il 4 settembre 2017 la Procura «otteneva – si legge nei documenti – dal Tribunale l’emissione di sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta nei confronti della Lega» di una somma pari a 48 milioni 969mila 617 euro. E i parassiti sono gli immigrati?

Sul conto corrente è stato trovato solo 1 milione 650mila euro

Della restante parte di soldi nessuna traccia. Scomparsi nel nulla. Dopo diversi ricorsi sia della difesa sia dell’accusa si è arrivati alla  sentenza emessa dalla Corte di Cassazione che ha sancito un principio cui dovrà attenersi il Tribunale del Riesame: la Lega dovrà restituire tutti i 49 milioni di euro. Per questo gli inquirenti potranno scandagliare conti correnti bancari, libretti e depositi: il denaro potrà essere sequestrato per equivalente «ovunque e presso chiunque custodito». Ciò vuol dire che ogni erogazione fatta in favore della Lega potrà essere confiscata.

Attenzione a fidarsi di chi fa proclami sulla difesa della nazione, solitamente difende solo i propri interessi.

I tempi cambiano, ma i falsi profeti nascono come funghi. Cosa sta facendo Vannacci per esempio? “Apertura ai finanziamenti dalla Russia purché nel rispetto della legge” ” – sono le parole dello stesso Generale in una trasmissione su La7.

In cinque mesi Futuro Nazionale ha incassato una trentina di donazioni, non solo da privati cittadini ma da diverse realtà imprenditoriali per un totale di corca 300 mila euro e continua a incassare.

Fonti: TheGuardian, sole24ore

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