Monteverginella nella storia

La nuova rinascita di Monteverginella

Il 26 ottobre 2019, dopo tanti anni di chiusura, ha riaperto  la chiesa di Monteverginella ed è iniziato un restauro curato dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il comune di Napoli. La storia di questo complesso monumentale è antichissima, e rappresenta la storia di tutta la città di Napoli, perché parte dall’epoca greca, passando attraverso quella rococò e barocco, fino ad arrivare alla storia più recente della seconda guerra mondiale, con lo scoppio della motonave Caterina Costa. 

La riapertura è avvenuta anche grazie alle figlie di Maria Ausiliatrice e al centro di aggregazione universitario giovanile delle figlie di Maria Ausiliatrice, Salesiane di Don Bosco, che si occuperanno delle visite gratuite. Si tratta di un progetto avviato per riqualificare il complesso, in modo da attivare un circolo positivo, che permetta ai ragazzi anche di poter lavorare.

I tre eroi del complesso monumentale: San Guglielmo, San Benedetto e San Francesco Caracciolo –  La storia di Monteverginella a Napoli

La chiesa originaria nacque grazie a Bartolomeo Di Capua, figura di spicco della corte angioina. Il contratto prevedeva la riedificazione della chiesa, del campanile e del monastero. La nuova chiesa si affiancò alla vecchia, che sorgeva dove ora vi è il chiostro. La vecchia chiesa restò in piedi fino alla fine del Cinquecento, quando ormai era pronta la navata della nuova. Il portale della chiesa fu eretto nel 1605, grazie al contributo del pronipote di Bartolomeo Di Capua, Vincenzo.

Il brutto terremoto nel 1736 costrinse i monaci a nuovi restauri. A curare i lavori più importanti fu Domenico Antonio Vaccaro, che rinnovò tutto l’apparato decorativo della chiesa. Vaccaro vi lavorò fino al 1741, dando alla chiesa un carattere prevalentemente rococò.

 

I protagonisti della storia di Monteverginella

I protagonisti di questa storia sono le grandi famiglie nobili, infatti, fu Bartolomeo Di Capua a dotare il Monastero di una serie di rendite e a finanziare la ricostruzione della chiesa. In realtà, la chiesa esistente in principio si chiamava Santa Maria di Alto Spirito. Non si sa  che aspetto avesse la vecchia chiesa, che verrà annessa al nascente monastero; la facciata però ha data 1588.

La storia di Monteverginella sembra quasi scomparire durante i secoli, invece i Verginiani sono stati molto importanti nel contesto cittadino di quell’epoca e per la storia di Napoli. San Guglielmo, fondatore dell’ ordine Verginiano, dopo la costruzione della chiesa si rimette in viaggio per il mondo, ma alla sua morte i suoi resti verranno riportati a Montevergine. I verginiani sono vestiti di bianco, si tratta di un ordine Benedettino,e in questa chiesa, infatti, una cappella è dedicata proprio a San Benedetto. Napoli fu decimata dalla peste del 1656, e quando dopo un anno l’epidemia cessa, la città rinasce e tutto intorno sembra un rifiorire di voti e donazioni. Molte opere, come la statua di San Gaetano, vengono commissionate e oggi impreziosiscono la chiesa di Monteverginella. Inizia una nuova fase, quella rococò, che attiene al primo Settecento, quando la chiesa viene rifatta dal punto di vista decorativo, con l’arrivo di Domenico Antonio Vaccaro al quale si deve il disegno dei pavimenti, dei riccioli laterali, degli stucchi nelle cappelle, la realizzazione del soffitto e delle bellissime tele, che presentano attualmente buchi e che saranno restaurate grazie alle offerte per le visite guidate. La tela della volta, che ritrae anche San Gennaro è uno dei capolavori di Vaccaro, inoltre nella chiesa sono presenti molti lavori di Luca Giordano, Fabrizio Santafede, Francesco Di Maria, Ferrante Amendola, la tela del Cinquecento che ritrae la Madonna di Montevergine e la tomba di San Francesco Caracciolo, un ricco patrimonio di valore inestimabile. La fase più recente è rappresentata dal  restauro ottocentesco, che ha snaturato, in parte l’impianto decorativo originario della chiesa; nel 1843, infatti, Gaetano Genovese elimina una buona parte delle decorazioni settecentesche, così la chiesa assume un’altra faccia, abbandonando lo stile rococò. All’interno della chiesa come a rappresentare le diverse epoche e le continue rinascite, figurano i tre eroi di Monteverginella: San Guglielmo, San Benedetto e San Francesco Caracciolo.

 

L’interno della chiesa è a croce latina, con una navata unica e cinque cappelle per lato. L’altare maggiore è del 1656 ed è realizzato in marmo pregiato da Francesco Antonio Picchiatti, mentre nel transetto (fra la navata e l’adside), gli affreschi realizzati nel Settecento sono di Belisario Corenzio.

La peste del 1656 a Napoli

La peste del 1656 fu terribile, perché colpì Napoli sterminando circa l’80% della popolazione. La malattia partì dalla Spagna, diffondendosi subito in Sardegna e arrivando presto a Napoli. Nei giorni dell’epidemia tutto si fermò: l’economia, le chiese, perfino i campi erano deserti. Le persone colpite dalla peste avevano pochi giorni di vita e presto le strade, le piazze e le case si riempirono di cadaveri. Il triste compito di liberare le strade da cadaveri fu affidato oltre ai becchini di professione, anche a ex carcerati; i corpi caricati su carretti furono seppelliti nel cimitero dei San Gennaro fuori le mura, nella chiesa di San Domenico, in Piazza della Carità, molti furono gettati nel mare di Chiaia. Lo scoppio della peste diede modo alla chiesa e a molti ordini religiosi (grazie anche all’ingnoranza e alla credulità del popolo) di speculare sull’evento, attribuendolo a castighi e vendette divine. Quando la peste cessò, ciò di conseguenza si imputò a miracoli concessi dalla Madonna e dai Santi.

L’ordine dei Verginiani

La congregazione degli eremiti di Montevergine, denominata poi Congregazione Verginiana nasce nel 1126, ed è stato un ordine monastico benedettino, derivante dall’abazia di Montevergine, fondata da San Guglielmo da Vercelli, instancabile pellegrino. La casa madre è appunto l’abazia di Montevergine (Avellino), che si trova a Mercogliano, frazione di Montevergine. San Guglielmo sostò in puglia, mentre si recava in terra santa, qui incontrò Giovanni da Matera, che lo convinse a restare in Italia e a fondare la chiesa. Nasce così anche una piccola comunità che in breve tempo si allarga, fino a raggiungere ben cinquanta case che dipendono dalla casa madre. La congregazione è rimasta autonoma fino al 1879, anno in cui è stata incorporata alla Congregazione sublacense. Il carattere dell’opera dei Verginiani è stata sempre di tipo assistenziale, famosi sono i loro ospedali, come anche la loro opera di mediazione per mettere pace fra le famiglie.

Nel 2013 la Congregazione benedettina Cassinese viene incorporata alla Congregazione Sublacense, che assume il nome di Congregazione Sublacense dell’Ordine di San Benedetto; l’ultimo successore di San Guglielmo è il 106iesimo abate ordinario di Montevergine Riccardo Luca Guariglia. L’Abazia si trova a 1.270 metri di altezza ed è il luogo di culto più noto in Campania, dove si recano ogni anno milioni di pellegrini da tutta Italia.

Dove si trova Monteverginella

In Via Paladino, una stradina nel centro di Napoli, in tempi antichi si trovava vicino al mare; quella parte di strada dove sorge il complesso conduce all’altura di Montorio o Monterone. Da Via Paladino è facile raggiungere Via Nuova Marina, la Basilica di San Giovanni Maggiore e la Chiesa del Gesù nuovo. 

 

Monteverginella a Napoli, le visite guidate

visite gratuite, con possibilità di offerte per contribuire ai restauri in corso

Fonti Immagini:

Monteverginella.it

Complesso Monteverginella Fan Page

 

L’esplosione della motonave Caterina Costa

Caterina Costa, il ricordo di una tragedia di Claudio Ciccarone – TGR Campania il Settimanale 5/4/13

 

Leggi primo articolo su corriere di San Nicola

Rinasce il Complesso  Monumentale Monteverginella

– Giovanna Angelino su corriere di San Nicola 

 

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