Covid-19: i misteri del Coronavirus

Le risposte ai mille interrogativi che pesano sulle nostre spalle

Mai come in questo momento storico, le notizie vere come le bufale corrono ad una velocità impressionante, e utilizzano qualsiasi mezzo e dispositivo, si tratta di video, testi oppure semplicemente audio. In realtà lo stato dell’informazione in Italia, come del resto anche in gran parte del mondo, lo sappiamo molto bene è pilotato da interessi più svariati. Fin dall’inizio però il Covid-19 è sembrato essere avvolto da mille misteri, i mass media sono discordanti perfino sul come sia avvenuta la prima trasmissione in Cina, e avanzano molteplici ipotesi,ma nessuna dimostrata ufficialmente. Ancora oggi in Italia non si riesce a capire come si sia potuto diffondere il virus, dal momento che non si riesce a trovare il paziente zero.

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Un altro interrogativo è il silenzio (o quasi) della Russia, possibile che siano i più bravi di tutti?

“Abbiamo mano a mano chiuso i nostri confini in relazione alla pandemia. Prima di tutto abbiamo fatto questo con la Cina e altri paesi asiatici che sono stati i primi ad affrontare questa minaccia. Abbiamo limitato il traffico aereo verso i paesi dell’UE quando il virus ha iniziato a diffondersi e successivamente abbiamo bloccato il flusso di stranieri: sono stati fermati “il collegamento ferroviario con la Lettonia, la Moldavia e l’Ucraina è stato annullato anche l’attraversamento del confine con la Polonia, la Norvegia. Abbiamo anche deciso di chiudere il confine con la Bielorussia, abbiamo adottato una serie di altre misure proattive”, ha dichiarato Mishustin, il primo ministro russo. Alla luce di quanto la Russia afferma, una delle ipotesi secondi cui il paziente zero non si trova in Italia, è che il virus giri in Italia e quindi anche in Europa da mesi. La Russia come tutti gli altri paesi ha continui contatti con l’estero e se oggi riesce a contenere il virus (si parla di pochissimi contagi), ciò vuol dire che da mesi sapeva qualcosa che noi non sapevamo?

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Dove sono le mascherine? Azienda italiana ha riavviato la produzione interrotta nel 2005 (udite udite), per colpa della Cina

Il terzo e ultimo (si fa per dire) mistero sono le mascherine; più volte è stato annunciato l’arrivo di milioni di mascherine anche dalla Cina, ma al momento mancano perfino in alcuni ospedali e ai medici di base, per non parlare dei cittadini. Da fonti vicine al Ministro della salute tedesco sembra che la Germania abbia intenzione di inviare all’Italia un milione di mascherine, tute protettive, guanti e altro materiale per combattere il Covid-19. I tedeschi inizieranno ad esportare in Italia, sospendendo il decreto del Ministero dell’Economia. In Italia, il 14 marzo scorso il sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed ha addirittura presentato un esposto alla Procura della Repubblica per denunciare la carenza di dispositivi di protezione, in particolare di mascherine, ed è stata divulgata  una lettera aperta al Presidente Giuseppe Conte e al Ministro Roberto Speranza  affinché le Asl mettano in sicurezza gli operatori sanitari (Attualmente la sicurezza del personale sanitario non è garantita in tutti gli ospedali). Altra notizia importante è che la ditta Coccato & Mezzetti ha riattivato due linee di produzione di mascherine monouso, ne produrrà 100 mila alla settimana. Nel 2005, l’azienda aveva dovuto sopprimere la produzione di mascherine a causa dell’enorme importazione dalla Cina.

Covid-19: senza protezioni l’ospedale diventa un pericolo. Lettera aperta dell’Anaao Assomed al Presidente Conte e al Ministro Speranza

Il 14 marzo scorso il sindacato dei medici ospedalieri Anaao Assomed ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica per denunciare la carenza di dispositivi di protezione, in particolare di mascherine.

L’art.7 del Decreto-legge 9 marzo 2020, n. 14.dispone che i sanitari esposti a pazienti COVID-19 non siano più posti in quarantena, ma continuino a lavorare anche se potenzialmente infetti. La sospensione dal lavoro è prevista solo se sintomatici o positivi.

L’Anaao Assomed non può esimersi dall’esprimere il più assoluto dissenso rispetto ai contenuti dell’art. 7, e a tal proposito sta presentando opportuni emendamenti in sede parlamentare. Il dissenso è legato al notevole aumento del rischio clinico, per il lavoratore e per i pazienti, data la grave e persistente carenza di DPI, di tamponi e il colpevole ritardo nell’eseguire e processare gli stessi.

Affinchè le ASL/ASO mettano in sicurezza tutti gli operatori impegnati in prima linea (Emergenza/Urgenza, Terapie intensive, Malattie infettive, Pneumologia, etc) è necessario:

– Che essi siano forniti di adeguati DPI (in particolare maschere FFP2, guanti, visiere e sovracamici), in quanto all’interno delle Strutture Sanitarie oramai non è più possibile discernere chi è stato esposto da chi no. I medici e gli infermieri potrebbero diventare fonte loro stessi di infezione, per cui negli altri setting deve essere obbligatorio indossare mascherine chirurgiche, guanti e visiere.
– Che il medico preposto a procedure di generazione di aerosol sia tutelato con maschere FFP3, come da linee guida scientifiche internazionali.
– Che venga abolito immediatamente il divieto, che alcune ASL/ASO hanno imposto, di indossare le mascherine negli spazi comuni e venga altresì imposto, perlomeno negli spazi comuni dei reparti.
– Che il personale esposto si sottoponga obbligatoriamente a tampone, eventualmente dopo 72 ore di isolamento fiduciario, e che il risultato sia prontamente disponibile (5-7 ore). Il ritardo sia nell’esecuzione che nella processazione del tampone ha risvolti colposi, poiché favorisce il contagio.

In caso contrario, alla luce delle ulteriori misure restrittive decise dal Governo, i Presidi Ospedalieri diventeranno l’unica area di contagio del paese, anziché di cura.
Non possiamo non richiamare l’attenzione di tutte le Autorità e dei Cittadini sull’impressionante numero di operatori contagiati, in particolare in Lombardia.

Di fronte a questo fenomeno che costringe molti reparti a chiudere, si impone una riflessione seria sul fatto che qualcosa non ha funzionato nella protezione del personale.
È illogico, infatti, proteggere ad un basso livello il personale sanitario esistente, già formato e con esperienza, e poi fare i bandi di assunzione urgenti di nuovo personale neo laureato ed inesperto.
È illogica la corsa forsennata ad acquistare respiratori se poi ci si troverà senza personale per assistere i pazienti, magari con molti dei nuovi respiratori occupati da personale sanitario infettato o con grave quadro clinico.

Ogni sforzo economico, ogni iniziativa deve essere messa in campo per proteggere il personale sanitario dall’infezione da Sars-CoV-2, perché rappresenta la risorsa più preziosa per combattere l’epidemia e per garantire l’accesso alle cure dei malati Covid-19 e le loro possibilità di sopravvivenza.

fonte: Comunicato Stampa Anaao Assomed

 

 

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